Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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30 novembre 2025

Che scoperta la pizza rentorta del Cicolano!

L’ultima settimana di novembre si è tenuto il quarto ed ultimo appuntamento di quest’anno degli show cooking on-line organizzati dalla Camera di Commercio di Rieti e Viterbo e dalla sua Azienda Speciale Centro Italia nell’ambito del Progetto Turismo e Cultura.

A condurre lo show cooking questa volta è stata l’agrichef Giuseppina Silvi che ci ha proposto una ricetta povera ed antica della tradizione contadina del Cicolano, basata su ingredienti semplici e nata per evitare gli sprechi.

La ricetta in origine era molto semplice ed aveva come ripieno soltanto cacio e pepe, mentre nel tempo si è arricchita, prevalentemente con salsicce e verdure, ma sempre seguendo il criterio dell’utilizzo di ingredienti di facile reperibilità. Veniva preparata in ambito domestico, tramandandosi poi di generazione in generazione. Il nome “rentorta” deriva dal fatto che la sfoglia, dopo essere stata riempita, viene arrotolata su se stessa a formare un serpentone e poi fatta ruotare a spirale. La cottura tradizionale avveniva nel forno a legna o sotto il “coppo”.

Ecco come si prepara la ricetta classica: 

INGREDIENTI

Uova - 3; olio EVO; farina - gr. 500; pecorino - gr. 200; pepe; sale.

ATTREZZATURE

Spianatoia, mattarello (possibilmente grande), teglia per il forno (non serve una teglia specifica)

ESECUZIONE

Impastare la farina con le uova, aggiungendo dell’acqua quanto basta (per mantenere il panetto morbido quando si ammassa) e sale. Lasciare riposare l’impasto per mezz’ora.

Stendere poi la sfoglia su una spianatoia con un mattarello grande, in modo che risulti sottilissima.

Riempire la sfoglia con pecorino, pepe e un po' d’olio EVO, arrotolarla e girarla a spirale disponendola poi nella teglia da forno. Spennellarla con tuorlo d’uovo. Infornarla quindi a 180 gradi per 30 minuti.

Una mia versione "monoporzione" della pizza rentorta

Il risultato è stato davvero soddisfacente, con una piacevole croccantezza della pasta che può essere tagliata in piccole fettine, ad esempio per un aperitivo molto gustoso (e un bel bianco laziale in accompagnamento).

Finiscono qui questi show cooking sempre molto interessanti e formativi. Ringrazio quindi ancora una volta gli organizzatori e in particolare Paola Cuzzocrea https://www.facebook.com/paola.cuzzocrea.16 per l’invito e per la perfetta organizzazione. Non mi resta che replicare ancora nella mia cucina questi piatti e diffondere e comunicare la loro bontà. E non mi resta ancora che visitare i relativi territori del reatino, che non conosco troppo bene e che vale davvero la pena di vivere a tutto tondo!

20 ottobre 2022

Il profumo della pizza ad Ischia


La mia estate ischitana, ormai da tempo trascorsa, è come al solito stata piacevole dal punto di vista del relax e del mare.
Sul fronte enogastronomico, altro aspetto molto importante nell’ambito di una vacanza, quest'anno ho voluto concentrarmi su un "tema" da me e da molti un po' trascurato: la pizza ad Ischia.
Bisogna innanzitutto sottolineare che in questa splendida isola si mangiano mediamente delle ottime pizze, degne della migliore tradizione napoletana. Del resto la pizza ad Ischia ha un esponente e ambasciatore importante, il pluripremiato Ivano Veccia che l'ha felicemente "esportata" anche a Roma, nel bellissimo locale denominato Quinto.
Nell’isola verde un giro delle pizzerie è molto piacevole sia dal punto di vista organolettico, sia da quello delle location. In tanti anni girando per pizzerie ho scoperto anche posti bellissimi con panorami mozzafiato. Penso ad esempio alla pizzeria "La Rosa dei Venti" a Fiaiano, dalla quale da una bella e ampia terrazza dall'alto si ammira una vista spettacolare sul Castello di Aragona e su Vivara; alla pizzeria “Onda Verde” dove gli occhi, sempre da un'elegante terrazza, spaziano dalla baia dei Maronti a Sant'Angelo; allo Chalet primavera ad Ischia Ponte dove, les pieds dans l'eau, si può ammirare frontalmente e da vicino il Castello; alla pizzeria Di Meglio dove si è a pochi passi dalla selvaggia baia di San Francesco.


Alla pizzeria da Don Enzo invece il fascino è mangiarsi un’ottima pizza dopo aver percorso impervie curve in strette stradine in salita, giungendo alla località Buonopane, costituita da una sola piazzetta che definirei quasi di montagna, occupata pressoché interamente da questo locale. In cui si entra passando per un tabaccaio...


Location bellissime, quindi, unite anche ad eccellenti pizze dal prezzo assolutamente contenuto in molti casi.
Quest'anno ho avuto conferma dell'ottima pizza margherita del locale “O’ Sole mio” sulla spiaggia dei pescatori, non lontano da Ischia Ponte. Una pizza profumata, con cornicione dalla perfetta consistenza, con ingredienti di buona qualità ben fusi tra loro e dal buon impasto digeribile. Un'altra ottima margherita, stupenda anche in versione mignon, è quella che ho degustato allo Chalet primavera: cornicione molto piacevole, basilico profumato ischitano (che non ha eguali), buon impasto e topping presente ovunque al morso. E poi aggiungiamoci il plus di un panorama mozzafiato, come accennato sopra, e ci vorrete tornare sempre. 


Non lontano da qui sono più che buone anche le pizze e pizzette da asporto di Pirozzi, da anni una garanzia ad Ischia Ponte e non solo.


Spostandoci a Forio, ho avuto modo di degustare anche la margherita della Tinaia, dove in un accogliente giardinetto si mangia una discreta pizza, con cornicione e profumi “comme il faut” e con un impasto morbido e digeribile.


Ho potuto degustare anche la margherita, sempre ottimo benchmark per comparare la qualità della pizza, del già citato Don Enzo a Buonopane, che presenta un impasto soffice, con una buona qualità di pomodoro e mozzarella.


Sul fronte dei prodotti di rosticceria quest’anno ho assaggiato per la prima volta alcuni di quelli da asporto della pizzeria di fronte al vecchio stadio Rispoli (“Mami pizzeria, sfizioseria, bar”). Qui ho potuto gustare un buonissimo fiore croccante ripieno di ricotta fresca bio, un buon arancino rosso e un frittatina di maccheroni nella norma e quindi molto buona.
Concludendo e volendo dare un giudizio finale, sia pur non esaustivo, sulle pizze di Ischia la cosa che più mi ha colpito è il loro profumo, cosa che ritengo molto importante in generale nella loro valutazione finale. Un profumo che sa di buono, di impasto lievitato a regola d’arte e di ingredienti di qualità che col calore sprigionano i loro aromi. E che permettono di “inalare” bontà, stimolando piacevolmente l’olfatto prima ancora che il gusto.
W la pizza ischitana!

30 settembre 2020

Ammirando panorami e gustando prelibatezze dall’alto dell’isola d’Ischia


Per ammirare dei rari panorami mozzafiato bisogna conquistarseli e meritarseli, concordate? E questo discorso vale, l’ho sperimentato più volte di persona, anche e soprattutto ad Ischia, dove per apprezzare al meglio gli splendori naturali dell’isola bisogna inerpicarsi non poco, venendo poi ripagati da una grandissima bellezza.
Il mare più blu, le splendide baie, le ruvide e ripide scogliere dell’isola, infatti possono essere apprezzate in modo unico da punti di osservazione privilegiati che essa offre, caratterizzati tutti dall’essere collocati ben in alto sul livello del mare. Del resto la sua conformazione consente tutto ciò con un monte, l’Epomeo, che presenta un’altezza che sfiora gli 800 metri e che è situato proprio al centro dell’isola potendosi così ammirare, ad esempio, a 360 gradi tutto il suo periplo.
Anche quest’anno ho potuto vedere dall’alto panorami mozzafiato ed inediti per me, pur conoscendo bene Ischia.
Una prima lieta scoperta dal punto di vista panoramico ed anche enogastronomico l’ho fatta recandomi per la prima volta al Corbaro Park.


Si tratta di un agriturismo/ristorante ma anche di un allevamento di caprette posto molto in alto, a cui si giunge in circa un quarto d’ora di macchina dal centro di Forio.
Ma la strada per arrivarci è tutt’altro che agevole: stretta, a doppio senso di marcia, in salita con pendenze proibitive, a tratti sterrata…
Una volta arrivati, però, si è ripagati innanzitutto da un panorama bellissimo che guarda dall’alto il mare e tutto intorno le montagne (quelle di Frassitelli), boschi (di acacie, della Falanga) e impervi costoni di roccia...


La terrazza, inoltre, è deliziosa e fresca, coperta da un grande pergolato, con tanti prodotti della terra e dell’orto ben in evidenza, gattini di ogni colore e buon cibo che viene servito.



Questa azienda, presso la quale è possibile gustare un aperitivo o cenare, produce dei buonissimi formaggi di capra (le razze sono la rossa e la napoletana, salvate dall’estinzione) che sono acquistabili o possono essere consumati sul posto, accompagnati da deliziose marmellate.


La mia visita a Corbaro Park, tappa finale anche di interessanti itinerari di trekking, mi ha permesso tra l’altro di poter scoprire e apprezzare un caprino molto interessante, semistagionato, che poi ho utilizzato per diverse ricette (tra cui
questaquando sono rientrato in città.


Altro posto davvero da non perdere ad Ischia, che ho avuto modo di conoscere solo quest’anno, è la pizzeria
La Rosa dei Venti in località Fiaiano, distante circa un quarto d’ora questa volta da Ischia Porto.
Anche in questo caso si percorre una strada stretta, in salita, sia pur meno impervia di quella descritta in precedenza.
Si giunge ad un grande locale che presenta anch’esso nella sua parte esterna una vista molto molto bella sul Castello Aragonese, Vivara e i suoi dintorni.


Qui si può mangiare un po’ di tutto, dai piatti di terra della tradizione campana e non solo, a una “profonda” scelta di carni alla brace, ma soprattutto si può gustare una pizza veramente eccellente, a mio avviso.
Io sono andato sul classico che più classico non si può: una Margherita, che è sempre il “benchmark” per valutare la qualità della pizza di un locale. E che Margherita! Mai mangiata una così negli ultimi tempi: mi ha colpito il suo profumo che sa di ingredienti buoni, mediterranei, di vera pizza napoletana (e non è uno slogan trito e ritrito!), di impasto lievitato come si deve. Tra l’altro questa pizza è anche da asporto, con un costo esiguo: 3,5 € di pura bontà!


Di panorami belli ad Ischia visti dall’alto abbinati a buon cibo vi ho comunque già parlato in altri post qui sul mio blog. Ad esempio, per chi non lo conoscesse, dovete fare una capatina al
Bracconiere, o a Campagnano (ne ho parlato anche qui) dove potrete mangiare ottimi conigli all’ischitana.
Proprio a tal ultimo proposito, chi conosce bene questo piatto sa che un ingrediente fondamentale in questa ricetta è il timo selvatico (la pipernia).
Ebbene, proprio a Campagnano l’ho trovato in un vivaio ed ora è qui sul mio balcone. Quale onore…la pipernia di Ischia, qui, a casa mia… ;)

5 giugno 2017

PummaRè, mille sapori


Nella mia città la qualità della pizza sta sempre più migliorando rispetto a ciò che accadeva tanti anni fa. Si trovano molto più diffusamente locali dove si può mangiare un ottimo prodotto, spesso interpretato in chiave gourmet con ingredienti e materie prime di qualità, espressione del territorio.
Uno di questi è senz’altro PummaRè, una pizzeria napoletana situata su un’ariosa e accogliente terrazza nel cuore del quartiere Prati, sopra l’entrata dello storico Mercato Trionfale e a breve distanza dai Musei Vaticani.
Ora che la bella stagione sta cominciando ad affacciarsi è ideale cenare all’aperto, in tutto relax, presso questo locale che offre piatti e prodotti dai sapori speciali, nel segno del buon gusto.
L’offerta prevede, in particolare, oltre a degli ottimi cocktail innovativi e tradizionali sapientemente miscelati da abili barmen, anche dei buoni antipasti come i gamberi scottati con insalata di pomodorini e guacamole o il cestino di alici fritte, oltre che bruschette e chips di patate viola.



Ovviamente ampia è la scelta delle pizze, proposte in prevalenza in versione gourmet con tante buone chicche del nostro territorio nazionale, ma che si mantengono comunque fedeli alla tradizione, grazie alla competenza del Mastro Pizzaiolo napoletano Giuseppe Lusinga. Un menù, quindi, che si compone di preparazioni arricchite da ingredienti di pregio, ma che non manca di richiamare lo stile napoletano.
Tra le tante pizze in degustazione consiglio innanzitutto la Campagnola, dall’impasto integrale con provola affumicata di Agerola, pancetta croccante e patate al forno profumate al rosmarino o la Battipagliese (l’impasto è in questo caso macinato a pietra) con datterini gialli, fior di latte di Agerola, alici di Cetara, olive di Gaeta, capperi di Salina e basilico fresco. Quest’ultima pizza si abbina bene con l’ottimo “Gazpacho Mary”.


Buone anche le classiche Marinara (filetti di pomodoro antichi di Napoli, origano e basilico fresco) e D.O.P (pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala, olio extravergine e basilico fresco, con impasto macinato a pietra).


Ma non è finita, perché l’avventore può scegliere anche tra queste altre buonissime pizze:

Benvenuti al Sud, con ricottina di Bufala profumata allo zafferano, speck e pistacchio di Bronte


- Normarè: provola affumicata di Agerola, melanzane fritte, ricottina infornata e pomodori del Piennolo
- La Capitanata, con pomodorini gialli, straccetti di burrata d’Andria, cipolla rossa di Tropea, peperoncino di Soverato e basilico fresco


La pizza fritta A Me Me Piace ‘O Blues con salame casertano, ricotta di bufala, prosciutto cotto, provola e una spolverata di pepe.

In accompagnamento alle pizze, possono essere servite le ottime birre del Birrificio Sorrento (consiglio in particolare la Minerva) o anche dei buoni vini, tra cui il Gragnano della Penisola sorrentina.


Per chiudere in dolcezza, zeppole alla nutella, triangoli con crema chantilly e amarena e chiacchiere con confettura di frutta.
Da rilevare infine che nel menù di Pummarè figurano anche ottimi piatti della tradizione napoletana (il sartù di riso e la genovese in primis) per far gustare la cucina e la tradizione partenopea restando nel cuore della capitale.

1 marzo 2016

Le buone pizze della capitale mondiale della pizza


Oggi vi parlerò di alcune pizze e pizzerie di Napoli. Non vi aspettate indirizzi segreti o posti ottimi non tanto conosciuti. Vado, al contrario, su dei classicissimi, di cui mi piace scrivere sia perché questi locali non sono mai stati recensiti sul mio blog, sia forse perché (sarà una mia illusione?) c’è ancora qualcuno che non li conosce e potrei dare quindi qualche suggerimento utile.
Comincio pertanto col parlarvi di una particolare pizza di Ciro Salvo, sfornata dal suo mitico locale a Mergellina, 50 Kalò, frequentato anche da tanti vip, tra cui il capitano del Napoli Marek Hamsik che dopo le partite serali viene a rifocillarsi meritatamente e degnamente qui.


Ebbene, da Ciro Salvo di recente ho mangiato una golosissima pizza bianca definita “dell’Alleanza” con fiordilatte di Agerola, lardo di colonnata, cipolla ramata di Montoro e conciato romano, un formaggio quest’ultimo dal gusto deciso e stagionato in anfore di terracotta.


Senz’altro una pizza non leggera ma veramente gustosa, con ingredienti dolci come la cipolla e molto aromatici e sapidi come il lardo e il conciato romano che si bilanciano molto bene tra loro. Con una gran birra come quelle artigianali offerte dal locale, poi, questa pizza è perfetta!
Da Ciro Salvo a mio avviso è strepitosa, prima della pizza, anche la frittatina di maccheroni, preparata con ingredienti di qualità e ben croccante e dorata.


A proposito di cose fritte, non si può rinunciare a Napoli, quando si è nei pressi della stazione centrale, alle meravigliose pizze fritte della storica friggitoria La Masardona. Qui si possono mangiare versioni mini e maxi di queste pizze così goduriose e gustose (lasciamo per un momento da parte gli aspetti salutistici…). 


La caratteristica di questo posto sempre affollato è il fatto che la pizza viene portata al tavolo incartata (il solo guardare, toccare il tipo di carta, quella che assorbe l’olio dei fritti, ha un che di affascinante) e si mangia rigorosamente con le mani (“per riproporre a pieno l’essenza della vera tradizione centenaria,… per coinvolgere tutti e cinque i sensi…” secondo quanto si legge nel menù del locale).


L’ultima volta che sono stato in questo locale ho assaggiato una mini pizza fritta (detta battilocchio) cosiddetta completa, con ricotta, cicoli, pepe, provola e pomodoro. Anche se a saperlo l’avrei preferita senza pomodoro, che in questo caso (a mio avviso) “annacqua” troppo la preparazione.


Ci spostiamo sullo splendido lungomare a Via Partenope, dove ho potuto scoprire una pizzeria nuova per me, proprio accanto a quella di Gino Sorbillo di cui vi avevo già parlato qui qualche tempo fa.
Sono andato infatti da Eccellenze Campane mare (la sede più grande è invece in Via Brin) e devo dire che la mia esperienza è stata molto positiva. Ho mangiato innanzitutto un arancino ripieno di scarola davvero intrigante.


Ho poi degustato una buonissima e profumatissima pizza marinara (la marinara è quasi come il tartufo: il profumo riesce quasi a vincere sul sapore!) divisa in quattro parti con diversi tipi di pomodoro, presenti anche in diverse consistenze e cotture.
Un posto davvero interessante dove ritornerò per assaggiare anche primi piatti potenzialmente molto allettanti come la pasta e patate con provola. Nel periodo di carnevale, quando ci sono andato, inoltre veniva proposta anche la mitica lasagna napoletana, appunto di carnevale, ripiena di golose polpettine…


Prima di un ideale arrivederci a Napoli e per restare un attimo fuori dal tema delle pizze, era d’obbligo gustare delle ottime sfogliatelle calde (ricce) dallo storico Pintauro dove pare siano proprio nate tanto tempo fa (nel 1785, per la precisione). Detto fatto.
A bientôt!

14 gennaio 2016

La pizza? Si, ma di fiordilatte


Durante le vacanze di Natale di solito mi piace rispolverare qualche bel libro di cucina napoletana, avendo senz’altro più calma di preparare in santa pace piatti della tradizione della mia terra.
E’ evidente che in pubblicazioni di tale genere si trovano tanti classicissimi, ma ogni anno riesco sempre a scovare qualcosa di meno noto e sempre molto buono.
E’ una tradizione che mi piace seguire anche con i libri di cucina siciliana, che insieme a quella campana non possono che evocare la cucina di casa e quella che si fa in famiglia. E Natale non è proprio la festa della cucina di casa e della famiglia?
Orbene, anche quest’anno nelle (purtroppo) appena passate feste natalizie, questo rito è piacevolmente continuato e la mia attenzione è caduta in modo particolare sulla pagina 101 del libro di Jeanne Càrola Francesconi “La cucina napoletana”, dove era descritta la ricetta della pizza di fiordilatte.
Una ricetta che in qualche modo rientra in un tipo di cucina che a me piace molto, che è quella del recupero e degli avanzi. Per fare questa gustosissima “pizza”, infatti, si utilizza del pane raffermo che in pratica gioca il ruolo della pasta per pizza.
Siccome sono un po’ pigro, la ricetta ve la fornisco così, senza indicare precisamente la quantità esatta e le dosi precise degli ingredienti. Ma non vi preoccupate: vi verrà sicuramente bene, seguendo le istruzioni che vado ad esporvi.
Prendete una bella teglia da forno o, se volete prepararne una quantità inferiore, va bene anche un tegamino che possa andare in forno.
Imburrare bene il fondo del tegame che utilizzerete e porre delle fette di pane raffermo (alte più o meno un cm) sullo stesso fondo, in modo da coprire tutta la superficie (inserite anche dei “ritagli”, per non lasciare nessuno spazio vuoto).
Mettere sopra al pane delle fette di fiordilatte, abbondante parmigiano e delle foglioline di basilico spezzettate (in questo periodo non ci sono, ma che possiamo fare? Magari sostituitele con altre erbe aromatiche, quelle che più vi aggradano, forse della maggiorana?).
Cospargere ancora la superficie con delle uova sbattute (un paio se la pizza è più grande, uno se decidete di farne una versione più contenuta) versando a filo il liquido. Infornare alla temperatura massima (220 gradi) per circa 20 minuti o fino a quando non si crea una bella crosticina dorata.


Un grande piatto, molto piacevole, in quanto il pane raffermo si ammorbidisce grazie al latte rilasciato dalla mozzarella e che si insaporisce divinamente con gli ingredienti più sapidi (il formaggio) e profumati (basilico o altra erba aromatica).
Mi viene in mente che una variante ottima di questa ricetta potrebbe essere quella di utilizzare del Pecorino Romano al posto del parmigiano e della menta al posto del basilico…
Io ora l’input ve l’ho dato. Provate questa stupenda pizza e fatemi sapere che ne pensate. E viva la cucina napoletana (e già che ci siamo, anche la squadra del Napoli che, almeno al momento che scrivo, è prima in classifica! ;))

1 luglio 2015

Nell’officina (bio) delle cose buone


Ho da poco scoperto un gran bel ristorante, aperto di recente, di cui vi vorrei proprio parlare. Ed è necessario che se ne parli (bene) perché, pur essendo a Ciampino e non certo al centro di Roma, merita davvero di essere notato, visitato e fatto uscire dall’anonimato.
Il locale, comunque, non è lontano da Roma e, arrivando dal Grande Raccordo Anulare, si scorge quasi immediatamente sulla destra non appena si giunge alle prime case del centro abitato di Ciampino.
Questo ristorante, denominato Biofficina, non è molto grande, ma esprime una cucina davvero intrigante, con un ampio impiego di materie prime bio, grande maestria nell’uso delle farine per la realizzazione di un’ottima pizza e con l’utilizzo di pesce freschissimo, che viene proposto in preparazioni sfiziose e di grande gusto.


La cosa che più mi ha colpito di questo locale è la costante ricerca di nuovi abbinamenti e accostamenti di materie prime, del miglioramento continuo, principio che tra l’altro è alla base di chi studia le norme fondamentali sulla qualità, e il sapiente utilizzo delle spezie, anche quelle meno note al grande pubblico.
Capite quindi bene che il team capitanato dal proprietario Claudio Longo (è lui che seleziona con passione e competenza i vini, le materie prime e i distillati) è davvero di ottima fattura. A cominciare dallo chef Luca Magnisio, che realizza piatti dagli accostamenti originali, adottando una cucina con ingredienti bio che non è assolutamente associata alla frequente equazione cucina sana = piatti tristi e insipidi. Anzi. Il bio consente infatti di disporre di prodotti inusuali e inediti, che vengono impiegati e combinati in modo davvero azzeccato, con risultati sorprendenti che stupiscono il cliente. Luca, inoltre, ama provare, provare, provare, anche a rischio di creare abbinamenti e piatti apparentemente azzardati, che poi alla fine non si rivelano mai tali.
Di grandissimo spessore anche la preparazione di Sergio Petruzzella, che tra l’altro è anche un cantante lirico. Definirlo pizzaiolo è assolutamente riduttivo, essendo un cultore e uno studioso dell’utilizzo delle farine di qualità, anche semintegrali, e della loro combinazione, con un approfondimento continuo sulla loro giusta miscela.


Il lungo menù degustazione che ho con piacere consumato presso questo locale, mi ha consentito di avere un’idea completa ed esaustiva della sua splendida cucina.
A cominciare dai dettagli, come i “pan grissini” al cardamomo, che erano irresistibilmente buoni.


Ottimi i piatti vegani e vegetariani, con tante erbe, spezie e ortaggi molto ben combinati tra loro, come gli spaghetti di zucchine con pesto di canapa o il cannolo con sfoglia al pomodoro e rucola.


Sul fronte delle pizze, dall’ottimo impasto fragrante e croccante dalla lunghissima lievitazione, stupiscono anche i condimenti, come quello a base di pesce con una deliziosa crema di vongole allo zafferano ed ostriche scottate; ma ho trovato deliziosa anche una semplice Marinara, differente dalla classica napoletana per l’utilizzo di pomodori freschi a pezzetti e di un delicato olio all’aglio.


Il locale, come sottolineato, eccelle anche per le preparazioni a base di pesce sia sul fronte dei crudi sia per quanto riguarda le sue cotture. Molto piacevole ad esempio il pacchero con gamberi, cocco e lime o il pesce sciabola con un fantastico riso selvaggio canadese, ingredienti entrambi che adoro.
La chiusura con i dolci non è banale, con accostamenti ancora una volta inediti e originali, come quello perfetto tra cocco e datteri e con creme e mousse volutamente non troppo dolci e al contrario arricchite e profumate da spezie, come la curcuma.


Ottimi infine anche i vini, tutti biologici, i distillati di cui il proprietario è un vero cultore e i thé, molto ricercati e particolari.

Biofficina
Via Salvo d’Acquisto, 6
Ciampino
Tel. 06 83084745

13 maggio 2015

Magnammancill!


Sono stato qualche giorno fa a vedere a Napoli una partita di Europa League del Napoli.
Guardare allo stadio un partita di calcio è sempre un’emozione tutta particolare, soprattutto per me che non ci vado così frequentemente (più o meno una volta all’anno).
E’ bella l’atmosfera festosa fuori dallo stadio, ovviamente quando si tratta di partite non a rischio violenza e scontri tra tifosi, e condividere con gli altri le emozioni di ciò che avviene in campo e sugli spalti, quando si inneggia e si canta.


E poi sono stupendi i colori dello stadio, a cui ciascuno contribuisce con bandiere, magliette, striscioni, che danno quel “valore aggiunto” che non si può necessariamente avere davanti al televisore di casa.
L’atmosfera dello stadio di Napoli, il San Paolo, poi, “sà” di pizze fritte, di panini con salsicce e friarielli, di caffè Borghetti, di canzoni di Pino Daniele e di ricordi di Maradona che più di tutti ha reso grande il Napoli.
Giovedì scorso la partita ha avuto il suo inizio con uno striscione molto divertente ed eloquente di quello che doveva essere o si auspicava che fosse il risultato finale.
Magnammancill, recitava, parola che tradotta dal dialetto napoletano vuol dire “mangiamoceli”. Giusta affermazione, in senso sportivo ovviamente, visto che l’avversario in teoria non doveva essere per niente impegnativo per la mia squadra.
Il risultato finale, 1-1, dimostra che gli avversari non ce li siamo propriamente “mangiati”, ma rimane l’affermazione divertente e piacevole.
Orbene, un foodblogger come me, quando si sposta, abbina sempre al viaggio qualche ottima zingarata enogastronomica e anche questa volta ho voluto confermare questa tradizione. Quindi il magnammancill si poteva comunque benissimo adattare al consumo di qualche buon pasto di qualità nella mia città natale. E così è stato.
Il giorno dopo la partita ho cominciato la giornata con una buona colazione da La Caffettiera a Piazza dei Martiri (ottimo in particolare il latte macchiato freddo, che consumo spesso quando sono in queste zone e che a mio avviso solo a queste latitudini sanno ben fare).


Successivamente, una lunga passeggiata in centro mi ha consentito, in una giornata estremamente calda con un mare che era un incanto, 


di poter presto digerire la colazione e di poter apprezzare le mitiche sfogliate di Pintauro e il Vesuvio di babà di Scaturchio (in questo caso l’apprezzamento è stato solo visivo).


Una successiva e altrettanto lunga camminata per le strade della Pignasecca e per via dei Tribunali mi hanno fatto riscoprire una Napoli che da tempo non vedevo così bella. Le sue stradine un po’ “sgarrupate” e caratteristiche mi hanno d’incanto fatto immergere nello splendido film-documentario Passione o in quello sulla musica napoletana condotto da Joe Bastianich su Sky Arte.


Tra una viuzza e l’altra scorgo anche un posto dove, quando avrò più calma, andrò di corsa: Le Zendraglie (un giorno vi spiegherò l’interessante origine di questo nome) che è al tempo stesso tripperia e trattoria …Qui si mangia ‘o pere e ‘o musso, la zuppa di soffritto, la trippa cacio e uova. Ma è possibile trovare anche piatti tipici napoletani come quella che io chiamo PPP (pasta, patate e provola) e la mitica genovese.


All’ora di pranzo non potevo non mangiare una bella pizza…Beh, a Napoli, …. la città campione del mondo della pizza…
E poiché non avevo mai assaggiato la pizza da Gino Sorbillo sul lungomare di Via Partenope era ora di sperimentare…


Da rilevare per inciso che Gino Sorbillo vende in un paio di punti della città (vicino al suo locale storico ai Tribunali e anche nei prezzi di Piazza Plebiscito) dell’ottimo street food di qualità preparato con materie prime di pregio, offrendo pizze fritte e altre tipicità da pizzeria.


Il locale di Sorbillo sul bellissimo lungomare di Napoli si chiama Lievito Madre al mare ed è stupendo innanzitutto per la sua splendida location vista Castel dell’Ovo e per l’arredamento riposante e piacevole (pareti in maioliche bianche e blu).


Dal punto di vista del cibo, si trovano cose buone a cominciare dagli antipasti: taralli con birra o con bollicine, una grandiosa fresella della larghezza di una pizza con pomodori e il mitico “sizzone” di mozzarella di bufala (per 4 persone), crocchè (con provola) ottimi e grandi, frittatine comme il faut e verdure in pastella leggerissima e non unta. Poi è stata l’ora della pizza. Come non prendere la Margherita che è anche quella benedetta di recente da Papa Francesco (chiamata appunto “pizza Benedetta”) e che rappresenta un benchmark e un riferimento rispetto al quale effettuare confronti? E il confronto con altre pizze margherite la colloca al top…o almeno alla pari con quella di altri grandi pizzaioli campani.


Prima di riprendere il treno, una sosta al Gran Caffè Cimmino, per un ottimo caffè cremoso in tazza bollentissima con acqua minerale (frizzante ma non troppo, come piace a me) servita “in automatico”, cose tutte queste che ci sogniamo a Roma…

E a Napoli c'è chi ancora dona il caffè sospeso ;)
Alla prossima, Napoli, sei sempre bellissima! ;)