Le franc buveur

Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

25 luglio 2021

Finalmente ho assaggiato la Catalanesca del monte Somma!

 
Me ne parlava tanto mio padre di quest’uva che risale, sembra, al 1500. Ne ho letto sul web, sulle Guide vinicole del Gambero Rosso e consultando il disciplinare della relativa Igp.
Ero allora molto curioso di assaggiare il vino proveniente da questo vitigno che prende il nome di Catalanesca, perché importato dalla Catalogna da Alfonso I d'Aragona.
Un vitigno che si presta sia ad essere destinato alla vinificazione sia al consumo fresco come uva da tavola, con una produzione che avviene esclusivamente in alcuni comuni vesuviani e precisamente nel versante nord occidentale del monte Somma.
Detto ciò, ho avuto occasione di assaggiare il relativo vino (dal colore giallo paglierino e dal sapore secco) quasi casualmente, pranzando in un’ottima osteria non lontana da casa mia, “La Massaia” (zona EUR-Torrino).
Più nello specifico, ho degustato il Katà Catalanesca prodotto dalle Cantine Olivella, da uve al 100% Catalanesca, un vino perfetto per questa stagione: fresco, abbastanza leggero (almeno apparentemente) e piacevolmente aromatico con sentori di lime, albicocche secche e frutta esotica.
Mi aspettavo che avesse più corpo, ma è un vino decisamente gradevole che si sposa molto bene con i piatti di pesce che inevitabilmente capita di assaggiare in questo periodo. Vi consiglio quindi vivamente di provarlo!
Chiudo con una curiosità. Tempo fa ho scritto un post in cui parlavo degli antichi mestieri degli ambulanti napoletani. Ebbene, nel libricino che ho recensito si parla anche dei venditori di uva e la Catalanesca viene citata come un prodotto dai grappoli dorati e grossi acini, che si vendeva e consumava ancora fresco all’arrivo del venditore.
Buona estate a tutti!

1 luglio 2021

Compleblog di Le Franc Buveur: e siamo a 14!

Foto tratta dal sito www.figc.it
Federico Chiesa con il suo numero 14 ci ha portati ai quarti di finale.
Lo stesso 14 è il numero di anni che ha compiuto il mio blog alcuni giorni fa.
Allora auguri Le Franc Buveur e avanti tutta!
Un caro e affettuoso saluto a tutti i miei affezionati lettori e a presto.

5 giugno 2021

Lo charme della Bretagna, tra affascinanti fari e pittoreschi villaggi di pescatori

 
Video by Tourisme Bretagne


Mi ritrovo ancora una volta, con piacere, a parlare della Bretagna su questo blog.
E’ la regione che amo di più tra quelle francesi, perché coniuga tante mie passioni come il mare che qui è profondamente diverso dal Mediterraneo, la natura che si esprime a quelle latitudini alla sua massima potenza, la gastronomia, i frutti di mare, la forte vocazione velistica.
Nel video introduttivo a questo post avrete avuto modo di capire, sia pur in pochi minuti, quanto attraente possa essere questo spazio di terra collocato a nord ovest della Francia: c’è appunto il mare e l’oceano che imprimono la loro forza positiva e benefica, ci sono incantevoli borghi, impervie rocce a picco sul mare, fari, alghe, ostriche, verde, leggende, cultura. C'è insomma davvero tutto per una vacanza indimenticabile.
Ho scritto molto in questi anni di Bretagna, dicevo. E allora nel post di oggi mi vorrei concentrare su alcuni aspetti specifici legati alla Bretagna. In particolare quelli connessi ai suoi tanti fari, che hanno uno charme impareggiabile, e ai pittoreschi villaggi di pescatori, che punteggiano alcune zone costiere (tutti i luoghi consigliati sono localizzati nella cartina che segue).


 Per quanto riguarda i fari, per i quali esiste una specifica “strada” in Bretagna, ne ho visitati di bellissimi e vi invito a vederne il più possibile in un vostro prossimo viaggio in questa regione. Quello che più mi attrae è il
faro di Saint Mathieu, di colore bianco-rosso, situato in una delle punte più occidentali della regione (si veda cartina) e precisamente a Plougonvelin. Qui il faro, costruito nel 1835, si innalza dalle rovine di un’antica abbazia e, per arrivare fino alla sua cima da cui si gode di un superbo panorama, occorre salire 163 gradini.


Consiglio di visitarlo quando il tempo non è bellissimo, perché ha un fascino incredibile (la Bretagna è bella anche e soprattutto quando il tempo è piovoso!) tra venti forti, acque color pece e alte onde che avvolgono impetuosamente le scogliere e il faro stesso. In ogni caso con il bel tempo, il panorama, dalla Pointe du Raz all’isola di Ouessant, è altrettanto spettacolare.
Proprio ad Ouessant, isola posta alla confluenza tra Oceano Atlantico e Mar del Nord che consiglio vivamente di visitare, è possibile ammirare tantissimi altri fari, presenti in gran numero e fondamentali perché il tempo ed il mare non sempre sono clementi in questa zona. Qui è da menzionare l’antico (in funzione dal 1700) faro dello Stiff composto da due torri, una con la sua lanterna, l’altra con le scale. Lo Stiff si affaccia sulle onde e sul mare di Iroise a 90 metri di altezza ed è stato recentemente ristrutturato. Ad Ouessant, inoltre, merita una visita il Museo dei Fari e segnali marittimi.
E’ bellissimo anche il faro, stavolta collocato lato Mar del Nord, posto alla fine dell'itinerario che collega l’elegante Perros Guirec e Ploumanac’h, antico villaggio di pescatori, a Trégastel, percorrendo a piedi un affascinante sentiero chiamato “sentier des douaniers”. E' il faro della Cote de Granit Rose, dallo speciale colore marrone/rosa che ben si accorda con quello delle scogliere.
Sono da menzionare anche altri due fari che non conosco ancora. Uno è il faro dell'Ile Vièrge, un gigante di granito alla cui sommità si giunge dopo aver salito ben 365 gradini. Ci troviamo a Plouguerneau sul Mar del Nord, ed il faro in questione, da cui godrete di una magnifica vista, è il più alto d’Europa.
Ultima segnalazione riguarda il faro di Trézien, che si affaccia sull’Atlantico e si erge a 500 metri dalla riva, non lontano dalla Punta del Corsen, ai piedi della quale si incontrano le acque della Manica e dell’Atlantico. Centoottantadue gradini portano il visitatore nel punto più alto del faro, ad un’altezza di 37,2 metri dai quali in lontananza si possono scorgere i contorni dell’arcipelago di Molène e Ouessant.

Alcuni pittoreschi villaggi di pescatori della Bretagna


Con i loro colori pastello, le loro stradine e pontili i piccoli porti bretoni hanno oggettivamente uno charme senza pari. Ve ne descrivo brevemente alcuni, tra i più pittoreschi della regione, quasi tutti situati nella costa atlantica.

Saint-Goustan - Il porto di Saint-Goustan, a Auray nel golfo del Morbihan ha conservato il suo carattere medievale, con il suo ponte di pietra, le sue banchine in pavé e le sue case a graticcio. Situato in fondo al fiume Loc’h, questo antico porto di pesca e di commercio si presta a lente passeggiate percorrendo le sue pendenti stradine, ritrovo di artisti, con caffè e crêperie che lo animano allegramente.
Doëlan è un altro luogo da consigliare. Ben custodito dai suoi due fari, uno rosso e uno verde, il porto di Doëlan si colloca in un profondo estuario della costa sud, tra verdi colline, su cui risaltano le casette bianche, e il mare. Qui si pratica una consolidata attività di pesca su piccola scala. Non perdetevi allora, a fine pomeriggio, il rientro dei pescherecci, con la possibilità di acquisto di pesce e crostacei.
Sauzon è poi l’emblema di un porticciolo bretone. Situato a nord-ovest della splendida isola di Belle-Île-en-Mer, Sauzon colpisce immediatamente il visitatore per le sue banchine punteggiate di gabbie e reti da pesca, che si abbinano a case color pastello, dipinte con la stessa vernice utilizzata per le barche. Non mancano dei bei velieri, da ammirare preferibilmente con la calma che qui regna fuori stagione.
A Camaret, situato alla punta di una penisola protesa nell’Atlantico è da visitare il cimitero delle barche, testimoni di un passato legato alla pesca all’aragosta. Lungo le banchine, caffè e ristoranti dalle facciate colorate vi attendono per una pausa, di fronte a graziose imbarcazioni e alla danza dei gabbiani.
Da Dahouët, porticciolo non lontano da Saint Brieuc sul Mar del Nord, si partiva un tempo per raggiungere Terranova e l’Islanda, per la pesca dei merluzzi. Oggi questo porto non ha perso nulla del suo fascino: godetevi ad esempio una passeggiata lungo la banchina di Terras-Neuvas, costeggiata dalle ricche case degli armatori. E per tornare indietro nel tempo, imbarcatevi sulla Pauline, scialuppa dalle vele rosse e simbolo del porto.

Potrei parlare ancora molto della Bretagna, ma per oggi mi fermo qui. Chiudo solo dicendo che ora che pian piano vi sono speranze più concrete di tornare a viaggiare, non vedo l'ora di ricominciare a farlo proprio in questa splendida terra. Chissà che ciò non accada proprio quando dalla Bretagna alla fine di questo mese partirà il mio amato Tour de France...

5 maggio 2021

Lavanda, un piacevolissimo tsunami viola


 E’ un periodo che amo tanto la lavanda. Sarà per il forte desiderio di viaggiare, sognando quei bei paesaggi del Sud della Francia tinti di viola (in particolare il Dipartimento del Vaucluse in Provenza, ideale per un turismo slow) che tra poco vivranno il loro massimo splendore.
Sarà per la riscoperta del suo profumo inebriante che conferisce un senso di pulito ai nostri armadi e biancheria.
Sarà per l’olio essenziale che se ne ricava, che ha utilizzi prodigiosi in cosmesi e farmacia.
Sarà per il suo inedito apporto alla cucina mediterranea, che la utilizza splendidamente in abbinamento alle carni di agnello, come ingrediente per profumare marmellate, composte e gelati o per realizzare deliziosi muffin o biscotti; senza dimenticare il riuscito connubio con i formaggi caprini… Ricordo addirittura di aver molto apprezzato tempo fa ad una presentazione al Gambero Rosso una magnifica focaccia con burrata, lardo di Colonnata, cipolle e lavanda.


 Amo la lavanda anche per il suo meraviglioso miele, originario soprattutto della Provenza, che devo procurarmi di nuovo assolutamente. Un miele che si abbina alla perfezione ancora con i formaggi caprini (di media stagionatura).
Intanto per soddisfare il mio desiderio di lavanda ho comprato al mercatino di Campagna Amica di Roma Eur una bella e profumata sua piantina, che non avevo mai avuto l’onore di possedere nel mio balcone.


 E voi usate la lavanda? Anche in cucina? Sono curioso di ricevere dal mio competente "parterre" di lettori ulteriori suggerimenti di utilizzo.
A presto!

Ps: dimenticavo di raccontarvi un altro mio bel ricordo legato al post di oggi: i bellissimi campi di lavanda della splendida isoletta di Saint Honorat, situata proprio di fronte a Cannes.

25 aprile 2021

Pasta e piselli sì, ma con crema di fave


La primavera non è condizionata dalla pandemia ancora in corso. Lei va avanti per la sua strada e, pur con un tempo nei giorni passati non certo all’altezza delle sue caratteristiche, comincia a produrre in agricoltura i suoi buonissimi frutti, soprattutto orticoli.
In questa stagione si affacciano sul mercato prodotti che amo tanto, come gli asparagi, i piselli e le fave, mentre sul fronte della frutta come non citare le meravigliose fragole? (a proposito, qualcuno ieri mi ha consigliato di provarle con del buon olio extravergine: farò questo test!).
E’ bello inaugurare la nuova stagione con una classicissima pasta e piselli, che apprezziamo sin dalla fase dello sbaccellamento di questi legumi, come afferma anche Philippe Delerm che annovera questo atto tra i piccoli piaceri della vita.
Questa volta ho voluto preparare una variante della pasta e piselli, inserendo al suo interno anche una crema di fave, che dona maggiore densità e gusto erbaceo al piatto.
Ecco come l’ho preparata:

Sbaccellare le fave e farle andare in una pentola in cui avrete fatto soffriggere della cipolla sminuzzata in olio extravergine. Per ammorbidirle, aggiungere del brodo vegetale oltre ad una-due patate lesse tagliate a cubetti; aggiustare di sale e pepe e portare a cottura. Frullare il tutto e tenere da parte.
Nel frattempo fare un analogo soffritto a quello delle fave anche per la cottura dei piselli, aggiungendo della pancetta. Inserire i piselli sgranati e far tostare. Aggiungere poi dell’acqua e degli odori, come prezzemolo, basilico (se lo trovate con un minimo di profumo) e menta. Salare, pepare e portare a cottura.
Buttare giù quindi in acqua bollente salata della pasta mista e, poco prima della sua completa cottura, unirla ai piselli, accendendo di nuovo il fuoco su livelli medi. Far ben insaporire e aggiungere poi la crema di fave, facendo cuocere ancora brevemente. Far riposare cinque minuti e servire, finendo con un giro di olio buono.
Questa volta ho preferito preparare una pasta e piselli meno densa e un tantino più brodosa. Ovviamente potete renderla più asciutta e cremosa, facendo assorbire di più la parte liquida del piatto con una maggiore permanenza sul fuoco nelle ultime fasi di cottura.
W la primavera e la sua “ricetta totem”, la pasta e piselli!