Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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24 febbraio 2026

Un 2026 pieno di interessanti eventi in Francia


L’anno scorso ho visitato molte zone della Francia che non conoscevo: Nord della Corsica, Nantes, Les Sables d’Olonne, Ile de Ré…

Ovviamente anche nel 2026 ho intenzione di proseguire nella scoperta di luoghi inediti francesi o di tornare in posti d’oltralpe dove sono stato bene in passato e che vorrei riscoprire.

Uno spunto per tante idee al riguardo, comme d’habitude, proviene senza dubbio dalla consueta presentazione alla stampa, da parte dell’Ufficio del turismo francese, degli eventi e delle proposte di vacanza nel territorio transalpino.

Da tale presentazione, tenutasi a gennaio-inizio febbraio prima in presenza e poi online, sono come di consueto emerse tante novità che interesseranno nell’anno in corso la mia amata Francia. Tutte le regioni, le città, le destinazioni di montagna del Mediatour Francia 2026 hanno proposto infatti tante idee innovative e creative per un weekend, una vacanza, un viaggio.

Un invito che non si può non raccogliere, nel segno della natura, dell’arte di vivere e della sostenibilità.

Ecco gli eventi da segnalare che ritengo più interessanti nelle diverse regioni: 

In Alvernia-Rodano Alpi è prevista una nuova straordinaria esperienza denominata “Dalla fattoria al piatto”, con una giornata alla scoperta del Beaujolais. Il programma prevede una mattinata di visite a un mercato per acquistare vini ed effettuare degustazioni, seguita da un pranzo al sacco con tappa a Lione per un laboratorio di cucina con uno chef. E per finire, una cena con abbinamento vini. 

Explore Savoie propone un’idea green: le vie verdi della Savoia per scoprire la regione in bicicletta. 

Grande Est: vi segnalo in questo caso, "Le 3", il nuovo complesso enoturistico nel cuore di Reims. Progettato dalla Maison di Champagne Thiénot, "Le 3" è un'esperienza immersiva sensoriale dedicata alla scoperta dello Champagne, con un alloggio originale in un boutique hotel con 12 camere e una suite. 

Nancy nel 2026 vivrà un anno Art Nouveau. Capitale francese di questo movimento, la città rende omaggio a Émile Gallé, figura visionaria dell'École de Nancy, attraverso una mostra eccezionale al Museo di Belle Arti. Per prolungare l'esperienza, sono consigliate anche delle visite guidate dedicate, per scoprire l'Art Nouveau in città. 

Ad Amiens sono attese grandi mostre e… un nuovo pass. A tale ultimo proposito, per scoprire Amiens e i suoi dintorni, è stato ideato un pass digitale a prezzi vantaggiosi per accedere a siti iconici come la Cattedrale, la Casa di Jules Verne e il Museo della Picardie. 

A Digione vale la pena di visitare le Caves Vauban –un'eccezionale enoteca che vanta ben 650 bottiglie di vino, champagne e liquori. Il ristorante La Table propone un menù raffinato ed è possibile soggiornare in due eccezionali suite, dalla vista mozzafiato sulla piazza più bella di Digione. 

La Normandia sta rafforzando la sua strategia per un turismo più equilibrato e sostenibile con il progetto "Turismo 4 Stagioni", per ampliare l'attrattività della regione tutto l'anno divenendo così una destinazione vivace, accessibile e creativa. 

Le Havre-Etretat celebra il centenario della morte di Claude Monet. Al MuMa si svolgerà una grande mostra per ripercorrere l’opera di Monet a Le Havre nel corso del festival “Normandie impressionniste” che si terrà dal 5 giugno al 27 settembre, e che riguarderà gli anni della giovinezza del noto artista francese in questa città. 

Nella Touraine del Sud una novità è il percorso ciclabile La Bikette Berry-Touraine che parte da Chinon e dalla fortezza che domina i vigneti ed arriva a Richelieu, Crissay-sur-Manse; poi sulla Voie Verte ci si può inoltrare nel Parco Naturale Regionale della Brenne, con i suoi mille stagni, fino a raggiungere Argenton-sur-Creuse, la piccola Venezia del Berry. 

A Nantes, la città più creativa di Francia, è prezioso il Nantes Pass che dà accesso a musei, mostre, visite guidate, crociere, eventi sociali e degustazioni. Sono cinquanta i servizi ad accesso gratuito, con trasporti illimitati, inclusa la navetta aeroportuale. 

Il Museo della Marina festeggia i 400 anni e li celebra con una serie di mostre in tutte le sue sedi (Port-Louis, Brest, Rochefort, Parigi) incentrate su un tema comune: gli abissi. 

Alla Maison Caillebotte, “l’altra Giverny”, uno dei principali siti impressionisti francesi, nel 2026 tra il 9 maggio e il 18 ottobre, saranno presentate due mostre:

- Alla Ferme Ornée, “La natura non è una scenografia”, con un focus sui paesaggi da Monet a sette artisti contemporanei.

- All’Orangerie, “Artisti e modelle”, del pittore contemporaneo Dominique Renson. 

La Nouvelle Aquitaine nel 2016 celebra i suoi 10 anni con eventi culturali e turistici eccezionali, tra cui i 10 anni della Cité du Vin a Bordeaux e della Cité internationale de la tapisserie ad Aubusson; saranno celebrati inoltre i 100 anni dalla scomparsa di Claude Monet e i 150 anni dalla morte della scrittrice George Sand. 

A Sarlat e nel Perigord Noir l’iconico Castello di Beynac nella Valle della Dordogne è stato recentemente arricchito con nuove sale aperte al pubblico: una spettacolare sala per banchetti e una sala della musica. 

A Perpignan a settembre ci terrà il Festival Internazionale di Fotogiornalismo “Visa pour l’Image” che farà di questa cittadina la capitale mondiale della fotografia per due settimane. 

Due eventi unici per il 2026 a Marsiglia: il 15 e 16 marzo si terrà il Bocuse d’Or al Parc Chanot. Per la prima volta dopo molti anni, Marsiglia ospiterà questo evento imperdibile. Venti squadre di chef da tutta Europa si sfideranno per partecipare alla finale mondiale in programma a Lione nel gennaio 2027. L’evento sarà aperto al pubblico. Il 19 e 20 giugno, poi, si terranno le semifinali Top 14 allo Stade Vélodrome: le quattro migliori squadre francesi di rugby si affronteranno in questo leggendario stadio. 

La vivace scena culturale di Aix-en- Provence è arricchita da una nuova offerta gastronomica. Lo chef stellato Pierre Reboul si è unito al ristorante gourmet dell’Hôtel Renaissance, mentre la brasserie dell’Hôtel Saint-Christophe ha riaperto dopo diversi anni, conferendo nuova vita a un luogo iconico del centro. Nei dintorni di Aix, poi, vigneti, tenute e ristoranti invitano a scoprire la cucina mediterranea, il vino e i prodotti locali. 

Nel Luberon, cuore della Provenza, tra le cose da segnalare vi è un nuovo Festival ciclistico, il festival Cigales & Guidons, un mix di vino e ciclismo, previsto per settembre. Inoltre in questa zona a maggio durante le festività dell’Ascensione si terrà il Lub’art Fest, un festival di street art. 

Tante novità a Nice-Cote d’Azur. Il famoso Carnevale di Nizza celebrerà, per la prima volta nella storia, La Regina (“Viva la Regina”, dal 15 febbraio al 2 marzo). Nizza sarà inoltre città di arrivo del Tour de France femminile 2026 il 9 agosto prossimo. E poi vale la pena di visitare i Musei Marc Chagall e Matisse, con esposizioni anche temporanee da non perdere. 

In Corsica, oltre al mare e alla natura del Parco Regionale, anche le esperienze enoturistiche rappresentano un’attrattiva, tra i vigneti più famosi (i vini di Patrimonio, la Dop Calvi-Balagne) e la scoperta di cantine e vini oggi sempre più spesso bio. Per quanto riguarda il food, l’iniziativa “Bienvenue à la Ferme” conta più di ottanta giovani agricoltori aderenti con i loro prodotti tipici; ed un nuovo marchio "Gusti di Corsica" promuove le filiere corte con l’obiettivo anche di contrastare la standardizzazione dei prodotti alimentari. 

Sempre in Corsica, al Domaine de Murtoli, sono offerti soggiorni nel segno dello sviluppo sostenibile. Siamo in un’oasi di lusso e autenticità tra natura incontaminata, coltivazioni agricole, cucina regionale, vigneti biodinamici, con un’economia circolare concreta e consolidata dove tutto viene riciclato. 

Tra le novità del Pays des Ecrins, infine, segnalo che il 22 marzo la stazione sciistica di Pelvoux-Vallouise ospiterà un nuovissimo evento sportivo: il triathlon sulla neve, una sfida unica che unisce ciclismo, sci alpinismo e trail running nel cuore del dipartimento degli Écrins, in un territorio spettacolare tra villaggi arroccati, foreste, punti panoramici e impervie vette. 

Per ulteriori informazioni: Atout France in Italia - Barbara Lovato – barbara.lovato@atout-france.fr

26 ottobre 2025

LU: la dolce storia della biscotteria di Nantes

Durante il mio approdo a Nantes la scorsa estate ho potuto gradualmente scoprire, oltre a una città frizzante e sfiziosa, anche la storia del glorioso biscottificio LU.

Una celebre azienda che si trovava in una zona centrale di Nantes, lungo i quai della Loira e di fronte al famoso castello, che oggi ha lasciato il posto ad un centro culturale. La storica fabbrica LU ha chiuso infatti i battenti nel 1989, ma il suo spirito vive ancora. Dal 2000, l’edificio è stato trasformato in un centro di cultura d’avanguardia che ospita spettacoli, mostre, concerti, un bar, un ristorante, una libreria e persino un hammam. Il suo nome è ora Le Lieu Unique, mantenendo quindi sempre le stesse iniziali LU.

E la torre LU, restaurata nel 1998 ed edificata a suo tempo per fini pubblicitari, è oggi uno dei simboli architettonici della città. Il Lieu Unique è diventato un punto di riferimento per la vita culturale della città, mantenendo viva la memoria della biscotteria attraverso eventi e iniziative artistiche.

Ma riavvolgiamo il nastro e ripartiamo dalle origini di questa biscotteria-pasticceria.

La sua storia (il nome deriva dalle iniziali dei cognomi dei fondatori: Lefèvre e Utile) inizia nel 1846 a Nantes, quando Jean-Romain Lefèvre, originario di Varennes-en-Argonne, si trasferisce in questa città per aprire una pasticceria. Insieme alla moglie Pauline-Isabelle Utile, fonda la "Fabrique de biscuits de Reims et de bonbons secs", che diventerà presto celebre per la qualità dei suoi prodotti artigianali.

Nel 1882, il figlio Louis Lefèvre-Utile prende le redini dell’azienda e avvia la produzione industriale. Nel 1886 nasce il celebre Petit Beurre, un biscotto che diventerà il simbolo della marca.

Nel corso del XX secolo, LU si afferma come leader nel settore dei biscotti in Francia e all’estero. L’azienda si distingue non solo per la qualità dei suoi prodotti, ma anche per l’attenzione alla pubblicità, collaborando con artisti come Alfons Mucha e Firmin Bouisset per creare campagne divenute molto note.

Negli anni ’60, LU venne acquisita da importanti colossi dell’agroalimentare, mentre oggi il marchio appartiene a Mondelēz International, che continua a produrre i biscotti LU in uno stabilimento moderno a La Haye-Fouassière, vicino Nantes.

E la produzione dei biscotti LU continua con grande successo. Il Véritable Petit Beurre è ancora uno dei prodotti di punta, con 5.000 tonnellate vendute nel 2023. L’azienda si sta attualmente orientando verso la sostenibilità della sua produzione, introducendo confezioni in carta per ridurre l’uso di plastica e lanciando iniziative per una coltivazione biologica del grano.

LU detiene oggi tra il 25% e il 30% del mercato francese dei biscotti, ed è presente in oltre l’86% dei nuclei familiari. La sua strategia combina tradizione, innovazione e responsabilità sociale.

La forma del Petit Beurre LU è un piccolo capolavoro di simbolismo quotidiano. Louis Lefèvre-Utile, il creatore del biscotto, volle trasmettere un messaggio molto preciso: che il suo prodotto potesse essere gustato in ogni momento dell’anno e della giornata.

Ecco cosa rappresentano i dettagli della sua forma:

 

Elemento del biscotto

Significato simbolico

4 angoli pronunciati

Le 4 stagioni dell’anno

52 dentellature esterne

Le 52 settimane dell’anno

24 fori centrali

Le 24 ore di una giornata

Lunghezza originale (7 cm, oggi ridotta a 6,5 cm)

I 7 giorni della settimana

Un’idea geniale che ha contribuito alla sua longevità e al suo successo.

Nel 1900, LU ricevette il Gran Premio dei Biscotti all’Esposizione Universale di Parigi. Da quel momento, il Petit Beurre divenne un’icona non solo in Francia, ma nel mondo intero. La sua ricetta, composta da soli quattro ingredienti (farina, burro, zucchero e latte), è rimasta pressoché invariata nel tempo.

A Nantes oggi è rimasta una sola delle due torri LU che furono costruite nel 1909 come totem pubblicitari per la biscotteria Lefèvre-Utile; quest’ultima commissionò la costruzione di due torri gemelle all’ingresso della sua fabbrica. L’obiettivo era anche di fornire un valore architettonico: progettate da Auguste Bluysen e Georges Lafont, le torri erano esempi di stile Art Nouveau, con motivi floreali, colori vivaci e decorazioni ispirate ai prodotti LU.

Una delle due torri fu però abbattuta nel 1974 per motivi urbanistici e di degrado in quanto dopo la Seconda Guerra Mondiale, la fabbrica LU entrò in declino, mentre l’altra è stata restaurata nel 1998 e integrata nel progetto culturale del sopracitato Lieu Unique, rappresentando un omaggio alla storia industriale e pubblicitaria della LU.

In cima alla torre si trovano una cupola decorativa in stile Art Nouveau, simbolo della rinascita culturale di Nantes, elementi architettonici originali, come motivi floreali e dorature e un belvedere panoramico che domina il canale Saint-Félix e la città.

Sulla torre LU è presente anche una struttura che rappresenta una scatola di biscotti in latta. È un elemento decorativo e simbolico, parte integrante dell’architettura originale della torre. Non si tratta di una vera confezione commerciale, ma di una riproduzione monumentale che celebra l’identità visiva del marchio LU.

La mia visita al Lieu Unique (purtroppo superficiale per mancanza di tempo) mi ha portato ad apprezzare la bellissima vista sulla Loira e sul canale, a godere della piacevolezza del posto accomodandomi al tramonto nel suo bar all’aperto (qui si può degustare anche un ottimo gateau nantais) e visitando brevemente gli interni.

E nel ritorno a casa prima di partire dall’aereoporto di Nantes non potevo non acquistare dei Petit Beurre: quanta storia, ho pensato, dietro a un semplice pacchetto di biscotti!

13 ottobre 2025

Ile de Ré, una splendida isola coté Atlantique

Nel corso dell’estate ormai (purtroppo) finita ho trascorso una piacevole settimana sulla costa Atlantica della Francia.

Volo diretto Roma- Nantes (città molto frizzante e sfiziosa di cui vi parlerò presto), sosta di un paio di giorni un po' più a sud nella bellissima Les Sables d’Olonne (sede di partenza ed arrivo del Vendée Globe) e poi approdo a Ile de Ré un paio di ore di treno ancora più giù, di fronte a La Rochelle.

Ile de Ré è collegata alla terra ferma (appunto alla città di La Rochelle) da un ponte, lungo tre km, percorribile in macchina o anche in bicicletta ed è ben servita anche da un efficiente servizio di navette che partono nelle vicinanze della stazione ferroviaria di La Rochelle e che percorrono in pratica tutta l’isola.

Il ponte visto dal bus navetta

Il nome "Ile de Ré" deriva dal termine gallico ratis, che significa "fougère" (felce), suggerendo che l’isola fosse un tempo ricoperta di felci. Esistono anche leggende e ipotesi alternative, ma questa è la spiegazione linguistica più accreditata.

L’Ile de Ré è caratterizzata da un territorio pressoché piatto, adatto ad essere percorso anche in bici, il cui noleggio (ci sono tantissimi negozietti che lo fanno) vi consiglio vivamente per scoprirla lentamente e per bene.

Nel territorio di questa bella isola ricadono una serie di comuni, tutti con delle caratteristiche specifiche e ricchi di sorprendenti scoperte. 

Saint Martin de Ré, la capitale 

Nel mio soggiorno ad Ile de Ré ho alloggiato presso un costoso hotel situato nel villaggio di Saint Martin de Ré, che dista circa un’ora di navetta da La Rochelle. Saint Martin è una località molto carina, soprattutto per il suo caratteristico porticciolo, intorno al quale si sviluppano tanti locali e ristorantini che di sera riversano le loro luci nel canale e sulle imbarcazioni, conferendo al paesino un aspetto davvero suggestivo.


E’ bello inoltre fare shopping nelle stradine che dal porticciolo si protendono verso l’alto, magari acquistando dei souvenir di conserve ittiche o prodotti di bellezza a base di latte di asina.

In questa zona infatti pascolano asini molto particolari e pelosi che vengono vestiti in “culotte” (in pratica gli si fanno indossare dei pantaloni) per proteggerli dagli insetti. Ciò ha fatto sì che gli asini così abbigliati siano diventati una vera mascotte dell’isola. Si possono incontrare nel Parc de la Barbette, dove tanti bambini e non solo possono ammirarli. I pantaloni, spesso a quadretti, sono diventati un’icona turistica, presenti su souvenir, cartoline e prodotti locali.

Saint-Martin-de-Ré è la capitale dell'isola ed è famosa per le sue fortificazioni costruite da Vauban, iscritte nel Patrimonio Unesco. Una terra testimone anche di scambi commerciali, abitata da contadini e marinai e luogo di confino, essendo stata anche colonia penale.

Scoprendo le bellezze naturali dell’isola 

Saint Martin de Ré è il punto di partenza ideale per scoprire le bellezze naturali dell'isola, uno dei suoi punti di forza.

Queste ultime si situano soprattutto intorno alla zona nord, dove si possono ammirare vigneti, pinete, saline, riserve naturali (ideali per il birdwatching), dune e sentieri costieri.

Per goderne appieno, come accennavo sopra, vale la pena di raggiungere questi luoghi in bicicletta. L’isola è famosa per i suoi oltre 100 km di piste ciclabili, che permettono di attraversare villaggi pittoreschi, spiagge e paesaggi naturali incontaminati. C’è a tal proposito un utilissimo opuscolo dell’ufficio del turismo che espone i tempi di percorrenza da un paesino all’altro in bicicletta (la distanza massima è di circa 2 ore o poco più).

All’estremo nord dell’isola è d’obbligo fare una gita al faro delle Balene nel villaggio di Saint-Clément-des-Baleines.

Un imponente faro rosso e bianco (alto 59 metri), costruito nel 1854, sul quale si può salire (dopo aver affrontato 257 gradini!) e ammirare dall’alto l’intera isola. Da lì, la vista è mozzafiato: l’oceano Atlantico, le saline, i campi, le pinete e i villaggi si dispiegano come un mosaico verde e blu.



Ai piedi del faro c’è una tranquilla spiaggia rocciosa dove rumorosi gabbiani si riposano e ripartono per la loro pesca e dove qualche visitatore si diverte a impilare sassi levigati dal mare. Con appositi binocoli si può ammirare anche il faro di Baleineaux che è molto più al largo, è più piccolo ma ancora operativo, con una portata di oltre 50 km.



Bella anche la boutique del faro con tanti interessanti libri sul mare e gadget per grandi e piccini. E’ visitabile anche una torretta risalente al 1669, voluta da Colbert, che serviva da osservatorio marittimo strategico. Ai piedi del faro vi è infine anche un parco paesaggistico all’inglese di due ettari, perfetto per una passeggiata rilassante.

Ad Ile de Ré nella parte nord est vi consiglio anche la visita all’Écomusée du marais salant nel comune di Loix. Ci sono stato in un giorno in cui ero a piedi, con la complicazione che la rete dei bus non è collegata molto bene con questo museo. La passeggiata da un punto abbastanza vicino (una mezz’ora buona di camminata solo per l’andata) però mi ha ripagato delle “fatiche”, potendo ammirare vigneti, paludi, saline, in un ambiente del tutto naturale ed incontaminato.

Il museo poi è un luogo affascinante dove natura, tradizione e cultura si intrecciano per raccontare la storia della salicoltura rétaise. Fondato nel 1997, l’Écomusée è dedicato alla conservazione e valorizzazione delle marais salants (paludi salmastre) e del mestiere del saunier, il raccoglitore di sale. È situato in un ambiente naturale protetto e offre un’esperienza immersiva nella cultura del sale. Sono esposti gli strumenti tradizionali, le tecniche di raccolta del sale e la storia economica della regione, con pannelli esplicativi e oggetti d’epoca che guidano nel mondo della salicoltura.

La cosa più interessante è comunque il percorso esterno nelle marais, con visita guidata tra i bacini e le saline dove si possono osservare i luoghi di raccolta del sale e del pregiato fleur de sel (entrambi hanno ottenuto l’Igp nel 2023), secondo metodi secolari.



Qui cresce anche una splendida salicornia, pianta affascinante e simbolica dell’Île de Ré. È una pianta capace di vivere in ambienti salini, che presenta tessuti carnosi e segmentati, di colore verde brillante che può virare al rosso. Assorbe e immagazzina il sale, il che le conferisce un gusto iodato e leggermente acidulo, molto apprezzato in cucina. Oltre al valore gastronomico, la salicornia ha anche un ruolo ecologico, contribuendo alla biodiversità delle saline, offrendo rifugio e nutrimento a uccelli migratori e insetti.






Visitare l’Écomusée è insomma come fare un tuffo nel passato, respirando il ritmo lento e sapiente della vita rurale rétaise.

Passeggiando in bicicletta… si scopre magnificamente l’isola… 

Vi ho più volte accennato che la bicicletta è un mezzo di locomozione e scoperta dell’isola formidabile. Con la bici si arriva dove non arrivano i bus e le macchine, si ammira lentamente lo splendido paesaggio che offre l’isola, si fa sport e si parcheggia facilmente.

Il mio noleggio della bici mi ha consentito di scoprire a distanza di una mezz’ora da dove risiedevo, attraversando tranquille stradine di campagna, il fascinoso paesino di Bois-Plage-en-Ré col suo vivace e fornitissimo mercato dove tante materie prime dell’isola sono vendute ed anche preparate in coloratissimi piatti che davvero fanno venire l’acquolina in bocca, offerti a turisti e persone del luogo.

I prodotti da non perdere sono senza dubbio le splendide patate locali, piccole e dalla buccia finissima, le ostriche, il sale marino e la salicornia, le specialità gastronomiche dell’isola.

A poca distanza, su questo versante dell’isola (lato sud ovest), vi sono delle belle e capienti spiagge sabbiose, con delle fascinose dune alle spalle come ad esempio la plage des Gollandières o de Gros Jonc.

In questa zona vale la pena anche di visitare una grossa cooperativa di produttori di vini locali. Segnalo in particolare l’ottimo Ilrhéa – Pineau des Charentes AOP, un vino ottenuto dall’aggiunta di un cognac giovane al mosto d’uva che possiede una piacevole freschezza aromatica, è ideale come aperitivo e va a nozze meravigliosamente col foie gras.

La bicicletta nel mio soggiorno ad Ile de Ré è stata preziosa per andare a scoprire due ottime cabanes ostréicoles (capanni rustici molto informali che consentono di degustare ottime ostriche) vicino Saint Martin de Ré che altrimenti non avrei facilmente raggiunto.

Quella delle ostriche ad Ile de Ré è una tradizione radicata nel territorio. Qui risiedono oltre 60 aziende ostricole, spesso a conduzione familiare, che si tramandano il mestiere da generazioni.

Le ostriche vengono allevate su circa 550 ettari di concessioni marine, distribuiti tra località come La Flotte, Loix, Sainte-Marie-de-Ré, Ars-en-Ré e Le Martray.

Il ciclo produttivo inizia con la raccolta delle larve di ostrica, che vengono poi cresciute nei parchi ostricoli e affinate nelle “claires”, bacini poco profondi che conferiscono alle ostriche il loro sapore unico.

Le ostriche dell’Île de Ré sono famose per il loro gusto fresco e iodato, frutto dell’eccezionale terroir marittimo locale. Si gustano al meglio “nature”, con un po' di limone o aceto di scalogno, accompagnate da burro, pane di segale e un bicchiere di vino bianco secco dell'isola.

Visitare una cabane è un’esperienza da vivere. Io con la mia bici lungo una stretta, splendida pista ciclabile lungo oceano ho visitato una cabane denominata “Au QG de lamer” dove ho potuto degustare un fantastico plateau de fruits de mer (con buonissime ostriche, gamberi e boulot, cioè lumache di mare) e un’altra cabane, “Ré Ostréa”, dove ho degustato, insieme a un ottimo vino dell’isola, delle maxi ostriche, allevate alla perfezione da un appassionato titolare, Didier Fournier.

Cosa c’è di meglio di una degustazione vista oceano di ottime ostriche con un buon calice di vino bianco?

Per restare sul tema gastronomico, vi consiglio in questa splendida isola di degustare le patate del luogo, dotate anche di un marchio Dop. Piccole e gustose, si mangiano con la buccia in mille modi e arricchiscono i piatti perlopiù a base di pesce della zona. 

Segnalo inoltre che vale la pena di degustare una preparazione tipica dell’isola ma anche della Charente Maritime, l’éclade de moules. Le cozze (moules) si fanno aprire sulla brace disposte in un tegame su un letto di aghi di pino (non mancano nell’isola con le tante pinete che la punteggiano) che vengono contemporaneamente incendiati. Il fuoco brucia rapidamente, affumicando e cuocendo le cozze in pochi minuti e conferendo loro un aroma unico e resinoso.

Per il resto in quest’isola si mangia molto buon pesce cucinato in modo tradizionale, con sempre abbondanti contorni vegetali.


Finisce qui il mio racconto di quest’affascinante isola nella quale vorrei tornare per scoprire altri affascinanti villaggi, altre cabanes, altri piatti tipici, altri fari, altre spiagge e apprezzare quindi ancora lo stesso mare, l’oceano atlantico, profondamente diverso dal nostro mediterraneo ma molto intrigante e decisamente da me preferito!

8 agosto 2024

I locali storici di Recco e dintorni


Nel mio recente viaggio stampa a Recco ho avuto modo ancora una volta di poter apprezzare alcuni locali storici di questa simpatica cittadina del Golfo Paradiso e dei suoi dintorni.

Alcuni di essi, ben tre, tutti situati a Recco, sono addirittura nati nel corso dell’800!

Uno di questi è Manuelina, cui comunque ho già fatto cenno altre volte (qui e qui ad esempio) su questi schermi. Manuelina nasce nel lontano 1885 quando era una semplice osteria nell’entroterra (si trova infatti a 800 metri dal mare, 15 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria e a 300 mt dallo svincolo autostradale, ndr), dove si giocava alla morra e si poteva bere un bicchiere di vino. I primi clienti furono dei comandanti di navi, abitanti nelle vicinanze, che ne diffusero il nome. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 la scoprirono gli industriali tra cui Ansaldo e Costa, in vacanza in queste zone. Inoltre negli anni ‘60-70 i suoi concorsi gastronomici recchesi fecero conoscere trofie e focaccia al formaggio, che attirarono diversi attori di prosa in tournée a Genova.

Oggi Manuelina è una cittadella del gusto guidata dalla quarta generazione della stessa fondatrice Manuelina.

Ho potuto molto apprezzare questa struttura anche alloggiando nel suo gourmet hotel, in cui ciascuna camera è dedicata ad un prodotto tipico ligure, con tanto di omaggio dello stesso prodotto (quest’anno ero nella stanza intitolata al buonissimo vino Rossese: ve ne parlerò presto!).

In questo confortevole hotel a 4 stelle è da non perdere anche la prima colazione, dove nella sala del Buon Ricordo, in cui sono affissi tantissimi piatti dipinti artigianalmente a ricordare i ristoranti aderenti alla relativa associazione, si possono gustare tanti sapori tipici regionali, a cominciare dalla focaccia genovese, continuando con il Pandolce, lo yogurt della Val di Vara ed il miele della Tenuta Esedra di Santo Stefano. Buonissime anche le creme di nocciole liguri, da gustare anche a semplici “cucchiainate”.


L’hotel dispone anche di una piccola ma bellissima piscina all’aperto, dove trascorrere momenti rilassanti immersi nel verde di un piacevole giardino.

Naturalmente, come ho sottolineato altre volte, da Manuelina si può cenare o pranzare scegliendo l’esperienza che più si vuole vivere: al ristorante gourmet, più elegante, si gode di un servizio accurato e di un menù in cui, oltre alla Focaccia di Recco col Formaggio Igp, si possono gustare piatti particolari e della tradizione rivisti in chiave contemporanea. Alla Focacceria Bistrot, invece, si può apprezzare la Focaccia col formaggio in tutte le sue varianti, insieme ad alcuni primi, secondi e antipasti più semplici e sfiziosi.

Insomma, Manuelina è un parco giochi del gusto assolutamente da non perdere!

Altro locale storico recchese è Ö Vittorio, che risale al 1860 e mantiene intatte al suo interno l’antica palazzina rosa e la saletta che in origine era l’ingresso della trattoria.

Da oltre un secolo, quindi, la famiglia del fondatore Vittorio Bisso accoglie i clienti con l’ospitalità tipica di un tempo. Il locale nacque come osteria di campagna e già all’inizio del secolo scorso era consuetudine ritrovarsi da Vittorio per giocare a bocce e godere del pergolato fresco. Ad accogliere gli avventori c’era la Marinin, moglie di Vittorio, che preparava piatti dal sapore inimitabile. Da allora quattro generazioni, compresa quella del figlio di Vittorio, Luigi, si sono succedute nel proporre sapori autentici e le specialità tradizionali della cucina ligure. Ora sono i gemelli Vittorio e Gianni (figli di Luigi) insieme ad altri parenti a gestire il locale che punta anche sulla riscoperta di piatti dimenticati.

Sono tante, all’interno del locale, le foto di personaggi illustri che lo hanno frequentato, tra cui Einaudi, Bartali e Coppi, Tognazzi e Vianello, Gassman, Manfredi, Tenco, Fossati.

Naturalmente anche qui si può gustare un’ottima focaccia al formaggio Igp e si possono apprezzare nei menù attuali piatti di grande qualità, spesso a base di pesce freschissimo, nonché primizie di stagione.

Un altro locale ultracentenario merita una menzione a Recco. In questo caso si tratta di una panetteria, che però è un punto di riferimento per la tradizione gastronomica del paese. Il suo nome è Moltedo e la sua nascita risale precisamente al 1874.

Questo forno, poi ritenuto come uno dei più buoni della Liguria, nacque nel momento in cui Lorenzo Moltedo rilevò il locale da una sua anziana zia. Da allora, questa famiglia ha continuato a seguire le ricette della tradizione, ponendo l’accento sui sapori di una volta.

Le ricette sono sempre le stesse, così come gli ingredienti e il metodo di preparazione. L'unica piccola innovazione riguarda le farine, tutte biologiche e di diverso tipo (oltre alle classiche di grano duro e tenero, sono utilizzate le integrali, di farro, di grano saraceno, ecc.).

Tutti gli ingredienti del forno provengono da piccoli produttori locali, in quanto la filosofia del locale si ispira molto al legame fra cibo e territorio.

Fra le specialità della casa, una menzione d'onore va alla focaccia col formaggio Igp, che non a caso è anche il prodotto più richiesto, seguito poi dalla focaccia semplice e da quella con le cipolle, molto gettonata anche tra i turisti (ed ultimamente ne ho assaggiata una ottima anche con le acciughe!).

Usciamo leggermente dai confini di Recco e approdiamo nel limitrofo e affascinante borgo marinaro di Camogli.

Qui è inevitabile trovare sul lungomare un locale che è un’istituzione, Revello. 

Nel luogo dove attualmente si trova, ad inizio ‘900 esisteva un forno storico detto “da O Pallarin” con entrata sul retro, visto che la passeggiata a mare ancora non esisteva e frontalmente c’era solo spiaggia. Da Pallarin, tra l’altro, si veniva a prendere la farinata col proprio piatto di casa. Successivamente si susseguirono altre gestioni, il panificio aprì il suo ingresso fronte mare e non cessò mai la sua attività, rimanendo un punto di riferimento per i golosi del luogo. Nel 1962 entra in scena Giacomo Revello, il primo della famiglia a comparire in questa attività, che iniziò a lavorarvi come dipendente per poi rilevarla interamente nel 1964. Pian piano l’identità di questo locale si trasformò, passando da semplice panificio a bottega di specialità liguri dolci e salate.

Successivamente furono apportati cambiamenti anche nella pasticceria, con la vendita di soli prodotti freschi di produzione propria. Ma la data cruciale per Revello è il 1970, quando Giacomo inventò i veri Camogliesi al rhum, un dolcetto cioccolatoso che oggi è rinomato, conosciuto ed apprezzato anche fuori dai confini regionali e spesso imitato.


Oggi la Focacceria Pasticceria Revello è citata e conosciuta anche come il negozio dei “cinque scalini” ed è meta frequentatissima dai turisti e non solo.

E vi assicuro che ne vale assolutamente la pena, a cominciare evidentemente dall’assaggio della loro buonissima Focaccia col formaggio Igp, ma proseguendo con mille altre specialità dolci (tra cui tutte le varianti dei camogliesi) e salate.

Che belli questi locali storici che sfidano il tempo, continuando a proporre squisitezze della tradizione, con un savoir-faire difficilmente riproducibile!

E noi gourmet, che alla vista di questi luoghi ci emozioniamo, non possiamo proprio fare a meno di visitarli e “gustarli”… 


Invitato da Consorzio Focaccia di Recco Igp