Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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5 febbraio 2022

Freddo e gelo, il rimedio è una soupe à l’oignon gratinée!


In questi freddi giorni invernali, compresi quelli del lungo gennaio appena passato, si sente l’esigenza di mangiare qualcosa di caldo e confortevole. Che c’è di meglio allora di una buona zuppa?
In questo periodo ne sto preparando di buonissime, con tante ottime verdure, singolarmente utilizzate, come zucca, cavolfiore, verza, zucchine, patate, ecc. che cuocio in abbondante liquido dopo averle fatte soffriggere di solito con della cipolla. Nello stesso liquido abitualmente cuocio poi la pasta, tipicamente una pasta mista, che arrivata a cottura porta come risultato finale una zuppa densa e davvero (in)saporita. Da mangiare rigorosamente tiepida, con abbondante parmigiano o pecorino. Siamo al top, vi assicuro!
Ma il mio forte orientamento alla Francia mi ha portato recentemente, dopo tantissimo tempo devo dire, a preparare anche la mitica “Soupe à l’oignon gratinée”.
Di questa zuppa ho parlato diverse volte in questo blog, sottolineando che mi piace poco la sua traduzione italiana (zuppa di cipolle gratinata ?!?, orribile!) e che questo piatto è legato indissolubilmente a Parigi, al quartiere di Les Halles in particolare, dove veniva preparata negli ex mercati generali dai lavoratori del posto, che la consumavano la mattina presto per scaldarsi un po’ e contrastare il freddo rigido.
Quando si parla di soupe à l’oignon gratinée non si può non menzionare il Commissario Maigret di Simenon, che la cita più volte nei suoi romanzi, come ad esempio nei bellissimi “Maigret e l’affare Picpus“ e “Maigret e la giovane morta”.
Il Commissario spesso abbinava questa soupe ad una buona birra bionda alla spina, con cui effettivamente si sposa in modo perfetto. Ai tempi di Simenon e del Commissario non esistevano certo le birre artigianali con specifiche caratteristiche a cui qualcuno oggi vorrebbe/potrebbe abbinarla, ma semplicemente appunto delle buone, godibili e fresche birre bionde. Punto. Che sono quelle che anche io di solito prediligo rispetto a molte altre tipologie.
Ma veniamo alla ricetta di questa soupe, che presenta diverse varianti. Ecco quella che ho scelto questa volta:
 
Pelare e affettare sottilmente quattro cipolle. In una pentola scaldare dell’abbondante burro, aggiungere le cipolle e cuocere a fuoco basso mescolando spesso, finché non diventano dorate. Sfumare con del vino bianco, salare, pepare ed aggiungere del brodo di carne, abbassando successivamente la fiamma e lasciando sobbollire per circa un'ora.
Trasferire il tutto in delle ciotoline singole sulle quali si saranno poste delle fettine di baguette (usate solo questo pane, mi raccomando!) abbrustolite (in forno da entrambi i lati) e dell’abbondante “gruyère rapé”. Gratinare quindi in forno caldo a 250°, usando il grill, per una decina di minuti circa, o comunque finché non si forma una crosticina dorata. Bon appétit!
 
Ps a Parigi ho mangiato un’ottima soupe à l’oignon gratinée, probabilmente ve l’avrò già detto, alla Brasserie Vagenende nel quartiere Saint Germain. Se vi capita, provatela lì ;)

24 aprile 2020

I vantaggi di risistemare le librerie


Oltre a cucinare (molto), durante questo periodo di clausura mi sto dedicando nel tempo libero, tra le altre cose, a mettere in ordine alcune librerie che ho in casa.
Un vantaggio che deriva da questa operazione, oltre a riprendere libri che si è avuto il piacere di leggere, è anche quello di riscoprire pubblicazioni dimenticate e/o che non si trovavano più.
Sono stato contento in particolare di ritrovare un paio di vecchi libretti che ho riletto con grande interesse.
Uno di questi è una collezione di cartoons sul cibo e la ristorazione (“Mouthfool” - A gourmet collection of culinary cartoons) di Enzo Apicella. Enzo era un caro amico di famiglia ed è stato un grande fumettista, designer, pittore e giornalista che ha vissuto per tanti anni a Londra, progettando tra l’altro gli interni di tantissimi noti ristoranti e pizzerie.
Tra i suoi diversi libri di vignette (pubblicate anche su giornali come The Observer, The Guardian, The Economist, il quotidiano del partito Radicale e Liberazione) mi ero quasi dimenticato di questo volumetto, che ha a che fare proprio con una materia a me evidentemente molto cara, quella relativa al variegato mondo del food.
Le vignette contenute in questo libro sono molto sfiziose ed argute e, come afferma George Melly, colui che ha scritto la relativa introduzione, presentano “the right lenght to keep us calm and amused during one of those suspiciously long waits between coursesJ


La vecchia versione che ho io ha una copertina dai colori molto accattivanti. In seguito credo sia stata fatta qualche ristampa, con una prima pagina mi sembra di vedere molto meno piacevole, ma cercate comunque di procurarvi questa divertente raccolta.
Un'altra chicca che ho trovato è uno di quei libretti che un tempo si vendevano “a mille lire”. Una collana che molti di voi ricorderanno, che comprendeva tantissimi titoli e argomenti.
Ebbene, uno di questi libricini che ho ritrovato riguarda i mestieri di strada (in molti casi scomparsi) degli ambulanti napoletani. Una pubblicazione (scritta da Umberto Franzese) idealmente piena di colori, che immerge il lettore in un pittoresco mondo, fatto di gestualità e grida di richiamo ritmate musicalmente, come in un grandissimo mercato all’aperto, disperso nei più vari angoli delle strade della città partenopea.


Aiutato dal rappresentante più anziano della mia famiglia, mio padre, ho cercato con lui di ricostruire i suoi ricordi su questi antichi mestieri, abbinandoli a quanto scritto nel libro. Ne è venuto fuori un esercizio molto piacevole, con una perfetta coincidenza qualche volta dei suoi racconti con ciò che è specificato nella pubblicazione; che in certi casi coinvolge mestieri che nei mercatini, e forse anche fuori di essi, riemergono e sopravvivono tuttora a Napoli.
Mi sono divertito un mondo a leggere alcune colorite espressioni di questi venditori. Ve ne cito alcune (chi non capisce, mi chieda pure la traduzione):

- venditore di nespole: “teneno a faccia gialla e ‘o core ‘e zuccaro
- venditore di cocomeri: “jamm’, cu ‘na lira magne, bive, te lava ‘a faccia e te scite ampress à matina
- venditore di carne cotta: “tengo ‘o musso, ‘o pere ‘e puorco e ‘o callo ‘e trippa

Il libro è infarcito di queste divertenti citazioni e vi invito a cercarlo, perché è veramente interessante. E perché uno dei mille colori di Napoli è rappresentato anche dalle autentiche esibizioni di questi simpatici e caratteristici venditori…

Ps Nel prossimo post vi parlerò di altre “scoperte” fatte in questo periodo di quarantena. Stavolta sul fronte video… Stay tuned…

31 luglio 2019

Di mercati e luoghi gourmet foggiani


Mi capita ogni tanto di andare a Foggia. E sto cominciando a conoscere questa città che non è certo la più bella località della Puglia, ma che è molto accogliente e a tratti vivace, soprattutto in estate.
L’ultima volta che ci sono stato, al mattino presto, ho avuto modo di fare due passi in un mercato all’aperto situato in una lunga e stretta via a ridosso del centro.


Devo dire che è sempre piacevole curiosare per mercati e mercatini nelle città che si visitano in quanto si scoprono, oltre a prodotti diffusi un pò ovunque, anche tante tipicità locali dagli attraenti colori e profumi, come ho già avuto modo di dire più volte.
In questo mercato, nello specifico, figurano tanti ortaggi, poiché la bella Puglia spicca e si contraddistingue per la sua copiosa e varia produzione orticola. Di conseguenza tutti i banchi hanno in bella evidenza aglio, cipolle, comprese quelle tipiche più piccoline che prendono il nome di lampascioni, ma anche pomodori, peperoni, melanzane, fave, piselli (ho visitato questo mercato nel periodo di loro massimo picco produttivo).



Ottima anche la frutta, con in prima linea delle colorite albicocche, delle polpose ciliegie ferrovia e dei bei limoni del Gargano, dal colore del sole. Non manca inoltre la frutta secca, già sgusciata e raccolta in pratici sacchetti.


In un mercato pugliese che rispetti non può mancare inoltre del buon pesce, in primis le cozze, raccolte in grossi sacchi neri. Tante varietà di pesce fresco presentano poi prezzi di gran lunga inferiori a quelli che si praticano, ad esempio, nelle pescherie di Roma.


Punto di forza di questo mercato è anche l’offerta di gustosi e freschissimi formaggi e latticini, altro campo in cui la Puglia eccelle. Caciocavalli, ovoline, mozzarelline fanno bella mostra nei banchi ma anche nei negozi appena alle spalle dei banchi stessi.


E con l’occasione ho comprato un buonissimo caciocavallo della zona del Gargano, poi assaggiato al mio ritorno a Roma.


In questo mercato potrete trovare inoltre tante erbe aromatiche, tra cui un fantastico e profumatissimo basilico greco, che non è così facilmente reperibile nella mia città.


Passando ai ristoranti che ho avuto modo di visitare, nel tempo, in questo capoluogo vi consiglio, oltre alla già segnalata Ambasciata Orsarese, il locale situato proprio di fronte, Salustri, un elegante e delizioso ristorante-pizzeria.
Qui, in un contesto carino e curato, è un trionfo di tipicissimi antipasti pugliesi a base di verdure e ortaggi (melanzane, zucchine e peperoni ripieni, parmigiane, ecc.) ma anche di ovoline, mozzarelle e frittatine. Tra i primi piatti, si possono mangiare degli ottimi troccoli (pasta fresca tipica del foggiano) conditi in tanti modi tra cui, meravigliosamente, con vongole e crema di fave.
In ultimo vi segnalo anche un posto da non perdere per una buona pausa pranzo, se vi trovate in zona università. Si tratta di un ristorante-tavola calda, anche con consegne a domicilio, che pratica una cucina “come fatta in casa”. Il locale quindi, denominato L’esperto in tavola, prepara tanti ottimi primi della tradizione e non (pasta al forno, al gratin, ecc.), secondi gustosi e contorni a base di ortaggi (in primis la parmigiana), tra l’altro a prezzi davvero onesti.
Da Foggia per oggi è tutto. Appena potrò, vi fornirò nuovi consigli e aggiornamenti.

13 luglio 2019

Curiosando tra i mercati di Tolosa

Foto credits Office de Tourisme de Toulouse DSC_5449@PGO
La volta scorsa ho fornito una carrellata sufficientemente esaustiva sull’enogastronomia di Tolosa e vi avevo accennato che avrei parlato in un successivo post di una delle sue componenti più sfiziose e variopinte: i mercati cittadini. Ed è quello che mi appresto a fare oggi con questo articolo.
D’altronde l’ampio ventaglio di prodotti agroalimentari di qualità che si possono reperire a Tolosa è sempre ampiamente disponibile nei tanti mercati che caratterizzano il capoluogo dell’Occitania. E vale quindi la pena di effettuare un giro presso di essi, non solo per la bellissima atmosfera che regna in questi luoghi ma anche per fare uno shopping completo e a prezzi onesti.
Si tratta sempre di mercati caratterizzati da un ambiente conviviale e caloroso, ricchi di colori e di odori e dei quali è interessante anche scoprire la storia. Anch’essi si sono infatti evoluti insieme alla città dall’inizio del XIX secolo e narrano 200 anni di storia urbana.



A Tolosa vi sono più di 35 mercati di prodotti agroalimentari, sia all’aperto che coperti.
Tra questi ultimi, oltre a quello di Saint-Cyprien (all’interno di una bella struttura in metallo) e dei Carmes, il più interessante che ho potuto visitare è senz’altro lo storico marché Victor Hugo, uno dei più importanti della città.

Foto credits Office de Tourisme de Toulouse DSC_5294@PGO
Situato nell’omonima piazza e aperto tutte le mattine dal martedì alla domenica, è così denominato in quanto nel 1896 fu conferito a questo scrittore un riconoscimento da parte dell’Académie des Jeux Floraux di Tolosa. E’ ritenuto uno dei più prestigiosi mercati di Francia e vale la pena di visitarlo fermandosi ai banchi più importanti, storici, che rappresentano delle vere e proprie istituzioni in città.


In questo marché, che verrà ristrutturato a fine 2019, il tour che ho effettuato con il mio gruppo è cominciato con la visita alla Maison Beauhaire, che ha ricevuto il riconoscimento come meilleur ouvrier de France nel comparto della panetteria.


Qui abbiamo avuto modo di assaggiare un chocolatine (non chiamatelo pain au chococolat!) e ben compreso le caratteristiche che deve avere una buona “baguette tradition”.
Al banco Les Choux d'Eléonore abbiamo poi assaggiato gli imperdibili choux alla crema aromatizzata alla violette de Toulouse, ma qui l’offerta di pasticceria è molto ampia, con preparazioni e gusti anche molto originali e inediti.


Molto interessante è stata poi la visita da Papaix et Fils, un’azienda agricola che alleva anatre e produce foie gras che poi vende al consumatore proprio in questo mercato. Favolosi i loro prodotti come il foie gras mi-cuit à l’ancienne (cioè a dire cotto nel suo grasso, secondo l’antico metodo di produzione), la pelle d’anatra fritta, il petto d’anatra e, per i più “coraggiosi”, il boudin de canard cioè una salsiccia prodotta con il sangue dell’anatra stessa.


Altra tappa imperdibile in questo mercato è quella presso la Maison Garcia, dove tra l’altro si possono comprare, oltre che dei fantastici prosciutti spagnoli, anche le famose salsicce di Tolosa e le rillettes d'oie, cioè degli “sfilacci” di carne d’oca che diventano tali dopo una lunga cottura.


Per quanto riguarda i formaggi, appena fuori del mercato c’è un negozio che vale davvero la pena di visitare, Xavier, con il proprietario François Bourgon, produttore ed affinatore, che è stato premiato come Meilleur Ouvrier de France. 


La sua “boutique” è un vero paradiso per gli amanti dei formaggi e tra i suoi prodotti di punta vi è il Pavé Toulousain, un formaggio a latte crudo vaccino a forma di grosso cubo. Può essere stagionato 3, 6 o 12 mesi e presenta sentori abbastanza forti di terra, di sottobosco che ricordano i profumi delle zone dei Pirenei o del Cantal. 


Altri ottimi formaggi che ho avuto modo di degustare sono il Gensac (a base di latte caprino proveniente dai Midi-Pyrénées, vicino Tolosa), il Perail (a base di latte ovino proveniente dall’Aveyron e di creazione molto personalizzata) e il Bleu d'Hougarou (un formaggio erborinato di latte ovino proveniente dagli Alti Pirenei, a sud di Tolosa).
Questi formaggi si abbinano molto bene con i vini di un altro banco presente nel mercato: Chai Vincent.

Foto credits Office de Tourisme de Toulouse TOT-47
Abbiamo in particolare potuto assaggiare le rinfrescanti bollicine dello Château l'Enclos des Roses Gaillac AOC, un vino secco 100% Mauzac, proveniente da una brava produttrice. Nella gamma di questo negozio al marché Victor Hugo vi è anche un interessante vino rosso locale, lo Château Joliet Haute Expression 2015, che fa parte della Doc Fronton ed è un blend di uve Negrette, Cabernet Sauvignon e Syrah.

Foto credits Office de Tourisme de Toulouse TOT-49
Un’ultima visita, appena fuori al mercato, ha riguardato la cioccolateria Criollo Chocolatier, che offre varie ganache e praline di cioccolata fondente, tra cui è buonissima quella con mandorle caramellate.
Da segnalare che in questo mercato al primo piano sono presenti, negli orari di apertura dello stesso, anche una serie di ristorantini che preparano un’autentica, schietta e golosa cucina del territorio.
Tornando ad elencare i vari mercati di Tolosa, tra quelli all’aperto si può citare il popolare marché Cristal situato sui grands boulevards e quello più intimo dell’Esparcette, dedicato ai prodotti bio da più di 30 anni.
Se avete una mezza giornata libera la domenica mattina vale la pena di visitare anche il popolare marché di Saint-Aubin, distante circa un quarto d’ora a piedi dal centro. Davanti all’imponente chiesa appunto di Saint-Aubin questo bel mercatino dallo spirito “bourgeois-bohème” si dirama in tante stradine all’aperto.



Si può trovare un pò di tutto, dai prodotti ortofrutticoli allo street food anche etnico, dai libri usati a prodotti di artigianato, dalle piante aromatiche e peperoncini ai musicisti, dai venditori di fiori a quelli di pollame vivo.



Tra l’altro in questo quartiere poco conosciuto dai turisti vi è una via, la rue de la Colombette, considerata la Montmartre tolosana. Ed in serata qui vi sono delle piacevoli micro-brasseries da visitare…
Un altro mercato all’aperto, che non potevo non notare in quanto situato proprio di fronte al mio albergo (Grand Hotel de l’Opéra), è quello che si è tenuto un sabato mattina di fine giugno nella centralissima Place du Capitole. Si tratta in questo caso di un mercato che si tiene eccezionalmente una volta all’anno in quel periodo e si chiama “marché fermier d’Occitanie”, organizzato con l’intento di valorizzare le produzioni agricole di questa regione.


Sono quindi presenti tanti produttori locali, con un’ampia offerta anche bio. Tantissime e di nicchia le varietà di formaggi, con la presenza in altri banchi anche di un altro prodotto tipico della zona, la castagna. Quest’ultima è offerta in diverse declinazioni, come quella dei patè dolci-salati per aperitivo, delle marmellate, delle farine e molto altro ancora.


Vi riepilogo qui di seguito ed anche al seguente link, qualora dovesse servirvi, l’elenco dei principali mercati di Tolosa, con la localizzazione cittadina e i giorni di apertura.
Prima di salutarvi il mio consiglio è di visitarne almeno due o tre, perché rappresentano il cuore pulsante della città e con i loro colori e profumi e la loro gradevole animazione e vivacità “invadono” piacevolmente piazze, piazzette e boulevards. Che senza di essi assumono davvero tutt’altra connotazione.

MARCHÉ VICTOR-HUGO
Place Victor-Hugo, tutte le mattine dal martedì alla domenica

MARCHÉ DES CARMES
Place des Carmes, tutte le mattine dal martedì alla domenica

MARCHÉ DE SAINT-CYPRIEN
Place Saint-Cyprien, tutte le mattine dal martedì alla domenica

MARCHÉ CRISTAL
Boulevard de Strasbourg, tutte le mattine dal martedì alla domenica

MARCHÉ BIO DE L’ESPARCETTE
Square Charles-de-Gaulle, martedì e sabato mattina

MARCHÉ SAINT-AUBIN, FORAIN ET PETITS PRODUCTEURS
Place Saint-Aubin, la domenica mattina

MARCHÉ PETITS PRODUCTEURS
Place Arnaud-Bernard, sabato mattina

MARCHÉ DE L’ÉTOILE
Place Belfort, giovedì dalle 16 alle 21

MARCHÉ PETITS PRODUCTEURS
Place Belfort, mercoledì mattina

MARCHÉ ALIMENTAIRE ET FLEURS
Place Saint-Georges, martedì, mercoledì, venerdì
e sabato mattina; giovedì dalle 15 alle 20

MARCHÉ DE PETITS PRODUCTEURS
Place Dupuy, giovedì mattina

MARCHÉ DE PETITS PRODUCTEURS
Place du Salin, martedì e sabato mattina

MARCHÉ PLACE DU RAVELIN
Place du Ravelin, venerdì mattina

Per ulteriori informazioni:

Ufficio del Turismo di Tolosa
Atout France Italia
Grand Hotel de l’Opéra

3 marzo 2019

Tout au long des marchés de Provence


Sarà la primavera anticipata che evoca bel tempo, giornate limpide, luminose e piene di colori, sarà la sempre forte attrazione proveniente da mercati e mercatini che vendono freschi prodotti di stagione, sarà che amo la Francia. Sta di fatto che il motivetto e soprattutto le parole di questa chanson, anche se un pò datata, di Gilbert Becaud denominata "Les marchés de Provence" mi piace molto e voglio condividerla oggi con voi.
E' una canzone che risale al 1957 e si riferisce al mercato di una città del Sud della Francia, Toulon.
E' bellissima l'atmosfera che viene descritta, con i colori, i profumi, la gioia e la vivacità che ogni mercato trasmette, in particolare quelli provenzali, con molti prodotti mediterranei che appartengono decisamente alla nostra cultura (nella canzone sono citati ad esempio finocchi, meloni, cetrioli, timo, fichi, pesche, albicocche, scalogni, zafferano…).
Qui di seguito vi elenco alcuni passaggi della canzone che più mi piacciono e poi un link al video della stessa canzone (in versione integrale), molto gradevole anche ritmicamente:

Il y a tout au long des marchés de Provence
Qui sentent, le matin, la mer et le Midi
Des parfums de fenouil, melons et céleris
Voici pour cent francs du thym de la garrigue
Un peu de safran et un kilo de figues
Voulez-vous, pas vrai, un beau plateau de pêches
Ou bien d'abricots
Voici l'estragon et la belle échalote
Le joli poisson de la Marie-Charlotte
Voulez-vous, pas vrai, un bouquet de lavande
Ou bien quelques œillets ?
Mais il y a, tout au long des marchés de Provence
Tant de filles jolies, tant de filles jolies
Qu'au milieu des fenouils, melons et céleris
Ces filles du soleil qui rient et qui m'appellent
Le matin au marché

Qui il link al video della canzone.

Ora, dopo aver scritto questo post di sabato mattina, sto per recarmi all’ennesimo bel marché. Non sarà esattamente come quello descritto da Becaud, ma certamente altrettanto attraente.
In attesa di visitarne presto qualcuno in Provenza, in cui si può sentire al mattino l’odore del mare nel delizioso contesto del Midi francese…

9 luglio 2017

Le mie escapades gourmandes negli Alti Pirenei


Dopo avervi parlato di tanti aspetti legati a Lourdes e ai Pirenei, da quelli spirituali a quelli legati alla natura, alla cultura e all’arte è giunto ora il doveroso momento di descrivere le meraviglie culinarie di questa splendida regione della Francia che prende il nome di Occitanie.
E’ una regione dalla forte identità gastronomica, con tanti prodotti locali da gustare come tali o da impiegare in prelibate ricette e piatti, che ho avuto modo di assaggiare durante il mio recente soggiorno da quelle parti.
Oggi vi guiderò quindi in un piccolo viaggio alla scoperta delle specialità gastronomiche di questo territorio del Sud Ovest francese.
Tra le tipicità della zona va citato innanzitutto il maiale nero di Bigorre, salvato dall’estinzione da un gruppo di appassionati produttori, da cui deriva un prosciutto davvero gustoso. Quest’ultimo, molto amato dei grandi chef della zona, proviene da maiali di una razza rustica, vigorosa, che si muovono parecchio, nutrendosi di erbe, ghiande, castagne. La sua consistenza è morbida, tenera, mentre in bocca presenta un gusto fondente, poco salato con piacevoli sentori di frutta secca, castagne arrosto, sottobosco, funghi.


Non lontano da Lourdes si trova Tarbes, che oltre ad essere una bella località è famosa per il suo fagiolo, l'haricot tarbais, il primo in Francia ad essere raccolto a mano. E’ un prodotto che ha ricevuto, oltre al marchio nazionale di qualità Label Rouge, anche l’Igp dall’Unione Europea. Il fagiolo di Tarbes presenta delle qualità gustative e nutrizionali eccezionali, è leggero, digeribile e “si scioglie in bocca”. Si utilizza principalmente in una zuppa tipica della zona chiamata Garbure (qui la ricetta) o nel mitico Cassoulet.


Altro emblema culinario dei Pirenei è il montone di Barèges-Gavarnie Dop, che pascola tra il Pic du Midi e il Cirque de Gavarnie e che appartiene alla rustica razza barègeoise. La sua carne morbida e profumata dai sentori di timo e liquirizia è davvero imperdibile!
I Pirenei sono ricchi di limpidi corsi d’acqua e allora un prodotto tipico della zona non poteva che essere anche la buonissima trota, in particolare quella proveniente dalle acque naturali del Gave di Gavarnie. Le peculiari modalità di allevamento rispettose dell’ambiente le conferiscono un gusto ineguagliabile di pesce di montagna.


Da assaggiare sono anche i formaggi di questa zona, in particolare la Tomme des Pyreneés, la dolce e quasi zuccherosa cipolla di Trébons, le castagne, il foie gras, il miele, i piccoli frutti, lo zafferano…


Tutti questi prodotti tipici sono impiegati nel miglior modo possibile nei ristoranti della zona, che li utilizzano massicciamente nelle loro cucine. Gli chef degli Alti Pirenei, talentuosi e creativi, mantengono quindi le loro tradizioni gastronomiche, non disdegnando comunque qualche innovazione.
A Lourdes vale la pena di assaggiare la cucina dei ristoranti di alcuni alberghi storici, come il Gallia & Londres o il Grand Hotel Moderne.


Il primo ristorante, davvero molto elegante con sontuosi lampadari e un caldo parquet, offre una cucina molto buona e gustosa. Da non perdere in particolare l’agnello con polenta, degli ottimi formaggi e i dolci.



Il ristorante Majorelle del Grand Hotel Moderne merita la visita anche per il suo stile Art Nouveau, con pannelli in legno e con ai tavoli antiche sedie, originali, di Thonet, uno degli innovatori più importanti nel settore del legno da arredamento. Il Majorelle propone un'ottima cucina con piatti anche ben presentati come quelli a base di foie gras o la sogliola al piment d’Espelette. Buoni anche i suoi vini, come il Jurançon secco.


L’esperienza culinaria più interessante e piacevole nell’ambito del mio soggiorno nei Pirenei l’ho comunque fatta dal Maître Cuisinier de France Jean-Pierre Saint-Martin presso il suo fascinoso ristorante "Le Viscos"


Situato nel grazioso paesino di Saint-Savin nelle vicinanze di Lourdes, questo locale propone una cucina generosa, ispirata alle origini contadine dello chef e contaminata dai suoi viaggi in paesi lontani. Una cucina influenzata anche dalle tradizioni della costa basca e da quelle dei Pirenei, tra foie gras, funghi, carni locali di agnello e quelle di maiale di Bigorre.


La mia cena in questo ristorante, divenuto anche hotel di charme, è stata a dir poco sublime, con piatti di grande classe come il foie gras roti con funghi e il suo muesli e l’ottimo mignon de porc gascon con un accompagnamento originale di mezzemaniche al tartufo. Tra l’altro questo locale ha tra i suoi clienti più affezionati Paulo Coelho, che oltretutto ha scritto un romanzo ispirato proprio al paese di Saint-Savin.



Come ho accennato nel post dedicato al Tourmalet e al ciclismo, poi, percorrendo la salita dell’Hautacam e prima dell’arrivo in vetta vale la pena rifocillarsi in qualche bella auberge immersa nel verde, dove è possibile gustare la sopracitata Garbure, magari accompagnata da un vino robusto come il Madiran Aoc, e il buonissimo agnello dei Pirenei alla griglia.



Un bistrot carino da segnalare è inoltre “Chez Soaz situato nei pressi del Cirque de Troumouse (ne ho parlato qui) e presentato sulla sua insegna come l'ultimo bistrot "avant l'Espagne". 


Qui si può mangiare un'ottima trota dei Pirenei, oltre che una sempre buona, in generale in Francia, salade de chèvre chaud. In questo localino all'aperto, dalla bella vista panoramica sulle montagne e su un refrigerante torrente, ho potuto degustare anche una buonissima birra bionda artigianale prodotta nella zona.


I tanti prodotti tipici dei Pirenei di cui vi ho fin qui parlato sono reperibili anche e soprattutto in degli incantevoli, colorati e pittoreschi mercati che caratterizzano molti paesini della regione.
A Lourdes vale la pena visitare il marché Les Halles costituito da un'architettura metallica della fine del XIX secolo. In questo mercato si trova ogni ben di Dio: miele e propoli, frutta, ortaggi e cipolle di Trébons, carni e cosce unte di grasso d'oca, il già citato jambon noir de Bigorre, formaggi tipici, ecc.



Ancora più interessante è la visita al mercatino del sabato del paesino termale Bagnères de Bigorre (a tal proposito, in tale località vi consiglio di visitare le belle terme di Aquensis, qui maggiori informazioni). Nel giorno di mercato questa cittadina diventa vivacissima quando non solo nell'apposita struttura coperta ma anche in tutte le sue viuzze limitrofe si anima di tanti abitanti e turisti che si recano a fare i loro acquisti. Qui si possono trovare tantissimi prodotti freschi, locali, biologici e a km zero, come ad esempio le ottime ciliegie, albicocche, e fragole.



Non mancano buonissimi formaggi di nicchia e, ovviamente, i fagioli di Tarbes che non potevo non comprare.



Interessante notare anche come alcuni produttori meno strutturati offrano soltanto piccoli quantitativi della loro merce (di qualità), vendendola su banchetti improvvisati.
Nel mercatino di Bagnères de Bigorre si trova anche un altro classico prodotto della zona, il gâteau à la broche, un tradizionale dolce dei Balcani portato nei Pirenei dalle armate napoleoniche.

Il  gâteau à la broche riprodotto nel Museo dei Pirenei di Lourdes
Questo dolce è caratterizzato da un impasto che si versa su un cono in legno, sorretto da uno spiedone che gira. Versando delicatamente la pasta (composta da burro, zucchero, uova, farina, vaniglia, rhum...), mentre il cono ruota davanti a un forno, si creano degli strati che si fissano e formano le caratteristiche protuberanze tipiche di questo gâteau. Che si consuma in occasione delle grandi feste di famiglia, con ricette che a volte contengono delle varianti segrete, custodite gelosamente. Si serve normalmente tagliato a pezzi, accompagnato da della crema inglese.


Anche a Cauterets vi è un mercato centrale fisso, ma in questa cittadina è d’obbligo assaggiare in qualche negozietto artigianale i berlingots, tipiche caramelle colorate utilizzate in passato dagli ospiti delle terme per attenuare il sapore di zolfo dell'acqua. Vale la pena di visitare la il negozio "À la reine Margot" una delle più antiche aziende che producono artigianalmente queste caramelle, assistendo alla loro preparazione che prevede l'utilizzo di soli coloranti naturali.
Non mi resta ora che impiegare in cucina i miei souvenir culinari che ho riportato a Roma, a cominciare dagli haricots tarbais che preparerò seguendo i dettami di qualche ricetta locale. E’ sempre il modo migliore per valorizzare i prodotti del territorio e per poter prolungare un pò di più i piaceri e i ricordi di bellissimi viaggi.

Per ulteriori informazioni:

Sapori degli Alti Pirenei
Ente Turismo Francese in Italia
Ente Turismo Lourdes
Ente Turismo Alti Pirenei
Ente Turismo Regione Occitania
Aeroporto di Lourdes
Compagnia aerea Albastar