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30 dicembre 2014

Il caviale col risotto


Uno dei piatti che ho offerto ai miei ospiti la sera della Vigilia di Natale è questo fantastico risotto, per la cui realizzazione mi sono ispirato all’ultima edizione della Guida Gallo dei migliori risotti, proposti dai più prestigiosi ristoranti italiani ed esteri.
Si tratta di un piatto che in questa Guida è stato proposto dallo chef Atef Banna del ristorante Rossini al Cairo, un locale situato in una splendida villa a due piani nell’esclusivo quartiere di Heliopolis, con un’altrettanto splendida terrazza all’aperto nella bella stagione.
Consultando la Guida e questa proposta (risotto con salmone, melone e caviale), mi è subito piaciuta l’idea di abbinare il salmone affumicato che a me “garba” molto, con un frutto come il melone (quello bianco invernale) che con la sua freschezza contrasta bene la sapidità del pesce. Inoltre il pregiato caviale rappresenta la “ciliegina sulla torta” di questo piatto, impreziosendolo notevolmente.
Sul caviale voglio fare qualche piccolo inciso:
  • non lo mangio quasi mai, ma devo assolutamente rimediare perché è buonissimo;
  • se a Natale si spende eccezionalmente qualcosa in più per i cenoni e cose del genere, perché non concedersi allora anche del caviale che stupisce i nostri ospiti ed i nostri palati?
  • da Eataly noto con piacere che ora si può degustare a prezzi abbastanza contenuti il caviale in un abbinamento classico, che più classico non si può, con la vodka (su che tipo di vodka abbinare, dovrò dedicare un post a parte);
  • c’è un libro che bisogna assolutamente comprare che parla dell’affascinantissima storia del caviale che si chiama “Caviale, una storia magica” (“Caviar, a history of desire” in inglese) di Peter Rebeiz, presidente della mitica Caviar House Prunier.


Il caviale che ho scelto per questa ricetta è un siberian Caviar Baeri dell’azienda Agroittica Lombarda di Calvisano (BS)  un caviale molto delicato, appena salino e sapido e dal gusto avvolgente, molto adatto a questo risotto che viene reso regale grazie ad esso, ma che lascia spazio anche agli altri ingredienti.
 

Ecco come l’ho preparato:
 
Ingredienti per 4 persone:
 
400 gr di riso
250 gr di salmone affumicato tritato
30 gr burro
vino bianco
prezzemolo tritato
200 gr di melone bianco a pezzi
1 cucchiaino di caviale nero
sale e pepe bianco
brodo vegetale qb
 
In una casseruola sciogliere il burro e aggiungervi 150 grammi di salmone. Saltare a fuoco vivo per poco tempo. Aggiungere il riso, farlo tostare e sfumare col vino bianco. Far cuocere come un normale risotto, aggiungendo il brodo ogni qualvolta il riso lo assorba totalmente. Portare il riso a cottura al dente e aggiustare di sale e pepe bianco. Aggiungere quindi il resto del salmone e il prezzemolo. Infine inserire il melone e servire ben caldo, guarnendo col caviale in più parti del piatto.
E’ un risotto ideale per eleganti cene o per quelle delle feste natalizie e quindi anche per il cenone di Capodanno.
E a tal proposito, visto che siamo giunti a fine anno, vi faccio tanti auguri per un favoloso e goloso 2015. All’anno prossimo!

29 giugno 2014

Typiquement Charles


Lo Champagne di cui vi parlo in questo post ha alle spalle la storia di un grande uomo: Charles Heidsieck, da cui prende il nome l’omonima Maison di Reims, nata più di 160 anni fa.
Charles era un uomo visionario e innovatore, con un grande spirito di comunicatività, coraggio e ricerca dell’eccellenza. Di buona famiglia, sposato con l’erede di un’altra grande famiglia della regione dello Champagne, gli Henriot, a soli 29 anni fonda una Maison che desidera essere a sua immagine e somiglianza.
Le ambizioni di Charles si ambientano in un mondo in pieno fermento. Il XIX secolo è l’epoca delle grandi scoperte, degli spettacoli e degli interrogativi fondamentali, ovvero l’epoca di un mondo che riflette su se stesso per progredire, e che lo fa con audacia. Sicuro della qualità del suo Champagne, Charles decide di esporsi al mondo. Poliglotta, socievole e con la sicurezza di chi è guidato da una chiara visione, in pochi anni diventa uno dei più influenti ambasciatori della Champagne nel mondo. Dall’America, dove conquista il Nuovo Mondo diventando il leggendario “Champagne Charlie”, passando nel cuore delle corti europee fino alla Russia.
 

Nelle grandi serate mondane dei palazzi di Parigi e Londra si serve esclusivamente l’Extra Dry di Charles Heidsieck e, in men che non si dica, viene venduto ovunque nel mondo.
Oggi la Maison de Champagne Charles Heidsieck rimane, a più di 160 anni dalla sua creazione, una realtà familiare nella quale ciascun erede si è impegnato a far rivivere lo spirito audace del suo fondatore, facendo scelte autentiche e personali che impongono rispetto e che resistono alle mode.
Nella serata dedicata a questo sontuoso Champagne, organizzata sempre egregiamente da Carlo Vischi presso l’hotel Radisson Sas di Roma, ho avuto modo di apprezzare in pieno alcune tra le migliori etichette Charles Heidsieck, in abbinamento a dei buoni piatti mediterranei ben preparati dallo chef dell’hotel.
Ecco allora che ad una frittatina di pasta alla gricia con bresaola della Valtellina è stato abbinato un Charles Heidsieck Brut Réserve e ad un’ottima parmigiana di melanzane un Charles Heidsieck Brut Vintage (un abbinamento sul “filo del rasoio”, secondo gli esperti);
 

all’ottimo, a mio avviso, rosti di patate con fontina e un profumatissimo tartufo nero scorzone è stato invece abbinato perfettamente un sontuoso Charles Heidsieck Blanc des Millénaires 1995.
 
 

E non è finita: abbiamo degustato poi un immenso Charlie 1985 insieme ad un tortino alle spezie, per concludere con un sorbetto al thè verde ed un Brut Réserve.
La serata non poteva quindi che essere molto piacevole, in compagnia di tanti foodblogger che durante la serata con i loro tweet non hanno mancato di manifestare il loro entusiasmo per dei grandi prodotti e di ammirare le gesta di Charles, raccontate in modo molto intrigante da Marco Chiesa e da Philarmonica, distributore di questo Champagne in Italia.
 

Qui potete trovare i tweet più belli sulla serata, che devo dire è stata davvero gradevole, “frizzante” e magica.

28 maggio 2014

Uno spazio Krug al St. Regis


Quando si sente nominare il brand Krug, bisogna sapere che si ha sempre a che vedere non con uno Champagne qualunque, ma con uno dei migliori Champagne esistenti in circolazione. Del resto il fondatore della Maison Krug, Joseph Krug, sin da quando nacque questa casa produttrice nel lontano 1843, volle offrire ai suoi clienti l’espressione più nobile dello Champagne, anno dopo anno, indipendentemente dalle incognite del clima, ricreando solo “Cuvée de Prestige”. Da allora, sei generazioni di questa famiglia hanno perpetuato questa sua visione e arricchito il suo savoir-faire.
Uno Champagne di questo genere, quindi, merita di essere servito e degustato in una location all’altezza della sua nobiltà e gloria. Quando dunque ho ricevuto l’invito dall’Hotel St Regis di Roma per l’inaugurazione al suo interno di un nuovo spazio dedicato alle degustazioni di questo prestigioso Champagne, ho pensato che non ci poteva essere luogo migliore dove ambientarlo. Uno Champagne Bar molto elegante, dalle pareti e dal bancone color cherry, che rappresentano un richiamo al colore che contraddistingue la Maison, impreziosite da gocce d’oro e, ovviamente, da alcune bottiglie di Krug.
 
 

La serata inaugurale è stata, come nelle attese, di gran classe con tanta bella gente, nella perfetta location del ristorante Vivendo del St Regis e alla presenza del protagonista indiscusso della stessa serata e cioè l’elegantissimo Krug Grande Cuvée, senza dubbio il più rappresentativo di questa azienda. Pensate che occorrono più di 20 anni per produrre ogni bottiglia di Krug Grande Cuvée, con uno straordinario assemblaggio di oltre 120 vini di dieci o più annate, alcuni lasciati a maturare anche 15 anni. La sua finezza è frutto di un ulteriore periodo di maturazione di almeno 6 anni nelle cantine della casa produttrice.
Nella serata di lancio del nuovo spazio, i nobili calici sono stati abbinati a sfiziosi finger food, proposti ed ideati dal bravo Executive Chef del St Regis Francesco Donatelli.
 
 
 
Nello spazio Krug, aperto al pubblico tutti i giorni, dal martedì al sabato, dalle ore 19 alle 23, potrete degustare i grandi Krug (Krug Grande Cuvèe, Krug Vintage 2000 e Krug Rosé insieme a stuzzichini e finger food) ma anche abbinare gli stessi a un menu degustazione di tre portate, con piatti che variano a seconda della stagionalità dei prodotti.
 

Un modo davvero speciale per celebrare i 120 anni del St. Regis, i cui festeggiamenti prevedono anche altri eventi, menu a tema e pacchetti speciali.

Per informazioni e prenotazioni: Ristorante Vivendo, Via V. E. Orlando 3, Tel. 06 4708 2736 – ristorantevivendo.it

13 febbraio 2014

Barbe di qualità e luxury food a Green Park

 
Bighellonando lungo la Piccadilly Line della mitica London underground ad un paio di fermate da Harrod’s c’è una zona dove si possono fare degli acquisti molto interessanti e soprattutto di grande qualità. Fermata della metropolitana: Green Park.
Qui a livello di shopping c’è proprio da divertirsi. Ma non si tratta, in alcuni negozi, del solito shopping bensì di acquisti molto sfiziosi e particolari.
Sono stato condotto in questa zona dai preziosi consigli della Guida Lonely Planet, che mi ha dato indicazioni sicuramente sui generis su un paio di locali in cui si vendono dopobarba, rasoi, pennelli, saponi, creme ed ogni altro accessorio per fare una barba di qualità.
Amo molto le barberie vecchia maniera, purtroppo quasi scomparse, e tutti i loro accessori e quindi mi sono subito “tuffato” in questa avventura potenzialmente divertente, che poi si è rivelata realmente tale.
Un primo negozio dove i miei lettori maschietti (ma ci sono cose anche per donne) devono assolutamente andare è D.R. Harris& Co. Ltd, un negozio storico (risale al 1790, quando nacque al numero 11 di St. James's Street) di antichi profumieri e farmacisti londinesi, approvato e garantito anche dai reali inglesi sin dal 1938. Oggi questo fantastico posto, che al momento è presente in due sedi in attesa della ristrutturazione di quella storica, offre i migliori prodotti di qualità apprezzati in tutto il mondo, dai dopo barba ai saponi, dalle acque di colonia ai prodotti per la cura della pelle fino ad arrivare persino alla cera per baffi e ai pettinini da barba…
Altro grande indirizzo di quella zona, restando sempre “in materia”, è Taylor of Old Bond Street, negozio in qualche misura simile al precedente ma che presenta una maggiore profondità di gamma su prodotti quali creme da barba (in tante profumazioni, dalla lavanda alla menta) e accessori da barbiere, oltre ad avere veramente tanti tipi di rasoi e pennelli da barba. Il negozio, inoltre, presenta al suo interno anche una bella barberia di qualità.
Non lontano da questo negozio, e per “cambiare argomento”, c’è il regno di chi ama i sigari, presente nella capitale inglese da circa 225 anni con clienti illustri come Winston Churchill.
 
Anche Churchill si serviva da JJ Fox Ltd
L’indirizzo è il numero 19 St James's Street dove troverete JJ Fox Ltd un “cigar merchant”, come si legge nell’insegna esterna. Un’atmosfera calda, ovattata e che profuma di buono vi accoglierà entrando nel negozio con cortesi, austeri e competenti commessi che vi accompagneranno nella scelta dei migliori sigari, da quelli cubani a quelli di qualità provenienti dalle aree più vocate. Ma qui scoprirete tutto il mondo degli accessori legati agli stessi sigari, dalle scatole per conservarli al meglio alle soluzioni per umidificarli. E poi tabacco da pipa della migliore qualità ed eleganti confezioni regalo. Per chi ama questi prodotti, è proprio un posto da non perdere!
Come da non perdere, per gli amanti del buon whisky, è “The whisky shop” un grande posto dove poter acquistare tante bottiglie di qualità provenienti dalle migliori aree di produzione e raffinate confezioni regalo, anche composte da tante bottigline da collezione.
Un altro luogo che segnalo, dove prendere un aperitivo di classe, è la CaviarHouse Prunier, già presente da Harrod’s ed in aeroporto ad Heathrow. Un posto buonissimo dove degustare salmone e caviale da accompagnare a vodka di qualità o a pregiati Champagne, oltre che adatto a fare acquisti di luxury-food, anche in confezioni regalo.
Ricordo infine che nella zona di Green Park è possibile anche fare acquisti di pregiati capi di abbigliamento in lana e anche in questo caso gli indirizzi di qualità non mancano di certo…

28 gennaio 2014

A Parigi si può andare per…


Nella Ville Lumière si può andare per tante ragioni, tra cui evidentemente quelle legate allo charme della città e alla bellezza dei suoi monumenti.
Ma quando, come succede a me, capita di tornarci tante volte, c’è sempre qualche ottimo motivo o “scusa” per riandarci ancora in (tante, innumerevoli) altre occasioni.
Con questo pretesto, vi racconto quello che non vi ho ancora detto dell’ultimo mio viaggio a Parigi e che può rappresentare senza dubbio una ragione per tutti voi per andarci/tornarci.
Comincerei col dire quindi che a Parigi si può andare per:
  • vedere la bellissima rue Mouffettard
E’ una stupenda via, conosciuta anche grazie all’amico foodblogger Max. Piena di negozi che vendono le più svariate prelibatezze enogastronomiche, si trova non lontano da Montparnasse e dal quartiere Saint Germain. Percorrerla è un vero piacere: trovate pescherie ricche di ogni ottimo coquillage delle coste bretoni, della Normandia e atlantiche (huîtres e Saint Jacques in testa), oltre che delle freschissime sardine o invitanti escargot, anche già ripiene e pronte da infornare;


 

macellerie che vendono carni fresche (anche con marchio di garanzia Label Rouge) che sarebbe un piacere consumare se solo si possedesse una casetta dove cucinarle; negozi che vendono foie-gras proveniente dalle tipiche zone di produzione, oltre a rosticcerie che fanno venire l’acquolina in bocca (o l’eau à la bouche, come si dice da quelle parti); e poi piccoli e pittoreschi caffè, librerie, negozietti di dischi, di fumetti… Vi segnalo infine anche il vivace mercato di questa pittoresca rue. Insomma, andateci e vi divertirete, ve lo assicuro! 
  • gustare un Paris-Brest in qualche buona pasticceria o boulangerie

Il Paris Brest è un dolce che, ahimè, non si trova facilmente in Italia. E’ a forma di ruota di bicicletta e nacque a suo tempo per onorare una mitica e storica gara ciclistica che prendeva questo nome. E’ un dolce buonissimo che amo molto, a base di pasta choux, ripieno di crema e guarnito con mandorle a scaglie. Provatelo in qualche buon posto di Parigi, come la la Pâtisserie des rêves, con Philippe Conticini che è stato eletto inequivocabilmente re di questa specialità. 
  • andare a vedere una limitrofa tappa del Tour de France
Parigi val bene anche qualche piccola deviazione fuori porta. Mi ricordo anni fa di aver fatto una deliziosa gita a Chatou, dove passa la Senna, a vedere il luogo (fantastico in estate) dove è stato dipinto Le dejeuner des canotiers di Renoir; o di aver visitato la cittadina dove Van Gogh dipinse molti dei suoi capolavori (Auvers sur Oise). Ma voi sapete anche che io sono fou per il ciclismo e quindi nelle mie sortite estive a Parigi inserisco sempre una tappa limitrofa del Tour de France. L’anno scorso sono stato, con poco più di un’ora di TGV, a Tours all’inizio dei Pays de la Loire.
Tours non è una cittadina bellissima, ma ha comunque alcuni posti che meritano di essere visitati, come la Cattedrale o la zona che guarda la Loira.


A parte le belle emozioni del Tour de France, potete comprare del buon Muscadet e degustare alcune tipicità locali. Tra di esse, le Rillettes de Tours (della carne di maiale cotta a lungo nel suo grasso che diventa poi spalmabile) e delle stupende brioche in cui si inietta (avete capito bene!) un ripieno di formaggio fresco e salmone o alla crema di formaggio erborinato.


Degustatele (anche dolci, ovviamente) nella storica Briocherie de la Gare che delizia gli abitanti locali sin dal 1907.
  • andare a Paris Plage
 
Durante il periodo estivo viene creata artificialmente sul lungo Senna una bellissima e lunga spiaggia con tanto di sabbia, ombrelloni e sedie a sdraio. E’ un’iniziativa molto bella, a cui sono legati innumerevoli eventi in continua crescita di anno in anno. Per ogni informazione, date un’occhiata qui. 
  • andare a visitare le “maison” del caviale
Dietro Place de la Madeleine ci sono (oltre al mitico Fauchon) dei lussuosi negozi (quasi uno accanto all’altro) che vendono caviale pregiato. Si entra nel regno del luxury food, in cui non dispiace affatto immergersi per un po’. Qualche nome? Prunier e Caviar Kaspia che hanno anche, in loco o meno, i rispettivi ristoranti.


In quest’ultimo si può acquistare anche dell’ottimo salmone selvaggio al taglio, oltre che evidentemente della vodka di qualità da abbinare perlopiù al caviale, questo magico e lussurioso cibo, che era molto apprezzato dagli zar. Sta a voi (e al vostro portafoglio) poi valutare se effettuare qualche acquisto, non esattamente a buon mercato… 
  • visitare la bella chiesa di Sant’Eustachio a Les Halles…
…e ricordarsi che qui un tempo c’era un grande mercato generale agroalimentare. E chi ci lavorava, nel freddo della notte, si ristorava con una soupe à l’oignon gratinée che proprio qui è nata. Nella chiesa, molto bella, ci sono opere che ricordano la “forte” presenza di questo storico mercato, in un quartiere di cui parlò diffusamente anche Zola ne “Il ventre di Parigi”.


Beh, vi ho dato soltanto alcuni spunti. Sta a voi poi “costruirvi” altre innumerevoli tappe di una Parigi fuori dagli itinerari convenzionali. Raccontatemi la vostra Parigi segreta, perché non si finisce mai di imparare in questa stupenda città, ed io sono tutt’orecchi per annotarmi qualche posticino sfizioso dove poter fare tappa in qualche mio prossimo viaggio. Da soli, fuori dalle guide, come sapete, a volte si fanno scoperte eccezionali!

Ps: ah dimenticavo: può sembrarvi esagerato (sshh, non dite che ve l’ho detto, lo confido solo a voi) ma per me a Parigi si può andare anche per mangiare un Croque Monsieur come si deve ;-)


Ad esempio quello con la besciamella al sidro, buono al punto tale che non ho potuto resistere a dare un goloso morso prima di fare la (doverosa, per un foodblogger) foto che vedete …
Au revoir!

14 gennaio 2014

La mia golosissima Londra (in barba ai luoghi comuni!)


A Londra si mangia malissimo”, “Londra è bella, ma per il mangiare meglio portarsi la pasta da casa”, “In Inghilterra lasciamo perdere il mangiare”… Quante volte abbiamo sentito dire, magari non proprio negli anni più recenti, frasi del genere?
Beh, la mia recente permanenza a Londra mi ha consentito di poter smentire del tutto questo tipo di affermazioni. Anche perché oggi la capitale del Regno Unito vanta un’ampia schiera di grandi ristoranti e di competentissimi e bravissimi chef, lo street food è mediamente di qualità e ci sono un sacco di piatti sfiziosi, non solo di origine locale, da degustare qua e là.
A tale ultimo proposito, altro luogo comune è la mancanza di una vera cucina inglese e la presenza di cucine etniche di buon livello.
Sul secondo aspetto sono totalmente d’accordo, mentre nel primo caso dissento totalmente perché la cucina inglese esiste, c’è, ed è pure molto buona.
Ne ho potuto avere la conferma dai miei giorni di vacanza nella splendida Londra, una città molto diversa ad esempio da Parigi e di grande fascino ed interesse sotto molti aspetti, non solo quello culinario.
Ma volendo affrontare solo quest’ultimo tema, vorrei farvi partecipi delle mie food experiences londinesi.
Due ristoranti in particolare nelle mie “zingarate gastronomiche” svettano su tutti, grazie ai preziosi suggerimenti della blogger Barbara che ho il dovere di ringraziare ancora pubblicamente.
Il primo è Simpson’s inthe Strand dietro Covent Garden. Nel locale si entra varcando un portone di un bel palazzo e si è accolti e coccolati sin da subito. E’ un luogo proprio d’altri tempi, molto elegante, con pareti in legno, musica al pianoforte di sottofondo, molto ben frequentato.


Il servizio è perfetto ed è assicurato da camerieri molto professionali e vari chef che, con scenografico cappello, servono manicaretti egregiamente presentati e dal gusto vero e autentico.
Un must di questo ristorante è il roast beef all’inglese, cucinato in maniera tradizionale.


Un piatto sontuoso (i camerieri lo tagliano a mano davanti a voi) che prende il nome di “Roast rib of Scottish beef (aged 28 days)” e che è costituito da spesse ma morbide fette di roast beef servite con un quasi impalpabile Yorkshire pudding (una sorta di rustico soffice e delicato: delizioso!).



Completano il piatto un padellino in rame con dei cavoli croccanti stufati e delle ottime patate arrosto. Una scelta davvero imperdibile!
Prima di questa pietanza “centrale”, potete prendere una buona lobster soup e gustare su del buon pane l’ottimo burro delle campagne inglesi, che viene servito “di default”.
Altro grande indirizzo londinese (ecco il secondo grande suggerimento) nei pressi di Westminster Abbey è il Cinnamon Club, un grande ristorante che fa cucina indiana rivisitata in chiave moderna (chef Vivek Singh).


Bellissimo anche il locale, ambientato in una ex biblioteca. In questo ristorante, in relazione al quale sono stati pubblicati anche dei bei libri con le migliori ricette, potete gustare tanti piatti interessanti che mi hanno colpito per il sapiente dosaggio delle spezie, il grande equilibrio dei sapori mai eccessivamente piccanti o prevalenti e l’ottima qualità delle materie prime.
E’ certamente un locale un po’ caro, ma se ci andate a pranzo riuscirete a spendere una cifra contenuta (intorno ai 22-24 pounds), ottenendo in contraccambio una grande esperienza gastronomica. Io ho assaggiato in particolare un freschissimo haddock in crosta speziata con salsa al cocco e zenzero, servito con un tortino di riso al vapore.


Buono anche il classico tandoori chicken breast, ma insaporito con particolari spezie e salsine che conferivano una piacevole delicatezza al piatto. Ottimo e altrettanto delicato lo speziato pudding di Natale Garam Masala.
A Londra, poi, figurano parecchi locali, anche di cucina italiana, del mitico Jamie Oliver.
Io ho avuto modo di mangiare al suo ristorante a Covent Garden chiamato Union Jacks. Si tratta di un bistrot molto carino che fa soprattutto cucina inglese, insalate, pietanze al forno e dolci, ma dove ci si può fermare anche solo per un aperitivo o un dopo cena.
Strepitoso a mio avviso la zuppa di cozze e sidro gallese (quest’ultimo dal nome impronunciabile: Gwynt y Ddraig Pontypridd) e l’agnello dello Yorkshire servito con orzo, cipolle e dell’uvetta che si accordava davvero bene con questo tipo di carne.



Un’altra imperdibile tappa della Londra golosa è quella del Borough Market, sotto allo storico London Bridge.


Un mercato molto antico dove c’è davvero un ben di Dio di generi alimentari freschi e trasformati: ortofrutta, formaggi tradizionali inglesi, pesce, ottime carni delle razze autoctone locali, ecc. Da non perdere poi lo street food presente in questo mercato, proveniente dalle più disparate cucine etniche: un tripudio di profumi e soprattutto di sapori.
Ci dovete assolutamente andare a stomaco vuoto, per poter provare più di una irresistibile specialità. Io mi son fatto tentare da un salsiccia di maiale con salsa ai mirtilli e al pepe nero e da delle patate condite con un filante formaggio raclette e cetriolini: una squisitezza!
 


A pochi passi dal Borough Market, c’è il pub più antico di Londra, il George InnUn posto che risale al XVI secolo e che fu frequentato persino da Shakespeare e da Dickens, che lo citò in qualche sua opera.


E’ un pub molto caratteristico col suo arredamento in legno, dove potete gustare dell’ottima birra inglese e mangiare del buon cibo da pub: pies di carne, altri piatti a base di carni varie e, se volete tenervi più leggeri e al riparo dal freddo esterno, zuppe (buona quella di funghi).
Come si fa poi ad andare a Londra senza visitare Harrod’sEd anche dal punto di vista gastronomico questo storico grande magazzino è un autentico paradiso per i gourmet.
Anche qui trovate davvero di tutto, comprese delle buonissime terrine e dei pies ai gusti più diversi, anche take-away. Da non perdere i tanti ristorantini all’interno della Food Hall, dove potete mangiare specialità di carne e di pesce davvero sfiziose. Per chi non ha problemi economici c’è anche un Caviar Bar, dove poter degustare caviale e ostriche, abbinati a vodka di qualità e champagne.
 

Simile ad Harrod’s è l’altro “parco giochi dei gourmet” Fortnum & Masonanch’esso molto ricco di golosità, con delle chicche esotiche particolari. Immaginate un Castroni moltiplicato all’ennesima potenza…


A Londra, comunque, non è possibile non assaggiare il suo cibo di strada per eccellenza, il fish and chips. Sono stato a mangiarlo in un locale molto noto, il Golden Hind. Devo dire che forse si può trovar di meglio, ma comunque il livello qualitativo era buono. Buone anche le salsine di accompagnamento, tra cui una per me originale salsa di piselli.
Vi consiglio infine di assaggiare almeno una volta i buonissimi formaggi artigianali inglesi. Anche in qualche buon supermercato o da Harrod’s troverete degli ottimi prodotti, tra cui evidentemente lo Stilton, ma anche il Cheddar affumicato al legno di quercia. E poi vi ricordo le mitiche colazioni all’inglese (con le scrambled eggs in testa), che hanno sempre il loro gran perché…
Finisce qui il mio mini-viaggio gastronomico a Londra, ma di questa città vi parlerò ancora. Seguitemi e scoprirete tante altre chicche ;)

8 ottobre 2013

“Da grande” voglio fare il “trifolau”

 
Non ricordo più l’ultima volta che ho assaggiato il tartufo bianco del Piemonte. Forse nelle Langhe in un mio bel viaggio da quelle parti  o qui a Roma al Girarrosto fiorentino, ma certamente non di recente.
Mi mancava un po’ il tartufo bianco, quel fungo ipogeo che è uno dei pochi prodotti a mio avviso che si “gusta” soprattutto ed in modo prevalente con l’olfatto.
Ebbene, un’occasione per rinvigorire e dare tono alle mie papille olfattive oltre che gustative è stata la serata ad esso dedicata, tenutasi presso lo Sheraton di Roma Eur.
Una serata molto ben organizzata (dal bravissimo Carlo Vischi, chi se non lui?), che ha decretato il trionfo del tartufo, le cui caratteristiche cambiano a seconda delle diverse aree del Piemonte. Si ha quindi il tartufo bianco delle Langhe, del Roero, del Monferrato, come è stato possibile constatare attraverso una apposita “degustazione olfattiva”, che ha introdotto la memorabile food experience della serata (tra i tre, io ho preferito nettamente quello del Roero, molto più deciso e intenso degli altri due).
 
 
E’ stata poi la volta degli antipasti, composti da deliziose salsine (da non perdere quella con aglio ed acciughe), peperoni e cipolline sott'olio, da servire su ottime focacce calde. E come non citare poi i differenti e spettacolari formaggi piemontesi e l’ottimo burro di alpeggio?
 
 
Passando alla cena vera e propria, non si poteva prescindere dall’offrire piatti a base di uno dei prodotti che dà il meglio di sé con il tartufo bianco, e cioè le uova.
Tutti e due strepitosi sono stati infatti i piatti che hanno abbinato uova e tartufo: le uova in cocotte con tartufo bianco d'Alba, servite in una fascinosa scatola di legno;
 
 
le uova cotte a bassa temperatura con fonduta di pecorino romano Dop, guanciale di Amatrice e tartufo bianco d’Alba, in un riuscito mix piemontese-laziale.
 
 
Ovviamente anche i primi l’hanno fatta da padrone, tutti ben profumati, impreziositi com’erano da generose dosi di tartufo bianco.
 
La padella è pronta con il burro...
...ed ora con i ravioli
Qualche esempio? I ravioli con ricotta romana Dop, vellutata di zucca e tartufo bianco di Alba, il plin di fonduta con burro d'alpeggio, parmigiano e tartufo bianco d'Alba.
 
 
 
 
Il merito di tanto splendore è da attribuire alle mani sapienti degli chef Maurilio Garola, stella Michelin del ristorante Caiu del Tornavento di Treiso (CN) nel cuore delle Langhe e Massimo Mentasti del ristorante la Gallina di Monterotondo di Gavi (AL) sulle colline del Monferrato alessandrino. Oltre naturalmente a Donato Savino, lo chef del ristorante AQVI dello Sheraton.
Tanta nobile magnificenza non poteva non essere accompagnata da altrettanto importanti vini, in particolare il Barolo Essenze 2008 Terre da Vino.
 
Quel che resta degli ottimi vini della serata...
Questa gran serata mi ha fatto proprio venire la voglia di continuare ad essere inebriato dagli intensi profumi del tartufo bianco piemontese.
E le occasioni non mancano di certo. Ad Eataly a Roma il ristorante temporaneo cucina il tartufo bianco per tutto il mese di ottobre; per chi vuole invece gustarlo in loco apprezzando anche il bellissimo paesaggio ed i colori che offre il Piemonte in questo periodo, ci sono ben venti fiere del tartufo che si tengono in questa regione. E in tutte vige un patto di trasparenza con il consumatore, garantito dalla presenza sul posto di una Commissione di Qualità che guida ad acquisti più consapevoli. Dalla celebre Fiera internazionale del Tartufo bianco d'Alba (la 83a edizione è in programma dal 12 ottobre al 17 novembre 2013) alle altre cinque importanti fiere nazionali (20/27 ottobre - Moncalvo, 3 novembre - Montechiaro d'Asti, 8-10 novembre - Rivalba, 10/17 novembre - Murisengo e il 17 novembre - San Sebastiano Curone), oltre ad ulteriori quattordici fiere regionali.
Chi volesse infine saperne di più sull’interessantissimo mondo del tartufo può consultare questo sito, dal quale si possono acquisire tantissime informazioni anche su corsi, libri, mostre, cucina del territorio, show cooking, “formazione” dei cani da tartufo, ecc.
Nel sito http://www.tuber.it/ vi sono invece tante ulteriori notizie utili, dalle quotazioni del tartufo alle specie e piante da tartufo, dalla cerca al calendario di raccolta, fino alla mappa del tartufo.
Non mi resta che sperimentare anche nella mia cucina qualche utilizzo meno classico del tartufo bianco del Piemonte. Di idee ne ho tante, bisogna solo metterle presto in pratica…

Ps: mi piacerebbe tanto fare il “trifolau”, il cercatore di tartufi, e diventarne un esperto… chissà, magari questo sogno un giorno si potrà avverare…