Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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17 gennaio 2025

Un (mini) timballo di maccheroni per iniziare bene il 2025

Questo è per me il primo post dell’anno. Allora vi auguro (e mi auguro) uno splendido e goloso 2025 che possa portare a tutti noi le cose che più desideriamo.

Il post risente inevitabilmente delle appena trascorse feste natalizie e quindi non posso che proporvi uno dei tanti ottimi piatti che ho gustato recentemente durante le vacanze di Natale.

Il maggior tempo a disposizione mi ha consentito di “rispolverare”, sia pur in versione “mignon”, un piatto che non preparavo da una vita: il timballo di maccheroni.

In pratica, per chi non lo sapesse, si tratta di una pasta al forno rivestita di una fragrante pasta sfoglia: un primo davvero opulento e goloso che ben si adatta a un periodo di grasse e illimitate mangiate, come quello appena trascorso e purtroppo, per quest’anno, finito.

Ma come si prepara il timballo di maccheroni?

Beh, si parte dal ragù per condire la pasta (stavolta l’ho preparato molto velocemente, con della carne macinata), poi si predispone l’abbondante ripieno che può essere molto vario e su cui ci si può sbizzarrire in quanto a ingredienti.

Io ho farcito la pasta nel seguente modo: 

-   piselli in scatola saltati in padella con poca pancetta, cipolla e un filo di aceto balsamico di Modena Igp

-  uova sode

-       fiordilatte a cubetti

-       abbondante parmigiano

Precedentemente ho cotto delle penne al dente e le ho condite con il ragù (abbondante).

Quindi ho rivestito di pasta sfoglia un tegame da forno (per questa volta non troppo grande) ed ho inserito un primo strato di penne, sulle quali ho aggiunto il suddetto ripieno ben distribuito e, qua e là, qualche cucchiaiata di ragù.

Ho coperto con le restanti penne condite e chiuso con un altro strato di pasta sfoglia, a sigillare lo “scrigno”.

Ho cotto infine in forno a 180 °C per circa 30 minuti (anche meno, se avete il forno ventilato) e comunque fino a doratura della pasta esterna.

Questo timballo va gustato tiepido, in modo che i sapori si sedimentino e si amalgamino al meglio.

E chest’è. Bon appétit e ancora buon anno!

31 dicembre 2024

Post di fine anno (mentre sto preparando un meraviglioso piatto)

Si sta concludendo un anno ancora pieno di soddisfazioni per il mio blog. Un blog che continuo a curare con passione dopo quasi 18 (!) anni di vita(mamma mia!).

Sto ora passando delle tranquille feste natalizie in famiglia con i miei parenti più stretti.

Quest’anno non ho preparato tanti piatti perché sono stato spesso ospite a pranzo o a cena, ma non ho fatto a meno di cucinare i classici (napoletani) del periodo natalizio che non possono mai mancare nella mia famiglia.

Qualche esempio? La mia mitica insalata di rinforzo con acciughe, cavolfiore, salame, ricotta salata, sottaceti, papaccelle, uova sode, e chi più ne ha più ne metta.

Oppure la pizza di scarole che, piaccia o no e contro tradizione, io preparo SEMPRE con pasta sfoglia al posto della pasta di pane. E me ne vanto pure, perché è buonissima così!

Sul fronte dolci, sto sempre più passando dalla parte dei sostenitori del pandoro (“team pandoro” come direbbe qualcuno), specie se di grande qualità (ne ho assaggiato uno di Iginio Massari davvero notevole), piuttosto che di quelli del panettone che mi sta sempre più stancando, anche per i prezzi astronomici di alcuni non sempre di pari qualità e con le mille varianti che ne snaturano l’identità.

Per la cena di Capodanno in questo momento sto preparando un piatto che si preannuncia strepitoso, tratto da una ricetta dello chef Peppe Guida: le candele di Gragnano con genovese di buzzonaglia di tonno. In uno dei prossimi post vi farò sapere come è andata!

Anche questa sera la passerò in famiglia in compagnia degli affetti più cari e anziché andare dopo cena ad affollati e dispendiosi veglioni probabilmente sarò in compagnia anche di un buon romanzo di Maigret 😉.

Con questo post colgo l’occasione per augurarvi (e augurarmi) uno strepitoso anno nuovo!

24 dicembre 2023

Che buona la Cicerchiata col miele dell’Alto Lazio!


 La Cicerchiata è un dolce tradizionale di Carnevale preparato in provincia di Rieti, che prende le sue origini dagli “struffoli” natalizi campani. Non è raro quindi trovarlo nel reatino anche nel periodo natalizio.

E’ riconosciuto nel Centro Italia come prodotto agroalimentare tradizionale e sembra che la sua origine sia legata allo sviluppo dell’apicoltura, essendo il miele un ingrediente importante in questo dolce.

Con molta probabilità il nome cicerchiata ha origini medievali e si presume derivi dal legume cicerchia (gli antichi romani lo chiamavano cicerula) in quanto le palline che lo compongono lo ricorda.

La Cicerchiata simboleggia la fine dell’inverno e l’inizio della primavera o la fine del male e del disordine e il ritorno del nuovo ordine rigenerato. La notevole somiglianza con lo struffolo napoletano ne riafferma poi il significato simbolico di rigenerazione.

Ma vediamo come si prepara questo ottimo dolce, che ho avuto occasione di cucinare on-line insieme ad altri blogger e giornalisti grazie a un invito della Camera di Commercio di Rieti e Viterbo e dell’Azienda Speciale Centro Italia.


 Ingredienti

5 uova

40 gr di burro

60 gr di zucchero

500 gr di farina

Scorza di limone

500 gr di miele millefiori dell’Alto Lazio

mandorle

Olio extravergine per ungere lo stampo

Olio di semi di girasole per friggere

Un po' di canditi

Confettini colorati


 Procedimento

Versare le uova in una ciotola e sbatterle con una forchetta insieme allo zucchero; aggiungere il burro morbido, la scorza di limone grattugiata e la farina, incorporandola un po’ per volta. Amalgamare poi gli ingredienti con le mani, trasferire il composto sul piano di lavoro e continuare a lavorarlo fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo, simile a quello della pasta fresca.

Dividere l’impasto in piccole porzioni, formare dei bastoncini di pasta (come se si dovessero preparare degli gnocchi) dello spessore di 1 cm, poi tagliarli a tocchetti della lunghezza sempre di 1 cm. Arrotondare i pezzettini di impasto aiutandosi con il palmo della mano per ottenere delle palline. Portare quindi l’olio di semi alla temperatura di 200°C e friggere poche palline per volta. Quando saranno dorate (dovranno assumere il colore della crosta di pane) in modo uniforme, scolarle per bene e lasciare raffreddare su carta assorbente o per fritti.

Nel frattempo versare il miele in una pentola capiente e scaldarlo dolcemente per qualche minuto. Quando il miele avrà preso colore, spegnere il fuoco e aggiungete le palline fritte. Mescolare bene così da rivestirle uniformemente, quindi unire le mandorle e i confettini colorati, avendo cura di tenerne qualcuno da parte per la decorazione finale. Mescolare ancora il tutto, versate il composto all’interno di uno stampo da ciambella, unto con olio di oliva, livellare la base e lasciare raffreddare a temperatura ambiente. Successivamente, capovolgere lo stampo sul piatto da portata; se dovesse staccarsi con difficoltà, si può scaldare leggermente lo stesso stampo sul fuoco. Guarnire ancora con mandorle e confettini (e, a chi piacciono, i canditi) e servire. 

Un dolce buonissimo e semplice da eseguire, che si può preparare anche in famiglia con la “collaborazione” di tante persone, bambini compresi, che saranno contentissimi di formare le palline da friggere😊.


Per finire, qualche cenno al miele millefiori dell’Alto Lazio che ho utilizzato per questa ricetta, un prodotto montano d’eccellenza della provincia di Rieti.

Un miele che riesce a far arrivare sulle tavole il bouquet del territorio di produzione. Ciò è possibile tramite aziende che seguono regole produttive tradizionali ma al tempo stesso moderne, a garanzia del prodotto e della filiera sostenibile. Vengono utilizzati ad esempio apiari stanziali e rispettate quote altimetriche minime.

A tale ultimo proposito, i produttori di miele dell’Alto Lazio sostengono e valorizzano l’apicoltura montana, caratterizzata da ambienti incontaminati e capaci di donare api migliori, poiché più rustiche e resistenti.

Il miele dell’Alto Lazio è un prodotto non pastorizzato o riscaldato, non deumidificato artificialmente e a cristallizzazione solo naturale, in modo da garantire che tutte le lavorazioni dell’uomo siano ridotte al minimo. Ciò in quanto i processi artificiali alterano il miele sia nel suo contenuto chimico che nella sua capacità di trasmissione del valore del lavoro delle api, degli apicoltori e dell’ambiente.

Solitamente i mieli millefiori dell’Alto Lazio vengono raccolti in un unico periodo dell’anno e sono quindi capaci di contenere tutte le essenze bottinate dalle api durante la stagione, consentendo al consumatore nello spazio di un solo cucchiaino di prodotto di effettuare uno straordinario viaggio sensoriale nel territorio.

Vi è venuto un sufficiente desiderio di assaggiarlo, a cominciare dal suo qualificante utilizzo nella summenzionata ricetta? 😉

2 gennaio 2018

Cucinando i piatti della tradizione (e Buon 2018!)


Durante queste feste di Natale, grazie ad alcuni giorni di ferie, ho avuto finalmente più tempo per potermi dedicare ad una delle mie passioni più grandi, la cucina.
In questo periodo in particolare, come chi mi legge con attenzione sa, mi piace cucinare principalmente i piatti della tradizione, senza spingermi eccessivamente in preparazioni e sperimentazioni innovative.
Anche quest’anno, quindi, ho rispolverato delle ricette di famiglia e della cucina napoletana che mi sono divertito a replicare ancora una volta.
Come ad esempio un panettone rustico che mia zia Olga preparava tipicamente durante le feste, la mozzarella in carrozza (stavolta preparata secondo la ricetta tradizionale che prevede rigorosamente l’utilizzo del pane raffermo), l’insalata russa e tanti altri piatti che ho cucinato ma non fotografato. 



Forse perché era più forte il desiderio di provare e testare la loro effettiva riuscita o perché il foodblogger che è in me voleva prendersi un po’ di meritato riposo dopo le “fatiche” di un anno intero.
Un anno che ha portato ancora delle belle soddisfazioni al mio blog e mi auguro che sia così (e anche meglio) in questo 2018 appena iniziato.
Ovviamente gli auguri sono da estendere a tutti voi, con l’auspicio che l’anno nuovo possa portarvi le migliori soddisfazioni in tutti i campi.
Auguri a tutti!

25 dicembre 2017

Ora è (la vigilia di) Natale!


Oggi è Natale. Quindi innanzitutto mi preme di fare gli auguri di una serena giornata e di buone feste a tutti i miei lettori.
Sono reduce da un cenone di Vigilia come al solito abbondante, gustoso e di qualità, con tanti piatti a base di pesce degni della migliore tradizione marinara e partenopea. Ma non sono mancati anche altri “classici”, come la pizza di scarole e la cosiddetta insalata di rinforzo.
Adoro l’insalata di rinforzo che apre, almeno a casa mia, la cena del 24 dicembre. Nella mia famiglia si prepara in maniera forse un po’ diversa da quella classica, ma sicuramente altrettanto gustosa.
Come potete vedere dalla foto sono presenti in questa insalata, la nostra insalata, i seguenti ingredienti:

salame
ricotta salata
olive dolci verdi
olive nere
acciughe sott’olio
cavolfiore bollito
giardiniera di sott’aceti

Un altro componente che non può mancare sono le papaccelledei piccoli peperoni schiacciati che quest’anno non erano presenti in questo antipasto perché quando sono a Roma non è facile reperirle.
L’insalata di rinforzo è un piatto grandioso, che va preparato un po’ di tempo prima e che si conserva bene anche per giorni.
Quando la preparo è davvero Natale e il mio ricordo va a quando da bambini a casa dei nonni mangiavamo di nascosto qualche ingrediente dell’insalata, in attesa della cena che a volte iniziava in gran ritardo…
Buon Natale ancora a tutti!

31 dicembre 2016

Tanti auguri, in Bizkaian style


Uno dei piatti di pesce che ho preparato in occasione della recente vigilia di Natale è stato quello che vedete nella foto.
Un piatto che ho assaggiato per la prima volta all’enoteca Brylla che mi è piaciuto molto e che quindi ho voluto replicare a casa: il baccalà alla vizcaiana.
La ricetta originale mi è stata fornita dall’ente del turismo di Bilbao, ma ho fatto delle leggere modifiche, tra cui la sostituzione dei peperoni secchi con dei peperoni arrostiti e spellati (pazienza per la stagionalità) e l’utilizzazione di una salsa di pomodoro in scatola al posto dei pomodori freschi.
Un piatto davvero gustoso, da cui deriva una salsina molto buona (adoro la commistione peperoni-pomodori, molto più diffusa in Spagna che in Italia) e che consente di diversificare un po’ rispetto ai soliti piatti a base di baccalà.
E’ un piatto ideale anche per il cenone di Capodanno e già che oggi siamo arrivati al 31 dicembre, non posso che farvi(mi) tanti auguri per uno scoppiettante e favorevolmente sorprendente 2017. Cin cin!

14 gennaio 2016

La pizza? Si, ma di fiordilatte


Durante le vacanze di Natale di solito mi piace rispolverare qualche bel libro di cucina napoletana, avendo senz’altro più calma di preparare in santa pace piatti della tradizione della mia terra.
E’ evidente che in pubblicazioni di tale genere si trovano tanti classicissimi, ma ogni anno riesco sempre a scovare qualcosa di meno noto e sempre molto buono.
E’ una tradizione che mi piace seguire anche con i libri di cucina siciliana, che insieme a quella campana non possono che evocare la cucina di casa e quella che si fa in famiglia. E Natale non è proprio la festa della cucina di casa e della famiglia?
Orbene, anche quest’anno nelle (purtroppo) appena passate feste natalizie, questo rito è piacevolmente continuato e la mia attenzione è caduta in modo particolare sulla pagina 101 del libro di Jeanne Càrola Francesconi “La cucina napoletana”, dove era descritta la ricetta della pizza di fiordilatte.
Una ricetta che in qualche modo rientra in un tipo di cucina che a me piace molto, che è quella del recupero e degli avanzi. Per fare questa gustosissima “pizza”, infatti, si utilizza del pane raffermo che in pratica gioca il ruolo della pasta per pizza.
Siccome sono un po’ pigro, la ricetta ve la fornisco così, senza indicare precisamente la quantità esatta e le dosi precise degli ingredienti. Ma non vi preoccupate: vi verrà sicuramente bene, seguendo le istruzioni che vado ad esporvi.
Prendete una bella teglia da forno o, se volete prepararne una quantità inferiore, va bene anche un tegamino che possa andare in forno.
Imburrare bene il fondo del tegame che utilizzerete e porre delle fette di pane raffermo (alte più o meno un cm) sullo stesso fondo, in modo da coprire tutta la superficie (inserite anche dei “ritagli”, per non lasciare nessuno spazio vuoto).
Mettere sopra al pane delle fette di fiordilatte, abbondante parmigiano e delle foglioline di basilico spezzettate (in questo periodo non ci sono, ma che possiamo fare? Magari sostituitele con altre erbe aromatiche, quelle che più vi aggradano, forse della maggiorana?).
Cospargere ancora la superficie con delle uova sbattute (un paio se la pizza è più grande, uno se decidete di farne una versione più contenuta) versando a filo il liquido. Infornare alla temperatura massima (220 gradi) per circa 20 minuti o fino a quando non si crea una bella crosticina dorata.


Un grande piatto, molto piacevole, in quanto il pane raffermo si ammorbidisce grazie al latte rilasciato dalla mozzarella e che si insaporisce divinamente con gli ingredienti più sapidi (il formaggio) e profumati (basilico o altra erba aromatica).
Mi viene in mente che una variante ottima di questa ricetta potrebbe essere quella di utilizzare del Pecorino Romano al posto del parmigiano e della menta al posto del basilico…
Io ora l’input ve l’ho dato. Provate questa stupenda pizza e fatemi sapere che ne pensate. E viva la cucina napoletana (e già che ci siamo, anche la squadra del Napoli che, almeno al momento che scrivo, è prima in classifica! ;))

30 dicembre 2014

Il caviale col risotto


Uno dei piatti che ho offerto ai miei ospiti la sera della Vigilia di Natale è questo fantastico risotto, per la cui realizzazione mi sono ispirato all’ultima edizione della Guida Gallo dei migliori risotti, proposti dai più prestigiosi ristoranti italiani ed esteri.
Si tratta di un piatto che in questa Guida è stato proposto dallo chef Atef Banna del ristorante Rossini al Cairo, un locale situato in una splendida villa a due piani nell’esclusivo quartiere di Heliopolis, con un’altrettanto splendida terrazza all’aperto nella bella stagione.
Consultando la Guida e questa proposta (risotto con salmone, melone e caviale), mi è subito piaciuta l’idea di abbinare il salmone affumicato che a me “garba” molto, con un frutto come il melone (quello bianco invernale) che con la sua freschezza contrasta bene la sapidità del pesce. Inoltre il pregiato caviale rappresenta la “ciliegina sulla torta” di questo piatto, impreziosendolo notevolmente.
Sul caviale voglio fare qualche piccolo inciso:
  • non lo mangio quasi mai, ma devo assolutamente rimediare perché è buonissimo;
  • se a Natale si spende eccezionalmente qualcosa in più per i cenoni e cose del genere, perché non concedersi allora anche del caviale che stupisce i nostri ospiti ed i nostri palati?
  • da Eataly noto con piacere che ora si può degustare a prezzi abbastanza contenuti il caviale in un abbinamento classico, che più classico non si può, con la vodka (su che tipo di vodka abbinare, dovrò dedicare un post a parte);
  • c’è un libro che bisogna assolutamente comprare che parla dell’affascinantissima storia del caviale che si chiama “Caviale, una storia magica” (“Caviar, a history of desire” in inglese) di Peter Rebeiz, presidente della mitica Caviar House Prunier.


Il caviale che ho scelto per questa ricetta è un siberian Caviar Baeri dell’azienda Agroittica Lombarda di Calvisano (BS)  un caviale molto delicato, appena salino e sapido e dal gusto avvolgente, molto adatto a questo risotto che viene reso regale grazie ad esso, ma che lascia spazio anche agli altri ingredienti.
 

Ecco come l’ho preparato:
 
Ingredienti per 4 persone:
 
400 gr di riso
250 gr di salmone affumicato tritato
30 gr burro
vino bianco
prezzemolo tritato
200 gr di melone bianco a pezzi
1 cucchiaino di caviale nero
sale e pepe bianco
brodo vegetale qb
 
In una casseruola sciogliere il burro e aggiungervi 150 grammi di salmone. Saltare a fuoco vivo per poco tempo. Aggiungere il riso, farlo tostare e sfumare col vino bianco. Far cuocere come un normale risotto, aggiungendo il brodo ogni qualvolta il riso lo assorba totalmente. Portare il riso a cottura al dente e aggiustare di sale e pepe bianco. Aggiungere quindi il resto del salmone e il prezzemolo. Infine inserire il melone e servire ben caldo, guarnendo col caviale in più parti del piatto.
E’ un risotto ideale per eleganti cene o per quelle delle feste natalizie e quindi anche per il cenone di Capodanno.
E a tal proposito, visto che siamo giunti a fine anno, vi faccio tanti auguri per un favoloso e goloso 2015. All’anno prossimo!

7 gennaio 2014

Dei piatti augurali per un grande Anno Nuovo

 
 E’ il mio primo post dell’anno. E allora vi faccio tanti auguri di un ottimo 2014, innanzitutto. Un po’ in ritardo, perché ad inizio gennaio ho fatto un piacevole viaggetto a Londra, come qualcuno di voi avrà visto da qualche messaggio sui social network a cui aderisco.
Vi (mi) auguro di guadagnare anche tanti soldi, abbondanti quanto i chicchi di riso presenti nelle mie ricette di oggi.
Ricette che rappresentano un classico esempio di cucina del recupero e degli avanzi (doppiamente, e dopo vedrete perché).
In occasione delle feste mi era avanzata della carne, utilizzata per preparare un ragù. Ed anche un po’ di vino rosso di Ischia, il mitico Per ‘e Palumm (vitigno Piedirosso). Ho pensato quindi che questo già collaudato matrimonio (carne con vino rosso) potesse benissimo proseguire in un risotto. Ad esempio in quello che ho definito “Risotto al Per ‘e Palumm e carne da ragù”.
Ecco come l’ho fatto:

Ho preparato un brodo vegetale, perché usarne uno di carne mi sembrava eccessivo e troppo pesante, tanto più dopo i bagordi delle feste.
Ho tagliato poi a parte a piccoli pezzetti della carne di maiale mista e delle salsicce che erano serviti per il ragù.
Ho fatto imbiondire in un tegame della cipolla con del burro, aggiunto del buon riso che ho fatto tostare e poi ho sfumato con un bicchiere di Per ‘e Palumm.
Come per un normale risotto, ho poi aggiunto mano a mano del brodo facendolo ben assorbire dal riso e poco a poco inserito i pezzetti di carne e salsiccia.
Prima di fine cottura, ho aggiunto altro (poco) Per ‘e Palumm e lasciato evaporare.
La mantecatura l’ho fatta come al solito fuori fuoco, con del burro e Parmigiano Reggiano.
Ho servito infine immediatamente, arricchendo il risotto con dell’altro parmigiano grattugiato a scaglie grandi. Un fantastico risotto davvero!

Questo risotto a sua volta mi è avanzato. Ma non potevo certo buttarlo… Ecco allora la fase del “riciclo del riciclo”. Ed ho preparato qualche ottimo arancino.


Col risotto conservato qualche ora in frigorifero ho formato delle pallotte che ho immerso prima nell’uovo, poi nella farina, poi ancora nell’uovo e nel pangrattato. Una bella frittura che ha conferito una piacevole doratura agli arancini ha completato la gustosissima ricetta di questo ottimo street food. E che bontà, ragazzi!
Insomma due fantastiche ricette low-cost, recuperando gli avanzi delle feste: cosa volere di più?
Oltre al gran gusto, c’è quindi in questi casi un’ulteriore, sottile, etica soddisfazione a preparare questo tipo di piatti, in quanto si è totalmente a posto con la coscienza per non aver sprecato nulla, ma proprio nulla. Neanche un chicco di riso.
Buon Anno!

30 dicembre 2013

I miei primi struffoli home-made

 
Questo Natale, tra le altre ricette, mi sono cimentato in quella degli struffoli. Per la prima volta. Una ricetta abbastanza facile, ma che nasconde piccole insidie che bisogna superare.
Io adoro gli struffoli. Una volta di più quest’anno mi sono convinto che non amo più di tanto panettone e pandoro e che un dolce di Natale come si deve (uno dei pochi che amo tra quelli della tradizione napoletana!) è rappresentato proprio dagli struffoli.
E’ stata inoltre una bella esperienza fare gli struffoli tanto più che, come sapete, non preparo spesso (anzi, quasi mai) i dolci.
Non vi racconto poi le difficoltà a trovare qui a Roma sotto Natale i “diavolilli”(minuscoli confettini di tutti i colori) da mettere a guarnizione degli struffoli… Anche a Roma tutti fanno gli struffoli? Bah…
Per la ricetta ho utilizzato quella, che è una sicurezza, di Jeanne Caròla Francesconi (da “La cucina napoletana in 300 ricette tradizionali”) con qualche variante che ho voluto inserire.
Ad esempio ho utilizzato un miele millefiori di qualità proveniente da un produttore artigianale algerino (di Birtouta-Alger) che ho acquistato quando sono andato per lavoro in questo bel paese; ho poi evitato di mettere i canditi, che non amo molto.
Ma bando alle chiacchiere ed ecco la ricetta.

Ingredienti:

Per la pasta:
400 g. di farina
4 uova
1 piccola noce di burro
1 cucchiaino da tè di alcool (io ho usato del rum cubano)
1 cucchiaio di zucchero
1 pizzico di sale
la scorza grattugiata di mezzo limone
la scorza grattugiata di metà arancia
olio di oliva abbondante
un pizzico di sale

Per il condimento:
300 gr. miele
50 gr. di zucchero
acqua
50 gr. di “diavolilli” (compresi quelli argentati)

Impastare gli ingredienti lavorandoli bene fino ad ottenere un composto di media consistenza. Farlo riposare coperto per almeno un'ora. Trasferire l'impasto su una spianatoia leggermente infarinata e ricavarne dei pezzi. Allungarli sul piano prendendo un pezzo di pasta alla volta e rotolandola sotto le dita formando dei bastoncini sottili, che andranno tagliati a pezzettini (piccoli) di mezzo centimetro di lunghezza. Disporli poi sul del marmo infarinato per non farli attaccare.
Friggere le palline, poche alla volta, in una padella in abbondante olio ben caldo, finché risulteranno dorate. Trasferirle man mano su carta assorbente, scolandole ben bene dall’olio in eccesso.
Riscaldare poi in una casseruola il miele, lo zucchero e due dita di bicchiere d’acqua e lasciar bollire finché la schiuma non scompaia e il composto non cominci a diventare giallo (mi raccomando di non farlo cuocere troppo!). Diminuite allora il fuoco fino al minimo, versate gli struffoli, mescolare delicatamente in modo che il miele li avvolga per bene e unire parte dei diavolilli. Togliere subito dal fuoco e versarli presto su un piatto da portata bagnato di acqua, cercando di dare al dolce una forma piramidale o, con le mani bagnate, di altro tipo (ad esempio a corona). Spolverare con i rimanenti diavolilli.
 
 
Jeanne Caròla Francesconi dice che “gli struffoli si conservano benissimo per una settimana ed anche di più, ed è preferibile farli con qualche giorno di anticipo perché nell’attesa miglioreranno” e devo dire che sono pienamente d’accordo con lei!
Con questo dolce vi auguro una buona fine d’anno (gli auguri per l’anno nuovo ve li farò nel prossimo post) invitandovi a festeggiare con le migliori bollicine l’imminente arrivo del 2014. A bientôt!

29 novembre 2013

Con Giorgione a Sua Eccellenza Italia


“Le diete sono una pausa di riflessione tra un pasto e l’altro”
Giorgio Barchiesi, “in arte” Giorgione

Tra le innumerevoli trasmissioni televisive a tema culinario una delle mie preferite è senz’altro quella che riguarda le ricette di Giorgione sul canale satellitare Gambero Rosso Channel (canale 411 della piattaforma di Sky).
Il programma si chiama “Giorgione orto e cucina” e di recente è in onda anche l’altro ciclo di puntate “Giorgione porto e cucina”.
Per chi non lo sapesse Giorgio Barchiesi, Giorgione, è un omone grande e grosso, molto simpatico, dal carattere aperto e sensibile che nelle sue trasmissioni apre le porte del suo orto dove coltiva di tutto e alleva animali di ogni tipo.
 
 
Le puntate iniziano con la raccolta dei prodotti nell’orto, corredata da interessanti informazioni sulle loro caratteristiche, per poi portarli a casa e cucinarli nel miglior modo possibile, vi assicuro.
Una cucina rustica, dai grandi sapori, vera, genuina, senza fare sconti a livello di abbondanza delle porzioni, che non cura più di tanto l’aspetto estetico dei piatti (per me questo è un particolare sostanzialmente irrilevante…).
Nella trasmissione Giorgione cucina a casa sua in Umbria - anche se ha pure un ristorante dove voglio assolutamente andare - in una dimora immersa in un bosco tra animali da cortile, cani e gatti.
 
 
Nell’ambito della riuscita manifestazione “Sua Eccellenza Italia”, che si è tenuta lo scorso weekend presso la Città del Gusto del Gambero Rosso di Roma, ho finalmente avuto modo di conoscere di persona Giorgione.
L’occasione è stata la registrazione di una trasmissione televisiva, a cui ho assistito, dedicata al Natale (“Un grosso grasso menù di Natale” che andrà in onda, segnatevelo, lunedì 9 dicembre alle ore 21.30 sul canale 411 di Sky).
Giorgione è simpatico come pensavo e ha cucinato grandi piatti insieme ad un altro bravissimo interprete della buona cucina come Matteo Tassi (sua la trasmissione, sempre sullo stesso canale, denominata “Serial Griller”).
 
 
I due hanno preparato insieme delle variazioni di frittelle di baccalà (molto buona quella fatta con pastella di farina di mais, Prosecco e poco aglio) e degli ottimi strangozzi col ragù del contadino (spuntature e rigaglie di pollo).
 
 
Spettacolare poi la loro faraona ripiena di castagne, mirtilli e macinato di salsiccia, con contorno di cavolo nero, degna davvero di un ricco e grasso pranzo di Natale.
 
 
La tre giorni di Sua Eccellenza Italia mi ha consentito di seguire anche la registrazione di un’altra trasmissione televisiva quella che, sempre con tema natalizio, hanno condotto gli altrettanto bravi Simone Rugiati e Max Mariola (tante le loro trasmissioni televisive sul Gambero Rosso Channel, tra cui rispettivamente “Io, Simone e gli altri” e “Max cucina l’Italia”).
 
 
Dalla loro cucina creativa sono venuti fuori tanti piatti interessanti, oltre che molti spunti ed idee che vorrei presto mettere in pratica a casa. Ottime le alici fresche (ripiene di Asiago e salvia) passate al forno, su broccolo fiolaro di Creazzo e crema di zucca;
 
 
buonissime le polpette alla amatriciana e incantevole il risotto col suddetto broccolo, servito con una buonissima marmellata di radicchio. Il contrasto tra il dolce e salato era davvero ben riuscito!
 
 
 
Un altro piatto fantastico che ho avuto modo di assaggiare a Sua Eccellenza Italia è stata la Cacio e Pepe di Patrizia Mattei dell’Antico Arco di Roma nell’ambito del suo interessante show cooking. All’Antico Arco ci sono stato tanto, troppo tempo fa ed ora è proprio tempo di tornarci!...
 
 
Alla manifestazione Sua Eccellenza Italia erano presenti anche tanti produttori, appunto “di eccellenza”. Una menzione particolare devo farla ai panettoni di Sal De Riso, morbidi profumati, veri dolci nel senso più godurioso della parola. Ottimi anche i tanti salumi di qualità, le mozzarelle di bufala campana e tra i superalcolici delle fantastiche grappe.
Un grande weekend all’insegna del buon gusto, quindi. Come sempre, del resto, alla Città del Gusto del Gambero Rosso.