Le franc buveur

Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

7 gennaio 2021

Risotto augurale al Per’ ‘e Palummo e avanzi di pollo farcito


E’ finalmente arrivato il 2021, con la speranza che sia davvero molto diverso dal pessimo anno precedente.
Anche le feste natalizie appena concluse sono state molto diverse dal solito, con forti restrizioni agli spostamenti e alla socialità, che sto sopportando sempre di meno.
Per fortuna la cucina è una buona valvola di sfogo, tanto più durante le feste, quando si cucinano piatti della tradizione che si preparano sempre con gioia.
Questo Natale, ad esempio, ho cucinato un ottimo pollo cotto al forno farcito di castagne e macinato di maiale.

Il pollo ripieno prima...
...e dopo la cottura
E siccome cerco sempre di non gettare via mai nulla, con gli avanzi di questo meraviglioso piatto ho voluto preparare un risotto. Un risotto che ho cotto utilizzando anche dell’ottimo vino rosso ischitano, il Per’ ‘e Palummo (cantina Cenatiempo), che avevo in origine abbinato proprio al pollo ripieno.


Adoro la cucina degli avanzi e la sfida è soprattutto quella di ottenere, riciclando del cibo, piatti ancora migliori di quelli di partenza.
Il mio risotto di oggi è stato preparato quindi con della carne mista, cioè a dire con del pollo ma anche con il suo ripieno (il macinato) oltre che con delle castagne.
A questa base che ho sminuzzato sul fondo di una pentola, ho aggiunto della cipolla tagliata finemente e del burro. Ho fatto rosolare il tutto e poi ho tostato il riso in questo composto. Ho sfumato col suddetto Per’ ’e Palummo e portato il tutto a cottura come un normale risotto, utilizzando un ottimo brodo di carne.
Verso fine cottura ho aggiunto altro abbondante Piedirosso (questo è il nome italiano del vino di cui sopra) e fatto evaporare alzando la fiamma.
Quando il risotto si è cotto, ho mantecato fuori fuoco con burro e parmigiano.
Il risultato finale è un piatto opulento, ricco e al tempo stesso elegante e aromatico. Ovviamente da accompagnare ancora con un buon bicchiere di Per’ ‘e Palummo che con la sua corposità, vigorosità e mineralità ben supporta una preparazione come quella che vi ho presentato oggi.
E con questo risotto rosso faccio gli auguri a tutti voi (e a me stesso) di un 2021 pieno di belle soddisfazioni in tutti i campi e soprattutto di un nuovo anno finalmente spensierato e felice!

29 dicembre 2020

Pastina risottata ai carciofi, ed è subito piacere puro


La ricetta che vi propongo oggi è nata quasi per caso. Avevo dei carciofi cotti semplicemente in acqua (un piatto che preparo abbastanza spesso, è buonissimo!) e con l’abbondante brodo che si è formato e che di solito non consumo ho pensato di preparare un risotto.
Avevo tuttavia in casa soltanto della pastina e allora perché non farne una pastina risottata col meraviglioso brodo di cui sopra?
Idea poi rivelatasi ottima, perché il risultato finale è stato davvero sorprendente.
La pastina, che tra l’altro ha breve cottura, si impregna del gusto e dell’essenza del carciofo, colorandosi della sua bella tinta violacea-verdastra con un sapore concentrato e inimitabile.
Per preparare questa ricetta dovete effettuare i seguenti semplici passaggi:
 
-   bollire in acqua fredda alcuni carciofi puliti, condendo con olio extravergine, del sale grosso, aglio in pezzi e prezzemolo. La cottura sarà di circa 30 minuti.

-   utilizzare il brodo che ne deriva per cuocere come un risotto la pastina (io ho usato delle “tempestine”, ma va bene qualsiasi tipologia).

-   mantecare a cottura ultimata con del burro e parmigiano.

-   impiattare, guarnendo con qualche petalo di carciofo bollito.
 
Tutto qui. A rifinitura e completamento del piatto potete, volendo, aggiungere anche una discreta dose di pecorino grattugiato.
Se provate ad eseguire questa ricetta, fatemi sapere poi che ne pensate. Bon appétit!

25 dicembre 2020

Tanti auguri!


Tanti auguri a tutti di un sereno Natale 2020 e buone feste.
Tra poco festeggerò tra le altre cose con un tacchino ripieno di castagne e un Per ‘e Palumm Cenatiempo. Cin cin!

2 dicembre 2020

La straordinaria avventura del Vendée Globe


Vi avevo accennato nello scorso post che in questi giorni di quasi reclusione sto viaggiando in modo virtuale, scoprendo quotidianamente un mondo bellissimo. Fatto di mari esotici, vento, salsedine, scoperta di luoghi geografici, terminologie e fenomeni meteorologici, di avventura, di scoperta dell’ignoto, di quotidiana umanità.
Sto facendo questo ideale viaggio con gli stupendi video e le affascinanti foto (oltre che leggendo interessanti notiziari) della più grande manifestazione velica intorno al mondo, il Vendée Globe.
Ormai da più di 20 giorni questo evento mi sta prendendo e tenendo compagnia con le sue incredibili immagini dal mare, inviate direttamente dalle imbarcazioni di 33 skipper di diversa nazionalità, che senza scalo ed assistenza ed in solitaria dovranno attraversare in circa tre mesi i mari di tutto il mondo (percorrendo 24.296 miglia nautiche, pari a quasi 45 mila chilometri).
Mari calmi ma anche agitati, con venti talvolta impetuosi, depressioni, uragani e molto altro hanno accolto ed accoglieranno i velisti, accomunati da un grande spirito di solidarietà gli uni verso gli altri e da un’avventura straordinaria che alcuni compiono per la prima volta.
Forti emozioni quindi travolgeranno questi concorrenti, che prima della partenza si percepivano da affermazioni come questa: “J'espère m’extasier en mer, vivre de vrais moments de joie, être capable de les observer avec gratitude. Et savourer chaque minute, chaque seconde. Sans jamais rien lâcher."
Il Vendée Globe, dicevo, compie un incredibile giro intorno al mondo partendo dalla bellissima cittadina francese di Les Sables d’Olonne per poi scendere verso Sud costeggiando tutto il lato occidentale dell’Africa fino al Capo di Buona Speranza, varcare l’Oceano Indiano doppiando il capo di Leeuwin in Australia e passando successivamente il mitico Capo Horn; si risale infine di nuovo nell’Oceano Atlantico, costeggiando in direzione Nord tutto il Sud America, fino ad arrivare di nuovo e finalmente nel luogo dove si era partiti e cioè Les Sables d’Olonne.
La partenza del Vendée Globe è avvenuta lo scorso 8 novembre in modo atipico rispetto al solito, quasi in silenzio (normalmente la partecipazione del pubblico è notevole: nella scorsa edizione erano presenti 350 mila spettatori), per i noti problemi legati alla pandemia da Covid 19.
Cercando in sintesi di descrivere l’andamento della regata fino ad oggi, i velisti dopo aver lasciato il luogo di partenza, hanno navigato all’altezza delle coste della Galizia e del Portogallo fino a passare per le Azzorre. Più a Sud hanno incontrato la tempesta tropicale Theta, con venti fino a 60 nodi, che ha dato loro non poche noie. Poi la flotta è arrivata nei pressi delle isole Canarie, costeggiando quindi la parte Nord Occidentale dell’Africa.
Dopo Capo Verde e nei pressi della linea dell’Equatore hanno dovuto fronteggiare anche il “Pot au Noir”, una convergenza intertropicale con raffiche improvvise e altrettanto improvvisi cali di vento che talvolta possono dare parecchi grattacapi (non molti in questo caso) ai concorrenti. Passato l’equatore (in cui è tradizione di donare qualcosa a Nettuno) i velisti si sono poi imbattuti nell’anticiclone di Sant’Elena con presenza di venti deboli ed al momento in cui scrivo diverse imbarcazioni hanno passato il Capo di Buona Speranza, raggiungendo quindi il Grande Sud.
A questa altezza va rilevato tra l’altro che uno skipper che ha subìto un naufragio è stato soccorso, fortunatamente con successo, in piena notte e con condizioni di mare non esattamente ottimali, da un altro velista (e qui torna lo spirito marinaro di solidarietà).
Tra i partecipanti al Vendée Globe, tra cui vi sono anche sette donne, seguo in particolar modo le vicende dell’unico italiano in gara, Giancarlo Pedote, filosofo fiorentino che vive da diversi anni a Lorient in Bretagna, terra dalla consolidata tradizione velica oceanica.
Ma è interessante seguire pure quelle degli altri skipper in gara, che con tanti splendidi video mostrano la loro vita quotidiana. Scene in cui mangiano (anche bene, come il nostro Pedote*), in cui riparano qualche guasto, brindano in caso di buone condizioni di navigazione, esprimono i loro sentimenti e sensazioni, mostrano pesci volanti (sì, proprio con le ali!), albatros in lontananza, simboli affettivi legati alla famiglia (è dura star lontani da casa quasi tre mesi), tramonti ed albe mozzafiato (i velisti non possono necessariamente dormire tantissimo).
Anche le imbarcazioni sono uno spettacolo, delle autentiche e perfette “Formula 1 del mare”, dalla tecnologia molto avanzata e supportate da sponsor importanti. E ve ne sono anche di “sfiziosi” e legati al mondo agroalimentare (Charal, carni di qualità, la cooperativa lattiero-casearia Campagne de France, l’azienda di prodotti avicoli Maitre Coq sono alcuni esempi).
Mentre quindi il mondo intero a terra deve fronteggiare la pandemia, gli skipper passeranno quasi tre mesi in mare lontano dai contagi e dalle preoccupazioni ad essi legate. Ne avranno delle altre, come le trappole degli oceani, le onde tutt’altro che dolci, i guasti tecnici più o meno importanti, gli ostacoli imprevisti e altro ancora, ma godranno di tanta libertà quella che non abbiamo (
o quasi) al momento a terra.
E non possiamo nascondere, a tal ultimo proposito, di provare una certa invidia…

*Giancarlo si prepara a bordo piatti come l’uovo fritto con prosciutto del casentino, formaggini con la faccia di Buzz Lightyear (“che mettono il buonumore”) e pane in cassetta grigliato. Che ne dite? Approviamo questa sua ricetta? Io lo farei decisamente!

PS: vi aggiornerò sul mio blog con altri aneddoti su questa lunga regata, definita l’ ”Everest dei mari”. Diventerà allora quasi un Vendée… blog ;)

17 novembre 2020

La mia pasta al forno autunnale


 Rieccomi dopo un po’ di tempo, sempre in questo maledetto anno davvero avaro di cose piacevoli che speriamo possa finire il più presto possibile.
Siamo di nuovo in semi lockdown e si ricomincia a stare di più in casa sperando in tempi migliori, augurandoci che non siano troppo lontani.
In questo contesto per fortuna c’è sempre più tempo per preparare a casa dei buoni manicaretti e nel periodo attuale non si può fare a meno di cucinare piatti dai colori caldi dell’autunno.
Il marrone come quello delle castagne e declinato in mille sfumature dai funghi, l’arancione come quello della zucca sono solo alcuni esempi.
E proprio molte di queste materie prime ho voluto portare in un goloso primo piatto autunnale, che degnamente può rappresentare un opulento pranzo della domenica di stagione.
In un pranzo della domenica che si rispetti una pasta al forno è d’obbligo e perché allora non prepararne una "autunnale"? Cosa ci mettereste? Io ho pensato subito alle castagne, alla zucca ma anche alle salsicce, per non restare troppo su ingredienti dal sapore dolce.
Ecco allora come ho preparato questo piatto che ho voluto riprodurre anche in una versione monoporzione e "padellino", come potete vedere nelle foto.


 Ho innanzitutto preparato una crema di zucca: ho tagliato la zucca a cubetti, ponendola in una pentola con cipolla tritata finemente, olio extravergine, sale, pepe e un po’ di rosmarino. Portata a cottura (va aggiunta anche un po’ d’acqua), l’ho frullata con un frullatore ad immersione.
Ho rimesso quindi sul fuoco il composto così ottenuto, sbriciolandoci dentro della salsiccia e delle castagne lessate. Ho fatto andare il tutto fino a cottura della salsiccia e ulteriore insaporimento della zucca.
Nel frattempo ho anche preparato una besciamella non troppo densa.
Dopo queste operazioni, ho cotto dei rigatoni al dente e li ho successivamente mescolati con parte del composto a base di zucca e della besciamella, amalgamando bene.
Ho inserito poi sul fondo di un tegame da forno della besciamella e metà della quantità della pasta già condita; al centro gran parte della salsa alla zucca con salsicce e castagne e successivamente ho ricoperto con la restante pasta. Sopra di essa ho messo ancora tanta besciamella, altra crema di zucca, abbondante parmigiano grattugiato e una leggera spolveratina di pangrattato. Ho infine infornato il tutto a 180 gradi per una mezzoretta circa. Al limite, per rendere ancora più abbrustolita la crosticina che si formerà in superficie e che DEVE esserci nella pasta al forno, utilizzate il grill gli ultimi 5 minuti di cottura.


 Vedrete che buona! Propongo di utilizzare questo ottimo primo come vaccino anti Covid. Che ne dite? ;)
E a proposito di “evasione” dal Covid, nel prossimo post vi parlerò di un evento che mi sta facendo viaggiare in modo virtuale e molto piacevolmente durante questi giorni.
Attendete e scoprirete…