Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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5 novembre 2023

C’est la «Buatta»


L’estate scorsa a Palermo ho mangiato sempre bene in sfiziosi ristoranti e trattorie. E il posto dove mi sono trovato meglio gustando un’ottima cena è stato nella centralissima Via Vittorio Emanuele, precisamente presso la trattoria “Buatta”.

Questo locale mette subito in chiaro il suo genere di piatti offerti definendo, sin dal frontespizio del suo menù, la sua cucina “popolana”. Una definizione affascinante, che ha subito attirato la mia attenzione e che mi ha indotto a cenare lì.

Quando poi ho recentemente letto il comunicato stampa sulla Guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso ho avuto la conferma della bontà del locale, notando con piacere che tra i Tre Gamberi, destinati a premiare le migliori trattorie nazionali, vi era come novità proprio l’ingresso di “Buatta, cucina popolana”.

Un riconoscimento davvero meritato a mio avviso, in un locale in cui si rispetta fedelmente la tradizione gastronomica cittadina, con la proposta di tanti piatti simbolo della cucina palermitana e con l’utilizzo di materie prime legate al territorio, molti presidi slow food, carne bio e pescato locale del giorno.

Il locale si ambienta in una fascinosa ex valigeria, con arredi e insegna in stile Belle Époque. Quando il tempo lo consente, poi, è possibile mangiare all’esterno, come ho fatto io, in un vivace corso che porta fino al mare.


In questa trattoria, che vanta anche una buona carta dei vini, si possono degustare piatti molto ben cucinati tra cui tra le entrée il formaggio Ragusano Dop all’Argentiera (alla piastra con aceto, origano, aglio, olio e pepe; solo la sua storia richiederebbe un post a parte!), lo sfincione o la classica caponata.

Tra i primi non mancano gli anelletti alla siciliana, dei gigli alla norma e dei favolosi bucatini con sarde e finocchietto, preparati davvero “comme il faut”.

Sul fronte dei secondi piatti, sarde a beccafico, pesci del giorno alla ghiotta, polletto bio di Linguaglossa al carbone e salsiccia al ceppo dominano il menù.

A chiudere, cannoli, cassata e parfait di mandorle di Noto.

Un locale che vi consiglio davvero, quindi, con prezzi ragionevoli e non eccessivi in rapporto alla qualità dei piatti.


Dopo cena fatevi una bella passeggiata nello splendido centro di Palermo e inoltratevi nelle affascinanti viuzze limitrofe al locale, dove potrete anche trovare affisse, in alto, strofe di belle canzoni di Jovanotti, Mina, Patty Pravo e Renato Zero…

6 ottobre 2023

Melanzane, passione mia

E’ da poco finita l’estate. Da calendario, perché il caldo c’è ancora e lo dimostra il fatto che ho fatto un bellissimo bagno ad Ischia (in occasione dello splendido evento Ischia Safari) una decina di giorni fa e non è escluso che ne possa fare ancora in questi primi giorni di ottobre.

Durante l’estate, che comunque rimpiango perché purtroppo da tempo non sono più in vacanza, un must in tavola per me sono le melanzane, che in questa stagione si esprimono al meglio e che amo mangiare in tanti modi e preparazioni diverse.

In questo post vi voglio quindi parlare di tanti piatti a base di melanzane, degustati durante le ultime vacanze estive o comunque nei periodi ad esse limitrofi.

Ovviamente quando si parla di melanzane il pensiero va subito alla mitica parmigiana, che quest’anno ho mangiato poco a casa e più spesso fuori, con ottimi risultati sensoriali e degustatori perché spesso assaggiata nella sua terra di origine, la Campania.

Ottime parmigiane quest’estate le ho assaggiate ad esempio ad Ischia nell’ottimo ristorante/pizzeria Chalet Primavera verso Ischia Ponte e a Roma al Forno della soffitta a Via Piave, dove questa magnifica preparazione viene cotta nel forno a legna in un tegame di terracotta. Fatela un po' raffreddare perché scotta tantissimo, ma che buona! Ottima anche la versione siciliana della parmigiana, con ripieno anche di uova sode e prosciutto cotto della mitica pasticceria/rosticceria Mizzica a Via Catanzaro a Roma.

In estate amo mangiare le melanzane anche preparate “a funghetto”, cioè a dire dei cubetti di melanzana fritti e insaporiti con pomodoro fresco e basilico. Ne ho assaggiato un piatto delizioso (col valore aggiunto di un meraviglioso basilico ischitano) in riva al mare a San Francesco ad Ischia presso il ristorante La Rondinella che prepara tanti altri golosi piatti, principalmente a base di pesce.



Adoro mangiare anche gli involtini di melanzane, farciti di prosciutto e formaggio, come ho fatto nello scorso mese di luglio da Calise, sempre ad Ischia o gustare questo buonissimo ortaggio sotto forma di mitiche polpette, che ho potuto degustare da Ciro Purpetta (appunto) in zona Porta Pia a Roma. Qui le polpette vengono preparate insieme ad un sughetto “a pezzi” di pomodoro fresco con il prodotto finale che presenta una croccantezza esterna e una morbidezza interna che davvero lo rendono irresistibile.

Amo poi le melanzane come ingrediente di ottime caponate estive, che si possono mangiare in tante buone trattorie di Palermo (come ho fatto io qualche mese fa), dove ho notato che in questo piatto l’utilizzo dell’aceto è solo accennato in certi casi (come piace a me), mentre in altri è addirittura nullo.

Sempre a Palermo ho molto apprezzato uno strepitoso timballo di anelletti, in un luogo normalissimo (un bar) e in una piazza normalissima. E questo timballo mi ha portato alla mente lo stesso timballo assaggiato chissà quando rivestito di fette di melanzane fritte. Un piatto lussuoso, elegante, d’altri tempi, che si presenta benissimo e che mi/ci riporta alle cucine dei monzù (o monsù), cioè a dire raffinati cuochi francesi che nel XVIII e XIX secolo deliziavano il palato di nobili famiglie del Sud (Sicilia e Campania in testa)con preparazioni originali e complesse, provenienti dalle migliori scuole d’oltralpe e internazionali.