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13 maggio 2026

Taste of Roma 2026, l’evoluzione della ristorazione tra rigenerazione urbana e nuove forme di socialità

Si è chiusa domenica scorsa la decima edizione di Taste of Roma. Un traguardo importante, in un decennio nel quale tale manifestazione ha contribuito a rendere l’alta cucina più accessibile al pubblico e sempre più conviviale. In questa edizione il festival ha scritto un nuovo capitolo, scegliendo come scenario il Gazometro, luogo simbolico della Roma contemporanea, che per l’occasione si è trasformato in un villaggio del gusto, animato dalle cucine di chef affermati, protagonisti storici della manifestazione, e da una nuova generazione di insegne della ristorazione cittadina.

La scelta di questa location (nel quartiere Ostiense, definito dal Guardian come uno dei più “cool d’Europa” e in un’ex area industriale che rappresenta uno dei luoghi più rappresentativi della trasformazione urbana di Roma) rafforza l’identità contemporanea della manifestazione e ne amplia la capacità di coinvolgere pubblici diversi: dagli appassionati gourmand alle generazioni più giovani di foodies. Inoltre in questo modo Taste of Roma ha dimostrato la sua sensibilità ai temi della sostenibilità e della valorizzazione degli spazi cittadini, attraverso nuove esperienze culturali e conviviali.

L’edizione 2026 ha segnato un’evoluzione del format, con l’esperienza proposta al pubblico che è divenuta più ricca di suggestioni. Accanto ai percorsi di assaggio alla scoperta delle nuove proposte e idee di cucina presenti in città, il calendario ideato dagli organizzatori Mauro e Silvia Dorigo di Be.it Events ha proposto anche masterclass esclusive con gli chef, talk con ospiti speciali, degustazioni e momenti di approfondimento tematico sul mondo del food&beverage e sulle nuove tendenze di settore. Il tutto animato dal sound dei dj set targati RDS, media partner della manifestazione.

In linea con la volontà di coinvolgere un pubblico gourmand ampio, variegato e giovane si sono inserite anche nuove formule di biglietteria (Open, valido in una qualsiasi data, Happy Taste, pensato per l’after-work con ingresso in fascia oraria dedicata, e abbonamento 2 giorni). Tali soluzioni sono state introdotte non solo per rendere l’esperienza ancora più flessibile, ma soprattutto per attirare un pubblico più ampio e giovane, con modalità di accesso diverse a seconda delle abitudini di ciascuno.

La decima edizione di Taste of Roma” - commenta Mauro Dorigo - conferma il desiderio di dare continuità a un progetto molto amato dal pubblico, aprendolo allo stesso tempo a nuove visioni, nuovi linguaggi e nuove esperienze”.

Per noi questa edizione rappresenta insieme una festa e una ripartenza”, aggiunge Silvia Dorigo. “Abbiamo immaginato un’esperienza capace di emozionare e coinvolgere pubblici diversi, tra l’altro con un’illuminazione pensata per creare un’atmosfera suggestiva e accogliente”.

I protagonisti

Dal 6 all’8 maggio sono entrati in scena Heinz Beck, affermato chef de La Pergola, Angelo Troiani chef e patron de Il Convivio Troiani, Daniele Usai de Il Tino di Fiumicino. A loro si sono affiancati Giulio Zoli del ristorante Nomos Ante, recente apertura nel pieno centro di Roma, Andrea Cavallaro, chef di Sbracio, locale incentrato sulla cucina alla brace a carboni, Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli di Trecca, osteria che ha fatto dell’autentica cucina romana il proprio cavallo di battaglia, e Davide Del Duca che da Osteria Fernanda valorizza l’artigianalità della cucina d’autore. E poi gli chef Roberto Bonifazi e Francesco Brandini di Tribuna Campitelli - Bottega 13, Danilo Mancini, che al ristorante Anavà propone una cucina fortemente identitaria e Natale Giunta, chef di Oro Bistrot, oltre a Leonardo Malgarini di Casa Malgarini. A portare alta la bandiera dell’artigianalità nell’alta cucina è stato anche Federico Salvucci, chef del ristorante Fase.

Dal 9 al 10 maggio, è stata la volta, oltre ad Heinz Beck, Andrea Cavallaro, Davide Del Duca e Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli, anche di Andrea Pasqualucci chef del ristorante Moma, Heros De Agostinis, fresco di stella alla guida del ristorante Ineo, e Koji Nakai del ristorante Nakai. E ancora di Alessandro Pietropaoli chef di The Green Restaurant presso l’Hilton Roma Eur La Lama, Ciro Cucciniello che da Carter Oblio con la sua cucina tocca tutte le sfumature del fuoco e Giacomo Zezza alla guida di Bistrot 64. Spazio ai sapori d’oriente anche con Yamamoto Ejii di Sushisen mentre, a portare alta la bandiera delle donne in cucina, è stata Anastasia Paris con il suo nuovo progetto Futura - Laboratorio di cucina.

I miei assaggi nella giornata di domenica scorsa hanno riguardato i seguenti piatti, tutti molto interessanti e originali. Ho cominciato con degli ottimi, cremosi e avvolgenti tortelli allo stracchino stagionato con mandorle e limone nero del ristorante stellato Moma. Dello stesso ristorante ho molto apprezzato anche le animelle alla diavola con ketchup di prugne (quest’ultimo davvero piacevole e di perfetto contrasto nel piatto) e basilico.


Un paio di piatti anche dell’Osteria Fernanda hanno attirato la mia attenzione, in primis il plin di rosa canina spuma di parmigiano e olio allo sciso.


Quest’ultimo conferisce al piatto un profumo unico: si tratta di un olio a base di questa erba aromatica che è chiamata anche basilico giapponese e che presenta un mix di profumi che ricordano la menta, il basilico, la cannella e gli agrumi. Molto buono anche, sempre a cura di questo ristorante, il “secreto di maiale nero marchigiano, cavolo cappuccio, mela verde e senape” con sapori e consistenze ben bilanciati e armonizzati.

Buonissimo è stato anche il primo piatto proposto da Bistrot 64 e cioè degli ottimi pici con burro di Normandia, colatura di alici e ‘nduja. Un piatto anche abbastanza brodoso al punto da meritare l’uso di un cucchiaio per accogliere il suo delizioso sughetto in cui il rosso della ‘nduja appare solo dopo, giacendo nascosto sul fondo.

L’ultimo dei miei assaggi ha riguardato un altro primo piatto, quello offerto dal ristorante The Green dell’Hilton Eur la Lama e denominato “Tagliolino alla brace, zabaione di mare e crema all’aglio dolce”. Un piatto molto interessante in quanto il tagliolino, dopo essere stato cotto, viene brevemente affumicato sulla brace e condito con uno zabaione a base di ricci di mare e una crema all’aglio dolce: davvero una preparazione ben riuscita!

Ottime anche le bevande in abbinamento a questi piatti tra cui, da non sottovalutare, un fresco “peroncino” che ben si abbinava a molte preparazioni proposte.

Attorno al grande cilindro di ferro, elemento caratteristico e amato dello skyline della città, si è svolta quindi un’edizione di successo, che ha espresso nuove idee ristorative restando tuttavia fedele al suo obiettivo principale: far incontrare persone, storie e sapori in un contesto di scoperta e condivisione.

Per ulteriori informazioni: www.tasteofroma.it

14 dicembre 2025

A scuola di polpettine svedesi con l’Ambasciata di Svezia

 

Siamo ormai nel pieno dell’atmosfera natalizia ed un piatto tipico di questo periodo e non solo sono le famose e mitiche polpettine svedesi con marmellata di mirtilli rossi.

Un piatto divenuto noto anche grazie all’IKEA e la cui dettagliata esecuzione ho avuto modo di sperimentare nel corso di uno show cooking online organizzato dall’Ambasciata di Svezia in occasione dell’interessante evento culturale denominato “Novembre Nordico.

Vado quindi a descrivervi l’esecuzione di questa interessante ricetta, in cui in un piatto unico si possono trovare oltre alle polpettine (irrorate da salsa di panna) e alla marmellata di mirtilli rossi (reperibile all'Ikea, ma anche al Carrefour) anche del puré rustico e dei meravigliosi cetrioli in agrodolce. 

INGREDIENTI

Per le polpette

100 ml di latte

pangrattato

300 g di carne macinata di manzo, maiale o carne mista

1 cucchiaino di sale

1 uovo

1 cipolla piccola

1 pizzico di pepe

burro

sale

Per il puré di patate

400 g di patate pelate

100 ml di latte

75 g di burro

un pizzico di noce moscata grattugiata

sale

Per la salsa di panna

300 ml di panna da montare

1 dado da brodo

1 cucchiaio di salsa di soia

1 cucchiaio di burro

sale e pepe

Per i cetrioli sottaceto

1 cetriolo

3 cucchiaini di sale

2 cucchiai di aceto o aceto di alcool

100 ml di acqua

2 cucchiaini di zucchero

pepe bianco

prezzemolo tritato


ESECUZIONE

Eliminare la buccia dal cetriolo e tagliarlo a fettine sottili. Aggiungere del sale mescolando bene e porre sopra ai cetrioli un peso (va bene una ciotola piena d’acqua) in modo da fargli perdere liquido.

Inserire in una boule il pangrattato e il latte e mescolare. Aggiungere la carne macinata, il sale, il pepe bianco, la cipolla tritata finemente e l’uovo. Mescolare bene ancora. Con l’impasto così ottenuto formare delle polpette non troppo grandi, aiutandosi con le mani bagnate.

Nel frattempo cominciare a preparare la salsa: mettere a sciogliere il burro con 3/4 della panna fresca (lasciarne quindi un po' da parte). Quando inizia il bollore, aggiungere del brodo di carne (ottenuto col dado). Far bollire a fuoco basso fino a riduzione.

Mettere a bollire le patate; aggiungere intanto nei cetrioli (ai quali sarà stato tolto il liquido formatosi in precedenza) dell’aceto e del prezzemolo. Metterli di nuovo sotto un peso.

Friggere le polpette a fuoco medio in una adeguata dose di burro fuso, girando frequentemente.

Una volta cotte le patate, mettere in una casseruola il burro e il latte facendo scaldare il tutto e aggiungendo del sale. Incorporare le patate schiacciate (anche con una forchetta va bene, se rimane qualche pezzo non fa niente, il puré deve avere un aspetto rustico!) e mescolare bene. Aggiungere anche del pepe bianco e noce moscata.

Togliere intanto le polpette cotte dalla padella e in quest’ultima versare la rimanente panna alzando il fuoco, recuperando in tal modo tutti i succhi rilasciati dalle polpette. Una volta terminato tale lavoro, versare questo composto nella salsa di panna di cui sopra. Aggiungere del pepe (nel periodo natalizio si utilizza il pepe di Giamaica per dare un tocco di esoticità) e qualche goccia di salsa di soia (io non avendola ho aggiunto poco aceto balsamico).

Arriviamo quindi alla composizione del piatto: inserire le polpette cotte ricoperte di salsa di panna, di fianco aggiungere una generosa dose di puré, i cetrioli scolati e la marmellata di mirtilli rossi.

Gustare ogni boccone unendo insieme ogni componente del piatto, quindi polpette+panna+puré+cetrioli+marmellata: un’esplosione ben bilanciata di sapori dolci-salati con i cetrioli che donano freschezza e stemperano la grassezza di altri elementi che compongono la ricetta.

Davvero un gran bel piatto, opulento, che oltre ad essere della tradizione nel paese di origine, alle feste di Natale, anche in Italia, si adatta benissimo!

 

Ps: a proposito di Svezia, in questo paese le casette di pan di zenzero (pepparkakshus) sono una tradizione amatissima del Natale. Alcune sono semplici e rustiche, altre delle vere e proprie opere d’arte. Ed oggi all’ArkDes, il centro svedese di architettura e design a Stoccolma, si celebra la grande competizione delle Case di Pan di Zenzero 2025. Ogni anno al concorso di ArkDes partecipano grandi e piccoli, dilettanti e professionisti che sfoggiano la propria creatività dando vita a fantasiose costruzioni di pan di zenzero che vengono esposte durante i mesi natalizi. Che bello!

22 settembre 2024

L’uovo in trippa a modo mio

Dopo le spensierate vacanze si ritorna definitivamente in città con la quasi perduta abitudine e il desiderio di cucinare che tornano prepotentemente. Oltretutto a breve cucinerò anche on-line, come è accaduto negli scorsi anni, insieme ad altri giornalisti e blogger per un interessante progetto di valorizzazione dei piatti del territorio reatino e viterbese (vi aggiornerò a brevissimo su questo).

La ricetta che vi presenterò oggi invece ha origine marchigiana. Si tratta di un piatto che in tanti anni di blog e di esperienza enogastronomica non avevo mai assaggiato e cucinato: incredibile!!! Sto parlando dell’uovo in trippa.

Mi è capitato di prepararlo prima di andare in ferie e devo dire che il risultato è stato piacevolissimo.

L’ho cucinato, come spesso accade, un po' a modo mio, non avendo in casa del pecorino grattugiato. Al suo posto ho utilizzato del provolone piccante che non era tuttavia grattugiabile e quindi l’ho utilizzato a cubettoni. Il risultato è stato altrettanto interessante.

La preparazione dell’uovo in trippa è molto facile: si prepara una frittatina semplice, larga quanto tutta la superficie di un’ampia padella (2-3 uova sono necessarie).

Una volta cotta e fatto assorbire il grasso in eccesso la si taglia in striscioline, come se fossero delle “linguette” di trippa.

Nel frattempo si prepara una salsa di pomodoro con un fondo di olio extravergine e cipolla o cipollotto tagliati molto sottili e si fa insaporire per una decina di minuti. Si uniscono nella salsa le striscioline di frittata, si mescola bene e si fa intiepidire. Si aggiunge infine abbondante pecorino e foglioline di menta, per poi servire. Al posto del pecorino, come già sottolineato, ho usato del provolone piccante che certamente si è meno amalgamato alla salsa ma che ha dato un suo ottimo contributo alla bontà del piatto.

Provatelo, è strepitoso!

5 novembre 2023

C’est la «Buatta»


L’estate scorsa a Palermo ho mangiato sempre bene in sfiziosi ristoranti e trattorie. E il posto dove mi sono trovato meglio gustando un’ottima cena è stato nella centralissima Via Vittorio Emanuele, precisamente presso la trattoria “Buatta”.

Questo locale mette subito in chiaro il suo genere di piatti offerti definendo, sin dal frontespizio del suo menù, la sua cucina “popolana”. Una definizione affascinante, che ha subito attirato la mia attenzione e che mi ha indotto a cenare lì.

Quando poi ho recentemente letto il comunicato stampa sulla Guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso ho avuto la conferma della bontà del locale, notando con piacere che tra i Tre Gamberi, destinati a premiare le migliori trattorie nazionali, vi era come novità proprio l’ingresso di “Buatta, cucina popolana”.

Un riconoscimento davvero meritato a mio avviso, in un locale in cui si rispetta fedelmente la tradizione gastronomica cittadina, con la proposta di tanti piatti simbolo della cucina palermitana e con l’utilizzo di materie prime legate al territorio, molti presidi slow food, carne bio e pescato locale del giorno.

Il locale si ambienta in una fascinosa ex valigeria, con arredi e insegna in stile Belle Époque. Quando il tempo lo consente, poi, è possibile mangiare all’esterno, come ho fatto io, in un vivace corso che porta fino al mare.


In questa trattoria, che vanta anche una buona carta dei vini, si possono degustare piatti molto ben cucinati tra cui tra le entrée il formaggio Ragusano Dop all’Argentiera (alla piastra con aceto, origano, aglio, olio e pepe; solo la sua storia richiederebbe un post a parte!), lo sfincione o la classica caponata.

Tra i primi non mancano gli anelletti alla siciliana, dei gigli alla norma e dei favolosi bucatini con sarde e finocchietto, preparati davvero “comme il faut”.

Sul fronte dei secondi piatti, sarde a beccafico, pesci del giorno alla ghiotta, polletto bio di Linguaglossa al carbone e salsiccia al ceppo dominano il menù.

A chiudere, cannoli, cassata e parfait di mandorle di Noto.

Un locale che vi consiglio davvero, quindi, con prezzi ragionevoli e non eccessivi in rapporto alla qualità dei piatti.


Dopo cena fatevi una bella passeggiata nello splendido centro di Palermo e inoltratevi nelle affascinanti viuzze limitrofe al locale, dove potrete anche trovare affisse, in alto, strofe di belle canzoni di Jovanotti, Mina, Patty Pravo e Renato Zero…

27 maggio 2023

Da Vittorio apre a Portuense


Sono stato di recente in un locale molto interessante, situato in zona Portuense a Roma. Si tratta della nuova (la seconda) sede del locale “Da Vittorio”, una storica osteria romana situata nel cuore di Roma, a due passi da Santa Maria in Trastevere, San Cosimato e San Callisto. 
Il menù di questo ristorante è incentrato su piatti della tradizione, con delle solide e gustose proposte di cucina romana, ma anche gluten free oltre che con l’offerta di un’autentica pizza romana, quella bassa e scrocchiarella per intenderci.
La food experience presso da Vittorio inizia con gustosi antipasti, tra cui vanno menzionate le ottime bucce di patate fritte con pecorino e dei meravigliosi fagioli con le cotiche, piccantini al punto giusto.




Tra i primi buonissime sono le fettuccine col sugo di coda alla vaccinara, appena scurita da una punta di cacao, ma anche i tonnarelli alla carbonara, realizzati conformemente alla tradizione.


Per quanto riguarda i secondi, è senz’altro da menzionare una morbidissima coda alla vaccinara, una perfetta trippa alla romana e un altrettanto buono saltimbocca alla romana, fatto come in casa.





Tra i dolci, alcuni tipi di tiramisù come quelli al pistacchio o alla fragola concludono molto bene il pasto. Interessante anche la carta dei vini, con particolare attenzione a quelli regionali.

Da Vittorio a Trastevere è un punto di riferimento del Rione XIII e lo testimonia la clientela che giornalmente affolla il nostro locale in Via di San Cosimato 14”, ha commentato Marco De Angelis, proprietario del locale. “Il motivo di questa seconda apertura risiede invece nella volontà di soddisfare l'ampia domanda di coloro che vogliono provare la nostra cucina, grazie ad una location in grado di ospitare un numero maggiore di avventori, con la possibilità di mangiare sia all'aperto, che in un giardino d'inverno nelle stagioni più fredde. Vorremmo inoltre riuscire a fidelizzare i clienti di zona, anche proponendo cucine diverse, come quella senza glutine”, ha aggiunto De Angelis.
Il successo del locale di Trastevere è arrivato col tempo, con la costanza e con l'impegno quotidiano, anche grazie al supporto di Italy Food Porn, azienda specializzata nel food, leader in Italia nell’influencer marketing. “Questa organizzazione è stata una compagna di viaggio che ci ha aiutato a farci conoscere nella vetrina social e a “fare da megafono” afferma il proprietario. “Del resto le attività che sono buone e di qualità crescono molto più velocemente” gli fa eco Matteo di Cola, imprenditore digitale e co-fondatore di Italy Food Porn.
Ora l'obiettivo è ben chiaro: portare la sede di Portuense al livello di quella di Trastevere e diventare un punto di riferimento della cucina senza glutine (e non solo) per il quartiere.

Ps E’ stato da poco introdotto da Vittorio al Portuense il “mercoledì del pesce”, con un menù interamente a base di pesce freschissimo e con piatti, anche senza glutine, che cambieranno ogni settimana.

15 gennaio 2023

Una ricetta col kiwi giallo


Qualche mese fa ho visitato per la prima volta un’azienda che produce kiwi in provincia di Latina, una delle zone in Italia più produttive e vocate per questo frutto.
E’ stata davvero una bella esperienza (prima non sapevo nemmeno come era fatto un albero di kiwi) e naturalmente non potevo tornare a mani vuote, portando con me una discreta quantità di kiwi di una varietà per me altrettanto sconosciuta, e cioè quella a polpa gialla.
Si tratta di frutti ricchi di vitamina C come tutti i kiwi e, come suggerisce il nome, dalla polpa dorata. Questi prodotti dalla buccia liscia hanno poi la peculiarità di essere molto più dolci di quelli più classici, i verdi, e risultano freschi e succosi.


Un appezzamento di kiwi in provincia di Latina

Con tutta questa actinidia (i kiwi possono prendere anche questo nome) mi sono sbizzarrito in tante ricette, oltre che consumarli freschi come frutta a fine pasto.
Oggi vi propongo una di quelle che mi è piaciuta di più.
Si tratta di una carne di maiale con salsa al kiwi giallo.
Ecco come l’ho preparata:
 
Ingredienti
 
spezzatino o costine di maiale per 2-3 persone
4-5 kiwi gialli
un bicchiere di brandy
olio extravergine di oliva
uno spicchio d’aglio
sale e pepe
rosmarino
 
Far imbiondire lo spicchio d’aglio tagliato in piccoli pezzi in padella insieme a del rosmarino, quindi unire la carne (se preferite anche infarinata) e farla rosolare per bene su tutti i lati. Sfumare col brandy e regolare di sale e pepe.
Sbucciare i kiwi e tagliarli a cubetti. Inserirli insieme alla carne.
Lasciar andare fino a cottura di quest’ultima, aggiungendo poca acqua se necessario ogni qualvolta il sughetto si restringa troppo. Quando la carne sarà cotta, il kiwi giallo dovrebbe risultare disfatto e ridotto a crema.
Servire quindi lo spezzatino o le costine, accompagnandole con la deliziosa salsa ai kiwi gold e guarnendo con un ciuffetto di rosmarino fresco.
Un piatto davvero gustoso, con la carne di maiale che tende a “sgrassarsi”, bilanciandosi egregiamente con la dolcezza e leggera acidità del kiwi giallo.
E, con questo piatto, approfitto (con ritardo) per augurare a tutti un ottimo 2023!

4 agosto 2022

La mia pizzaiola estiva


 Torno a scrivere ricette dopo un po’ di tempo. Non potevo non riprendere con una ricetta estiva, visto il caldo di cui sinceramente farei parecchio a meno.
Oggi vi propongo quindi una preparazione abbastanza leggera, più nello specifico una pizzaiola un po’ atipica che contiene ingredienti freschi e di stagione, qualche variante ed un’aggiunta segreta che forse criticherete ma che, vi assicuro, è buonissima.
Per la mia pizzaiola estiva ho utilizzato innanzitutto del petto di pollo, perché quello avevo in casa e poi perché suscita forse minori sensi di colpa visto che è più leggero rispetto ad altri carni?
Ho usato anche del pomodoro fresco anziché, come di consueto, la salsa di pomodoro e tanto basilico ed origano di qualità.
Ecco come ho preparato questa ricetta e tra poco vi svelerò anche il mio ingrediente segreto, che uso sempre nella pizzaiola, invernale o estiva che sia.
In una padella far appassire in un buon olio evo dell’aglio tagliato a pezzetti. Aggiungere del pomodoro fresco in cubetti e far andare pochi minuti. Aggiungere i petti di pollo e farli rosolare su entrambi i lati. Sfumare con del vino bianco, regolare di sale e pepe e continuare la cottura. Aggiungere dell’origano e abbondante basilico, girando la carne di tanto in tanto. A fine cottura, che sarà comunque breve, porre sulle fette di carne, udite udite, delle sottilette fino a farle sciogliere. Mettere il sughetto che si sarà formato anche sopra le sottilette fuse, che renderanno cremoso anche il sugo stesso della preparazione.
Far andare ancora qualche minuto e servire, ponendo sopra la carne ancora qualche foglia di basilico fresco.
Vedrete che cremosità e soprattutto che bontà! A tout à l’heure.

28 maggio 2022

Riso apollo, una bella scoperta


Ho avuto modo recentemente di assaggiare un riso molto particolare, profumato e gustoso. Si tratta del riso Apollo, una sorta di riso basmati prodotto però in Italia, nelle zone vocate (il produttore del riso che ho assaggiato si trova in provincia di Vercelli).
È un riso dal chicco allungato, con un piacevole aroma naturale di fiori bianchi che pervade la casa quando lo si cucina. Inoltre è ricco di sali minerali, è leggero e quindi molto digeribile.
Questo riso dall'ottima tenuta in cottura è ideale per essere utilizzato per guarnire carni o pesce in umido (amo tanto questo genere di piatti unici), grazie al suo sapore delicato e non invasivo. È perfetto anche per insalate o semplicemente bollito, con l'aggiunta di un buon olio extravergine di qualità e del limone.


Di recente l'ho utilizzato a completamento di due preparazioni di carne e pesce che adoro. Una è il pollo con i peperoni (stupendi nel periodo di maggior caldo che si sta decisamente manifestando), mentre nell'altro caso l’ho unito a dei superbi ed opulenti totani con patate. 


Non vi resta allora, per chi non lo conoscesse, che assaggiare questo prodotto nazionale di elevata qualità che possiede anche un'altra caratteristica importante: conferisce un elevato grado di sazietà. Ciò può non essere una cattiva notizia, in vista del periodo estivo e della temibile "prova costume" ;)

7 maggio 2022

La bontà profumata del coniglio alla ligure


Oggi parliamo di coniglio. Una carne non sempre apprezzata da tutti, ma a mio avviso buonissima.
Posso portarvi a tal proposito, e tanto per cominciare, l’esempio della mia famiglia che è sempre stata divisa sul tema. Mio padre e mia madre non gradiscono per niente il coniglio, io soprattutto ed anche mio fratello lo mangiamo invece con piacere.
Certamente il suo gusto un po’ forte e deciso non lo rende alla portata di tutti, ma se ben cucinato ritengo sia davvero ottimo.
Inoltre la carne di coniglio è più magra rispetto ad altre carni, presenta ottime caratteristiche nutrizionali e si adatta bene alle diete degli sportivi.
Quanto ai diversi modi di cucinarla, vi sono almeno 2-3 preparazioni che non mancano mai nella mia cucina.
La prima ovviamente è il coniglio alla cacciatora, un classicissimo, ma non posso non citare una sua variante che rappresenta un monumento della cucina ischitana, il coniglio appunto all’ischitana, di cui ho parlato in tanti post (ad esempio qui o qui). Questa mitica ricetta beneficia oltretutto di un’ottima materia prima, proveniente dal coniglio di fossa di questa bell’isola che amo tanto.
Alcune volte ho anche preparato ricette con il coniglio meno consuete rispetto alla cucina tradizionale italiana come il lapin à la bière e mi sono sempre ripromesso di cucinare il coniglio con i funghi, che ho scovato in una carta di un ristorante di Udine alcuni anni fa.
Quella che vi propongo oggi invece è un’altra ricetta che spesso preparo e che proviene dalla Liguria, regione leader sul fronte delle erbe aromatiche che sono protagoniste in questa preparazione.
Avrete subito compreso che mi riferisco al coniglio alla ligure, una preparazione davvero profumata e deliziosa che vado a descrivervi.
 
Ingredienti (
per due persone)
 
Coniglio in parti, 400 grammi (quello di Carmagnola, che potrete trovare da Eataly, può fare al caso vostro)
Erbe aromatiche miste q.b. (basilico, salvia, rosmarino, timo, erba cipollina, menta, maggiorana: chi più ne ha, più ne metta)
Olive nere, 15-20 o più
Vino bianco e poco vino rosso
Aglio, cipolla
Pinoli (aggiunta facoltativa)
Olio extravergine di oliva ligure
Sale, pepe
 
Far soffriggere in una casseruola in olio evo la cipolla e l’aglio, ben sminuzzati.
Aggiungere il coniglio ben lavato e pulito e farlo rosolare per bene da tutti i suoi lati. Sfumare con del vino bianco e aggiungere successivamente anche una spruzzatina di vino rosso. Far evaporare l’alcol.
Introdurre quindi le erbe aromatiche e le olive nere denocciolate, salare, pepare e far continuare la cottura. Se serve, di tanto in tanto aggiungere un goccino d’acqua.
Quando il coniglio risulterà tenero, spegnere il fuoco e servire, distribuendo sul coniglio una generosa dose del goloso e profumato sughetto che si sarà formato.
Accompagnare il piatto con il vino rosso che meglio si abbina a questa ricetta: il ligure Rossese di Dolceacqua. Un vino prodotto in provincia di Imperia, strutturato ma al tempo stesso profumato, con sentori di macchia mediterranea e dal gusto sapido e iodato come il mare che non dista molto dalle vigne da cui proviene la relativa uva.
Cin cin e buon coniglio ligure a tutti!

16 ottobre 2021

Ricettine di fine estate


Passate ampiamente le ferie sono tornato, comme d’habitude, a preparare e sperimentare ricette a cui cerco di dare sempre un pizzico di personalizzazione e, spero, di originalità, almeno rispetto ai miei piatti abituali.
In questo post ve ne propongo ben due, preparate nel mese di settembre.
La prima nasce un po’ per caso: al mercato dove abitualmente mi rifornisco ho visto delle bellissime e attraentissime “papaccelle” (peperoni bassi e schiacciati, assolutamente non piccanti) ed ho subito colto l’occasione per acquistarle e quindi prepararle, visto che non mi capita spesso di trovarle qui a Roma.
Con quelle sottaceto che si trovano a Napoli, tra l’altro, tempo fa avevo preparato una sorta di salsa ketchup da accompagnare a carni varie, in primis gli hamburger.
Questa volta invece quelle fresche le ho preparate ripiene con del tonno e cotte in umido anziché al forno.
Più in particolare ho riempito le papaccelle svuotate e pulite con un impasto composto da pane raffermo bagnato e poi strizzato, del buon tonno in scatola, pomodorini, basilico, prezzemolo, pecorino grattugiato, olio e sale.
Coperte col loro “cappello”, le ho fatto cuocere in un tegame con olio extravergine dopo averle fatte rosolare e sfumare con del vino bianco (prima della cottura, inoltre, le ho cosparse leggermente di colatura di alici nella parte esterna).
Dopo una mezzoretta circa, le papaccelle saranno cotte. Vi consiglio di mangiarle tiepide o fredde dopo che l’impasto interno si sarà rassodato e insaporito.
Un ottimo antipasto, contorno o, volendo, secondo piatto che vi farà rimanere in estate anche se l’autunno sta cominciando a prendere il sopravvento: provare per credere!
La seconda ricetta di oggi proviene invece da una interessante Guida di Repubblica sui meravigliosi Monti Lattari, una zona che è sempre piacevole visitare per le sue meravigliose bellezze naturali ma anche e soprattutto per i suoi notevoli giacimenti gastronomici.
In questa Guida era presente anche la ricetta che vado ad illustrarvi, che da subito mi ha intrigato: delle linguine con estratto di carota e garum (in alternativa potete usare, come io ho fatto, della colatura di alici).


 Si tratta di una preparazione dello chef Francesco Sodano del ristorante Il Faro di Capo d’Orso di Maiori (Salerno), interessante perché la dolcezza dell’estratto di carota ben contrasta e smorza la sapidità e l’acidità del garum.
Ecco come si prepara: ottenere, se avete una centrifuga, del succo di carota (per due persone ve ne serviranno 4-5). In alternativa potete tagliare molto finemente delle carote pulite e frullarle con poca acqua fino ad ottenere un’acqua di carote non troppo densa.
Intanto cuocere le linguine per circa metà del loro tempo di cottura. A parte in padella rosolare dell’aglio tagliato a pezzetti in olio extravergine e sfumare con del vino bianco, aggiungendo poi metà del garum o colatura (12-13 ml).
Aggiungere il succo di carota e finire la cottura delle linguine in questo composto, a cui si aggiungerà successivamente la restante parte di garum e ancora olio extravergine.
Un piatto devo dire davvero strepitoso, ben equilibrato e mediterraneo che conferisce dignità alla materia prima carota, ingrediente troppo spesso marginale nella composizione di diverse ricette.
Avrete notato che ultimamente sul mio blog di carote ho parlato abbastanza (ad esempio qui). Ciò che non ho ancora fatto ma che farò è utilizzare i loro ciuffi che non vorrete certo buttare quando le comprate, perché ci potrete preparare uno splendido pesto o una gustosa frittata. Preparazioni che vedrete a breve (forse, se non troverò di meglio da raccontare) su questi schermi.
Bon appétit!

9 agosto 2021

Polpette di ceci alle erbe aromatiche


 Oggi vi propongo un’altra ricettina sfiziosa tratta dal magazine di Conad “Bene Insieme”, che come ormai sapete consulto spesso.
Si tratta delle polpette di ceci alle erbe aromatiche che non avevo mai preparato, anche se da tempo avevo in mente di realizzare delle polpette vegetariane con qualche legume.
Dico subito che queste polpette devono necessariamente essere accompagnate da una salsa (quella proposta qui o altre che vi piacciono) perché mangiate da sole possono risultare eccessivamente asciutte.
Poiché la pigrizia estiva sta prendendo il sopravvento, pubblico ingredienti ed esecuzione della ricetta sotto forma di foto, che sono state tratte direttamente dal magazine.
Una di esse è anche leggermente macchiata, identificando l’utilizzo “vissuto” della rivista di cucina. Che sa quindi un po’ di vecchio ricettario che in quest’epoca estremamente social (anche troppo a mio avviso!) non guasta per niente. ;)
Ecco allora gli ingredienti necessari per realizzare questa ricetta:


 Questi sono invece i passaggi per la realizzazione delle polpette (ignorate la parte relativa alle patate che non ho preso in considerazione questa volta):


 Le polpette che si ottengono sono davvero gustose e sono da proporre o come secondo piatto o in alternativa come finger food (magari in questo caso fatele più piccole) da aperitivo o antipasto.
Servitele con della salsa yogurt fatta con dello yogurt bianco naturale condito con un poco di (buon) olio extravergine (attualmente ho in casa un ottimo Dauno Dop), sale, pepe ed erba cipollina.
Bon appétit!