Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

25 ottobre 2026

Una dolce bontà: le meringhe alla nocciola della Tuscia

 

Anche quest’anno, con grande entusiasmo, sto partecipando attivamente agli show cooking on-line per promuovere i prodotti e i piatti tipici dell’Alto Lazio (province di Rieti e Viterbo).
Come più volte sottolineato in questo blog, questi interessanti show cooking sono organizzati dalla Camera di Commercio di Rieti e Viterbo in collaborazione con la sua Azienda speciale Centro Italia. Il tutto rientra in un progetto denominato "Turismo e Cultura", che ha l’obiettivo di promuovere le eccellenze enogastronomiche del territorio ed i luoghi in cui sono ottenuti i prodotti tipici protagonisti delle tradizioni dell’Alto Lazio.

Il primo show cooking di quest’anno si è tenuto la scorsa settimana con la brava chef Mara Fontana, che ci ha guidato nell’esecuzione della ricetta da una location splendida in cui occorre recarsi quanto prima: il Lake Resort La Bella Venere a Caprarola, sul lago di Vico, distante solo un’ora da Roma.

In questo primo incontro abbiamo preparato dei buonissimi dolcetti, le meringhe alla nocciola della Tuscia. Queste ultime sono un dolce tradizionale della provincia di Viterbo nato dall'incontro tra la leggerezza della classica meringa e la croccantezza e l'aroma inconfondibile di una materia prima davvero eccezionale, la nocciola della Tuscia. Nelle cucine contadine e nelle botteghe artigiane di Viterbo e dintorni, l'unione tra gli albumi montati a neve con lo zucchero e la granella o la farina delle preziose nocciole locali ha dato vita a una variante rustica e profumata della classica meringa francese. Spesso inserite tra i dolci tipici da forno e da passeggio della tradizione viterbese (accanto a tozzetti e ciambelline al vino, già cucinate in precedenti show cooking con le relative ricette presenti sul mio blog), queste meringhe beneficiano della croccantezza di questa frutta secca tostata per arricchire la dolcezza dell'albume.

Il valore aggiunto di questa ricetta è quindi rappresentato dalla nocciola della Tuscia. La coltivazione del nocciolo nella Tuscia del resto ha origini antichissime, che risalgono addirittura all'epoca romana. I terreni di origine vulcanica dei Monti Cimini offrono un ambiente ideale per la crescita di questo frutto, rendendolo uno dei pilastri dell'economia e della gastronomia locale. Inoltre questa nocciola si fregia del marchio “Tuscia Viterbese” che identifica e tutela i prodotti agroalimentari e artigianali tipici della provincia di Viterbo. Si tratta di un marchio collettivo che certifica l’origine locale, la qualità e il legame con il territorio, valorizzando anche altre produzioni come olio, vino, ortaggi, salumi, formaggi e manufatti tradizionali. Il tutto per garantire autenticità e a promuovere le eccellenze della Tuscia, sostenendo produttori e filiere locali. 

Tornando alle nostre meringhe alla nocciola della Tuscia, ecco la ricetta per prepararle:

INGREDIENTI(per 2 persone)

110 gr. di zucchero a velo; 57 gr. di zucchero semolato; 33 gr. di albume (chiare d'uovo, circa un albume di uovo medio); nocciole della Tuscia q.b. (intere o tritate grossolanamente); un piccolo pizzico di sale; una goccia di succo di limone.


PROCEDIMENTO

In una ciotola capiente (o nella boule della planetaria) versa l'albume a temperatura ambiente, il pizzico di sale e la goccia di succo di limone. Aggiungi lo zucchero semolato e inizia a montare con le fruste elettriche. Continua a montare finché il composto non risulta ben fermo, lucido e lo zucchero semolato si è completamente sciolto. A questo punto, incorpora lo zucchero a velo setacciato a pioggia (o a filo), mescolando delicatamente per amalgamare bene il tutto. 

Aggiungi le nocciole della Tuscia al composto e incorporale delicatamente con una spatola, con movimenti dal basso verso l'alto per non sgonfiare la meringa. Rivesti una teglia con un foglio di carta forno. Con l'aiuto di un cucchiaio (o di una sac-à-poche), forma le meringhe disponendole ben distanziate tra loro. Inserisci in forno preriscaldato a 90 °C. e fai cuocere/asciugare per circa due ore (le meringhe cuociono lentamente in tempi abbastanza lunghi).

Saranno pronte quando si staccheranno dalla carta forno senza fare resistenza e risulteranno leggere, friabili e del tutto asciutte anche all'interno. 

Il prossimo appuntamento con gli show cooking on-line - che stavolta coinvolgeranno il territorio reatino - è per martedì prossimo 27 ottobre, quando sarà realizzata la ricetta a cura dello chef Patrizio Paolucci del Tortellone tricolore della Sabina con crema di carciofi Igp e olio aromatizzato alla maggiorana. Seguiteci in tanti, tramite la diretta Facebook sulle pagine citate all’inizio del post.

28 settembre 2026

Respirando l’aria del Millerntor stadion

Nel corso della mia recente vacanza ad Amburgo non potevo non recarmi nel quartiere di St. Pauli. Un quartiere che mi intrigava esplorare per la sua vivacità, le sue contraddizioni, la sua vita notturna, i suoi locali trasgressivi, i suoi ideali e la sua inclusività.

Tutte cose che si percepiscono e si confermano passeggiando per le vie del quartiere, che tra l’altro è stato testimone dell’inizio carriera dei Beatles a cui è dedicata una specifica piazza perfettamente rotonda come un grande disco.

Ma St. Pauli è anche una squadra di calcio che attira tanti appassionati e che sposa gli stessi ideali della gente del quartiere e cioè, tra gli altri, quelli dell’antifascismo e del rispetto per ogni tipo di orientamento sessuale.

Un cartello affisso sulle mura dello stadio

Il “fortino” di questo team che attualmente milita nella serie B tedesca è il Millerntor stadion, capace di contenere circa 30 mila persone, situato al centro del quartiere nei pressi di un grande Luna Park, l’Hamburger Dom, che si tiene tre volte all’anno e rappresenta una fiera popolare tra le più grandi della Germania e più antiche d'Europa.

Trovare un biglietto per una partita in casa del St. Pauli è un’impresa quasi impossibile. Prima del mio viaggio volevo comprare online un biglietto per il match contro il Kaiserslautern, ma i tagliandi erano già esauriti come accade quasi sempre (in certi casi però è possibile acquistarli su un mercato secondario legalizzato e online quando qualcuno rinuncia al loro utilizzo).

Facendo un giro intorno allo stadio, si apprezza la struttura “all’inglese” dell’impianto, si scorge un museo interno e si può fare shopping nel fan store situato dentro al campo sportivo (inutile dire che non potevo esimermi dal fare qui acquisti e regali). 


In vari punti dello stadio o nei suoi immediati dintorni spiccano i simboli del St. Pauli: da un lato il logo ufficiale di forma rotonda in cui è raffigurata la porta fortificata in mattoni della città di Amburgo. È una versione adattata dello storico stemma cittadino, che lega il club al suo distretto d'origine vicino al fiume Elba.

Ma il St. Pauli calcio spesso si identifica anche con un teschio pirata (Jolly Roger) con le ossa incrociate, diventato un vero e proprio emblema del club e della sua tifoseria, simbolo di ribellione e resistenza negli anni delle accese proteste sociali. Il Jolly Roger simboleggia anche la mentalità punk, l'antifascismo, la giustizia sociale e il rifiuto del calcio moderno, decisamente commerciale.

Pur non potendo entrare allo stadio il giorno della partita per i motivi sopra esposti, è stato comunque interessante “respirare” l’aria del Millerntor Stadion in una domenica di campionato.

La partita, come già sottolineato, era in questo caso quella contro il Kaiserslautern e già di primissima mattina al bellissimo e non lontano mercato del pesce si scorgevano tifosi sia del St. Pauli che della squadra avversaria degustare robusti panini ripieni di pesce di ogni tipo (Fischbrötchen) e bere corpose birre (beati loro che ci riuscivano, a quell’ora!).


La partita iniziava alle 13.30 ma già molto prima nei dintorni del Millerntor Stadion tanti tifosi con indosso le più assortite maglie (nuove e più vecchie) del St. Pauli si incamminavano verso lo stadio. 

Alcuni si soffermavano al bar sotto l’impianto a bere qualcosa (anche dei calici di vino, chissà quale…), altri semplicemente a chiacchierare, altri ancora a cercare, con poche speranze, un eventuale biglietto da poter acquistare.

Una sorta di centro sociale sotto la tribuna principale dello stadio, inoltre, vendeva torte e dolci fatti in casa oltre a spille, foulard, sciarpe e altre suppellettili per tifosi.

Il tutto in un ambiente tranquillo, con i tifosi avversari mescolati a quelli della squadra di casa senza alcun timore di eventuali scontri.

Poi la partita, per la cronaca, è finita 1-2, con una sconfitta quindi del St. Pauli; ed attualmente questa squadra si trova più o meno a metà classifica della serie B tedesca.

Da ora in poi darò sempre un’occhiata ai risultati di questo team che mi è rimasto nel cuore e che rappresenta la forte identità di un quartiere e forse anche di una città (esiste comunque un’altra squadra cittadina, più importante) dalla profonda anima e inclinazione marinara.



12 agosto 2026

Consigli flash di viaggio: Acciaroli

 

Un paesino del Cilento molto caratteristico, sul mare, di cui vi vorrei parlare oggi è Acciaroli.

Va precisato innanzitutto che Acciaroli in realtà è la parte mare (una frazione) del comune di Pollica in provincia di Salerno.

Ci sono stato nel mese di giugno per alcuni giorni e devo dire che è un posto assolutamente da consigliare.

Il mare è limpido e dai colori chiari, con fondale basso, la spiaggia è sabbiosa, ampia ed adatta a lunghe camminate sulla battigia.

L’ideale ad Acciaroli è avere un albergo sul mare come quello presso cui risiedevo, in cui è possibile tornare agevolmente a riposare dopo una mattinata in spiaggia per poi ritornarci nelle ore meno calde del pomeriggio.

Il paesino è molto carino sia nelle sue viuzze con antiche costruzioni in pietra sia dal lato del porticciolo, dove oltre ad una torre normanna e ad una antica chiesa a vivacizzare il tutto sono presenti molti locali in cui mangiare, bere un drink o prendere un gelato (consiglio a tal proposito quello al gusto fico bianco, tipico del Cilento).

Sul corso del paese potreste imbattervi in piccole bancarelle di produttori agricoli della zona e incontrerete negozietti di alimentari dove comprare cibi utili per un pranzo veloce da portare al mare.

Qui è un must prendere un panino con la mitica mozzarella di bufala campana, che in queste zone è la più buona del mondo, indipendentemente dal caseificio che la produce (io ho mangiato ad esempio dei panini crudo e bufala o pomodori secchi sott’olio e bufala da applausi).

Coté ristoranti, ve ne consiglio due o tre sperimentati ed approvati: 

- una pizza va sempre provata in Campania e la mia scelta è ricaduta (bene) sul buon locale @lucaelalucciola che ad esempio prepara un’ottima provola e pepe ma non solo;

- un’altra sera ho cenato presso un negozietto di prodotti tipici cilentani (Ci.bo.), che ha in dotazione anche pochi tavoli per mangiare, presso i quali si possono degustare curate preparazioni a base di tanti presìdi Slow Food della zona;

- infine segnalo una buonissima trattoria di mare dietro al porto dove si mangia deliziosamente, a mio avviso: ‘A Tartana. 

Qui si può degustare la cucina tipica cilentana di mare (elencata in una fascinosa lavagnetta) con tanti piatti tradizionali e supersfiziosi, oltre che una torta ricotta e fichi davvero degna di nota!

Bon appétit e buona estate!

9 agosto 2026

Somewhere in the South

 

E’ sempre bello trascorrere almeno una parte dell’estate nei caldi luoghi di vacanza del Sud Italia. 

Ci si sente ben accolti, si mangia divinamente e le bellezze naturali sono davvero mozzafiato.

Il clima è caldo ma non afoso (salvo eccezioni…) e dalle fertili terre anche vulcaniche nascono materie prime e prodotti agricoli unici, con una accentuata biodiversità che fa la differenza nei piatti offerti dai ristoranti o semplicemente preparati nelle case.

Un filo conduttore di questi luoghi del Sud è la presenza anche di tante piante fioritissime, rigogliosissime, dai colori accesi, più intensi che in ogni altro luogo.

E’ il clima, soprattutto delle isole ma non solo, che le rende così, facendole diventare uno spettacolo per gli occhi.

Un esempio su tutti? Le bouganville, dal loro colore fucsia sgargiante, comune denominatore di tanti bei luoghi del nostro Sud.

Ad Acciaroli, nel Cilento, dove sono stato recentemente per qualche giorno, mi sono divertito a fotografarle in tanti angoli di questo delizioso paesino sul mare.

Vi lascio in questo post alcune foto al riguardo, augurandovi buona estate e buone ferie (possibilmente al Sud)!

31 luglio 2026

Auguri doppi a me!


 Trovo solo ora il tempo di scrivere su due miei compleanni: innanzitutto quello del mio blog, che nel mese di giugno ha compiuto ben 19 anni. Poi in questo mese c’è stato anche il mio compleanno, ma tralascerei di svelarvi quanti anni ho compiuto (troppi)😊.

Allora auguri doppi a me e a questo blog che tante soddisfazioni continua a darmi, grazie anche a voi lettori che avete la pazienza di seguirmi dopo tanti anni.

Un bacione quindi e un ennesimo ringraziamento a tutti i miei follower. Buona estate! 

Ps Quale miglior festeggiamento con una “torta speciale” rappresentata da una carbonara di mare (con pesce spada affumicato e cozze sgusciate)?😊

23 giugno 2026

Un gelato “tennistico” a Roma

 

Si è da poco concluso il bellissimo torneo Slam del Roland Garros dove gli italiani hanno fatto davvero un’ottima figura e siamo in fervida attesa di un altro grande torneo, stavolta sull’erba, il mitico Wimbledon.

Ma anche gli Internazionali di Tennis di Roma hanno fornito agli appassionati tante emozioni (in primis con Sinner) e momenti di grande spessore tecnico.

Accanto al lato agonistico e competitivo del tennis mi incuriosisce sempre scoprire la vita fuori dal campo degli atleti. Ed ormai con l’avvento dei social questo aspetto si può agevolmente indagare.

In occasione degli Internazionali di Roma, poi, è stato interessante scoprire il giudizio degli atleti su una cucina che ben conosciamo, quella romana, e sulle sue prelibatezze. Ed ho potuto ricostruire tramite molti account Instagram gli assaggi e le cene gourmet che diversi tennisti hanno effettuato durante il torneo.

I campioni Zverev e Medvedev, ad esempio, hanno assaggiato i piatti della cucina romana di Matricianella; la svizzera Belinda Bencic ha gustato tra le altre cose un ottimo tiramisù e insieme alla connazionale Halaya Pilgrim (della Roma calcio femminile) non poteva non assaggiare una deliziosa carbonara...

Ma quello di cui vorrei parlarvi oggi è l’uscita tutta americana di un gruppo di note tenniste USA per gustare un gelato da Fiordiluna a Trastevere.

A tal proposito un bellissimo video che qui vi linko (proveniente dall’interessante account theplayersboxpod) ha descritto il “rating” che le più brave tenniste americane hanno dato al gelato di questo locale, con un punteggio da 1 a 5.

Il video comincia con l’attuale n.4 del mondo Jessica Pegula che ha valutato il suo gelato al caffè con un voto 3.8. E’ poi intervenuta Des Kravitz che ha preso un fresco cono con mango, limone e fragola, valutato 3.9.

La parola è poi passata alla giovane promettente Iva Jovic che ha scelto l’abbinamento cioccolato e nocciola attribuendo voti alti: 4.3 per il cioccolato, molto ricco, e 4.0 per la nocciola, fornendo anche una votazione complessiva molto positiva.

Coco Gauff, attuale n.7 del mondo, ha optato per un gelato caffè e pistacchio. Per il caffè il voto è stato un ottimo 4,5, mentre al pistacchio ha attribuito una valutazione leggermente più bassa, 3.8.

AsiaMuhammad ha scelto i gusti tiramisù e nocciola; al primo ha attribuito un 3.2 (“ci voleva un po' più di caffè”), e alla cremosa nocciola un 4.3.

Katie McNally ha preso invece i gusti stracciatella e nocciola, con voti rispettivamente pari a 3.4 e 3.8.

Il tennista Francis Tiafoe, uno dei pochi maschietti e con un look dark con tanto di occhiali da sole, si è poi deliziato con un gelato alla stracciatella valutato il massimo, 5/5.

La talentuosa Haley Baptiste non ha invece valutato molto bene il suo gelato allo yogurt. “Non è un buon yogurt, afferma, sono onesta. Non sa molto di yogurt, è troppo dolce. Gli dò un 1,5”.

Ben Shelton, altro affermato tennista americano, ha invece preso un gelato gusto nocciola anche perché ricorda la Nutella e a lui piace la Nutella, quindi il suo voto non poteva che essere alto (da 4 a 5).

Ultima ad esprimersi Madison Keys, che ha ripreso con il suo telefonino tutto il video: la sua scelta è ricaduta su limone e lampone. Con un voto ancora una volta alto - 4 su 5 - giudicando il suo gelato delizioso.

Insomma una valutazione nel complesso molto favorevole di questa gelateria romana contenuta in un video divertente che vi invito a vedere, per chi se lo fosse perso.

Queste simpatiche ragazze troveranno gelati migliori altrove? Forse si, ma probabilmente sempre a Roma o comunque in Italia…😊

13 maggio 2026

Taste of Roma 2026, l’evoluzione della ristorazione tra rigenerazione urbana e nuove forme di socialità

Si è chiusa domenica scorsa la decima edizione di Taste of Roma. Un traguardo importante, in un decennio nel quale tale manifestazione ha contribuito a rendere l’alta cucina più accessibile al pubblico e sempre più conviviale. In questa edizione il festival ha scritto un nuovo capitolo, scegliendo come scenario il Gazometro, luogo simbolico della Roma contemporanea, che per l’occasione si è trasformato in un villaggio del gusto, animato dalle cucine di chef affermati, protagonisti storici della manifestazione, e da una nuova generazione di insegne della ristorazione cittadina.

La scelta di questa location (nel quartiere Ostiense, definito dal Guardian come uno dei più “cool d’Europa” e in un’ex area industriale che rappresenta uno dei luoghi più rappresentativi della trasformazione urbana di Roma) rafforza l’identità contemporanea della manifestazione e ne amplia la capacità di coinvolgere pubblici diversi: dagli appassionati gourmand alle generazioni più giovani di foodies. Inoltre in questo modo Taste of Roma ha dimostrato la sua sensibilità ai temi della sostenibilità e della valorizzazione degli spazi cittadini, attraverso nuove esperienze culturali e conviviali.

L’edizione 2026 ha segnato un’evoluzione del format, con l’esperienza proposta al pubblico che è divenuta più ricca di suggestioni. Accanto ai percorsi di assaggio alla scoperta delle nuove proposte e idee di cucina presenti in città, il calendario ideato dagli organizzatori Mauro e Silvia Dorigo di Be.it Events ha proposto anche masterclass esclusive con gli chef, talk con ospiti speciali, degustazioni e momenti di approfondimento tematico sul mondo del food&beverage e sulle nuove tendenze di settore. Il tutto animato dal sound dei dj set targati RDS, media partner della manifestazione.

In linea con la volontà di coinvolgere un pubblico gourmand ampio, variegato e giovane si sono inserite anche nuove formule di biglietteria (Open, valido in una qualsiasi data, Happy Taste, pensato per l’after-work con ingresso in fascia oraria dedicata, e abbonamento 2 giorni). Tali soluzioni sono state introdotte non solo per rendere l’esperienza ancora più flessibile, ma soprattutto per attirare un pubblico più ampio e giovane, con modalità di accesso diverse a seconda delle abitudini di ciascuno.

“La decima edizione di Taste of Roma” - commenta Mauro Dorigo - conferma il desiderio di dare continuità a un progetto molto amato dal pubblico, aprendolo allo stesso tempo a nuove visioni, nuovi linguaggi e nuove esperienze”.

“Per noi questa edizione rappresenta insieme una festa e una ripartenza”, aggiunge Silvia Dorigo. “Abbiamo immaginato un’esperienza capace di emozionare e coinvolgere pubblici diversi, tra l’altro con un’illuminazione pensata per creare un’atmosfera suggestiva e accogliente”.

I protagonisti

Dal 6 all’8 maggio sono entrati in scena Heinz Beck, affermato chef de La Pergola, Angelo Troiani chef e patron de Il Convivio Troiani, Daniele Usai de Il Tino di Fiumicino. A loro si sono affiancati Giulio Zoli del ristorante Nomos Ante, recente apertura nel pieno centro di Roma, Andrea Cavallaro, chef di Sbracio, locale incentrato sulla cucina alla brace a carboni, Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli di Trecca, osteria che ha fatto dell’autentica cucina romana il proprio cavallo di battaglia, e Davide Del Duca che da Osteria Fernanda valorizza l’artigianalità della cucina d’autore. E poi gli chef Roberto Bonifazi e Francesco Brandini di Tribuna Campitelli - Bottega 13, Danilo Mancini, che al ristorante Anavà propone una cucina fortemente identitaria e Natale Giunta, chef di Oro Bistrot, oltre a Leonardo Malgarini di Casa Malgarini. A portare alta la bandiera dell’artigianalità nell’alta cucina è stato anche Federico Salvucci, chef del ristorante Fase.

Dal 9 al 10 maggio, è stata la volta, oltre ad Heinz Beck, Andrea Cavallaro, Davide Del Duca e Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli, anche di Andrea Pasqualucci chef del ristorante Moma, Heros De Agostinis, fresco di stella alla guida del ristorante Ineo, e Koji Nakai del ristorante Nakai. E ancora di Alessandro Pietropaoli chef di The Green Restaurant presso l’Hilton Roma Eur La Lama, Ciro Cucciniello che da Carter Oblio con la sua cucina tocca tutte le sfumature del fuoco e Giacomo Zezza alla guida di Bistrot 64. Spazio ai sapori d’oriente anche con Yamamoto Ejii di Sushisen mentre, a portare alta la bandiera delle donne in cucina, è stata Anastasia Paris con il suo nuovo progetto Futura - Laboratorio di cucina.

I miei assaggi nella giornata di domenica scorsa hanno riguardato i seguenti piatti, tutti molto interessanti e originali. Ho cominciato con degli ottimi, cremosi e avvolgenti tortelli allo stracchino stagionato con mandorle e limone nero del ristorante stellato Moma. Dello stesso ristorante ho molto apprezzato anche le animelle alla diavola con ketchup di prugne (quest’ultimo davvero piacevole e di perfetto contrasto nel piatto) e basilico.


Un paio di piatti anche dell’Osteria Fernanda hanno attirato la mia attenzione, in primis il plin di rosa canina spuma di parmigiano e olio allo sciso.


Quest’ultimo conferisce al piatto un profumo unico: si tratta di un olio a base di questa erba aromatica che è chiamata anche basilico giapponese e che presenta un mix di profumi che ricordano la menta, il basilico, la cannella e gli agrumi. Molto buono anche, sempre a cura di questo ristorante, il “secreto di maiale nero marchigiano, cavolo cappuccio, mela verde e senape” con sapori e consistenze ben bilanciati e armonizzati.

Buonissimo è stato anche il primo piatto proposto da Bistrot 64 e cioè degli ottimi pici con burro di Normandia, colatura di alici e ‘nduja. Un piatto anche abbastanza brodoso al punto da meritare l’uso di un cucchiaio per accogliere il suo delizioso sughetto in cui il rosso della ‘nduja appare solo dopo, giacendo nascosto sul fondo.

L’ultimo dei miei assaggi ha riguardato un altro primo piatto, quello offerto dal ristorante The Green dell’Hilton Eur la Lama e denominato “Tagliolino alla brace, zabaione di mare e crema all’aglio dolce”. Un piatto molto interessante in quanto il tagliolino, dopo essere stato cotto, viene brevemente affumicato sulla brace e condito con uno zabaione a base di ricci di mare e una crema all’aglio dolce: davvero una preparazione ben riuscita!

Ottime anche le bevande in abbinamento a questi piatti tra cui, da non sottovalutare, un fresco “peroncino” che ben si abbinava a molte preparazioni proposte.

Attorno al grande cilindro di ferro, elemento caratteristico e amato dello skyline della città, si è svolta quindi un’edizione di successo, che ha espresso nuove idee ristorative restando tuttavia fedele al suo obiettivo principale: far incontrare persone, storie e sapori in un contesto di scoperta e condivisione.

Per ulteriori informazioni: www.tasteofroma.it

3 maggio 2026

Il pane del “fornaretto di Frascati”

Andando al supermercato vicino casa alcuni giorni fa, ho scoperto che veniva venduto anche il pane di Amadei, un glorioso forno di Frascati il cui nome è legato indissolubilmente all’ex centravanti della Roma Amedeo Amadei.

Per chi non lo conoscesse, vale la pena di fare un cenno alla storia di questo forno che proprio quest’anno ha raggiunto il prestigioso traguardo dei 150 anni di attività.

Nel lontano 1876 nasce, con la gestione di Agostino Amadei e poi del figlio Romeo, un forno a legna di quelli di un tempo, che si affermò con successo fino ad arrivare ai giorni nostri, portando avanti i dettami della tradizione familiare. Successivamente il forno viene gestito dalle figlie di Romeo, Adriana e Antonietta, e dal loro fratello Amedeo che era anche addetto, con la sua bicicletta, alle consegne del pane.

Ma proprio con questa stessa bicicletta, di nascosto dei suoi genitori, Amedeo si reca a Roma per un provino (che poi andò bene) con la squadra calcistica della Roma.

Fu l’inizio di una prestigiosa carriera sportiva, in quanto Amedeo diventò successivamente un famoso calciatore professionista della Roma, dell’Inter, del Napoli e della Nazionale italiana negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale.

Amedeo Amadei era molto legato alla Roma e quando cambiò squadra volle far inserire una clausola nel suo contratto che gli permettesse di non giocare contro la sua ex squadra anche in partite decisive.

Amedeo, per molto tempo il più giovane giocatore esordiente in serie A, fu il centravanti del primo scudetto della Roma (quello del 1942) e ribattezzato “il fornaretto di Frascati”; contribuì con i suoi successi a far crescere la notorietà del panificio, che resta ancora oggi legato alla sua fama.

Alla fine del 2013, all'età di 92 anni, Amedeo Amadei è poi scomparso, rimanendo uno dei più importanti giocatori della storia della AS Roma e rientrando anche nella sua prestigiosa “Hall of Fame”.

Oggi l’attività del forno Amadei è gestita da Giampiero, figlio di Amedeo e titolare dell’azienda.

Dal 1980 l’attività, ormai a carattere semi-industriale, aggiunge alla tradizione del pane anche quella dei prodotti da forno e dolciari e si sviluppa in un’ottica di miglioramento continuo, proponendo anche prodotti e lavorazioni innovative e utilizzando anche farine speciali. L’obiettivo è quindi di mantenere una qualità artigianale di buon livello, pur lavorando con volumi sempre maggiori per consentire di rifornire, tra gli altri, ristoranti, alberghi e supermercati.

In effetti all’assaggio il pane di Amadei che ho acquistato al mio supermercato di fiducia è risultato piacevole, ben cotto, con una crosta croccante e fragrante e una mollica di un bel colore chiaro, soffice e morbida. Un pane, inoltre, che ben si conserva per giorni, rimanendo fresco e non indurendosi velocemente.

W il fornaretto di Frascati ed il suo pane!

11 aprile 2026

Flan di tonno su salsa di pain d’épices

 

Con questa ricetta partecipo al contest di Girotonno, il bellissimo evento che si terrà tra un paio di mesi a Carloforte in Sardegna. Siete assolutamente ancora in tempo per votarla, a questo link.

Ma veniamo alla ricetta, che è ormai diventata “di famiglia” in quanto da diverso tempo la propongo spesso ad amici e parenti.

Nasce dal mio amore per il mare, la Francia e per i gialli del Commissario Maigret.

Quest’ultimo amava molto la cucina parigina dei bistrot anni ’50, molto rustica, caratterizzata da sapori semplici, senza fronzoli, con quella nota leggermente “bourgeoise” della cucina casalinga francese.

Non a caso tra gli ingredienti del flan che vi presento oggi figurano senape e paprika, aromi tipici dei bistrot parigini dell’epoca. Inoltre la “texture” non frullata del tortino di tonno conferisce alla preparazione una connotazione più casalinga e meno professionale, ma non per questo meno buona.

Ingredienti

Per i flan di tonno (6 flan)

 

  • 1 scatoletta di tonno al naturale da 140 g (circa 200 g prima della scolatura)
  • 3 uova
  • 20 cl di panna liquida
  • 10 cl di latte
  • 40 g di groviera o emmental grattugiato
  • un pizzico di paprika dolce affumicata (tipo Pimenton de la Vera)
  • un cucchiaio di robiola
  • 1 cucchiaio di senape dolce
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • Erba cipollina tritata
  • Sale, pepe
  • Burro o olio per ungere gli stampini

Per la salsa al pain d’épices

 

  • 120 ml latte intero
  • 80 ml panna fresca
  • 10–12 g di pain d’épices (una fettina piccola) + altro pain d’épices per la decorazione
  • Sale
  • Pepe bianco o nero

Esecuzione

Preriscalda il forno a 180 °C (meglio ventilato).

Scola il tonno e sbriciolalo in una ciotola. Condiscilo con un po’ di limone e pepe. Aggiungi poi la robiola e mescola bene.

In un’altra ciotola sbatti uova + latte + crème fraîche + senape fino a ottenere un composto liscio. Aggiungi un pò di paprika.

Unisci i due composti e mescola senza frullare: la texture deve restare rustica, non troppo liscia. Aggiungi la groviera grattugiata e l’erba cipollina.

Imburra gli stampi e versa il composto, lasciando qualche millimetro dal bordo.

Nel frattempo prepara la salsa al pain d’épices: scalda latte e panna a fuoco dolce; aggiungi il pain d’épices tagliato a cubetti minuscoli. Cuoci 3–4 minuti, finché è morbido e frulla brevemente. Rimetti sul fuoco e regola di sale e pepe.

Disponi gli stampi in una teglia e versa acqua calda fino a metà altezza degli stessi stampi, realizzando una cottura a bagnomaria. Inforna per 25–30 minuti: i flan devono risultare rappresi ma ancora leggermente tremolanti al centro.

Lascia intiepidire 5–10 minuti prima di sformare.

Impiatta mettendo al centro un disco di salsa al pain d’épices. Adagiaci sopra il flan di tonno distribuendo, tutto intorno, dei piccoli crostini di pain d’épices tostati 5 minuti in forno.

Servi subito con pane rustico tipo baguette tradition e un bicchiere di Mâcon-Villages o un bianco della Borgogna.

Vi saluto e non dimenticate di votarmi (vi ricordo qui il link). Bon appétit!