Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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30 dicembre 2025

Buone feste con il mio primo Cappon magro

Ho trascorso il Natale in famiglia e la voglia di scrivere in questo periodo non è molta, ma quella di cucinare non manca mai.

Tra le tante cose che ho preparato in questi giorni, oltre a un fantastico risottino della Vigilia ai crostacei con una bisque deliziosa, ho cucinato anche un ottimo Cappon magro, sempre in occasione della cena pre-natalizia.

Il cappon magro, come certamente saprete, è un piatto ligure a base di verdure e di pesce deliziosamente alternati e condito con salsa verde; presenta inoltre anche una base composta da una “galletta del marinaio” appena bagnata con acqua e aceto. Si serve normalmente alla Vigilia di Natale, ma si degusta anche in altri periodi dell’anno.

Ho mangiato un fantastico Cappon magro alcuni anni fa da Manuelina (locale di cui ho parlato più volte su questo blog, si veda questo link) a Recco, ma quest’anno ho voluto per la prima volta prepararlo in casa.

Il risultato è stato ottimo, anche perché il cappon magro è non solo buono ma anche bello esteticamente, con tanti strati di colore alternati che lo rendono particolarmente attraente e scenografico, facendo fare un’ottima figura con gli ospiti, magari nei giorni di festa, a chi lo prepara.

E a proposito di feste, vi auguro di trascorrere questo periodo di fine/inizio anno in serenità. Auguri a tutti!

14 dicembre 2025

A scuola di polpettine svedesi con l’Ambasciata di Svezia

 

Siamo ormai nel pieno dell’atmosfera natalizia ed un piatto tipico di questo periodo e non solo sono le famose e mitiche polpettine svedesi con marmellata di mirtilli rossi.

Un piatto divenuto noto anche grazie all’IKEA e la cui dettagliata esecuzione ho avuto modo di sperimentare nel corso di uno show cooking online organizzato dall’Ambasciata di Svezia in occasione dell’interessante evento culturale denominato “Novembre Nordico.

Vado quindi a descrivervi l’esecuzione di questa interessante ricetta, in cui in un piatto unico si possono trovare oltre alle polpettine (irrorate da salsa di panna) e alla marmellata di mirtilli rossi (reperibile all'Ikea, ma anche al Carrefour) anche del puré rustico e dei meravigliosi cetrioli in agrodolce. 

INGREDIENTI

Per le polpette

100 ml di latte

pangrattato

300 g di carne macinata di manzo, maiale o carne mista

1 cucchiaino di sale

1 uovo

1 cipolla piccola

1 pizzico di pepe

burro

sale

Per il puré di patate

400 g di patate pelate

100 ml di latte

75 g di burro

un pizzico di noce moscata grattugiata

sale

Per la salsa di panna

300 ml di panna da montare

1 dado da brodo

1 cucchiaio di salsa di soia

1 cucchiaio di burro

sale e pepe

Per i cetrioli sottaceto

1 cetriolo

3 cucchiaini di sale

2 cucchiai di aceto o aceto di alcool

100 ml di acqua

2 cucchiaini di zucchero

pepe bianco

prezzemolo tritato


ESECUZIONE

Eliminare la buccia dal cetriolo e tagliarlo a fettine sottili. Aggiungere del sale mescolando bene e porre sopra ai cetrioli un peso (va bene una ciotola piena d’acqua) in modo da fargli perdere liquido.

Inserire in una boule il pangrattato e il latte e mescolare. Aggiungere la carne macinata, il sale, il pepe bianco, la cipolla tritata finemente e l’uovo. Mescolare bene ancora. Con l’impasto così ottenuto formare delle polpette non troppo grandi, aiutandosi con le mani bagnate.

Nel frattempo cominciare a preparare la salsa: mettere a sciogliere il burro con 3/4 della panna fresca (lasciarne quindi un po' da parte). Quando inizia il bollore, aggiungere del brodo di carne (ottenuto col dado). Far bollire a fuoco basso fino a riduzione.

Mettere a bollire le patate; aggiungere intanto nei cetrioli (ai quali sarà stato tolto il liquido formatosi in precedenza) dell’aceto e del prezzemolo. Metterli di nuovo sotto un peso.

Friggere le polpette a fuoco medio in una adeguata dose di burro fuso, girando frequentemente.

Una volta cotte le patate, mettere in una casseruola il burro e il latte facendo scaldare il tutto e aggiungendo del sale. Incorporare le patate schiacciate (anche con una forchetta va bene, se rimane qualche pezzo non fa niente, il puré deve avere un aspetto rustico!) e mescolare bene. Aggiungere anche del pepe bianco e noce moscata.

Togliere intanto le polpette cotte dalla padella e in quest’ultima versare la rimanente panna alzando il fuoco, recuperando in tal modo tutti i succhi rilasciati dalle polpette. Una volta terminato tale lavoro, versare questo composto nella salsa di panna di cui sopra. Aggiungere del pepe (nel periodo natalizio si utilizza il pepe di Giamaica per dare un tocco di esoticità) e qualche goccia di salsa di soia (io non avendola ho aggiunto poco aceto balsamico).

Arriviamo quindi alla composizione del piatto: inserire le polpette cotte ricoperte di salsa di panna, di fianco aggiungere una generosa dose di puré, i cetrioli scolati e la marmellata di mirtilli rossi.

Gustare ogni boccone unendo insieme ogni componente del piatto, quindi polpette+panna+puré+cetrioli+marmellata: un’esplosione ben bilanciata di sapori dolci-salati con i cetrioli che donano freschezza e stemperano la grassezza di altri elementi che compongono la ricetta.

Davvero un gran bel piatto, opulento, che oltre ad essere della tradizione nel paese di origine, alle feste di Natale, anche in Italia, si adatta benissimo!

 

Ps: a proposito di Svezia, in questo paese le casette di pan di zenzero (pepparkakshus) sono una tradizione amatissima del Natale. Alcune sono semplici e rustiche, altre delle vere e proprie opere d’arte. Ed oggi all’ArkDes, il centro svedese di architettura e design a Stoccolma, si celebra la grande competizione delle Case di Pan di Zenzero 2025. Ogni anno al concorso di ArkDes partecipano grandi e piccoli, dilettanti e professionisti che sfoggiano la propria creatività dando vita a fantasiose costruzioni di pan di zenzero che vengono esposte durante i mesi natalizi. Che bello!

18 giugno 2025

Il mio blog è ora maggiorenne!

 

E’ con grande piacere che vi comunico che in questi giorni il mio blog ha raggiunto la maggiore età.

Diciotto anni, una vita, di racconti enogastronomici, itinerari di viaggio, di amore per la Francia, di scoperte di nuovi luoghi del gusto e prodotti tipici che non si finisce mai di conoscere.

Ringrazio il mio pubblico che ha ancora, dopo tanto tempo, la pazienza di seguirmi e tutte le altre persone con cui collaboro che in questi anni stanno contribuendo alla crescita di questo blog. Un blog quindi che in questo lungo periodo mi ha dato davvero tante belle soddisfazioni.

Allora avanti tutta e tanti auguri a questo mio diario di viaggio, scrigno di esperienze enogastronomiche, di "miti da mangiare" come li chiamo io, intriso dal profumo di salsedine, che sopravvive nonostante la forte e ingombrante presenza dei social (che tuttavia certamente non tralascio), più immediati ma sicuramente di minore contenuto.

Per l’immagine celebrativa di questi 18 anni mi sono rivolto ad uno strumento più che mai attuale e sempre più utilizzato, l’IA, che nella foto ha sintetizzato bene quelle che sono le mie preferenze, le mie forti passioni e quindi i contenuti del mio blog.

Auguri ancora, Le Franc Buveur, e 100 di questi giorni!

20 aprile 2025

Una ricetta tipica della Tuscia: i ceciliani canepinesi al sugo bianco

 

I ceciliani canepinesi sono una pasta tipica della Tuscia originaria del borgo di Canepina, in provincia di Viterbo.

La sua particolarità sta nella forma: si tratta di un formato lungo (si presenta come uno gnocco allungato di circa 7/10 cm) e cavo, spesso e irregolare, lavorato a mano con una tecnica tradizionale. La sua lavorazione richiede abilità manuale per ottenere la giusta consistenza ed elasticità.

Il ceciliano affonda le radici nella tradizione contadina di Canepina. Le massaie lo preparavano soltanto con acqua e farina, senza uova, per ottenere una pasta sostanziosa ed economica. La lavorazione avviene arrotolando la sfoglia attorno a un ferretto (in origine era quello utilizzato dalle nonne per fare le calze), un attrezzo usato per modellare la pasta, rendendola cava e perfetta per trattenere i condimenti. In analogia quindi ai metodi utilizzati per altri formati regionali, come i maccheroni al ferretto calabresi.

Il ceciliano si abbina bene con sughi robusti e saporiti, come ad esempio:

• i sughi di carne (cinghiale o maiale), arricchiti con spezie e aromi locali

• i sughi a base di funghi porcini e tartufo nero della Tuscia, per una variante più raffinata

Ma possono essere conditi anche con salsa di pomodoro e aglio per una preparazione più semplice ma comunque gustosa. Per esaltarne il sapore si utilizzano poi pecorino romano grattugiato o formaggi locali.

Questa pasta è ancora oggi protagonista di sagre e feste popolari a Canepina, dove viene preparata seguendo la ricetta tradizionale e servita con i sughi tipici della zona.

In occasione dello show cooking on line organizzato dalla Camera di Commercio di Rieti e Viterbo e dalla sua Azienda Speciale Centro Italia nell’ambito del Progetto Turismo e Cultura abbiamo preparato i 

CECILIANI CANEPINESI AL SUGO BIANCO guidati dallo chef Felice Arletti. 

Ecco gli ingredienti (per 2 persone): 

400 gr di farina; 200 ml di acqua; 50 gr di granella di nocciole; 5 gr di finocchietto. 

PROCEDIMENTO

Per ottenere la pasta fresca, preparare l’impasto lavorando la farina e l’acqua. Avvolgere il panetto in una pellicola e lasciar riposare per mezz’ora.

Ricavare dei serpentelli, ed avvolgerli attorno ad un ferretto da maglia (per chi non ce l’avesse, basta anche uno steccone per spiedini), in modo da ottenere dei maccheroncini cavi, simili alle trofie. Dovrebbero essere lunghi circa 7-10 cm.

Portare a bollore dell’acqua in una pentola, aggiungere del sale e versarci i ceciliani. Far cuocere per circa 6/8 minuti.

Nel frattempo mettere un filo d’olio extravergine in padella a fiamma bassa ed aggiungere la salsiccia precedentemente sminuzzata in un piatto e privata della pelle. Cuocere a fiamma media, smuovendo frequentemente la salsiccia sbriciolata. Quando la pasta è pronta scolarla, versarla direttamente in padella e continuare la cottura per cinque minuti. Prima di impiattarla, aggiungere il finocchietto e le nocciole tagliate grossolanamente.

Un piatto rustico, robusto e davvero gustoso che ha come valore aggiunto a mio avviso proprio queste ultime aggiunte (finocchietto e granella di nocciole) che gli conferiscono profumo e croccantezza.

I ceciliani canepinesi si abbinano bene con un Greco di Vignanello.

Alla prossima e…Buona Pasqua!

17 gennaio 2025

Un (mini) timballo di maccheroni per iniziare bene il 2025

Questo è per me il primo post dell’anno. Allora vi auguro (e mi auguro) uno splendido e goloso 2025 che possa portare a tutti noi le cose che più desideriamo.

Il post risente inevitabilmente delle appena trascorse feste natalizie e quindi non posso che proporvi uno dei tanti ottimi piatti che ho gustato recentemente durante le vacanze di Natale.

Il maggior tempo a disposizione mi ha consentito di “rispolverare”, sia pur in versione “mignon”, un piatto che non preparavo da una vita: il timballo di maccheroni.

In pratica, per chi non lo sapesse, si tratta di una pasta al forno rivestita di una fragrante pasta sfoglia: un primo davvero opulento e goloso che ben si adatta a un periodo di grasse e illimitate mangiate, come quello appena trascorso e purtroppo, per quest’anno, finito.

Ma come si prepara il timballo di maccheroni?

Beh, si parte dal ragù per condire la pasta (stavolta l’ho preparato molto velocemente, con della carne macinata), poi si predispone l’abbondante ripieno che può essere molto vario e su cui ci si può sbizzarrire in quanto a ingredienti.

Io ho farcito la pasta nel seguente modo: 

-   piselli in scatola saltati in padella con poca pancetta, cipolla e un filo di aceto balsamico di Modena Igp

-  uova sode

-       fiordilatte a cubetti

-       abbondante parmigiano

Precedentemente ho cotto delle penne al dente e le ho condite con il ragù (abbondante).

Quindi ho rivestito di pasta sfoglia un tegame da forno (per questa volta non troppo grande) ed ho inserito un primo strato di penne, sulle quali ho aggiunto il suddetto ripieno ben distribuito e, qua e là, qualche cucchiaiata di ragù.

Ho coperto con le restanti penne condite e chiuso con un altro strato di pasta sfoglia, a sigillare lo “scrigno”.

Ho cotto infine in forno a 180 °C per circa 30 minuti (anche meno, se avete il forno ventilato) e comunque fino a doratura della pasta esterna.

Questo timballo va gustato tiepido, in modo che i sapori si sedimentino e si amalgamino al meglio.

E chest’è. Bon appétit e ancora buon anno!

31 dicembre 2024

Post di fine anno (mentre sto preparando un meraviglioso piatto)

Si sta concludendo un anno ancora pieno di soddisfazioni per il mio blog. Un blog che continuo a curare con passione dopo quasi 18 (!) anni di vita(mamma mia!).

Sto ora passando delle tranquille feste natalizie in famiglia con i miei parenti più stretti.

Quest’anno non ho preparato tanti piatti perché sono stato spesso ospite a pranzo o a cena, ma non ho fatto a meno di cucinare i classici (napoletani) del periodo natalizio che non possono mai mancare nella mia famiglia.

Qualche esempio? La mia mitica insalata di rinforzo con acciughe, cavolfiore, salame, ricotta salata, sottaceti, papaccelle, uova sode, e chi più ne ha più ne metta.

Oppure la pizza di scarole che, piaccia o no e contro tradizione, io preparo SEMPRE con pasta sfoglia al posto della pasta di pane. E me ne vanto pure, perché è buonissima così!

Sul fronte dolci, sto sempre più passando dalla parte dei sostenitori del pandoro (“team pandoro” come direbbe qualcuno), specie se di grande qualità (ne ho assaggiato uno di Iginio Massari davvero notevole), piuttosto che di quelli del panettone che mi sta sempre più stancando, anche per i prezzi astronomici di alcuni non sempre di pari qualità e con le mille varianti che ne snaturano l’identità.

Per la cena di Capodanno in questo momento sto preparando un piatto che si preannuncia strepitoso, tratto da una ricetta dello chef Peppe Guida: le candele di Gragnano con genovese di buzzonaglia di tonno. In uno dei prossimi post vi farò sapere come è andata!

Anche questa sera la passerò in famiglia in compagnia degli affetti più cari e anziché andare dopo cena ad affollati e dispendiosi veglioni probabilmente sarò in compagnia anche di un buon romanzo di Maigret 😉.

Con questo post colgo l’occasione per augurarvi (e augurarmi) uno strepitoso anno nuovo!

15 dicembre 2024

A Radio 1 RAI per parlare delle tradizioni natalizie in Francia

Ieri ho avuto l’onore di essere ospitato nell’interessante trasmissione “Il pranzo perfetto” su Radio 1 RAI.

La trasmissione, condotta da Francesca Cosentino, nell’ultima puntata dell’anno ha voluto scoprire i diversi menù nei giorni delle feste natalizie. Oltre a quello proposto dallo chef Alessandro Circiello, sono seguiti i suggerimenti sfiziosi e variegati di tanti foodblogger, tra cui i miei.

Ho descritto in particolare quelli che sono i piatti più tradizionali del Natale in Francia.

Potete trovare l’intera puntata a questo link in cui troverete il mio intervento a partire dal minuto 5.50.

Riporto comunque qui di seguito quanto ho detto in radio ed anche molto di più.

Occorre subito dire che, come in Italia, anche in Francia l’atmosfera del Natale coinvolge e travolge tutti. A dicembre dai più piccoli borghi alla magica e romantica Parigi, ogni luogo su riempie di decorazioni, di luci, di profumi e di cose buone da mangiare.

A Natale sulle tavole francesi tra le entrée abbondano le nobili ostriche (possibilmente di Cancale, in Bretagna) e l’altrettanto pregiato caviale, insieme a salmone affumicato, aragoste e frutti di mare (tra cui le coquilles Saint Jacques o capesante), che sono serviti anche in sontuosi plateaux. Il giorno della Vigilia si usa mangiare l’astice all’Armoricana, servito con una salsa al cognac ottenuta anche dalle carcasse di questo crostaceo.

Tradizionalmente viene servito come entrée anche il foie gras, consumato da solo o su crostini e spesso accompagnato da composte di frutta, come quelle di fichi.

Succulento è anche il cosiddetto bouchée à la reine, un vol-au-vent farcito con una crema densa e saporita generalmente arricchita da un misto di pollo, funghi e frattaglie.

Sempre tra gli antipasti di terra non mancano anche les escargots, le lumache, che sono molto diffuse sulle tavole delle feste soprattutto nella loro versione alla Bourguignonne, cioè cotte in burro all'aglio, prezzemolo e un po' di vino bianco.

Quanto al piatto principale natalizio, il più tradizionale è generalmente il tacchino con le castagne (dinde aux marrons), farcito con un ripieno di salsiccia, pane raffermo e castagne e cotto in forno per più di un'ora. Il tacchino si accompagna di solito con del puré di patate o con il gratin dauphinois, un piatto composto da patate condite con besciamella e gratinate al forno.

Il giorno di Natale si può servire anche il cappone, anch’esso farcito (con carne macinata, frutta secca, pancetta, pane raffermo ed erbe aromatiche) o l’anatra, le canard, servita in diversi modi (con salsa all’arancia, confit, cioè cotta nel suo grasso, o con fichi secchi o freschi).

Prevalgono comunque piatti diversi a seconda delle regioni. Nel Sud della Francia, ad esempio, si può servire la daube de bœuf, uno stufato cotto a fuoco lento per lungo tempo.

Entrées e piatti principali sono innaffiati con importanti vini, soprattutto rossi (Bordeaux, Bourgogne, Côtes du Rhône) ma anche bianchi (con i frutti di mare il mio preferito è sempre il Muscadet) e non mancano le bollicine, in modo particolare, ça va sans dire, lo Champagne.

Per quanto riguarda il capitolo dolci, il tronchetto di Natale, la Bûche de Noël, di buon auspicio, non può mancare e, secondo la tradizione, deve campeggiare al centro della tavola. La Bûche de Noël è un pan di Spagna al cioccolato farcito con ganache al cioccolato e arrotolato in modo da assomigliare a un tronchetto, arricchito con decorazioni natalizie a piacere. Ad esso si può abbinare un meraviglioso vino dolce, il Sauternes.

Nel Sud della Francia, in Provenza, vi è inoltre la tradizione di servire tredici tipi diversi di dolci natalizi (torroni bianchi e neri morbidi e duri, frutta candita, datteri, mandorle ed altra frutta secca, ecc), che rappresentano Gesù e i dodici apostoli.

C’è poi il pain d’épices, un dolce a base di farina di segale, miele e spezie (cannella, chiodi di garofano, noce moscata, ecc.) dalle mille varianti originario dell’Alsazia e tradizionalmente cotto in forme rettangolari.

Nel periodo dell’Epifania si consuma infine la Galette des Rois, una torta di sfoglia ripiena di crema alle mandorle al cui interno vi è un oggetto, detto fève. Chi lo trova, sarà re o regina per un giorno.

Buone feste natalizie in Francia da un innamorato dei sapori e dei territori d’Oltralpe!

18 luglio 2024

Una "gita" al Tour de France per il compleanno del mio blog



"Il Tour de France è l’estate, l’estate che non può finire, il caldo meridiano di luglio. Nelle case si chiudono le persiane, la vita rallenta, la polvere danza nei raggi di sole”. Philippe Délerm

Il mio blog ha compiuto recentemente ben 17 anni! Allora augurissimi a questo bel diario enogastronomico e di viaggio che tante soddisfazioni mi ha dato/mi sta dando in questi anni, parlando di scoperte culinarie, di locali golosi e di territori, preferibilmente transalpini.

E per festeggiare idealmente questo importante compleanno, mi sono concesso alcuni giorni in un paio di città in qualche modo legate alla Francia.

Il Tour de France, infatti, quest’anno è partito dall’Italia (ecco il legame) e allora quale miglior occasione di questa poteva esserci per poterlo vedere dal vivo a una relativamente breve distanza da casa?

Ho scelto la tappa di Bologna con un meraviglioso arrivo in centro città e il giorno dopo ho assistito anche alla partenza della tappa successiva, da Piacenza.

Il Tour è stato come al solito uno spettacolo di colori e di folla, oceanica direi.

Come sempre, non si riesce a seguire tanto bene gli aspetti tecnici della gara, ma in compenso le emozioni sono tantissime, a cominciare dal passaggio della carovana degli sponsor che elargiscono sfiziosi gadget, passando per la simpatica vivacità di tanti tifosi provenienti da tutto il mondo con le loro bandiere multicolori e finendo ovviamente col passaggio dei ciclisti professionisti che, pur poco durevole, regala sempre infiniti brividi.


In una manciata di minuti, se non meno, si riconoscono in un flash prima o dopo tanti campioni che gli appassionati riconoscono per averli visti tante volte in tv e che dal vivo sembrano un po' diversi.

La tappa di Bologna del Tour è stata uno spettacolo sia all’arrivo sia soprattutto sul San Luca, a pochi km dalla città, dove tanti protagonisti si sono dati battaglia lungo l’ascesa costeggiata dai famosi portici.

Bello anche il momento delle premiazioni, in particolare della maglia gialla del leader della corsa, che ottiene in premio ogni volta che la indossa anche un leoncino in peluche, “trofeo” che tanti tifosi come me vorrebbero da tempo avere.

Mi colpisce sempre, quando mi reco al Tour, l’imponenza e la perfezione della macchina organizzativa, sempre impeccabile e tempestiva a fine gara nel rimuovere transenne, striscioni e palchi per poi ricostruire e smontare di nuovo tutto il giorno dopo in nuove cittadine di partenza e arrivo.

A Bologna, grazie ad un albergo molto centrale, ho potuto fare nel dopo tappa le mie consuete e rilassanti passeggiate nelle vie principali della città. Una Bologna estiva che non avevo mai visto, che conserva il suo fascino anche in questa stagione con un piacevole cinema gratuito all’aperto in Piazza Maggiore e una bella atmosfera vacanziera nel corso del weekend.

E’ sempre bello inoltrarsi nelle viuzze vicino alla piazza principale, piene di localini dove affluisce tanta gente all’ora dell’aperitivo. Tra una visita in libreria e un ricordo di tanti locali storici (e non) dove sono stato tante volte, non poteva mancare anche in questa occasione qualche golosa sosta culinaria.


In barba all’abbastanza notevole caldo cittadino non ho rinunciato a dei golosi tortellini alla crema di parmigiano sotto i portici di via Indipendenza o alla mitica cotoletta alla bolognese, degustata questa volta nell’interessante e personalmente mai sperimentata “Trattoria da me”, ad un quarto d’ora a piedi da Piazza Maggiore.


L’indomani invece ho fatto tappa (è il caso di dirlo) a Piacenza per vedere ancora i corridori del Tour e per scoprire una città che non conoscevo.



I ciclisti li ho visti passare nella centralissima Piazza Duomo, in una città tinta di giallo in tutte le sue strade principali e nelle vetrine dei più importanti negozi.

Ho avuto poi il tempo di visitare questo capoluogo, molto attraente sia per le sue belle e ampie piazze (piazza Cavalli, piazza Duomo, piazza Sant'Antonino) sia per le chiese, le attrazioni artistiche e gli eleganti negozi.

Ho ovviamente avuto anche il tempo di assaggiare alcuni vini e piatti tipici piacentini, nonostante la cucina del luogo non sia esattamente estiva.

Ho scelto l’antica trattoria dell’Angelo in cui ho degustato tra l’altro dell'ottimo vino Gutturnio(secco) e i ben noti “Pisarei e fasò”, degli gnocchetti di pangrattato e farina con fagioli, cotiche e lardo.


Del resto anche il mitico giornalista Gianni Mura, grande cultore del Tour de France e della buona cucina, talvolta durante il Tour azzardava l'assaggio di piatti invernali come il Cassoulet...(only the brave!). E per un attimo mi sono identificato in lui nello scrivere questo resoconto sul Tour e sulle relative “avventure culinarie”, anche se non potrò mai raggiungere la sua profonda cultura enogastronomica e sportiva nonché, nemmeno lontanamente, il suo talento giornalistico...


Ps ho potuto scorgere alla stazione di Piacenza un treno regionale ispirato al Tour de France e ad alcuni suoi storici protagonisti: davvero bellissimo!

31 dicembre 2023

Le mie vacanze natalizie e gli Auguri per uno splendido ‘24

In questi giorni festivi ho trascorso le mie ferie in famiglia nel modo più semplice possibile, in quanto non amo l’abbondanza e gli eccessi a tutti i costi. Ciò non toglie però che mi sono come al solito divertito, avendo maggior tempo a disposizione, cucinando piatti più o meno tradizionali con materie prime tipiche del periodo natalizio.

Quest’anno, ad esempio, ho preparato come di consueto l’insalata di rinforzo, classico antipasto napoletano della vigilia di Natale e non solo. Ho poi cucinato tra le altre cose un piatto inedito in famiglia e cioè delle lasagne verdi ripiene di ricotta, polpettine, mozzarella e parmigiano: davvero una delizia!



Mi sono poi cimentato per la prima volta nel preparare un pan brioche farcito fatto in casa (in pratica un panettone gastronomico farcito; gusti: salmone, Philadelphia ed erba cipollina, uovo sodo, salame e un velo di maionese, fiordilatte e acciughe e il classico prosciutto e formaggio, con burro fuso). Un bell'esperimento riuscitissimo!


Durante queste brevi vacanze mi sono mosso poco. Ieri però ho trascorso una giornata nella mia Napoli. Una Napoli traboccante di gente e di vivacità, sfido a trovarne altre di città così esuberanti, complice anche il crescente flusso turistico, soprattutto nordico, di questi giorni di festa.
Il mio itinerario è stato il seguente: 

-   giretto in centro con “devozione” al murale di Maradona ai Quartieri Spagnoli (e vi è ormai un crescente fiorire in questa zona di attività commerciali legate al suo nome);

  

-   scoperta di un paio di localini eleganti e fuori dal comune di cui vi parlerò a breve; 

- sosta d’obbligo in una trattoria che non conoscevo, se non di nome. Si tratta de “Le Zendraglie”, un locale molto alla buona dove si mangia trippa in tutte le sue possibili declinazioni, ma anche molti piatti tradizionali e a base di pesce della cucina campana. Ho optato per delle ottime bruschette con polpo e fagioli un po' piccanti e una trippa al pomodoro semplice ma buonissima, con la particolarità che non si tratta di una trippa classica, ma all'interno del piatto ci sono tutte le varianti di questa materia prima povera;


- passeggiata per “respirare” l’atmosfera natalizia napoletana, unica al mondo, vagabondeggiando tra opulenti banchi di mercatini all’aperto con ogni ben di Dio di pescato, sottaceti e baccalà e frutta e verdura di stagione;


- passeggiata sul lungomare, anch’esso traboccante di gente in una giornata non soleggiata ma che conferiva al mare un aspetto intrigante, con una maggiore nitidezza del panorama e delle isole della città partenopea.


Il rientro con sfogliatelle (50 numeri di attesa da Attanasio!), salsicce con provola e struffoli era d’obbligo.


Dopo questa breve carrellata su questi miei giorni di festa, non mi resta che augurarVi e augurarmi un 2024 pieno di cose belle e di sogni realizzati, condito con tanto buon cibo e soprattutto tanti viaggi. Io metto in prima fila quelli in Francia, paese nel quale vorrei presto scoprire alcune zone che ancora non conosco. E voi?

29 luglio 2023

E Le Franc Buveur compie 16 anni


 Da poco il mio blog ha raggiunto l’importante traguardo dei 16 anni di vita.

Tanti auguri a me e al mio blog allora, che tante soddisfazioni mi sta donando in questi anni.

Siamo arrivati quindi quasi alla “maturità” dei 18 anni, durante i quali c’è stata senza dubbio una profonda evoluzione degli strumenti “social” a cui ho voluto associare questo blog.

Oggigiorno forse si scrive meno sui blog e ci si fa conoscere molto di più tramite i social network, ma io sono affezionato al mio diario enogastronomico e di viaggio e su quest’ultimo voglio pienamente puntare anche in futuro. Supportandolo certamente con una divulgazione tramite i “social” più attuale ed in linea coi tempi.

Ma ora è tempo di festeggiare e voglio farlo idealmente con dei magnifici dolci mangiati recentemente a Palermo (città di cui vi parlerò ampiamente a breve): cassate varie, gelo di mellone, cannoli e un gelato di qualità decisamente siciliano, mandarino tardivo di Ciaculli e cioccolata di Modica!


Quale miglior festeggiamento per questi fantastici, bellissimi 16 anni?

10 luglio 2022

Quinze!


 E sono 15! Nel mese di giugno infatti il mio blog ha compiuto ben 15 anni. 
Auguri allora al mio blogghino che sta diventando davvero anzianotto J
Per questo festeggiamento ho scelto una foto "marinara", perché con il forte caldo che ci sta attanagliando ormai da tempo, l'unica cosa che desidero fare è stare in riva al mare. 
Del resto il mio blog ha sempre avuto sin dall'inizio (questo fu il mio primo post) un forte orientamento al mare e a tutto ciò che gli gira intorno.
 Auguri allora Le Franc Buveur e avanti tutta!

25 dicembre 2021

Auguri di Buon Natale


Tanti auguri di Buon Natale e Buone Feste ai miei lettori!


(con i classici della tradizione napoletana, ça va sans dire).