Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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27 maggio 2023

Da Vittorio apre a Portuense


Sono stato di recente in un locale molto interessante, situato in zona Portuense a Roma. Si tratta della nuova (la seconda) sede del locale “Da Vittorio”, una storica osteria romana situata nel cuore di Roma, a due passi da Santa Maria in Trastevere, San Cosimato e San Callisto. 
Il menù di questo ristorante è incentrato su piatti della tradizione, con delle solide e gustose proposte di cucina romana, ma anche gluten free oltre che con l’offerta di un’autentica pizza romana, quella bassa e scrocchiarella per intenderci.
La food experience presso da Vittorio inizia con gustosi antipasti, tra cui vanno menzionate le ottime bucce di patate fritte con pecorino e dei meravigliosi fagioli con le cotiche, piccantini al punto giusto.




Tra i primi buonissime sono le fettuccine col sugo di coda alla vaccinara, appena scurita da una punta di cacao, ma anche i tonnarelli alla carbonara, realizzati conformemente alla tradizione.


Per quanto riguarda i secondi, è senz’altro da menzionare una morbidissima coda alla vaccinara, una perfetta trippa alla romana e un altrettanto buono saltimbocca alla romana, fatto come in casa.





Tra i dolci, alcuni tipi di tiramisù come quelli al pistacchio o alla fragola concludono molto bene il pasto. Interessante anche la carta dei vini, con particolare attenzione a quelli regionali.

Da Vittorio a Trastevere è un punto di riferimento del Rione XIII e lo testimonia la clientela che giornalmente affolla il nostro locale in Via di San Cosimato 14”, ha commentato Marco De Angelis, proprietario del locale. “Il motivo di questa seconda apertura risiede invece nella volontà di soddisfare l'ampia domanda di coloro che vogliono provare la nostra cucina, grazie ad una location in grado di ospitare un numero maggiore di avventori, con la possibilità di mangiare sia all'aperto, che in un giardino d'inverno nelle stagioni più fredde. Vorremmo inoltre riuscire a fidelizzare i clienti di zona, anche proponendo cucine diverse, come quella senza glutine”, ha aggiunto De Angelis.
Il successo del locale di Trastevere è arrivato col tempo, con la costanza e con l'impegno quotidiano, anche grazie al supporto di Italy Food Porn, azienda specializzata nel food, leader in Italia nell’influencer marketing. “Questa organizzazione è stata una compagna di viaggio che ci ha aiutato a farci conoscere nella vetrina social e a “fare da megafono” afferma il proprietario. “Del resto le attività che sono buone e di qualità crescono molto più velocemente” gli fa eco Matteo di Cola, imprenditore digitale e co-fondatore di Italy Food Porn.
Ora l'obiettivo è ben chiaro: portare la sede di Portuense al livello di quella di Trastevere e diventare un punto di riferimento della cucina senza glutine (e non solo) per il quartiere.

Ps E’ stato da poco introdotto da Vittorio al Portuense il “mercoledì del pesce”, con un menù interamente a base di pesce freschissimo e con piatti, anche senza glutine, che cambieranno ogni settimana.

31 maggio 2020

Una vignarola “riccia”


Non c’è primavera senza una buona vignarola, piatto tipico della cucina romana che utilizza tutte le primizie della stagione che precede l’estate.
E’ una preparazione campagnola, dalle mille sfumature di verde, con tanti ingredienti che affollano i banchi del mercato in questo periodo: i piselli, le fave, i cipollotti, la lattuga, i carciofi…
Amo molto questo piatto che è preparato magistralmente qui a Roma da alcuni ristoranti e trattorie tipiche. Come ad esempio Cesare al Casaletto, che ne fa una versione abbondante e sontuosa.


La mia prima vignarola, altrettanto buona, l’ho invece mangiata in un ristorante in centro nei pressi di Piazza di Spagna, “Alla Rampa”, un locale che tanto tempo fa frequentavo spesso con i miei genitori. E’ lì che ho cominciato ad amare questo piatto.
Di tanto in tanto preparo la vignarola anche a casa, trasformandola in un primo piatto condendoci la pasta. L’ho fatto anche questa volta, ma utilizzando un formato un po’ particolare e che amo molto, le reginelle o mafaldine, che dir si voglia.
Dicevo alcuni post fa che un piatto acquisisce un sapore tutto suo e specifico, a parità di condimento, a seconda del formato di pasta, e anche in questo caso questa affermazione è più che mai vera. In effetti con le reginelle ho ottenuto una vignarola del tutto particolare e inedita.
Ecco come l’ho fatta: ho messo in padella dell’olio extravergine. Vi ho fatto appassire dei cipollotti tagliati finemente, insieme a della pancetta a dadini.
Quando la cipolla è diventata trasparente, ho aggiunto spicchi di carciofi, piselli e fave fresche, mescolando e insaporendo con sale e pepe. Ho aggiunto dell’acqua ed ho lasciato quindi cuocere a fuoco basso per circa mezzora o comunque fino a quando le verdure non sono risultate tenere/al dente. Va detto che a questo piatto andrebbe aggiunta anche la lattuga, come sottolineavo più su, ma stavolta non l’ho utilizzata.
Ho scolato quindi la pasta al dente, facendo finire la sua cottura nella padella della vignarola e mantecando con abbondante pecorino romano.
Un piatto sontuoso e ricco, pur con la semplicità di ingredienti campagnoli, che si adatta alla perfezione anche a questo tipo di pasta, con la parte dentellata e riccia di queste fettuccelle che cattura ed arpiona goduriosamente l’opulento condimento.
Bon appétit!

14 marzo 2018

Matrì, street food e tradizione a braccetto


La settimana scorsa ho scoperto una sfiziosa e interessante realtà in zona Prati a Roma. Si tratta di Matrì, un progetto incentrato sulla pasta che porta in un prodotto street food una consolidata esperienza nella cucina romana tradizionale.
Un savoir-faire che fa capo alla famiglia Perna, che da oltre quarant’anni gestisce il ristorante “Il Ciociaro”, realizzando con passione una cucina tipica caratterizzata dall'attenzione maniacale alla qualità delle materie prime. Questi stessi valori sono stati trasmessi e assorbiti dalla figlia Tatiana, che nel 2017 ha deciso di intraprendere un nuovo percorso culinario, dando vita appunto a Matrì.
Questo progetto si adatta alla perfezione ai ritmi di vita attuali, in una società sempre più veloce e frenetica ed ha l’obiettivo di offrire cibo di elevato pregio attraverso il mondo dello street food e del delivery. Sì, perché oltre a poter gustare pasta di qualità, cucinata come si deve e offerta sotto forma di street food, il progetto prevede anche la possibilità di consegna a domicilio (con le principali piattaforme: Deliveroo, Foodora, Glovo e Moovenda) in tempi rapidi e con garanzia di freschezza del prodotto giunto a destinazione.


La pasta di Matrì (proveniente dall'ottimo pastificio Verrigni) è preparata al momento, secondo ricette classiche e servita in pratici contenitori "salvafreschezza". Qualche esempio? Amatriciana, carbonara, cacio e pepe, pomodoro e basilico, spesso mantecate goduriosamente nelle forme di pecorino o parmigiano.


Non mancano anche le mezzemaniche bottarga e pachino mentre sul fronte dei dolci, anch'essi rientranti nell'offerta, sono buonissimi il classico tiramisù ma soprattutto la torta della nonna, dalla crema davvero speciale.


Per ora il punto vendita di Matrì è situato all’interno del ristorante Il Ciociaro, ma l’intenzione dei proprietari è di aprire nell’anno in corso il primo store street food nel centro di Roma, con l’obiettivo in prospettiva di realizzare un franchising del marchio.

Matrì
Via Barletta, 21 - Roma
Tel. 06 3729204
Mobile 346 2724558
info@matripasta.it
#matripasta

21 febbraio 2018

Un' Hosteria moderna


Sono stato di recente a cena in un locale interessante, chiamato Hosteria 87.
Ci troviamo in pieno centro di Roma, a Via del Tritone e la cosa che colpisce immediatamente il visitatore è il contrasto tra il tipo di locale, in stile moderno, e la sua proposta gastronomica con cucina tipicamente romana.
Si tratta di un locale accogliente, posto su due livelli con gli spazi che si sviluppano in lunghezza, caratterizzato da panche e mobili antichi restaurati, tavoli con basi di ghisa e lampade realizzate con materiali di riciclo. All’ingresso sono posizionate addirittura delle altalene, poste in uno spazio coperto ma con affaccio diretto sulla strada.
Appena varcata la porta, si incontra il bancone del cocktail bar mentre in fondo, al piano terra, la cucina è a vista, quasi a voler ricreare una dimensione familiare e domestica. 


Al primo piano, invece, viene richiamato il tema del viaggio, con una parete di valigie e delle finestre che offrono una vista privilegiata su via del Tritone.
Sul fronte dell'offerta, il locale è molto versatile. Si inizia con la colazione internazionale che comprende i classici lieviti della tradizione italiana a cui si affiancano, volendo, uova strapazzate con bacon o french toast; a pranzo, oltre che mangiare alla carta, c’è la possibilità di scegliere un menù a prezzo fisso; nel pomeriggio, l’ora del tè è il momento della giornata ideale per rilassarsi con infusi e biscotti rigorosamente fatti in casa; dopo l'aperitivo, con buoni cocktail preparati dai bravi bartender, si giunge all'orario di cena.
A tal proposito bisogna sottolineare che, seppur collegata all’attiguo Hotel 87 (a quattro stelle), l’Hosteria 87 si discosta dalla classica offerta ristorativa alberghiera, riuscendo a soddisfare le esigenze anche della clientela romana in cerca di sapori autentici.


I piatti offerti sono in prevalenza quelli tipici delle osterie capitoline, con incursioni nella tradizione giudaica. Alla base di tutto vi è dunque la cucina “delle nonne”, realizzata ovviamente con materie prime di grande qualità.
Ecco allora che tra gli antipasti si possono trovare i buonissimi fritti vegetali alla romana, la carne secca (specialità giudaico-romanesca), i taglieri di salumi e formaggi prevalentemente laziali, la zuppetta di lenticchie, le mitiche polpette di bollito.
Tra i primi non possono mancare le classiche amatriciana, carbonara, gricia e cacio e pepe, a cui si aggiungono i tortellini in brodo, i ravioli di ricotta e spinaci con burro e salvia e le fettuccine 87, al sugo di spezzatino.

Foto Alberto Blasetti www.albertoblasetti.com

Anche i secondi ripercorrono la tradizione romana: polpette al sugo, coda, pollo alla cacciatora, bollito, filetto e proposte fuori carta, sempre in linea con i principi di stagionalità e tradizione. Persino gli hamburger della casa sono legati in qualche modo al territorio, grazie ad ingredienti come cicoria, provola, carciofi… Le proposte, comunque, variano a seconda della creatività dello staff di cucina.
Si chiude in dolcezza con altri classici: tiramisù solo tuorlo, zucchero a velo e mascarpone, crostata con marmellata di visciole, cheese cake, tortino al cioccolato fondente e flan di ricotta.
L'ideatrice del progetto è Gioia Spizzichino, 42 anni, che si divide tra la sala e i fornelli e ama definirsi una semplice cuoca, anziché chef. In realtà invece Gioia è anche pasticciera e sommelier e si avvale della collaborazione di una brigata composta da cinque persone.
Non vi resta a questo punto che "testare" questo locale e farmi sapere che ne pensate. Buon appetito!

Per ulteriori informazioni:


Hosteria 87

Via del Tritone, 89
Orari 11.00 - 23.30
Tel 06 4201 1055

Facebook https://www.facebook.com/hosteria87/

Instagram https://www.instagram.com/hosteria87/

8 ottobre 2017

Nella Barrique(aia) di Poggio Le Volpi


Circa una settimana fa ho trascorso una piacevole giornata a scoprire la bella realtà dell’azienda vitivinicola Poggio Le Volpi.
Siamo nella zona dei Castelli Romani, a breve distanza da Roma e appena dopo l’uscita del casello autostradale di Monteporzio Catone.
L'azienda, nata poco più di 20 anni fa, si estende su 35 ettari di suolo vulcanico ed è situata in collina a circa 400 metri sul livello del mare.


Fin dalla sua nascita il suo obiettivo è stato quello di dare vita a vini del territorio, selezionando solo i vitigni più adatti (Malvasia del Lazio e Trebbiano in primis) e le uve migliori.
Dopo quasi venti anni di storia della cantina, i proprietari hanno sentito l’esigenza di creare un filo diretto con il consumatore, al fine di far comprendere appieno lo spirito che contraddistingue l’azienda. E' stato allora creato un suggestivo e splendido spazio immerso nei vigneti, l’Enoteca Poggio le Volpi Wine&Food che in seguito ad una successiva ristrutturazione è diventata la più articolata realtà che è oggi.
Una struttura grande ed elegante su più piani, dotata di un ampio dehors da dove è possibile godere di una vista mozzafiato su Roma. Qui si possono degustare i vini prodotti in loco e quelli di Masca del Tacco, altra azienda (pugliese) di proprietà e godere di una cucina di livello, improntata sul territorio, ma con piacevoli sconfinamenti e contaminazioni.
Quello che ho visitato è quindi un luogo per certi versi unico nel suo genere, pensato per coccolare ogni visitatore, facendolo immergere in esclusivi percorsi enogastronomici. Se a colpire in prima battuta è senza dubbio il panorama e la struttura nel suo complesso a brillare all’interno, situata al piano inferiore, è la splendida barricaia.
Quest’ultima è la sede del ristorante Barrique, luogo degno di un nome prestigioso come quello dell'Executive chef Oliver Glowig, supportato da Daniele Corona, Resident Chef dello stesso locale e suo discepolo per circa dieci anni. Nei due piani superiori troviamo invece un bistrot, l’Epos Wine&Food, che ha sempre in Corona il suo Resident Chef.


Ad occuparsi dei dessert, sia di Barrique che di Epos, c’è poi il pasticciere Andrea Riva Moscara, giovane ma già con diverse e importanti esperienze alle spalle. Ad accogliere gli ospiti di entrambe le realtà, vi è Rossella Macchia, perfetta padrona di casa che gestisce le forniture di materie prime, per lo più del territorio, legate alla stagionalità e di primissima scelta.
La food experience da Barrique è vivamente consigliata. All’esterno un boschetto di piante pregiate accoglie il cliente per condurlo ad un loggiato di glicini che precede l’ingresso nel locale. All’interno del quale si scorge subito su una grande parete la significativa frase “Se puoi sognarlo, puoi farlo”.


Il ristorante vero e proprio si articola tra botti, tavoli dal design raffinato e vigneti a fare da sfondo. I toni sono sui colori dell’oro e del nero ed ogni cosa è studiata con cura per ospitare trenta coperti. Un luogo dove i materiali utilizzati raccontano il rapporto tra terra e vite, tra cultura culinaria e design. Barrique è quindi un luogo ricercato che offre un’atmosfera esclusiva per un’esperienza gourmet multisensoriale.


Quanto all'offerta in carta, sin da subito si nota lo stile e la "mano" di Oliver Glowig. Tra gli antipasti spicca il caviale con uovo e patate schiacciate con storione affumicato e il fegato grasso d’oca al cioccolato con battuta di manzo e visciole all’Armagnac.


Tra i primi è da provare il risotto con cipolle bruciate, sgombro e confettura di limone, veramente ottimo nell'equilibrio dei sapori e testimonianza del rispetto e del virtuoso trattamento delle materie prime. Da provare anche le originali eliche cacio e pepe con ricci di mare.


I secondi prevedono piatti come la deliziosa guancia di vitello alla liquirizia con finocchi e mela verde o la triglia con pelle di pollo croccante e fagioli.


Ottimi anche i dolci, tra cui una buonissima sfera di cioccolato al latte con arachidi salate e more.



Grande importanza riveste naturalmente la carta dei vini, unica per entrambe le realtà ristorative. Si parte da quelli aziendali con tutte le etichette Poggio le Volpi, e seguono quelle dell’azienda “sorella” Masca del Tacco. Ma si spazia anche dalle migliori cantine italiane a nomi blasonati del panorama internazionale, Francia in testa.
Il prezzo medio (vini esclusi) si aggira tra i 70 e gli 80 euro a persona. Più o meno la stessa cifra, 80 euro, del menu degustazione di sette portate.
Luogo più informale e conviviale è invece Epos Wine&Food, dove non viene meno però l’animo gourmet ed elegante di Poggio le Volpi. Un bistrot dai toni chiari che il Resident Chef gestisce proponendo una cucina schietta, gustosa e sfiziosa, con un forte radicamento territoriale e nel rispetto della stagionalità.


Innanzitutto nel menù figurano golose selezioni di salumi provenienti dalla “parete del gusto”, che prevede varie celle di stagionatura a temperatura controllata. Ottimi sono anche i formaggi, alcuni dei quali affinati nelle bucce delle uve usate per la produzione dei vini aziendali. E non mancano splendidi caciocavalli podolici di provenienza pugliese.
Pezzo forte di questo bistrot è la griglieria, che utilizza grandi carni di qualità e che consente di scegliere varietà, taglio e frollatura desiderata.
Non mancano i primi piatti, tra cui è presente un richiamo alla romanità e anche alla tradizione campana viste le origini dello chef (interessante a tale ultimo proposito la pasta e patate con provola affumicata e gamberi). Buoni anche i secondi (tra gli altri, pollo e peperoni, filetto di branzino con scarola, olive e capperi), mentre sul fronte dei dolci prevalgono grandi classici, come ricotta e visciole, tiramisù e zuppa inglese.
Epos Wine&Food offre 50 coperti all’interno più 60 esterni, con un conto medio che oscilla tra i 35 e i 45 euro, bevande escluse.

Poggio Le Volpi
Via Fontana Candida, 3
00078 Monte Porzio Catone (Roma)
Tel. 06.941.66.41

17 aprile 2016

Di caci e di pepi


Oramai a Roma ogni locale che offre cibo, sia esso una trattoria, un ristorante, un bistrot, un’enoteca o quant’altro sembra quasi obbligato ad avere nel menù almeno tre piatti tipici romani che fanno capolino molto più frequentemente e diffusamente di qualche tempo fa: la carbonara, la amatriciana e la cacio e pepe.
Un’esagerazione a mio avviso, perché si possono offrire tanti altri interessanti piatti, anche tipici, e soprattutto credo che questo tipo di primi debbano più propriamente essere offerti da un certo tipo di locali tradizionali (che dovrebbero prepararli come si deve) e non da tutti.
Ma il fatto che il ritorno alla tradizione fa moda e fa bello, ha portato purtroppo quasi tutti i locali a proporre questi monumenti della cucina romana (con relative offese indecorose, a volte, al nome e alla storia di questi piatti) e ce ne dobbiamo purtroppo fare una ragione.
Qualche volta però, per fortuna, qui a Roma se ne mangiano di veramente buoni, in certe circostanze anche in locali di qualità meno storici, rendendo anche, nella zona in cui lavoro, molto più piacevole la mia pausa pranzo.
Oggi vi parlo in particolare della cacio e pepe, piatto non semplice perché il condimento della pasta (tipicamente i tonnarelli) deve essere ben cremoso e non colloso e “mappazzoso” (per dirla con Barbieri), come purtroppo capita a volte.
Nelle vicinanze del mio ufficio, come accennavo, ho assaggiato nei mesi scorsi delle buone cacio e pepe.
La prima, con una piccola variante che non ci sta per nulla male, è quella di un ottimo locale che ho scoperto da poco. Si chiama Misticanza e si trova in Via Sicilia a pochi passi da Via Veneto. Un locale oltretutto molto carino e ben arredato, dove per ora ho assaggiato pochi piatti a pranzo, senza però perdermi una cacio e pepe molto buona.


Lo chef ischitano (di Forio, per la precisione) Ermanno Nicolella la prepara aggiungendo anche delle interessanti scagliette di lime, che sgrassano ed aromatizzano il piatto, che comunque presenta la giusta cremosità, fluidità e sapidità.
Di recente ho mangiato una buona cacio e pepe anche in Via Po, da Bucavino. Una breve pausa pranzo di pochi giorni fa al momento mi ha consentito di assaggiare soltanto questo piatto, ma presto sperimenterò altre loro preparazioni. Per il momento posso senz’altro dire che la cacio e pepe di Bucavino è eseguita correttamente, con un buon pepe di qualità, una buona cremosità e un ottimo tonnarello a supportare la salsa.
In zona via Salaria c’è poi un altro locale che si chiama “Mamma mia, che prepara anche una discreta cacio e pepe con scaglie grandi di pecorino a guarnire la buona salsa che dovrebbe però essere soltanto un tantino più fluida.


Per questa volta, ho completato il mio tour delle cacio e pepi. Probabilmente c’è ancora abbastanza da scoprire a Roma su questo fronte, anche se sappiamo già tutti quali sono i locali “top”.
Uno di questi è senz’altro Felice, dove tanti anni fa ho fatto conoscenza, proprio davanti ad una strepitosa cacio e pepe, con dei simpatici amici foodblogger che saluto e con i quali auspico si ripeta prestissimo una nuova “cacio e pepe night”, come la definimmo a suo tempo ;)

14 ottobre 2015

Le vere, maestosissime Fettuccine all’Alfredo


Parliamo oggi di un mitico piatto, che è entrato nella storia della ristorazione capitolina e che è ormai da tempo affermato in tutto il mondo.
Come si intuisce dal titolo di questo post, mi riferisco alle fettuccine all’Alfredo che solo di recente ho assaggiato per la prima volta (ebbene sì!) nel posto dove bisognava assaggiarle e cioè nel ristorante “Il Vero Alfredo” a Piazza Augusto Imperatore, in pieno centro a Roma.
Si tratta di un ottimo piatto, di cui è interessante soprattutto conoscere la storia, oltre che apprezzarne la bontà e le sue caratteristiche.
Dovete sapere che Alfredo Di Lelio cominciò a lavorare sin da ragazzo in una piccola trattoria aperta da sua madre in una piazza vicina all’attuale Galleria Sordi. E all’età di circa 25 anni inventò questo piatto a base di burro e parmigiano all’esclusivo scopo di fornire un “ricostituente naturale” alla moglie Ines, provata in seguito al parto del suo primogenito.
Queste fettuccine ebbero innanzitutto un grande successo a livello familiare, ma presto divennero il piatto che, inserito nel menù del locale, rese noto e popolare il suo inventore.


Alfredo Di Lelio trasferì successivamente il suo locale in via della Scrofa, per poi aprire, insieme al figlio, il ristorante che tuttora esiste in Piazza Augusto Imperatore. Ed è proprio qui che Alfredo ottenne un grande successo di pubblico e di clienti famosi negli anni della “Dolce Vita”, testimoniato dalle tante foto di vip che sono affisse alle pareti del locale. Un successo che richiama ancora oggi un flusso ininterrotto di turisti da ogni parte del mondo.


Le fettuccine all’Alfredo vengono chiamate anche “al doppio burro”, perché si mantecano una prima volta con acqua di cottura e una dose generosa di burro in modo che si formi una bella cremina. E poi una seconda volta, sullo stesso tavolo dove vengono servite, con ancora tanto burro e parmigiano e, se necessario (aggiungo io), altra (poca) acqua di cottura.


Queste fettuccine sono famose anche per un altro motivo e cioè per il fatto di esser servite con le “posate d’oro”. Queste ultime furono donate ai proprietari del locale, più o meno negli anni ’30, da una famosa coppia del cinema americano in viaggio di nozze a Roma, Mary Pickford e Douglas Fairbanks, in segno di gratitudine per l’ospitalità e la bontà del piatto. Da quel momento i clienti più prestigiosi del locale gustano questo piatto proprio con delle posate d’oro.


E così la leggenda di queste fettuccine fu “esportata” in America. Per farvi capire quanto questo piatto sia conosciuto negli USA basti dire che oggi qualcuno considera addirittura le fettuccine all’Alfredo come uno dei piatti tipici della cucina americana!!!
Finisce qui il mio racconto sulla storia di questo piatto, che da qualcuno è stato considerato e definito di “archeologia gastronomica”.
Non potevo non prepararlo anche a casa e devo dire che questo super calorico primo è davvero molto buono nella sua semplicità e fa inevitabilmente tornare col pensiero alle atmosfere della Dolce Vita. 


Ma anche agli ambienti delle trattorie romane del dopoguerra, abitualmente frequentate dai cosiddetti “commendatori al doppio burro”…

23 febbraio 2015

Nomination per la Carbonara di Marzapane

 
Non sono ancora in grado di dare un giudizio personale completo sulla cucina di Marzapane perché ci sono stato troppe poche volte per formularne uno definitivo.
Ma un piatto della giovane chef spagnola Alba Esteve Ruiz mi ha già ampiamente convinto. Un piatto per la cui esecuzione, lei, gioca decisamente “fuori casa”, nella “patria” del piatto stesso, Roma.
Il piatto di cui sto parlando è la carbonara. E nella capitale vi sono illustri interpreti (solo per citarne alcuni, Roscioli, Arcangelo, Monosilio) di quello che considero il miglior piatto della cucina romana.
Ebbene, nonostante ciò, la carbonara di Marzapane compete benissimo con quella dei suddetti maestri, in quanto è a mio avviso ottima, di un cremoso avvolgente e godurioso, con un guanciale dalla giusta sapidità e piacevole croccantezza, ben ricca di buon pecorino e pepe di qualità. E che non presenta sostanzialmente varianti rispetto alla ricetta classica. Un piatto certamente non leggero, ma quale carbonara lo è? 
 

E sarà eccessivo che Puntarella Rossa la collochi nella sua Guida al primo posto nella top 3 delle carbonare a Roma?
Nel mentre rifletto su quest’ultimo aspetto, intanto vorrei attribuire alla carbonara di “Marzapane” almeno una nomination per il “premio Oscar” (già che ieri sono stati attribuiti quelli veri) della carbonara a Roma.
Voi cosa ne pensate? Per chi non la conoscesse, vi invito a provare questa splendida carbonara della brava chef spagnola e a farmi poi sapere un vostro parere.
Che il potere della carbonara sia con voi ;)

6 giugno 2014

Trattoria Da Cesare: va in scena l’autentica cucina romana

 
Finalmente ho avuto modo di assaggiare la cucina della trattoria Da Cesare. Ne avevo sentito parlare molto bene da tanti amici e foodblogger e devo dire che le alte aspettative che avevo su questo locale sono state confermate dalla “prova del nove” del “test personale”.
La trattoria da Cesare nasce negli anni ’60 in zona Casaletto, a Roma. E’ un locale caratteristico, dall’atmosfera tipica della trattoria fuori porta. Cinque anni fa, poi, Leonardo Vignoli e sua moglie si sono innamorati così tanto di questa trattoria che ne hanno rilevato l’attività, trasferendosi dalla campagna sabina a Roma. Naturalmente l’incontro e lo scambio con Cesare, il vecchio proprietario, e sua madre Anna è stato fondamentale. C’è stata quasi una staffetta, che ha portato a raccoglierne l’eredità, a cui si è aggiunto il tocco personale dell’odierno patron.
Prima di entrare nell’attuale locale si accede ad un giardinetto esterno, un pergolato coperto da filari di uva fragola che deve essere piacevolissimo negli imminenti periodi di caldo romano. All’interno, la trattoria è piuttosto semplice, ma curata e dai toni chiari. La cucina è essenzialmente romana, autentica, schietta, sostanziosa, piena di sapore, concreta, senza tanti fronzoli estetici, talvolta con un pizzico (ma solo un pizzico!) d’innovazione. In una parola, la cucina che piace a me!
Non sorprende quindi che il proprietario Leonardo Vignoli sostenga che il progetto “Romanesco” è il naturale sbocco del costante lavoro quotidiano di questo ottimo locale. Come a dire che non costituisce certo uno sforzo “adattare” i piatti offerti dalla trattoria ad un progetto che promuove la cucina romana, perché questo locale è già un’espressione dell’autentica cucina romana.
La cucina di Leonardo Vignoli prevede quindi grandi classici della cucina della Capitale, come i tonnarelli cacio e pepe e gli gnocchi di patate con sugo di coda alla vaccinara che sono proposti seguendo le ricette tradizionali, ma con particolare attenzione alle tecniche di cottura. “Perché il successo di un piatto lo fa anche la sua digeribilità”, afferma Leonardo.
Nella serata in cui ho avuto modo di assaggiare la cucina di questa trattoria, nell’ambito del progetto “Romanesco”, ho degustato un ottimo antipasto composto da polpette di bollito con salsa verde, delle squisite crocchette di melanzane all’arrabbiata e un sempre buonissimo e classico filetto di baccalà. Originali e molto graditi da tutti i commensali anche gli gnocchetti fritti con salsa di cacio e pepe.
 
  

Il primo piatto era costituito da degli ottimi e abbondanti (così si fa!) tonnarelli alla vignarola, ben succulenti e ricchi di tante buone e fresche materie prime della campagna romana.


Sono poi seguiti altri tre grandi piatti degni della migliore cucina della Capitale: la trippa alla romana, un contorno di cicoria ripassata in padella e, per finire in bellezza, un impeccabile tiramisù al bicchiere.
 
 
La trippa alla romana, con cui si abbinava benissimo un Cesanese del Piglio Casale della Ioria, mi è piaciuta moltissimo, con un gradevole tono rinfrescante rilasciato dalla menta. In conclusione di questo post, quindi, vi lascio anche la relativa ricetta, utilizzata dal locale. Provate a farla a casa, ne vale davvero la pena!
 
 
Trippa alla romana

Ingredienti per 4 persone:

800 g. di trippa
1 kg. di pomodori pelati
150 g. di grasso di maiale
300 g. di Pecorino Romano Dop
1 cipolla
2 mazzi di menta
Olio extravergine q.b.
Sale e peperoncino q.b.

In una padella soffriggere la cipolla e aggiungere il grasso di maiale tagliato a cubetti. Quando sarà fuso, aggiungere i pomodori, il sale e il peperoncino. Raggiunto il bollore, abbassare la fiamma e cuocere la salsa per 20 minuti. Aggiungere la trippa tagliata a listarelle e cuocere a fuoco vivo fino a bollore, poi abbassare la fiamma e coprire con un coperchio. Cuocere tutto a fuoco lentissimo per 1 ora e mezza. Spento il fornello, aggiungere la menta e lasciarla in infusione per 20 minuti. Riscaldare appena a fuoco basso. Servire con un filo d’olio e abbondante pecorino. 

Da Cesare
Via del Casaletto, 45
00151 Roma
Tel. 06.536015