Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

12 settembre 2021

Non solo Calise: i migliori cornetti ad Ischia


L’anno scorso la mia estate ischitana fu caratterizzata anche da una mia “indagine pratica” sulla migliore “zingara” dell’isola (ne ho parlato qui). Fu un esperimento molto divertente che mi portò a scovare locali inediti dove questo street food era preparato in modo divino.
Quest’anno mi sono invece dedicato ai mitici cornetti ischitani, perché ad Ischia i cornetti buoni si possono mangiare in tanti ottimi locali e non solo in quello più rappresentativo ed “istituzionale”, la pasticceria Calise.
Ho così cercato, limitandomi però alla zona di Ischia Porto/Ischia Ponte e dintorni, di trovare altri luoghi in cui la colazione mattutina (o il post serata, perché no) possa essere davvero ottimamente allietata da un cornetto degno di questo nome.
Tra i vari miei assaggi posso senz’altro citare tre posti molto meritevoli, mentre mi ha molto deluso un locale sul quale avevo grandi aspettative poi disattese e che non citerò in questo post.
Ecco allora i tre locali che ho selezionato, elencati in ordine decrescente, dal terzo gradino al (mio) vincitore di questa estate (tutti gli indirizzi sono facilmente reperibili sul web).

3 - Pasticceria Luisa: siamo in località Pilastri, non lontano in macchina dalle zone centrali di Ischia Porto. In questa pasticceria, situata un po’ in basso rispetto al piano strada, è piacevole sedersi con calma al fresco a bere un buon caffè. Ovviamente accompagnato da un buonissimo cornetto. Un cornetto non troppo colorito in superficie, ma di gran sapore e morbidezza, ripieno lungo tutta la sua lunghezza, senza spazi vuoti. Ottima la sua crema, che ben si accorda con una buona qualità di amarena. Voto: 7,5


 2 - Bar pasticceria Vittoria: ci troviamo in piena piazzetta, nei luoghi del passeggio e della movida ischitana, a ridosso del corso principale di Ischia Porto. Il locale è sempre pieno a tutte le ore del giorno e della notte e tra i suoi prodotti di punta figura senz’altro il suo mitico cornetto. Un godurioso prodotto di grandi dimensioni, gonfio, caratterizzato da una buona e friabile pasta esterna, leggermente caramellata che ricorda il mio cornetto ideale (mangiato in quest’isola tanti anni fa in un bar che oggi non esiste più e dal gusto che non ho più ritrovato). Di buona fattura e di giusta quantità la crema interna. Voto: 8


 1 - Pasticceria Buono: la strada che porta da Ischia Porto a Ischia Ponte è piacevole anche perché si incontrano tanti negozietti gourmet che allietano la passeggiata. Tra questi vi è questo bar-pasticceria-gelateria che prepara un cornetto ben gonfio e a mio avviso davvero notevole. Gustatelo caldo per apprezzarne tutta la sua fragranza, oltre che il suo giusto grado di colorazione e cottura, la sua goduriosa e opulenta grandezza, restando al tempo stesso leggiadro, per niente pesante, con un’ottima crema ed un’amarena dal sapore ricercato. Voto: 8,5


 Questo quindi è il mio podio. Non ho ancora assaggiato il cornetto di Calise ora che ha cambiato gestione, ma dò per scontato che sia sempre molto buono e quindi aggiungerei a questa lista anche questo nome ben noto. Aggiornerò comunque questa classifica man mano che assaggerò altri nuovi (per me) cornetti ischitani.
Posso comunque dire che in generale a Ischia la qualità media dei cornetti è (molto) alta e che questa tipologia di cornetto che si prepara nell’isola è il genere che preferisco in assoluto. E che non trovo da nessuna parte, neanche lontanamente, a Roma, città dove vivo.
Detto ciò, buona colazione a tutti e soprattutto buon rientro dalle vacanze e buon anno!

15 agosto 2021

Zuppa fredda di carote al cumino con petit toasts di pane carasau al Roquefort


 Col caldo eccessivo di questi giorni viene davvero poca voglia di preparare piatti che implicano lunghe cotture ai fornelli. Allora cosa c’è di meglio di un ottimo gazpacho o di una soupe glacée o froide?
Di ricette ne ho a iosa sul tema, grazie alla mia creatività (sono modesto, eh?) ed anche perché qualche anno fa a Tolosa ho comprato un libro bellissimo che riguarda giustappunto il fantastico mondo dei piatti estivi freddi.
La ricetta di oggi è un po’ un mix di diverse preparazioni presenti nel libro ed è precisamente una zuppa fredda di carote aromatizzata al cumino, servita con dei piccoli crostini di pane carasau (variante ideata da me) e Roquefort.
Per la zuppa di carote occorre pulire delle carote (6-7 per due persone possono bastare) e tagliarle a rondelle. In una casseruola intanto far andare della cipolla (o dello scalogno) e dell’aglio in olio extravergine.
Aggiungere le rondelle di carote e coprire con del brodo vegetale (in alternativa aggiungete dell’acqua e profumate con degli odori che poi toglierete quando le carote sono cotte).
Quando le carote saranno cotte (ci vorranno 20 minuti-mezzora) frullare il contenuto della casseruola con un mixer regolando di sale, pepe e aggiungendo del cumino.
Dopo che la crema di carote si sarà rinfrescata, farla ben raffreddare ulteriormente in frigorifero per almeno due ore.
Servire quindi la zuppa di carote in delle ciotoline guarnendo con delle noci tritate ed erba cipollina fresca.


 La zuppa, dal sapore fondamentalmente dolce ma anche speziato, si accorda bene con un sapore forte come può essere quello del formaggio Roquefort. Io l’ho servito su piccoli “toast” di pane carasau, ma potete usare anche dei cornettini salati, dei rusticini o delle girandoline tutti preparati con pasta sfoglia e ripieni di Roquefort.
Si tratta di un piatto completo ed unico che può fungere tranquillamente da pranzo estivo al mare.
Poi dipende da quanto in genere mangiate, anche in estate… Oggi inoltre è Ferragosto e so già che vi scatenerete…
Un buon Ferragosto gourmet a voi tutti allora e raccontatemi su cosa vi siete orientati nel vostro pranzo. Piatti più o meno tradizionali? Pietanze più o meno digeribili? Carne o pesce? Let me know ;)

9 agosto 2021

Polpette di ceci alle erbe aromatiche


 Oggi vi propongo un’altra ricettina sfiziosa tratta dal magazine di Conad “Bene Insieme”, che come ormai sapete consulto spesso.
Si tratta delle polpette di ceci alle erbe aromatiche che non avevo mai preparato, anche se da tempo avevo in mente di realizzare delle polpette vegetariane con qualche legume.
Dico subito che queste polpette devono necessariamente essere accompagnate da una salsa (quella proposta qui o altre che vi piacciono) perché mangiate da sole possono risultare eccessivamente asciutte.
Poiché la pigrizia estiva sta prendendo il sopravvento, pubblico ingredienti ed esecuzione della ricetta sotto forma di foto, che sono state tratte direttamente dal magazine.
Una di esse è anche leggermente macchiata, identificando l’utilizzo “vissuto” della rivista di cucina. Che sa quindi un po’ di vecchio ricettario che in quest’epoca estremamente social (anche troppo a mio avviso!) non guasta per niente. ;)
Ecco allora gli ingredienti necessari per realizzare questa ricetta:


 Questi sono invece i passaggi per la realizzazione delle polpette (ignorate la parte relativa alle patate che non ho preso in considerazione questa volta):


 Le polpette che si ottengono sono davvero gustose e sono da proporre o come secondo piatto o in alternativa come finger food (magari in questo caso fatele più piccole) da aperitivo o antipasto.
Servitele con della salsa yogurt fatta con dello yogurt bianco naturale condito con un poco di (buon) olio extravergine (attualmente ho in casa un ottimo Dauno Dop), sale, pepe ed erba cipollina.
Bon appétit!

30 luglio 2021

Elogio dei pescatori, i contadini del mare


 Sono sempre molto felice quando in una località di mare scorgo dei monumenti o delle opere artistiche dedicati ai pescatori.
E’ il giusto riconoscimento ad un mestiere molto faticoso e pieno di sacrifici, che mi affascina molto e che ci dona tanti ottimi prodotti di diverse e variegate tipologie.


 E’ per questo che amo il pescaturismo che spero si sviluppi (molto) di più per apprendere qualche trucco del mestiere dei pescatori, vivere l’emozione della pesca e soprattutto conoscere le loro storie, sempre legate a fil doppio al mare (per tacer delle loro ricette, più o meno segrete).
Tornando ai monumenti ai pescatori uno di essi, inaugurato ormai più di tre anni fa, l’ho trovato ad Anzio, nei pressi del porto. E’ rappresentato da una statua di un pescatore che raccoglie la sua rete, mentre al di sotto di essa figura l’immancabile immagine che evoca la protezione divina e dei santi all’attività della pesca in mare.


 E voi quale monumento ai pescatori avete il piacere di ricordare? Sarebbe bello censirli… Fatemi sapere nei commenti sotto a questo post o su Facebook. A presto!

25 luglio 2021

Finalmente ho assaggiato la Catalanesca del monte Somma!

 
Me ne parlava tanto mio padre di quest’uva che risale, sembra, al 1500. Ne ho letto sul web, sulle Guide vinicole del Gambero Rosso e consultando il disciplinare della relativa Igp.
Ero allora molto curioso di assaggiare il vino proveniente da questo vitigno che prende il nome di Catalanesca, perché importato dalla Catalogna da Alfonso I d'Aragona.
Un vitigno che si presta sia ad essere destinato alla vinificazione sia al consumo fresco come uva da tavola, con una produzione che avviene esclusivamente in alcuni comuni vesuviani e precisamente nel versante nord occidentale del monte Somma.
Detto ciò, ho avuto occasione di assaggiare il relativo vino (dal colore giallo paglierino e dal sapore secco) quasi casualmente, pranzando in un’ottima osteria non lontana da casa mia, “La Massaia” (zona EUR-Torrino).
Più nello specifico, ho degustato il Katà Catalanesca prodotto dalle Cantine Olivella, da uve al 100% Catalanesca, un vino perfetto per questa stagione: fresco, abbastanza leggero (almeno apparentemente) e piacevolmente aromatico con sentori di lime, albicocche secche e frutta esotica.
Mi aspettavo che avesse più corpo, ma è un vino decisamente gradevole che si sposa molto bene con i piatti di pesce che inevitabilmente capita di assaggiare in questo periodo. Vi consiglio quindi vivamente di provarlo!
Chiudo con una curiosità. Tempo fa ho scritto un post in cui parlavo degli antichi mestieri degli ambulanti napoletani. Ebbene, nel libricino che ho recensito si parla anche dei venditori di uva e la Catalanesca viene citata come un prodotto dai grappoli dorati e grossi acini, che si vendeva e consumava ancora fresco all’arrivo del venditore.
Buona estate a tutti!

1 luglio 2021

Compleblog di Le Franc Buveur: e siamo a 14!

Foto tratta dal sito www.figc.it
Federico Chiesa con il suo numero 14 ci ha portati ai quarti di finale.
Lo stesso 14 è il numero di anni che ha compiuto il mio blog alcuni giorni fa.
Allora auguri Le Franc Buveur e avanti tutta!
Un caro e affettuoso saluto a tutti i miei affezionati lettori e a presto.

5 giugno 2021

Lo charme della Bretagna, tra affascinanti fari e pittoreschi villaggi di pescatori

 
Video by Tourisme Bretagne


Mi ritrovo ancora una volta, con piacere, a parlare della Bretagna su questo blog.
E’ la regione che amo di più tra quelle francesi, perché coniuga tante mie passioni come il mare che qui è profondamente diverso dal Mediterraneo, la natura che si esprime a quelle latitudini alla sua massima potenza, la gastronomia, i frutti di mare, la forte vocazione velistica.
Nel video introduttivo a questo post avrete avuto modo di capire, sia pur in pochi minuti, quanto attraente possa essere questo spazio di terra collocato a nord ovest della Francia: c’è appunto il mare e l’oceano che imprimono la loro forza positiva e benefica, ci sono incantevoli borghi, impervie rocce a picco sul mare, fari, alghe, ostriche, verde, leggende, cultura. C'è insomma davvero tutto per una vacanza indimenticabile.
Ho scritto molto in questi anni di Bretagna, dicevo. E allora nel post di oggi mi vorrei concentrare su alcuni aspetti specifici legati alla Bretagna. In particolare quelli connessi ai suoi tanti fari, che hanno uno charme impareggiabile, e ai pittoreschi villaggi di pescatori, che punteggiano alcune zone costiere (tutti i luoghi consigliati sono localizzati nella cartina che segue).


 Per quanto riguarda i fari, per i quali esiste una specifica “strada” in Bretagna, ne ho visitati di bellissimi e vi invito a vederne il più possibile in un vostro prossimo viaggio in questa regione. Quello che più mi attrae è il
faro di Saint Mathieu, di colore bianco-rosso, situato in una delle punte più occidentali della regione (si veda cartina) e precisamente a Plougonvelin. Qui il faro, costruito nel 1835, si innalza dalle rovine di un’antica abbazia e, per arrivare fino alla sua cima da cui si gode di un superbo panorama, occorre salire 163 gradini.


Consiglio di visitarlo quando il tempo non è bellissimo, perché ha un fascino incredibile (la Bretagna è bella anche e soprattutto quando il tempo è piovoso!) tra venti forti, acque color pece e alte onde che avvolgono impetuosamente le scogliere e il faro stesso. In ogni caso con il bel tempo, il panorama, dalla Pointe du Raz all’isola di Ouessant, è altrettanto spettacolare.
Proprio ad Ouessant, isola posta alla confluenza tra Oceano Atlantico e Mar del Nord che consiglio vivamente di visitare, è possibile ammirare tantissimi altri fari, presenti in gran numero e fondamentali perché il tempo ed il mare non sempre sono clementi in questa zona. Qui è da menzionare l’antico (in funzione dal 1700) faro dello Stiff composto da due torri, una con la sua lanterna, l’altra con le scale. Lo Stiff si affaccia sulle onde e sul mare di Iroise a 90 metri di altezza ed è stato recentemente ristrutturato. Ad Ouessant, inoltre, merita una visita il Museo dei Fari e segnali marittimi.
E’ bellissimo anche il faro, stavolta collocato lato Mar del Nord, posto alla fine dell'itinerario che collega l’elegante Perros Guirec e Ploumanac’h, antico villaggio di pescatori, a Trégastel, percorrendo a piedi un affascinante sentiero chiamato “sentier des douaniers”. E' il faro della Cote de Granit Rose, dallo speciale colore marrone/rosa che ben si accorda con quello delle scogliere.
Sono da menzionare anche altri due fari che non conosco ancora. Uno è il faro dell'Ile Vièrge, un gigante di granito alla cui sommità si giunge dopo aver salito ben 365 gradini. Ci troviamo a Plouguerneau sul Mar del Nord, ed il faro in questione, da cui godrete di una magnifica vista, è il più alto d’Europa.
Ultima segnalazione riguarda il faro di Trézien, che si affaccia sull’Atlantico e si erge a 500 metri dalla riva, non lontano dalla Punta del Corsen, ai piedi della quale si incontrano le acque della Manica e dell’Atlantico. Centoottantadue gradini portano il visitatore nel punto più alto del faro, ad un’altezza di 37,2 metri dai quali in lontananza si possono scorgere i contorni dell’arcipelago di Molène e Ouessant.

Alcuni pittoreschi villaggi di pescatori della Bretagna


Con i loro colori pastello, le loro stradine e pontili i piccoli porti bretoni hanno oggettivamente uno charme senza pari. Ve ne descrivo brevemente alcuni, tra i più pittoreschi della regione, quasi tutti situati nella costa atlantica.

Saint-Goustan - Il porto di Saint-Goustan, a Auray nel golfo del Morbihan ha conservato il suo carattere medievale, con il suo ponte di pietra, le sue banchine in pavé e le sue case a graticcio. Situato in fondo al fiume Loc’h, questo antico porto di pesca e di commercio si presta a lente passeggiate percorrendo le sue pendenti stradine, ritrovo di artisti, con caffè e crêperie che lo animano allegramente.
Doëlan è un altro luogo da consigliare. Ben custodito dai suoi due fari, uno rosso e uno verde, il porto di Doëlan si colloca in un profondo estuario della costa sud, tra verdi colline, su cui risaltano le casette bianche, e il mare. Qui si pratica una consolidata attività di pesca su piccola scala. Non perdetevi allora, a fine pomeriggio, il rientro dei pescherecci, con la possibilità di acquisto di pesce e crostacei.
Sauzon è poi l’emblema di un porticciolo bretone. Situato a nord-ovest della splendida isola di Belle-Île-en-Mer, Sauzon colpisce immediatamente il visitatore per le sue banchine punteggiate di gabbie e reti da pesca, che si abbinano a case color pastello, dipinte con la stessa vernice utilizzata per le barche. Non mancano dei bei velieri, da ammirare preferibilmente con la calma che qui regna fuori stagione.
A Camaret, situato alla punta di una penisola protesa nell’Atlantico è da visitare il cimitero delle barche, testimoni di un passato legato alla pesca all’aragosta. Lungo le banchine, caffè e ristoranti dalle facciate colorate vi attendono per una pausa, di fronte a graziose imbarcazioni e alla danza dei gabbiani.
Da Dahouët, porticciolo non lontano da Saint Brieuc sul Mar del Nord, si partiva un tempo per raggiungere Terranova e l’Islanda, per la pesca dei merluzzi. Oggi questo porto non ha perso nulla del suo fascino: godetevi ad esempio una passeggiata lungo la banchina di Terras-Neuvas, costeggiata dalle ricche case degli armatori. E per tornare indietro nel tempo, imbarcatevi sulla Pauline, scialuppa dalle vele rosse e simbolo del porto.

Potrei parlare ancora molto della Bretagna, ma per oggi mi fermo qui. Chiudo solo dicendo che ora che pian piano vi sono speranze più concrete di tornare a viaggiare, non vedo l'ora di ricominciare a farlo proprio in questa splendida terra. Chissà che ciò non accada proprio quando dalla Bretagna alla fine di questo mese partirà il mio amato Tour de France...

5 maggio 2021

Lavanda, un piacevolissimo tsunami viola


 E’ un periodo che amo tanto la lavanda. Sarà per il forte desiderio di viaggiare, sognando quei bei paesaggi del Sud della Francia tinti di viola (in particolare il Dipartimento del Vaucluse in Provenza, ideale per un turismo slow) che tra poco vivranno il loro massimo splendore.
Sarà per la riscoperta del suo profumo inebriante che conferisce un senso di pulito ai nostri armadi e biancheria.
Sarà per l’olio essenziale che se ne ricava, che ha utilizzi prodigiosi in cosmesi e farmacia.
Sarà per il suo inedito apporto alla cucina mediterranea, che la utilizza splendidamente in abbinamento alle carni di agnello, come ingrediente per profumare marmellate, composte e gelati o per realizzare deliziosi muffin o biscotti; senza dimenticare il riuscito connubio con i formaggi caprini… Ricordo addirittura di aver molto apprezzato tempo fa ad una presentazione al Gambero Rosso una magnifica focaccia con burrata, lardo di Colonnata, cipolle e lavanda.


 Amo la lavanda anche per il suo meraviglioso miele, originario soprattutto della Provenza, che devo procurarmi di nuovo assolutamente. Un miele che si abbina alla perfezione ancora con i formaggi caprini (di media stagionatura).
Intanto per soddisfare il mio desiderio di lavanda ho comprato al mercatino di Campagna Amica di Roma Eur una bella e profumata sua piantina, che non avevo mai avuto l’onore di possedere nel mio balcone.


 E voi usate la lavanda? Anche in cucina? Sono curioso di ricevere dal mio competente "parterre" di lettori ulteriori suggerimenti di utilizzo.
A presto!

Ps: dimenticavo di raccontarvi un altro mio bel ricordo legato al post di oggi: i bellissimi campi di lavanda della splendida isoletta di Saint Honorat, situata proprio di fronte a Cannes.

25 aprile 2021

Pasta e piselli sì, ma con crema di fave


La primavera non è condizionata dalla pandemia ancora in corso. Lei va avanti per la sua strada e, pur con un tempo nei giorni passati non certo all’altezza delle sue caratteristiche, comincia a produrre in agricoltura i suoi buonissimi frutti, soprattutto orticoli.
In questa stagione si affacciano sul mercato prodotti che amo tanto, come gli asparagi, i piselli e le fave, mentre sul fronte della frutta come non citare le meravigliose fragole? (a proposito, qualcuno ieri mi ha consigliato di provarle con del buon olio extravergine: farò questo test!).
E’ bello inaugurare la nuova stagione con una classicissima pasta e piselli, che apprezziamo sin dalla fase dello sbaccellamento di questi legumi, come afferma anche Philippe Delerm che annovera questo atto tra i piccoli piaceri della vita.
Questa volta ho voluto preparare una variante della pasta e piselli, inserendo al suo interno anche una crema di fave, che dona maggiore densità e gusto erbaceo al piatto.
Ecco come l’ho preparata:

Sbaccellare le fave e farle andare in una pentola in cui avrete fatto soffriggere della cipolla sminuzzata in olio extravergine. Per ammorbidirle, aggiungere del brodo vegetale oltre ad una-due patate lesse tagliate a cubetti; aggiustare di sale e pepe e portare a cottura. Frullare il tutto e tenere da parte.
Nel frattempo fare un analogo soffritto a quello delle fave anche per la cottura dei piselli, aggiungendo della pancetta. Inserire i piselli sgranati e far tostare. Aggiungere poi dell’acqua e degli odori, come prezzemolo, basilico (se lo trovate con un minimo di profumo) e menta. Salare, pepare e portare a cottura.
Buttare giù quindi in acqua bollente salata della pasta mista e, poco prima della sua completa cottura, unirla ai piselli, accendendo di nuovo il fuoco su livelli medi. Far ben insaporire e aggiungere poi la crema di fave, facendo cuocere ancora brevemente. Far riposare cinque minuti e servire, finendo con un giro di olio buono.
Questa volta ho preferito preparare una pasta e piselli meno densa e un tantino più brodosa. Ovviamente potete renderla più asciutta e cremosa, facendo assorbire di più la parte liquida del piatto con una maggiore permanenza sul fuoco nelle ultime fasi di cottura.
W la primavera e la sua “ricetta totem”, la pasta e piselli!

1 aprile 2021

Bucatini crema di aglio, olio e peperone (…ncino)


Faccio spesso la mia spesa nei supermercati Conad che trovo molto buoni sia dal punto di vista della qualità media dell’offerta che dei prezzi praticati a noi consumatori.
Quando mi reco in questi punti vendita prendo sempre una copia del loro magazine mensile “Bene Insieme”, che leggo con interesse perché al suo interno si possono trovare ricette molto intriganti ed in linea con una visione moderna della cucina.
Gli spunti sono tanti e in certi casi mi capita di cimentarmi in qualche ricetta che viene proposta. Come nel caso del piatto di oggi che, come spesso accade, ho personalizzato poi con qualche variante.
Si tratta di un primo che si basa sull’idea di creare un aglio, olio e peperoncino in una versione un po’ modificata, una versione 2.0 come direbbe qualcuno.
Cioè a dire: al posto dell’aglio, comunque presente anche in altra consistenza e potenza, si utilizza una crema di aglio molto più neutra e dal gusto meno deciso; l’olio appare in modo indiretto in più parti della ricetta, mentre il peperoncino è certamente protagonista, ma con un’intrusione anche di una crema di peperone.
Sono quindi presenti aglio, olio e peperoncino che conferiscono forza e sapore al piatto, ma concorrono all’equilibrio dello stesso anche una crema di aglio e di peperone, che smussano leggermente l’incisività dei primi ingredienti citati.
La preparazione di questo piatto può risultare all’inizio un po’ noiosa perché occorre sbollentare per ben tre volte in acqua bollente per alcuni minuti 4 spicchi d’aglio sbucciati e circa mezzo peperone tagliato a listarelle. L’acqua va quindi cambiata tre volte.
Fatta quest’operazione, occorre frullare l’aglio con dell’olio extravergine e del latte tiepido (non molto) ottenendo una crema abbastanza densa che dovrà essere leggermente salata. Con i peperoni sbollentati si creerà un’altra crema, frullando gli stessi sempre con dell’olio extravergine, poco sale e un pizzico di peperoncino. Tenere da parte le due salse.
Successivamente in una padella con poco olio far appassire mezzo spicchio d’aglio tagliato in piccoli pezzi. Aggiungere la crema d’aglio precedentemente ottenuta e far ben amalgamare il tutto a fuoco lento. Nel frattempo cuocere al dente i bucatini e saltarli nella padella con la crema all’aglio, aggiungendo poca acqua di cottura. Impiattare versando qua e là, sopra i bucatini insaporiti di crema all’aglio, la crema di peperone che avrete riscaldato. Cospargere tutto il piatto di una generosa dose di polvere di peperoncino. Guarnire con qualche ciuffetto di prezzemolo e servire subito.
Un piatto davvero equilibrato, sorprendente e goloso che rivisita in maniera originale uno dei miei piatti preferiti, l’aglio, olio e peperoncino.
Buona Pasqua a tutti!

Ps sul tema crema all’aglio date un’occhiata anche a quest’altra splendida ricetta.

15 marzo 2021

Assaggiando il chamichov plav, un piatto armeno delle feste


 Ogni tanto è bello cercare qualche ricettina etnica che interrompa la continuità della variegata scelta che offre la cucina italiana.
La ricetta che vi propongo oggi va in questa direzione ed è stata da me raccolta seguendo l’interessante gruppo Facebook “Il mondo a tavola - Dalla cucina etnica alle cucine del mondo” di Vittorio Castellani.
Si tratta di una ricetta tradizionale armena, il chamichov plav, un piatto delle feste composto da riso basmati e diversi tipi di frutta secca.
E’ un piatto che può essere mangiato tal quale, ma che si presta egregiamente ad accompagnare carni dal sapore deciso come quelle di agnello. Non la considererei pertanto una pietanza da servire come dessert nonostante la sua prevalente componente dolce, ma piuttosto una componente di una preparazione salata, visto che accompagna spesso carne o pesce dal gusto sapido.
Ecco come si prepara:

Ingredienti per 4 persone

200 gr di riso basmati
1 bustina di zafferano
20 gr di uva sultanina
20 gr di mandorle
20 gr di albicocche secche
20 gr di datteri (sono ottimi a mio avviso i “Deglet Nour” - il termine vuol dire “Dita di luce” - algerini)
Burro chiarificato (ma si può usare anche il burro normale, o meglio quello démisel)
Sale

Lavare il riso in abbondante acqua corrente e farlo cuocere al dente in acqua leggermente salata, aggiungendo lo zafferano durante la cottura.
Tagliare la frutta secca a cubetti e ammorbidirla nel burro a fuoco medio/basso  per alcuni minuti, fin quasi a caramellarla; aggiustare di sale.  Unire il riso “zafferanato” alla frutta secca e saltarlo velocemente in un’ampia padella prima di servirlo.

E’ un piatto ottimo e semplice da realizzare che a mio avviso si può accompagnare egregiamente a un agnello alla cacciatora per restare su preparazioni più legate alla nostra cultura culinaria ma anche, come giustamente si sottolineava nel gruppo Facebook, a degli spiedini di kebab con salsa allo yogurt.
Bon appétit!

15 febbraio 2021

Consigli flash di viaggio: Procida


Come tutti saprete, di recente Procida è stata nominata capitale della cultura italiana per il 2022.
E’ un riconoscimento importante per un’isola che è meno nota delle due sue “sorelle maggiori” (Ischia e Capri) nel Golfo di Napoli, ma che merita davvero questo riconoscimento.
Procida è forse rimasta ancora un po’ indietro rispetto a più noti e limitrofi luoghi di villeggiatura e non è ancora approdo del turismo di massa, ma questa è una fortuna per chi ci va e può godersela appieno.
Ci sono pittoresche baiette e villaggi di pescatori, belle e ampie spiagge con mare pulito e blu e un’enogastronomia di tutto rispetto.
Ho passato a Procida un’estate tanto tempo fa quando in questa bell’isola feci un “campo” del WWF. Ho potuto così scoprire un’isola affascinante che vale la pena di essere visitata per tanti motivi:
 
-   È l’isola a cui sono legati i bellissimi romanzi “L’isola di Arturo” di Elsa Morante e “Graziella” di Alphonse de Lamartine
-   E’ l’isola dove è stato girato parte del film “Il Postino” con Massimo Troisi, in particolare nel porticciolo della Corricella dove è suggestivo cenare o prendere un caffè nel contesto di un fascinoso borgo e villaggio di pescatori
-   Si possono fare bagni bellissimi in ampie baie, ideali anche per giocare a pallavolo in mare, con l’acqua bassa al punto giusto, come facevo io con i miei amici tanti anni fa
-   Sono davvero bellissime le casette dai mille colori pastello che caratterizzano alcune zone dell’isola, come alla Corricella
-   È famosa per i suoi splendidi limoni, che devono essere mangiati possibilmente nella cornice di splendidi limoneti. Quando dico mangiati non sbaglio: si mangiano proprio, conditi con olio, sale, prezzemolo, peperoncino e menta (qui il post in cui ne ho parlato)


-   Nei buoni bar e pasticcerie si possono degustare delle magnifiche “lingue” alla crema di limone, davvero da non perdere quando si è a Procida
-   Restando in tema culinario, in quest’isola si mangia davvero bene: una cucina di mare con i sapori autentici mediterranei e del Sud combinati in modo sapiente, ma che è espressione e sintesi, come del resto accade a Ischia, anche dei prodotti della campagna che si trova nell’entroterra. Ricordo con piacere a tal proposito che una signora del posto cucinava per l’albergo dove soggiornavo e per il pranzo da portare in spiaggia preparava dei panini buonissimi con il meglio dei prodotti dell’orto, cucinati benissimo!
 
Unico neo di Procida a mio avviso, e spero vivamente abbia registrato miglioramenti nel tempo in questo senso, è la circolazione eccessivamente caotica di tantissimi motorini: senza di essi sarebbe la mia isola preferita. 
In ogni caso vi consiglio, appena sarà possibile, di visitare quest’isola (anche prima del 2022, si spera) che dai mesi primaverili in avanti esprime il meglio di sé, con i suoi fantastici colori, profumi e sapori.

8 febbraio 2021

Il turismo slow filo conduttore del Mediatour Francia ‘21


Quest’anno il consueto Mediatour organizzato
dall’Ufficio del Turismo Francese in Italia ha avuto luogo in una modalità atipica e cioè in streaming e formato digitale, per i noti problemi pandemici.
E’ stato comunque un evento come al solito molto interessante che ha registrato un enorme successo, con la partecipazione di 31 partner francesi e un numero record di appuntamenti e colloqui individuali (ben 1.367) tra giornalisti e singoli enti del turismo.
Come di consueto, il Mediatour è stato anche l’occasione per la scoperta di luoghi ed eventi inediti nei confini del territorio transalpino.
Nell’edizione 2021 di questa manifestazione il filo conduttore è il turismo slow, cioè a dire un modo di vivere la Francia con i propri ritmi, lentamente, oltre che nel rispetto della natura, del verde e della sostenibilità.
In quest’ottica vado ad illustrarvi le novità e proposte slow che ho selezionato tra le tante, con un occhio di riguardo all’enogastronomia componente per me molto importante in un viaggio, tanto più in terra di Francia.
 
Proprio a questo proposito comincio col dirvi che L’Alvernia-Rodano-Alpi, cuore verde della Francia, è “la” regione della gastronomia francese e dei prodotti del territorio, vantando ben 79 Dop (come dimenticare ad esempio i polli della Bresse?) di cui 21 formaggi, vini di grande fama (Beaujolais, Côte du Rhône, ecc.), ben 94 chef stellati di cui nove con 3 stelle Michelin. La novità 2021 in questa regione è la Valle della Gastronomia, nuova destinazione turistica slow e gourmande che sarà lanciata a maggio di quest’anno e che promuove la ricchezza del territorio. Sempre in tema slow occorre citare in questa regione le località termali dello straordinario Parco dei Vulcani d’Alvernia, con relax garantito. Per ulteriori info: www.auvergnerhonealpestourisme.com
 
Il Grande Est con le regioni dell’Alsazia, Ardenne, Champagne, Lorena e Vosgi oltre a inaugurare un nuovo centro di interpretazione dello Champagne nel cuore del vigneto di Aÿ-Champagne, propone molti itinerari slow, come la Via Blu Mosella-Saône in bicicletta (www.lavoiebleue.com), tra paesaggi naturali e la scoperta di grandi città.
 
Un’altra regione vinicola, La Borgogna, propone tour nei vigneti fino a Digione, attraversando i più bei villaggi vitati della Côte de Beaune e della Côte de Nuits. Un’occasione per pedalare nel cuore dei Grandi Crus e per (ri)scoprire la capitale dei Duchi di Borgogna. www.bourgogne-tourisme.com
 
Importanti sono poi gli appuntamenti 2021 in Normandia, che celebra quest’anno il bicentenario della nascita di Gustave Flaubert, con eventi, mostre e visite su questo tema. Perfettamente in sintonia con il turismo slow la visita di Rouen sulle tracce di Flaubert e la Passeggiata Letteraria Flaubert, un tour di 12 km sulle orme di Madame Bovary attraverso il Pays del Caux, scenario del romanzo. https://it.normandie-tourisme.fr/
 
Anche Le Havre-Etretat è zona di grandi anniversari, tra cui non si possono non citare gli 80 anni dalla morte di Maurice Leblanc, padre di Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo. A Etretat, in particolare, si può visitare la casa di Leblanc e il Clos Lupin (e su Netflix potrete vedere la bella nuova serie su Lupin con Omar Sy). Sul tema Lupin ci sono notizie interessanti anche in ottica slow: a Etretat è possibile effettuare sulle “sue tracce” una passeggiata verde sull’alto delle falesie.
www.lehavre-etretat-tourisme.com/en/
 
La Bretagna è una perfetta destinazione ciclistica per tutti. Ma nel 2021 i professionisti entrano in gioco con il Tour de France, che partirà da Brest e attraverserà quattro dipartimenti. Fra i molti itinerari di turismo slow fra città medioevali e piccoli villaggi di pescatori, segnalo inoltre il tour sul sentiero dei doganieri(GR 34), mentre per una passeggiata fuori dal tempo vi consiglio Dinan, deliziosa cittadina medievale da non perdere. www.bretagna-vacanze.com
 
Nei dintorni di Nantes sono perfetti per un turismo slow gli itinerari fra i vigneti, tra cui quelli del Muscadet, i più estesi della Valle della Loira. www.nantes-tourisme.com - www.levoyageanantes.fr
 
Il Centre des Monuments Nationaux invita ad andare a Parigi per alcuni eventi top tra cui l’apertura ad aprile del Musée de la Marine, prestigioso edificio del XVIII secolo, vetrina del savoir-faire e della cultura francese. Qui troverete anche la libreria, i negozi e il ristorante dello chef stellato Jean-François Piège e una sala da té affidata ad Alain Ducasse. www.monuments-nationaux.fr
 
In Occitania segnalo in particolare le proposte lungo il Canal du Midi, Patrimonio Unesco, senza dimenticare gli itinerari tra i Pirenei e la Garonna, fra colline che donano vini e liquori famosi, uno su tutti l’Armagnac. www.turismo-occitanie.it/
 
Nella bella città rosa di Tolosa fino al 29 agosto 2021 è da non perdere la mostra “Un piccolo principe tra gli uomini” negli spazi storici dell’Aéropostale di Tolosa, da dove decollava Saint-Exupéry (www.lenvol-des-pionniers.com) www.toulouse-tourisme.com/- www.hautegaronnehtourisme.com
 
Interessanti sono anche i safari in bicicletta elettrica in Camargue (www.tourismegard.com/), mentre in Provenza-Alpi-Costa Azzurra mi incuriosiscono molto le randonnées sui sentieri della transumanza e gli itinerari “vélo-fromage” in bicicletta con soste golose incluse.
provence-alpes-cotedazur.com/
 
Non lontano da qui si affaccia Hyères e la Provenza Mediterranea, un territorio di isole incontaminate, parchi e spazi protetti, natura e cultura. Con una cucina a base di prodotti del mare, oli fruttati, profumi di rosmarino e timo in un vero e proprio viaggio sensoriale. Come non segnalare Porquerolles e la Fondazione d’arte contemporanea Carmignac, Port-Cros e l’isola di Levant? In questa zona sono tante le idee di turismo slow, fra cui passeggiate lungo il litorale, fra scogliere, spiagge, calette e porticcioli... www.hyeres-tourisme.com/ 
tourismeprovencemediterranee.com/
 
La Costa Azzurra è anche sinonimo di Cannes che ha di fronte due isole, le Lérins, perfette per il turismo slow: Sainte-Marguerite, con la cella della Maschera di Ferro e Saint-Honorat con il Monastero, la torre, e i vigneti dei monaci. www.cannes-destination.fr/
 
Pochi kilometri e si giunge a Nizza dove sono da scoprire i giardini dei musei più famosi: il museo Matisse e i giardini di Cimiez o i giardini del museo Chagall. www.nicetourisme.com/
 
La Corsica, isola verde ricca di una incredibile biodiversità, è una vera “montagna nel mare”, con un Parco Naturale che copre un terzo del territorio. Una novità da segnalare è la GT 20, la grande traversata in bici da Cap Corse a Bunifaziu, in 12 tappe distribuite su quasi 600km. Lungo il percorso scoprirete il fascino dei villaggi di montagna e godrete di una vista mozzafiato sul mare. www.visitcorsica.com
 
A pochi chilometri dal confine italiano, infine, la valle di Serre Chevalier - Briançon è una destinazione montana unica, per lo sci, il benessere, la natura, sia in estate che in inverno. Moltissime le attività, tra escursioni, visite a produttori e relax. Segnalo in particolare i Grands Bains de Monêtier che sono un’istituzione, rinomata per le sue acque naturalmente calde, ricche di minerali. www.serre-chevalier.com/
 
Insomma come al solito di motivi per andare in Francia anche in questo nuovo anno ce ne sono a iosa. Monsieur Covid, ci lasci un po’ in pace per poter tornare presto nella nostra amata Francia?
 
Per informazioni: www.france.fr
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24 gennaio 2021

Polpette di panettone, sauce Fourme d’Ambert


 Dalle feste di Natale spesso avanzano delizie culinarie e bisogna necessariamente utilizzarle, non certo gettarle via.
Poi figuriamoci, io vado a nozze quando riesco a riutilizzare tutto il riutilizzabile, creando anche delle simpatiche e originali nuove ricette.
Dopo le scorse feste di natalizie avevo ancora a disposizione un buon panettone classico ed ho deciso di riutilizzarlo, tra le altre cose, preparandoci delle deliziose polpette semidolci, da abbinare ad una salsa di formaggio dal gusto forte e deciso.
Ho scelto in questo caso un formaggio francese erborinato a base di latte vaccino molto buono, la Fourme d’Ambert, che mi ha ricordato un mio splendido viaggio stampa nella verde Auvergne


 E’ un formaggio Dop buonissimo che risale all’Alto Medioevo e che proviene da un latte prodotto sui monti del Forez, in una zona caratterizzata da tante cime vulcaniche davvero affascinanti. Tra l’altro è un prodotto molto bello anche a vedersi, di forma cilindrica, con una pasta dal bianco al panna e delle erborinature di colore tra l’azzurro e il verde.


 Tornando alla ricetta di oggi, ecco come ho preparato queste magnifiche polpette:

Ho mescolato del macinato di maiale con del panettone spugnato in poco latte e successivamente strizzato.
Ho aggiunto poi sale, pepe, un uovo, parmigiano (ma va bene anche del pecorino) ed ho mescolato bene fino ad ottenere un impasto compatto (se non dovesse ancora esserlo, aggiungete anche del pangrattato). Ho formato quindi delle polpette, che successivamente ho infarinato e fritto.
Nel frattempo col latte in cui ho ammollato il panettone e con altro latte ancora (non molto) ho preparato una béchamel non troppo densa, dentro la quale ho fatto sciogliere la Fourme d’Ambert tagliata a pezzetti. Ne verrà fuori una bella crema bianca punteggiata di “blu”.
Ho quindi servito le fragranti polpette, tiepide, accompagnate da questa salsa.


 Un abbinamento molto azzeccato, in cui il sapore tendente al dolce delle profumate polpette è compensato e bilanciato dalla salsa al formaggio ben sapida. Mangiando insieme queste polpette e la loro salsina l’equilibrio di sapore è infatti garantito, in un’armonia perfetta dei diversi ingredienti. 


 Del resto avevo già potuto constatare in occasione del mio viaggio in Auvergne che la Fourme d’Ambert si accorda benissimo con i sapori dolci, poiché è davvero deliziosa su delle fettine di pain d’épice.
Con gli avanzi del panettone si possono comunque realizzare tante altre ricette. Una abbastanza classica che non ho ancora però sperimentato è uno spaghetto/bucatino con burro, alici e polvere di panettone “asciugato” in forno, una sorta di pangrattato di panettone. Proverò anche questa e se mi piacerà ve la proporrò.
A presto!