Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

Visualizzazione post con etichetta cantine aperte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cantine aperte. Mostra tutti i post

23 maggio 2019

Monte Rosola, tecnologia e sostenibilità nelle terre degli etruschi


Sono stato recentemente, in Toscana, all’inaugurazione dell’interessante cantina Monte Rosola, situata nei pressi di Volterra, cittadina che un tempo era una capitale etrusca.
Si tratta di una tenuta situata in collina a 400 metri di altitudine, contornata da uno splendido paesaggio, un pò diverso da quello classico toscano, con valli molto profonde a cui fanno da contraltare ripide risalite delle stesse colline.
La tenuta Monte Rosola è situata in una posizione meravigliosa, dove si respira l’aria marina proveniente dalla Val di Cecina che arriva fino al mare. Nelle giornate più terse lo sguardo arriva ad avvistare persino il profilo della Corsica. Dalla tenuta, inoltre, è possibile scorgere verso destra anche la Val d’Era.


I primi insediamenti accertati in quest’azienda risalgono al XV secolo, quando era un avamposto fortificato del Castello di Pignano. Qui da sempre sono state coltivate la vite e l’olivo che hanno dato lavoro e sostentamento alle famiglie fino a metà degli anni ‘50. Nel 1999 Monte Rosola è tornata alle sue origini e sono stati reimpiantati un vigneto e un oliveto.


Nel 2013 la famiglia svedese Thomaeus rileva dai precedenti proprietari i 7,5 ettari della tenuta e investe sull’ampliamento dei terreni, arrivando a un totale di 124 ettari di cui, ad oggi, 11 in produzione ed 8 già impiantati in attesa di un adeguato sviluppo vegetativo; un progetto prevede inoltre di arrivare a breve a un totale di 25 ettari di vigneto.


L’accresciuta estensione vitata ha richiesto spazi più ampi per la vinificazione, per la bottaia e per la conservazione delle bottiglie, ed è per questo che a maggio 2016 sono stati avviati i lavori per la nuova cantina.


I proprietari Bengt ed Ewa Thomaeus hanno voluto concepire Monte Rosola nel pieno rispetto del territorio circostante. Da qui è nata la scelta nel 2013 di eliminare l’utilizzo di prodotti chimici fino a ottenere la certificazione biologica nel 2018. Sempre in un’ottica di rispetto dell’ambiente, la tenuta è dotata di strutture virtuose che operano all’insegna della sostenibilità: areazione a 360°, fotovoltaico, geotermico, recupero di acque meteoriche, depurazione di acque reflue, illuminazione esterna che riduce al minimo l’impatto ambientale, ecc.
Una lettura attenta del territorio e dei suoi caratteri pedoclimatici ha anche guidato la scelta dei vitigni, la cui selezione è avvenuta in funzione della composizione dei terreni, che in alcune zone si presentano più ricchi di scheletro, mentre in altre sono a prevalenza sabbiosa.
Nei nuovi impianti si è deciso di dare più spazio ai vitigni storici come il Sangiovese, il Grechetto e più recentemente il Vermentino che si affiancano a quelli che già esistevano, il Merlot, il Syrah e il Cabernet.
Le lavorazioni in vigna seguono il tempo e la delicatezza della manualità, dalla potatura secca, alla gestione della parete vegetante fino alla sfogliatura, al diradamento delle uve e all’invaiatura, se necessario. Anche la vendemmia è svolta manualmente con una scelta dei grappoli in vigna e un’accorta selezione degli acini sul tavolo di cernita. La cura e l’attenzione posta alle lavorazioni in vigna costituisce infatti la parte fondamentale del pensiero di Bengt ed Ewa sul vino.
La fermentazione è naturalmente svolta dai lieviti presenti sulle uve e viene assecondata da “rimonte e follature” manuali. Il vino è affinato in barriques per almeno 15 mesi, oltre ad 1 anno in bottiglia prima di essere commercializzato.
Ogni anno si lavora per cercare di ottenere il massimo dal vigneto con il fine di produrre soltanto vini che rispecchino il terroir e abbiano un tocco non convenzionale.

La nuova cantina

La famiglia Thomaeus, nel momento di pensare al progetto, si è voluta ispirare alle architetture medievali caratteristiche della Toscana.
Ne è nato quindi un complesso con un involucro esterno dalla indiscussa impronta storica che nasconde però al suo interno un’anima tecnologica altamente avanzata. Appena si giunge in azienda si ammira una corte di forma quadrangolare con edifici che si sviluppano in altezza su uno o due livelli, fatta eccezione per la torre a base quadrata che svetta e domina sull’intera struttura.


Gli edifici intorno alla corte contengono la sala diraspatura, i magazzini, uno spazio dedicato a cucina-refettorio, uno spazio per la vendita diretta e altri per la degustazione.


La torre, ai piani superiori, ospita gli uffici e al secondo piano una sala polivalente.
Le numerose terrazze della struttura permettono di godere di viste suggestive dei vigneti della tenuta e di tutto il territorio circostante.


Il piano interrato della cantina è adibito a bottaia; ad esso sono correlati gli ambienti di lavorazione quali la barricaia, un laboratorio, un magazzino e un locale dedicato all’imbottigliamento.


Il piano mezzanino, inoltre, è occupato da uno spazio particolare di degustazione con affaccio vetrato sia sulla zona operativa della cantina che sulla barricaia.


I materiali da costruzione impiegati sono molteplici: dal cemento armato, al ferro, al legno, al cotto, al vetro fino alla pietra locale, il Panchino di Pignano, proveniente dalla stessa azienda e utilizzata come rivestimento.
E’ importante sottolineare che tutti gli spazi della cantina sono interamente accessibili ai portatori di handicap e che in tutti gli ambienti, e in particolare in quelli di lavoro, l’impiantistica rimane nascosta per evitare l’intralcio alle lavorazioni.
E veniamo ai vini dell’azienda che fino alla vendemmia 2017 sono stati prodotti in circa 7.000 bottiglie, diventate poi 30.000 nel 2018. Dall’eccellente lavoro in team composto dal Direttore Michele Senesi, agronomo, da Stefano Dini, sempre agronomo, e dall’enologo Alberto Antonini si realizzano prodotti di grande interesse.


Ho molto gradito in degustazione il Crescendo I.G.P Toscana Rosso (100% Sangiovese), il Corpo Notte I.G.P Toscana Rosso (70% Sangiovese; 30% Cabernet Sauvignon) e l’Indomito I.G.P Toscana Rosso (100% Syrah, un vitigno che ben si adatta a questo territorio). Proprio questi vini tra l’altro hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti.



Sono prodotti che ben si adattano alla cucina del territorio volterrano o a piatti preparati con materie prime locali, leggermente rivisitati in chiave moderna. Ad esempio nell’ottimo ristorante da Beppino a Volterra ho avuto modo di apprezzare i rossi di Monte Rosola perfettamente abbinati al risotto al piccione selvatico con cipolla e nocciole, ai pici al ragù di agnello (prodotto nell’allevamento di proprietà del locale) o alla tagliata d’anatra con salsa alla senape.



La tenuta Monte Rosola produce anche un bianco strutturato molto interessante, il Primo Passo, ottenuto da uve Grechetto, Viogner e Manzoni, ispirato ad una delle opere di Mauro Staccioli, artista volterrano di fama internazionale.
Quando visiterete Monte Rosola noterete infatti un’ellissi che si staglia sul colle imponendosi alla vista man man che ci si avvicina al cancello di ingresso. Tale opera, intitolata Primi Passi, è parte integrante del paesaggio, accrescendone la bellezza. Fino a poco tempo fa si trovava altrove e rischiava di abbandonare Volterra. La tenuta Monte Rosola ha trovato l’intesa con l’Archivio Mauro Staccioli, anche grazie al Comune di Volterra, per ospitare Primi Passi nel proprio terreno.
A Monte Rosola si produce anche un olio extra vergine di alta qualità, prodotto da olive raccolte a mano in tre ettari di terreno coltivati con tecniche all’avanguardia, sui colli rivolti a ovest. Le condizioni climatiche della zona infatti offrono un ambiente naturalmente sano per le olive.
Vi consiglio proprio di fare una visita presso questa azienda in occasione di Cantine Aperte che si terrà nel prossimo weekend. Sarà l’occasione per conoscere da vicino questa bella realtà, ammirare un paesaggio davvero mozzafiato e soprattutto assaggiare i suoi ottimi vini. Seguite il mio consiglio e non ve ne pentirete.


Per ulteriori informazioni:

Tenuta MonteRosola Soc. Agr.
Podera La Rosola 27, Loc. Pignano
56048, Volterra, Toscana, Italia
Telefono: +39 0588 350 62
Mobile: +39 347 826 36 32 o +39 342 864 15 47
E-mail: michele@monterosola.com - info@monterosola.com
Facebook: MonteRosola
Instagram: monterosola

13 luglio 2016

Al Concerto del gusto


Anche quest’anno, come accaduto nei precedenti dodici mesi, ho partecipato, nel bel contesto del Parco della Vittoria a Roma, ad una serata celebrativa delle eccellenze del Friuli Venezia Giulia.
Attraverso eventi come questo, organizzati dal Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori, si vuol far conoscere al pubblico i tanti artigiani e prodotti tipici di questa splendida regione, anche attraverso la sapiente combinazione di quest’ultimi in eccellenti piatti. Ciò è possibile grazie al contributo dei ristoranti aderenti al Consorzio, che esprimono il meglio della cucina tradizionale regionale.
Una cucina straordinariamente ricca, con i sapori che sono frutto di contaminazioni etniche e culturali dove si incontrano e si fondono tre grandi tradizioni culinarie, quella mitteleuropea, quella slava e quella veneta. Il tutto in un territorio molto vario e pieno di biodiversità, che va dalla montagna al mare, passando per le città d’arte e le colline, famose in tutto il mondo per i buonissimi vini che ne derivano.


Lo scopo di questa iniziativa - spiega Walter Filiputti, presidente del Consorzio - "non è solo quello di fare e dare ”da” mangiare, ma di pensare “al” mangiare, ovvero proporre, raccontare, illustrare e far comprendere la storia che sta dietro ai piatti che vengono serviti a tavola”.


Al Consorzio e a questo progetto aderiscono 56 aziende tra ristoranti, vignaioli, distillatori e artigiani del gusto di tutta la regione, che rappresentano quanto di meglio possa proporre in tavola il Friuli Venezia Giulia. 


Tutti gli aderenti al Consorzio sono sulla medesima lunghezza d’onda: perseguire e far conoscere l’alta qualità dei propri prodotti, con benefici e virtuosi effetti sinergici che si diffondono tra gli associati. Alcuni prodotti di nicchia, ad esempio, che in certi casi sarebbero potuti scomparire, proprio grazie ai ristoranti del gruppo hanno raggiunto elevati livelli di notorietà sui mercati.
L'evento romano, come lo scorso anno, ha previsto tante postazioni in cui gli chef contemporaneamente cucinavano e raccontavano il loro piatto, trasformando l’attesa in un piacevole momento di approfondimento culinario. Accanto ad ogni chef vi era sempre un vignaiolo, che proponeva il vino abbinato al piatto.
Tra quelli che ho più gradito nell'edizione di quest'anno, vi è senz'altro il petto d’anatra al Ramandolo, il pancettone con erbe in porchetta con composta di cipolle marinate e il baccalà delle Lofoten battuto al maglio, mantecato, con polenta bianca arrosto.



Tra gli artigiani del gusto deve essere menzionata l'azienda Jolanda De Colò di Palmanova che ha il merito di aver recuperato la tradizione delle carni d’oca, innovandone profondamente i prodotti. E poi i dolcissimi prosciutti di San Daniele del Prosciuttificio Dok Dall’Ava, frutto di un affinamento di almeno 16 mesi, con riserve anche di 24 e 36 mesi.


Da segnalare anche gli ottimi prodotti di Friultrota, a cui va il merito di aver aperto nuove strade all’allevamento di qualità della trota friulana.


Per finire questa meravigliosa serata romana, non si poteva rinunciare alle meravigliose grappe Nonino.


Dopo la presentazione di Roma, i “Concerti del Gusto” (così sono stati infatti definiti questi eventi) proseguono nel mese in corso con due appuntamenti: quello di oggi al Castello di Spessa, nel pieno dei vigneti del Collio e quello di mercoledì 27 a Grado, di grande fascino e che richiama sempre un ampio numero di visitatori. Altre date e location saranno pubblicate sul sito www.friuliviadeisapori.it che vi invito a consultare. Il gran finale è invece previsto per gennaio 2017 a Monaco di Baviera, città in generale sempre molto sensibile alle prelibatezze enogastronomiche del nostro Bel Paese.

Per informazioni:
Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori
Tel.0432.538752
info@friuliviadeisapori.it - www.friuliviadeisapori.it

31 maggio 2016

Casale del Giglio, le vigne e il mare


Di recente ho visitato, nell'ambito di un interessante blog-tour, i diversi vigneti dell'azienda agricola Casale del Giglio della famiglia Santarelli, che ha oltre cento anni di attività alle spalle. La sua storia merita di essere raccontata e parla di commercio, dedizione, tradizione, ricerca e sperimentazione.
I Santarelli, originari di Amatrice, erano mercanti di vino e ben presto aprirono a Roma il loro primo “Vini & Olii” in Piazza Capranica, seguito da altri analoghi punti vendita in diverse zone della città. Nel 1967, Dino Santarelli, figlio di uno dei fondatori dell’azienda di famiglia, affascinato dall’Agro Pontino, crea “Casale del Giglio” in località Le Ferriere non lontano dall’antica Città di “Satricum” in provincia di Latina, circa 50 Km a sud di Roma.


Questo territorio rappresentava, rispetto ad altre zone del Lazio e ad altre regioni d’Italia, un ambiente nuovo, tutto da esplorare dal punto di vista vitivinicolo. Per questa ragione, nel 1985 si diede vita al progetto di ricerca e sviluppo “Casale del Giglio”, autorizzato dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio.
A partire dagli anni ’90 il figlio di Dino, Antonio, seguendo l’intuito paterno e avvalendosi della collaborazione del giovane enologo trentino Paolo Tiefenthaler (proveniente dal rinomato Centro Ricerca ed Innovazione dell’Istituto Agrario San Michele all’Adige), svilupperà ulteriori progetti di ricerca e sperimentazione, che hanno condotto ai ragguardevoli risultati raggiunti fino ad oggi.
I modelli di coltivazione viticola ai quali si sono ispirate queste ricerche sono quelli praticati a Bordeaux, in Australia ed in California, che sono territori esposti all’influenza della costa, esattamente come l’Agro Pontino, che gode dei benefici effetti del mar Tirreno. Oggi i vini di “Casale del Giglio” hanno conquistato, innanzitutto il mercato romano e laziale, per poi estendere la loro presenza a livello nazionale ed internazionale.


Ciò premesso, la mia visita ai vigneti di Le Ferriere è stata davvero interessante con una calorosa accoglienza da parte di Antonio Santarelli e Linda Siddera, responsabile della comunicazione dell'azienda. Abbiamo potuto ammirare le vigne, gli impianti di trasformazione delle uve e la cantina, oltre che godere della vista dell'incantevole laghetto, presente sempre all’interno della tenuta.



Molto stimolante, poi, la degustazione dei tanti vini dell'azienda, alcuni dei quali oggetto di sperimentazione, dall’alto della splendida terrazza che sovrasta il Casale e davanti ad un tramonto mozzafiato.
Più nel dettaglio, ho gradito in modo particolare un rosso, il Tempranillo, che nasce da un vitigno di origine spagnola coltivato anche nella zona della Rioja. Questa varietà si è adattata molto bene al clima mediterraneo ventilato ed ai terreni freschi e profondi, come quelli di Casale del Giglio. E’ un vino dal colore rosso scuro con sentori di lampone, ribes nero e marasca matura, di gusto molto concentrato con note speziate e fruttate, esaltate da una consistente presenza di tannini dolci. E secondo gli esperti si adatta perfettamente con la “tiella di polpo” di Gaeta, un abbinamento che senz’altro mi propongo di testare.


Del resto uno dei tanti propositi di questa azienda è di abbinare nel modo più appropriato i loro vini ai piatti tipici della cucina laziale per valorizzare entrambi. Ne abbiamo avuto conferma nell’ambito dell’ottima cena tenutasi presso il bellissimo casale della famiglia Santarelli. Qui piatti come la gricia, l’amatriciana, il pollo arrosto con patate sono stati perfettamente abbinati ad alcuni vini aziendali, rispettivamente l’Antinoo bianco, l’Albiola Rosato e il Petit Verdot.


Lo splendore di Ponza

L’indomani abbiamo continuato il nostro fil-rouge con Casal del Giglio approdando nella stupenda isola di Ponza, dove questa azienda possiede dei vigneti di uve Biancolella (che conoscevo già nella loro "versione" ischitana) e sta sviluppando un progetto per la sua valorizzazione.
La Biancolella è infatti una varietà originaria della Campania importata a Ponza da Ischia nella metà del ‘700, ai tempi del regno dei Borbone. Tra l'altro la sua coltivazione nel Lazio è autorizzata unicamente sulle isole ponziane. A Ponza la Biancolella nasce su di un piccolo altopiano, al di sopra del quale si erge, maestoso, il Faro della Guardia, costruito nel 1886 su una rocca a strapiombo sul mare (alta 112 m. s.l.m.) e che ha una portata luminosa fino a 24 miglia marine.


La nostra passeggiata per arrivare alle vigne e alla cantina di Casal del Giglio è stata molto suggestiva. Partendo dal porto di Ponza, ci siamo inerpicati su delle graziose e strette stradine, ammirando lo splendido panorama via via sempre più mozzafiato, rimanendo abbagliati dagli accecanti riflessi del sole sulle casette bianche e azzurrine che ricordano i paesini marinari della Grecia e scattando simpatiche e divertenti foto e modaioli “selfie”.



Giunti all’altopiano, abbiamo potuto ammirare le vigne a strapiombo sul mare, tra profumi di macchia mediterranea ed erbe aromatiche, e apprendere da chi ci ha accompagnato ulteriori notizie tecniche sulla coltivazione del Biancolella. Come ad esempio il fatto che l’altezza delle piante viene tenuta volutamente bassa per ridurne l’esposizione al vento, che le danneggerebbe.


La coltivazione di queste uve avviene su tanti minuscoli appezzamenti, alcuni recuperati, altri acquistati ed è quindi necessariamente limitata. La produzione di vino è conseguentemente di circa 4.000 bottiglie, commercializzate solo a Ponza e fuori dall'isola soltanto ad Anzio.


La successiva visita alla graziosa cantina ci ha consentito di apprezzare il vino Biancolella anche dal punto di vista organolettico. Un vino dal colore giallo con riflessi leggermente verdolini, dal profumo molto intenso che ricorda la frutta gialla e dal gusto minerale e di grande sapidità, espressione del territorio “vulcanico-calcareo” in cui nasce.



L’abbinamento classico di questo vino è con le “Linguine c'o Fellone” (cioè con la granseola), piatto tipico di Ponza.


E proprio questo perfetto connubio abbiamo avuto modo di apprezzare nell’ottimo ristorante A casa di Assunta (Tel. 0771 820086) insieme all'assaggio di tanti altri gustosi piatti, a cominciare dagli antipasti mediterranei e di mare, fino alla fresca frittura, ai gamberoni (da mangiare rigorosamente con le mani) e ai dolci fatti in casa. Tra questi ultimi, devo segnalare il cheese cake con una indimenticabile marmellata di mandarini home-made.
Il nostro soggiorno a Ponza ci ha permesso di apprezzare pienamente le bellezze di quest’isola meravigliosa. A cominciare dai pittoreschi negozietti e localini che si affacciano sul porto, dove poter fare colazione, prendere un aperitivo o cenare.



Per una buona colazione o un aperitivo consiglio il bar-pasticceria Gildo (tel. 0771.80647), dove potrete trovare tante golosità dolci, tra cui a mio avviso degli ottimi babà.


Naturalmente Ponza va vista anche e soprattutto dal mare. Cosa che si può fare effettuando un imperdibile giro dell’isola in barca, tra grotte, calette, rocce a picco anche dalle forme bizzarre, faraglioni, archi naturali e un mare con tutte le tonalità dell’azzurro e del turchese.



E in questo meraviglioso contesto anche delle semplici penne al pomodoro con tonno e olive, mangiate sulla barca (insieme ad un fresco Biancolella di Casal del Giglio!), diventano il piatto più buono del mondo…

Ps un doveroso ringraziamento per l’ottima organizzazione di questo blog-tour deve andare a Giulia Murdocca di MG Logos, a Linda Siddera e Antonio Santarelli di Casal del Giglio, oltre che all'agenzia Ponziana Viaggi.

18 dicembre 2015

Tanti auguri, Colli Etruschi!


Ultimamente mi sta capitando spesso di scrivere di oli di qualità (come ad esempio qui) e lo faccio con grande piacere perché sto scoprendo o riscoprendo tante belle realtà che producono extravergini di gran pregio.
Una di queste è senz’altro la Cooperativa Agricola Colli Etruschi di Blera in provincia di Viterbo, per i cui 50 anni di vita sono stato di recente invitato in loco, per un interessante ed istruttivo weekend celebrativo.


La Cooperativa Agricola Colli Etruschi nasce appunto a Blera, un piccolo borgo di origini etrusche, per iniziativa di un gruppo di 18 olivicoltori che nel 1965 hanno deciso di riunirsi per abbattere i costi di produzione e dotarsi di moderni impianti di estrazione. La progressiva crescita della qualità del prodotto, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, ha portato la Cooperativa ad aprirsi maggiormente alla commercializzazione. Nuovi investimenti e una totale riorganizzazione aziendale hanno condotto poi a una serie di scelte orientate sempre più alla qualità, che negli anni ha avuto come naturale conseguenza tanti riconoscimenti, tra cui dei prestigiosi premi nazionali e internazionali.


La Cooperativa Agricola Colli Etruschi vanta oggi 330 soci, che coltivano oltre 40.000 piante, distribuite su 800 ettari, situati nei dintorni di Blera e caratterizzati da terreni di natura vulcanica, tufacei e in parte argillosi.
Presso la Cooperativa abbiamo avuto modo di visitare gli impianti, seguendo con grande interesse le informazioni fornite dal Direttore Nicola Fazzi.
E’ da sottolineare che il processo produttivo dell’olio segue un iter che tutela la qualità delle olive e l’ambiente. La raccolta è anticipata a metà ottobre, il che consente così di trasferire all’olio quel sentore erbaceo, con sfumature di cardo tipici delle cultivar locali (come diceva Plinio il Vecchio, l’olio migliore si ricava dalle olive più acerbe). Inoltre per molire le olive entro le 12 ore dalla raccolta le stesse, provenienti dai diversi olivicoltori, non vengono separate per produttore.



Il processo produttivo segue poi un percorso virtuoso che permette anche di abbattere i costi. Gli innovativi macchinari per la frangitura, ad esempio, consentono di ottenere un notevole risparmio di acqua.
Nel 2015 sono stati moliti 11.500 quintali di olive, da cui sono stati ottenuti 1.400 quintali di olio, di cui 75 di olio BIO e 60 di EVO DOP Tuscia.
Proprio questi ultimi due sono i prodotti maggior pregio dell’azienda, che abbiamo avuto modo di degustare e apprezzare presso la stessa Cooperativa. Tra l’altro l’EVO DOP Tuscia (cultivar: Caninese) ha ottenuto un punteggio altissimo nell’autorevole Guida presentata recentemente, la Flos Olei 2016, in cui viene descritto “dal colore giallo dorato intenso, con delicate sfumature verdi, complesso e avvolgente al naso con decise note di carciofo, cicoria di campo e lattuga; amaro potente e piccante al palato, con sentori speziati di pepe nero e netto ricordo di mandorla dolce”.
Le caratteristiche sopra descritte di quest’olio si esprimono al meglio in abbinamento con la grande cucina e le grandi materie prime di qualità. E’ quello di cui abbiamo avuto conferma in occasione della cena stellata a quattro mani preparata dai bravissimi chef Iside di Cesare della Parolina e Danilo Ciavattini dell’Enoteca La Torre.


La cena si è tenuta presso l’agriturismo Poggio al Sasso ed ha visto come protagonista l’olio EVO in grandi piatti, abbinati anche ad ottimi vini.


Mi ha colpito in particolare il “Brodo di ceci del solco dritto di Valentano con marroni dei Monti Cimini e raviolo liquido di EVO”. Un gran piatto del territorio in cui il raviolo faceva esplodere in bocca tutto l’aroma e la forza dell’olio, che ben si attenuava però con la dolcezza e la pastosità delle castagne e dei ceci. 



Buono anche il piatto, semplice ma straordinario per qualità delle materie prime, chiamato “Merluzzo, aglio, olio EVO e peperoncino”. E come non citare l’ottimo risotto rapa rossa, zafferano, mandarino candito e olio EVO?


Un tour nella zona di Blera non poteva prescindere da una visita al territorio etrusco. Necropoli, ponti e affascinanti “tagliate” (gole scavate nella roccia) hanno spettacolarmente accompagnato la nostra passeggiata, impreziosita dalle notizie fornite dalla brava guida che ci ha accompagnati, dell’associazione Antico Presente


La bellezza della natura di questa zona, che il nostro tour ci ha permesso di apprezzare pienamente, fa pensare quanto straordinario e magari ancora poco valorizzato turisticamente sia questo territorio.
Un territorio permeato dalla raffinata cultura etrusca della quale, oltre alle opere d’arte e ai resti delle città e delle necropoli, sopravvivono memorie anche nel paesaggio agrario: non dimentichiamo che agli Etruschi si deve l’introduzione e la diffusione dell’olivicoltura in Italia! 
Il nostro tour si è concluso con un’altra interessante visita, questa volta presso una realtà vinicola.


L’importante azienda, sempre del territorio di Blera, presso cui ci siamo recati si chiama San Giovenale.
Appena arrivati, non si può fare a meno di notare la cantina: una rivisitazione in chiave moderna di un capannone agricolo che al tempo stesso rappresenta la tradizione e l’innovazione nell’uso e nell’accostamento dei materiali, che hanno portato all’azienda anche prestigiosi premi. All’interno della cantina la vetrata in fondo si spalanca sui vigneti e su dolci colline, dopo le quali c’è solo il mare.
Emanuele Pangrazi, il giovane proprietario dell’azienda, è un imprenditore dalle idee chiare e dal carattere deciso che ha fortemente voluto realizzare un progetto di una cantina di alto livello, in un territorio tradizionalmente vocato più all’oliveto che al vigneto. L’idea di dedicarsi al vino e la determinazione con cui ci è riuscito con successo nasce dalla volontà di costruire qualcosa di importante da lasciare ai suoi figli. E così, gradualmente, il progetto ha preso forma.
Il suo impegno si è concentrato su un unico grande vino, l’Habemus, 5.000 bottiglie prodotte all’anno, che si è imposto subito all’attenzione del mercato e della critica.
“All’inizio, non avendo esperienza nel settore, ho cominciato a girare, a documentarmi, dichiara Emanuele. E poi ho cercato di partire bene, affidandomi alle persone giuste”.
Una mano gliel’ha data anche la stessa zona dove sorge l’azienda, che ha un’invidiabile posizione: vicinanza con il mare che riesce a far arrivare i suoi benefici effetti, determinando condizioni climatiche ideali, soprattutto nel periodo pre-vendemmiale; il vento e il suolo fatto di argille e pietre fanno il resto, rendendo questo territorio assolutamente paragonabile a quello della Valle del Rodano. E non è un caso che la scelta dei vitigni sia ricaduta sul Grenache, Syrah e Carignan.
Dopo aver visitato un vigneto in fase sperimentale con 44.000 ceppi per ettaro, abbiamo ammirato i grandi serbatoi in acciaio dotati di tecnologie avanzate della cantina, dove il vino rimane per 15 giorni. Quest’ultimo poi passa nelle pregiate barrique bordolesi della Tonnellerie de L’Adour, per farlo respirare di più. Dopo un periodo di permanenza di 20 mesi in barrique, il vino viene infine affinato in bottiglia.


Bellissima e molto interessante è stata la nostra visita proprio alla barricaia, dove abbiamo anche assaggiato dalle stesse barrique i vini provenienti dai vitigni in purezza.



Con un light lunch a base di gustosissimi salumi e naturalmente ottimi vini (l’Habemus delle annate 2010, 2011 e 2013) si è conclusa la nostra visita.


Non mi resta quindi che fare tanti complimenti alle aziende di questo territorio, che sta cominciando ad esprimere appieno le sue potenzialità e ad essere davvero attrattivo, grazie anche ad un emergente tessuto imprenditoriale giovane, dinamico e ambizioso.
E un doveroso grazie devo riservarlo a Carlo Zucchetti ed al suo staff che, oltre ad organizzare come sempre in modo egregio questi “educational tour”, mi ha consentito di “toccare con mano” queste belle realtà.