Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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15 marzo 2021

Assaggiando il chamichov plav, un piatto armeno delle feste


 Ogni tanto è bello cercare qualche ricettina etnica che interrompa la continuità della variegata scelta che offre la cucina italiana.
La ricetta che vi propongo oggi va in questa direzione ed è stata da me raccolta seguendo l’interessante gruppo Facebook “Il mondo a tavola - Dalla cucina etnica alle cucine del mondo” di Vittorio Castellani.
Si tratta di una ricetta tradizionale armena, il chamichov plav, un piatto delle feste composto da riso basmati e diversi tipi di frutta secca.
E’ un piatto che può essere mangiato tal quale, ma che si presta egregiamente ad accompagnare carni dal sapore deciso come quelle di agnello. Non la considererei pertanto una pietanza da servire come dessert nonostante la sua prevalente componente dolce, ma piuttosto una componente di una preparazione salata, visto che accompagna spesso carne o pesce dal gusto sapido.
Ecco come si prepara:

Ingredienti per 4 persone

200 gr di riso basmati
1 bustina di zafferano
20 gr di uva sultanina
20 gr di mandorle
20 gr di albicocche secche
20 gr di datteri (sono ottimi a mio avviso i “Deglet Nour” - il termine vuol dire “Dita di luce” - algerini)
Burro chiarificato (ma si può usare anche il burro normale, o meglio quello démisel)
Sale

Lavare il riso in abbondante acqua corrente e farlo cuocere al dente in acqua leggermente salata, aggiungendo lo zafferano durante la cottura.
Tagliare la frutta secca a cubetti e ammorbidirla nel burro a fuoco medio/basso  per alcuni minuti, fin quasi a caramellarla; aggiustare di sale.  Unire il riso “zafferanato” alla frutta secca e saltarlo velocemente in un’ampia padella prima di servirlo.

E’ un piatto ottimo e semplice da realizzare che a mio avviso si può accompagnare egregiamente a un agnello alla cacciatora per restare su preparazioni più legate alla nostra cultura culinaria ma anche, come giustamente si sottolineava nel gruppo Facebook, a degli spiedini di kebab con salsa allo yogurt.
Bon appétit!

8 dicembre 2017

Una grande idea per Natale? Il Torrone di Bagnara


Nella mia recente visita presso FICO penso quasi di non esagerare dicendo che la cosa che più mi ha colpito, nell'immensità di quella splendida cittadella enogastronomica, è stato un solo prodotto.
Si tratta di un prodotto del Sud appartenente ad una categoria merceologica che solitamente ignoro anche nei periodi delle feste.
Mi riferisco ai torroni e il prodotto in questione è il Torrone di Bagnara, una località di mare in provincia di Reggio Calabria.
La degustazione di questo prodotto appena fatto, caldo me ne ha fatto letteralmente innamorare. Il suo sapore piacevolmente tostato, la sua consistenza croccante e il suo straordinario profumo agrumato sono infatti davvero inimitabili. Inoltre la cosa interessante è che la dolcezza dell’impasto è bilanciata dal sapore delle mandorle tostate e da una piacevole sensazione di brulé, come si legge giustamente nel disciplinare di produzione.
Il Torrone di Bagnara, riconosciuto Igp nel 2014, si ottiene dalla cottura e lavorazione di miele, zucchero, mandorle tostate (non pelate), cannella e chiodi di garofano in polvere, con la copertura di zucchero in grani (o cacao amaro in un'altra sua versione).
E' un prodotto unico, grazie alla giusta tostatura delle mandorle, al sistema di cottura a fuoco vivo e all’alta temperatura alla quale viene sottoposta la massa zuccherina che lo differenzia nettamente dagli altri torroni.
Sul fronte storico è interessante rilevare che il Torrone di Bagnara ha origine nei traffici dell’omonimo centro marinaro, che nel ‘700 consentirono, attraverso la nascita di spezierie, di legare la tradizionale produzione locale di mandorle e miele con lo zucchero e le droghe di provenienza esterna.
Il Torrone di Bagnara è tradizionalmente presente tra i dolci tipici delle feste di Natale, ma con il passare del tempo il suo consumo si è esteso anche agli altri mesi dell’anno. Ogni anno, inoltre, si tiene alla fine di novembre la tradizionale "Festa del Torrone", che contribuisce a rafforzare la notorietà del prodotto.
Ora naturalmente sono alla ricerca anche nella mia città di questo straordinario torrone e spero di trovarlo, per mangiarne uno degno di questo nome durante le feste natalizie. Fatelo anche voi, ne vale davvero la pena!

13 maggio 2016

Monte dei Cocci & Ketumbar, cultura e buon cibo in pochi metri


Ho sempre amato gli eventi che uniscono gli aspetti culturali con quelli enogastronomici, potendo in tal modo arricchire le mie conoscenze e al tempo stesso mangiare e bere bene.
Uno di questi è stato quello a cui ho partecipato qualche giorno fa, che prevedeva una visita al Monte dei Cocci nel quartiere di Testaccio a Roma, combinata con un brunch biologico nel limitrofo locale Ketumbar.
Devo dire che, pur abitando a Roma da tanto tempo, non avevo mai visitato il Monte dei Cocci ed ho trovato particolarmente interessante la passeggiata che abbiamo fatto, “scalando” la piccola ascesa con una brava guida che ci ha illustrato la sua storia.


Il Monte dei Cocci (alto circa 54 metri sul livello del mare) accoglieva tutte le panciute anfore non più utilizzabili, in cui ai tempi dei romani veniva trasportato principalmente l’olio proveniente dall’Andalusia e dal Nord Africa. Questo monte si situava in una zona commerciale, vicina al porto fluviale, a partire dalla quale le merci (olio, vino, grano) venivano poi smistate nelle varie zone della città.
Le anfore di terracotta contenenti gli oli, non essendo smaltate all’interno, non potevano più essere utilizzate e quindi venivano accatastate in una zona dedicata, che divenne presto un monte artificiale, formato proprio dai loro cocci (si calcola che nel tempo le anfore depositate siano ammontate a oltre 53 milioni!).



Dopo aver acquisito interessanti notizie sulle sorti di questo monte successive al periodo romano, abbiamo avuto modo di ammirare dall’alto un panorama inedito di Roma o perlomeno di una parte di essa. Suggestiva, in particolare, la vista sulla Piramide Cestia e su tutta la zona di Testaccio e dell’Aventino.


Finita l’interessante visita, è stata la volta della degustazione di un ottimo brunch bio al vicinissimo Ketumbar che conserva al suo interno (in un’ideale continuità con quanto avevamo visto prima) dei resti del Monte di Cocci, trovandosi proprio ai suoi piedi.


Il brunch, a differenza di altri brunch della capitale, è molto curato, con utilizzo di prodotti di qualità, combinazioni di materie prime sfiziose ed equilibrate e con un giusto e saggio uso delle spezie, mai eccessivamente prevalenti.


Nell’ambito dei piatti offerti, meritano una citazione gli arancini vegetariani, la crema di borlotti, latte di cocco, menta e basilico, i buonissimi soufflé di verdure e i rigatoni freddi col pesto. E ancora lo sformato di alici e finocchi o il pollo con mele, curcuma e uvetta.
Menzione speciale poi per i dolci, preparati da Alessia Arduini, formatasi alla “scuola” di Pietro Leeman.


Dei dessert con un ottimo equilibrio di sapori, come la buonissima crostata di farro, senza uova, con ricotta di capra addolcita da caramello "integrale" salato o il remake di cheese cake, con yogurt e ricotta e con salsa ai lamponi. 



Buoni anche i brownie, gluten free, di frutta secca salata e dolce e il crumble di farro con pere, rum e cioccolato, davvero da leccarsi i baffi. Viva i brunch di qualità!

5 novembre 2015

Habemus crocus


Sta per nascere il mio primo zafferano coltivato nel mio orto (balcone di casa…). E’ una soddisfazione immensa, che vorrei condividere con voi perché questo fiore è di una splendida e direi quasi sorprendente bellezza cromatica.
Dovete sapere che al mercato di Ortigia questa estate avevo acquistato dei bulbi di zafferano, che ho successivamente interrato seguendo le istruzioni che la venditrice mi aveva dato.

Bulbi di zafferano ad Ortigia
In pratica dovevo sotterrare intorno alla fine di agosto i bulbi in un vaso capiente a mezza altezza (4-5 cm dalla superficie) e tenerli lì, senza innaffiarli ed esponendoli solo alla luce solare. A novembre sarebbero cominciati a crescere dei fiori viola, con relativi stimmi rossi, quelli che costituiscono il vero e proprio zafferano.
Adesso questo “miracolo” sta effettivamente realizzandosi e presto raccoglierò il mio primo zafferano. Che poi va fatto essiccare e messo in un barattolino in attesa del suo utilizzo.
E volete mettere un risotto alla milanese o altre ricette con lo zafferano “di mia produzione”?

1 luglio 2015

Nell’officina (bio) delle cose buone


Ho da poco scoperto un gran bel ristorante, aperto di recente, di cui vi vorrei proprio parlare. Ed è necessario che se ne parli (bene) perché, pur essendo a Ciampino e non certo al centro di Roma, merita davvero di essere notato, visitato e fatto uscire dall’anonimato.
Il locale, comunque, non è lontano da Roma e, arrivando dal Grande Raccordo Anulare, si scorge quasi immediatamente sulla destra non appena si giunge alle prime case del centro abitato di Ciampino.
Questo ristorante, denominato Biofficina, non è molto grande, ma esprime una cucina davvero intrigante, con un ampio impiego di materie prime bio, grande maestria nell’uso delle farine per la realizzazione di un’ottima pizza e con l’utilizzo di pesce freschissimo, che viene proposto in preparazioni sfiziose e di grande gusto.


La cosa che più mi ha colpito di questo locale è la costante ricerca di nuovi abbinamenti e accostamenti di materie prime, del miglioramento continuo, principio che tra l’altro è alla base di chi studia le norme fondamentali sulla qualità, e il sapiente utilizzo delle spezie, anche quelle meno note al grande pubblico.
Capite quindi bene che il team capitanato dal proprietario Claudio Longo (è lui che seleziona con passione e competenza i vini, le materie prime e i distillati) è davvero di ottima fattura. A cominciare dallo chef Luca Magnisio, che realizza piatti dagli accostamenti originali, adottando una cucina con ingredienti bio che non è assolutamente associata alla frequente equazione cucina sana = piatti tristi e insipidi. Anzi. Il bio consente infatti di disporre di prodotti inusuali e inediti, che vengono impiegati e combinati in modo davvero azzeccato, con risultati sorprendenti che stupiscono il cliente. Luca, inoltre, ama provare, provare, provare, anche a rischio di creare abbinamenti e piatti apparentemente azzardati, che poi alla fine non si rivelano mai tali.
Di grandissimo spessore anche la preparazione di Sergio Petruzzella, che tra l’altro è anche un cantante lirico. Definirlo pizzaiolo è assolutamente riduttivo, essendo un cultore e uno studioso dell’utilizzo delle farine di qualità, anche semintegrali, e della loro combinazione, con un approfondimento continuo sulla loro giusta miscela.


Il lungo menù degustazione che ho con piacere consumato presso questo locale, mi ha consentito di avere un’idea completa ed esaustiva della sua splendida cucina.
A cominciare dai dettagli, come i “pan grissini” al cardamomo, che erano irresistibilmente buoni.


Ottimi i piatti vegani e vegetariani, con tante erbe, spezie e ortaggi molto ben combinati tra loro, come gli spaghetti di zucchine con pesto di canapa o il cannolo con sfoglia al pomodoro e rucola.


Sul fronte delle pizze, dall’ottimo impasto fragrante e croccante dalla lunghissima lievitazione, stupiscono anche i condimenti, come quello a base di pesce con una deliziosa crema di vongole allo zafferano ed ostriche scottate; ma ho trovato deliziosa anche una semplice Marinara, differente dalla classica napoletana per l’utilizzo di pomodori freschi a pezzetti e di un delicato olio all’aglio.


Il locale, come sottolineato, eccelle anche per le preparazioni a base di pesce sia sul fronte dei crudi sia per quanto riguarda le sue cotture. Molto piacevole ad esempio il pacchero con gamberi, cocco e lime o il pesce sciabola con un fantastico riso selvaggio canadese, ingredienti entrambi che adoro.
La chiusura con i dolci non è banale, con accostamenti ancora una volta inediti e originali, come quello perfetto tra cocco e datteri e con creme e mousse volutamente non troppo dolci e al contrario arricchite e profumate da spezie, come la curcuma.


Ottimi infine anche i vini, tutti biologici, i distillati di cui il proprietario è un vero cultore e i thé, molto ricercati e particolari.

Biofficina
Via Salvo d’Acquisto, 6
Ciampino
Tel. 06 83084745

20 maggio 2014

“Assaggi d’autore” a Fontana di Trevi


Assaggi d’autore è un book restaurant-bar che rappresenta un piacevole ritrovo culinario e letterario nel cuore di Roma, a due passi da Fontana di Trevi. E’ un locale molto versatile, che dalla mattina alla sera è al tempo stesso un posto dove fare colazione, un bistrot, un luogo per consumare gustosi aperitivi o dove cenare in buona compagnia.
Nell’ambito della sempre necessaria esigenza di studiare nuovi format di offerta e ridefinire la propria proposta di ristorazione, questo locale ha anche ideato, grazie al supporto di bloggerpress.it il primo ufficio stampa composto da soli blogger, una interessante formula denominata “Three temporary chef”.
Si tratta in pratica di un nuovo concetto di ristorazione molto intrigante, che prevede che tre cuochi amatoriali non professionisti ma di talento cucinino per tre giorni alla settimana in questo ristorante, creando un’offerta gastronomica per tutti i gusti. Recarsi in questo locale diventerà in tal modo un’esperienza nuova: scegliere la sera in cui andare a cena vorrà dire scegliere un determinato chef e saranno quindi non i resident ma i temporary chef a fare tendenza, attraverso originali eventi culinari.
Un’offerta che si articola in tre diverse tipologie di cucina, quella vegana sempre più in espansione nelle richieste della clientela, quella romana gourmet, rivisitata quindi un po’ rispetto alle rigide regole della tradizione e infine quella di pesce delle coste laziali, con un largo utilizzo di una materia prima sempre abbastanza snobbata che è il pesce azzurro e povero. Insomma una cucina divertente e golosa, con proposte gastronomiche sempre diverse, che prendono spunto dalla disponibilità stagionale e dai produttori che di volta in volta intervengono nei progetti.
Ma chi sono i “Three Temporary Chef”? Un paio di loro sono mie vecchie o più recenti conoscenze. Giulia Nekorkina, foodblogger di successo, moscovita di nascita e romana di adozione è una affermata food-writer e photographer, cultrice delle bollicine e dei rosé ed una grande amante delle verdure e della cucina marinara. Ha scelto di puntare in questo progetto sul pesce povero, per creare piatti sfiziosi e di grande gusto. L’appuntamento con lei è per tutti i martedì sera.
 
La promotrice del Progetto Raffaella Ghislandi e Giulia Nekorkina
Alessandra Rotili è invece una giornalista con la quale condivido due mie grandi passioni: lo sport e la buona cucina. Alessandra infatti è una brava giornalista sportiva, spesso in giro per il mondo, ma anche una ottima cuoca. Vegana convinta e direi convincente, propone una cucina davvero stuzzicante, leggera e piacevole. Alessandra ama le materie prime di stagione e le spezie, che rendono i piatti vegani molto intriganti. Realizza piatti molto interessanti con i legumi, utilizza sapientemente le farine, “crea” capolavori di colore e sapore con le verdure. Non perdete le sue preparazioni presso “Assaggi d’Autore” nella giornata del mercoledì di ogni settimana!
 

Il terzo chef, Marco Dau, manager in una grande azienda di telecomunicazioni, è un innamorato della cucina e delle tavolate con amici, un cuoco provetto e abile organizzatore ed è specializzato in cucina romana “di classe”, che potrete assaggiare i giovedì sera.
In occasione della presentazione alla stampa di questo innovativo format, i tre cuochi hanno presentato una serie di gustosissimi e piacevolissimi finger food e piatti caldi, per far assaporare in anteprima la loro cucina.
Tra i piatti di Giulia molto buoni erano lo sgombro sotto sale su crostini di pane di segale con burro allo zenzero, le polpettine di alici su crema di zucchine ed il suo piatto principale, dei cremosi gnocchetti con crema di alici, pecorino e menta.
 

Marco Dau ha proposto tra gli altri uno sfizioso saltimbocca alla romana in versione finger, una deliziosa crema di ceci e seppioline ripiene e, sempre in onore alla cucina romana, una cacio e pepe rivisitata con pere caramellate.
 

Ma oltre alla bravura di questi due chef mi ha molto colpito la fantasiosa cucina vegana di Alessandra Rotili, una cucina che stupisce anche a livello cromatico oltre che per il sapiente accostamento dei sapori e delle spezie. Un tipo di cucina a cui in generale mi sto avvicinando sempre più, perché ne apprezzo la sua leggerezza e salubrità, gli orientamenti verso cucine etniche tutte da scoprire, oltre che l’utilizzo di molti prodotti biologici, che rispettano l’ambiente e i dettami della sostenibilità.
Alessandra ha presentato finger food sfiziosissimi su cui vorrei soffermarmi. Ad esempio una mousse di zucchine e noci in salsa rouge a base di peperoni, con un piacevole contrasto di colori e tra ingredienti dolci e croccanti.
 

Molto gradevole anche il finger denominato “Quinoa e fave in crema di piselli e alla menta con mandorle croccanti”: ingredienti di stagione davvero ben combinati ed integrati tra loro, con un’indovinata combinazione di consistenze e sapori. Un’altra sua proposta ha riguardato uno dei piatti che ho più gradito nel corso della serata: l’insalata di lenticchie con coulis di frutta e noci. Delle lenticchie al coriandolo di grande freschezza, grazie al contributo del melone e del mango: una grande preparazione davvero!
 

E’ seguita poi una buona carbonara vegana, che del noto piatto romano aveva tutto: colore, sapore, consistenze, gusto.
Ottimi anche i dolci proposti da Alessandra, sempre in versione bicchierino finger. Basti dire che dopo poco tempo dal servizio del dolce, tutti gli stessi bicchierini si sono in un battibaleno svuotati! Si trattava in questo caso di una ottima crema al limone con fragole, kiwi e piccole pepite di cioccolato. Una crema preparata rigorosamente con latte di soia e “colorata” con un “nonnulla” di curcuma.
 

Ad accompagnare l’ottimo cibo servito da tutti gli chef nel corso della serata, sono stati i vini dell’azienda Marramiero, una cantina abruzzese che reinterpreta in chiave moderna la secolare tradizione contadina presente in questa regione. In particolare un Pecorino con note di frutta tropicale, sfumature speziate e gusto pieno e persistente si abbinava bene a molti piatti offerti, come pure lo Spumante Brut Metodo Classico, in gran parte composto da uve Chardonnay, dal caratteristico bouquet ricco di complessi profumi e persistenti sapori.
 
 

Da non perdere era poi il vino cotto della stessa azienda, invecchiato ben dieci anni in barrique, un vino da meditazione e direi “da conversazione”, ideale per concludere degnamente una perfetta serata …. “d’autore”.

20 febbraio 2014

#IGMi14: un grande evento, “intelligente” e goloso

 
“Le emozioni non mentono”
Heinz Beck, chef della Pergola, Roma

Quest’anno sono riuscito finalmente ad andare ad Identità GoloseUna bellissima esperienza devo dire, a contatto con il meglio dell’alta ristorazione e con i migliori cibi di qualità. Un appuntamento che non potevo perdere, anche perché c’erano tutti, ma proprio tutti gli chef più importanti del panorama nazionale (e internazionale), ma anche noti giornalisti, foodblogger e chiunque ruoti, per un motivo o per l’altro, intorno al mondo dell’enogastronomia di pregio. E poi si festeggiava la decima edizione che riservava grandi sorprese…, insieme all’interessante tema della “golosa intelligenza”.
Il cuore della manifestazione era rappresentato dalle conferenze/show cooking che nelle diverse giornate dell’evento si sono succedute dalla mattina sino a sera.
Io sono stato presente il giorno di inaugurazione, che ha visto nelle diverse sale un autentico parterre des rois.
Ad aprire le danze della riuscitissima manifestazione milanese è stato Pino Cuttaia de La Madia di Licata (Agrigento), autore del piatto simbolo del congresso, l’uovo di seppia, che dal suo guscio fa uscire un ripieno golosissimo e inaspettato. Senza dimenticare la frittata di canocchia cruda, la finta pizza di cornicione vuoto con merluzzo affumicato e la parmigiana-lasagna, dove la pasta al nero sembra la buccia dell’ortaggio.
Ho seguito poi l’interessantissima conferenza della nota star televisiva Carlo Cracco. Uno chef dalle idee ben chiare che ha proposto, tra gli altri, un piatto a base di un prodotto di casa a Milano, e cioè il rognone. Ma che rognone! Una materia prima di gran qualità, cotta lentamente sul sale scaldato precedentemente in padella e aromatizzato da speciali spezie. Non banale nemmeno la guarnizione, composta da “spaghetti” di scorzonera, saltati con bacche di goji, più un giro di salsa di vitello alla china rossa.
Nel primo pomeriggio mi hanno molto colpito le creazioni a dir poco geniali del grande Enrico Crippa, chef del Piazza Duomo di Alba (Cuneo), con la sua lezione sulle sfoglie che è stata davvero istruttiva. 
 
 
Una sfoglia definita da qualcuno 2.0, ottenuta stendendo diversi tipi di puree su fogli Silpat con successivo passaggio al forno. I gambi frullati del carciofo, ad esempio, stesi e messi nel forno, sono diventati una “carta” che, opportunamente lavorata, ha fatto da autentica corona al cuore del carciofo stesso, farcito di animelle di coniglio.
 
 
Un’altra sfoglia, di arancia, ha racchiuso a mò di fagottino un’insalata di cocktail di gamberi. E così via con altri interessanti e scenografici piatti, legati anche al grande territorio di provenienza del ristorante.
 
 
E’ stata poi la volta di sua maestà Heinz Beck della Pergola di Roma, un mito per me ma anche per Identità Golose, che lo ha eletto cuoco dell'anno. 
 
 
Beck sostiene da tempo l’importanza di una cucina leggera, che faccia bene alla salute e che possa tuttavia conservare pienamente il gusto, l’essenza di ogni singola materia prima. Questa volta Beck ha utilizzato la centrifuga di laboratorio, che ha consentito di confezionare piatti leggeri e splendidi sia a vedersi che a gustarsi (solo con gli occhi questa volta, purtroppo!). Uno di questi è il “Ricordo di frisella” che reinterpreta la tradizione estraendo il gusto dei suoi ingredienti e riproponendo in maniera delicata e piacevole gli stessi e autentici sapori di questo semplice ma buonissimo piatto. Lo stesso concetto è poi stato ripreso con l’Assenza di ossobuco: un “non ossobuco” e cioè una sorta di concentrato ricchissimo di gusto, senza la minima presenza della carne dello stesso ossobuco.
 

Insomma, Beck è davvero un grande, e ad Identità Golose ho apprezzato molto anche dei lati del suo carattere che non conoscevo: la sua semplicità e vivacità, non sempre tipica di un tedesco. Ed intatta, dopo tanti anni, è la passione per il nostro paese e la nostra cucina: insomma ormai un italiano di adozione!
Ad Identità Golose è intervenuto anche un altro chef a me caro, data la mia nota francofilia. “E’ uno dei cuochi più intelligenti della generazione dei quarantenni francesi”, ha affermato Enzo Vizzari introducendo Jean-François Piège, della Brasserie Thoumieux. Piège, come lui stesso dice, pone al centro della sua cucina l’emozione (vedete quanto ricorre questo termine?) e, a giudicare da uno dei piatti che ha presentato, devo dire che mette davvero in pratica ciò che si propone di fare.
Molto scenografica ed ottima la sua sella di capriolo, cotta su uno spettacolare letto di castagne, con accompagnamento di salsa poivrade, zucca marinata e formaggio Fontainebleau.
A completare la ricca giornata, non potevano mancare le creazioni estrose del grande Quique Dacosta, la cui immensa arte culinaria è influenzata anche dalla nostra cucina.
 
 
Ciò si è visto da molti suoi piatti, ma il talento di un grande chef si vede da tante cose, con abbinamenti di colori, di sapori, di consistenze, di materie prime inedite la cui combinazione sapiente porta a piatti spettacolari da tutti i punti di vista, come effettivamente sono i suoi.
Identità Golose, ovviamente, prevedeva non soltanto conferenze. Fuori dalle sale congressi, le aziende espositrici hanno offerto il meglio delle loro produzioni, con grandi degustazioni offerte ai presenti.
 
 
Ho apprezzato molto (in ordine sparso) la grande pasta Felicetti, declinata in vari e gustosi piatti, le ostriche bretoni, i nobili salumi di Spigaroli, il manzo-bab preparato con la mitica carne de La Granda.
 
 
 
Ho assaggiato inoltre anche un grande piatto thailandese a base di Massaman curry con pollo, patate e arachidi di cui ho la ricetta e che voglio assolutamente ripetere a casa (e pubblicare sul mio blog, ovviamente).
 
 
Il giorno dopo ho avuto anche il tempo di visitare l’altra grande manifestazione limitrofa ad Identità Golose, il Milano Food & Wine Festival.
 
 
Un evento certamente di minor richiamo rispetto al suo più grande “fratello”, ma comunque di notevole interesse.
 
 
Ottimi i vini in degustazione tra cui i bianchi di Marisa Cuomo, il grande Champagne Encry e le proposte delle Cantine Lunae Bosoni.
Tra i piatti che erano presenti il lunedì, ultimo giorno della manifestazione, ho apprezzato quello dello chef emergente Giuseppe Iannotti di Kresios a Telese Terme, con i suoi ravioli ripieni di ragù conditi con salsa di mozzarella di bufala e parmigiano.
 

E per finire, mi sono cimentato anche in un mini-corso di cucina organizzato dalla rivista "Sale e Pepe"…
Una degna conclusione di una due giorni che ha arricchito il mio bagaglio di conoscenze su questo variegato e stupendo mondo che risponde al nome di enogastronomia.