Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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12 gennaio 2022

Un panino gourmet a Procida


 E’ iniziato da poco il nuovo anno, che si spera sia nettamente migliore dei due precedenti, davvero.
Il 2022 sarà tra l’altro anche l’anno in cui un’isoletta del Golfo di Napoli, Procida, sarà capitale italiana della cultura.


 Un’isola che, come più volte ho sottolineato in questo blog, merita davvero di essere visitata per motivi naturalistici, letterari, gastronomici, storici (oltre che, naturalmente, per Procida 2022, con tantissimi eventi da non perdere).
L’ultima volta che ho visitato Procida risale all’estate scorsa, quando sono stato colto, sia pur soltanto per poco tempo, da un classico acquazzone estivo.
In quei momenti non si può non ripararsi in qualche bar o negozio e allora è stato un piacere riassaggiare la famosa “lingua al limone” (a base di pasta sfoglia friabile farcita di crema al limone, frutto tipico dell’isola, ndr) buonissima a mio avviso soprattutto nella pasticceria Bar Dal Cavaliere dove lunghe file di persone attendono di comprarla appena sfornata.


 E’ bello a Procida passeggiare lungo il porto, curiosando nelle tante pescherie che offrono in abbondanza prodotti locali provenienti da pittoreschi pescherecci. O ammirando belle librerie dove tutto parla di Graziella e Alphonse De Lamartine, dell’isola di Arturo ed Elsa Morante, del Postino di Troisi o della storia di quest’isola.
Una bella passeggiata dal porto (partendo dal suddetto bar dal Cavaliere) in ripida salita conduce poi fino al centro fortificato di Terra Murata, posto sul punto più alto dell’isola. 


 Qui sono da ammirare le roccaforti medievali e il Palazzo d’Avalos, fino al 1988 trasformato in un carcere, ma soprattutto lo stupendo panorama sulla Marina della Corricella, un pittoresco borgo di pescatori reso ancor più noto dal sopracitato film “Il Postino” di Troisi.


 Alla Corricella si può scendere anche a piedi, percorrendo dal punto più alto dell’isola, in discesa, una infinità di ripide, strette e scoscese scalette.


 Il borgo della Corricella visto da vicino è ancora una volta bellissimo e colorato, con ammassi di variopinte reti di pescatori, barchette, bottegucce e ristorantini. Purtroppo però qui, in occasione della mia ultima visita in questa bell’isola, tutti i locali erano stracolmi e non ho trovato posto per mangiare.
 Allora ho optato per un bel bagno con pranzo al sacco di nuovo in zona porto, avendo a disposizione non troppo tempo prima di riprendere il traghetto.
 Ma non pensate ad una spiaggia bruttina e sporca come spesso accade in quelle vicine al porto: ho scoperto infatti un posto davvero bello, il Lido La Lingua, dall’acqua turchese (resa tale dalla spiaggia ciottolosa) in cui goduriosamente tuffarsi, a maggior ragione in una giornata divenuta ormai torrida.


 Dopo uno stupendo bagno, ho gustato un panino (chiamato “lingua” come il nome della spiaggia e del dolce più famoso dell’isola) acquistato nello stabilimento balneare soprastante, farcito con mazzancolle, datterini confit, provola di Agerola e melanzane affumicate. Inutile dire che era davvero squisito, con i gusti fumé e dolci che si alternavano bilanciandosi perfettamente tra loro.
E poi vi assicuro, quel panino mangiato davanti a quel mare, aveva un sapore ancora più delizioso. Per capirci, come uno spaghetto a vongole vista mare… 
Buona Procida 2022 a tutti!

9 settembre 2020

“Zingarate” a Ischia: la mia mini classifica


Nella mia recente vacanza ad Ischia mi sono divertito a scoprire, tra le altre cose, quella che poteva essere la migliore zingara dell’isola.
La zingara, per chi non lo sapesse, è un tipico street food ischitano composto da pane casareccio tostato, maionese, prosciutto crudo, mozzarella, lattuga e pomodoro da insalata.
La cosa divertente è che poco prima di approdare nell’isola, sull’interessante gruppo Facebook “La nostra Ischia avevo cominciato a farmi consigliare, a mo’ di sondaggio, dei locali in cui si mangia la migliore zingara di Ischia. Ebbene, una volta giunto in questa stupenda località di mare, sulla base della graduatoria venuta fuori da questa mini-inchiesta (i risultati li vedete nella foto che segue), ho voluto provare la zingara dei primi cinque locali più votati.


Va detto che i rispondenti, tra cui molta gente del luogo, hanno citato moltissime volte il locale “La Virgola” di Ischia Ponte, dove tra l’altro pare sia stato inventato questo buonissimo sandwich, se così possiamo chiamarlo, e quindi non potevo non assaggiare soprattutto questa zingara.
Ovviamente ho opportunamente distanziato, in termini di tempo, gli assaggi nei vari locali perché, come forse qualcuno di voi sa, le zingare di solito sono servite in proporzioni e dimensioni non esattamente “da signorine”.
Ecco allora, in ordine decrescente, i miei personalissimi giudizi, solo in parte coincidenti con la graduatoria di cui sopra dei votanti al “sondaggio”.

5) Bar delle rose: una zingara gradevole, croccante e golosa, caratterizzata da una buona qualità degli ingredienti tra cui un discreto prosciutto. E’ servita con maionese e ketchup a parte ed è offerta in un accogliente e ampio bar di Ischia Porto. Prezzo contenuto.

4) Play park pub: In un pub del porto frequentato soprattutto da giovani, insieme a tanti golosi panini, qui si serve una zingara fragrante, godibile, appetitosa e abbastanza leggera, preparata con del pane tagliato non troppo spesso. Buon rapporto qualità-prezzo.

3) Bar Totò: questo bar situato in una zona interna di Barano presenta innanzitutto una location incantevole e fresca nel suo lato all’aperto, ambientata in un piacevole giardinetto. La zingara del Bar Totò presenta un’ottima doratura del pane, abbondante lattuga, con tutti gli ingredienti ben bilanciati. Un morso piacevole, come la provola presente all’interno del panino. Prezzo contenuto in rapporto alla qualità del prodotto.


2) La virgola: In quello che è il locale storico con cui si identifica la zingara ad Ischia, questo street food qui è all’altezza delle aspettative, con una mozzarella ben filante, piacevole croccantezza, quantità di maionese non eccessiva e buona doratura del pane. Colpisce il perfetto equilibrio tra gli ingredienti, ad un prezzo del tutto onesto.

1) Ippocampo: Sulla spiaggia di San Pietro ad Ischia Porto questo stabilimento balneare offre una zingara abbondante, opulenta, golosa, traboccante di ingredienti, con la provola al posto della mozzarella. Unico neo: attesa un po’ troppo lunga per i miei gusti. Prezzo sopra la media degli altri locali, ma assolutamente coerente con la qualità del prodotto.


Dopo aver assaggiato tante zingare ad Ischia, quest’anno e negli anni passati, devo comunque dire che in generale nell’isola si mangia mediamente un prodotto di buon/ottimo livello qualitativo in moltissimi locali.


Ricordo sempre, ad esempio, la splendida zingara del pub Pirama, situato in una parte meno centrale del porto d’Ischia, che quando è gustata nel profondo della notte dopo belle serate estive ha un sapore ancora più speciale (altro che cornetti caldi, che sono comunque un must anche a Ischia!).
Comunque vi aggiornerò e aggiornerò questa classifica quando avrò modo di assaggiare altre zingare. Chissà, magari in occasione di qualche gita fuori stagione quando l’isola, vi assicuro, se possibile è ancora più bella…

26 luglio 2016

Il gorgeous, grilled cheese toast


E’ estate e fa caldo, ma certi piatti per me non hanno stagioni. Nel momento in cui quindi mi è venuta una gran voglia di un grilled cheese toast, ho voluto prepararlo a casa, cosa che tra l'altro non avevo mai fatto.
Innanzitutto, per chi non lo conoscesse, si tratta di un toast/sandwich diffuso in America o comunque nei paesi anglosassoni, preparato generalmente con pane in cassetta fatto dorare in padella e ripieno di uno o più filanti formaggi come il Cheddar o il Leicester (formaggio a pasta arancione che è originario della omonima cittadina inglese, la cui squadra è divenuta famosa per aver vinto recentemente il campionato in Inghilterra con un allenatore italiano, Claudio Ranieri).
Per preparare il grilled cheese toast, avevo bisogno di una ricetta affidabile e meno banale di quanto si pensasse e di una Campbell tomato soup in accompagnamento (classicamente, le due cose si mangiano insieme).
Per il primo aspetto, ho preso spunto dal sempre grande (per me) Jamie Oliver che nella sua ricetta dà a questo sandwich un valore aggiunto importante che tra poco vi descriverò.
Per la tomato soup ho optato per una mia interpretazione, visto che non amo troppo gli inevitabili conservanti della Campbell soup, prodotto che comunque potete trovare nei negozi specializzati qui a Roma o altrove.
Ecco allora come ho preparato questo sandwich che ho definito nel titolo "gorgeus", perché si tratta di un toast goloso, godurioso, attraente anche alla vista, opulento.
Gli ingredienti che vado ad indicarvi sono per una porzione e ovviamente potete moltiplicarli per quanti sandwich/toast volete realizzare.

La ricetta del grilled cheese toast

Spalmare due fette di pan carré con del burro fatto ammorbidire fuori frigorifero per circa un'ora. Su un lato di una delle due fette (quello non spalmato di burro), grattuggiare il Cheddar e un altro formaggio a scelta (il Leicester, ad esempio, ma non si trova facilmente in Italia; io ho utilizzato un Comté di Savoia che avevo in frigorifero). Si deve formare una montagnetta che copra tutta la superficie della fetta (in questi casi abbondate senza paura, non lo mangiate mica tutti i giorni e poi questo toast deve essere ricco!).
In una padella antiaderente calda inserire una noce di burro e la fetta di pan carré piena di formaggio con il lato imburrato rivolto verso la superficie della padella. Chiudere con l'altra fetta, con la parte imburrata verso l'alto.
Far dorare da un lato e poi dall'altro le parti imburrate, girando frequentemente il sandwich affinché si imbiondisca ma non si bruci. Nel frattempo il formaggio all'interno fonderà goduriosamente.
Togliere momentaneamente il sandwich dalla padella e grattugiare sulla superficie di quest'ultima, col fuoco acceso, una buona quantità dei due formaggi scelti. Posare di nuovo su questo "letto" il sandwich ed attendere che il formaggio si solidifichi e formi una leggera crosticina. Sollevare con una paletta di legno la crosticina e avvolgerla intorno al sandwich che sarà in questo modo ancora più croccante (ecco il valore aggiunto del toast, suggerito da Jamie, di cui vi parlavo, l'effetto è eccezionale!).


In accompagnamento a questo sandwich, normalmente si serve una zuppa di pomodoro appena tiepida. Ecco come l'ho preparata: sbollentare in acqua bollente dei pomodori ciliegini che precedentemente avrete inciso con un coltello formando una croce. Dopo pochi minuti, prelevarli, sbucciarli e tenerli da parte.
In una casseruola, porre dell'olio extravergine, della cipolla tagliata grossolanamente, delle carote a pezzetti e una-due patate tagliate a cubetti piccoli.
Aggiungere i pomodori spellati e far soffriggere per un po'. Salare, pepare e aggiungere, a coprire, dell'acqua o del brodo vegetale. Quando le patate e le carote sono morbide, togliere la casseruola dal fuoco e frullare il tutto, con un minipimer. Rimettere sul fuoco e aggiungere poco aceto balsamico di Modena Igp e zucchero. Far insaporire ancora per bene.
La combinazione tra il sandwich e questa zuppa è effettivamente davvero riuscita. Il sandwich risulta deliziosamente croccante, fondente e sapido e si sposa benissimo con questa zuppa, dal gusto appena dolce e vellutato.


E' una di quelle combinazioni sfiziose che tanto piacciono a me e che in certi momenti mi fanno amare pazzamente quelle cucine nord americane o anglosassoni che di light hanno ben poco e che presentano, bisogna ammetterlo, dei gusti difficilmente imitabili alle nostre latitudini.

3 luglio 2014

Street food is my food

 
Street food is my food” è lo slogan che ha accompagnato la presentazione della seconda edizione della Guida del Gambero Rosso che traccia una mappa completa del cibo di strada italiano.
Uno slogan con cui mi ritrovo pienamente, perché il cibo di strada o street food è il cibo più goloso e sfizioso che si possa avere. Pratico, snello, veloce, low cost, gustosissimo, si può mangiare in compagnia ma anche da soli (spesso amo gustare nel dopo ufficio, non necessariamente in compagnia, del buon cibo di strada romano) all’inpiedi o camminando. E di locali street food fissi o “mobili” ne stanno crescendo come funghi qui a Roma e non solo nella Capitale. Per non parlare di alcuni mercati rionali, che con la presenza di venditori di street food di qualità stanno diventando finalmente più simili a quanto accade all’estero, arricchendosi di nuove (o “vecchie” e tradizionali) creazioni che ripercorrono i sapori veri e autentici delle regioni.
 

La seconda edizione della Guida Street Food del Gambero Rosso viene pubblicata quindi in un momento di grande fermento che attualmente coinvolge il cibo di strada all’italiana, cercando di fotografarne l’evoluzione nazionale.
Un’evoluzione che a mio avviso vede anche altri protagonisti rispetto al passato. Infatti la mia attività di “globetrotter” del gusto mi porta a constatare che stanno nascendo nell’ambito dello street food nuovi fenomeni che a mio parere sono i seguenti:
  •  “invenzione” di “nuovi” street food (caso più emblematico: il trapizzino) con un legame con la tradizione sempre presente, ma a volte indiretto;
  • approdo dell’innovazione anche nello street food (es: gelati di fave e pecorino);
  • apertura di botteghe di grandi chef che decidono di creare succursali golose e low cost delle proprie insegne gourmet;
  • food truck di qualità e similari;
  • nascita dello street food in canali nuovi (es: mercati rionali);
  • crescita sempre più forte di specifici eventi dedicati allo street food (il che denota il meritato successo che attualmente sta avendo).
La Guida sullo street food del Gambero Rosso è quindi uno strumento davvero indispensabile per tutti i gourmet. Dal Piemonte alla Sicilia, viene fatta una fotografia, insolita e gustosa, di un’Italia autentica custode di sapori che si perdono nella notte dei tempi.
 

Storie molto spesso di famiglie che si tramandano i ”segreti” di generazione in generazione, ma anche di imprenditori che creano cibi gustosi applicando un pizzico di innovazione ad una base indispensabile di tradizione. Qui i protagonisti non sono i grandi locali, ma i chioschi, le botteghe, le paninerie, i pulmini itineranti.
 

Più di 100 nuovi indirizzi per un totale che supera le 400 segnalazioni, 20 ricette di cibi da strada tradizionali, una panoramica dettagliata dei mercati sparsi sul territorio, spaccato di veracità e vetrina di prodotti tipici. Novità di questa edizione i dolci da passeggio, con in primis il gelato. Ritornano i 20 campioni regionali che meglio rappresentano nelle loro proposte la tradizione culinaria della regione.
In sede di presentazione della Guida, sono stati attribuiti due premi speciali. Il Panino dell’anno è stato assegnato a Generi Alimentari Da Panino per “Lo Speciale”. Un panino che avevo assaggiato e che mi aveva fortemente entusiasmato. E solo dopo ho scoperto che era stato premiato, ora capisco il perché... Si tratta di un panino preparato con del pane di Matera abbrustolito, con all’interno un ottimo prosciutto cotto a legna, una marmellata di amarene brusche di Modena Igp, delle mandorle spaccatelle e delle scaglie di parmigiano giovane: una vera delizia, con un gioco di diverse consistenze e di contrasti dolce (ma non troppo)/salato.

 
 
Il premio Street Food da Chef, per la rivisitazione più originale di un piatto tipico dello street food, è andato invece a Pino Cuttaia del ristorante La Madia di Licata (AG) per il suo Arancino con ragù di triglia e finocchietto selvatico.
Nel corso della serata di presentazione della Guida, ho avuto anche modo di frequentare un simpatico mini-corso nella scuola di cucina del Gambero Rosso dedicato alla preparazione di alcuni street food (come gli arancini, le panelle, i filetti di baccala o i fiori di zucca fritti) con degli chef docenti altamente professionali.


Bella l’esperienza e simpatici i corsisti, tra cui molti amici foodblogger.
Viva lo street food!

Guida Street Food del Gambero Rosso
in edicola e in libreria
pp 232 - euro 6,50

26 ottobre 2013

La fervente, emergente e giovane offerta gastronomica romana

 
Mi è arrivato qualche giorno fa un comunicato stampa che riepilogava i numeri della riuscita manifestazione romana “This Is Food” a cui ho preso parte recentemente.
Ve li elenco brevemente:
 
-4.000 ingressi
-20 kg di cacio e pepe
-1.500 rosette
-1.500 polpette
-2.000 ravioli scottati
-1.000 steccolecco
-80 kg di hamburger
-centinaia di Polpi Gobbi (panini del locale Grandma)
-500 "supplizi"
-12.000 piatti Verdiamo compostabili

Tutto questo è emblematico del fermento che c’è nella capitale sia a livello di crescente interesse sul food di qualità da parte del pubblico, sempre più competente e informato (grazie anche a mio avviso “all’effetto social network”), sia a livello di offerta gastronomica di qualità.
 
 
Un’offerta che a volte ben si accorda con prezzi non eccessivi, cosa che può favorire l’avvicinamento di tante fasce di consumatori.
I locali che esponevano le loro golose pietanze a This is Food non sono veri e propri ristoranti, ma posti sfiziosi dove mangiare e cenare bene, coniugando la buona cucina con un pizzico di innovazione e costi contenuti.
Sono locali che spesso nascono da idee originali e innovative, gestiti da giovani con grande voglia di fare bene e il consumatore, tra cui mi ci metto anche io, gradisce. Eccome. A This is Food ho fatto conoscenza con tante realtà o nuove o che non conoscevo ancora e che voglio presto sperimentare.
Il locale che è al primo posto dei miei futuri “test” è il Grandma, un bistrot che si trova al quartiere del Quadraro e di cui al This is Food ho mangiato uno strepitoso panino con hamburger di polpo, il “Polpo Gobbo”, appunto. Di gran lunga la cosa più buona assaggiata durante questo evento!
 
 
 Mi è piaciuta molto anche lo stecco di parmigiana di zucca con crema di concentrato di pomodoro e pecorino del bistrot bio la Casa dei Parchi, come pure è da consigliare l’offerta sfiziosa del locale Mazzo, gestito dagli ormai famosissimi Fooders (che polpette al sugo le loro!).
 
 
 
Come non citare poi le bontà dell’Ape Romeo uno street food (and wine) di qualità in giro per Roma, i panini di Tram Depot, le squisitezze del Porto Fluviale, ed i buoni finger food del Pastificio San Lorenzo (come il loro sandwich con crema di baccalà, “tintura” di peperoni e caffè).
 
 

 Chi ama gli hamburger al This is Food non avrà potuto fare a meno di assaggiare quelli di hamburgeseria, ottimi e guarniti anche con delle maionesi insolite e sfiziose (all’aglio arrosto, al Gorgonzola, allo scotch Bonnet…).
 
 
 
E per i dolci mi sono lasciato tentare dalle bontà dei sapienti pasticceri del Caffe Propaganda o della Fonderia, un locale non lontano dalla zona dell’Eur e quindi anch’esso suscettibile, per motivi di vicinanza rispetto a casa mia, di essere seriamente testato.
C’è molto da fare a Roma, quindi. Non mi (ci) resta che degustare, assaggiare, provare, provare, provare. E’ un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo ;)

23 luglio 2013

Il mio meritato burger al camion “qui fume”

 
Ho finalmente assaggiato nel mio ultimo e recente viaggio a Parigi i mitici hamburger de “Le Camion qui fume”. Si tratta di un furgoncino che sta avendo un grande successo a Parigi (anche la stampa nazionale ne parla) e che da qualche tempo prepara nelle sue diverse sedi “mobili” (da verificare sul loro sito) degli ottimi hamburger con ingredienti di grande qualità.
 
 
Questo prezioso indirizzo gourmet l’ho scoperto navigando sui siti web di qualche foodblogger francese come l’amica Gracianne  e mi sono riproposto di andarci molto presto non appena me ne fosse capitata l’occasione.
Una formula di successo che in Italia sta cominciando in parte ad affermarsi e che ha molta maggiore diffusione negli Stati Uniti e nella stessa Francia.
La mia prima esperienza presso il “Camion qui fume” è stata particolarmente travagliata. Il giorno che ho deciso di assaggiare questi mitici hamburger avevo studiato il sito di questa organizzazione per capire dove si sarebbe collocato il camion. Il sito indicava Porte Maillot. Beh, dico io, facile. Scendo alla fermata della metro gialla Porte Maillot (due tre fermate dopo l’Arc de Triomphe) ed arrivo in un lampo per ora di pranzo. Peccato però che a Porte Maillot ci sia una piazza enorme con 75 mila traverse, avevo dimenticato la cartina ed ero senza connessione internet sul telefonino. Dopo lunghe camminate, in lungo ed in largo, su e giù per la piazza senza che molti avessero mai sentito parlare di questo tipo di esercizio ambulante, riesco finalmente grazie all’aiuto di una simpatica signorina ad avere l’indicazione della via dove il camion si sarebbe posizionato. Imbocco piuttosto a fatica la via, ma mi sembra che di quel camion non ci sia neanche l’ombra. Sto quasi per desistere quando in lontananza vedo i colori rossi e blu che contraddistinguono un marchio che su twitter sono abituato a vedere spesso.
Poi comincio a vedere la fila che, come avevo letto, è spesso consistente e allora il sogno (che ormai stava diventando soltanto tale) di questo hamburger si comincia a materializzare.
 
 
Faccio una fila che però tutto sommato non è così lunga (durante la quale ho potuto ammirare la perfetta organizzazione nel preparare gli hamburger, con 2-3 ragazzi che si dividevano i compiti), ecco che posso finalmente assaporare l’hamburger: un succulento panino dal nome “Barbeque” fatto con i seguenti ingredienti che riporto testualmente: “boeuf maison, Cheddar, bacon, sauce BBQ, beignet d’oignons, oignon caramèlisé, mayo”.
 
 
 
Un hamburger ricco, grasso, croccante, godurioso con le cipolle caramellizzate che ci stavano a meraviglia, mangiato con accanto un’insalata di verdurine crude condite (coleslaw).
In lavagna si leggono comunque altre intrigantissime preparazioni di hamburger come quello definito Campagne (con groviera, funghi e cipolle caramellate) o il Bleu con il formaggio erborinato Fourme d’Ambert e sauce Porto. O ancora quello col “Porc braisé à la bière”. Mmmmhhh.
 
 
Un elenco indicativo (perché spesso ci sono delle interessanti varianti) dell’offerta potete comunque trovarlo qui.
Le ricette tra l’altro di questi goduriosi hamburger sono state racchiuse in un bel libro che costa 20 euro e che è in vendita nelle migliori librerie francesi e on-line.
Siccome poi di fronte al camioncino c’era un bel parco con panchine e zone ombreggiate dove consumare con calma l’hamburger, me lo sono gustato per bene proprio lì. Ed ho visto che molti hanno avuto la stessa idea… Ecco il perché delle foto che seguono, molto bucoliche.
 
 
 
Ed in questo parco c’è pure una fontanella dove sciacquarsi un po’ perché il panino è necessariamente molto unto, come ogni street food che si rispetti.
E finisce così la mia prima, ottima, esperienza con “Le Camion qui fume”. Ad avercelo in Italia…

7 aprile 2013

St. Honoré ed altre ghiottonerie in zona Campo de’ Fiori

 
Ho scoperto da poco (almeno io) una pasticceria molto interessante, con un pasticciere giovane ed in gamba, che fa dolci veramente buoni, utilizzando una grande tecnica, frutto anche di un’esperienza notevole acquisita all’estero presso i migliori maestri (Paco Torreblanca, Ferran Adrià e i fratelli Roca).
La sua pasticceria è a Roma in Piazza del Paradiso, una piazzetta piuttosto appartata che quasi non si crederebbe così vicina alla movida ed al caos di Campo de’ Fiori.
Si tratta della pasticceria De Bellis
di Andrea De Bellis che ho avuto modo di conoscere in seguito al suo “show cooking” a Culinaria a Roma.

De Bellis a Culinaria con Nerina Di Nunzio di Food Confidential
 
De Bellis con Bonci
Da non perdere il suo delizioso St. Honoré che alla manifestazione romana è stato presentato “al metro” e cioè lungo proprio un metro, come la pizza di Gigino a Vico Equense. 
 
 
Ma al suo negozio il St. Honoré viene servito espresso e “montato” al momento anche in versione più contenuta, non temete!
Per me che amo la Francia ed anche i suoi dolci la pasticceria De Bellis è senz’altro un indirizzo da non perdere, perché vengono offerte specialità francesi che non si trovano così facilmente a Roma. Come la mitica Galette des Rois, presente anche in versioni meno classiche, ed il Paris-Brest.
La Galette des Rois
Insomma ben vengano a Roma locali di questo genere! Penso proprio che andrò molte volte a trovare Andrea De Bellis…

Sempre nella stessa zona di questa pasticceria, voglio ricordare un locale che da sempre apprezzo molto e che forse non è mai troppo valorizzato ed elogiato.
In questo caso mi riferisco ad un indirizzo storico, l’antica pasticceria Bernasconi. Anni fa, se non ricordo male, si trovava a Largo Argentina, mentre ora è in un negozietto più piccolo a due passi da altro mitico locale, Roscioli (con annesso il suo forno).
Da Bernasconi vado, appena posso, a gustare i suoi buonissimi dolci della tradizione romana e kosher, frutto della loro lunga e consolidata esperienza di pasticcieri (il locale è nato nel 1923).
Mi piace molto la loro “mela (o anche banana) in camicia”, un’ottima mela cotta rivestita di pasta sfoglia, ma vi assicuro che in questo locale si ha l’imbarazzo della scelta per le tante prelibatezze dolci, anche un po’ originali, che si trovano. Bernasconi mi ricorda un po’ quei caffè storici del Nord Italia dove, quasi come gioielli, vengono presentate in piccole bacheche le goduriose prelibatezze preparate nei laboratori.
Da non sottovalutare anche l’offerta salata del locale, con sfiziose torte rustiche (anche in versione più piccola), tartellette, pizzette, panini e tramezzini preparati con la miglior fattura e cura.
Alla prossima!

19 marzo 2013

Profumo di tartufo a Via Borgognona


Venerdì scorso si è inaugurato in centro a Roma un negozio di gran classe, caratterizzato dall’elevata qualità dei prodotti offerti.
Si tratta del flagship storeTartufi & Friends” di Eleonora ed Angelo Sermoneta, già noti nella capitale per i loro esercizi commerciali nel campo della moda e del lusso.


Come suggerisce il nome, si tratta di un negozio in cui tutto ruota intorno al tartufo, presentato e proposto in tutte le sue forme, sia fresco che elaborato.
La caratteristica di questo locale, unico nel suo genere, è che il tartufo viene abbinato alle eccellenze alimentari italiane attraverso due modalità:
  • in una maniera più semplice e veloce, tramite panini gourmet. I panini si possono mangiare sul posto o portare via. Un “luxury street food”, quindi (esempi: panino con fiocco di culatello con fichi al miele e lamelle di tartufo, panino con bresaola Igp con salsa di asparagi e tartufo);
  •  attraverso un pasto più comodo, seduti al tavolo, per degustare con maggiore calma e direi concentrazione gli abbinamenti del tartufo con tante squisitezze che offre il nostro patrimonio gastronomico (esempi: mozzarella di bufala campana Dop con miele al tartufo, fonduta al formaggio con tartufo a lamelle, tartare di manzo con olio al tartufo bianco ed uova di quaglia).
Ad ogni piatto si aggiunge poi del tartufo fresco, con quotazioni che variano a seconda della borsa del tartufo.
 
 
Non mancano i dessert (come il gelato di crema con pinoli, fichi e miele al tartufo) e in abbinamento ai piatti vi è una carta dei vini all’altezza delle pietanze offerte, con molte etichette di prestigio.
Il locale è una bomboniera: non grande, ma molto carino. Nella sala cosiddetta bianca si possono acquistare i prodotti take away o l’intera gamma dei prodotti al tartufo (miele al tartufo fresco, salsa tartufata, sale al tartufo, riso al tartufo ed altre referenze ancora);
 
 
nell’altra sala, quella nera, molto elegante e riservata, viene proposto un servizio al tavolo per consumare un brunch di lusso o gustare piatti di qualità a base di tartufo, grazie alle creazioni del giovane chef Jean Cristophe Reali. E dalla vetrina di questa sala si può guardare il passaggio nell’elegante Via Borgognona.
 
 
 
Il negozio è aperto tutti i giorni dalle 11 alle 21 e prevede nuove aperture internazionali (Mosca, Londra, Parigi) che consentiranno di far conoscere anche al pubblico straniero il profumo e la bontà di questo straordinario prodotto, simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo.

Tartufi &Friends
Via Borgognona, 4d
Roma