Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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15 dicembre 2024

A Radio 1 RAI per parlare delle tradizioni natalizie in Francia

Ieri ho avuto l’onore di essere ospitato nell’interessante trasmissione “Il pranzo perfetto” su Radio 1 RAI.

La trasmissione, condotta da Francesca Cosentino, nell’ultima puntata dell’anno ha voluto scoprire i diversi menù nei giorni delle feste natalizie. Oltre a quello proposto dallo chef Alessandro Circiello, sono seguiti i suggerimenti sfiziosi e variegati di tanti foodblogger, tra cui i miei.

Ho descritto in particolare quelli che sono i piatti più tradizionali del Natale in Francia.

Potete trovare l’intera puntata a questo link in cui troverete il mio intervento a partire dal minuto 5.50.

Riporto comunque qui di seguito quanto ho detto in radio ed anche molto di più.

Occorre subito dire che, come in Italia, anche in Francia l’atmosfera del Natale coinvolge e travolge tutti. A dicembre dai più piccoli borghi alla magica e romantica Parigi, ogni luogo su riempie di decorazioni, di luci, di profumi e di cose buone da mangiare.

A Natale sulle tavole francesi tra le entrée abbondano le nobili ostriche (possibilmente di Cancale, in Bretagna) e l’altrettanto pregiato caviale, insieme a salmone affumicato, aragoste e frutti di mare (tra cui le coquilles Saint Jacques o capesante), che sono serviti anche in sontuosi plateaux. Il giorno della Vigilia si usa mangiare l’astice all’Armoricana, servito con una salsa al cognac ottenuta anche dalle carcasse di questo crostaceo.

Tradizionalmente viene servito come entrée anche il foie gras, consumato da solo o su crostini e spesso accompagnato da composte di frutta, come quelle di fichi.

Succulento è anche il cosiddetto bouchée à la reine, un vol-au-vent farcito con una crema densa e saporita generalmente arricchita da un misto di pollo, funghi e frattaglie.

Sempre tra gli antipasti di terra non mancano anche les escargots, le lumache, che sono molto diffuse sulle tavole delle feste soprattutto nella loro versione alla Bourguignonne, cioè cotte in burro all'aglio, prezzemolo e un po' di vino bianco.

Quanto al piatto principale natalizio, il più tradizionale è generalmente il tacchino con le castagne (dinde aux marrons), farcito con un ripieno di salsiccia, pane raffermo e castagne e cotto in forno per più di un'ora. Il tacchino si accompagna di solito con del puré di patate o con il gratin dauphinois, un piatto composto da patate condite con besciamella e gratinate al forno.

Il giorno di Natale si può servire anche il cappone, anch’esso farcito (con carne macinata, frutta secca, pancetta, pane raffermo ed erbe aromatiche) o l’anatra, le canard, servita in diversi modi (con salsa all’arancia, confit, cioè cotta nel suo grasso, o con fichi secchi o freschi).

Prevalgono comunque piatti diversi a seconda delle regioni. Nel Sud della Francia, ad esempio, si può servire la daube de bœuf, uno stufato cotto a fuoco lento per lungo tempo.

Entrées e piatti principali sono innaffiati con importanti vini, soprattutto rossi (Bordeaux, Bourgogne, Côtes du Rhône) ma anche bianchi (con i frutti di mare il mio preferito è sempre il Muscadet) e non mancano le bollicine, in modo particolare, ça va sans dire, lo Champagne.

Per quanto riguarda il capitolo dolci, il tronchetto di Natale, la Bûche de Noël, di buon auspicio, non può mancare e, secondo la tradizione, deve campeggiare al centro della tavola. La Bûche de Noël è un pan di Spagna al cioccolato farcito con ganache al cioccolato e arrotolato in modo da assomigliare a un tronchetto, arricchito con decorazioni natalizie a piacere. Ad esso si può abbinare un meraviglioso vino dolce, il Sauternes.

Nel Sud della Francia, in Provenza, vi è inoltre la tradizione di servire tredici tipi diversi di dolci natalizi (torroni bianchi e neri morbidi e duri, frutta candita, datteri, mandorle ed altra frutta secca, ecc), che rappresentano Gesù e i dodici apostoli.

C’è poi il pain d’épices, un dolce a base di farina di segale, miele e spezie (cannella, chiodi di garofano, noce moscata, ecc.) dalle mille varianti originario dell’Alsazia e tradizionalmente cotto in forme rettangolari.

Nel periodo dell’Epifania si consuma infine la Galette des Rois, una torta di sfoglia ripiena di crema alle mandorle al cui interno vi è un oggetto, detto fève. Chi lo trova, sarà re o regina per un giorno.

Buone feste natalizie in Francia da un innamorato dei sapori e dei territori d’Oltralpe!

8 novembre 2019

Due chiacchiere con Rolling Pandas


Recentemente, con grande piacere, sono stato intervistato da un sito di viaggi che non conoscevo, Rolling Pandas.
Si tratta di una piattaforma di esperienze organizzate che presenta un modello di business che è lo stesso di Amazon, con la differenza che al posto dei prodotti ci sono dei tour multi-day che vengono caricati da centinaia di operatori locali, ma anche da grandi tour operator del settore.
Il procedimento è molto semplice: si sceglie la destinazione, si confrontano le varie esperienze disponibili e si procede con la prenotazione direttamente sul sito. Si viene poi messi in contatto con l’operatore locale che organizza il viaggio, in modo da definire i dettagli.
Il valore aggiunto è l’autenticità del viaggio, fuori dalle rotte più battute e banali del turismo generale. Vale la pena quindi di dare un’occhiata a questo sito.
Tornando alla mia intervista, ho parlato con loro di me e del mio blog, del rapporto tra cibo e cultura, della mia modalità di scelta dei ristoranti quando sono in vacanza e, naturalmente, della cultura culinaria francese.
Per saperne di più, la mia intervista è a questo link. Buona lettura!

18 giugno 2015

E siamo a otto…


Qualche giorno fa il mio blog ha compiuto ben 8 anni!
Auguri allora e lunga vita a questo mio diario enogastronomico che tante soddisfazioni mi ha dato in questo periodo di tempo.
Per festeggiare, vi offro virtualmente una fetta di questa buonissima torta di ricotta e pere di Sal De Riso.
Cin cin! ;)

29 aprile 2015

Irpinia, that's amore


Di recente ho visitato la splendida Irpinia. Prima del mio weekend trascorso in questa bella porzione di Campania, ne avevo sentito parlare dal punto di vista enogastronomico soltanto per i suoi ottimi vini, per alcuni importanti ristoranti presenti qua e là e…, sul fronte calcistico, per le gesta dell’Avellino degli anni ’80 (col brasiliano Juary, in particolare, che portò alla ribalta nazionale i cosiddetti “lupi irpini”).
Ma ero sicuro, e ne ho avuto conferma, che l’Irpinia era ed è molto di più.
Con un gruppo di bravi foodblogger, perlopiù romani, abbiamo infatti compiuto un bel tour per le strade di questa regione, che ci ha consentito di apprezzare pienamente sia le sue bellezze naturali, sia i numerosi casi di eccellenza produttiva e aziendale, sia gli ottimi piatti tipici che regala questa zona.
Un’area contornata da montagne, situata com’è nell’appennino meridionale, con un affascinante e direi quasi misterioso succedersi di valli ed alture, tra le quali si insinuano fiumi e torrenti, che rendono davvero spettacolare il paesaggio per il visitatore.


Il percorso del nostro blog tour ci ha fatto scoprire pian piano i tesori che nasconde questa terra, fino a poi farci completamente innamorare dei suoi giacimenti enogastronomici e dell’attraente paesaggio.
Il primo giorno, dopo un viaggio tutto sommato breve da Roma, abbiamo subito fatto tappa per il pranzo presso il ristorante Martella il più antico del centro storico d’Avellino, dove abbiamo avuto modo di assaggiare le prime tipicità locali.
In primis un’ottima ricotta, che da queste parti è davvero speciale e cremosa e che, insieme a prodotti come il caciocavallo podolico e la scamorza, rappresenta uno dei prodotti lattiero-caseari più rappresentativi dell’area.
Da Martella la ricotta è stata co-protagonista di vari piatti, tra cui quello dei ravioli di magro con tartufo di Bagnoli Irpino. Una splendida pietanza, che mi ha permesso di scoprire anche un altro grande protagonista di questa terra, il tartufo, che a differenza di altri tartufi neri è molto più aromatico, appena amaro e sempre molto profumato.


Intanto, sul fronte del bere, abbiamo subito avuto conferma della potenza e della bontà dell’Aglianico, che ben si abbinava con molti piatti offerti. La ricotta è tornata poi ancora in ballo nell’ottima crostata che ci è stata servita a fine pasto.
Nel corso del nostro tour, abbiamo apprezzato il territorio irpino anche grazie a due blogger avellinesi che durante il weekend ci hanno fornito elementi e chicche interessanti sia sul territorio irpino sia sulle sue specialità. Dal centro di Avellino, mi faceva notare Michela, si scorge la vetta inconfondibile, che nel momento in cui l’ho vista si stagliava in un cielo azzurrissimo, del Santuario di Montevergine, un posto molto suggestivo dove non potrò sicuramente mancare la prossima volta che sarò in questa zona.
Il pomeriggio del primo giorno abbiamo cominciato a prendere confidenza col paesaggio irpino andando a conoscere un’interessantissima azienda a Montella, regno della castagna Igp. L’azienda in questione si chiama Perrotta e la relativa visita è stata davvero interessante. Innanzitutto per i suoi bei castagneti e per la incantevole limitrofa cascata.



Ma anche per la visita ai locali veri propri dell’azienda e la ricostruzione del processo produttivo (abbiamo potuto ammirare i “gratali”, luoghi dove le castagne vengono fatte essiccare a fuoco di legna) che porta a realizzare molti prodotti a base di castagne. Una produzione di carattere artigianale che nasce dalla forte vocazione castanicola del territorio, ma che non disdegna di usare anche un pizzico di tecnologia. Tra gli ottimi prodotti degustati, le castagne al rhum, quelle definite “del prete”, essiccate e tostate, e le creme di castagne.
In serata poi abbiamo cenato nell’ottimo ristorante Megaron a Paternopoli, in cui “ho fatto la conoscenza” con uno speciale presidio Slow Food, il Broccolo Aprilatico. Un broccolo primaverile di colore verde scuro intenso e dalle cime croccanti se crude, ma succose e di sapore gradevole dopo la cottura.


Un prodotto che ci è stato splendidamente proposto con dei tipici fusilli fatti in casa, ma che può essere servito anche come semplice contorno, magari in abbinamento, secondo la tradizione locale, con la carne di maiale.


Il secondo giorno del nostro tour è cominciato con una visita a Lauro del bellissimo castello Lancellotti. La strada che ci ha portato al castello era ancora una volta spettacolare, ammantata di noccioleti, altro vanto dell’Irpinia.
La visita al castello è stata per motivi di tempo piuttosto breve, ma abbiamo potuto apprezzare le sue bellezze esterne e interne, con sontuose sale affrescate, splendidi corti e giardini molto piacevoli e curati.



Ci attendeva infatti la visita all’azienda agricola Gaia presso la quale ci siamo fermati a partire dal pranzo. Questa visita è stata, devo dire, una delle cose che ricordo con più piacere in questo mio tour e ritengo che meriti un post a parte che pubblicherò appena dopo di questo.
Qui basti dire che in quest’azienda siamo nel regno della cipolla di Montoro, una materia prima di cui avevo sentito parlare per la prima volta dal grande chef Gennaro Esposito. La cipolla ramata di Montoro, in particolare, è una cipolla dal gusto delicato, non forte, digeribile che ben si presta a mille preparazioni.


Ne abbiamo avuto la conferma consumando, nel bel ristorante dell’azienda, quasi un intero pranzo a base di questo fantastico prodotto: anelli di cipolla fritti in pastella, parmigiana di cipolle (con pecorino al posto del parmigiano), una ottima genovese, fino ad una fragrante crostata con composta di cipolle e ad un delizioso panettone con cipolla candita (definito Pan Ramato).

La mitica genovese è ancora più buona con la cipolla ramata di Montoro
Dopo una istruttiva e interessante visita a questa azienda, poco dopo presso gli stessi suoi locali abbiamo avuto modo di conoscere i prodotti di altre imprese di eccellenza del territorio irpino, come i tipici torroni dell’azienda Dolci Terre  o dei fratelli Nardone, i biscotti artigianali dell’azienda Lilià, i vini della Tenuta Cavalier Pepe e i prodotti che costituiscono un'altra punta di diamante del territorio irpino, e cioè quelli di salumeria. Sopressate, salsicce e culatelli, infatti, qui sono buonissimi come quelli del salumificio Montecalvese. Non ultimo, anche l’olio dell’azienda De Marco.
Il programma della giornata ci ha poi portato la sera a cenare ad Atripalda nella “Trattoria con alloggio” Valleverde, nota anche per le sue ricette a base di baccalà, dove abbiamo potuto continuare il nostro percorso di degustazione e di “approfondimento” della cucina irpina. Ottimi vini bianchi e rossi, pasta tipica fatta a mano e molto altro ancora. A proposito di vini, non dimentichiamo che l’Irpinia è la terra di tre importanti Docg, il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo e il Taurasi; non vi è in Italia un’area in cui tante Docg sono concentrate in una così ristretta zona!
L’ultimo giorno del nostro tour prevedeva una visita ad una nota azienda vitivinicola del territorio irpino e cioè i Feudi di San Gregorio in località Sorbo Serpico, non lontano da Avellino.



Un’azienda giovane (nata nel 1986) con dei vertici aziendali altrettanto giovani (il presidente Antonio Capaldo ha appena 37 anni), ma che si è affermata molto bene innanzitutto dal punto di vista qualitativo ma anche quantitativo (3,5 milioni di bottiglie all’anno).
Qui, a 500 metri di altitudine, vi sono le condizioni ideali per la coltivazione della vite, con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. La nostra passeggiata guidata nell’azienda ci ha fatto scoprire innanzitutto il giardino dei profumi, con tantissimi tipi di erbe aromatiche, di supporto alla splendida cucina del ristorante stellato dell’azienda, Marennà, che avremmo apprezzato di lì a poco.


Abbiamo poi avuto la conferma che i tanti vini prodotti dall’azienda, che valorizzano i vitigni locali (Greco, Fiano, Falanghina, Aglianico), sono coltivati su terreni dalla composizione anche profondamente diversa. Ad esempio, il Greco di Tufo proviene da uve che sono coltivate su terreni gessosi di tufo che conferiscono all’uva Greco, e quindi al vino, mineralità, freschezza e persistenza, caratteristiche che amo tanto in un bianco.


E’ stata poi la volta della visita all’ampia e splendida cantina, situata in un edificio dallo stile architettonico contemporaneo, essenziale ed elegante. In fondo alla cantina si può ammirare anche un presepe molto bello, che ricorda gli antichi mestieri agricoli dell’Irpinia. Nella bottaia, mentre acquisivamo interessanti notizie illustrateci da chi ci ha accompagnato, abbiamo degustato un ottimo spumante metodo classico insieme a dei notevoli salumi e formaggi irpini. Abbiamo ricevuto inoltre in regalo delle bottiglie personalizzate con le nostre iniziali. 


Il tutto rientra in un interessante progetto che prevede la possibilità di autorealizzare la propria etichetta. Chi volesse cominciare da subito, anche per un’idea regalo, può cliccare su questo link. E il tutto si può anche condividere con gli amici sui social network, utilizzando l’hashtag #latuaetichettafeudi .
Il nostro tour si è concluso degnamente con un ottimo pranzo al ristorante Marennà. Un ristorante stellato (1 stella Michelin) con un bravissimo chef, Paolo Barrale, la cui cucina avevo già avuto la fortuna di assaggiare.


La mia food experience presso questo ristorante è stata, come mi attendevo, notevole. Innanzitutto mi ha colpito la grande cura dei particolari, sia sulla tavola che nei piatti offerti. Inoltre la cucina di Barrale ci ha consentito di continuare la nostra “visita guidata” nella tradizione gastronomica irpina e campana, con qualche guizzo e sconfinamento nell’innovazione.
Alcuni piatti, infatti, sono risultati davvero geniali, conservando tra l’altro la nitidezza dei singoli sapori, che al tempo stesso erano ben integrati tra loro. Molto interessante ad esempio l’intuizione del “caviale vegetale” nel baccalà con crema di scarola e mandorle. Un effetto-caviale fornito addirittura dai semi di basilico essiccati, “gelatinizzati” e resi sapidi attraverso la loro infusione in colatura di alici. Veramente ottimi e cromaticamente perfetti anche i ravioli di borragine, asparagi, burro di manteca e stravecchio di bruna alpina.


Ma il piatto che più ha sorpreso tutti gli ospiti è stata l’interpretazione della pastiera da parte dello chef, servita sotto forma di spuma di ricotta, grano cotto, palline di frolla e sorbetto all’arancia. In bocca vi erano tutti gli aromi e i sapori di un’autentica pastiera napoletana, ma con consistenze molto diverse e piacevoli contrasti. In abbinamento, l’ottimo Privilegio 2013 Irpinia Fiano Passito Doc. Devo dire che una conclusione del nostro tour non poteva avvenire in un modo migliore.


Non c’è che dire, l’Irpinia mi ha davvero stregato e questo weekend non ha fatto che aumentare il mio desiderio di tornarci prestissimo.
Un doveroso ringraziamento deve andare alla Camera di Commercio di Avellino che mi ha permesso di scoprire questo splendido territorio e a Giulia Murdocca e Stefano Carboni, menti organizzative del tour e della società MG Logos. Vi segnalo infine che le aziende irpine che sono state citate in questo post saranno presenti la prossima settimana a Milano a TuttoFood e nel padiglione dedicato all’Irpinia durante l’Expo. Visitatele e vi assicuro che non ve ne pentirete!

18 dicembre 2014

Le magnifiche storie di Foodies 2015


Ho già scritto tante volte della Guida Foodies del Gambero Rosso, una guida in cui mi identifico molto e che è la mia preferita tra le tante che esistono in giro. E poi è una Guida a cui collaboro ormai da tanti anni… e quindi la sento particolarmente “mia”.
Si tratta di una “bussola” per autentici “cercatori del gusto” che appunto cercano (e non trovano...) i locali gourmet, che non sono necessariamente posti stellati o economicamente inaccessibili. I foodies, comunque, per loro indole sono disposti a spendere più del normale pur di assaggiare qualcosa di unico, ricercato, non consueto e soprattutto buono.
 


Parallelamente, molto spesso dietro i locali foodies si nascondono realtà e storie davvero interessanti e da raccontare. Storie che quasi sempre ripagano i proprietari di questi locali di tanti sacrifici fatti, prima di giungere al meritato successo. Ecco allora che scopro (non si finisce mai di imparare!) in questa ennesima bella Guida che lungo il nostro stivale esiste addirittura un pastry resort o una bottega che vende tortellini al bicchiere.
 

Cosa li accomuna? Niente da un lato, tutto dall’altro. Sono proposte diversissime fra loro, eppure mettono d’accordo le persone più disparate. Perché per tutti c’è una passione autentica per il cibo, nell’ambito della quale quel che conta è la “sostanza”. Senza dare troppa enfasi alla forma e all’estetica a cui a volte si dà eccessivo peso, a mio avviso.
Foodies 2015 del Gambero Rosso di locali così ne ha messi insieme un migliaio, girando l’Italia in lungo e in largo, anche negli angoli più impensati, a caccia appunto di storie da raccontare.
La Guida Foodies, giunta alla quinta edizione, ogni anno racconta un pezzo d’Italia diversa, costruendo percorsi insoliti. Niente voti e classifiche, solo qualche stella riservata a qualche posto da portare come esempio emblematico dello “stile foodies”.
In occasione del sempre bell’evento di presentazione della Guida, ho potuto scoprire ancora una volta dei locali nuovi che appena capiterà (anche se non si trovano a Roma) visiterò di sicuro.
 

Una prima citazione va fatta per il Mercato centrale Firenze che ha offerto tra i tanti prodotti uno spettacolare salame di pistacchio al tartufo, o per Cucina.eat di Cagliari con dei Culurgiones da favola.
 

Devo citare poi “quello” dei tortellini al bicchiere di cui sopra (la Bottega dei Portici a Bologna), che utilizza materie prime di primissima qualità e il prodotto finale ne risente necessariamente in meglio. Senza dimenticare gli squisiti formaggi (ottimo quello al rosmarino!) de La formaggeria che si “nasconde” in un mercato, quello di Piazza Epiro a Roma, dove da piccolo accompagnavo innumerevoli volte mia madre.
 

E come non citare i…. prelibati paninetti di Stefano Preli e del suo locale Prelibato a Roma che non poteva prendere altro nome se non quello?
 

Del resto la regione di provenienza di questi ultimi due locali, il Lazio, la fa da padrone in questa Guida con ben 83 locali censiti, seguito dalla Toscana con 65 e dalla Lombardia con 62.
Prima di chiudere vi segnalo che una delle novità della Guida di quest’anno è che il Pastificio dei Campi ha realizzato un mini ricettario all’inizio della stessa, con tre proposte di pasta a misura di foodies.
 
 
Patate viola croccanti da mettere sulla pasta e patate
Una di queste, che ho assaggiato, è la pasta e patate con salsa alla provola e al riccio di mare, guarnita con patate viola croccanti: un gran piatto, del tutto all’altezza delle grandi eccellenze che ogni anno scopriamo e riscopriamo in questa Guida, da veri foodies quali siamo.
 
Foodies 2015
Gambero Rosso®
in edicola e in libreria
pp  320 euro 14.90

27 febbraio 2014

In giuria al Gluten free master cooking

 
Alcune sere fa si è tenuto presso il ristorante “PomodoriVerdi Fritti, situato in zona Ostia-Axa, il primo “Gluten free master cooking”.
Un evento davvero ben riuscito, che ha visto una numerosa partecipazione di pubblico e che ha avuto come protagonisti tanti cuochi dilettanti, che si sono cimentati nella preparazione di gustosi piatti dolci e salati, tutti caratterizzati dall’utilizzo di materie prime gluten-free.
Il mondo della celiachia è più vasto di quanto si possa credere, ma questo non vuol dire che chi ci convive non possa avere il piacere di mangiare piatti gustosi e pieni di sapore.
L’ho potuto constatare assaggiando, in qualità di giurato, i tanti piatti proposti durante la serata.
I piatti in competizione, precedentemente preparati a casa dai partecipanti alla gara, erano tanti e tutti devo dire ben eseguiti e presentati.
 
 
Si è partiti con delle preparazioni salate, tra cui una proposta di ottime brioche gluten free da accompagnare a sfiziose creme di verdure e patè di carne, delle buonissime crespellone con besciamella e ragù di carne e una gustosa caponata a base di carciofi.
 
 
 
Tra i dolci, più numerosi dei piatti salati, hanno fatto un’ottima figura le torte in stile cake-design che mi hanno colpito, oltre che per la loro bellezza, anche per la bontà e morbidezza dei “contenuti” (dei pan di spagna soffici ed umidi come piacciono a me). Molto buoni anche il cheese-cake e i tiramisù, oltre che una splendida torta di nocciole del Piemonte Igp con crema allo zabaione.
 
 
La giuria che ha valutato e premiato i migliori piatti era composta, oltre che da me, da Raffaella Ghislandi del ristorante Pomodori Verdi Fritti, Letizia Grella cake-designer e dai rappresentanti di Gzero senza glutine pasticceria Napoleoni, di Mamey Senza Glutine e di Sans de Blé .
Questi ultimi sponsor hanno poi assegnato ai vari vincitori dei bei premi, costituiti da una selezione dei loro prodotti.
Una gran bella serata quindi, molto ben riuscita, che tra l’altro mi ha fatto scoprire un locale che non conoscevo ma di cui ho sentito parlare bene.
A questo punto non mi resta che andare ad assaggiare i piatti di “Pomodori Verdi Fritti”: scorrendo il menù, mi sembra proprio che prometta molto bene, con una cucina che spazia dai piatti american-style (con in testa, ovviamente, i pomodori verdi fritti, serviti con salsa tartara) alle tante proposte di pizza, alla carne sfiziosamente cucinata e a interessanti primi. Tra l’altro Pomodori Verdi Fritti aderisce al progetto Alimentazione Fuori Casa dell'Associazione Italiana Celiachia, offrendo un servizio idoneo alle esigenze alimentari dei celiaci con fritti, primi, pizze, dolci e birra senza glutine. Un locale quindi adatto a soddisfare le esigenze di ogni tipo di clientela.
A bientot!

22 novembre 2013

Guida Foodies 2014: ci sono anche quest’anno!

 
Come ormai di consueto, la settimana scorsa è stata presentata alla Città del Gusto del Gambero Rosso di Roma una Guida che io amo tanto: la Guida Foodies.
Sulla piacevolezza dei contenuti della Guida ho già parlato tanto (ad esempio, qui, qui, o qui) ed ho spesso detto che è quella che più si avvicina al mio modo di vedere la ristorazione e l’offerta enogastronomica di qualità, senza voti penalizzanti, senza necessariamente segnalare soltanto locali cari, ma che piuttosto va al sodo ed al cuore del gusto e delle cose buone, guidando gli amanti del buon cibo nell’acquisto o degustazione di prodotti/piatti davvero unici e che non deludono mai.
 
 
Per il terzo anno consecutivo, lo dico con grande orgoglio, ho avuto modo di collaborare a questa Guida che sento molto mia. Spero che con le mie segnalazioni tanti foodies come me possano scoprire locali nuovi, magari un po’ nascosti e ancora poco noti. Tra foodies non ci può essere che solidarietà e voglia di condividere belle food experience!
Anche io beneficerò con piacere delle nuove segnalazioni della Guida, pronto a sperimentare sempre e costantemente nuovi prodotti e locali (è il mio hobbie preferito!).
 
 
In questa Guida fresca di stampa figurano oltre 40 nuovi itinerari con box e pagine di approfondimento, per un totale di 1.200 indirizzi.
Per chi non lo sapesse ancora, non si assegnano voti ma vengono selezionati rigidamente i locali in partenza con gli esperti. Ogni regione è introdotta da un testimonial d’eccezione (un giornalista, un attore, un regista, un imprenditore, uno sportivo) che svela i suoi luoghi del gusto. Si sono ad esempio divertiti a raccontare il loro amore per la cucina e i loro locali preferiti Piero Chiambretti, Tania Cagnotto, Pupi Avati, Bruno Vespa, Lina Sastri, Mango.
È nel centro Italia che si concentra il maggior numero di locali foodies. La regione leader in questo senso è il Lazio con ben 102 locali selezionati, seguito dalla Toscana con 77 e dalla Lombardia con 72.
 
 
Questi numeri non mi sorprendono affatto: a Roma stanno emergendo velocemente tanti nuovi locali interessantissimi, che propongono una cucina innovativa, sfiziosa, senza perdere di vista la tradizione.
Analoghe considerazioni si possono fare per Milano, mentre non conosco molto i locali della Toscana ma posso solo dire che i piatti di un ristorante premiato, “In Fabbrica” di Firenze, sono davvero strepitosi (ottima la zuppa di funghi e fagioli condita con uno stupendo olio nuovo, offerta nel buffet del dopo presentazione).
 
 
 
Inoltre il locale è molto particolare perché si ambienta in una mensa aziendale di una ex fabbrica, con tanto di camerieri in divise da operai o in uniformi militari e lampadari a forma di falce e martello.
 
 
Cos’altro dire? Di locali interessanti come questo è piena questa Guida… Compratela quindi perché è davvero utile e così, da veri foodies, potremo scambiarci opinioni sui tanti locali recensiti o magari andarli a sperimentare insieme.
Buona lettura!

Guida Foodies 2014
Gambero Rosso®
352 pagine
in edicola e in libreria