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26 ottobre 2025

LU: la dolce storia della biscotteria di Nantes

Durante il mio approdo a Nantes la scorsa estate ho potuto gradualmente scoprire, oltre a una città frizzante e sfiziosa, anche la storia del glorioso biscottificio LU.

Una celebre azienda che si trovava in una zona centrale di Nantes, lungo i quai della Loira e di fronte al famoso castello, che oggi ha lasciato il posto ad un centro culturale. La storica fabbrica LU ha chiuso infatti i battenti nel 1989, ma il suo spirito vive ancora. Dal 2000, l’edificio è stato trasformato in un centro di cultura d’avanguardia che ospita spettacoli, mostre, concerti, un bar, un ristorante, una libreria e persino un hammam. Il suo nome è ora Le Lieu Unique, mantenendo quindi sempre le stesse iniziali LU.

E la torre LU, restaurata nel 1998 ed edificata a suo tempo per fini pubblicitari, è oggi uno dei simboli architettonici della città. Il Lieu Unique è diventato un punto di riferimento per la vita culturale della città, mantenendo viva la memoria della biscotteria attraverso eventi e iniziative artistiche.

Ma riavvolgiamo il nastro e ripartiamo dalle origini di questa biscotteria-pasticceria.

La sua storia (il nome deriva dalle iniziali dei cognomi dei fondatori: Lefèvre e Utile) inizia nel 1846 a Nantes, quando Jean-Romain Lefèvre, originario di Varennes-en-Argonne, si trasferisce in questa città per aprire una pasticceria. Insieme alla moglie Pauline-Isabelle Utile, fonda la "Fabrique de biscuits de Reims et de bonbons secs", che diventerà presto celebre per la qualità dei suoi prodotti artigianali.

Nel 1882, il figlio Louis Lefèvre-Utile prende le redini dell’azienda e avvia la produzione industriale. Nel 1886 nasce il celebre Petit Beurre, un biscotto che diventerà il simbolo della marca.

Nel corso del XX secolo, LU si afferma come leader nel settore dei biscotti in Francia e all’estero. L’azienda si distingue non solo per la qualità dei suoi prodotti, ma anche per l’attenzione alla pubblicità, collaborando con artisti come Alfons Mucha e Firmin Bouisset per creare campagne divenute molto note.

Negli anni ’60, LU venne acquisita da importanti colossi dell’agroalimentare, mentre oggi il marchio appartiene a Mondelēz International, che continua a produrre i biscotti LU in uno stabilimento moderno a La Haye-Fouassière, vicino Nantes.

E la produzione dei biscotti LU continua con grande successo. Il Véritable Petit Beurre è ancora uno dei prodotti di punta, con 5.000 tonnellate vendute nel 2023. L’azienda si sta attualmente orientando verso la sostenibilità della sua produzione, introducendo confezioni in carta per ridurre l’uso di plastica e lanciando iniziative per una coltivazione biologica del grano.

LU detiene oggi tra il 25% e il 30% del mercato francese dei biscotti, ed è presente in oltre l’86% dei nuclei familiari. La sua strategia combina tradizione, innovazione e responsabilità sociale.

La forma del Petit Beurre LU è un piccolo capolavoro di simbolismo quotidiano. Louis Lefèvre-Utile, il creatore del biscotto, volle trasmettere un messaggio molto preciso: che il suo prodotto potesse essere gustato in ogni momento dell’anno e della giornata.

Ecco cosa rappresentano i dettagli della sua forma:

 

Elemento del biscotto

Significato simbolico

4 angoli pronunciati

Le 4 stagioni dell’anno

52 dentellature esterne

Le 52 settimane dell’anno

24 fori centrali

Le 24 ore di una giornata

Lunghezza originale (7 cm, oggi ridotta a 6,5 cm)

I 7 giorni della settimana

Un’idea geniale che ha contribuito alla sua longevità e al suo successo.

Nel 1900, LU ricevette il Gran Premio dei Biscotti all’Esposizione Universale di Parigi. Da quel momento, il Petit Beurre divenne un’icona non solo in Francia, ma nel mondo intero. La sua ricetta, composta da soli quattro ingredienti (farina, burro, zucchero e latte), è rimasta pressoché invariata nel tempo.

A Nantes oggi è rimasta una sola delle due torri LU che furono costruite nel 1909 come totem pubblicitari per la biscotteria Lefèvre-Utile; quest’ultima commissionò la costruzione di due torri gemelle all’ingresso della sua fabbrica. L’obiettivo era anche di fornire un valore architettonico: progettate da Auguste Bluysen e Georges Lafont, le torri erano esempi di stile Art Nouveau, con motivi floreali, colori vivaci e decorazioni ispirate ai prodotti LU.

Una delle due torri fu però abbattuta nel 1974 per motivi urbanistici e di degrado in quanto dopo la Seconda Guerra Mondiale, la fabbrica LU entrò in declino, mentre l’altra è stata restaurata nel 1998 e integrata nel progetto culturale del sopracitato Lieu Unique, rappresentando un omaggio alla storia industriale e pubblicitaria della LU.

In cima alla torre si trovano una cupola decorativa in stile Art Nouveau, simbolo della rinascita culturale di Nantes, elementi architettonici originali, come motivi floreali e dorature e un belvedere panoramico che domina il canale Saint-Félix e la città.

Sulla torre LU è presente anche una struttura che rappresenta una scatola di biscotti in latta. È un elemento decorativo e simbolico, parte integrante dell’architettura originale della torre. Non si tratta di una vera confezione commerciale, ma di una riproduzione monumentale che celebra l’identità visiva del marchio LU.

La mia visita al Lieu Unique (purtroppo superficiale per mancanza di tempo) mi ha portato ad apprezzare la bellissima vista sulla Loira e sul canale, a godere della piacevolezza del posto accomodandomi al tramonto nel suo bar all’aperto (qui si può degustare anche un ottimo gateau nantais) e visitando brevemente gli interni.

E nel ritorno a casa prima di partire dall’aereoporto di Nantes non potevo non acquistare dei Petit Beurre: quanta storia, ho pensato, dietro a un semplice pacchetto di biscotti!

16 ottobre 2022

Le tante attrazioni di Villeneuve Loubet


Oltre che per la presenza del bellissimo Museo Escoffier dell’Arte Culinaria (qui 
il mio post al riguardo) il villaggio di Villeneuve Loubet presenta molti altri motivi di attrazione turistica e si è rivelato per me una piacevole scoperta.


Situato nel cuore della Costa Azzurra e vicino alle sue principali località (Nizza, Cannes, Antibes),
Villeneuve-Loubet ha conservato tutta la sua autenticità e accoglienza tra spiagge, zone boschive e un villaggio storico provenzale di grande interesse.


La mia permanenza a Villeneuve Loubet è cominciata con la visita all’interessantissimo
Museo Escoffier situato nei pressi della sede del comune. Successivamente, insieme a dei rappresentanti dell’Ufficio del turismo locale, ci siamo inerpicati sulle elevate pendenze del centro storico, antico feudo signorile situato a 3 km dalla costa, che rappresenta uno dei tesori nascosti della Costa Azzurra. 


Ci troviamo ai piedi della fortezza medievale, sulle rive del fiume Loup, dove batte il cuore della storica Villeneuve.


Un villaggio davvero grazioso, con le sue pittoresche stradine, i suoi balconi fioriti, la sua chiesa restaurata e i suoi ristorantini. La vita qui segue il ritmo delle stagioni, soprattutto in estate, quando è possibile partecipare a spettacoli all'aperto, serate rinascimentali, eventi musicali e gastronomici. 


Da visitare nel centro storico è anche La Maïoun dei Granouïé, il museo di storia locale.
Ad arricchire il patrimonio culturale della cittadina è anche la soprarichiamata fortezza medievale, costruita intorno al 1230. La fortezza ha conservato il suo magnifico torrione pentagonale, le mura di cinta e le cannoniere dell'inizio del XVI secolo. Da vedere anche il suo magnifico parco, con numerose piante esotiche.
Villeneuve-Loubet è da considerarsi anche una cittadina costiera unica e a misura d'uomo, poiché i 2/3 della sua superficie sono costituiti da spazi verdi, tra cui due parchi naturali.
E’ attraversata dal Loup, un piccolo fiume costiero che nasce nelle Prealpi di Grasse e finisce il suo corso ai piedi del villaggio, prima di gettarsi nel Mediterraneo. Ed è bello immergersi nel verde del Parco Naturale delle Rives du Loup, uno spazio ben conservato che collega, costeggiando il fiume, il villaggio al mare. E’ un luogo ideale per passeggiare vicino alla costa, con i suoi sentieri ben curati e aree picnic. Un posto magico, autentico, selvaggio e tranquillo.
L’altro parco, quello di Vaugrenier, offre agli escursionisti una piacevole fuga dalla vita frenetica della costa con i suoi sentieri ombreggiati, uno stagno naturale, un osservatorio ornitologico, un percorso benessere e un parco giochi per i più piccoli. Gli amanti di storia e architettura potranno ammirare anche il castello di Villeneuve, un piccolo gioiello del XVI secolo costruito da Andrea Palladio e visitabile su appuntamento.
La parte mare di Villeneuve-Loubet si estende su 4 km di costa, con una stazione balneare che si sviluppa attorno a Marina Baie des Anges, un complesso architettonico composto da porto, spiagge, basi nautiche, club di vela, negozi e ristoranti, tra cui lo stellato La Flibuste.


Ottimo anche il ristorante Les Terrasses du Syracuse, dalla meravigliosa cucina mediterranea che ho avuto l’opportunità di assaggiare nel corso della mia visita.


In questa zona è presente una struttura composta da quattro edifici molto particolari, a forma di vela, opera dell’architetto Jean Marchand.

Foto Ufficio del Turismo di Villeneuve Loubet

Occorre infine sottolineare che Villeneuve-Loubet è stata la prima località della Costa Azzurra a costruire piste ciclabili, con la consapevolezza del potenziale del suo territorio e dell'impatto che avrebbe avuto sull'ambiente. Il comune tra le altre cose ha creato una rete ciclabile e pedonale che collega il mare con l'entroterra. Villeneuve-Loubet è anche il punto di partenza del circuito turistico che collega il porto di Marina Baie des Anges a quello di Nizza, su una pista ciclabile sicura e continua di circa 14 km. Ad oggi, Villeneuve Loubet offre più di 25 km di piste ciclabili, a cui si aggiungono i percorsi nei parchi naturali.
Insomma c’è molto da fare a Villeneuve Loubet, una località ideale per le famiglie e che consente a tutti di svolgere tante attività, da quelle sportive e più movimentate a quelle più rilassanti, in modo da impiegare al meglio il tempo da trascorrere in vacanza.
 
Per ulteriori informazioni:

https://www.villeneuve-tourisme.com/
https://cotedazurfrance.fr/
https://www.france.fr

9 ottobre 2022

Un luogo da non perdere per i foodies: il Museo Escoffier dell’Arte Culinaria


Nel mio recente soggiorno in Costa Azzurra ho avuto modo di visitare un posto davvero interessante, che non può mancare nel bagaglio esperienziale di chi si occupa di gastronomia: il
Museo Escoffier dell’Arte Culinaria.
Ci troviamo a Villeneuve Loubet, un caratteristico paesino non lontano dal mare e situato nei pressi di Nizza ed Antibes.
Visitare questo museo, casa natale di Escoffier, è un’opportunità unica, anche perché costituisce l'unico Museo dell’Arte Culinaria in Francia.
Cercherò innanzitutto, in sintesi, di raccontarvi chi era Auguste Escoffier (1846-1935). Fu certamente un grande chef, considerato il padre della cucina moderna, ma definirlo soltanto chef e grande cuoco è altamente riduttivo.


Visionario e innovativo introdusse, ispirandosi alle gerarchie militari, le norme di organizzazione in cucina che sono ancora oggi attuate, creando il sistema della “brigade” con la presenza di “chefs de partie” per una migliore razionalizzazione del lavoro nei ristoranti. Pensò persino a specifici utensili per agevolare i diversi compiti in cucina.


Fu inoltre il primo a pensare al modo di conservazione degli alimenti ed a pasti veloci e equilibrati.
Introdusse poi il concetto di menù a prezzo fisso e sosteneva l’importanza della convivialità a tavola, in cui il benessere del cliente è la priorità per attrarre gli ospiti.
Escoffier, soprannominato dal Principe di Galles "Il re dei cuochi e il cuoco dei re”, fu anche scrittore e autore di molti libri e articoli. Lascia in eredità alle generazioni future la famosa “Guide Culinaire” con più di 5.000 ricette, quelle fondamentali della cucina moderna.


Ha formato altresì più di 2.000 cuochi, portabandiera della cucina e dei prodotti francesi nel mondo, senza dimenticare che insieme a César Ritz (colui dal quale prese il nome il famoso hotel parigino) diede un grande impulso all’industria alberghiera di lusso internazionale.
Ma quello che sappiamo di meno di questa persona è che era un uomo generoso, solidale con i bisognosi e di grande cuore, donando il suo tempo per ascoltare gli altri. Creò tra l’altro anche la prima associazione mutualistica per cuochi in Gran Bretagna, per aiutare i suoi colleghi che si trovavano in difficoltà.
Una vita così interessante e la storia così affascinante di questo poliedrico personaggio possono essere ampiamente approfondite presso questo Museo.


Quest’ultimo è un piccolo gioiello risalente al XVIII secolo. Nelle dieci sale in cui si articola appaiono ricordi del maestro, oggetti e utensili dell’epoca, prodotti di sua invenzione, lettere, fotografie, sculture in zucchero e cioccolato (proprio nei giorni scorsi ne sono state donate di nuove, grazie alla generosità di alcuni pasticcieri e cioccolatieri di Grasse, Cannes e Nizza), una grande e fornita biblioteca e un centro di ricerca sulla gastronomia, aperto a tutti su appuntamento. 


Ovviamente si possono visitare anche il suo salotto, l’ufficio, la cantina, il girarrosto, il potager.


Molto interessante è anche la sala dedicata ad una notevole collezione di menù, che permettono di compiere un viaggio nella storia della gastronomia. Dalla nascita dei menù nell’ottocento agli anni 2000, passando per menù storici come quello in occasione dell'incoronazione del Re Edoardo VII di Inghilterra.


Nei mesi estivi la visita al Museo si conclude con l’assaggio della famosa e buonissima Pesca Melba, ricetta inventata da Escoffier e dedicata alla cantante australiana Nellie Melba che lo sedusse con la sua ammaliante voce.



Da rilevare che esiste anche un’associazione denominata "I Discepoli di Escoffier” che conta più di 25.000 soci. Nata a Nizza nel 1954, si è sviluppata in Francia e all’estero con l’obiettivo di trasmettere elevate conoscenze culinarie e favorire la loro evoluzione.

Un ristorante di un discepolo di Escoffier a Villeneuve Loubet

Di grande interesse è anche la Fondazione, che nacque grazie a Joseph Donon, discepolo di Escoffier che la volle creare in sua memoria. Oggi la Fondazione ha l’obiettivo preminente di rafforzare la formazione e la comunicazione sull’arte culinaria. “Viaggiando molto mi sono reso conto di quanto fosse conosciuto Escoffier nel mondo - afferma Michel Escoffier, Presidente della Fondazione e pronipote di Auguste - ed allora ho voluto riscoprire il mio patrimonio familiare e ho profuso tutti i miei sforzi per trasmetterlo e coltivarlo. Il mio obiettivo è quello di trasferire il patrimonio di Auguste Escoffier ai giovani. Mio nonno ha permesso alla cucina di passare dal medio evo ai tempi moderni. Come la moda, la cucina è in perpetua evoluzione e deve prendere in considerazione i cambiamenti nel modo di vita delle persone. Le cose che non cambieranno, invece, sono i fondamenti della cucina”.
Quegli stessi fondamenti della cucina che sono contenuti nella sopracitata Guide Culinaire, che con grande orgoglio ho acquistato alla fine della mia visita al museo. 


In pratica una "bibbia" della gastronomia francese e un riferimento importante per tutti i migliori chef francesi nel loro percorso di carriera. Ed è particolarmente gratificante averla comprata proprio nel luogo in cui il suo autore ha vissuto. Ora la mia biblioteca enogastronomica si arricchisce di un volume prezioso in lingua originale, che mi consentirà anche di sbizzarrirmi nella preparazione di tantissime sfiziose e gloriose ricette
. Stay tuned!
 
Per ulteriori informazioni:

2 dicembre 2020

La straordinaria avventura del Vendée Globe


Vi avevo accennato nello scorso post che in questi giorni di quasi reclusione sto viaggiando in modo virtuale, scoprendo quotidianamente un mondo bellissimo. Fatto di mari esotici, vento, salsedine, scoperta di luoghi geografici, terminologie e fenomeni meteorologici, di avventura, di scoperta dell’ignoto, di quotidiana umanità.
Sto facendo questo ideale viaggio con gli stupendi video e le affascinanti foto (oltre che leggendo interessanti notiziari) della più grande manifestazione velica intorno al mondo, il Vendée Globe.
Ormai da più di 20 giorni questo evento mi sta prendendo e tenendo compagnia con le sue incredibili immagini dal mare, inviate direttamente dalle imbarcazioni di 33 skipper di diversa nazionalità, che senza scalo ed assistenza ed in solitaria dovranno attraversare in circa tre mesi i mari di tutto il mondo (percorrendo 24.296 miglia nautiche, pari a quasi 45 mila chilometri).
Mari calmi ma anche agitati, con venti talvolta impetuosi, depressioni, uragani e molto altro hanno accolto ed accoglieranno i velisti, accomunati da un grande spirito di solidarietà gli uni verso gli altri e da un’avventura straordinaria che alcuni compiono per la prima volta.
Forti emozioni quindi travolgeranno questi concorrenti, che prima della partenza si percepivano da affermazioni come questa: “J'espère m’extasier en mer, vivre de vrais moments de joie, être capable de les observer avec gratitude. Et savourer chaque minute, chaque seconde. Sans jamais rien lâcher."
Il Vendée Globe, dicevo, compie un incredibile giro intorno al mondo partendo dalla bellissima cittadina francese di Les Sables d’Olonne per poi scendere verso Sud costeggiando tutto il lato occidentale dell’Africa fino al Capo di Buona Speranza, varcare l’Oceano Indiano doppiando il capo di Leeuwin in Australia e passando successivamente il mitico Capo Horn; si risale infine di nuovo nell’Oceano Atlantico, costeggiando in direzione Nord tutto il Sud America, fino ad arrivare di nuovo e finalmente nel luogo dove si era partiti e cioè Les Sables d’Olonne.
La partenza del Vendée Globe è avvenuta lo scorso 8 novembre in modo atipico rispetto al solito, quasi in silenzio (normalmente la partecipazione del pubblico è notevole: nella scorsa edizione erano presenti 350 mila spettatori), per i noti problemi legati alla pandemia da Covid 19.
Cercando in sintesi di descrivere l’andamento della regata fino ad oggi, i velisti dopo aver lasciato il luogo di partenza, hanno navigato all’altezza delle coste della Galizia e del Portogallo fino a passare per le Azzorre. Più a Sud hanno incontrato la tempesta tropicale Theta, con venti fino a 60 nodi, che ha dato loro non poche noie. Poi la flotta è arrivata nei pressi delle isole Canarie, costeggiando quindi la parte Nord Occidentale dell’Africa.
Dopo Capo Verde e nei pressi della linea dell’Equatore hanno dovuto fronteggiare anche il “Pot au Noir”, una convergenza intertropicale con raffiche improvvise e altrettanto improvvisi cali di vento che talvolta possono dare parecchi grattacapi (non molti in questo caso) ai concorrenti. Passato l’equatore (in cui è tradizione di donare qualcosa a Nettuno) i velisti si sono poi imbattuti nell’anticiclone di Sant’Elena con presenza di venti deboli ed al momento in cui scrivo diverse imbarcazioni hanno passato il Capo di Buona Speranza, raggiungendo quindi il Grande Sud.
A questa altezza va rilevato tra l’altro che uno skipper che ha subìto un naufragio è stato soccorso, fortunatamente con successo, in piena notte e con condizioni di mare non esattamente ottimali, da un altro velista (e qui torna lo spirito marinaro di solidarietà).
Tra i partecipanti al Vendée Globe, tra cui vi sono anche sette donne, seguo in particolar modo le vicende dell’unico italiano in gara, Giancarlo Pedote, filosofo fiorentino che vive da diversi anni a Lorient in Bretagna, terra dalla consolidata tradizione velica oceanica.
Ma è interessante seguire pure quelle degli altri skipper in gara, che con tanti splendidi video mostrano la loro vita quotidiana. Scene in cui mangiano (anche bene, come il nostro Pedote*), in cui riparano qualche guasto, brindano in caso di buone condizioni di navigazione, esprimono i loro sentimenti e sensazioni, mostrano pesci volanti (sì, proprio con le ali!), albatros in lontananza, simboli affettivi legati alla famiglia (è dura star lontani da casa quasi tre mesi), tramonti ed albe mozzafiato (i velisti non possono necessariamente dormire tantissimo).
Anche le imbarcazioni sono uno spettacolo, delle autentiche e perfette “Formula 1 del mare”, dalla tecnologia molto avanzata e supportate da sponsor importanti. E ve ne sono anche di “sfiziosi” e legati al mondo agroalimentare (Charal, carni di qualità, la cooperativa lattiero-casearia Campagne de France, l’azienda di prodotti avicoli Maitre Coq sono alcuni esempi).
Mentre quindi il mondo intero a terra deve fronteggiare la pandemia, gli skipper passeranno quasi tre mesi in mare lontano dai contagi e dalle preoccupazioni ad essi legate. Ne avranno delle altre, come le trappole degli oceani, le onde tutt’altro che dolci, i guasti tecnici più o meno importanti, gli ostacoli imprevisti e altro ancora, ma godranno di tanta libertà quella che non abbiamo (
o quasi) al momento a terra.
E non possiamo nascondere, a tal ultimo proposito, di provare una certa invidia…

*Giancarlo si prepara a bordo piatti come l’uovo fritto con prosciutto del casentino, formaggini con la faccia di Buzz Lightyear (“che mettono il buonumore”) e pane in cassetta grigliato. Che ne dite? Approviamo questa sua ricetta? Io lo farei decisamente!

PS: vi aggiornerò sul mio blog con altri aneddoti su questa lunga regata, definita l’ ”Everest dei mari”. Diventerà allora quasi un Vendée… blog ;)

13 ottobre 2020

Nel regno del re dei cuochi e del cuoco dei re: il Museo Escoffier


Auguste Escoffier (1846-1935) fu un grande chef, considerato il padre della cucina moderna. Ma definirlo soltanto chef e grande cuoco è altamente riduttivo.
Visionario e innovativo, introdusse le norme di organizzazione in cucina, che sono ancora oggi attuate, creando il sistema della “brigade” con “chefs de partie” per una migliore razionalizzazione del lavoro nei ristoranti. Pensò persino a specifici utensili per agevolare i diversi compiti in cucina.
Fu inoltre il primo a pensare al modo di conservazione degli alimenti ed a pasti veloci e equilibrati.
Introdusse poi il concetto di menù a prezzo fisso e sosteneva l’importanza della convivialità a tavola, in cui il benessere del cliente è la priorità per attrarre gli ospiti.
Escoffier, soprannominato dal Principe di Galles "Il re dei cuochi e il cuoco dei re”, fu anche scrittore e autore di molti libri e articoli. Lascia in eredità alle generazioni future la famosa “Guide Culinaire” con più di 5.000 ricette, quelle fondamentali della cucina moderna. Nel 1934 pubblicò anche "Ma Cuisine", una versione semplificata della "Guide Culinaire" per i cuochi di casa, tradotta in diverse lingue.
Ha formato altresì più di 2.000 cuochi, portabandiera della cucina e dei prodotti francesi nel mondo, senza dimenticare che insieme a César Ritz (colui dal quale prese il nome il famoso hotel parigino) diede un grande impulso all’industria alberghiera di lusso internazionale.
Creò tra l’altro anche la prima associazione mutualistica per cuochi in Gran Bretagna, per aiutare i suoi colleghi che si trovavano in difficoltà.
Una vita così interessante e la storia così affascinante di questo poliedrico personaggio possono essere ampiamente approfondite presso il Museo Escoffier e la relativa Fondazione, localizzati a Villeneuve Loubet nei pressi di Nizza. Un’opportunità unica, anche perché stiamo parlando dell'unico Museo dell’Arte Culinaria in Francia.
Il Museo è un piccolo gioiello ambientato proprio nella casa natale di Escoffier, risalente al XVIII secolo.
Nelle dieci sale in cui si articola appaiono ricordi del maestro, oggetti e utensili dell’epoca, prodotti di sua invenzione, lettere, fotografie, sculture in zucchero e cioccolato, una grande e fornita biblioteca e un centro di ricerca sulla gastronomia, aperto a tutti su appuntamento. Ovviamente si possono visitare, quasi entrando nella vita privata del padre della cucina moderna, il suo salotto, l’ufficio, la cantina, il girarrosto, il potager…
Molto interessante è anche la sala dedicata ad una notevole collezione di menù, che permettono di compiere un viaggio nella storia della gastronomia. Dalla nascita dei menù nell’ottocento agli anni 2000, passando per menù storici come quello in occasione dell'incoronazione del Re Edoardo VII di Inghilterra.
Da rilevare che in luglio ed agosto la visita al Museo si conclude con l’assaggio della famosa Pesca Melba, ricetta inventata da Escoffier.
Di grande interesse è anche la Fondazione che porta il suo nome, che nacque grazie a Joseph Donon, discepolo di Escoffier, che la volle creare in sua memoria.
La Fondazione ha l’obiettivo di arricchire le collezioni del Museo d'Arte Culinaria per rafforzare la comunicazione sulla storia della gastronomia; organizzare lezioni per consentire agli chef francesi e non solo di mantenere un alto livello di aggiornamento; contribuire al miglioramento della ricerca in campo culinario, organizzando incontri e simposi con esperti di questo settore.
La Fondazione deve essere un riferimento per la formazione e la comunicazione sull’arte culinaria - afferma Michel Escoffier, Presidente della Fondazione e pronipote di Auguste. Viaggiando molto mi sono reso conto di quanto fosse conosciuto Escoffier nel mondo ed allora ho voluto riscoprire il mio patrimonio familiare e ho profuso tutti i miei sforzi per trasmetterlo e coltivarlo. Il mio obiettivo è quello di trasferire il patrimonio di Auguste Escoffier ai giovani. Mio nonno ha permesso alla cucina di passare dal medio evo ai tempi moderni. Essa, come la moda, è in perpetua evoluzione e deve prendere in considerazione i cambiamenti nel modo di vita delle persone. Le cose che non cambieranno, invece, sono i fondamenti della cucina”.
A questo punto non ci resta che visitare questo importante luogo del gusto, riconducibile ad un uomo che ha fatto la storia della cucina francese e internazionale. Per i foodies come me amanti della Francia e della gastronomia d’oltralpe una visita al Museo è davvero d’obbligo. Ma penso che anche a chiunque ami la buona cucina in generale una capatina in questo luogo non dispiaccia per niente. Mi sbaglio?
 
Informazioni pratiche sul Museo Escoffier dell'Arte Culinaria
 
Orari di apertura:
dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18
Luglio/Agosto dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19
Chiusura annuale: Dal 1 novembre 2020 al 31 gennaio 2021 e il 1 maggio.
 
Ingresso 2020: 6 €
Tariffa ridotta: 4 € (giovani da 11 a 18 anni, studenti, disoccupati, portatori di handicap). I bambini sotto gli 11 anni entrano gratuitamente.
Gruppi: Visita guidata su prenotazione, prezzo su richiesta
 
Per ulteriori informazioni:
www.musee-escoffier.com
 
PS: Esiste anche un’associazione denominata "I Discepoli di Escoffier”. Nata a Nizza nel 1954, si è sviluppata in Francia e all’estero attraverso delegazioni regionali e nazionali con l’obiettivo di unire i discepoli di Escoffier nel mondo, trasmettendo elevate conoscenze culinarie e favorendo la loro evoluzione. Conta attualmente più di 25.000 soci nell’intero pianeta.