Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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27 maggio 2023

Da Vittorio apre a Portuense


Sono stato di recente in un locale molto interessante, situato in zona Portuense a Roma. Si tratta della nuova (la seconda) sede del locale “Da Vittorio”, una storica osteria romana situata nel cuore di Roma, a due passi da Santa Maria in Trastevere, San Cosimato e San Callisto. 
Il menù di questo ristorante è incentrato su piatti della tradizione, con delle solide e gustose proposte di cucina romana, ma anche gluten free oltre che con l’offerta di un’autentica pizza romana, quella bassa e scrocchiarella per intenderci.
La food experience presso da Vittorio inizia con gustosi antipasti, tra cui vanno menzionate le ottime bucce di patate fritte con pecorino e dei meravigliosi fagioli con le cotiche, piccantini al punto giusto.




Tra i primi buonissime sono le fettuccine col sugo di coda alla vaccinara, appena scurita da una punta di cacao, ma anche i tonnarelli alla carbonara, realizzati conformemente alla tradizione.


Per quanto riguarda i secondi, è senz’altro da menzionare una morbidissima coda alla vaccinara, una perfetta trippa alla romana e un altrettanto buono saltimbocca alla romana, fatto come in casa.





Tra i dolci, alcuni tipi di tiramisù come quelli al pistacchio o alla fragola concludono molto bene il pasto. Interessante anche la carta dei vini, con particolare attenzione a quelli regionali.

Da Vittorio a Trastevere è un punto di riferimento del Rione XIII e lo testimonia la clientela che giornalmente affolla il nostro locale in Via di San Cosimato 14”, ha commentato Marco De Angelis, proprietario del locale. “Il motivo di questa seconda apertura risiede invece nella volontà di soddisfare l'ampia domanda di coloro che vogliono provare la nostra cucina, grazie ad una location in grado di ospitare un numero maggiore di avventori, con la possibilità di mangiare sia all'aperto, che in un giardino d'inverno nelle stagioni più fredde. Vorremmo inoltre riuscire a fidelizzare i clienti di zona, anche proponendo cucine diverse, come quella senza glutine”, ha aggiunto De Angelis.
Il successo del locale di Trastevere è arrivato col tempo, con la costanza e con l'impegno quotidiano, anche grazie al supporto di Italy Food Porn, azienda specializzata nel food, leader in Italia nell’influencer marketing. “Questa organizzazione è stata una compagna di viaggio che ci ha aiutato a farci conoscere nella vetrina social e a “fare da megafono” afferma il proprietario. “Del resto le attività che sono buone e di qualità crescono molto più velocemente” gli fa eco Matteo di Cola, imprenditore digitale e co-fondatore di Italy Food Porn.
Ora l'obiettivo è ben chiaro: portare la sede di Portuense al livello di quella di Trastevere e diventare un punto di riferimento della cucina senza glutine (e non solo) per il quartiere.

Ps E’ stato da poco introdotto da Vittorio al Portuense il “mercoledì del pesce”, con un menù interamente a base di pesce freschissimo e con piatti, anche senza glutine, che cambieranno ogni settimana.

17 maggio 2023

Il “Paradiso del Pistacchio” apre la terza sede a Roma


La scorsa settimana sono stato invitato in un posto molto particolare denominato “Eden, il Paradiso del Pistacchio”. L’occasione era l’inaugurazione del terzo locale di questo ristorante (in via Boccea 531 a Roma, dopo quelli di via Carlo Gherardini e via Braccianense), noto per il suo concept innovativo, interamente basato su questo buonissimo frutto in guscio.



Qui ho potuto quindi degustare, in un ambiente piacevole, diversi piatti di un menù dedicato al pistacchio che vuole essere un connubio tra la tradizione laziale e siciliana, realtà in apparenza molto distanti, ma che trovano un punto di incontro nei piatti proposti.



Si va dalle bruschette e dai ricchi fritti cosparsi di pesto e granella di pistacchio ai diversi burger, uno dei quali guarnito con crocchetta di patate avvolta nel bacon, fino ad arrivare ad una scenografica mega burrata cosparsa di salsa al pistacchio. 


Ricca anche l’offerta dei primi, tra cui dei tonnarelli cacio, pepe e pistacchio e i cosiddetti “gnocchi pistacchiosi”.


L’offerta prosegue con la scelta di diversi secondi a base di carne e pesce (e pistacchio, ça va sans dire) e si conclude naturalmente con i dolci, tra cui spicca una cheesecake al pistacchio.


Eden nasce dall’idea di Mattia Michelangeli, un giovane chef di origini siciliane, che dopo anni di lavoro in cucina ha deciso di intraprendere questo progetto. “L’obiettivo è quello di far conoscere un prodotto versatile come il pistacchio in tutte le sue forme”, ha commentato Mattia. Tra i nostri punti di forza c’è il fatto che siamo gli unici a proporre il pistacchio in tutte le sue varianti, anche se tra le criticità di questo format c’è la possibilità che a qualcuno non piaccia. A tal proposito nei nostri locali proponiamo gli stessi piatti, anche senza l’aggiunta di pistacchio”.
In poco tempo Eden ha registrato una interessante crescita (sono stati aperti tre locali in due anni), anche grazie alla gestione e partnership con Italy Food Porn, azienda specializzata nel food e leader in Italia nell’influencer marketing.
Questa nuova apertura è quindi un’ulteriore sfida. L’obiettivo ora è di ampliare sempre più la clientela, sia con il delivery sia appunto con l’avviamento di nuovi locali, come è avvenuto con quello di Via Boccea.

10 maggio 2023

Le torte rustiche greche, pure passion


Una ricetta greca ogni tanto porta un raggio di sole e un po' di Mediterraneo nelle nostre cucine.
Lo spunto per preparare qualcosa in tal senso è legato ad una mia recente pausa pranzo in un ristorantino greco.
Il locale si trova non lontano dal mio ufficio, precisamente a Via Piave a Roma, ed è un posto carino dove si mangia bene a prezzi onesti.
Ad esempio in pausa pranzo una abbondante pita con crocchette di zucchine e di ceci, guarnita con pomodori, olive nere, cetrioli, feta, origano e cipolle rosse non costa molto ed è un piatto unico davvero completo e gustoso.


Nel menù di questo locale si possono comunque trovare altri piatti tipici della cucina greca, degli sfiziosi antipasti con formaggi e tante preparazioni a base di pasta sfoglia o fillo.
E sono state proprio queste ultime ad ispirarmi nella preparazione a casa della ricetta che vi presento oggi.
Ho voluto preparare una pizza rustica, con pasta fillo e formaggio cremoso impastato insieme a della Feta Dop, che non avevo mai realizzato in casa. Una pizza rustica un po' particolare, perché con la pasta fillo si creano una sorta di cilindri ripieni che poi si avvolgono a spirale in un tegame da forno (il nome della torta rustica credo sia Tyropita o qualcosa di simile).
Dalla foto che pubblico non si vede bene la spirale ma vi assicuro che i cilindri sono stati avvolti correttamente come a formare una chiocciola (per una versione più regolare comunque pubblico qui di seguito anche un’altra versione, con feta e spinaci, buonissima anch’essa).


Ecco nello specifico ingredienti (sulla quantità regolatevi “ad occhio”) e modalità di preparazione di questa ottima torta rustica:
 
Ingredienti
 
Pasta fillo surgelata (12 fogli)
Feta
Formaggio cremoso tipo stracchino
Miele
Olio extravergine

Sbriciolare la feta e mescolarla al formaggio cremoso in modo da creare un composto compatto.
Spennellare di olio extravergine tutti i fogli di pasta fillo. Sovrapporne tre e lungo il lato lungo disporre il ripieno cremoso ai formaggi. Arrotolare quindi “a salsicciotto” i fogli di pasta fillo ripieni e mettere da parte. Ripetere questa operazione altre due volte fino ad esaurimento del composto.
Ungere un tegame da forno di olio extravergine e cominciare a inserire in modo concentrico i “salsicciotti” di pasta fillo ripieni in modo da formare cerchi concentrici; alla fine si formerà una sorta di spirale o chiocciola (come quella della posta elettronica 😉).
Cospargere con un pennello imbevuto nel miele la parte superficiale della “chiocciola”. Si potrebbero anche aggiungere in superficie dei semi di sesamo che però non ho inserito perché non li amo e in quanto ad essi sono anche leggermente allergico.
Cuocere in forno finché la superficie non diventerà dorata (non ci vorrà molto, quindi seguite la cottura con attenzione!).
Ne viene fuori una preparazione dolce/salata molto golosa che io letteralmente adoro (sapete forse già che amo alla follia tutte le preparazioni con pasta sfoglia o similari).
In sé il ripieno è abbastanza sapido ma la presenza del miele in superficie compensa perfettamente il sapore forte soprattutto della Feta.
Allora buona Grecia a tutti dal punto di vista culinario ma non solo, sperando di riuscire a tornarci presto e per un periodo più lungo di quanto ci sia finora stato!
Accetto anzi consigli sugli innumerevoli posti (inclusi anche i locali, ovviamente) da visitare nella splendida terra ellenica.

6 novembre 2022

Uno spaghettino a Citara


Mi ritrovo solo ora a parlarvi di alcune mie scorribande ischitane della scorsa estate. Ma in effetti, essendo di fatto l’estate ancora in corso ad inizio novembre (?), questo post non è poi così fuori luogo.


Era da tanto tempo che non andavo a fare un bel bagno a Citara (Citara, non Cetara che si trova invece vicino ad Amalfi) ed ho voluto finalmente tornarci.
Per chi non la conoscesse, la spiaggia di Citara si trova a poca distanza in macchina dal centro di Forio d’Ischia.


E’ una bellissima lingua di sabbia immediatamente successiva alla spiaggia di Cava dell’isola (che si trova dopo Forio) e arriva fino a Punta Imperatore, un impervio sperone di roccia che chiude di fatto la baia.



In questi paraggi si trovano anche i bellissimi e lussureggianti Giardini di Poseidon, uno dei più bei parchi termali dell’isola.
A Citara a mio avviso si trova un mare che ha pochi eguali ad Ischia, con colori dal blu intenso al turchese ed una spiaggia con la sabbia come piace a me, non sottile, con granelli più spessi, che quindi si attaccano poco ai piedi andando via facilmente.


Il mare di Citara è divertente perché è disseminato di tanti comodi scogli, anche subacquei, molto ravvicinati tra loro, che consentono di fare un bagno “itinerante”, nuotando brevemente dall’uno all’altro, fino ad arrivare anche abbastanza a largo!


Sono voluto tornare a Citara anche perché ricordavo di aver mangiato, quando ero ragazzo, un memorabile spaghetto ai frutti di mare, preparato con grande maestria e savoir faire, che è rimasto ben impresso nei miei ricordi, forse per i suoi inimitabili profumi e per le sue eccellenti materie prime. Chissà… Penso proprio che fosse stato cucinato dalle mani di un pescatore, non c’è dubbio, o comunque di chi sa trattare il pescato come pochi.
Certamente questa volta non ambivo a gustare esattamente un piatto così impareggiabile, anche perché non avrei mai potuto ricordare il ristorante dove l’avevo mangiato, che probabilmente non esisterà più o avrà cambiato mille gestioni, ma l’idea di un ottimo spaghetto a Citara era sempre fissa nella mia mente.
Per la scelta del ristorante sono andato un po’ ad intuito, che in genere difficilmente mi tradisce, ed infatti ho scovato un posticino sul mare (che è anche stabilimento balneare, come spesso capita) molto interessante: il Bagno Teresa.


In questo semplice e pulito locale si mangia davvero bene. E strepitosi sono stati in particolare i piatti che ho assaggiato: una meravigliosa parmigiana bianca di zucchine e pesce spada e dei golosi spaghetti cacio, pepe e totano!



Fate quindi una gita a Citara, ne vale davvero la pena da tanti punti di vista. Col caldo sole di questo periodo si può ancora stare in spiaggia e quasi quasi ci tornerei… Venite anche voi?

15 marzo 2021

Assaggiando il chamichov plav, un piatto armeno delle feste


 Ogni tanto è bello cercare qualche ricettina etnica che interrompa la continuità della variegata scelta che offre la cucina italiana.
La ricetta che vi propongo oggi va in questa direzione ed è stata da me raccolta seguendo l’interessante gruppo Facebook “Il mondo a tavola - Dalla cucina etnica alle cucine del mondo” di Vittorio Castellani.
Si tratta di una ricetta tradizionale armena, il chamichov plav, un piatto delle feste composto da riso basmati e diversi tipi di frutta secca.
E’ un piatto che può essere mangiato tal quale, ma che si presta egregiamente ad accompagnare carni dal sapore deciso come quelle di agnello. Non la considererei pertanto una pietanza da servire come dessert nonostante la sua prevalente componente dolce, ma piuttosto una componente di una preparazione salata, visto che accompagna spesso carne o pesce dal gusto sapido.
Ecco come si prepara:

Ingredienti per 4 persone

200 gr di riso basmati
1 bustina di zafferano
20 gr di uva sultanina
20 gr di mandorle
20 gr di albicocche secche
20 gr di datteri (sono ottimi a mio avviso i “Deglet Nour” - il termine vuol dire “Dita di luce” - algerini)
Burro chiarificato (ma si può usare anche il burro normale, o meglio quello démisel)
Sale

Lavare il riso in abbondante acqua corrente e farlo cuocere al dente in acqua leggermente salata, aggiungendo lo zafferano durante la cottura.
Tagliare la frutta secca a cubetti e ammorbidirla nel burro a fuoco medio/basso  per alcuni minuti, fin quasi a caramellarla; aggiustare di sale.  Unire il riso “zafferanato” alla frutta secca e saltarlo velocemente in un’ampia padella prima di servirlo.

E’ un piatto ottimo e semplice da realizzare che a mio avviso si può accompagnare egregiamente a un agnello alla cacciatora per restare su preparazioni più legate alla nostra cultura culinaria ma anche, come giustamente si sottolineava nel gruppo Facebook, a degli spiedini di kebab con salsa allo yogurt.
Bon appétit!

18 settembre 2020

Un piatto goloso di terra, in una terra circondata dal mare


Dopo il post della scorsa volta su Ischia e le sue migliori zingare, mi appresto a parlare ancora una volta di questa bell’isola verde e di qualche piacevole esperienza gastronomica in essa vissuta. E preparatevi, perché delle mie scorse vacanze ischitane ho molto ancora da raccontarvi…
Oggi vi parlerò di un piatto molto interessante che ha origine dal locale di un mitico panificio di Ischia Ponte, il panificio Boccia.
Quest’ultimo è un forno presso cui sin da ragazzino compravo il pane caldo di notte (un pane “cafone” davvero speciale) e che vende anche tanti altri prodotti di grande qualità (frutta e verdura anche locali, salumi, formaggi, latticini, ecc.).
Questo panificio, in ogni festa che si tiene nel borgo di Ischia Ponte (quest’anno purtroppo sospese a causa di questa maledetta pandemia), offre poi tra l’altro delle deliziose bruschette col caciocavallo impiccato.
La novità di quest’anno è che di fronte al panificio ha aperto un suo pub, dal nome molto divertente (Bisboccia) che evoca il mangiare e bere in allegria, ma si riferisce contemporaneamente al nome dello stesso panificio (Boccia), che “raddoppia” così il proprio locale (Bis-Boccia).
Nella carta di quest’ultimo figurano davvero tante cose sfiziose, dai prodotti dal forno (pane e pummarol’,  zingara con porchetta di coniglio all’ischitana) al cibo da aperitivo (polpette di melanzane su salsa di pomodori profumati) ai piatti cucinati (gnocchi di patate e cozze, peperoncini verdi, pomodorini e salsa al basilico).
Un piatto di terra interessante in carta è poi rappresentato dalle linguine con crema di zucchine, "fiorilli", provolone e tarallo sbriciolato.
Ed è proprio quest’ultimo piatto che mi ha intrigato tantissimo e che ho voluto replicare a casa, sia pur con qualche variante ancora più ischitana, come vedrete tra un attimo.
Al posto del provolone ho infatti utilizzato un formaggio caprino semistagionato prodotto ad Ischia in un’interessante realtà direi montana (Corbaro Park), di cui vi parlerò prossimamente. Ho utilizzato poi dei taralli “‘nzogn e pepe” comprati in un biscottificio artigianale in località Campagnano sempre ad Ischia, a connotare ancor di più, appunto, l’”ischitanità” del piatto.
Detto questo, ecco di seguito gli ingredienti della ricetta e l’esecuzione della stessa.
 
Ingredienti
(per 2 persone)
 
250 grammi di spaghetti (li ho usati al posto delle linguine)
3-4 zucchine
Una cipolla
Alcuni fiori di zucca
2 fette spesse di formaggio di capra semistagionato
2 taralli sugna e pepe sbriciolati
Olio extravergine
Basilico
 
In una padella far appassire in olio extravergine la cipolla tagliata finemente. Aggiungere le zucchine lavate e tagliate a dadini. Salare e pepare e profumare con del basilico sminuzzato grossolanamente. Aggiungere durante la cottura, se necessario, un po’ d’acqua. Una volta cotte le zucchine, frullarle in modo da ottenere una crema. Tenere da parte.
Far cuocere la pasta al dente e tuffarla con un po’ d’acqua di cottura nella padella con la crema di zucchine, a cui sarà stato aggiunto il formaggio tagliato a dadini.
Spadellare per bene a fiamma media. Spegnere il fuoco ed aggiungere i fiori di zucca tagliati a listarelle e mantecare ancora.
Impiattare, guarnendo con basilico, altri fili di fiori di zucca e, a mò di parmigiano, una generosa dose di tarallo sbriciolato che contiene poi al suo interno anche delle buonissime mandorle.
Un piatto davvero ben riuscito, ricco, opulento, dal sapore schietto e campagnolo, che vi invito ad assaggiare. Un piatto di terra in una terra circondata dal mare.
Niente di sorprendente. Del resto voi sapete che la cucina più tipica dell’isola è solo di terra, no?

8 marzo 2020

Piatti della memoria e di famiglia: il riso con l'uovo


Ho preparato dopo tantissimo tempo questo piatto che mi riporta ai tempi dell'infanzia.
Periodo in cui, fortunatamente, la cucina non era ancora così "pubblica", condivisa, esibizionista, sotto i riflettori, spettacolarizzata.
Da bambino amavo tantissimo il riso con l'uovo, un piatto semplice ma davvero buono, con il riso caldo che rapprende l'uovo sbattuto insieme al formaggio.
Per qualche strano motivo non ho più mangiato questo piatto, tipico di non so quale regione e certamente più diffuso nelle case che non nei ristoranti.
Era ora di prepararlo e riassaggiarlo, anche per presentarlo a chi non lo conosce (ci sarà qualcuno che non ha ancora avuto questo piacere?).
Ecco la ricetta (i quantitativi sono per due-tre persone), anche se più o meno l'avrete già intuita da quanto ho scritto poco più in alto.
Bollire 5 tazzine da caffè di riso (va bene anche un Carnaroli o un Vialone Nano) in abbondante acqua salata.
Nel frattempo in una ciotola sbattere due uova con abbondante parmigiano grattuggiato e un pizzico di sale.
Scolare il riso ancora bollente e versarvi sopra, immediatamente, il composto di uova e parmigiano. Mescolare per bene in modo che il riso caldo possa lievemente cuocere le uova. Guarnire con un po' di prezzemolo tritato e mescolare ancora bene.
Servire subito, con l'aggiunta di ulteriore (abbondante, se vi piace) parmigiano.
E' una ricetta semplicissima, velocissima e buonissima, che vi invito a provare.
Un comfort food che di questi tempi un pò (o parecchio) inquieti è davvero necessario!

14 febbraio 2020

I formati di pasta, quelli che preferisco e quelli che detesto


E’ arrivato finalmente il momento di fare il punto su un argomento di cui non ho mai parlato sul mio blog: i formati di pasta che preferisco.
Avverto subito che in questo post mi riferirò a tipi di pasta da consumo di “tutti i giorni” da abbinare a preparazioni “normali”, che mangiamo nel quotidiano, in assenza di moltissimo tempo a disposizione per preparare manicaretti più ricercati. Quindi mi soffermerò su formati del tutto consueti ed appartenenti a marche commerciali e non di maggior qualità, che pur ogni tanto consumo ovviamente con piacere. Non farò riferimento quindi al criterio importantissimo della qualità della pasta, ma semplicemente, ribadisco, alle mie predilezioni generali in relazione alle tipologie e formati di pasta.
Cominciamo subito col dire che ho una leggera preferenza per la pasta corta rispetto a quella lunga (spaghetti, bucatini e quant’altro), anche se quando sento parlare di pasta corta mi viene da pensare a quella piccola come i vari tipi di pastina e non a quella che definirei in modo del tutto personale “media”, corrispondente a penne, rigatoni, mezzemaniche e formati simili.
Ovviamente, sempre secondo il mio punto di vista ma penso anche di molti, la pasta lunga si presta bene per preparazioni a base di coquillages come vongole e cozze e quindi in questo caso la preferisco a quella più corta. Col pesce non disdegno per niente, comunque, di utilizzare della pasta come le mezzemaniche, ma non di più. Detesto ad esempio l’abbinamento dei paccheri coi piatti di mare, una pasta che in generale non amo per niente, se devo dirla tutta (e invece in giro si trovano tanti ristoranti che utilizzano diffusamente i paccheri con preparazioni a base di pesce). Perché non amo i paccheri? Perché è difficile trovare il giusto punto di cottura e perché non prediligo un formato così grande.
Direi che quello che preferisco in assoluto è rappresentato dai rigatoni, possibilmente rigati, che catturano bene tutte le salse con cui sono conditi. Trovo che quello dei rigatoni sia un formato ottimo anche per mangiare dei classici della cucina romana, come la carbonara e l’amatriciana, che al limite possono essere gustati ottimamente anche con dei bomboloni o “occhi di lupo”. Sono invece meno orientato, in relazione a questi piatti, con l’utilizzo di pasta lunga tipo tonnarelli o bucatini.
Anche le classiche penne, sempre rigate, sono un altro formato che prediligo e che si adatta a moltissime salse, sia a base di pomodoro che bianche (non amo per niente invece le penne lisce, che non riescono a piacermi a prescindere dalla più o meno elevata qualità della pasta).
Nell’ambito delle paste lunghe un formato di cui vado pazzo sono i fusilli bucati lunghi, che spesso uso con un sughetto a base di aglio, polpa di pomodoro, mozzarella vaccina, origano e peperoncino che diventa filante e cremoso e ben si adatta a questo tipo di pasta (questo piatto, tra l’altro, ebbe un successo clamoroso quando lo cucinai anni fa a casa di amici francesi nei pressi di Lione!). Non amo molto invece i normali fusilli, troppo banali, mentre mi piacciono molto anche i fusili bucati corti.
Sempre nel capitolo paste lunghe sto rivalutando molto negli ultimi tempi le mafaldine, con quel risvolto riccio esterno che cattura i sapori e non mi dispiace per niente.
In un post del genere vorrei soffermarmi anche sul tema delle pastine. Adoro utilizzarle quasi risottate in tiepide (non calde!) minestre invernali con passati di zucca, di spinaci, di bieta o insieme ad un minestrone frullato e tanto parmigiano. I formati che preferisco sono i tubettini rigati (quelli piccolini, ma amo anche quelli “normali” che adoro con una buona salsa di pomodoro e parmigiano), quelli che alcune marche definiscono “puntine” o i cosiddetti “risoni”. Non amo per niente invece le farfalline, le conchigliette e le stelline e non so dirvi nemmeno il perché.
Mi piace molto anche una pasta ellittica un pò a forma di gomito che alcuni produttori chiamano “celentani”, che adoro con la salsa ai 4 formaggi, perché essendo anche bucata incamera la relativa crema (analogo discorso vale per i pur diversi sedanini).
Tra i formati speciali e quindi non consueti (e qui faccio eccezione rispetto a quanto detto ad inizio articolo) devo citare le “ruote” Cavalieri, tra l’altro uno dei produttori (se non IL produttore) di pasta che preferisco. Sono un formato calloso, ben al dente che con i tanti “raggi” delle sue spesse ruote porta con sè ogni tipologia di salsa.
Queste sono le tipologie che mi vengono in mente e che senz’altro preferisco (o detesto). Ne avrò sicuramente dimenticato alcune. Nel caso me ne ricordassi in seguito, farò un’integrazione o aggiornamento di questo post.
La cosa in qualche modo incredibile, comunque, quando si parla di formati di pasta è che a parità di condimento un piatto può essere profondamente diverso, se cambia la tipologia usata.
Siete d’accordo? Quali sono in ogni caso e in generale le vostre preferenze sui formati di pasta?

18 ottobre 2019

Architettura, cultura e gastronomia: that’s Bilbao


Bilbao è una città molto interessante, ma può capitare di non comprenderla subito appieno. Appena si arriva nel capoluogo della Biscaglia a tratti sembra di avere a che fare con un luogo “normale”, banale, se non bruttino. E magari si è accolti anche, come mi è capitato, da un cielo grigio che non giova ad un favorevole primo giudizio sulla città.
Ma poi, scoprendola meglio, non si può fare a meno di apprezzarla. Dalla Plaza Moyua, dove si approda dall'aereoporto, una non lunga passeggiata sulla commerciale Gran Vìa conduce all’esterno della stazione centrale. E qui si ha un primo, stupendo colpo d'occhio, con la facciata decorata in stile liberty che guarda il fiume Nervion e con una scritta vintage che ricorda un antico collegamento con Santander.


Poco più avanti si scopre il fascinoso teatro Arriaga e la parte vecchia della città, denominata Casco Viejo.


Qui siamo in una sorta di Trastevere bilbaina, con tante viuzze caratteristiche e una miriade di incantevoli localini che di sera si riempiono di gioventù festosa.


Sono questi i bar e le taverne dove si gusta l'autentica cucina basca e di Bilbao, con tanti pinxtos (o tapas, ma è meglio chiamarle nel primo modo...) e meravigliosi piatti tipici di carne e di pesce, accompagnati dal vino locale, il txakoli.



In questo quartiere è gradevole passeggiare sotto i portici dell’attraente Plaza Nueva e fermarsi in uno o più locali che si affacciano su di essa, osservando e apprezzando lentamente, oltre che lo sfizioso cibo, anche la vivacità della gente basca. Nella stessa zona sono anche da vedere delle belle chiese, tra cui quella di San Nicolás.


Per gli amanti della gastronomia altra tappa imperdibile, sempre nei pressi del quartiere del Casco Viejo, è una visita al mercato della Ribera.

Palazzi "colorati" nei pressi del mercato della Ribera
Si tratta di un mercato coperto, strutturato su più livelli, dove è possibile trovare di tutto, dai ristoranti ricchi di invitanti pinxtos, alla carne, all’ortofrutta, al pesce.


Il vicino mare in particolare regala tante ottime varietà ittiche, tra cui il Bonito del Norte un tonno molto caratteristico e gustoso. Oltre a molto altro pesce azzurro, tra cui le note acciughe della zona.


In Spagna mi colpisce sempre la cultura locale per le olive da mensa e quindi ho ancora una volta molto apprezzato in questo mercato i relativi banchi, ricchi di tantissime varietà di questo prodotto. Le olive sono offerte o al naturale o preparate in tanti sfiziosi modi (compresi i pintxos di olive, ripiene di numerosi e gustosissimi ingredienti).

Olive "da passeggio"
A Bilbao è molto piacevole anche fare una passeggiata lungo il fiume proprio dal quartiere del Casco Viejo fino al museo Guggenheim. E' una camminata lunga ma gradevole e ricca di interessanti spunti e cose da vedere. Come ad esempio il ponte con pavimento in vetro chiamato Zubizuri del famoso architetto Santiago Calatrava, che fa pensare alla vela di una barca. Sempre da quelle parti si può prendere una funicolare, quella di Artxanda, che consente di godere di una splendida vista sulla città.
La passeggiata ha la sua conclusione, perché lì è doveroso fermarsi parecchio, presso il museo Guggheneim, decisamente il simbolo di Bilbao. Un museo, inaugurato nel 1997 e progettato dal nordamericano Frank O. Gehry, che contiene al suo interno molte opere di arte moderna e contemporanea tra cui quelle di David Salle, Jeff Koons, Louis Bourgeois e Robert Rauschenberg. Ma vale la pena di vedere il Guggenheim anche solo da fuori, composto da tante curve di titanio e con la presenza esterna di altri capolavori oggetto di mille foto e “selfie”. Come quello del cane Puppy, una splendida scultura floreale di Jeff Koons situata appena fuori al museo. O del gigantesco ragno di Louise Bourgeois, anch'esso affiancato alla nota esposizione permanente.


E' poi da segnalare anche il limitrofo ponte La Salve, con il suo appariscente ed enorme arco rosso. E in lontananza si può ammirare l’altissimo grattacielo della società Iberdrola.


Da rilevare che presso il Guggenheim è possibile godere di esperienze indimenticabili, oltre che culturali, anche di tipo enogastronomico. Il suo bar, il suo bistrot e soprattutto il suo ristorante stellato Nerua (chef Josean Alija) offrono infatti cibo e bevande di elevata qualità. Al bar in particolare si possono gustare pintxos molto buoni come il famoso bilbaino con uovo sodo ripieno e gamberi o quelli con bisque di crostacei, accompagnati benissimo in estate da un gazpacho di pomodoro e anguria.


Da non perdere anche l’esperienza al bistrot del ristorante stellato, dove mi ha colpito l’impeccabile servizio e la qualità delle materie prime, servite in sfiziosi piatti di una cucina in stile mediterraneo, ricca anche di piacevoli effetti scenografici.


Camminare per Bilbao è la cosa migliore, come avrete intuito, per scoprire pian piano una città sempre più moderna (di tanto in tanto si scoprono strutture innovative progettate da architetti noti in tutto il mondo). L'efficiente metropolitana in ogni caso è sempre a disposizione per collegare il centro con le zone un po’ più lontane. E l’accesso a ciascuna fermata è del tutto particolare, attraverso una sorta di tubo di vetro disegnato da Norman Foster, tramite il quale si scende nelle “viscere della terra”.

Un atipico "salottino" in strada

Per gli amanti del calcio un'esperienza da non perdere è assistere ad una partita della squadra locale, l’Athletic Bilbao, nel “tempio” del calcio spagnolo ed internazionale, lo stadio San Mamés (su questo tema ho parlato approfonditamente in questo post), distante non tantissimo dal centro.
Vicino al San Mamés meritano una visita il Museo delle belle arti e il limitrofo Parco Casilda Iturrizar. Sempre nei pressi dello stadio, inoltre, partono degli autobus che collegano nel modo più veloce e confortevole Bilbao con vicini ed incantevoli posti di mare, oltre che con la bella San Sebastian e con la francese ma sempre autenticamente basca Biarritz. Ma di quest'ultima e del suo meraviglioso oceano vi parlerò nel prossimo post.