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26 aprile 2025

Il CP - LFB

Ho voluto cucinare, perché molto incuriosito, il CP (cioè il chicken pie, ecco risolto il primo acronimo del titolo) dopo aver scritto recentemente della soupe Valery Giscard d’Estaing che si ispirava in parte a questo piatto.

Siccome poi ho adattato a modo mio la ricetta originale del chicken pie, ho chiamato questo piatto CP (Chicken Pie) - LFB (Le Franc Buveur).

Il chicken pie è un opulento piatto che ho subito amato in quanto possiede combinazioni di sapori molto piacevoli e a me gradite e poi perché è rivestito di pasta sfoglia che in genere adoro; inoltre possiede un non so che di regale, con le sue decorazioni che ogni preparatore può a suo modo personalizzare.

Ma veniamo a descrivere questa ricetta che è un po' complessa, ma neanche troppo.

Innanzitutto, ecco di seguito gli ingredienti (per il ripieno e per la pasta esterna): 

Petto di pollo 350 grammi

Olio Evo 3 cucchiai

Funghi champignon 250 grammi

Una Cipolla tritata

Aglio 1 spicchio tritato finemente

Burro 50 grammi

Farina 00 3 cucchiai

Latte 300 ml

Brodo di pollo 200 ml

Noce moscata q.b.

Pepe in grani q.b.

Sale q.b.

Prezzemolo q.b.

Un uovo intero

Pasta sfoglia 2 dischi (va bene anche quella surgelata)


Ecco invece il procedimento:

In un tegame scaldare l'olio e far rosolare i petti di pollo tagliati a pezzetti. Aggiungere i funghi e continuare la cottura fino a che il pollo non sia ben dorato. Mettere il preparato da parte.

Nella stessa padella inserire cipolla e aglio e far cuocere per 2/3 minuti finché non si saranno ammorbiditi. Togliere dal fuoco e mettere a riposare insieme a pollo e funghi.

Sciogliere il burro in una casseruola, incorporare la farina e cuocere per circa tre minuti, mescolando continuamente fino a che non si sia formata una pasta spessa e liscia.

In una brocca mischiare latte e brodo di pollo, aggiungere noce moscata, pepe e sale. Versare la miscela liquida, lentamente, nel roux precedentemente realizzato mescolando per evitare che si formino grumi ottenendo una crema liscia. Cuocere a fuoco lento, mescolando continuamente, fino a che la salsa non si sia addensata. Una sorta di besciamella quindi, ma preparata anche col brodo di pollo che le conferisce maggior sapore e aroma (buonissima!). Aggiungere il prezzemolo tritato, mescolare e versare il tutto sul composto di pollo e funghi. Amalgamare bene il tutto. Versare, quindi, il mix ottenuto in una ciotola e lasciare raffreddare completamente.

Intanto stendere due dischi di pasta sfoglia (il secondo di diametro meno ampio) su una superficie leggermente infarinata e tirarli fino a che raggiungano lo spessore di circa 2/3 mm.

Rivestire un tegame da forno foderato di carta forno con il disco più grande in modo da coprire il fondo e i bordi.

Premere la pasta con le dita per farla aderire bene anche ai lati dello stampo ed eliminare la parte che deborda (che verrà utilizzata per decorare la superficie del pie), conservando un eccesso di solo 1,5 cm. Bucherellare lievemente il fondo con i rebbi di una forchetta.

Inserire il ripieno distribuendolo bene lungo tutto lo stampo e coprire con il disco più piccolo. Sigillare bene i bordi pizzicandoli con le dita, in modo da creare un decoro a forma di cordoncino lungo tutta la circonferenza della torta.

Bucherellare anche la parte superiore del chicken pie e usare la pasta avanzata per realizzare delle decorazioni (io ho scelto di mettere le iniziali del piatto e del mio blog) sulla sommità della torta.

In una ciotolina sbattere l’uovo con una forchetta e spennellare la superficie del pie. Quindi infornare (in forno preriscaldato) a 180° per circa 30 minuti, o comunque fino a doratura.

Una volta cotto, estrarre il chicken pie dal forno e lasciarlo leggermente intiepidire. Infine sformarlo e servirlo.


Ma questa preparazione è buonissima anche fredda, ve lo assicuro!

Bon appétit.

15 marzo 2021

Assaggiando il chamichov plav, un piatto armeno delle feste


 Ogni tanto è bello cercare qualche ricettina etnica che interrompa la continuità della variegata scelta che offre la cucina italiana.
La ricetta che vi propongo oggi va in questa direzione ed è stata da me raccolta seguendo l’interessante gruppo Facebook “Il mondo a tavola - Dalla cucina etnica alle cucine del mondo” di Vittorio Castellani.
Si tratta di una ricetta tradizionale armena, il chamichov plav, un piatto delle feste composto da riso basmati e diversi tipi di frutta secca.
E’ un piatto che può essere mangiato tal quale, ma che si presta egregiamente ad accompagnare carni dal sapore deciso come quelle di agnello. Non la considererei pertanto una pietanza da servire come dessert nonostante la sua prevalente componente dolce, ma piuttosto una componente di una preparazione salata, visto che accompagna spesso carne o pesce dal gusto sapido.
Ecco come si prepara:

Ingredienti per 4 persone

200 gr di riso basmati
1 bustina di zafferano
20 gr di uva sultanina
20 gr di mandorle
20 gr di albicocche secche
20 gr di datteri (sono ottimi a mio avviso i “Deglet Nour” - il termine vuol dire “Dita di luce” - algerini)
Burro chiarificato (ma si può usare anche il burro normale, o meglio quello démisel)
Sale

Lavare il riso in abbondante acqua corrente e farlo cuocere al dente in acqua leggermente salata, aggiungendo lo zafferano durante la cottura.
Tagliare la frutta secca a cubetti e ammorbidirla nel burro a fuoco medio/basso  per alcuni minuti, fin quasi a caramellarla; aggiustare di sale.  Unire il riso “zafferanato” alla frutta secca e saltarlo velocemente in un’ampia padella prima di servirlo.

E’ un piatto ottimo e semplice da realizzare che a mio avviso si può accompagnare egregiamente a un agnello alla cacciatora per restare su preparazioni più legate alla nostra cultura culinaria ma anche, come giustamente si sottolineava nel gruppo Facebook, a degli spiedini di kebab con salsa allo yogurt.
Bon appétit!

20 gennaio 2018

La torta di stracci vecchi dell’affascinante Nigella


Alcune sere fa guardavo sul Gambero Rosso Channel un programma di cucina di Nigella Lawson.
Amo vedere le sue trasmissioni perché sono interessanti e belle (in tutti sensi...) e le ricette che esegue a mio avviso risultano davvero sfiziose e gustose.
Una di queste riguarda una torta greca, che viene chiamata "torta di stracci vecchi" (Old rag pie in inglese).
Tale nome deriva dal fatto che uno dei suoi componenti essenziali, la pasta fillo, è inserita a strati nella torta in modo irregolare e “stracciata”, cosa che è assolutamente possibile, vista la sottigliezza dei suoi fogli.
Nella torta vi sono quindi dei veri e propri sfilacci di pasta fillo, che si abbinano a ingredienti e prodotti tipici della Grecia come la Feta, il mediterraneissimo timo e il miele.
Ne viene fuori una preparazione dall'ottimo contrasto dolce-salato, a cui si aggiunge, se mangiata subito, la piacevolezza della pasta fillo che con il suo "crunchy" dona al “pie” anche un gradevole elemento di croccantezza.
Ma questa torta è buonissima anche se mangiata il giorno dopo o in quelli successivi. Provare per credere…
Ecco allora la relativa ricetta, che ho trovato in rete e che devo dire ha avuto grande successo in famiglia.

Old rag pie

Ingredienti
(per una teglia rettangolare di larghezza di circa 20 cm)

100 gr. di burro
1 confezione da 250 g di pasta fillo
200 gr. di Feta
2 cucchiai di grana grattugiato
2 cucchiai di timo fresco
2 uova
150 ml di latte
miele

Sbriciolare la Feta in un piatto e far sciogliere il burro a bagno maria.
Imburrare la teglia e disporre in essa alcuni fogli di pasta fillo incrociati in modo da coprirne il fondo e i bordi. In questo modo si formeranno anche delle parti eccedenti di pasta che sporgeranno fuori della teglia, ma che non bisogna eliminare.
Sul fondo della teglia, e quindi sopra la pasta fillo, distribuire con un cucchiaio un po' di burro fuso.
A questo punto con tre fogli di pasta fillo strappati e tagliati in modo irregolare (ecco i suddetti stracci) riempire tutta la superficie della teglia.
Versarci sopra metà del quantitativo di Feta sbriciolato, metà del timo e un cucchiaio di formaggio grattugiato. Completare con un po’ di burro fuso. Ripetere una seconda volta l’operazione con la sequenza pasta fillo stracciata-Feta-timo-grana grattugiato-burro fuso. Terminare con due fogli di pasta fillo, sempre stracciati e accartocciati.
Infine chiudere il tutto, portando all’interno dei bordi della teglia le eccedenze di pasta fillo di cui sopra.
Sbattere poi le due uova con il latte e versare il composto su tutta la superficie della torta.
Tagliare quindi la torta cruda in grandi cubotti per consentire alla miscela di latte e uova di penetrare all’ interno della preparazione.
Infornare a 200 °C per circa mezz'ora. La torta si gonfierà un po', acquisendo a fine cottura una bella doratura.


Lasciarla raffreddare e sformarla in un piatto ampio. Prima di servirla, cospargerla con una generosa dose di miele.
Il momento di consumo di questa torta è molto variabile. Si può mangiare a colazione, come antipasto, come pre-dessert o per merenda. O ancora….quando volete voi… J

26 maggio 2017

Un salto a Cipro


Oggi vi propongo una ricetta sfiziosa made in Jamie Oliver, come ho fatto qualche altra volta su questo blog. Una preparazione vista eseguire qualche tempo fa in TV, trovata sul web e da me poi sperimentata con successo.
Adoro la cucina di paesi come la Grecia che propongono piatti semplici, poveri, preparati con poche materie prime prettamente agricole, ma davvero buoni.
E siccome la cucina cipriota non si discosta tanto da questi princìpi, non sorprende che da quella terra provengano piatti gustosi e sfiziosi come quello che vi descrivo oggi.

POLLO ALLA CIPRIOTA

Ingredienti:
(per quattro persone)

2 grossi petti di pollo interi
6-7 pomodori secchi sott'olio
basilico
prezzemolo
Feta sbriciolata (mezzo pacchetto)
la scorza di un limone (bio)
aglio
sale
pepe

Tagliare lateralmente i petti di pollo a metà polpa, in modo da creare due tasche. Salarli e peparli all’esterno e all’interno delle tasche stesse.
Su un tagliere nel frattempo tritare grossolanamente il prezzemolo, il basilico e i pomodori secchi. Aggiungere la scorza del limone grattugiata, uno spicchio d'aglio tritato finemente, poco sale e la feta sbriciolata.
Mescolare bene e col composto così ottenuto farcire abbondantemente i petti di pollo. Chiudere le tasche con degli stecchini o con dello spago da cucina.
Porre i petti di pollo ripieni in una padella antiaderente con poco olio e farli rosolare uniformemente a fuoco vivace. Con un disco di carta da forno, precedentemente imbevuto d’acqua e della dimensione della padella, coprire i petti di pollo avvolgendoli un pò con la carta.
Abbassare la fiamma e far cuocere per circa 30 minuti, girando spesso.
Verso fine cottura, alzare un po’ la fiamma e appoggiare sulla carta forno un peso in modo da pressare il pollo e farlo dorare maggiormente, sempre girandolo da entrambi i lati.
Una volta pronto, far raffreddare i petti di pollo e tagliarli poi a fette spesse Nel fondo della padella spremere il succo del limone, far scaldare e poi versare il sughetto così formatosi sul pollo in modo da renderlo più morbido.
Un piatto direi estivo e mediterraneo che va benissimo per questo periodo della stagione.
E anche un banale petto di pollo può diventare superlativo. Buon appetito!

31 dicembre 2016

Tanti auguri, in Bizkaian style


Uno dei piatti di pesce che ho preparato in occasione della recente vigilia di Natale è stato quello che vedete nella foto.
Un piatto che ho assaggiato per la prima volta all’enoteca Brylla che mi è piaciuto molto e che quindi ho voluto replicare a casa: il baccalà alla vizcaiana.
La ricetta originale mi è stata fornita dall’ente del turismo di Bilbao, ma ho fatto delle leggere modifiche, tra cui la sostituzione dei peperoni secchi con dei peperoni arrostiti e spellati (pazienza per la stagionalità) e l’utilizzazione di una salsa di pomodoro in scatola al posto dei pomodori freschi.
Un piatto davvero gustoso, da cui deriva una salsina molto buona (adoro la commistione peperoni-pomodori, molto più diffusa in Spagna che in Italia) e che consente di diversificare un po’ rispetto ai soliti piatti a base di baccalà.
E’ un piatto ideale anche per il cenone di Capodanno e già che oggi siamo arrivati al 31 dicembre, non posso che farvi(mi) tanti auguri per uno scoppiettante e favorevolmente sorprendente 2017. Cin cin!

20 novembre 2016

La cuisine “au cidre”: filetti di maiale mignon con salsa al sidro e castagne


Nel mio recente viaggio in Auvergne ho avuto modo di assaggiare un piatto particolarmente buono che abbinava la carne con le castagne e una salsa al sidro.
Un secondo decisamente autunnale che mi ha molto convinto e che mi è piaciuto al punto tale da volerlo riprovare a casa, come di solito faccio in questi casi.
Gli ingredienti che ho utilizzato non sono stati esattamente gli stessi rispetto all’ ”originale”, ma l’obiettivo “soddisfacimento personale”, come pensavo, è stato pienamente raggiunto.
Protagonista del piatto è una deliziosa salsina a base di sidro (di Normandia Igp), castagne e, idea mia, un pò di zucca, materie prime decisamente presenti sul mercato in questo momento della stagione.
Come tipo di carne, ho utilizzato dei piccoli filetti di maiale, caratterizzati da una carne di per sé un po’ asciutta ma che, ben “nappata” con la salsa sopra descritta, è risultata perfetta e gustosa.
Ecco, nel dettaglio, come ho preparato questo ottimo secondo piatto:

Ingredienti:
(per 4 persone)

5-6 filetti di maiale piccoli
una bottiglia da 75 cl di sidro di Normandia Igp
una confezione di castagne (circa 300 grammi) già lessate (risparmiate molto tempo in questo modo, ma se volete potete lessare quelle fresche)
1-2 cipolle (a seconda di quanto le preferite con la carne)
10 cucchiai di zucca saltata e cotta in padella
poco brodo di carne (ma va bene anche quello vegetale)
rosmarino, timo, q.b.
olio extravergine di oliva, sale
farina

In una pentola ampia (io nella cataplana) far appassire la cipolla tagliata grossolanamente in olio extravergine di oliva, aggiungere i filetti di carne lievemente infarinati e farli rosolare per bene da tutti i lati.
Sfumare con parte del sidro e aggiungere le castagne in gran parte sminuzzate (solo in piccola quota lasciatele intere).
Far insaporire per poco tempo e poi aggiungere gli aromi, 3-4 cucchiai di zucca e coprire col restante sidro e poco brodo.
Far cuocere a fuoco lento sigillando la pentola con un coperchio, girando di tanto in tanto. La carne sarà pronta quando risulterà tenera e la salsa sarà ridotta e densa (in caso di eccessiva diminuzione dei liquidi durante la cottura, aggiungere ancora poco brodo).
A questo punto togliere momentaneamente i filetti dalla pentola insieme a una manciata di castagne intere e frullare tutta la restante salsa, in modo da ottenere una crema più liscia e omogenea (se rimane ancora qualche pezzetto di castagne non fa niente, anzi accresce la “rusticità” del piatto).
Rimettere sul fuoco ancora per poco tempo la salsina, (che risulterà molto saporita e profumata) i filettini e le castagne intere.
Infine impiattare, disponendo al centro del piatto un paio di filetti di carne irrorati con la loro salsa, guarnendo con un ciuffetto di rosmarino fresco, con delle castagne intere sparse qua e là e una piccola quantità di zucca, precedentemente saltata e cotta in padella.
Non resta che aprire e abbinarci una bottiglia di buon rosso. Voi cosa ci berreste insieme? Io proporrei un côte d’Auvergne rouge. Bon appétit!

18 agosto 2016

Una feijoada… olimpica


Sono in corso delle affascinanti Olimpiadi a Rio de Janeiro, che tante belle soddisfazioni stanno dando allo sport italiano, con medaglie di più o meno alto pregio che piovono direi quasi copiosamente.
Il Brasile, poi, è un paese splendido che vorrei quanto prima visitare per la sua incredibile natura, la sua cultura e naturalmente per il suo ottimo cibo.
A tal proposito, un piatto simbolo, orgoglio nazionale del Brasile, è la feijoada, un’elaborata preparazione a base di fagioli neri, riso e carni miste di maiale e manzo.
E’ un piatto abbastanza complesso, che ho voluto provare a preparare anche se, dato il caldo attuale, non è il massimo da mangiare in estate.
Ho comunque fortemente personalizzato la ricetta, perché quella originale prevede in prevalenza tanti parti del maiale (comprese orecchie, coda, piede, frattaglie) e dei contorni che non sempre sono di facile reperibilità o che non ho voluto utilizzare.
Come carne di maiale ho invece usato solo le costine, che sono incluse nella ricetta originale e che sono un tipo di carne che adoro perché gustosissima e morbida.
Ecco allora gli ingredienti di questa ricetta, per un paio di porzioni:

400 gr di costine di maiale
5-6 fettine di pancetta affumicata
1 scatola di fagioli neri già lessati (altrimenti dovrete comprarli e lessarli prima, cosa che allunga di molto i tempi di realizzazione del piatto)
4-5 foglie di alloro
Aglio, cipolla, peperoncino
Olio extravergine
Un’arancia (lo so, non è stagione; ma al supermercato la troverete, anche se proviene dal Sud Africa e il gusto non sarà il massimo; in ogni caso non è un elemento centrale della ricetta e comunque per una volta si può derogare ai principi della stagionalità)
5 tazzine di riso (non ci va il basmati, ma un riso bianco tipo Arborio)
rucola q.b.
vino bianco q.b.

Premetto che sarebbe ideale utilizzare una pentola a pressione per non dilatare i già lunghi tempi di cottura. Io ho usato la mia solita cataplana che da questo punto di vista abbatte il minutaggio della cottura dei cibi.
Ecco come si prepara allora questa feijoada carioca, interpretata alla maniera di Le Franc Buveur:

In una pentola mettere dell’olio extravergine, l’aglio e la cipolla tritati finemente. Far imbiondire e poi aggiungere la pancetta tagliata a dadini, facendo andare un po’.
Inserire le costine e far rosolare per bene, girando di tanto in tanto. Sfumare con del vino, aggiungere del sale grosso, del peperoncino e le foglie di alloro e dopo poco coprire a filo con dell’acqua.
Far cuocere a fuoco lento e coperto per circa un’ora e mezza, girando di tanto in tanto. Se necessario, aggiungere poca acqua.
Dopo l’ora e mezza di cottura, aggiungere i fagioli già lessati con la loro acqua e continuare a cuocere fino a quando la carne è morbida e non si stacca agevolmente dall’osso, anche solo con un cucchiaio (si dovrebbe arrivare a tale livello dopo le due ore di cottura).
Fate molta attenzione perché le ossa della carne potrebbero rilasciare nel sughetto che si formerà qualche loro piccolo residuo o scaglia, che potrebbe essere fastidioso.
A questo punto, dopo aver fatto bollire il riso, è possibile impiattare questa fantastica pietanza, in questo modo: disporre su di un lato carne e fagioli, poi a fianco del riso bianco, poi la rucola condita con poco olio e sale e sopra di essa l’arancia pelata a vivo e tagliata a tocchettoni grossolani.
La combinazione di questi elementi, mangiati assieme, dona al piatto un carattere unico. La grassezza della carne e dei fagioli viene stemperata dal riso, dal sapore fresco e pungente della rucola e dalle note agrumate dell’arancia in una sinfonia di sapori perfettamente abbinati l’uno con l’altro.
W le Olimpiadi, il Brasile e la sua feijoada, un piatto gioioso da mangiare obbligatoriamente in contesti di alta convivialità! ;)

3 aprile 2016

Il succulento Royal Wedding beef pie


Il piatto che vi propongo oggi è stato dedicato dal mitico chef Jamie Oliver alle nozze dei reali d’Inghilterra William e Kate, avvenute ormai alcuni anni fa.
E’ una ricetta che da tempo volevo provare e che ho visto per la prima volta in TV più di un anno fa, in occasione del ciclo di puntate “Jamie's Great Britain” diffuse dal Gambero Rosso Channel.
Ho trovato poi in rete la ricetta ed il video che per comodità vi linko qui e qui.
Si tratta di uno dei tanti succulenti “pie” che frequentemente si possono mangiare in terra inglese e che a me piacciono molto. In questo caso il piatto che vi presento è una sorta di stufato di carne ed orzo perlato rivestito di pasta sfoglia e accompagnato da verdure di stagione, che anche cromaticamente fanno da contrasto alla pietanza principale.
E’ una ricetta abbastanza lunga e laboriosa (preparata quando avevo più tempo e cioè durante le feste pasquali), ma con alcuni accorgimenti si possono accorciare i tempi di cottura e di realizzazione. Inoltre ho apportato alcune personalizzazioni sia perché mi piacevano di più sia perché non sempre ho trovato tutti gli ingredienti giusti.
Per il blog ho preparato una monoporzione quasi “finger”, mentre la restante quantità l'ho cucinata in un normale tegame da forno, mangiandola con la famiglia.


Ecco allora gli ingredienti, per 3-4 persone:

Per il ripieno:

2-3 cucchiai d’olio extravergine di oliva
1 noce di burro
qualche ciuffetto di rosmarino, foglia di alloro e del timo
1,5 cipolle rosse di medio calibro
circa mezzo kg di spezzatino di manzo che taglierete a cubetti di 2,5cm (nella ricetta originale si usa la carne dello stinco di manzo ed il suo osso, ma io non li ho utilizzati)
sale, pepe
1 cucchiaio di passata di pomodoro
200 ml di birra tipo stout (una “smooth stout”, per la precisione)
1 cucchiaio di farina
750 ml di brodo di carne
70 gr. di orzo perlato (io ne ho usato uno che cuoce in circa un quarto d’ora)
un paio di cucchiaini di mostarda
un paio di cucchiaini di Worcestershire sauce
50 gr. di Cheddar cheese

Per la pasta:

pasta sfoglia
1 uovo

Procedimento:

In una casseruola o meglio in una pentola a pressione (io ho usato la mia fidata Cataplana) versare l’olio extravergine e il burro. Aggiungere tutte le erbe aromatiche e far insaporire brevemente. Inserire le cipolle tagliate grossolanamente e farle appassire per circa dieci minuti. Aggiungere poi i cubetti di carne e far rosolare per bene. Salare e pepare. Unire quindi il brodo di carne, la birra stout, la passata di pomodoro e il cucchiaio di farina. Coprire con un coperchio e far cuocere a fuoco lentissimo per un’ora.
A questo punto è il momento di buttar giù l’orzo perlato che cuocerà in circa 15-20 minuti a tegame coperto (nel caso di orzo con cotture più lunghe, far cuocere fino a che non è pronto).
Scoperchiare e aggiungere poi la mostarda, la Worchester sauce e il cheddar grattugiato, mescolare bene e cuocere ancora per fare amalgamare questi ultimi ingredienti e comunque fino a quando la carne sarà morbida.
In una pirofila versare il composto di carne ed orzo e spennellare i bordi della stessa pirofila con un uovo sbattuto. Adagiarci sopra, a coprire l’intera superficie, la pasta sfoglia che deve essere spessa (circa 1 cm di altezza, la mia lo era un po' meno). Spennellare di uova anche la superficie della pasta sfoglia. Infornare infine a 180°C, finché la pasta esterna non sarà ben dorata.
Servire il pie tagliando parte della crosta, abbinandola con alcune cucchiaiate del suo ripieno e con un contorno di carote e piselli al burro, ad esempio.


Un goloso e sontuoso piatto che vale davvero la pena di essere preparato. Provare per credere. Ed insieme non potete che berci una fresca birra stout.
Bon appétit!

23 luglio 2015

Gazpacho di anguria ghiacciato, per questo torrido luglio


Ogni tanto c’è l’esigenza di un gazpacho. Un “mangia e bevi” di origine spagnola e andalusa che va particolarmente bene per la stagione estiva e a maggior ragione in questo periodo, in cui il caldo torrido non dà tregua.
E siccome l’anguria è uno dei frutti estivi che più amo (quando è dolce, è straordinaria!) e che più dissetano durante questa stagione, perché non gustare un gazpacho proprio di anguria?Trovo che un tale gazpacho possa accompagnarsi particolarmente bene a del pesce di consistenza “carnosa”, come il tonno o il pesce spada, magari appena scottati sulla piastra, con un contrasto caldo-freddo che non è per niente male.
Ma io amo il gazpacho a prescindere, anche come semplice antipasto, perché il contrapporsi di sapori dolci e salati è davvero ben bilanciato e piacevole.
Sulla composizione dei gazpachi ci si può sbizzarrire parecchio, ma ci deve essere sempre, a mio avviso, il pane raffermo inzuppato, che dà consistenza e densità.
Ecco allora la ricetta del mio ottimo gazpacho di oggi, che ho tratto dal sito cavolettodibruxelles.it, ma che ho un po’ cambiato a mio gusto.


Gazpacho di anguria
(per 2-3 persone)

polpa di anguria 250 gr.
pane bianco raffermo 1,5 fette
aglio 1/4 di spicchio
olio d’oliva 3 cucchiai
aceto balsamico 1 cucchiaio
sale e pepe

Frullare la polpa dell’anguria tagliata a pezzettoni al minipimer dopo aver ben fatto attenzione ad eliminare tutti i semi. Versare il liquido in una ciotola, aggiungere l’aceto, il pane spezzettato, l’aglio tritato, il sale e il pepe. Coprire e lasciar riposare per una notte in frigorifero. Il giorno dopo frullare il tutto insieme a qualche cubetto di ghiaccio e incorporare infine, a filo, l’olio d’oliva. Aggiustare eventualmente di sale, pepe o olio e servire freddissimo.

E seguite bene quest’ultima raccomandazione: deve essere freddissimo. O meglio, direi ghiacciato! ;)

15 maggio 2013

Bruschetta datteri e datterini


Bello il gioco di parole, eh? Ma anche l’abbinamento gustativo, vi assicuro.
Con i tanti datteri algerini di Tolga che ancora ho a disposizione sto cercando di creare delle belle ricettine e questa è senz’altro una di queste.
Questa volta ho deciso di preparare una bruschetta veloce e gustosa, sicuramente un po’ atipica e in qualche modo esotica.
Ecco come l’ho fatta: ho preso un bel quantitativo di pomodori datterini, li ho aperti in due e li ho posti su una placca da forno (su carta da forno) condendoli con: 
  • sale
  • pepe
  • olio evo
  • aglio a pezzettini piccoli
  • timo
  • datteri a pezzettini piccoli
Ho cotto il tutto ad una temperatura di 160°C per circa 45 minuti-un’ora.
Su del buon pane casareccio abbrustolito ho quindi messo i datterini conditi (nel modo descritto prima) e cotti, cospargendo il pane e guarnendo i suoi “dintorni” con il delizioso sughetto di cottura sprigionato dai datterini e dai datteri (per tacer degli altri ingredienti).
In pratica si tratta di bruschette con dei pomodori confit, la cui componente dolce è data in questo caso dai datteri, che in cottura conferiscono una bella caramellizzazione ai pomodori.
Ne è venuta fuori una bruschetta gustosissima, succosa che ha stupito davvero i miei ospiti. Anche voi lo siete? Forse sì. Chi è ancora scettico, provi questa ricetta e mi faccia poi sapere. Attendo con impazienza un vostro riscontro. A' la prochaine ;)

24 aprile 2013

Risotto ai datteri di Tolga (Deglet Nour)

 
Anche oggi preparo e vi presento un piatto con un ingrediente che non utilizzo abitualmente. Mi riferisco, questa volta, ai datteri. Un frutto che necessariamente non consumo, sia per la non facilissima reperibilità sia perché non è senza dubbio tra i miei ingredienti preferiti.
Ma, c’è sempre un ma…. Ma, appunto, ho avuto modo di avere a disposizione dei datteri algerini prodotti nella città di Tolga, situata in un’oasi a Sud Est di Algeri, alle porte del grande deserto. Qui si producono dei datteri di grandissima qualità della varietà Deglet Nour, destinati anche all’esportazione.



I datteri Deglet Nour sono morbidi e lucidi, hanno un colore biondo ed un piacevole gusto simile al caramello, caratteristiche queste che li distinguono nettamente dagli altri datteri.
In prima battuta, anche se devo dire che questi prodotti sono ottimi da mangiare anche “al naturale”, ho pensato di utilizzarli in un gustoso risotto.
I miei lettori sanno quanto amo i risotti… Ho pensato ad un risotto ben equilibrato, e quindi ho trovato come “sposo” dei datteri un bel Gorgonzola piccante di qualità.

Ecco qui la ricetta:

In un tegame far soffriggere con del burro della cipolla e aggiungere dopo poco alcuni datteri denocciolati e tagliati a pezzettini in modo da farli caramellizzare un pò. Unire e tostare il riso ed aggiungere del brodo (io usato del brodo vegetale) di tanto in tanto. Di tanto in tanto aggiungere anche altri datteri a pezzettini e dei tocchettoni di Gorgonzola.
Portare a cottura. Mentre cuocete il risotto, per dare un tocco di maggiore originalità al piatto fate quanto segue: prendete alcuni datteri interi e tagliateli lungo tutto il fianco. Denocciolateli, riempiteli di un bel pezzo di Gorgonzola e passateli per dieci minuti al forno in una teglia con carta da forno. Verrà fuori un dattero croccante, caramellizzato e ripieno di un delizioso formaggio fondente.
Tornando al nostro risotto, una volta cotto impiattatelo, guarnendolo on the top con questi datteri ripieni cotti al forno: avrete un grande successo con i vostri ospiti!


Ne viene infatti fuori un piatto equilibrato, non troppo dolce, anzi tutt’altro e che prevede quasi due ricette in una.
Infatti i datteri al forno cotti nella maniera che vi ho detto possono costituire una ricetta a parte, un gustoso antipasto e vedrete che uno tira l’altro, come le noccioline.
Provate e fatemi sapere, ci conto!

18 aprile 2013

Un Barzilai al Barzilai



 La scorsa settimana si è inaugurato a Roma, in zona Infernetto, vicino ad Ostia e all’aereoporto, un locale molto versatile che si discosta un po’ dai soliti ristoranti attraverso un approccio ricercato, cosmopolita, eccentrico e di qualità.
Il locale si chiama
Barzilai e prende questo nome da quello del politico italiano Salvatore Barzilai (stiamo parlando del periodo fine Ottocento-inizio secolo), che nel corso delle sue campagne elettorali aveva l’abitudine di offrire vino in contenitori da due litri in cambio di voti. Da allora, la misura più grande dei recipienti utilizzati tradizionalmente da osterie e trattorie della Capitale fu per tutti i romani “er barzilai”.


Da Barzilai assaggerete una ottima cucina classica (che si ispira all’Artusi), ma anche internazionale e creativa. Una cucina che recupera e interpreta sapori provenienti da tante culture gastronomiche diverse: dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Francia alle cucine etniche sudamericane e nordafricane.
Ideatore e chef del locale è Francesco Tanzarella, un politico che cucina e che ha come punti di riferimento personaggi come il conte Giovanni Nuvoletti, Ugo Tognazzi e Gregor von Rezzori, emblemi del buon vivere e del buon mangiare.
L’ambiente del ristorante è stile anni ’70, con un’illuminazione calda e accogliente.
 

Nella serata inaugurale e di apertura al pubblico ho innanzitutto apprezzato i numerosi, colorati ed imperdibili cocktails (molto buono il “Vizietto”, un insieme di mille superalcolici sapientemente miscelati) provenienti dal cocktail-bar dove soprattutto d’estate sarà piacevole fermarsi per un aperitivo al rientro dal mare.
 
 
Da rilevare per inciso che esiste una vera e propria sezione del menù dedicata ai cocktail, che ne prevede un accompagnamento a diverse pietanze (esempi: Chicken tikka masala con Perfect Martini, petit burritos con carne, peperoncino fresco e salsa allo yogurt con Gin Tonic modello “Isole nella corrente”) pagando un prezzo unico per ogni “binomio” piatto-cocktail.

 
La serata è proseguita con l’assaggio di tanti finger food e tapas ispirate a cucine più o meno lontane, (ottima l’insalatina tiepida di pollo, mele e limone, i vari sandwich fatti con pane home-made, oltre che l’amatriciana e i dolci).
 
 
 
Ottima anche la musica, anche anni ’70 of course, che ha allietato e reso ancor più speciale la serata.
Una serata in cui non poteva mancare anche del buon vino, compreso quello, rosso, contenuto in fiaschi cicciotti e cioè proprio lui, il “Barzilai”. In definitiva un Barzilai al Barzilai: quale miglior “spot” per promuovere questo interessante locale?

Barzilai
Via Ermanno Wolf-Ferrari, 287
00124 Roma-Infernetto
Tel. 06/50087657