Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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30 novembre 2025

Che scoperta la pizza rentorta del Cicolano!

L’ultima settimana di novembre si è tenuto il quarto ed ultimo appuntamento di quest’anno degli show cooking on-line organizzati dalla Camera di Commercio di Rieti e Viterbo e dalla sua Azienda Speciale Centro Italia nell’ambito del Progetto Turismo e Cultura.

A condurre lo show cooking questa volta è stata l’agrichef Giuseppina Silvi che ci ha proposto una ricetta povera ed antica della tradizione contadina del Cicolano, basata su ingredienti semplici e nata per evitare gli sprechi.

La ricetta in origine era molto semplice ed aveva come ripieno soltanto cacio e pepe, mentre nel tempo si è arricchita, prevalentemente con salsicce e verdure, ma sempre seguendo il criterio dell’utilizzo di ingredienti di facile reperibilità. Veniva preparata in ambito domestico, tramandandosi poi di generazione in generazione. Il nome “rentorta” deriva dal fatto che la sfoglia, dopo essere stata riempita, viene arrotolata su se stessa a formare un serpentone e poi fatta ruotare a spirale. La cottura tradizionale avveniva nel forno a legna o sotto il “coppo”.

Ecco come si prepara la ricetta classica: 

INGREDIENTI

Uova - 3; olio EVO; farina - gr. 500; pecorino - gr. 200; pepe; sale.

ATTREZZATURE

Spianatoia, mattarello (possibilmente grande), teglia per il forno (non serve una teglia specifica)

ESECUZIONE

Impastare la farina con le uova, aggiungendo dell’acqua quanto basta (per mantenere il panetto morbido quando si ammassa) e sale. Lasciare riposare l’impasto per mezz’ora.

Stendere poi la sfoglia su una spianatoia con un mattarello grande, in modo che risulti sottilissima.

Riempire la sfoglia con pecorino, pepe e un po' d’olio EVO, arrotolarla e girarla a spirale disponendola poi nella teglia da forno. Spennellarla con tuorlo d’uovo. Infornarla quindi a 180 gradi per 30 minuti.

Una mia versione "monoporzione" della pizza rentorta

Il risultato è stato davvero soddisfacente, con una piacevole croccantezza della pasta che può essere tagliata in piccole fettine, ad esempio per un aperitivo molto gustoso (e un bel bianco laziale in accompagnamento).

Finiscono qui questi show cooking sempre molto interessanti e formativi. Ringrazio quindi ancora una volta gli organizzatori e in particolare Paola Cuzzocrea https://www.facebook.com/paola.cuzzocrea.16 per l’invito e per la perfetta organizzazione. Non mi resta che replicare ancora nella mia cucina questi piatti e diffondere e comunicare la loro bontà. E non mi resta ancora che visitare i relativi territori del reatino, che non conosco troppo bene e che vale davvero la pena di vivere a tutto tondo!

17 marzo 2025

Nordés gin: la “maxia” pura della Galizia

 

Recentemente si è tenuto presso il Centro Multimediale Interattivo dell’Ufficio spagnolo del turismo di Roma un evento che ha avuto come protagonista il Nordés Gin, appartenente al rinomato Grupo Osborne.

Ad aprire l’evento è stato Gonzalo Ceballos, direttore dell’Ufficio Spagnolo del Turismo a Roma, che ha sottolineato l’importanza del legame dei brand con il territorio spagnolo come accade proprio con Nordés Gin e il Grupo Osborne, che appartiene tra l’altro al Foro de Marcas Renombradas, un Consorzio che mette insieme molti brand leader spagnoli.

Sono seguite poi le presentazioni di Mirko Cagnazzo, Brand Development Manager del Grupo Osborne in Italia, e Lourdes Bustamante, direttrice delle Comunicazioni Globali di Nordés, che ci hanno fatto scoprire l’origine di Nordés gin e fornito molte altre interessanti informazioni su questo speciale prodotto.



Nordés gin è infatti un gin premium di origine galiziana che nasce nel 2012 grazie a tre amici che decisero di rivoluzionare il settore del gin creando un prodotto con una formula unica, fresco, aromatico ed equilibrato.

Nordés in effetti sorprende per l'equilibrio dei sapori, frutto delle sue undici erbe botaniche, di cui sei della tradizione galiziana con cinque essenze provenienti da oltreoceano, che sono unite al tocco unico dell’ottima uva Albariño. Grazie alla sua freschezza Nordés può essere consumato in qualsiasi momento della giornata, come l’aperitivo o il dopo cena o in occasioni speciali.

Nordés è commercializzato in una bottiglia molto intrigante, che si ispira alla ceramica di Sargadelos, tipica della Galizia e che ricorda anche i colori della sua bandiera: bianco e azzurro.



Nordés nasce a Vedra, una cittadina vicino a Santiago de Compostela, dove si trova Casa Nordés, un luogo progettato per consentire di scoprire le radici di Nordés e il suo processo di distillazione e macerazione. Un imperdibile appuntamento per i visitatori che qui possono vivere un'esperienza immersiva, sensoriale e formativa.



Durante la presentazione è emerso anche che questo prodotto, presente in 50 Paesi al mondo, detiene una importante quota di mercato nella categoria premium gin e che “l’Italia è un Paese molto importante per il brand, rappresentando infatti il secondo mercato dopo la Spagna”.

Nel 2024 Nordés è cresciuto del 33% rispetto al 2023 nel nostro paese e si prevede di raggiungere quest’anno l’ambizioso obiettivo di un ulteriore aumento di 15 punti percentuali di vendite in volume.

La presentazione si è conclusa con una piacevole degustazione di Nordés gin tonic accompagnato anche da sfiziose conserve di mare (cozze, cannolicchi, sardine), ovviamente "made in Galicia".



 Viva il Nordés gin (che vi invito a provare) e la Galizia!

Per saperne di più: www.nordesgin.com

28 febbraio 2025

Il rustico di Le Levain: un gusto impareggiabile!

Per chi non lo sapesse Le Levain è una caffetteria/pasticceria/panetteria di ispirazione francese situata (anche) nella zona di piazza Fiume a Roma.

La mattina presto è già affollata da tanta gente che apprezza i suoi croissant, i suoi pains au chocolat, i suoi kouign amann e tanti altri buonissimi dolci francesi. Qui si trovano anche degli ottimi éclair, quelli belli lunghi largamente diffusi in Francia, farciti di crema al caffè o al cioccolato.

Non mancano le specialità salate, come le baguette farcite, le mitiche “cropizzette” (ne ho parlato qui) e delle golose quiches, sia Lorraine che vegetariane.

Di Le Levain, al di là di tutte queste ed altre golosità, mi piace l’ambiente e l’atmosfera, a cui concorre anche il tipo di persone che frequentano questo locale. Se vi fermate un attimo a guardarle, anche attraverso le sue vetrine, sembra di osservare instantanee tratte da un bistrot francese con un pubblico, soprattutto femminile, che lentamente sorseggia bevande calde in accompagnamento a qualche gratificante coccola che rende piacevoli determinati momenti della giornata.

Mi reco spesso in questo punto vendita e consumo frequentemente la variegata offerta, soprattutto salata, del locale.

Nell’ambito di questa, adoro in particolare un prodotto, il rustico, composto innanzitutto da una pasta davvero gustosa che mi porta indietro nel tempo, lievemente dolciastra, un po' brunita e dai tagli diagonali in superficie. Il ripieno poi è goloso ed è composto da carne macinata, spinaci (o broccoli) e piselli.

Un prodotto per me eccellente, anche se la mia passione per i rustici in generale mi porta a volte essere un po' troppo di parte.

Ho provato (indegnamente) anche a preparare in casa questo rustico, usando però della semplice pasta sfoglia e attenendomi invece molto più rigorosamente alla ricetta originale per quanto riguarda il ripieno. Un risultato molto buono e gustoso!


Un saluto a tutti e non mancate di fare un salto da Le Levain, soprattutto se non lo conoscete ancora!

23 giugno 2024

Una top-5, o quasi, delle pizzette di sfoglia a Roma


E’ molto probabile che vi abbia già parlato della mia passione per le pizzette di pasta sfoglia, che si possono trovare normalmente nelle pasticcerie o nei forni di tante città e paesi.

C’è chi ad esse preferisce quelle di pasta di pane, nelle versioni più gonfie o più sottili. Io invece le amo di meno in quanto risultano molto più “asciutte” e secche (al limite posso gradire quelle più oleose e meno alte che perlomeno presentano una sfiziosa croccantezza). Quelle di sfoglia invece, specie scaldate, diventano molto piacevoli a mio avviso grazie alla scioglievolezza del burro all’interno del loro impasto.

In questo post ho intenzione quindi di fare una piccola graduatoria (non esaustiva, ovviamente, perché conosco solo alcuni posti e non tutti) dei locali romani in cui ho potuto scorgere le migliori pizzette di pasta sfoglia.

Inizierei quindi con una elencazione di alcuni luoghi top, per poi magari in futuro aggiornare questa classifica man mano che troverò altri locali degni di menzione. Avrei voluto inserire in questa graduatoria almeno un paio di altre pasticcerie molto note, ma le pizzette di queste ultime all’assaggio non mi hanno troppo convinto.

Partiamo allora dalla quarta posizione, citando la pasticceria Bompiani in zona Eur Montagnola. Qui si possono trovare anche delle sfiziose pizzette di sfoglia che attraggono innanzitutto per la loro forma quadrata, ma anche perché parecchio friabili, semidolci, caratterizzate da buona qualità del pomodoro. Voto 7 

In ordine di voto crescente metterei poi le pizzette del Cigno ai Parioli. Piacevoli, friabili, arricciate, con solo pomodoro o pomodoro, mozzarella e origano sono una squisitezza. Voto 7,5 

Non posso poi non citare le mitiche pizzette di Noel Crochon vicino a Via Ostiense piacevolmente dolciastre, cosa che caratterizza sia il pomodoro che l’impasto, con una consistenza morbida dal risultato godurioso. Voto 8 

Al primo posto credo sia d’obbligo collocare Le Levain (il locale di Via Piave) con le sue eccezionali cro-pizze, cioè preparate con la pasta dei croissant. Pizzette ben più larghe del solito, friabilissime, sfogliatissime, bassissime, con pomodoro semi dolce e “chiazze” di mozzarella. Aggiungo un altro -issime: golosissime! Voto 9 

Fuori classifica metto le mie pizzette di pasta sfoglia. Ovviamente non competono neanche lontanamente con quelle sopra citate ma è l’occasione per presentarvele.

Sono venute forse un po' bruciacchiate ma sono contento del risultato gustativo. Al posto della mozzarella stavolta ho aggiunto dello stracchino, una variante che mi intriga e che a volte viene apportata in regioni del Nord Italia come la Liguria, dove sulle pizzette si aggiunge anche un’oliva verde.

Le mie pizzette con stracchino prima della cottura

Ci aggiorniamo su altri locali da segnalare e intanto porgo un caro saluto a tutti i pizzette-di-sfoglia-lovers come me!

31 dicembre 2023

Le mie vacanze natalizie e gli Auguri per uno splendido ‘24

In questi giorni festivi ho trascorso le mie ferie in famiglia nel modo più semplice possibile, in quanto non amo l’abbondanza e gli eccessi a tutti i costi. Ciò non toglie però che mi sono come al solito divertito, avendo maggior tempo a disposizione, cucinando piatti più o meno tradizionali con materie prime tipiche del periodo natalizio.

Quest’anno, ad esempio, ho preparato come di consueto l’insalata di rinforzo, classico antipasto napoletano della vigilia di Natale e non solo. Ho poi cucinato tra le altre cose un piatto inedito in famiglia e cioè delle lasagne verdi ripiene di ricotta, polpettine, mozzarella e parmigiano: davvero una delizia!



Mi sono poi cimentato per la prima volta nel preparare un pan brioche farcito fatto in casa (in pratica un panettone gastronomico farcito; gusti: salmone, Philadelphia ed erba cipollina, uovo sodo, salame e un velo di maionese, fiordilatte e acciughe e il classico prosciutto e formaggio, con burro fuso). Un bell'esperimento riuscitissimo!


Durante queste brevi vacanze mi sono mosso poco. Ieri però ho trascorso una giornata nella mia Napoli. Una Napoli traboccante di gente e di vivacità, sfido a trovarne altre di città così esuberanti, complice anche il crescente flusso turistico, soprattutto nordico, di questi giorni di festa.
Il mio itinerario è stato il seguente: 

-   giretto in centro con “devozione” al murale di Maradona ai Quartieri Spagnoli (e vi è ormai un crescente fiorire in questa zona di attività commerciali legate al suo nome);

  

-   scoperta di un paio di localini eleganti e fuori dal comune di cui vi parlerò a breve; 

- sosta d’obbligo in una trattoria che non conoscevo, se non di nome. Si tratta de “Le Zendraglie”, un locale molto alla buona dove si mangia trippa in tutte le sue possibili declinazioni, ma anche molti piatti tradizionali e a base di pesce della cucina campana. Ho optato per delle ottime bruschette con polpo e fagioli un po' piccanti e una trippa al pomodoro semplice ma buonissima, con la particolarità che non si tratta di una trippa classica, ma all'interno del piatto ci sono tutte le varianti di questa materia prima povera;


- passeggiata per “respirare” l’atmosfera natalizia napoletana, unica al mondo, vagabondeggiando tra opulenti banchi di mercatini all’aperto con ogni ben di Dio di pescato, sottaceti e baccalà e frutta e verdura di stagione;


- passeggiata sul lungomare, anch’esso traboccante di gente in una giornata non soleggiata ma che conferiva al mare un aspetto intrigante, con una maggiore nitidezza del panorama e delle isole della città partenopea.


Il rientro con sfogliatelle (50 numeri di attesa da Attanasio!), salsicce con provola e struffoli era d’obbligo.


Dopo questa breve carrellata su questi miei giorni di festa, non mi resta che augurarVi e augurarmi un 2024 pieno di cose belle e di sogni realizzati, condito con tanto buon cibo e soprattutto tanti viaggi. Io metto in prima fila quelli in Francia, paese nel quale vorrei presto scoprire alcune zone che ancora non conosco. E voi?

2 dicembre 2023

Tartine di salmone alla Vazquez Montalban


 Ogni tanto noterete che nel mio blog figurano dei post letterario-gastronomici.

Mi piace molto questo connubio, soprattutto se in relazione a romanzi gialli collegati ad autori da me preferiti come Simenon (con Maigret in testa) e Vazquez Montalban.

Questi ultimi, ad esempio, non a caso “dipingono” alla perfezione i loro personaggi principali sia nelle gesta di abili commissari che indagano su scottanti casi polizieschi sia nelle vesti di inguaribili gourmet.

Ne vengono quindi fuori molti riferimenti a piatti tradizionali, bistrot, ristoranti e ricette che talvolta vengono anche sinteticamente riportate nel bel mezzo degli stessi gialli.

Ciò è accaduto anche leggendo il bellissimo romanzo “Tatuaggio” di Vazquez Montalban, l’opera in cui compare per la prima volta il mitico personaggio di Pepe Carvalho.

Ebbene, tra le tante citazioni gourmet (tra cui una che mi piace tantissimo: “Nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia”) ce n’è anche una riferita ad una breve e sfiziosa ricetta che vi riporto nella foto che segue: le tartine al salmone.


 Una ricetta molto semplice, come vedete, ma estremamente gustosa e golosa.

I capperi e i cetrioli stanno benissimo col pesce e col salmone in particolare(sono ingredienti anche della salsa tartara) e si forma, nel mescolarli al burro, direi quasi un burro “maitre d’hotel”. Ci avrei visto bene come “topping” (come dicono quelli bravi) e a guarnizione anche dell’erba cipollina tagliata a piccoli, minuscoli quadratini o dell’aneto.

Ma comunque…viva Vazquez Montalban!

23 aprile 2022

Giardini di Ravino, uno splendido paradiso esotico nell’isola verde


 Un posto inedito e forse poco conosciuto che consiglio di visitare quando ci si reca ad Ischia è quello dei 
Giardini di Ravino.
Si tratta di un ampio parco botanico di acclimatazione, che raccoglie, su un’estensione di 6.000 metri quadrati, una vasta collezione di piante grasse raccolta in oltre cinquant'anni, nel contesto di una rigogliosa flora mediterranea.


 Ogni anno la raccolta viene arricchita di nuovi esemplari provenienti da ogni parte del mondo, mentre quelli già presenti diventano sempre più imponenti grazie alla vicinanza del mare e all’ideale esposizione, che permette un'ambientazione e una crescita perfette per le specie esotiche, nel rispetto dell’ecosostenibilità.
Tra le piante presenti, figurano cactus di ogni forma e portamento, tutti con splendide fioriture e con frutti commestibili. 


 Nell’ambito delle piante mediterranee figurano una vasta collezione di agrumi, diversi esemplari di carrubi, corbezzoli, olivi, un piccolo orto biologico (i cui prodotti si possono gustare nel locale interno, il Cactus Lounge Cafè) e un ampio assortimento di piante aromatiche.



 Nei Giardini Ravino vi capiterà di scorgere pavoni e conigli in piena libertà e troverete anche piccoli ponti in pendenza e meravigliosi belvedere dai quali, al tramonto, è possibile ammirare una luce unica che crea un'atmosfera incantevole.


 Quando ci si reca ai Giardini di Ravino è d’obbligo una sosta al bar interno, il surricordato Cactus Lounge Café.


 Si tratta di un fascinoso locale immerso nel verde, arredato mettendo insieme diversi stili etnici e mediterranei, che ben si integrano tra loro, in un ambiente in cui si gode davvero di un pieno relax.


 Qui viene servita la colazione ai clienti del Residence Villa Ravino in caso di soggiorno B&B, mentre i visitatori del parco botanico possono godere di uno snack, di un light lunch o di un aperitivo indimenticabile, alla calda luce del tramonto, esaltata dai colori della vegetazione.
La specialità del Cactus Lounge Cafè è l'ormai noto Cactus Cocktail, a base di frutti e semi di cactacee (sempre diversi secondo la stagione), succo di passiflora, quattro diversi tipi di menta, un pizzico di pepe rosa e di peperoncino e per finire un misurino di tequila.
Lontani dal caos dei luoghi affollati, i Giardini di Ravino sono il luogo ideale per concerti, conferenze e spettacoli teatrali, rappresentando uno dei punti di riferimento culturali dell'isola. Ma questa location può essere prenotata anche per eventi privati, come matrimoni, feste di laurea, compleanni e convention aziendali.
Io ci sono stato di recente e ne sono rimasto entusiasta, voi cosa aspettate ad andarci?

9 agosto 2021

Polpette di ceci alle erbe aromatiche


 Oggi vi propongo un’altra ricettina sfiziosa tratta dal magazine di Conad “Bene Insieme”, che come ormai sapete consulto spesso.
Si tratta delle polpette di ceci alle erbe aromatiche che non avevo mai preparato, anche se da tempo avevo in mente di realizzare delle polpette vegetariane con qualche legume.
Dico subito che queste polpette devono necessariamente essere accompagnate da una salsa (quella proposta qui o altre che vi piacciono) perché mangiate da sole possono risultare eccessivamente asciutte.
Poiché la pigrizia estiva sta prendendo il sopravvento, pubblico ingredienti ed esecuzione della ricetta sotto forma di foto, che sono state tratte direttamente dal magazine.
Una di esse è anche leggermente macchiata, identificando l’utilizzo “vissuto” della rivista di cucina. Che sa quindi un po’ di vecchio ricettario che in quest’epoca estremamente social (anche troppo a mio avviso!) non guasta per niente. ;)
Ecco allora gli ingredienti necessari per realizzare questa ricetta:


 Questi sono invece i passaggi per la realizzazione delle polpette (ignorate la parte relativa alle patate che non ho preso in considerazione questa volta):


 Le polpette che si ottengono sono davvero gustose e sono da proporre o come secondo piatto o in alternativa come finger food (magari in questo caso fatele più piccole) da aperitivo o antipasto.
Servitele con della salsa yogurt fatta con dello yogurt bianco naturale condito con un poco di (buon) olio extravergine (attualmente ho in casa un ottimo Dauno Dop), sale, pepe ed erba cipollina.
Bon appétit!

6 agosto 2020

Crostini di fresella con rillettes de maquereau


Siamo in estate ed è bello cucinare con gli ingredienti che tornano alla ribalta in questa stagione.
Uno di questi è la fresella, biscotto duro che viene poi ammorbidito e che è la base di tanti piatti estivi del Sud.
Ebbene, in questa occasione ho voluto prepararci un antipasto/cibo da aperitivo, che potesse legare le mie origini meridionali alla mia passione per il mondo francofono, che include ovviamente anche e soprattutto il lato enogastronomico.
Ho pensato quindi di creare un piatto “franco-napoletano” composto da una sorta di bruschetta di fresella (rompendone irregolarmente qualcuna, a mò di crostino) con sopra un paté di sgombro dal sapore del mare.
In quest’ultimo caso ho voluto imitare una di quelle splendide preparazioni gustose e golose che si trovano in Francia nelle località di mare, ad esempio nei negozi della Belle Iloise, che attraggono il consumatore innanzitutto per le loro accattivantissime scatolette colorate ma anche per le loro ricette sempre sfiziose e stuzzicanti.
Il “topping” delle bruschette di fresella l’ho quindi preparato in questo modo: ho preso dell’ottimo sgombro in scatola grigliato e sgocciolato; l’ho sminuzzato con una forchetta e amalgamato con del formaggio fresco tipo Philadelphia. Dopo aver salato (poco) e aggiunto del pepe al composto, inizia l’aggiunta di ingredienti che esaltano il sapore dello sgombro e del mare: del succo di limone, poco scalogno tritato e dell’erba cipollina tagliata finemente.
Trovo che l’erba cipollina e soprattutto lo scalogno si sposino egregiamente col pesce e con delle preparazioni del genere.
In particolare lo scalogno, che di solito utilizzo poco nella mia cucina (sbagliando), si integra davvero perfettamente in un composto come questo, conferendo freschezza ed aroma. E non è un caso che negli splendidi “plateaux de fruits de mer” che si gustano davanti al mare o all’oceano in Francia vi sia sempre una salsetta a base di scalogno ed aceto che si abbina divinamente ad esempio alle ostriche…
Tornando alle mie bruschette di fresella con rillettes de maquereau (letteralmente si traducono più o meno come “sfilacci di sgombro”) vi consiglio proprio di prepararle e provarle.


Sono ottime come aperitivo, magari da bere insieme ad un Muscadet ghiacciato, possibilmente vista mare.
Quello stesso mare, con la relativa cucina, a cui non si può rinunciare quando si è in vacanza in estate. La pensate anche voi come me?

Ps potete bagnare leggermente (anche in acqua di mare) le bruschette di fresella per tenerle più morbide, ma se preferite potete anche lasciarle così come sono, più croccanti.

31 marzo 2020

Un aperitivo “di clausura” con i vol au vent alla crema di prosciutto cotto


E siamo ancora qua… Non potendo evidentemente uscire di casa, siamo obbligati nel tempo libero a inventarci qualcosa.
E allora per un foodblogger è ovvio che la miglior cosa da fare è cucinare, con maggiore calma del solito, qualche buon piatto, cosa che sto facendo in questi giorni.
Ovviamente manca molto il rito dell’aperitivo, dei pranzi e delle cene in cui il “valore aggiunto” è dato dalla piacevole, conviviale e talvolta numerosa compagnia con cui si condividono le bontà in degustazione. Pazienza… Ce ne vuole tanta in questo periodo…
In ogni caso durante questo mese di marzo ho preparato persino del cibo sfizioso da aperitivo, anche se di fatto quest’ultimo l’ho potuto gustare quasi da solo.
Tra gli altri snack da cocktail pre-cena ho preparato questi simpatici vol au vent con crema di prosciutto cotto.
La cosa che più mi intriga di questa preparazione è il loro contenuto cremoso, che si ottiene con una base di formaggini frullati insieme a del prosciutto cotto.
Non vi ho forse mai detto che i formaggini sono una mia passione, anche se mi rendo conto che non sono il massimo dal punto di vista della qualità dei loro ingredienti.
Detto questo, la ricetta per fare questi vol au vent è semplicissima: preparare i “contenitori” con della pasta sfoglia nel modo descritto in questo post.
Nel frattempo frullare dei formaggini al parmigiano reggiano (come quelli Parmareggio) con del prosciutto cotto ed otterrete una crema rosea molto bella anche a vedersi, oltre che buona.
Farcire i vol au vent con questa crema aiutandovi con una sac à poche e servirli tiepidi (si possono scaldare anche in forno, dopo averli preparati già da tempo, a una temperatura di 150-160°C per una decina di minuti). E’ tutto. Vedrete che bontà!


Buon aperitivo, almeno virtuale, in attesa di poterlo fare il più presto possibile “live” in qualche posticino niente male. Per il momento, però, #restateacasa!

18 ottobre 2019

Architettura, cultura e gastronomia: that’s Bilbao


Bilbao è una città molto interessante, ma può capitare di non comprenderla subito appieno. Appena si arriva nel capoluogo della Biscaglia a tratti sembra di avere a che fare con un luogo “normale”, banale, se non bruttino. E magari si è accolti anche, come mi è capitato, da un cielo grigio che non giova ad un favorevole primo giudizio sulla città.
Ma poi, scoprendola meglio, non si può fare a meno di apprezzarla. Dalla Plaza Moyua, dove si approda dall'aereoporto, una non lunga passeggiata sulla commerciale Gran Vìa conduce all’esterno della stazione centrale. E qui si ha un primo, stupendo colpo d'occhio, con la facciata decorata in stile liberty che guarda il fiume Nervion e con una scritta vintage che ricorda un antico collegamento con Santander.


Poco più avanti si scopre il fascinoso teatro Arriaga e la parte vecchia della città, denominata Casco Viejo.


Qui siamo in una sorta di Trastevere bilbaina, con tante viuzze caratteristiche e una miriade di incantevoli localini che di sera si riempiono di gioventù festosa.


Sono questi i bar e le taverne dove si gusta l'autentica cucina basca e di Bilbao, con tanti pinxtos (o tapas, ma è meglio chiamarle nel primo modo...) e meravigliosi piatti tipici di carne e di pesce, accompagnati dal vino locale, il txakoli.



In questo quartiere è gradevole passeggiare sotto i portici dell’attraente Plaza Nueva e fermarsi in uno o più locali che si affacciano su di essa, osservando e apprezzando lentamente, oltre che lo sfizioso cibo, anche la vivacità della gente basca. Nella stessa zona sono anche da vedere delle belle chiese, tra cui quella di San Nicolás.


Per gli amanti della gastronomia altra tappa imperdibile, sempre nei pressi del quartiere del Casco Viejo, è una visita al mercato della Ribera.

Palazzi "colorati" nei pressi del mercato della Ribera
Si tratta di un mercato coperto, strutturato su più livelli, dove è possibile trovare di tutto, dai ristoranti ricchi di invitanti pinxtos, alla carne, all’ortofrutta, al pesce.


Il vicino mare in particolare regala tante ottime varietà ittiche, tra cui il Bonito del Norte un tonno molto caratteristico e gustoso. Oltre a molto altro pesce azzurro, tra cui le note acciughe della zona.


In Spagna mi colpisce sempre la cultura locale per le olive da mensa e quindi ho ancora una volta molto apprezzato in questo mercato i relativi banchi, ricchi di tantissime varietà di questo prodotto. Le olive sono offerte o al naturale o preparate in tanti sfiziosi modi (compresi i pintxos di olive, ripiene di numerosi e gustosissimi ingredienti).

Olive "da passeggio"
A Bilbao è molto piacevole anche fare una passeggiata lungo il fiume proprio dal quartiere del Casco Viejo fino al museo Guggenheim. E' una camminata lunga ma gradevole e ricca di interessanti spunti e cose da vedere. Come ad esempio il ponte con pavimento in vetro chiamato Zubizuri del famoso architetto Santiago Calatrava, che fa pensare alla vela di una barca. Sempre da quelle parti si può prendere una funicolare, quella di Artxanda, che consente di godere di una splendida vista sulla città.
La passeggiata ha la sua conclusione, perché lì è doveroso fermarsi parecchio, presso il museo Guggheneim, decisamente il simbolo di Bilbao. Un museo, inaugurato nel 1997 e progettato dal nordamericano Frank O. Gehry, che contiene al suo interno molte opere di arte moderna e contemporanea tra cui quelle di David Salle, Jeff Koons, Louis Bourgeois e Robert Rauschenberg. Ma vale la pena di vedere il Guggenheim anche solo da fuori, composto da tante curve di titanio e con la presenza esterna di altri capolavori oggetto di mille foto e “selfie”. Come quello del cane Puppy, una splendida scultura floreale di Jeff Koons situata appena fuori al museo. O del gigantesco ragno di Louise Bourgeois, anch'esso affiancato alla nota esposizione permanente.


E' poi da segnalare anche il limitrofo ponte La Salve, con il suo appariscente ed enorme arco rosso. E in lontananza si può ammirare l’altissimo grattacielo della società Iberdrola.


Da rilevare che presso il Guggenheim è possibile godere di esperienze indimenticabili, oltre che culturali, anche di tipo enogastronomico. Il suo bar, il suo bistrot e soprattutto il suo ristorante stellato Nerua (chef Josean Alija) offrono infatti cibo e bevande di elevata qualità. Al bar in particolare si possono gustare pintxos molto buoni come il famoso bilbaino con uovo sodo ripieno e gamberi o quelli con bisque di crostacei, accompagnati benissimo in estate da un gazpacho di pomodoro e anguria.


Da non perdere anche l’esperienza al bistrot del ristorante stellato, dove mi ha colpito l’impeccabile servizio e la qualità delle materie prime, servite in sfiziosi piatti di una cucina in stile mediterraneo, ricca anche di piacevoli effetti scenografici.


Camminare per Bilbao è la cosa migliore, come avrete intuito, per scoprire pian piano una città sempre più moderna (di tanto in tanto si scoprono strutture innovative progettate da architetti noti in tutto il mondo). L'efficiente metropolitana in ogni caso è sempre a disposizione per collegare il centro con le zone un po’ più lontane. E l’accesso a ciascuna fermata è del tutto particolare, attraverso una sorta di tubo di vetro disegnato da Norman Foster, tramite il quale si scende nelle “viscere della terra”.

Un atipico "salottino" in strada

Per gli amanti del calcio un'esperienza da non perdere è assistere ad una partita della squadra locale, l’Athletic Bilbao, nel “tempio” del calcio spagnolo ed internazionale, lo stadio San Mamés (su questo tema ho parlato approfonditamente in questo post), distante non tantissimo dal centro.
Vicino al San Mamés meritano una visita il Museo delle belle arti e il limitrofo Parco Casilda Iturrizar. Sempre nei pressi dello stadio, inoltre, partono degli autobus che collegano nel modo più veloce e confortevole Bilbao con vicini ed incantevoli posti di mare, oltre che con la bella San Sebastian e con la francese ma sempre autenticamente basca Biarritz. Ma di quest'ultima e del suo meraviglioso oceano vi parlerò nel prossimo post.