Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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7 settembre 2022

Sognando Parigi con Doisneau


Sul filo di lana ho potuto visitare la bellissima mostra romana, all'Ara Pacis, su Doisneau, noto fotoreporter di strada francese e maestro della fotografia.
Nei suoi 130 scatti esposti, la città di Parigi è da lui dipinta da tanti bellissimi punti di vista, quello dei suoi abitanti appartenenti ai più vari ceti, dei suoi luoghi, dei suoi mestieri, dei suoi personaggi famosi, dei suoi café.
Di questa mostra ho particolarmente apprezzato le foto scattate nei bistrot, in cui Doisneau fu trascinato dal giornalista e poeta Robert Giraud e dove finirà per sentirsi a proprio agio dopo tanta fotografia "outdoor".
Molto interessante, pur se limitata, anche la sezione dedicata ai portinai e alle portinerie, alle concierges, perché, come afferma Doisneau, “la vera Parigi non può essere concepita senza i suoi portinai" ed i veri portinai, come si leggeva in un servizio di Vogue della sua epoca, esistono solo a Parigi. D'altronde anche in molti romanzi del Commissario Maigret l'autore Simenon, altro maestro nel dipingere magistralmente Parigi, descriveva in modo egregio i portieri, personaggi sempre ben informati e pittoreschi.


Una mostra insomma che vi avrei vivamente consigliato di visitare, se non si fosse conclusa lo scorso 4 settembre. Ma vedrete che ci saranno tante altre occasioni per incrociare la strada di questo maestro della fotografia e per tutti noi navigare in questo mare sarà ancora una volta dolcissimo...

2 maggio 2020

Un viaggio virtuale nella Parigi di Simenon e Maigret


Ho scoperto per caso alcuni giorni fa su Rai3 un’interessante trasmissione, "Punto di Svolta, in cui si parlava dello scrittore Simenon (la trovate qui).
Un romanziere che adoro, di cui ho letto tantissimo, capace di descrivere come nessun altro le atmosfere e i personaggi delle sue opere, facendo immergere il lettore nel miglior modo possibile nel cuore della narrazione. Con Simenon infatti, come si sottolineava giustamente nella trasmissione, “vediamo subito ogni cosa, percepiamo i colori, sentiamo i rumori, avvertiamo gli odori”…
Il suo personaggio a cui siamo più affezionati, il Commissario Maigret, rispetto ad altri detective rivolge un’attenzione specifica alla gente normale, les petit gens, ed è stato definito un “riparatore di destini”. Una persona cioè che, intuendo il destino di chi sta percorrendo strade sbagliate, cerca di correggerlo.
Simenon ha descritto in tanti romanzi con grande dovizia di particolari la sua Parigi e quella del Commissario Maigret, l’atmosfera della capitale francese, la sua “aria”.
La Parigi di Maigret è fatta sì di luoghi inventati, ma anche e soprattutto di ambientazioni reali.
A cominciare dal numero 36 del Quai des Orfevres, nei pressi di Notre Dame, sede del Palazzo di Giustizia ed un tempo della Polizia Giudiziaria, palcoscenico principale delle inchieste del Commissario Maigret.
La trasmissione ci accompagna poi in altri fascinosi luoghi della Ville Lumière, raccontandoci al tempo stesso i momenti salienti della vita di Simenon.
Approdiamo allora nella bellissima, elegante e geometrica Place de Vosges, dove lo scrittore di Liegi risiedette e fece risiedere per un breve periodo Maigret, apprezziamo i grandi boulevard di Montparnasse, il fascino di Saint Germain des Près con lo storico locale “Les Deux Magots”, il verde e le fontane dei Giardins du Luxembourg, lo charme del Canal Saint Martin...


Vi consiglio quindi vivamente di vedere questa puntata, se non altro per rivedere e rivivere una città bellissima, vivace, brulicante di gente, nella speranza di poterci tornare il più presto possibile e di viverla in prima persona.
Della Parigi di Simenon e Maigret ho parlato anche in questo post, mentre un “dipinto” da non perdere a tal proposito è il pezzo che scrisse Gianni Mura nel lontano 2006 (lo trovate qui).
Ognuno porta con sè una propria Parigi ma noi, amanti di Simenon, la vediamo e gustiamo in tutti i sensi decisamente con gli occhi attenti e bonari del Commissario Maigret…

Ps 1: a proposito di Canal Saint Martin ho ritrovato tra vecchi dvd quello relativo al noto film “Hotel du Nord”, uscito nel 1938 e diretto da Marcel Carné, con Arletty.
L’insegna “Hotel du Nord” è presente tuttora in questa zona di Parigi, che vi invito a visitare se non la conoscete.


Ps 2: sempre a proposito di Maigret recuperate su Raiplay il lungometraggio “Maigret a Pigalle” con il grande Gino Cervi. Vedrete una Parigi quasi anni ’70 davvero piacevole e dalla calda atmosfera. E che belle macchine si vedono in giro in questo film, tra cui la mitica 2CV. Buona visione!

8 aprile 2016

Un etnologo al bistrot

Foto tratta dal sito www.raffaellocortina.it
Non credo di avervi mai detto che sono un assiduo lettore dell’inserto domenicale del Sole 24 Ore, un ottimo settimanale che parla di cultura in tutte le sue espressioni, dall’arte alla letteratura, dalla filosofia alla storia, dalla musica al cinema.
Ebbene, grazie a questo interessante supplemento e ad un suo bell'articolo ho scoperto un delizioso libro ("Un etnologo al bistrot") che consiglio a tutti coloro i quali, come me, amano la Francia e quegli affascinanti locali e “istituzioni” che rispondono al nome di bistrot.
Un libretto molto gradevole che si legge piacevolissimamente e scorrevolmente che riguarda appunto proprio questi luoghi, analizzati e sviscerati dall’autore (l’etnologo Marc Augé) sotto i più vari profili e punti di vista.
Il bistrot è un simbolo della Francia e, sia pur esportato in tutto il mondo, rimane sempre un emblema che la identifica, rappresentando un baluardo anche della città dove più sono presenti non solo fisicamente, e cioè Parigi.
Il bistrot è un luogo delle relazioni “di superficie”, dove non conta ciò di cui si parla (a volte si scambiano parole per non dire nulla), ma piuttosto i gesti che si compiono e le interazioni con le persone. Anche se bisogna ammettere che il bistrot non è soltanto un luogo di relazioni sociali, ma pure il posto dove ognuno ritrova sè stesso (al bistrot vi sono più persone sole che coppie) senza interagire con gli altri. O al massimo con un fidato cameriere che ben conosce i comportamenti dei clienti, anticipandoli, ed il modo di trattare gli habitués di questi locali.
Il bistrot è quindi un posto dove si vuole essere accolti ma al contempo anche ignorati, in quanto i rapporti con chi li frequenta sono assolutamente facoltativi.
Esso è un teatro della vita, in cui si è al tempo stesso attori e spettatori e dove si può stare per ore ad osservare tutto quello che accade nei tavoli vicini o in strada, analizzando storie carpite segretamente o solo intuite. Davanti ai suoi banconi di zinco (il centro di gravità di questi locali, secondo l’autore), alle sue sedie in legno, ai suoi arredi, ai suoi specchi, “vengono offerti frammenti di storie vissute in tempo reale delle quali chiunque può immaginare a suo piacimento quello che è successo prima e quello che succederà dopo”. Lo spazio del bistrot, in questo senso, può dirsi romanzesco.
Il bistrot rappresenta anche un altro tipo di spazio, quello cosiddetto intermedio: la mattina quando ci si reca al bistrot non si è più casa, ma nemmeno ancora altrove; al ritorno non si è ancora a casa, ma nemmeno più altrove. E’ una sorta, quindi, di prolungamento dello spazio domestico o un’anticipazione del ritorno a casa.
Parlando di bistrot nel libro non si può non citare il Commissario Maigret di Simenon che proprio dentro a questi locali, nel mentre beveva un calice di bianco, un liquore o una birra o assaporava l’ottima cucina locale che questi posti esprimono, è sempre riuscito a trarre decisivi spunti sui casi da risolvere, osservando da vicino o più da lontano i comportamenti di personaggi chiave delle sue inchieste, siano essi protagonisti o testimoni. E a noi tutti, amanti e lettori di Maigret, piace immergerci nelle atmosfere in cui agiva il Commissario e dove il bistrot aveva sempre un ruolo cardine, insieme a bettole di passaggio o alberghetti di provincia.
Oggi i bistrot stanno assumendo una naturale evoluzione, virando a volte su ”locali dependance” di quelli dei grandi chef, meno costosi e con un numero inferiore di piatti offerti ma sempre di qualità e innovativi (si parla a tal proposito della cosiddetta “bistronomie” che oggi tanto va di moda in Francia).
A me piace però pensare (e sperare) che i bistrot non si snatureranno troppo e che si possa continuare a mangiare presso di essi soltanto l’autentica cucina francese del territorio. Molti bistrot hanno un’origine regionale e sin dalle loro insegne, per dirla con Augé, “vi è una promessa di ghiotta autenticità, dove il sapore di un vino è associato al profumo di qualche specialità cucinata con tutti i crismi”.
Ed io, come l’autore del libro, non voglio e non vorrò mai rinunciare a una testina di vitello in salsa gribiche, a una fricassea di vitello o ad una splendida salsiccia aux deux pommes preparata classicamente e come Dio comanda.

7 settembre 2013

Paris est (toujours) une fête

 
Il mio viaggio a Parigi dello scorso luglio è ormai lontano, ma trovo solo ora il tempo di riordinare le idee sugli ottimi ristoranti che ho sperimentato nei giorni in cui sono stato nella Ville Lumière.
Questa volta vi racconto il mio tour per zone della città.
Il quartiere del Marais, vicino alla vivace Place de la Bastille, è il primo di cui vi parlo in questo goloso tour. Il Marais è un quartiere molto carino e alla moda, che consiglio sempre a tutti di visitare. Belle botteghe, negozi non omologati, musei molto interessanti ed originali, cibo kosher e felafel da sogno. Volendo fare una piccola deviazione, per i fan di Maigret non lontano da qui c’è il Boulevard Richard Lenoir, dove abitava nei romanzi di Simenon il noto Commissario (in realtà si tratta di un Boulevard piuttosto lungo, che arriva praticamente fino a Place de la République ed è proprio quasi alla fine di questo viale che si trova la sua abitazione).


Nel quartiere del Marais ho scoperto due ristoranti veramente meritevoli di essere recensiti, tutti casualmente nella stessa via, rue Vielle du Temple.
Il primo, Robert et Louise è definito “restaurant de feu” in quanto la sua specialità è la carne cotta a legna in uno scoppiettante e affascinante camino.
 
 
E’ un ristorante quasi d’altri tempi, che stride un po’ con lo stile del quartiere. Ma che bontà si possono trovare… La carne alla brace (tra cui l’ottima entrecôte) è tenera e succosa, servita con patate, insalata e deliziose salsine che solo i francesi sanno utilizzare così sapientemente.
 
 
Bello anche il locale, rustico, molto caldo ed accogliente e non caro. Si può mangiare anche sul bancone, se non c’è molto posto, e ciò aumenta il già forte fascino del locale.
Sempre in rue Vielle du Temple, poco lontano da questo ristorante, c’è una crêperie bretone à ne pas manquer, il Breizh Cafè .
 
 
Superato “lo scoglio” del proprietario davvero scortese, il posto è molto carino e si mangiano delle autentiche, classiche e croccanti crêpes bretonnes, le famose galettes di grano saraceno.
 
 
Ma le crêpes offerte sono anche declinate in mille altre varianti, anche “innovative”, con ingredienti e materie prime di alta qualità. Non a caso lo slogan del locale, aperto dal 2007 e con sedi anche a Cancale e Tokyo, recita: “La crêpe, autrement”. Ottimi anche i sidri, anche bio, serviti in seducenti “ciotole” di terracotta, che possono essere serviti con delle gustose crêpes dolci, oltre che con le galettes (in questo caso prendete quello molto secco).
 
 
Ci spostiamo ora in zona Montparnasse, un quartiere dalla cui stazione partono i treni verso l’Ovest, in direzione quindi della Bretagna, dell’Atlantico, dei paesi della Loira.
E’ un quartiere vivace, dominato dalla famosa Tour dalla quale, come la Torre Eiffel, si vede tutta Paris. A Montparnasse ci sono dei gloriosi ristoranti come Le Dome, La Rotonde (uno di fronte all’altro) o La Coupole, locali molto eleganti e cari che accolsero durante la Belle Epoque e non solo grandi artisti e scrittori (Picasso, Modigliani, Ezra Pound, Cartier Bresson solo per citarne alcuni).


Le Dome in particolare, oggi lussuoso restaurant de poisson, venne definito caffè anglo-americano per la presenza di scrittori inglesi ed americani che lo frequentavano, tra cui il grande Hemingway che lo citò anche nel suo bel romanzo “Paris est une fête”.
A Montparnasse ho optato per un ristorante sempre di proprietà del Dome, ma “più abbordabile” in termini di conto finale: Le Bistrot du Dome (il Dome possiede lì accanto anche una pescheria). Anche in questo caso si tratta di un restaurant de poisson dall’ambiente piacevole e accogliente e dai piatti a base di pesce particolarmente sfiziosi, indicati giornalmente sulla lavagnetta esterna.
 
 

Ho assaggiato in particolare un ottimo gazpacho andaluso con spiedino di gamberi e un lotte (una sorta di rana pescatrice) al limone confit (grande prodotto!), di una delicatezza e di un profumo eccezionali.


Sempre a Montparnasse ho scoperto (purtroppo tardi) un locale da sogno, molto simile a Vagenende, dagli interni Art Nouveau che era molto in voga durante la Belle Époque.


Già pregusto di assaggiare in un prossimo viaggio a Parigi le sue specialità come l’épaule d’agneau confite «façon 7 heures», il demi poulet rôti au jus, frites maison o il foie de veau poêlé lyonnaise, purée maison.
Last but not least un’altra mia validissima degustazione parigina: in zone “variabili” di Parigi (Place de la Madeleine, Porte Maillot, ecc.) c’è un camion “che fuma” ;-) ("Le camion qui fume") e che fa degli hamburger veramente gourmand: qui la mia recensione.
E la descrizione di altri luoghi golosi (e non solo) di Parigi non finisce qui… Stay tuned

6 luglio 2012

Un bel tour grazie al Tour


Anche quest’anno sono andato a vedere una tappa del Tour de France ciclistico. Questa volta il Tour partiva da Liegi, ma io ho dormito a Bruxelles perché non ho trovato posto nella città che ha dato i natali a Simenon. In questo post sintetizzo molto velocemente quello che ho fatto e visto per poi postare specifici articoli sulle città e luoghi mangerecci dove sono stato e che vi consiglierò vivamente di visitare.
Di seguito vi riporto un sintetico indice per argomenti che poi si dipanerà successivamente in altri post.

Bruxelles: città dove sono già stato altre volte ma dove torno sempre volentieri. La zona intorno alla Grand Place è veramente carina e piena di ristorantini molto caratteristici. Ma attenzione a non incappare in quelli turistici… Tuttavia, anche in zone molto turistiche della città, si trovano degli egregi ristoranti e birrerie che mi hanno fatto scoprire tanti prodotti tipici belgi e piatti-monumento della gastronomia del “plat pays”. Ho visto di questa città ovviamente anche zone che non conoscevo (come il quartiere Marolles), ho visitato la storica Brasserie Cantillon ed il bellissimo parco vicino al Palazzo Reale dove spiccavano delle belle opere di artisti dedicate alla gastronomia belga (nel 2012 a Bruxelles si festeggia l’anno della gastronomia con tantissime iniziative interessanti in merito, di cui vi parlerò).


A Bruxelles poi in molte zone della città si è “accompagnati” dalla presenza del personaggio dei fumetti simbolo del Belgio: Tin Tin. Tutto parla di lui, dai muri delle strade, alla pubblicità sui palazzi e nelle stazioni, ai negozi fino ad arrivare al bellissimo museo della “Bande Dessinée”.

 Europei 2012: ero a Bruxelles nelle due sere in cui l’Italia ha giocato contro la Germania e la Spagna. Tutte e due le partite le ho viste in un bel pub del centro. Nella prima partita in questo locale prevalevano nettamente gli italiani sui tedeschi. I festeggiamenti ed i caroselli dopo la vittoria dell’Italia erano davvero paragonabili a quelli che ci sono stati nelle principali città italiane.


Diverso discorso con la Spagna: netta prevalenza spagnola nel pub e “casino” indescrivibile dopo il 90’ a Place de la Bourse al grido di “Campeones, campeones, alé, alé, alé”…


Le Tour: il Tour per me è sempre una festa come ho più volte detto. Philippe Delerm, scrittore francese di bei libri, dice che se anche escludiamo tutti i ciclisti dopati rimane comunque molto al Tour: la Francia.


Questo è il Tour de France. Un tripudio di emozioni, di colori, di gesti tecnici; la folla, l’entusiasmo, la fatica dei corridori (e degli spettatori), una metafora della vita.

Delle belle miss che premiano la maglia a pois al Tour

Quest’anno il Tour partiva da Liegi: bella città soprattutto nel cosiddetto Carré, un quadrilatero di fascinose viuzze, anche se il Tour ha assorbito quasi tutta la mia giornata passata lì. A Liegi, comunque, vale la pena di andare solo per vedere la sua futuristica e stupenda stazione, progettata se non erro da Calatrava.



Un pupazzo del Commissario Maigret a Liegi

Bruges e Gand: ho rivisto con grande piacere queste due belle cittadine non lontane da Bruxelles che avevo visitato nel mio secondo viaggio all’estero in un freddo settembre di tantissimi anni fa (a Gand, allora, i primi giorni di settembre il termometro non eccedeva i 9°C!).


Le ho riviste con un occhio diverso ed ho molto apprezzato soprattutto Bruges, davvero degna di essere considerata la Venezia del Nord. Bella la sua Grand Place, come pure tutte le piazze grandi delle principali città del Belgio: hanno qualcosa di sontuoso e sono quasi dei salotti, che solo in questa nazione riescono ad essere così eleganti. Ho imparato pure qualche parola di fiammingo perché nelle Fiandre i cartelli in francese potete scordarveli…

Il tempo: erano circa 10 gradi in meno rispetto a Roma. Il maglioncino la sera era d’obbligo. Ma sono riuscito ad abbronzarmi nonostante il tempo “fresco-caldo-freddino-piovoso-coperto-di nuovo caldo-ventoso”…



Cibo e birra: non voglio anticiparvi nulla, ho fatto tante scoperte e riscoperte, ma di un prodotto non posso esimermi dal parlarvene sin da ora: il mitico sciroppo di Liegi! Qui trovate notizie e ricette. Ma non voglio dirvi di più e di questo ed altro vi parlerò nei prossimi post…:-)

26 gennaio 2012

A zonzo con Maigret ed il suo ossobuco con lenticchie


Nel mio recente soggiorno parigino mi sono divertito anche ad andare a visitare alcuni luoghi in cui bazzicava il mio commissario preferito, il Commissario Maigret. Si è trattato quasi sempre di posti che non conoscevo e che ho avuto quindi modo di apprezzare, a completamento delle mie conoscenze sulla città.
Chi legge i romanzi di Simenon dedicati a Maigret (sul quale tra l’altro è appena iniziata una collana molto interessante distribuita con il Sole 24 Ore) sa bene che Maigret aveva il suo ufficio al 36 del Quai des Orfèvres, a poca distanza da Notre Dame.


Al civico 36 vi era (ora non più) la sede della Polizia Giudiziaria e del Palazzo di Giustizia, tuttora presente. In una targa sotto l’attuale Palazzo di Giustizia, viene citata la storia di questa via e si dice che quest’ultima è stata resa nota proprio dai romanzi di Maigret. All’interno del suo ufficio, Maigret disponeva di una stufa in ghisa che non voleva abbandonare nemmeno con l’avvento del riscaldamento centralizzato e poteva vedere dalla sua finestra la Senna più o meno come la si vede dalla foto qui di seguito.


Durante i lunghi interrogatori che nel suo ufficio effettuava ad imputati vari, a volte non c’era nemmeno il tempo di mangiare ed allora i suoi fidi assistenti ordinavano per suo conto panini e birre alla limitrofa Brasserie Dauphine. Quest’ultima non esisteva realmente con questo nome, ma dovrebbe corrispondere ad un locale, “Aux Trois Marches”, che Simenon e quindi Maigret frequentava realmente e spesso e che ora è il ristorante interno dell’ordine degli avvocati.
Questa brasserie è situata nella bellissima Place Dauphine, proprio alle spalle del Quai des Orfèvres. E' una piazza davvero molto elegante, con bei palazzi e con al centro dei curati giardini e belle panchine.



Qui sembra di essere immersi in una foto ingiallita dal tempo, con della fascinosa terra battuta color giallo-senape per terra in corrispondenza dei giardini.


Ci sono stato inoltre in una giornata abbastanza fredda, con poca gente in giro e ciò le conferiva uno charme ancora maggiore. Particolare è anche il fatto che tale piazza si trova nella parte finale dell’Ile de la Cité e quindi la sua estremità ha una forma angolare, ad angolo acuto.
Tornando al mio mini-itinerario maigrettiano, proprio alle spalle di Place Dauphine c’è anche un bistrot citato nel romanzo di Maigret “La Chiusa n.1” che si chiama “Henry IV”.


Maigret infatti amava andare nei bistrot sia per osservare nel modo migliore possibile i potenziali responsabili di un delitto che li frequentavano, sia soprattutto perché era un grande buongustaio ed amava (come me) la cucina familiare, semplice, schietta e tradizionale di questi locali.
Ed è proprio in un caratteristico bistrot parigino che Maigret, in uno dei romanzi che recentemente ho letto, ha consumato un ottimo ossobuco con lenticchie. Allora, poiché alcuni giorni fa c’è stato l’ossobuco day ed io adoro l’ossobuco, era naturale collegare Maigret all’ossobuco. Ed ecco il motivo per cui è nato questo post.


Per preparare l’ossobuco con lenticchie di Maigret occorre infarinare gli ossibuchi e farli rosolare in un tegame ampio in olio extravergine con sedano, carota e cipolla tritati. Dopo averli girati di tanto in tanto, sfumare con del vino (io stavolta ho utilizzato un ottimo rosso) ed aggiungere poi del brodo vegetale e poca salsa di pomodoro. Far cuocere una decina di minuti e poco dopo aggiungere le lenticchie lessate (io ho usato quelle in scatola, vanno benissimo!). Portare a cottura a fuoco bassissimo e servire ben caldi.
E’ un piatto gustosissimo, soprattutto per il fatto che le lenticchie assorbono tutto il sapore della carne che è altrettanto saporita e morbida.
Viva Maigret e il suo creatore Simenon, ma soprattutto viva l’ossobuco!

8 dicembre 2010

Intervista a Gianni Mura


Gianni Mura è il giornalista sportivo che amo di più. I suoi articoli sul ciclismo e sul calcio sono dei veri capolavori e si leggono sempre con grande interesse e piacere. Ma Gianni Mura è anche un grandissimo esperto di enogastronomia e allora ho pensato che una persona che scrive con gran stile di cose che coincidono con le mie grandi passioni meritava di essere intervistata sul mio blog.
Ho allora scritto un’e-mail al suo indirizzo di posta elettronica, non avendo però grandi speranze di risposta, visti i notevoli impegni che i giornalisti hanno quotidianamente.
Con grande piacere dopo poco ho invece ricevuto la sua gradita risposta ed ora eccomi qui ad intervistare una persona che stimo molto.
I suoi articoli infatti non si limitano a descrivere i risultati dell’evento sportivo, ma raccontano storie, fanno scoprire aspetti inediti legati ai campioni dello sport, sono pagine di vita. E sul Venerdì di Repubblica apprezzo molto anche la sua rubrica settimanale sui ristoranti.
Secondo me non è un caso che sono sempre le grandi firme del giornalismo sportivo ad essere anche dei grandi esperti di enogastronomia. Penso ad esempio anche al grande Gianni Brera, di cui Gianni Mura è stato grande amico e sul quale ha scritto, dopo la morte di Brera, un bellissimo articolo intitolato “I senza Brera”.
Gianni Mura, qualche anno fa, ha inoltre scritto un libro, “Giallo su giallo” che mi è davvero piaciuto, perché mette insieme tante mie passioni come il Tour de France, la Francia, i gialli e il mangiare/bere bene.

Gianni Mura, dopo tanti anni come “suiveur” al Tour de France segue sempre questa corsa con lo stesso entusiasmo?

Dal punto di vista sportivo l’entusiasmo è minore. Il fenomeno del doping dà grandi delusioni e condiziona molto il lavoro. Rimane comunque sempre la speranza che il doping possa esser definitivamente sconfitto…
L’entusiasmo del viaggiatore invece c’è sempre. Girare la Francia, anche dopo venticinque Tour, è sempre bello. C’è sempre un paesaggio, uno scorcio, un qualcosa di bello dietro l’angolo che vale il viaggio.

Nel suo libro “Giallo su giallo” parla della Grande Notte del Cassoulet, un gran ritrovo di giornalisti ed amici per mangiare un gran piatto della cucina tradizionale del sud-ovest francese. Anche se quella era un’occasione particolare, in ogni caso al Tour organizzate davvero delle “rimpatriate” simili?

Non come nel libro. Ma quando si può, ci si ritrova con piacere. Magari non in quindici persone, ma in sei o sette sì. Il momento della cena è un momento importante dopo una giornata lavorativa intensa quando a pranzo non si ha l’opportunità di mangiare bene. Tutto però dipende da dove si è collocati logisticamente. I giornalisti al seguito del Tour de France sono tantissimi e c’è grande dispersione dei diversi colleghi tra i vari paesini limitrofi ai luoghi di tappa.

Cosa si aspetta dal prossimo Tour de France? Riusciranno i nostri Basso e Nibali a fare un salto di qualità in più e vincere qualcosa di importante?

Sono curioso di vedere Nibali che ha fatto un’ottima stagione 2010 vincendo alla grande anche la Vuelta. Basso invece credo sia in fase calante. Onestamente devo dire che non ha fatto l’anno scorso un grande Tour de France.

Foto tratta dal sito http://www.letour.fr/
E il Grand Départ del Tour de France dalla Vendée cosa offrirà ai tifosi e a voi giornalisti dal punto di vista enogastronomico e paesaggistico?

Dal punto di vista paesaggistico non molto. La Vandea è un po’ piatta e, anche se non è lontana dalla Bretagna, è tutt’altra cosa rispetto a quest’ultima. La Vandea è piatta, la Bretagna è mossa. E’ una sorta di Bretagna di serie B.
Comunque c’è il Puy du Fou e Noirmoutier, un’isola piatta famosa per le patate, le mimose ed una frase del pittore Renoir che giudicava le sue acque ben più suggestive di quelle del Mediterraneo. Ciclisticamente quest’isola è famosa per il Gois, una stradina stretta che si apre nel mare, percorribile solo con la bassa marea. Il terreno, reso scivoloso dalle alghe, fa sempre cadere qualcuno.

Ho letto dei suoi bellissimi articoli sul Commissario Maigret di Simenon. La cucina semplice e tradizionale che amava Maigret riuscirà a sopravvivere o sarà soppiantata da sushi, sashimi e quant’altro?

La gente prima o poi si stuferà di sushi e sashimi. Sono soltanto una moda. Si tornerà alla tradizione dove l’Italia è molto più attrezzata della Francia dal punto di vista del numero dei piatti. Da questo punto di vista Italia batte Francia 5-0!

Lei cura una rubrica di enogastronomia sul Venerdì di Repubblica. Quali sono le ultime tendenze della cucina italiana?

Si sta andando verso una cauta innovazione e verso una cucina tradizionale alleggerita. In questo modo si può coniugare il buono della cucina tradizionale con le esigenze salutistiche, sempre più sentite oggigiorno.

Quali sono le principali differenze tra la cucina italiana e quella francese? Stanno andando nella stessa direzione?

La cucina francese è meno innovativa e più codificata, penso ad esempio al Pot au feu o al Tournedos Rossini. Ma c’è anche meno passato nella cucina francese a meno che non si vada a mangiare in certi piccoli paesini. La cucina francese, inoltre, è più “internazionale” di quella italiana. Ovunque si trova il foie gras (che non mangio più per ragioni "etiche"), la coquille Saint Jacques, l’astice o il filetto…

Cosa ne pensa del fenomeno del foodblogging?

Non posso dare giudizi perché di solito non leggo i blog e quei pochi di sport che leggo presentano commenti poco pertinenti e fuori dal mondo. Non mi dedico ai blog perché già scrivo su un giornale e non ho tempo di farlo anche su un blog. Certamente sono una grossa opportunità per i grafomani. Ammetto anche che quelli di enogastronomia possono avere una certa funzione di “passaparola” per l’acquisto di determinati prodotti.

Sta arrivando la “flamme rouge” della mia intervista….A quando il prossimo libro del genere “Giallo su giallo”?

Ci sarà un secondo giallo, ma non proprio immediatamente; sarà il seguito di “Giallo su giallo” con protagonista ancora una volta Magrite.

Si chiude così l’intervista con questo grande giornalista di cui ho ammirato la schiettezza e la gentilezza. Grazie ancora!

24 ottobre 2010

36, Quai des Orfèvres

 Immagine tratta dal sito http://store.corriere.it

“Dalla finestra intravedeva un braccio della Senna, place Saint-Michel, una chiatta-lavatoio, il tutto in un’ombra azzurra, costellata via via dalle luci dei lampioni a gas che si accendevano” (da “Pietr il Lettone” di George Simenon)


Nei romanzi di Georges Simenon in cui è protagonista il Commissario Maigret la polizia giudiziaria ha sede al numero 36 del Quai des Orfèvres, sulla Senna, nell’Île de la Cité a Parigi.
E’ il luogo dove lavorano Maigret e il suo team e l'ufficio del commissario ha una bella vista sul fiume, una mitica stufa in ghisa, un porta pipe e una bottiglia di cognac sempre pronta per le occasioni speciali o gli interrogatori delicati.
Nella sala d'attesa dell’ufficio del Commissario, come si rileva in molti romanzi, si alternano i personaggi più diversi: “dalle vecchie conoscenze, ai poveri diavoli, dagli informatori della polizia, alle persone qualunque che, per motivi diversi, chiedono un colloquio”.
Durante le lunghe ore dedicate agli interrogatori che effettua Maigret in questi locali, di solito un garzone della Brasserie Dauphine porta all'ufficio del commissario un vassoio di birre (probabilmente Simenon amava quelle belghe) e panini.
La Brasserie Dauphine è un ristorantino in Place Dauphine, proprio dietro il Quai des Orfèvres. È citata in moltissimi racconti ed appare sin dal primo romanzo (Pietr il Lettone). In questa brasserie il commissario è solito consumare pasti o aperitivi, da solo o in compagnia di qualche assistente.
Il ristorante è in realtà un luogo che non esiste perché in quella zona non vi è una Brasserie Dauphine. Tuttavia lì vicino si trova il Café Restaurant aux Trois Marches, in cui Simenon si recava spesso.
Vi propongo oggi allora la semplice ricetta di uno dei sandwich (oltre a quelli al prosciutto e al formaggio) che gustava il goloso commissario (sandwich tra l’altro citato e descritto nel libro “la Trappola di Maigret”).

Sandwich del Commissario Maigret:


Ingredienti:

2 fette di pan carrè
una coscia di pollo
burro fuso
mostarda di Digione (possibilmente Maille)

Mescolare burro e mostarda e spalmare il composto su una fetta di pane. Sfilettare con cura il pollo precedentemente passato nel burro (in padella) e porlo sulla fetta di pane. Compiere la stessa operazione anche sull’altra fetta. Unire le due fette lasciando riposare per 10 minuti prima di gustarle. Un panino davvero originale per noi italiani con il gusto del pollo ben equilibrato con il sapore più forte della mostarda. Questo sandwich a mio parere si abbina benissimo ad una bella birra bionda ghiacciata.


Due ultime notiziole finali:

• è in edicola in dvd in diverse uscite la mitica versione italiana delle inchieste del Commissario Maigret, con la memorabile interpretazione di Gino Cervi;
36, Quai des Orfèvres è anche un film poliziesco molto bello (a me è piaciuto) di qualche anno fa con Daniel Auteil che consiglio di affittare in dvd.

7 agosto 2009

Buone vacanze a tutti...

....e divertitevi, riposatevi e rilassatevi, magari con qualche bel libro.
Io ve ne consiglio due di Simenon, riguardanti il Commissario Maigret ed ambientati in luoghi estivi:

Ci si risente verso la fine di agosto.
Ciao!

5 ottobre 2008

Maigret e la sua cucina

immagine tratta dal sito www.toutmaigret.com

Leggo sempre con passione i romanzi di Simenon sul Commissario Maigret. Finora ne ho letti sei, ma vorrei leggerli alla lunga veramente tutti.
Non che ami particolarmente i gialli, ma quello che più ammiro di Simenon è la capacità di descrivere in modo magistrale i luoghi di Parigi e della Francia, i personaggi e la passione del protagonista per la gastronomia. E’ anche per questo che parlo qui di Maigret.
In fin dei conti quindi non apprezzo tanto la storia in sé (pur comunque sempre ben magistralmente organizzata, descritta e sviluppata) quanto tutti questi altri aspetti che secondo me rendono Simenon davvero impareggiabile.
Dal punto di vista della cucina, tutti i racconti di Maigret sono abbastanza pervasi da citazioni riguardanti luoghi e piatti tradizionali della buona cucina francese. Vi sono poi dei classici ristoranti/locali parigini, aperitivi e bevande che il Commissario era solito frequentare e consumare. Senza dimenticare l’ottima cucina tradizionale della moglie di Maigret che faceva trovare al marito quando rientrava a casa, magari di fretta e furia nel pieno di un’intrigata inchiesta.
Uno dei piatti che io amo tanto e che figura abbastanza spesso nei romanzi di Simenon è la “Soupe à l’oignon gratinée” (non voglio tradurre il nome di questo piatto perché l’effettiva traduzione italiana non mi soddisfa, non so perché), anticamente sorbita dai lavoratori dell’allora mercato parigino di Les Halles quando faceva freddo all’alba.

Ecco la ricetta:

Pelate e affettate sottilmente quattro cipolle. In una pentola scaldate dell’abbondante burro, aggiungete le cipolle e cuocete a fuoco basso mescolando spesso finché non diventano dorate. Unire del brodo di pollo, abbassando successivamente la fiamma e lasciando sobbollire per circa un'ora.
Trasferire il tutto in una ciotola capiente sulla quale si saranno poste delle fette di baguette abbrustolite e dell’abbondante groviera grattugiata. Mettete in forno caldo a 250° per una decina di minuti circa, o comunque finché non si forma una crosticina dorata.