Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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7 settembre 2013

Paris est (toujours) une fête

 
Il mio viaggio a Parigi dello scorso luglio è ormai lontano, ma trovo solo ora il tempo di riordinare le idee sugli ottimi ristoranti che ho sperimentato nei giorni in cui sono stato nella Ville Lumière.
Questa volta vi racconto il mio tour per zone della città.
Il quartiere del Marais, vicino alla vivace Place de la Bastille, è il primo di cui vi parlo in questo goloso tour. Il Marais è un quartiere molto carino e alla moda, che consiglio sempre a tutti di visitare. Belle botteghe, negozi non omologati, musei molto interessanti ed originali, cibo kosher e felafel da sogno. Volendo fare una piccola deviazione, per i fan di Maigret non lontano da qui c’è il Boulevard Richard Lenoir, dove abitava nei romanzi di Simenon il noto Commissario (in realtà si tratta di un Boulevard piuttosto lungo, che arriva praticamente fino a Place de la République ed è proprio quasi alla fine di questo viale che si trova la sua abitazione).


Nel quartiere del Marais ho scoperto due ristoranti veramente meritevoli di essere recensiti, tutti casualmente nella stessa via, rue Vielle du Temple.
Il primo, Robert et Louise è definito “restaurant de feu” in quanto la sua specialità è la carne cotta a legna in uno scoppiettante e affascinante camino.
 
 
E’ un ristorante quasi d’altri tempi, che stride un po’ con lo stile del quartiere. Ma che bontà si possono trovare… La carne alla brace (tra cui l’ottima entrecôte) è tenera e succosa, servita con patate, insalata e deliziose salsine che solo i francesi sanno utilizzare così sapientemente.
 
 
Bello anche il locale, rustico, molto caldo ed accogliente e non caro. Si può mangiare anche sul bancone, se non c’è molto posto, e ciò aumenta il già forte fascino del locale.
Sempre in rue Vielle du Temple, poco lontano da questo ristorante, c’è una crêperie bretone à ne pas manquer, il Breizh Cafè .
 
 
Superato “lo scoglio” del proprietario davvero scortese, il posto è molto carino e si mangiano delle autentiche, classiche e croccanti crêpes bretonnes, le famose galettes di grano saraceno.
 
 
Ma le crêpes offerte sono anche declinate in mille altre varianti, anche “innovative”, con ingredienti e materie prime di alta qualità. Non a caso lo slogan del locale, aperto dal 2007 e con sedi anche a Cancale e Tokyo, recita: “La crêpe, autrement”. Ottimi anche i sidri, anche bio, serviti in seducenti “ciotole” di terracotta, che possono essere serviti con delle gustose crêpes dolci, oltre che con le galettes (in questo caso prendete quello molto secco).
 
 
Ci spostiamo ora in zona Montparnasse, un quartiere dalla cui stazione partono i treni verso l’Ovest, in direzione quindi della Bretagna, dell’Atlantico, dei paesi della Loira.
E’ un quartiere vivace, dominato dalla famosa Tour dalla quale, come la Torre Eiffel, si vede tutta Paris. A Montparnasse ci sono dei gloriosi ristoranti come Le Dome, La Rotonde (uno di fronte all’altro) o La Coupole, locali molto eleganti e cari che accolsero durante la Belle Epoque e non solo grandi artisti e scrittori (Picasso, Modigliani, Ezra Pound, Cartier Bresson solo per citarne alcuni).


Le Dome in particolare, oggi lussuoso restaurant de poisson, venne definito caffè anglo-americano per la presenza di scrittori inglesi ed americani che lo frequentavano, tra cui il grande Hemingway che lo citò anche nel suo bel romanzo “Paris est une fête”.
A Montparnasse ho optato per un ristorante sempre di proprietà del Dome, ma “più abbordabile” in termini di conto finale: Le Bistrot du Dome (il Dome possiede lì accanto anche una pescheria). Anche in questo caso si tratta di un restaurant de poisson dall’ambiente piacevole e accogliente e dai piatti a base di pesce particolarmente sfiziosi, indicati giornalmente sulla lavagnetta esterna.
 
 

Ho assaggiato in particolare un ottimo gazpacho andaluso con spiedino di gamberi e un lotte (una sorta di rana pescatrice) al limone confit (grande prodotto!), di una delicatezza e di un profumo eccezionali.


Sempre a Montparnasse ho scoperto (purtroppo tardi) un locale da sogno, molto simile a Vagenende, dagli interni Art Nouveau che era molto in voga durante la Belle Époque.


Già pregusto di assaggiare in un prossimo viaggio a Parigi le sue specialità come l’épaule d’agneau confite «façon 7 heures», il demi poulet rôti au jus, frites maison o il foie de veau poêlé lyonnaise, purée maison.
Last but not least un’altra mia validissima degustazione parigina: in zone “variabili” di Parigi (Place de la Madeleine, Porte Maillot, ecc.) c’è un camion “che fuma” ;-) ("Le camion qui fume") e che fa degli hamburger veramente gourmand: qui la mia recensione.
E la descrizione di altri luoghi golosi (e non solo) di Parigi non finisce qui… Stay tuned

19 gennaio 2011

Venezia, caffè storici e locali di qualità


Seconda tappa del mio weekend dell’Epifania: Venezia. Cosa non si è detto di questa magnifica città?
Tralascio quindi gli aspetti descrittivi e di elogio delle bellezze lagunari e passo ad altre mie impressioni su una città che comunque, anche se ci si è stati varie volte, stupisce sempre e regala angoli e scorci sempre sorprendenti.
Certamente Venezia andrebbe “assaporata” meglio fuori dai periodi di massima affluenza turistica, ma purtroppo è raro che ciò possa accadere nel corso dell’anno per gli impegni vari che ho.
Quello che comunque mi ha colpito di Venezia, e di cui mi ero quasi dimenticato, è l’eccessiva presenza di ristoranti “turistici”, con menù relativamente economici e di dubbia qualità. I piatti tra l’altro sono spesso rappresentativi della cucina italiana in generale, non proponendo per nulla o quasi le specialità locali, per soddisfare probabilmente una domanda, soprattutto straniera, più ampia possibile.
Difficile quindi trovare un ristorante non turistico a Venezia, ma per fortuna i posti buoni ci sono, o segnalati da giuste guide o dal fiuto da “foodie” che è in me (in noi).
Una soluzione sfiziosa può essere quella di spizzicare golosi assaggini in qualche tipica cicchetteria, dove bere del buon vino e degustare tante deliziose tapas nostrane.
Ed io ho fatto proprio questo, in un locale che ho scoperto vicino al mercato del pesce nel quartiere San Polo, non lontano da Rialto. Proprio di fronte a questo mercato, infatti, si trova un localino non molto grande dal nome “Pronto pesce pronto” (San Polo, 319 Tel. 041.8220298) che prepara tanti gustosi piatti e assaggi di cucina marinara.


Baccalà mantecato, cremoso e spumoso, sarde gratinate, gamberetti grigi e cuori di carciofo, seppie con radicchio, lasagnette salmone affumicato e zucchine sono solo alcune delle proposte di questo simpatico locale. Ma sono da ricordare anche le moeche marinate che sono dei buonissimi granchi teneri, in muta che, abbandonata la vecchia corazza, non hanno ancora consolidato la nuova. Verso l’ora di pranzo si possono mangiare, innaffiati da buon vino, anche primi o secondi espressi come risotti o, nel giorno in cui ci sono andato, dei fantastici tagliolini con peverasse (vongole locali). In quest’ultimo caso, il piatto era insaporito anche con zenzero, menta, carote e sedano: una vera squisitezza!


Da non dimenticare anche l’ottimo croissant con ripieno di baccalà mantecato e spezie…Un posto tutto sommato economico, dove si mangia quindi davvero bene, con interessanti proposte di cucina locale/innovativa che consiglio davvero!
Il mio giro per Venezia questa volta si è orientato anche sulla piacevole frequentazione di caffè e locali storici che meritano veramente una visita e nei quali si “respira” una stupenda atmosfera ed eleganza.
In Piazza San Marco, sotto i portici, spicca il caffè Florian chiamato così dal nome del fondatore, Floriano Francesconi.



Qui Casanova corteggiava le dame, si recavano Lord Byron, Foscolo, Goethe, Rousseau... Le magnifiche sale e il fascino di questo caffè sono da allora quasi rimasti intatti…
Di fronte al Florian ho molto apprezzato anche Quadri che durante l'occupazione austriaca, come si legge nella guida dei locali storici d’Italia, “era il locale preferito dai militari e civili tedeschi, tanto da essere ribattezzato “Kaffeehaus”. Sontuosamente affrescato e locale di gran lusso, offre anche una ristorazione di alto livello”.
Non ci possiamo certo dimenticare, inoltre, della Venezia di Hemingway. Allora come posto rappresentativo della sua permanenza in questa città è d’obbligo ricordare e visitare il Cipriani Harry’s Bar dove ad Hemingway era riservato “il suo” tavolo, quale segno di rispetto per quel cliente ed amico (del proprietario) così speciale e dai gusti così abitudinari (Daiquiri, Bellini, ecc.)*.


Invece “la sua” stanza di albergo, nel periodo in cui era già famoso, era al glorioso Hotel Gritti, che per Hemingway era "il miglior albergo della città in una città di grandi alberghi".

*Informazioni tratte dal bellissimo libro “A spasso con Papa Hemingway” di Guido Guidi Guerrera.

23 settembre 2010

Les poireaux, perché no?

I porri (poireaux in francese) sono per me il simbolo della casalinga francese che va a fare la spesa al mercato. Se ci fate caso, dal sacchetto della spesa di ogni massaia in Francia spunta sempre un ortaggio lungo, dalle estremità verdi che è proprio il porro.
Il porro in Francia è diffusissimo ed utilizzatissimo in cucina, per prepararci potages, zuppe, frittate, torte rustiche, tutte secondo me buonissime ed aromatiche. In Italia è sicuramente molto meno conosciuto ed utilizzato, almeno nel Centro-Sud. Ed è un peccato perché è un prodotto che merita davvero un’adeguata valorizzazione.
Oggi ho scelto allora di utilizzarlo in un magnifico risotto, abbinandolo ad un altro prodotto che adoro: la provola (che invece è ben diffusa nelle nostre regioni meridionali).
Allora, ecco come ho preparato questo bel risottino:
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Ho fatto innanzitutto un buon brodo vegetale e l’ho filtrato.
Ho fatto poi appassire in del burro misto ad olio extravergine e a poco brodo un porro tagliato a rondelle, precedentemente lavato. Quando il porro ha cominciato ad appassire, ho aggiunto del buon riso per risotti (Vialone Nano o Carnaroli, ad esempio) e l’ho fatto tostare. Ho poi sfumato con del vino bianco secco e successivamente ho aggiunto poco a poco dei mestoli di brodo, come per un normale risotto.
Portato a cottura il riso, e aggiustando di sale, ho spento il fuoco ed ho aggiunto del burro e del parmigiano per mantecare. Solo successivamente, ho aggiunto della provola tagliata a cubetti, mescolando per bene. Ho infine impiattato, guarnendo il risotto con del prezzemolo tagliato grossolanamente.

Ne è venuto fuori un ottimo risotto, ma le “prove” con i porri non finiscono qui: seguitemi e vedrete quali altre ricette sfiziose vi preparerò (ve ne darò anche una semplice, tratta nientepopodimenoche da un bellissimo libro di Hemingway!). Se comunque voi avete suggerimenti golosi su utilizzi vari del porro, sono tutt’orecchi….

12 marzo 2008

“My daiquiri in el Floridita, my mojito in la Bodeguita”

Questa frase è contenuta in un libro bellissimo, che ho appena finito di leggere.
Avevo letto, non ricordo dove, di questo libro dal titolo “A spasso con Papa Hemingway” di Guido Guidi Guerrera e un bel giorno, dopo parecchio tempo, trovandomi in libreria, decisi di prenderlo non appena mi venne in mente il suo titolo. Ma il libro non era disponibile e quindi ho dovuto ordinarlo.
Ne è valsa però veramente la pena. Ora che ho completato la lettura, non posso che tesserne le lodi, dispiaciuto che sia finito così presto.
L’autore ripercorre tutti i luoghi di Hemingway sia descritti nei suoi libri, sia quelli dove Hemingway risiedeva o si recava.
Nel libro sono anche indicati ricordi su quest’ultimo scrittore delle persone del luogo, testimonianze, prove della sua presenza.
La Spagna, Venezia, Parigi e soprattutto Cuba sono molto ben descritti al punto che ora vorrei andarci di corsa…; i locali dove il grande autore si recava si materializzano sotto gli occhi del lettore…
Il libro è anche un’ottima guida enogastronomica in quanto sono citati prodotti e ricette locali a cui c’è spesso un rimando e approfondimento alla fine di ogni capitolo.
E poi Hemingway era un uomo che amava moltissimo i cocktail: alcune varianti, come forse è noto, sono divenute famose e codificate a livello internazionale proprio grazie a lui!
Insomma un libro che consiglio vivamente a tutti gli amanti dell’enogastronomia, dei viaggi e del mare come sono io, come siete voi e soprattutto come era il grande Hemingway!