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14 dicembre 2025

A scuola di polpettine svedesi con l’Ambasciata di Svezia

 

Siamo ormai nel pieno dell’atmosfera natalizia ed un piatto tipico di questo periodo e non solo sono le famose e mitiche polpettine svedesi con marmellata di mirtilli rossi.

Un piatto divenuto noto anche grazie all’IKEA e la cui dettagliata esecuzione ho avuto modo di sperimentare nel corso di uno show cooking online organizzato dall’Ambasciata di Svezia in occasione dell’interessante evento culturale denominato “Novembre Nordico.

Vado quindi a descrivervi l’esecuzione di questa interessante ricetta, in cui in un piatto unico si possono trovare oltre alle polpettine (irrorate da salsa di panna) e alla marmellata di mirtilli rossi (reperibile all'Ikea, ma anche al Carrefour) anche del puré rustico e dei meravigliosi cetrioli in agrodolce. 

INGREDIENTI

Per le polpette

100 ml di latte

pangrattato

300 g di carne macinata di manzo, maiale o carne mista

1 cucchiaino di sale

1 uovo

1 cipolla piccola

1 pizzico di pepe

burro

sale

Per il puré di patate

400 g di patate pelate

100 ml di latte

75 g di burro

un pizzico di noce moscata grattugiata

sale

Per la salsa di panna

300 ml di panna da montare

1 dado da brodo

1 cucchiaio di salsa di soia

1 cucchiaio di burro

sale e pepe

Per i cetrioli sottaceto

1 cetriolo

3 cucchiaini di sale

2 cucchiai di aceto o aceto di alcool

100 ml di acqua

2 cucchiaini di zucchero

pepe bianco

prezzemolo tritato


ESECUZIONE

Eliminare la buccia dal cetriolo e tagliarlo a fettine sottili. Aggiungere del sale mescolando bene e porre sopra ai cetrioli un peso (va bene una ciotola piena d’acqua) in modo da fargli perdere liquido.

Inserire in una boule il pangrattato e il latte e mescolare. Aggiungere la carne macinata, il sale, il pepe bianco, la cipolla tritata finemente e l’uovo. Mescolare bene ancora. Con l’impasto così ottenuto formare delle polpette non troppo grandi, aiutandosi con le mani bagnate.

Nel frattempo cominciare a preparare la salsa: mettere a sciogliere il burro con 3/4 della panna fresca (lasciarne quindi un po' da parte). Quando inizia il bollore, aggiungere del brodo di carne (ottenuto col dado). Far bollire a fuoco basso fino a riduzione.

Mettere a bollire le patate; aggiungere intanto nei cetrioli (ai quali sarà stato tolto il liquido formatosi in precedenza) dell’aceto e del prezzemolo. Metterli di nuovo sotto un peso.

Friggere le polpette a fuoco medio in una adeguata dose di burro fuso, girando frequentemente.

Una volta cotte le patate, mettere in una casseruola il burro e il latte facendo scaldare il tutto e aggiungendo del sale. Incorporare le patate schiacciate (anche con una forchetta va bene, se rimane qualche pezzo non fa niente, il puré deve avere un aspetto rustico!) e mescolare bene. Aggiungere anche del pepe bianco e noce moscata.

Togliere intanto le polpette cotte dalla padella e in quest’ultima versare la rimanente panna alzando il fuoco, recuperando in tal modo tutti i succhi rilasciati dalle polpette. Una volta terminato tale lavoro, versare questo composto nella salsa di panna di cui sopra. Aggiungere del pepe (nel periodo natalizio si utilizza il pepe di Giamaica per dare un tocco di esoticità) e qualche goccia di salsa di soia (io non avendola ho aggiunto poco aceto balsamico).

Arriviamo quindi alla composizione del piatto: inserire le polpette cotte ricoperte di salsa di panna, di fianco aggiungere una generosa dose di puré, i cetrioli scolati e la marmellata di mirtilli rossi.

Gustare ogni boccone unendo insieme ogni componente del piatto, quindi polpette+panna+puré+cetrioli+marmellata: un’esplosione ben bilanciata di sapori dolci-salati con i cetrioli che donano freschezza e stemperano la grassezza di altri elementi che compongono la ricetta.

Davvero un gran bel piatto, opulento, che oltre ad essere della tradizione nel paese di origine, alle feste di Natale, anche in Italia, si adatta benissimo!

 

Ps: a proposito di Svezia, in questo paese le casette di pan di zenzero (pepparkakshus) sono una tradizione amatissima del Natale. Alcune sono semplici e rustiche, altre delle vere e proprie opere d’arte. Ed oggi all’ArkDes, il centro svedese di architettura e design a Stoccolma, si celebra la grande competizione delle Case di Pan di Zenzero 2025. Ogni anno al concorso di ArkDes partecipano grandi e piccoli, dilettanti e professionisti che sfoggiano la propria creatività dando vita a fantasiose costruzioni di pan di zenzero che vengono esposte durante i mesi natalizi. Che bello!

24 novembre 2025

L’essenza di Rascino in un piatto

Foto Azienda Speciale Centro Italia

 Un altro show cooking molto interessante organizzato dalla Camera di Commercio di Rietie Viterbo e dalla sua Azienda Speciale Centro Italia è stato quello che ha avuto come protagonista una materia prima di grande eccellenza del territorio reatino ed in particolare del Cicolano: la lenticchia di Rascino.

Siamo nell’omonimo altopiano, ad un’altitudine tra i 900 e i 1300 metri, sospesi tra cielo e terra, quasi al confine con l’Abruzzo, sopra il Lago del Salto, dove il vento accarezza i campi e il tempo sembra rallentare. Qui crescono le lenticchie di Rascino, piccole e preziose, simbolo di un’agricoltura antica e resistente. 

La lenticchia di Rascino, presidio Slow Food 

Vale la pena di spendere qualche parola in più su questa lenticchia e sul territorio in cui viene coltivata. Sul sito dei Presìdi di Slow Food nella scheda relativa alla lenticchia di Rascino si legge che “per via della scarsità di insediamenti umani, la lenticchia si coltiva in una terra isolata e incontaminata, ricca di piante selvatiche e di numerose popolazioni animali (tra cui il lupo). Da sempre, in quest’area, le uniche attività possibili sono la pastorizia e la coltivazione di lenticchie, farro e biancòla, una varietà locale di grano tenero”.

L’altopiano di Rascino è da sempre un luogo di transumanza, con i pastori che si spostavano dai pascoli montani a quelli della campagna romana. Durante il tragitto, era tradizione portarsi delle lenticchie da coltivare in estate sull’altopiano. Le lenticchie erano infatti facili da coltivare e da conservare e oltretutto molto nutrienti. La lenticchia di Rascino si raccoglie ad agosto e presenta un seme piccolo di colore marrone, con poche maculature e sfumature rossastre. La coltivazione inizia ad aprile, quando la neve non c’è più ed è possibile l’accesso all’altopiano. Le famiglie della zona hanno conservato il seme, tramandandolo di generazione in generazione, e oggi alcuni giovani hanno affiancato i coltivatori più anziani, creando una associazione per tutelare questa antica varietà (ad oggi sono una ventina i produttori). 

Lo show cooking 

Lo show cooking che ha avuto come protagonista la lenticchia di Rascino, è stato moderato da Paola Cuzzocrea della CCIAA di Rieti e Viterbo e diretto dallo chef Marco Mattetti. 

Foto Azienda Speciale Centro Italia

E' stato uno show cooking direi molto formativo, sia dal punto vista delle informazioni sul territorio del Cicolano e della sua lenticchia sia da quello tecnico-gastronomico, con tanti piccoli/grandi suggerimenti per la buona riuscita del piatto, denominato “Essenza di Rascino”. Ecco la ricetta: 

INGREDIENTI

Lenticchie di Rascino – 200 g; mezza cipolla e carota; mezza costa di sedano; aglio in camicia – 1 spicchio; brodo vegetale o acqua – 700 ml; Olio EVO – 60 ml; sale e pepe nero – q.b.; paprika affumicata(facoltativa); uova freschissime - 4; pane ai cereali - 100gr; pomodorini maturi q.b.; zucchero di canna; timo. 

PREPARAZIONE

PER LA CREMA DI LENTICCHIE DI RASCINO

Rosolare dolcemente le verdure con olio. Unire le lenticchie precedentemente lavate (non necessitano di ammollo) e coprire con brodo o acqua. Cuocere 30–35 minuti, aggiungendo l’aglio soltanto negli ultimi minuti di cottura. Frullare, filtrare e regolare di sale e pepe. 

PER L’UOVO NUVOLA IN COCOTTE

Separare albumi e tuorli. Montare gli albumi con un pizzico di sale fino a neve morbida. Formare 4 nidi in cocotte unte leggermente d’olio (ma i nidi si possono anche deporre in modo delicato direttamente sulla carta da forno) e cuocere in forno statico a 180°C per 5 minuti. Adagiare i tuorli al centro (conservati precedentemente in frigo in un piatto con una goccia di olio sul fondo) e cuocere altri 3–4 minuti. 

CRUMBLE DI PANE AI CEREALI

Tostare il pane a 180°C per 5–6 minuti, sbriciolare e condire con olio e sale (se lo avete, usate quello in fiocchi). 

GOCCE DI POMODORO ARROSTO AL TIMO

Tagliare i pomodori a metà, condirli con sale, zucchero, timo e olio. Cuocere in forno statico a 180°C per 25–30 minuti, poi frullare e filtrare per ottenere una salsa densa e lucida. 

IMPIATTAMENTO

Spargere la crema calda di lenticchie sul fondo del piatto. Adagiare al centro l’uovo nuvola, completare con crumble di pane ai cereali e gocce di pomodoro arrosto al timo. La finitura può essere realizzata con germogli di timo fresco, volendo con paprika affumicata e con un filo d’olio Sabina DOP.

 

Come sottolineato dallo chef Mattetti, ideatore del piatto, questa preparazione vuole essere un omaggio alla terra e alla semplicità. Le lenticchie, nate sull’altopiano sopra il Lago del Salto, raccontano la forza del territorio e la dignità del lavoro agricolo, afferma lo chef. L’uovo, emblema di vita e rinascita, si posa su di esse come un segno di speranza. Un piatto che celebra le radici, la stagionalità e il valore umano del cibo, ricordando che la vera eleganza nasce dall’essenziale.

26 aprile 2025

Il CP - LFB

Ho voluto cucinare, perché molto incuriosito, il CP (cioè il chicken pie, ecco risolto il primo acronimo del titolo) dopo aver scritto recentemente della soupe Valery Giscard d’Estaing che si ispirava in parte a questo piatto.

Siccome poi ho adattato a modo mio la ricetta originale del chicken pie, ho chiamato questo piatto CP (Chicken Pie) - LFB (Le Franc Buveur).

Il chicken pie è un opulento piatto che ho subito amato in quanto possiede combinazioni di sapori molto piacevoli e a me gradite e poi perché è rivestito di pasta sfoglia che in genere adoro; inoltre possiede un non so che di regale, con le sue decorazioni che ogni preparatore può a suo modo personalizzare.

Ma veniamo a descrivere questa ricetta che è un po' complessa, ma neanche troppo.

Innanzitutto, ecco di seguito gli ingredienti (per il ripieno e per la pasta esterna): 

Petto di pollo 350 grammi

Olio Evo 3 cucchiai

Funghi champignon 250 grammi

Una Cipolla tritata

Aglio 1 spicchio tritato finemente

Burro 50 grammi

Farina 00 3 cucchiai

Latte 300 ml

Brodo di pollo 200 ml

Noce moscata q.b.

Pepe in grani q.b.

Sale q.b.

Prezzemolo q.b.

Un uovo intero

Pasta sfoglia 2 dischi (va bene anche quella surgelata)


Ecco invece il procedimento:

In un tegame scaldare l'olio e far rosolare i petti di pollo tagliati a pezzetti. Aggiungere i funghi e continuare la cottura fino a che il pollo non sia ben dorato. Mettere il preparato da parte.

Nella stessa padella inserire cipolla e aglio e far cuocere per 2/3 minuti finché non si saranno ammorbiditi. Togliere dal fuoco e mettere a riposare insieme a pollo e funghi.

Sciogliere il burro in una casseruola, incorporare la farina e cuocere per circa tre minuti, mescolando continuamente fino a che non si sia formata una pasta spessa e liscia.

In una brocca mischiare latte e brodo di pollo, aggiungere noce moscata, pepe e sale. Versare la miscela liquida, lentamente, nel roux precedentemente realizzato mescolando per evitare che si formino grumi ottenendo una crema liscia. Cuocere a fuoco lento, mescolando continuamente, fino a che la salsa non si sia addensata. Una sorta di besciamella quindi, ma preparata anche col brodo di pollo che le conferisce maggior sapore e aroma (buonissima!). Aggiungere il prezzemolo tritato, mescolare e versare il tutto sul composto di pollo e funghi. Amalgamare bene il tutto. Versare, quindi, il mix ottenuto in una ciotola e lasciare raffreddare completamente.

Intanto stendere due dischi di pasta sfoglia (il secondo di diametro meno ampio) su una superficie leggermente infarinata e tirarli fino a che raggiungano lo spessore di circa 2/3 mm.

Rivestire un tegame da forno foderato di carta forno con il disco più grande in modo da coprire il fondo e i bordi.

Premere la pasta con le dita per farla aderire bene anche ai lati dello stampo ed eliminare la parte che deborda (che verrà utilizzata per decorare la superficie del pie), conservando un eccesso di solo 1,5 cm. Bucherellare lievemente il fondo con i rebbi di una forchetta.

Inserire il ripieno distribuendolo bene lungo tutto lo stampo e coprire con il disco più piccolo. Sigillare bene i bordi pizzicandoli con le dita, in modo da creare un decoro a forma di cordoncino lungo tutta la circonferenza della torta.

Bucherellare anche la parte superiore del chicken pie e usare la pasta avanzata per realizzare delle decorazioni (io ho scelto di mettere le iniziali del piatto e del mio blog) sulla sommità della torta.

In una ciotolina sbattere l’uovo con una forchetta e spennellare la superficie del pie. Quindi infornare (in forno preriscaldato) a 180° per circa 30 minuti, o comunque fino a doratura.

Una volta cotto, estrarre il chicken pie dal forno e lasciarlo leggermente intiepidire. Infine sformarlo e servirlo.


Ma questa preparazione è buonissima anche fredda, ve lo assicuro!

Bon appétit.

16 dicembre 2023

Micciani e i suoi Gnocchetti in Frasca

 

Oggi vi parlo di un altro gustoso piatto originario del reatino, cucinato on-line nel mese scorso con il prezioso supporto dell’Associazione “Micciani unita.

Il tutto rientra, come già sottolineavo nello scorso post, nel progetto “Turismo e cultura” che prevede una serie di showcooking organizzati dalla Camera di Commercio di Rieti-Viterbo e dall'Azienda Speciale Centro Italia che mi hanno gentilmente invitato.



La ricetta a cui mi riferisco è quella degli gnocchetti in frasca, antica preparazione che tuttora si tramanda dagli abitanti di Micciani (una piccola frazione del comune di Cittaducale in provincia di Rieti) e diffusa anche nelle zone circostanti.

Si tratta di un piatto da gustare normalmente nei mesi freddi, che si otteneva dopo la raccolta autunnale di legumi e cereali, quando le donne di casa provvedevano a rifocillare le numerose famiglie.

La macinatura dei cereali, che avveniva presso gli antichi mulini (in questo caso il cosiddetto “mola Scorretti” sulle sorgenti del Peschiera), garantiva la sopravvivenza delle popolazioni limitrofe, che lavoravano duramente nei campi per procurarsi le farine e ricavarne pane e pasta.

Evidentemente oggi le cose sono cambiate e il piatto si prepara con semplici ingredienti che si trovano con facilità nella dispensa di casa o al supermercato.

Gli gnocchetti vengono realizzati miscelando due farine, quella di grano e granturco, cereali tipici del territorio, e vengono conditi con fagioli in umido, insaporiti dal guanciale e allungati con acqua di cottura come una minestra. Si accompagnavano con un tozzo di pane e un buon bicchiere di vino novello.

Ecco come si realizza questo buonissimo piatto:

Ingredienti (per 4 persone)

300 gr di farina di grano tipo 00

200 gr di farina di granturco

400 gr di fagioli borlotti

400 gr di salsa di pomodoro

2 fette di guanciale amatriciano (ne ho parlato qui)



Miscelare la farina di grano e granturco unendo ad occhio dell’acqua tiepida. Una volta ottenuto un impasto liscio ed elastico, formare dei cilindri e ricavarne dei piccoli gnocchi. Farli cuocere in acqua bollente finché non vengono a galla.

Condire gli gnocchetti con dei fagioli in umido precedentemente insaporiti con guanciale e pomodoro (in un tegame mettere a sfrigolare il guanciale tagliato a dadini, aggiungere poi la salsa di pomodoro e dopo che si è insaporita inserire i fagioli lessati; questi ultimi sono di elevata qualità: si tratta di stupendi borlotti dell’altopiano leonessano che vanno messi a bagno tutta la notte e lessati il giorno dopo).

La consistenza del piatto diventa poi brodosa perché vengono allungati con l’acqua di cottura dei fagioli che dovrete tenere da parte.

Un ottimo piatto confortevole, rustico che ben si adatta alle uggiose serate autunnali e invernali che stiamo pienamente vivendo in questi ultimi giorni. Io l’ho preparato un po' più denso perché mi piace di più, ma la consistenza deve essere brodosa. Provatelo, non è difficile da realizzare ed è davvero una bontà!


Vorrei concludere il mio post con qualche cenno su Micciani, luogo dove vorrei presto recarmi per apprezzare un territorio molto interessante da cui prende origine questo piatto.

Dicevo in precedenza che Micciani è una frazione di Cittaducale e conta oggi circa 60 abitanti. Il nome deriva dal latino “Mica, -ae” che vuol dire briciola e ne designa la piccolezza.

Sorge su una collina a 470 metri sotto la montagna di Pendenza e si affaccia sulla pianura irrigata dalle sorgenti del Peschiera e solcata dal fiume Velino.

Vanta un'ottima posizione panoramica, potendosi ammirare tutta la piana di San Vittorino e le antiche terme di Vespasiano, nonché i promontori di Calcariola, Cittaducale e Paterno e le terme di Cotilia con i suoi laghi.

Sul fiume Peschiera si scorge poi la vecchia “mola Scorretti”: questo mulino ad acqua fu sostegno per tante famiglie che facevano macinare il loro raccolto di grano, soprattutto nel periodo delle guerre mondiali, fino alla morte dei vecchi proprietari tra il 1980 ed il 1990.

Il mulino veniva raggiunto dai paesi più lontani, attraverso un importante sentiero oggi conosciuto come tratto del sentiero E1 europeo, ripristinato grazie all'impegno dei volontari di Micciani Unita e meta di tanti escursionisti.

Infine, a poca distanza si trova la stazioncina ferroviaria

“Sorgenti del Peschiera”, che consente di far attraversare la pianura con la tratta Terni-L'Aquila-Sulmona.

Ci sarebbe altro da dire su Micciani, (magari lo farò in un altro post), anche grazie ai racconti e tradizioni conservati dagli anziani e dai giovani che le rendono vive.

Del resto, come narra l'artista di Capadosso Acanio Manenti che tra il 1630 ed il 1650 decorò il salone del Palazzo Vescovile a Cittaducale “Micciani, torre Cifreda e Cesoni, non sono protette da mura, ma c'è qualche cosa che difende i forti cuori”. Chi conosce i loro abitanti di oggi, può affermare che è ancora cosi…

8 dicembre 2023

Cucinando on-line: le lasagnette all’amatriciana


La scorsa settimana ho cucinato on-line, insieme ad alcuni blogger e giornalisti, un piatto davvero originale di cui con piacere vi parlo in questo post.

Innanzitutto il tutto rientra in un progetto definito “Turismo e cultura” che prevede una serie di showcooking organizzati dalla Camera di Commercio di Rieti-Viterbo  e dall'Azienda Speciale Centro Italia che ringrazio per l’invito.


Il piatto, davvero gustoso e geniale, si ispira alla notissima e tradizionale ricetta degli spaghetti all’amatriciana, originaria della zona di Amatrice in provincia di Rieti. Quindi il sugo e gli ingredienti sono gli stessi dell’amatriciana, ma la preparazione non prevede gli spaghetti bensì delle gustose lasagnette che risulteranno, una volta completato il piatto, al tempo stesso morbide e croccanti.

Ma andiamo per ordine. Vorrei innanzitutto soffermarmi su alcuni ingredienti di eccellenza di questa ricetta.

Un ruolo importante è senza dubbio giocato, nella sua realizzazione, dal guanciale Amatriciano.

Si tratta di un salume ricavato dalla guancia del maiale, tra la testa e la spalla, dalla caratteristica forma triangolare e ricoperto da diverse spezie, tra cui pepe e peperoncino. Poi viene salato, lavato, conciato, affumicato, quindi messo a stagionare per almeno due mesi. Il guanciale Amatriciano era parte integrante della dieta dei pastori dei Monti della Laga, essendo un prodotto facile da conservare e garantendo un buon apporto calorico nei mesi di permanenza in montagna. Insieme al pecorino era originariamente l’unico condimento della pasta.

Appunto: il pecorino. Più nello specifico, il pecorino dei Monti della Laga (o Amatriciano). Si tratta di un formaggio a pasta dura che viene prodotto con latte misto ovicaprino (latte di capra non superiore al 30%), caratterizzato da un sapore leggermente salato e piccante. La stagionatura può variare dai 3 ai 6 mesi. Viene tipicamente prodotto nella zona di Amatrice, dove viene utilizzato come ingrediente base per la Gricia e l’Amatriciana, ed è riconosciuto dalla Regione Lazio come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT).

Questo formaggio ha rappresentato per secoli la base dell’alimentazione dei pastori che si spostavano con le greggi tra la Puglia, l’Abruzzo e il Lazio, alla ricerca di pascoli che avrebbero poi conferito ai prodotti aromi e fragranze pressoché uniche.

Ma torniamo a parlare della ricetta che vi presento oggi, che utilizza questi nobili e unici ingredienti che rappresenta una pregevole reinterpretazione della tradizionale “amatriciana”.

Lo chef che ci ha guidato on-line nella preparazione è stato Marco Bartolomei, che non l’ha stravolta negli ingredienti e in alcuni procedimenti.


 LASAGNETTA CROCCANTE ALL’AMATRICIANA

Ingredienti

3 uova, 350 gr. di farina 00, concentrato di pomodoro, sale, 200 gr. di guanciale, 500 gr. di pomodori pelati, 500 cl. di latte, 50 gr. di burro, 50 gr. di pecorino, un po’ di vino bianco per sfumare il guanciale, spaghetto, olio per friggere.

Attrezzature

Panno o pellicola per coprire la sfoglia, pirottini tondi monodose in alluminio; macchinetta per la sfoglia (se non volete tirarla a mano), minipimer o mixer ad immersione.

Sono 5 le fasi di questa ricetta: la sfoglia, la salsa, la besciamella, il cremoso per la guarnizione del piatto, lo spaghetto fritto per completare la guarnizione.

Per la sfoglia

Disponete la farina in una ciotola, aggiungete le uova e un pizzico di sale; iniziate a mescolare, e quando le uova e la farina iniziano ad amalgamarsi, aggiungete il concentrato di pomodoro e continuate ad impastare. Quando l’impasto inizia a staccarsi dai bordi della ciotola, porlo sul piano di lavoro e continuate ad impastare con le mani, aggiungendo altra farina, se serve, per dare consistenza all’impasto, fino a quando non diventa liscio. Poi rimettetelo nella ciotola, ricopritelo con un panno o con della pellicola, e lasciatelo riposare per mezz’ora.

Dopo circa 30 minuti, stendete la sfoglia abbastanza sottile e ritagliatela in quadrati di circa 15 cm x 15.

Per la salsa all’amatriciana

Preparate i pelati, schiacciandoli in un piatto; tagliate il guanciale a strisce (non più di mezzo centimetro di spessore) e poi a dadini sottili. Cuocete il guanciale in una padella a fuoco lento finché non diventa croccante. Mettete da parte un po' di guanciale che servirà poi per la guarnizione. Sfumate il restante guanciale con del vino bianco, fatelo evaporare e poi aggiungete i pelati, mantenendo una consistenza molto densa. Portate a cottura la salsa, almeno per 15 minuti.

Per la besciamella

Fate sciogliere 50 gr. di burro a fuoco lento e unite 50 gr di farina; mescolate fino a quando non raggiunge un colore dorato/nocciola. In un altro pentolino, portate ad ebollizione mezzo litro di latte. Unite il latte al preparato, mescolando mentre lo versate. Aggiungete un pizzico di sale, e continuate a cuocere girando, fino a quando la besciamella non raggiunge una consistenza cremosa e soda. Fatela raffreddare.

Unire quindi la salsa all’amatriciana alla besciamella (entrambi ormai tiepide) per farne un composto unico, che andrà a costituire il ripieno delle lasagnette.

Imburrate i pirottini di alluminio e teneteli da parte. Preparate il pecorino a scaglie o grattugiato grossolanamente.

Cuocete nel frattempo le sfoglie di pasta in acqua bollente, scolatele e mettetele in acqua fredda; prendete una sfoglia cotta e tagliatela in 12 quadratini. Asciugate le restanti sfoglie e disponetele su un piano di lavoro. Mettete quindi sulla parte centrale di ogni sfoglia una generosa cucchiaiata di salsa; sopra al ripieno appoggiate un quadratino di sfoglia precedentemente tagliato, e su di esso ponete un altro cucchiaio di ripieno; disponete ancora in cima il pecorino precedentemente preparato. Piegate ciascuna sfoglia con il suo ripieno “a sacchetto” (occorre unire in diagonale i lembi del rettangolo di sfoglia in modo da creare una sorta di fagottino) e adagiatela in ogni pirottino.

Scaldate il forno a 160°, inserite i pirottini e cuoceteli per 12/13 minuti, poi per gli ultimi 2/3 minuti di cottura alzate la temperatura a 180/190°, fino a che la lasagnetta non risulti croccante in superficie.


 Per il cremoso di amatriciana

Rifate la salsa dell’amatriciana, seguendo lo stesso procedimento del sugo, con una percentuale di guanciale minima. Una volta cotta, frullatela per ottenerne un composto liscio e cremoso.

Per l’impiattamento

Prendete il guanciale croccante messo da parte e tagliatelo ancora in piccoli cubetti (in modo da ottenere un crumble); inserite il cremoso di pomodoro (da scaldare se nel frattempo si è raffreddato) nel piatto fondo, a specchio; disponete la lasagnetta cotta al centro del piatto, guarnitela con il crumble di guanciale distribuendolo sia sulla lasagnetta sia sul cremoso. Aggiungete alla fine lo spaghetto fritto per ricordare il piatto a cui si ispira, lo spaghetto all’amatriciana. Io ci ho aggiunto ancora del pecorino amatriciano grattugiato, tanto per “rafforzare” l’origine del piatto. 

Chiudo questo lungo post con un mio giudizio su questo piatto. Devo dire che è davvero buonissimo e goloso con un gioco di consistenze davvero molto interessante: sopra, lasagnette croccanti con la possibilità di ammorbidirle nel sughetto alla base; sotto, morbide con un ripieno vellutato e cremoso. Una vera goduria, con gli stessi sapori dell’amatriciana.

Un piatto che per la sua ricchezza ed opulenza, oltre che per il suo effetto scenografico, può essere molto indicato per fare un figurone in famiglia in occasione di qualsiasi giorno di festa.

Bon appétit!