Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

29 giugno 2020

Zucchine tonde, ripiene di spaghettini


Oggi ricetta con una tipologia particolare di zucchine che adoro, le zucchine tonde.
Quest’ultime sono caratterizzate da un gusto molto dolce e delicato e si prestano molto, ovviamente, ad essere cucinate ripiene, sullo stile dei pomodori al riso.
Mi piaceva molto l’idea di riempire anche questa tipologia di zucchine con degli spaghetti, come talvolta faccio con i peperoni (date un’occhiata qui e qui) e allora perché non metterla in pratica?
Ho scelto in particolare degli spaghettini che, grazie alla loro breve cottura, ho fatto cuocere direttamente in padella insieme alle parti interne delle zucchine.
Più nello specifico, ecco come ho preparato questo piatto:

Ingredienti:
(per due persone)

3-4 zucchine tonde
colatura di alici qb
pasta di acciughe qb
pecorino romano qb
200 gr. di spaghettini
1 cipolla
olio extravergine qb
prezzemolo, basilico, menta qb
poco vino bianco

Tagliare il “cappello” delle zucchine tonde, che avrete precedentemente lavato. Scavare con un coltellino affilato la loro parte interna tirandone fuori dei cubetti o degli sfilacci, in modo da lasciare vuoti i contenitori tondi.
In una padella mettere dell’olio extravergine e aggiungere la cipolla tagliata abbastanza finemente. Lasciare andare per pochi minuti. Aggiungere l’interno delle zucchine tagliato a dadini e far cuocere per qualche minuto. Aggiungere della pasta d’acciughe e uno-due cucchiai di colatura di alici. Far ben amalgamare e cuocere, aggiungendo se necessario dell’acqua. Portare a cottura, ma se volete potete spegnere il fuoco quando le zucchine sono “al dente”.
Nella stessa padella di cottura delle zucchine far cuocere, risottandoli, gli spaghettini. La pasta cuocerà sia con parte del liquido di cottura delle zucchine, sia aggiungendo di tanto in tanto dell’acqua bollente. Ne verrà fuori un ripieno delle zucchine tonde ben mantecato, a cui verrà aggiunta fuori fuoco anche un’abbondante dose di pecorino romano. Profumare poi con foglioline di prezzemolo, basilico e menta.
Inserire quindi qualche forchettata di spaghetti dentro le zucchine svuotate fino a riempimento e chiudere col loro “cappello”.
Porre le zucchine tonde in una pentola a pressione (o comunque sempre coperchiata, io ad esempio ho usato una cataplana) con dell’olio evo, acqua e vino bianco e cospargerle di olio e poco sale. Farle cuocere per una mezzoretta circa o comunque fino a quando l’esterno delle zucchine risulterà morbido, aggiungendo acqua se necessario.
Un piatto strepitoso, che ora che fa caldo va servito tiepido o addirittura freddo, guarnito con qualche cucchiaiata del suo dolce sughetto. Vedrete che gusto!

17 giugno 2020

Tanti auguri a me (o meglio al mio blog)!


Questi strani giorni di pandemia mi avevano fatto quasi dimenticare il compleanno del mio blog.
Invece occorre rimarcarlo perché sono arrivato a ben 13 anni di blog, un traguardo davvero importante.
Sono orgoglioso di un tale primato, visto che quando l'ho aperto non eravamo in tanti sulla rete a parlare di food e nemmeno di viaggi ed ho vissuto tutta l’evoluzione del fenomeno nel corso degli anni. Posso quindi fieramente considerarmi un pioniere del “settore”. Soltanto dopo molto tempo si è registrato un proliferare di blogger e successivamente dei cosiddetti “influencer”, talvolta neanche in possesso di un blog.
Come uso fare in queste occasioni, ringrazio tutti i miei lettori e follower che con assiduità si interessano alle mie passioni come quella per la Francia in tutte le sue espressioni, il buon cibo, l’enogastronomia e i viaggi e auguro a questo blog di continuare a regalarmi le belle soddisfazioni che finora mi ha donato.
Il numero 13 poi è per me significativo, perché il 13 è il giorno di Sant’Antonio (13 giugno) a cui sono molto devoto e inoltre… con il 13 si vince pure la schedina… J (a proposito: ma esiste ancora la schedina?).
Nella foto una doverosa torta di festeggiamento, che quest’anno è rappresentata da un buonissimo dolce ricotta e visciole del Forno Roscioli, davvero da non perdere. Fatemi sapere che ne pensate se vi capita di assaggiarlo.
Auguri ancora a questo blog!

5 giugno 2020

Quest'estate i turisti europei saranno i benvenuti in Francia


Buone notizie arrivano dalla Francia in merito al turismo d’oltralpe. Le frontiere della Francia dovrebbero infatti aprirsi ai visitatori europei e britannici (area Schengen e Regno Unito) a partire dal 15 giugno.
Il Primo Ministro Edouard Philippe, nella conferenza stampa del 28 maggio, ha dichiarato di essere favorevole alla riapertura delle frontiere con i Paesi europei a partire dal 15 giugno. Tale data rimane fissata in attesa di una conferma ufficiale.
La Direttrice Generale di Atout France Caroline Leboucher, riferendosi in particolare all’Italia, ha sottolineato a tal proposito: “Aspettiamo con impazienza la data del 15 giugno e la conferma della riapertura delle frontiere all'interno dell'UE. I professionisti del turismo francese hanno lavorato su dei protocolli sanitari, in collaborazione con il governo francese, per garantire la sicurezza dei dipendenti e dei visitatori, seguendo le più sicure procedure. Spiagge, campagne e montagne adatte per passeggiate o attività sportive all'aperto, parchi per il tempo libero, siti culturali e monumentali, ristoranti e alloggi turistici attendono quindi i turisti italiani che, si spera presto, potranno godere di nuovo dell’arte di vivere alla francese. Dal piacere di un caffè-crème e un croissant in una terrazza al mattino alla condivisione di un pranzo con gli amici o con la famiglia, per concedersi il piacere di ritrovarsi di nuovo insieme a degustare gustosi piatti e grandi vini”.
Per quanto riguarda l'apertura delle frontiere verso Paesi esterni all'Unione europea, le decisioni saranno prese in un secondo momento, previa consultazione tra gli Stati membri. Le frontiere rimarranno chiuse comunque almeno fino al 15 giugno.
Nel territorio transalpino, nel frattempo, si sta gradualmente procedendo alla riapertura delle diverse strutture. Di seguito alcuni dettagli:

A partire dal 2 giugno, caffè, bar e ristoranti situati nelle “zone verdi” (tutta la Francia ad eccezione delle “zone arancioni”, ovvero Parigi-Ile de France, Mayotte e Guyana) potranno riaprire, con le regole del distanziamento sociale (1 metro fra i tavoli e non più di 10 persone per tavolata) e uso di mascherina obbligatoria per il personale e per i clienti quando si spostano per il locale. Caffè, bar e ristoranti nelle zone arancioni sono invece autorizzati all’apertura dal 2 giugno solo per le terrazze all’esterno dei locali.

Anche i musei e i monumenti hanno riaperto su tutto il territorio nazionale dal 2 giugno, con l’uso obbligatorio della mascherina. I parchi di divertimento hanno riaperto nelle “zone verdi”, con ingresso al massimo per 5.000 persone, e riapriranno il 22 giugno nelle zone arancioni. Lo stesso vale per teatri e sale di spettacolo.

I cinema potranno riaprire su tutto il territorio dal 22 giugno. Fino almeno a tale data rimarranno chiuse anche le discoteche e le sale giochi. I raduni e gli eventi di oltre 5.000 persone rimarranno vietati fino a nuovo ordine e gli assembramenti pubblici sono limitati a 10 persone fino al 21 giugno.

Parchi e giardini hanno riaperto su tutto il territorio dal 30 maggio e dal 2 giugno riaprono anche spiagge, laghi e laghi artificiali.

Potranno riaprire anche campeggi, villaggi turistici e altri alloggi collettivi, sempre nelle stesse date. Per gli alberghi entreranno in vigore anche nuove norme sanitarie, che offriranno condizioni di sicurezza agli ospiti durante il loro soggiorno.

Il Gruppo ADP ha inoltre annunciato la ripresa dei voli passeggeri commerciali sull'aeroporto di Parigi-Orly da venerdì 26 giugno 2020 (tali voli erano stati sospesi dal 31 marzo 2020). La riapertura dello scalo di Parigi-Orly avverrà gradualmente, in linea con la domanda e ottimizzando le infrastrutture dell'aeroporto. Le operazioni inizieranno nel settore Orly 3. Sono state prese dall'aeroporto di Parigi tutte le precauzioni, in collaborazione con le compagnie aeree, per garantire che protezioni individuali e distanza fisica siano rispettate durante tutto il percorso del passeggero. Orly 3 sarà dotato di telecamere termiche, in modo che i passeggeri possano effettuare il controllo della temperatura all'arrivo a Parigi ed essere indirizzati, se necessario e se lo desiderano, alle strutture mediche in aeroporto.

Per ulteriori informazioni:

www.france.fr
Facebook: France.fr
Twitter: @atoutfranceIT
#ExploreFrance #FromHome

Contatto stampa: Atout France in Italia: Barbara Lovato – barbara.lovato@atout-france.fr

31 maggio 2020

Una vignarola “riccia”


Non c’è primavera senza una buona vignarola, piatto tipico della cucina romana che utilizza tutte le primizie della stagione che precede l’estate.
E’ una preparazione campagnola, dalle mille sfumature di verde, con tanti ingredienti che affollano i banchi del mercato in questo periodo: i piselli, le fave, i cipollotti, la lattuga, i carciofi…
Amo molto questo piatto che è preparato magistralmente qui a Roma da alcuni ristoranti e trattorie tipiche. Come ad esempio Cesare al Casaletto, che ne fa una versione abbondante e sontuosa.


La mia prima vignarola, altrettanto buona, l’ho invece mangiata in un ristorante in centro nei pressi di Piazza di Spagna, “Alla Rampa”, un locale che tanto tempo fa frequentavo spesso con i miei genitori. E’ lì che ho cominciato ad amare questo piatto.
Di tanto in tanto preparo la vignarola anche a casa, trasformandola in un primo piatto condendoci la pasta. L’ho fatto anche questa volta, ma utilizzando un formato un po’ particolare e che amo molto, le reginelle o mafaldine, che dir si voglia.
Dicevo alcuni post fa che un piatto acquisisce un sapore tutto suo e specifico, a parità di condimento, a seconda del formato di pasta, e anche in questo caso questa affermazione è più che mai vera. In effetti con le reginelle ho ottenuto una vignarola del tutto particolare e inedita.
Ecco come l’ho fatta: ho messo in padella dell’olio extravergine. Vi ho fatto appassire dei cipollotti tagliati finemente, insieme a della pancetta a dadini.
Quando la cipolla è diventata trasparente, ho aggiunto spicchi di carciofi, piselli e fave fresche, mescolando e insaporendo con sale e pepe. Ho aggiunto dell’acqua ed ho lasciato quindi cuocere a fuoco basso per circa mezzora o comunque fino a quando le verdure non sono risultate tenere/al dente. Va detto che a questo piatto andrebbe aggiunta anche la lattuga, come sottolineavo più su, ma stavolta non l’ho utilizzata.
Ho scolato quindi la pasta al dente, facendo finire la sua cottura nella padella della vignarola e mantecando con abbondante pecorino romano.
Un piatto sontuoso e ricco, pur con la semplicità di ingredienti campagnoli, che si adatta alla perfezione anche a questo tipo di pasta, con la parte dentellata e riccia di queste fettuccelle che cattura ed arpiona goduriosamente l’opulento condimento.
Bon appétit!

21 maggio 2020

Parliamo di Francia (e anche del pain perdu)


Lo scorso weekend si è tenuto un evento on-line (diretta Facebook) molto interessante, organizzato dall’Associazione Italiana Travel Blogger, avente come tema la Francia.
Insieme alla responsabile dell’Ufficio stampa del turismo francese in Italia Barbara Lovato e alla brava conduttrice Simonetta Clucher tutte le persone collegate hanno potuto effettuare una sorta di viaggio virtuale, visto che molto si è detto delle più belle zone da visitare nel territorio transalpino.
Nel corso dell’incontro sono stati affrontati anche alcuni problemi pratici, in relazione all’inevitabile impatto sul turismo francese della pandemia che stiamo vivendo e soprattutto in merito alle modalità con cui si cerca di attuare la lenta uscita (si spera) dal Covid 19.
Potete trovare qui l’intera diretta, per chi l’avesse persa.
La diretta è stata anche l’occasione per lanciare la rivista “Explore France 2020” (disponibile on line qui ed anche in edicola, in allegato alla rivista “Bell’Europa” di maggio), incentrata quest’anno sul tema del turismo “verde” e all’aria aperta, utile oltretutto anche per una maggiore facilità di contrasto della pandemia.
E’ stato poi affrontato il sempre gradito tema della gastronomia, con riferimento non solo ai tanti prodotti di qualità e a denominazione di origine francesi (molto interessante, tra questi, anche il riferimento al miele d’oltralpe, ndr), ma anche a tante ottime ricette da preparare a casa, in attesa di gustarle dal vivo, in occasione di futuri viaggi in Francia.
Tra queste, oggi vi propongo quella del pain perdu, una ricetta di recupero perché riutilizza in modo virtuoso e senza sprechi il pane raffermo.
Per molti francesi questa preparazione, una merenda dolce buonissima, evoca ricordi legati all’infanzia.
Il pain perdu si ottiene intingendo il pane raffermo in una miscela di latte, zucchero e uova e friggendo poi il tutto in padella con del burro (con aggiunta successiva di zucchero vanigliato). Trovate qui la ricetta, che mi sono divertito a realizzare a casa, con le dosi esatte degli ingredienti.
Un piatto meraviglioso, godurioso e della memoria, caratterizzato oltretutto da una grande semplicità, la quale spesso è sinonimo di bontà, tanto più quando ad essa sono associati teneri ricordi di fanciullezza.

10 maggio 2020

Rivalutando il povero sedano


Oggi vi propongo un post se vogliamo atipico, dedicato ad un prodotto agricolo abbastanza poco considerato, il sedano.
Viene regalato quando il fruttivendolo ci dà “gli odori”, non è mangiato praticamente mai, anche se è sempre utilizzato, nel brodo vegetale, è un po’ antipatico da pulire… Insomma un mezzo disastro.
Eppure sono un fan del sedano per tanti motivi. Ad esempio ha il pregio di conferire molto sapore al brodo vegetale (per verificarlo, provate a fare un brodo di solo sedano: vedrete che sapore delicato ed aromatico che ha!), è ideale nei soffritti ed è davvero rinfrescante e pulisce bene la bocca sotto forma di gelato (lo avete mai provato?).
Per valorizzare questa materia prima un po’ snobbata è opportuno preparare delle buone ricette dove finalmente il sedano rappresenta un elemento centrale.
Ve ne propongo allora due molto interessanti: il sedano al forno con burro e parmigiano e un sedano in umido con tante erbe aromatiche, olive, capperi e acciughe.
Nel primo caso vi servono (per 4 persone):

2 piedi di sedano
100 gr. di burro
4 cucchiai di parmigiano
½ bicchiere di vino bianco

Esecuzione:

Pulire e lavare i sedani. Tagliarli in modo che raggiungano la lunghezza di 10 cm. Farli bollire in acqua salata fino a lessarli.
In una teglia unta di burro disporre in modo regolare i sedani lessati e cospargerli di prezzemolo e parmigiano abbondante.
Aggiungere poi il vino e dei fiocchetti di burro e far cuocere in forno a temperatura medio-alta fino a doratura.
Un piatto molto gustoso, che esalta davvero il sedano. Tanto più con l’accoppiata vincente burro-parmigiano.

Altra ricetta. Ingredienti:

erbe aromatiche varie (maggiorana, origano secco, prezzemolo)
olive nere di Gaeta q.b.
capperi dissalati q.b.
acciughe, 2-3
una cipolla
olio extravergine di oliva
2 piedi di sedano

Esecuzione:

Far andare in un tegame la cipolla in olio extravergine. Aggiungere il sedano pulito, lavato e tagliato a bastoncini della lunghezza di 10 cm (più o meno). Inserire poi la maggiorana, l’origano, il prezzemolo, le olive nere denocciolate e i capperi.
Far cuocere ancora un po’ e, prima di spegnere, aggiungere le acciughe, che farete leggermente sciogliere.


Questo piatto produce un sughetto impareggiabile. Vedrete che “scarpetta” che farete!
Non mi resta che augurare buon sedano a tutti e… non trattatelo male, mi raccomando ;)

2 maggio 2020

Un viaggio virtuale nella Parigi di Simenon e Maigret


Ho scoperto per caso alcuni giorni fa su Rai3 un’interessante trasmissione, "Punto di Svolta, in cui si parlava dello scrittore Simenon (la trovate qui).
Un romanziere che adoro, di cui ho letto tantissimo, capace di descrivere come nessun altro le atmosfere e i personaggi delle sue opere, facendo immergere il lettore nel miglior modo possibile nel cuore della narrazione. Con Simenon infatti, come si sottolineava giustamente nella trasmissione, “vediamo subito ogni cosa, percepiamo i colori, sentiamo i rumori, avvertiamo gli odori”…
Il suo personaggio a cui siamo più affezionati, il Commissario Maigret, rispetto ad altri detective rivolge un’attenzione specifica alla gente normale, les petit gens, ed è stato definito un “riparatore di destini”. Una persona cioè che, intuendo il destino di chi sta percorrendo strade sbagliate, cerca di correggerlo.
Simenon ha descritto in tanti romanzi con grande dovizia di particolari la sua Parigi e quella del Commissario Maigret, l’atmosfera della capitale francese, la sua “aria”.
La Parigi di Maigret è fatta sì di luoghi inventati, ma anche e soprattutto di ambientazioni reali.
A cominciare dal numero 36 del Quai des Orfevres, nei pressi di Notre Dame, sede del Palazzo di Giustizia ed un tempo della Polizia Giudiziaria, palcoscenico principale delle inchieste del Commissario Maigret.
La trasmissione ci accompagna poi in altri fascinosi luoghi della Ville Lumière, raccontandoci al tempo stesso i momenti salienti della vita di Simenon.
Approdiamo allora nella bellissima, elegante e geometrica Place de Vosges, dove lo scrittore di Liegi risiedette e fece risiedere per un breve periodo Maigret, apprezziamo i grandi boulevard di Montparnasse, il fascino di Saint Germain des Près con lo storico locale “Les Deux Magots”, il verde e le fontane dei Giardins du Luxembourg, lo charme del Canal Saint Martin...


Vi consiglio quindi vivamente di vedere questa puntata, se non altro per rivedere e rivivere una città bellissima, vivace, brulicante di gente, nella speranza di poterci tornare il più presto possibile e di viverla in prima persona.
Della Parigi di Simenon e Maigret ho parlato anche in questo post, mentre un “dipinto” da non perdere a tal proposito è il pezzo che scrisse Gianni Mura nel lontano 2006 (lo trovate qui).
Ognuno porta con sè una propria Parigi ma noi, amanti di Simenon, la vediamo e gustiamo in tutti i sensi decisamente con gli occhi attenti e bonari del Commissario Maigret…

Ps 1: a proposito di Canal Saint Martin ho ritrovato tra vecchi dvd quello relativo al noto film “Hotel du Nord”, uscito nel 1938 e diretto da Marcel Carné, con Arletty.
L’insegna “Hotel du Nord” è presente tuttora in questa zona di Parigi, che vi invito a visitare se non la conoscete.


Ps 2: sempre a proposito di Maigret recuperate su Raiplay il lungometraggio “Maigret a Pigalle” con il grande Gino Cervi. Vedrete una Parigi quasi anni ’70 davvero piacevole e dalla calda atmosfera. E che belle macchine si vedono in giro in questo film, tra cui la mitica 2CV. Buona visione!

24 aprile 2020

I vantaggi di risistemare le librerie


Oltre a cucinare (molto), durante questo periodo di clausura mi sto dedicando nel tempo libero, tra le altre cose, a mettere in ordine alcune librerie che ho in casa.
Un vantaggio che deriva da questa operazione, oltre a riprendere libri che si è avuto il piacere di leggere, è anche quello di riscoprire pubblicazioni dimenticate e/o che non si trovavano più.
Sono stato contento in particolare di ritrovare un paio di vecchi libretti che ho riletto con grande interesse.
Uno di questi è una collezione di cartoons sul cibo e la ristorazione (“Mouthfool” - A gourmet collection of culinary cartoons) di Enzo Apicella. Enzo era un caro amico di famiglia ed è stato un grande fumettista, designer, pittore e giornalista che ha vissuto per tanti anni a Londra, progettando tra l’altro gli interni di tantissimi noti ristoranti e pizzerie.
Tra i suoi diversi libri di vignette (pubblicate anche su giornali come The Observer, The Guardian, The Economist, il quotidiano del partito Radicale e Liberazione) mi ero quasi dimenticato di questo volumetto, che ha a che fare proprio con una materia a me evidentemente molto cara, quella relativa al variegato mondo del food.
Le vignette contenute in questo libro sono molto sfiziose ed argute e, come afferma George Melly, colui che ha scritto la relativa introduzione, presentano “the right lenght to keep us calm and amused during one of those suspiciously long waits between coursesJ


La vecchia versione che ho io ha una copertina dai colori molto accattivanti. In seguito credo sia stata fatta qualche ristampa, con una copertina mi sembra di vedere molto meno piacevole, ma cercate comunque di procurarvi questa divertente raccolta.
Un'altra chicca che ho trovato è uno di quei libretti che un tempo si vendevano “a mille lire”. Una collana che molti di voi ricorderanno, che comprendeva tantissimi titoli e argomenti.
Ebbene, uno di questi libricini che ho ritrovato riguarda i mestieri di strada (in molti casi scomparsi) degli ambulanti napoletani. Una pubblicazione (scritta da Umberto Franzese) idealmente piena di colori, che immerge il lettore in un pittoresco mondo, fatto di gestualità e grida di richiamo ritmate musicalmente, come in un grandissimo mercato all’aperto, disperso nei più vari angoli delle strade della città partenopea.


Aiutato dal rappresentante più anziano della mia famiglia, mio padre, ho cercato con lui di ricostruire i suoi ricordi su questi antichi mestieri, abbinandoli a quanto scritto nel libro. Ne è venuto fuori un esercizio molto piacevole, con una perfetta coincidenza qualche volta dei suoi racconti con quanto scritto nel libro; che in certi casi coinvolgono mestieri che nei mercatini, e forse anche fuori di essi, riemergono e sopravvivono tuttora a Napoli.
Mi sono divertito un mondo a leggere alcune colorite espressioni di questi venditori. Ve ne cito alcune (chi non capisce, mi chieda pure la traduzione):

- venditore di nespole: “teneno a faccia gialla e ‘o core ‘e zuccaro
- venditore di cocomeri: “jamm’, cu ‘na lira magne, bive, te lava ‘a faccia e te scite ampress à matina
- venditore di carne cotta: “tengo ‘o musso, ‘o pere ‘e puorco e ‘o callo ‘e trippa

Il libro è infarcito di queste divertenti citazioni e vi invito a cercarlo, perché è veramente interessante. E perché uno dei mille colori di Napoli è rappresentato anche dalle autentiche esibizioni di questi simpatici e caratteristici venditori…

Ps Nel prossimo post vi parlerò di altre “scoperte” fatte in questo periodo di quarantena. Stavolta sul fronte video… Stay tuned…

12 aprile 2020

Auguri di Buona Pasqua con il mio timballo di tagliatelle, besciamella allo zafferano, asparagi e crudo


Qualche giorno fa, per chi mi segue sui social, ho postato una foto di un buonissimo timballo che ho preparato in questi giorni di clausura.
Come promesso, vado a pubblicare la ricetta. Si tratta di un timballo con besciamella allo zafferano, asparagi e prosciutto crudo.
Un piatto che ho pensato di realizzare sia perché volevo utilizzare dei prodotti di stagione, gli asparagi, sia perché intendevo preparare una sorta di torta rustica, che in un periodo pasquale ci sta proprio bene.
Ne è venuto fuori un timballo abbastanza inedito e davvero buono e goloso, con cui voglio accompagnare i miei auguri a tutti voi di buona Pasqua.

Ecco la ricetta:

Ingredienti:
(per 4 persone)

1 mazzo di asparagi
zafferano in pistilli
besciamella q.b. (la ricetta ce l’avete, no?)
pasta sfoglia (la ricetta ce l’avete, no?)
500 grammi di tagliatelle
1 etto di prosciutto crudo tagliato a dadini
burro q.b.
mezzo fiordilatte tagliato a dadini
parmigiano grattugiato q.b.

Pulire, lavare, e lessare gli asparagi. Tagliarli a pezzettini e farli andare in padella per 5-10 minuti con abbondante burro, insieme al prosciutto crudo. Tenere da parte.
Preparare intanto in un tegame una besciamella abbastanza liquida e, una volta pronta, incorporarci lo zafferano tenuto in infusione per una mezzoretta in poco latte tiepido. Si creerà una bella crema gialla.
Unire la besciamella allo zafferano nella padella degli asparagi e far amalgamare brevemente sul fuoco.
Stendere nel frattempo la pasta sfoglia in due metà abbastanza sottili e lessare le tagliatelle al dente in acqua salata.
Inserire le tagliatelle nel composto con asparagi e besciamella e condirle bene con questa crema.
Imburrare un tegame abbastanza largo e porvi la prima metà della pasta sfoglia. Su di essa porre una parte delle tagliatelle condite che copra l’intera superficie della teglia. Quindi aggiungere uno strato di fiordilatte e abbondante parmigiano grattugiato.
Coprire con le restanti tagliatelle e poi con l’altra pasta sfoglia.
Bucherellare qua e là la superficie del timballo con una forchetta e cuocere in forno per una mezzoretta circa a 180 °C o comunque finché non sarà dorato.
Un esperimento davvero ben riuscito e una preparazione opulenta che vi invito a preparare e ad assaggiare.


Colgo ancora l’occasione per augurare a tutti i miei lettori una serena Pasqua golosa, quest’anno più che mai, visto che ognuno di noi avrà molto più tempo per cucinare…

31 marzo 2020

Un aperitivo “di clausura” con i vol au vent alla crema di prosciutto cotto


E siamo ancora qua… Non potendo evidentemente uscire di casa, siamo obbligati nel tempo libero a inventarci qualcosa.
E allora per un foodblogger è ovvio che la miglior cosa da fare è cucinare, con maggiore calma del solito, qualche buon piatto, cosa che sto facendo in questi giorni.
Ovviamente manca molto il rito dell’aperitivo, dei pranzi e delle cene in cui il “valore aggiunto” è dato dalla piacevole, conviviale e talvolta numerosa compagnia con cui si condividono le bontà in degustazione. Pazienza… Ce ne vuole tanta in questo periodo…
In ogni caso durante questo mese di marzo ho preparato persino del cibo sfizioso da aperitivo, anche se di fatto quest’ultimo l’ho potuto gustare quasi da solo.
Tra gli altri snack da cocktail pre-cena ho preparato questi simpatici vol au vent con crema di prosciutto cotto.
La cosa che più mi intriga di questa preparazione è il loro contenuto cremoso, che si ottiene con una base di formaggini frullati insieme a del prosciutto cotto.
Non vi ho forse mai detto che i formaggini sono una mia passione, anche se mi rendo conto che non sono il massimo dal punto di vista della qualità dei loro ingredienti.
Detto questo, la ricetta per fare questi vol au vent è semplicissima: preparare i “contenitori” con della pasta sfoglia nel modo descritto in questo post.
Nel frattempo frullare dei formaggini al parmigiano reggiano (come quelli Parmareggio) con del prosciutto cotto ed otterrete una crema rosea molto bella anche a vedersi, oltre che buona.
Farcire i vol au vent con questa crema aiutandovi con una sac à poche e servirli tiepidi (si possono scaldare anche in forno, dopo averli preparati già da tempo, a una temperatura di 150-160°C per una decina di minuti). E’ tutto. Vedrete che bontà!


Buon aperitivo, almeno virtuale, in attesa di poterlo fare il più presto possibile “live” in qualche posticino niente male. Per il momento, però, #restateacasa!

23 marzo 2020

“Scrivere è come cucinare, ma conta molto di più fare la spesa”. Il mio saluto a Gianni Mura


Un paio di giorni fa è venuto a mancare un colosso del giornalismo sportivo e non solo, Gianni Mura.
I suoi articoli e i suoi libri sono stati sempre per me un punto di riferimento imprescindibile ed un esempio inimitabile di cosa voglia significare catturare l’interesse e l’attenzione del lettore, attraverso uno stile ammaliante che suscita un’insaziabile voglia di “nutrirsi” ancora dei suoi scritti.
Questi ultimi erano poesia, con una narrazione che miscelava abilmente i meri fatti di cronaca con intelligenti e mai banali commenti, arricchiti da interessanti elementi culturali e da una maestria unica nell’utilizzo e nel dosaggio delle parole.
Amo Mura anche perché era un buono, una corpulenta persona che si faceva voler bene da tutti, in primis dai suoi lettori. Un tweet di Pier Bergonzi, noto giornalista della Gazzetta dello Sport recitava non a caso poche ore dopo la sua morte: “È morto Gianni Mura, l’orso più buono e giusto che abbia mai incontrato sui sentieri del nostro mestiere. Un gigante del giornalismo sportivo e non solo”.
Gianni Mura era quindi una persona splendida, anche se purtroppo non ho mai avuto il piacere di conoscerlo. Ho invece avuto con grande gioia l’opportunità di intervistarlo telefonicamente alcuni anni fa sul mio blog, in un piacevolissimo colloquio che ha affrontato tutti gli argomenti che rappresentano le mie principali passioni: il ciclismo, il Tour de France, lo sport, la Francia, l’enogastronomia, la passione per la scrittura, i gialli di Maigret. Gli scrissi una mail con poche speranze di avere una risposta e invece lui si fece vivo prontamente, e in poco tempo organizzammo l’intervista (la trovate qui).
Sempre sul mio blog scrissi anni prima una breve recensione di un suo splendido giallo ambientato al Tour de France, che ancora una volta mixava la sua elevata cultura sportiva e ciclistica, con l’amore per la Francia, per l’enogastronomia, per i piatti monumento della cucina francese (uno su tutti, il Cassoulet), per la musica.
Già, un giallo, un genere che poi avrebbe continuato a proporre anche in altri suoi romanzi. Anche lui a tal proposito, come me, amava tanto Maigret. Vi consiglio vivamente di leggere al riguardo un suo articolo sulla Parigi di Maigret, il personaggio più famoso descritto da Simenon.
Ne vale veramente la pena, anche perché rappresenta un concreto esempio di cosa è stato (e purtroppo non sarà più, d’ora in poi) Gianni Mura.
Mura era anche un grande appassionato di un’isola che amo, come sapete, da morire: Ischia. A tal proposito scrisse un piacevole romanzo, sempre giallo, ambientato nell’isola verde in cui descrive anche tanti posti a me cari, tra cui i meravigliosi giardini dell’Eden. Anche in questo caso vi invito a leggere un piacevolissimo articolo scritto da un profondo conoscitore di Ischia, Pasquale Raicaldo, sul rapporto tra Mura e questa bella isola del Golfo di Napoli.
Mura era anche un grande esperto di enogastronomia e scriveva insieme alla moglie una rubrica settimanale molto interessante sul Venerdì di Repubblica.
Era un fan dei locali semplici, genuini, delle trattorie e locande con la tovaglia a quadretti, che offrono i più buoni piatti della tradizione. A proposito di cucina, faceva talvolta un parallelo con la scrittura che mi piace ricordare: “scrivere è come cucinare, ma conta molto di più fare la spesa. Quando hai le cose giuste sul tavolo, quando al mercato hai scelto bene, poi i piatti vengono buoni per forza”.
Ciao Maestro, mi (ci) mancherai tantissimo!

8 marzo 2020

Piatti della memoria e di famiglia: il riso con l'uovo


Ho preparato dopo tantissimo tempo questo piatto che mi riporta ai tempi dell'infanzia.
Periodo in cui, fortunatamente, la cucina non era ancora così "pubblica", condivisa, esibizionista, sotto i riflettori, spettacolarizzata.
Da bambino amavo tantissimo il riso con l'uovo, un piatto semplice ma davvero buono, con il riso caldo che rapprende l'uovo sbattuto insieme al formaggio.
Per qualche strano motivo non ho più mangiato questo piatto, tipico di non so quale regione e certamente più diffuso nelle case che non nei ristoranti.
Era ora di prepararlo e riassaggiarlo, anche per presentarlo a chi non lo conosce (ci sarà qualcuno che non ha ancora avuto questo piacere?).
Ecco la ricetta (i quantitativi sono per due-tre persone), anche se più o meno l'avrete già intuita da quanto ho scritto poco più in alto.
Bollire 5 tazzine da caffè di riso (va bene anche un Carnaroli o un Vialone Nano) in abbondante acqua salata.
Nel frattempo in una ciotola sbattere due uova con abbondante parmigiano grattuggiato e un pizzico di sale.
Scolare il riso ancora bollente e versarvi sopra, immediatamente, il composto di uova e parmigiano. Mescolare per bene in modo che il riso caldo possa lievemente cuocere le uova. Guarnire con un po' di prezzemolo tritato e mescolare ancora bene.
Servire subito, con l'aggiunta di ulteriore (abbondante, se vi piace) parmigiano.
E' una ricetta semplicissima, velocissima e buonissima, che vi invito a provare.
Un comfort food che di questi tempi un pò (o parecchio) inquieti è davvero necessario!

21 febbraio 2020

Consigli flash di viaggio: la statua di Salgari a Verona e il suo Carnevale


Quando vi capiterà, come a me recentemente, di fare un “toccata e fuga” a Verona, vi consiglio una piccola sosta davanti alla biblioteca civica situata nei pressi di Via Mazzini, non distante da Piazza Bra e dall’Arena.


Qui troverete la statua in bronzo di un grande scrittore di romanzi di avventura, Emilio Salgari, che nacque proprio in questa città.
Salgari è noto a tutti per i suoi affascinanti ed esotici racconti che hanno appassionato intere generazioni e che sono poi stati trasposti in parte anche in noti film (Sandokan su tutti) e lungometraggi televisivi.
Nella statua, opera dello scultore veronese Sergio Pasetto, il noto scrittore è raffigurato sorridente, con una bombetta in testa, un libro sotto il braccio e con indosso un impermeabile. Salgari porta inoltre in questa statua la mano al cappello, come per alzarlo in segno di saluto ai passanti e ai frequentatori della biblioteca. Un’immagine che lo ritrae in modo analogo a come era rappresentato nelle poche caricature disponibili all’epoca della sua attività giornalistica, svolta a partire dagli anni della sua gioventù.
A Verona, anche con poco tempo a disposizione, vale certamente la pena di ritagliarsi un po' di spazio per assaggiare l'ottima cucina locale.
Avevo intenzione, per andare sul sicuro, di apprezzare e gustare la cucina di uno dei ristoranti della "galassia" Perbellini, il più noto chef veronese.
Non sono stato tuttavia fortunato perché a fine gennaio, quando sono stato nella città scaligera, molti di essi erano chiusi per ferie(!?): ho comunque fortunatamente trovato aperta la pasticceria la Dolce Locanda, dove ho assaggiato delle magnifiche castagnole allo zabaione e alla crema, visto il periodo carnevalesco.


Sempre a proposito di Carnevale, detto a Verona anche Bacanal del Gnoco, vale qui la pena di viverlo intensamente, essendo uno dei più antichi d'Italia.
L’evento più importante, ma non il solo, ha luogo il venerdi grasso con la sfilata del "venardì gnocolar", che si tiene quest'anno nella giornata di oggi, il 21 febbraio. Passerelle di maschere e carri e poi sin dalla mattina gnocchi (qui la ricetta tipica e le salse con cui si possono condire) per tutti in piazza Bra, con la maschera del "Papà del gnoco" protagonista assoluta.
Dalla città degli innamorati è tutto :)


ps nella mia recente sortita a Verona ho mangiato comunque bene in una bella osteria (le osterie sono sempre una garanzia da questi parti),dove ho gustato tra l'altro dei sontuosi bigoli con radicchio, sopressa vicentina e vino rosso locale.

14 febbraio 2020

I formati di pasta, quelli che preferisco e quelli che detesto


E’ arrivato finalmente il momento di fare il punto su un argomento di cui non ho mai parlato sul mio blog: i formati di pasta che preferisco.
Avverto subito che in questo post mi riferirò a tipi di pasta da consumo di “tutti i giorni” da abbinare a preparazioni “normali”, che mangiamo nel quotidiano, in assenza di moltissimo tempo a disposizione per preparare manicaretti più ricercati. Quindi mi soffermerò su formati del tutto consueti ed appartenenti a marche commerciali e non di maggior qualità, che pur ogni tanto consumo ovviamente con piacere. Non farò riferimento quindi al criterio importantissimo della qualità della pasta, ma semplicemente, ribadisco, alle mie predilezioni generali in relazione alle tipologie e formati di pasta.
Cominciamo subito col dire che ho una leggera preferenza per la pasta corta rispetto a quella lunga (spaghetti, bucatini e quant’altro), anche se quando sento parlare di pasta corta mi viene da pensare a quella piccola come i vari tipi di pastina e non a quella che definirei in modo del tutto personale “media”, corrispondente a penne, rigatoni, mezzemaniche e formati simili.
Ovviamente, sempre secondo il mio punto di vista ma penso anche di molti, la pasta lunga si presta bene per preparazioni a base di coquillages come vongole e cozze e quindi in questo caso la preferisco a quella più corta. Col pesce non disdegno per niente, comunque, di utilizzare della pasta come le mezzemaniche, ma non di più. Detesto ad esempio l’abbinamento dei paccheri coi piatti di mare, una pasta che in generale non amo per niente, se devo dirla tutta (e invece in giro si trovano tanti ristoranti che utilizzano diffusamente i paccheri con preparazioni a base di pesce). Perché non amo i paccheri? Perché è difficile trovare il giusto punto di cottura e perché non prediligo un formato così grande.
Direi che quello che preferisco in assoluto è rappresentato dai rigatoni, possibilmente rigati, che catturano bene tutte le salse con cui sono conditi. Trovo che quello dei rigatoni sia un formato ottimo anche per mangiare dei classici della cucina romana, come la carbonara e l’amatriciana, che al limite possono essere gustati ottimamente anche con dei bomboloni o “occhi di lupo”. Sono invece meno orientato, in relazione a questi piatti, con l’utilizzo di pasta lunga tipo tonnarelli o bucatini.
Anche le classiche penne, sempre rigate, sono un altro formato che prediligo e che si adatta a moltissime salse, sia a base di pomodoro che bianche (non amo per niente invece le penne lisce, che non riescono a piacermi a prescindere dalla più o meno elevata qualità della pasta).
Nell’ambito delle paste lunghe un formato di cui vado pazzo sono i fusilli bucati lunghi, che spesso uso con un sughetto a base di aglio, polpa di pomodoro, mozzarella vaccina, origano e peperoncino che diventa filante e cremoso e ben si adatta a questo tipo di pasta (questo piatto, tra l’altro, ebbe un successo clamoroso quando lo cucinai anni fa a casa di amici francesi nei pressi di Lione!). Non amo molto invece i normali fusilli, troppo banali, mentre mi piacciono molto anche i fusili bucati corti.
Sempre nel capitolo paste lunghe sto rivalutando molto negli ultimi tempi le mafaldine, con quel risvolto riccio esterno che cattura i sapori e non mi dispiace per niente.
In un post del genere vorrei soffermarmi anche sul tema delle pastine. Adoro utilizzarle quasi risottate in tiepide (non calde!) minestre invernali con passati di zucca, di spinaci, di bieta o insieme ad un minestrone frullato e tanto parmigiano. I formati che preferisco sono i tubettini rigati (quelli piccolini, ma amo anche quelli “normali” che adoro con una buona salsa di pomodoro e parmigiano), quelli che alcune marche definiscono “puntine” o i cosiddetti “risoni”. Non amo per niente invece le farfalline, le conchigliette e le stelline e non so dirvi nemmeno il perché.
Mi piace molto anche una pasta ellittica un pò a forma di gomito che alcuni produttori chiamano “celentani”, che adoro con la salsa ai 4 formaggi, perché essendo anche bucata incamera la relativa crema (analogo discorso vale per i pur diversi sedanini).
Tra i formati speciali e quindi non consueti (e qui faccio eccezione rispetto a quanto detto ad inizio articolo) devo citare le “ruote” Cavalieri, tra l’altro uno dei produttori (se non IL produttore) di pasta che preferisco. Sono un formato calloso, ben al dente che con i tanti “raggi” delle sue spesse ruote porta con sè ogni tipologia di salsa.
Queste sono le tipologie che mi vengono in mente e che senz’altro preferisco (o detesto). Ne avrò sicuramente dimenticato alcune. Nel caso me ne ricordassi in seguito, farò un’integrazione o aggiornamento di questo post.
La cosa in qualche modo incredibile, comunque, quando si parla di formati di pasta è che a parità di condimento un piatto può essere profondamente diverso, se cambia la tipologia usata.
Siete d’accordo? Quali sono in ogni caso e in generale le vostre preferenze sui formati di pasta?

8 febbraio 2020

Le novità della Francia 2020, seguendo il “fil vert” di un turismo sostenibile


Si è svolto di recente a Roma il sempre interessante evento di presentazione delle novità turistiche francesi nel nuovo anno.
Come di consueto, anche il 2020 porterà ai turisti che visiteranno la Francia tante belle novità, che spaziano dall’enogastronomia alla cultura, dall’art de vivre alle bellezze naturali.
Uno degli obiettivi di quest’anno di Atout France e degli enti turistici delle regioni francesi sarà quello di rivolgere una maggiore attenzione alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente, in un’ottica “green oriented”, vista la sempre maggiore sensibilità anche del settore del turismo alla riduzione delle emissioni di CO2.
Seguendo una sorta di “fil vert” che accomuna tutte le aree territoriali del paese, sono previste quindi per ciascuna regione una serie di iniziative all’insegna del turismo sostenibile, che si sta affermando progressivamente anche nelle “coscienze” dei visitatori.
Ecco che allora ad esempio in Auvergne viene proposto un itinerario nel Sylvatorium, il primo sentiero silvestre in Francia, che consente di scoprire i benefici forniti dagli alberi, in un percorso che mira al risveglio dei sensi. O si può salire “sull’albero nomade” nel Puy-de-Dome, praticando il cosiddetto “tree climbing” e arrampicandosi su di esso in completa sicurezza, qualunque sia il livello di preparazione fisica.
Sempre sul fronte “verde” sono molto interessanti le escursioni proposte in occasione della Festa del Limone di Mentone, con la scoperta di magnifici sentieri panoramici, in un paesaggio pervaso di colori e profumi.
In Occitania, sui Pirenei e in un ambiente purissimo a quasi 3 mila metri di altezza, si celebrano poi i 20 anni dall’apertura al pubblico del Pic du Midi, con numerose attività in programma e la scienza a portata di tutti (per info: www.picdumidi.com).
Al di là degli eventi green, nel corso della presentazione sono state citate anche altre interessanti manifestazioni che caratterizzeranno le regioni francesi nel corso del 2020.

Eccone elencate alcune:

   Le stelle della gastronomia a Mougins. In questa deliziosa località tra Cannes e Grasse si svolgerà un famoso evento che riunisce grandi chef e appassionati. Appuntamento, da non perdere, il 13 e 14 giugno prossimi.
   Sempre in tema gastronomico è interessante segnalare il lancio in tre grandi regioni, Alvernia-Rodano-Alpi, Borgogna-Franca-Contea e Provenza-Alpi-Costa Azzurra, della Valle della Gastronomia, con l’obiettivo di proporre una selezione di offerte food per far scoprire l’eccezionale varietà e l’inesauribile ricchezza di questi tre territori. Per maggiori informazioni: www.valleedelagastronomie.com
   Il Festival della Normandia Impressionista. Dal 3 aprile al 6 settembre 2020 si terrà la quarta edizione di questo Festival dedicato all’Impressionismo in tutte le sue declinazioni, con tante iniziative che comprendono grandi mostre, musica, fotografia, cinema. Sono previsti eventi in tutta la regione, comprese colazioni sull’erba, regate, balli e guinguettes.
   Sempre in Normandia a Fécamp da non perdere è il Fecamp Grand’Escale, una manifestazione culturale e una festa popolare che si terrà dal 1 al 5 luglio, con dei bellissimi velieri che navigheranno nel “Paese delle Grandi Falesie”. Per maggiori info: www.fecampgrandescale.com

Inoltre in tutta la Francia in tutto il 2020 ci sono altri eventi che sono degni di essere menzionati:

- l'anno in corso è l’anno della bande dessinée (il fumetto in francese) con tante interessanti iniziative al riguardo.
- come ogni anno, in estate (dal 17 giugno al 19 luglio) si svolge il sempre emozionante Tour de France ciclistico, che quest’anno partirà da Nizza.

Nizza tra l’altro proprio in questo periodo è pronta, insieme ad altre località della Costa Azzurra, a vestirsi a festa per l’ennesimo bellissimo e coloratissimo Carnevale (Carnevale di Nizza “RE DELLA MODA” 5-29 febbraio 2020. Vi segnalo poi anche la battaglia navale dei fiori a Villefranchesur mer il 24 febbraio).

Anche quest’anno la Francia del turismo è quindi pronta ad accogliervi con tante proposte da non perdere, che ne fanno la prima destinazione estera per gli italiani.
Io sono pronto ancora una volta a scoprire posti nuovi che la nostra Francia ci offre, anche grazie a mezzi di trasporto efficienti e a nuovi collegamenti aerei, come il volo diretto Roma-Montpellier. Sono sicuro che lo siete anche voi. Allora, da dove vogliamo (ri)cominciare?

Per ulteriori informazioni:
www.france.fr
Atout France in Italia: Barbara Lovato
Facebook: France.fr
Twitter: @atoutfranceIT
#ExploreFrance