Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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12 agosto 2026

Consigli flash di viaggio: Acciaroli

 

Un paesino del Cilento molto caratteristico, sul mare, di cui vi vorrei parlare oggi è Acciaroli.

Va precisato innanzitutto che Acciaroli in realtà è la parte mare (una frazione) del comune di Pollica in provincia di Salerno.

Ci sono stato nel mese di giugno per alcuni giorni e devo dire che è un posto assolutamente da consigliare.

Il mare è limpido e dai colori chiari, con fondale basso, la spiaggia è sabbiosa, ampia ed adatta a lunghe camminate sulla battigia.

L’ideale ad Acciaroli è avere un albergo sul mare come quello presso cui risiedevo, in cui è possibile tornare agevolmente a riposare dopo una mattinata in spiaggia per poi ritornarci nelle ore meno calde del pomeriggio.

Il paesino è molto carino sia nelle sue viuzze con antiche costruzioni in pietra sia dal lato del porticciolo, dove oltre ad una torre normanna e ad una antica chiesa a vivacizzare il tutto sono presenti molti locali in cui mangiare, bere un drink o prendere un gelato (consiglio a tal proposito quello al gusto fico bianco, tipico del Cilento).

Sul corso del paese potreste imbattervi in piccole bancarelle di produttori agricoli della zona e incontrerete negozietti di alimentari dove comprare cibi utili per un pranzo veloce da portare al mare.

Qui è un must prendere un panino con la mitica mozzarella di bufala campana, che in queste zone è la più buona del mondo, indipendentemente dal caseificio che la produce (io ho mangiato ad esempio dei panini crudo e bufala o pomodori secchi sott’olio e bufala da applausi).

Coté ristoranti, ve ne consiglio due o tre sperimentati ed approvati: 

- una pizza va sempre provata in Campania e la mia scelta è ricaduta (bene) sul buon locale @lucaelalucciola che ad esempio prepara un’ottima provola e pepe ma non solo;

- un’altra sera ho cenato presso un negozietto di prodotti tipici cilentani (Ci.bo.), che ha in dotazione anche pochi tavoli per mangiare, presso i quali si possono degustare curate preparazioni a base di tanti presìdi Slow Food della zona;

- infine segnalo una buonissima trattoria di mare dietro al porto dove si mangia deliziosamente, a mio avviso: ‘A Tartana. 

Qui si può degustare la cucina tipica cilentana di mare (elencata in una fascinosa lavagnetta) con tanti piatti tradizionali e supersfiziosi, oltre che una torta ricotta e fichi davvero degna di nota!

Bon appétit e buona estate!

8 agosto 2024

I locali storici di Recco e dintorni


Nel mio recente viaggio stampa a Recco ho avuto modo ancora una volta di poter apprezzare alcuni locali storici di questa simpatica cittadina del Golfo Paradiso e dei suoi dintorni.

Alcuni di essi, ben tre, tutti situati a Recco, sono addirittura nati nel corso dell’800!

Uno di questi è Manuelina, cui comunque ho già fatto cenno altre volte (qui e qui ad esempio) su questi schermi. Manuelina nasce nel lontano 1885 quando era una semplice osteria nell’entroterra (si trova infatti a 800 metri dal mare, 15 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria e a 300 mt dallo svincolo autostradale, ndr), dove si giocava alla morra e si poteva bere un bicchiere di vino. I primi clienti furono dei comandanti di navi, abitanti nelle vicinanze, che ne diffusero il nome. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 la scoprirono gli industriali tra cui Ansaldo e Costa, in vacanza in queste zone. Inoltre negli anni ‘60-70 i suoi concorsi gastronomici recchesi fecero conoscere trofie e focaccia al formaggio, che attirarono diversi attori di prosa in tournée a Genova.

Oggi Manuelina è una cittadella del gusto guidata dalla quarta generazione della stessa fondatrice Manuelina.

Ho potuto molto apprezzare questa struttura anche alloggiando nel suo gourmet hotel, in cui ciascuna camera è dedicata ad un prodotto tipico ligure, con tanto di omaggio dello stesso prodotto (quest’anno ero nella stanza intitolata al buonissimo vino Rossese: ve ne parlerò presto!).

In questo confortevole hotel a 4 stelle è da non perdere anche la prima colazione, dove nella sala del Buon Ricordo, in cui sono affissi tantissimi piatti dipinti artigianalmente a ricordare i ristoranti aderenti alla relativa associazione, si possono gustare tanti sapori tipici regionali, a cominciare dalla focaccia genovese, continuando con il Pandolce, lo yogurt della Val di Vara ed il miele della Tenuta Esedra di Santo Stefano. Buonissime anche le creme di nocciole liguri, da gustare anche a semplici “cucchiainate”.


L’hotel dispone anche di una piccola ma bellissima piscina all’aperto, dove trascorrere momenti rilassanti immersi nel verde di un piacevole giardino.

Naturalmente, come ho sottolineato altre volte, da Manuelina si può cenare o pranzare scegliendo l’esperienza che più si vuole vivere: al ristorante gourmet, più elegante, si gode di un servizio accurato e di un menù in cui, oltre alla Focaccia di Recco col Formaggio Igp, si possono gustare piatti particolari e della tradizione rivisti in chiave contemporanea. Alla Focacceria Bistrot, invece, si può apprezzare la Focaccia col formaggio in tutte le sue varianti, insieme ad alcuni primi, secondi e antipasti più semplici e sfiziosi.

Insomma, Manuelina è un parco giochi del gusto assolutamente da non perdere!

Altro locale storico recchese è Ö Vittorio, che risale al 1860 e mantiene intatte al suo interno l’antica palazzina rosa e la saletta che in origine era l’ingresso della trattoria.

Da oltre un secolo, quindi, la famiglia del fondatore Vittorio Bisso accoglie i clienti con l’ospitalità tipica di un tempo. Il locale nacque come osteria di campagna e già all’inizio del secolo scorso era consuetudine ritrovarsi da Vittorio per giocare a bocce e godere del pergolato fresco. Ad accogliere gli avventori c’era la Marinin, moglie di Vittorio, che preparava piatti dal sapore inimitabile. Da allora quattro generazioni, compresa quella del figlio di Vittorio, Luigi, si sono succedute nel proporre sapori autentici e le specialità tradizionali della cucina ligure. Ora sono i gemelli Vittorio e Gianni (figli di Luigi) insieme ad altri parenti a gestire il locale che punta anche sulla riscoperta di piatti dimenticati.

Sono tante, all’interno del locale, le foto di personaggi illustri che lo hanno frequentato, tra cui Einaudi, Bartali e Coppi, Tognazzi e Vianello, Gassman, Manfredi, Tenco, Fossati.

Naturalmente anche qui si può gustare un’ottima focaccia al formaggio Igp e si possono apprezzare nei menù attuali piatti di grande qualità, spesso a base di pesce freschissimo, nonché primizie di stagione.

Un altro locale ultracentenario merita una menzione a Recco. In questo caso si tratta di una panetteria, che però è un punto di riferimento per la tradizione gastronomica del paese. Il suo nome è Moltedo e la sua nascita risale precisamente al 1874.

Questo forno, poi ritenuto come uno dei più buoni della Liguria, nacque nel momento in cui Lorenzo Moltedo rilevò il locale da una sua anziana zia. Da allora, questa famiglia ha continuato a seguire le ricette della tradizione, ponendo l’accento sui sapori di una volta.

Le ricette sono sempre le stesse, così come gli ingredienti e il metodo di preparazione. L'unica piccola innovazione riguarda le farine, tutte biologiche e di diverso tipo (oltre alle classiche di grano duro e tenero, sono utilizzate le integrali, di farro, di grano saraceno, ecc.).

Tutti gli ingredienti del forno provengono da piccoli produttori locali, in quanto la filosofia del locale si ispira molto al legame fra cibo e territorio.

Fra le specialità della casa, una menzione d'onore va alla focaccia col formaggio Igp, che non a caso è anche il prodotto più richiesto, seguito poi dalla focaccia semplice e da quella con le cipolle, molto gettonata anche tra i turisti (ed ultimamente ne ho assaggiata una ottima anche con le acciughe!).

Usciamo leggermente dai confini di Recco e approdiamo nel limitrofo e affascinante borgo marinaro di Camogli.

Qui è inevitabile trovare sul lungomare un locale che è un’istituzione, Revello. 

Nel luogo dove attualmente si trova, ad inizio ‘900 esisteva un forno storico detto “da O Pallarin” con entrata sul retro, visto che la passeggiata a mare ancora non esisteva e frontalmente c’era solo spiaggia. Da Pallarin, tra l’altro, si veniva a prendere la farinata col proprio piatto di casa. Successivamente si susseguirono altre gestioni, il panificio aprì il suo ingresso fronte mare e non cessò mai la sua attività, rimanendo un punto di riferimento per i golosi del luogo. Nel 1962 entra in scena Giacomo Revello, il primo della famiglia a comparire in questa attività, che iniziò a lavorarvi come dipendente per poi rilevarla interamente nel 1964. Pian piano l’identità di questo locale si trasformò, passando da semplice panificio a bottega di specialità liguri dolci e salate.

Successivamente furono apportati cambiamenti anche nella pasticceria, con la vendita di soli prodotti freschi di produzione propria. Ma la data cruciale per Revello è il 1970, quando Giacomo inventò i veri Camogliesi al rhum, un dolcetto cioccolatoso che oggi è rinomato, conosciuto ed apprezzato anche fuori dai confini regionali e spesso imitato.


Oggi la Focacceria Pasticceria Revello è citata e conosciuta anche come il negozio dei “cinque scalini” ed è meta frequentatissima dai turisti e non solo.

E vi assicuro che ne vale assolutamente la pena, a cominciare evidentemente dall’assaggio della loro buonissima Focaccia col formaggio Igp, ma proseguendo con mille altre specialità dolci (tra cui tutte le varianti dei camogliesi) e salate.

Che belli questi locali storici che sfidano il tempo, continuando a proporre squisitezze della tradizione, con un savoir-faire difficilmente riproducibile!

E noi gourmet, che alla vista di questi luoghi ci emozioniamo, non possiamo proprio fare a meno di visitarli e “gustarli”… 


Invitato da Consorzio Focaccia di Recco Igp

24 luglio 2024

Focaccia di Recco Igp e salumi piacentini Dop, un connubio vincente

Di recente sono stato nuovamente a Recco, nella patria della Focaccia Igp. L’occasione è stata l’evento “Sapori in Paradiso” che ha celebrato il connubio tra i Salumi Dop Piacentini (coppa, pancetta e salame) e la Focaccia di Recco col formaggio Igp. I rappresentanti dei rispettivi Consorzi hanno quindi voluto unirsi ancora una volta, dopo altre fortunate collaborazioni passate, per la valorizzazione dei rispettivi prodotti, contraddistinti da marchi di qualità riconosciuti dalla UE.

Stiamo parlando in effetti di produzioni di assoluta eccellenza, in quanto la provincia di Piacenza è un territorio dove da sempre si producono salumi di altissima qualità e la cittadina di Recco è famosa per essere il luogo di elezione dell’ottima e inimitabile focaccia col formaggio, oltre che essere nota come capitale gastronomica della Liguria. Questi due territori golosi sono uniti dalla Val Trebbia, una valle che Hemingway definì come “la più bella del mondo”.

I Consorzi di Tutela dei citati prodotti hanno quindi organizzato a Recco e in alcuni comuni limitrofi della zona di produzione dell’Igp (Sori, Camogli), questo interessante evento che ha accolto giornalisti, food blogger e personaggi di opinione alla scoperta dei segreti di queste produzioni.

La mia esperienza a Sapori in Paradiso 2024 è cominciata con una splendida cena presso la focacceria del locale storico Manuelina, dove si mangia sempre divinamente. 

Qui, dopo aver gustato freschi e piacevoli cocktail (ben abbinati ad esempio a degli ottimi crostini con burro d’Isigny e acciughe del Cantabrico), ho potuto assaggiare ovviamente la focaccia al formaggio Igp, davvero perfetta, croccante e scioglievole ed anche la versione “pizzata” della stessa (con l’aggiunta di pomodoro, olive, acciughe: una vera bonta!). 

Sono seguiti assaggi di piatti simbolo della cucina ligure, come le trofie di farina di castagne con uno splendido pesto o i classici pansoti con una buonissima salsa di noci. Da sottolineare anche che della focaccia qui si offre anche una golosa versione dolce, con marmellata e zucchero a velo.

L’organizzazione di questo evento in un periodo estivo ha consentito di stilare un programma comprendente anche degli interessanti spostamenti via mare, alla scoperta di bellissimi luoghi. Recco del resto si affaccia sulla Riviera Ligure di Levante ed è il comune più grande del Golfo Paradiso, che include buona parte del promontorio di Portofino, confinando con il Golfo del Tigullio. 

San Fruttuoso e la conferenza stampa/cena da Ö Vittorio 

Il giorno dopo quindi, insieme ad altri blogger e giornalisti provenienti da tutta Italia, abbiamo navigato lungo la costa partendo da Recco e raggiungendo San Fruttuoso di Camogli. Qui, nel cuore del promontorio tra Camogli e Portofino è incastonata la millenaria Abbazia di San Fruttuoso, un luogo magico immerso nella natura, restaurato, riaperto al pubblico dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) e raggiungibile soltanto via mare o a piedi.

In una speciale visita guidata con il direttore, l’architetto Alessandro Capretti, abbiamo potuto conoscere la storia, i restauri, i segreti e le bellezze di questo luogo unico al mondo. In sintesi, si tratta di un monastero benedettino sorto più di mille anni fa, che custodisce ancora oggi le reliquie del vescovo di Tarragona Fruttuoso. A partire dal XIV secolo inizia il lento declino dell’edificio, finché nel XVI secolo le sue vicissitudini si legano con quelle della famiglia Doria. Gli interni dell’Abbazia, abbandonati dai monaci, ospiteranno poi una comunità di pescatori che ci vivrà per generazioni fino alla donazione al FAI nel 1983. Da segnalare che sotto l’Abbazia c’è anche una spiaggetta oggi molto affollata nei mesi estivi che si formò a partire dal 1915, quando a seguito di un’alluvione uno smottamento del versante roccioso provocò il crollo della prima campata della chiesa.

Di fronte all’Abbazia, nelle acque dell’Area Marina Protetta a 17 metri di profondità, si trova la statua in bronzo del Cristo degli abissi, opera dell’artista Guido Galletti, famosa in tutto il mondo. E una copia a grandezza naturale è esposta all’interno della Chiesa di San Fruttuoso.

Al rientro da questa bella gita, in uno dei Locali Storici d’Italia di Recco (Ö Vittorio)sono seguite le presentazioni dei due Consorzi promotori di “Sapori in Paradiso”.

Il Consorzio dei salumi piacentini per l’occasione ci ha guidato alla scoperta dell’affascinante mondo dell’arte della norcineria, raccontando e dimostrando dal vivo le fasi che accompagnano le preparazioni della profumata Coppa Piacentina Dop e delle altre due Dop Salame Piacentino e  Pancetta Piacentina. 

Molto interessanti in particolare le fasi di arrotolamento e di cucitura della pancetta nonché quella con cui quest'ultima viene legata, che richiedono un savoir-faire e una maestria che solo tanta esperienza può far acquisire. 

La pancetta è quella che maggiormente gradisco tra i tre salumi Dop, col suo tipico alternarsi di strati circolari di rosso vivo e bianco rosato, col suo piacevole profumo, con le fette che in bocca tendono a sciogliersi grazie alla presenza delle parti grasse. Al palato si avverte anche un sapore delicato e spiccatamente dolce, pur non essendo privo di sapidità. A mio avviso il suo connubio con la focaccia di Recco Igp calda è perfetto!

I recchesi si sono invece esibiti in un coinvolgente “cooking show” mostrando tutte le fasi della preparazione della Focaccia Igp e la grande abilità e manualità che questa eccellenza gastronomica richiede. Gli ingredienti che concorrono a produrla, inoltre, devono essere di qualità, come lo stracchino, meno grasso e più scioglievole rispetto a quello abitualmente presente in commercio.

Anche la cena che è seguita, sempre presso i locali di Ö Vittorio, è stata eccellente. Oltre che dai protagonisti della serata, la focaccia al formaggio Igp e i salumi piacentini Dop, gli ospiti sono stati allietati da gustosi e raffinati piatti a base di pesce e da un originale dolce, al tempo stesso tatin alle mele e crème caramel. 

Il secondo giorno: Camogli e Sori 

Il giorno successivo, a dimostrazione del valore delle produzioni agroalimentari certificate per i rispettivi territori d’origine, abbiamo effettuato un piccolo tour nel borgo di pescatori di Camogli. Un posto dove sono stato diverse volte e dove si torna sempre volentieri, con le sue belle casette colorate, i suoi carruggi, i suoi pescherecci, le affascinanti chiese, i panorami mozzafiato e, last but not least, l’ottimo cibo.

A tale ultimo proposito non poteva mancare una visita alla focacceria consorziata Revello, un paradiso per “focacce e dintorni”, non trascurando le mille tentazioni dolci tra cui i celebri camogliesi al rhum, dei tartufini a base di rum e cioccolata.


Da Revello abbiamo avuto modo anche di visitare brevemente il laboratorio retrostante, ammirando l’arte della realizzazione di diversi tipi di focacce. Da non perdere proprio accanto a Revello anche la pasta fresca di Fiorella, con una vasta offerta dei principali cavalli di battaglia della cucina ligure (pansoti, ravioli, gnocchi, fettuccine, trofie e poi pesto, salsa alle noci, sughi marinari, ecc.).

Sul lungomare di Camogli segnalo anche una interessante libreria, “L’ultima spiaggia”, con tanti titoli non banali e gestita dagli stessi proprietari del punto vendita di Ventotene che porta lo stesso nome.

Successivamente ci siamo trasferiti in un altro comune della zona di produzione della Focaccia Igp, Sori, per un magnifico pranzo con menù tipico ligure, in uno dei locali associati al Consorzio della Focaccia, la mitica trattoria Edobar.

Qui abbiamo assistito alla realizzazione di un altro monumento della cucina ligure, la farinata, prodotta con pochi ingredienti (olio, acqua, farina di ceci, sale…) e che, una volta cotta al forno a legna, è risultata piacevolmente dorata e croccante all’esterno e morbida all’interno. Naturalmente qui si produce molto di più: la focaccia Igp, ça va sans dire, e tante torte di verdure fino ad arrivare al castagnaccio, per restare nel solo ambito dei prodotti da forno.

Nel corso del pranzo da Edobar abbiamo degustato, oltre alla suddetta farinata appena sfornata, ancora una volta uno strepitoso pesto che ha splendidamente condito una pasta fresca tipica ligure (battolli) a base anche di farina di castagne e del fresco pescato locale fritto.

Si è concluso così il mio “Sapori in Paradiso”, evento che ha voluto rafforzare, riuscendoci, la validità della scelta effettuata dai produttori nell’aderire al percorso dei prodotti Dop e Igp, informando correttamente il vasto pubblico sulle differenze di qualità con analoghi prodotti generici. Una scelta che oggi viene confortata dagli apprezzamenti dei media e dal gradimento di un pubblico sempre più vasto.

Sapori, profumi, storie e tradizioni fortemente ancorati ai rispettivi territori che trovano quindi occasioni d’incontro e nuove opportunità di promozione e valorizzazione per diffondere la conoscenza di queste eccellenze gastronomiche italiane e incentivarne il consumo.

I prossimi appuntamenti con “Sapori in Paradiso” sono previsti domani e dopodomani (giovedì 25 e venerdì 26 luglio) e nelle giornate di giovedì 29 e venerdì 30 agosto prossimi.

Seguite questo interessante evento sui social della focaccia di Recco (instagram: @focacciadirecco_igp) e dei salumi piacentini (instagram: @consorziosalumipiacentini), ne vale la pena, per ammirare la bellezza e la bontà che generano questi territori e questi prodotti.

Per ulteriori informazioni:

www.focacciadirecco.it

www.salumitipicipiacentini.it


Invitato da Consorzio Focaccia di Recco Igp

12 febbraio 2023

Lo sciroppo di rose di Genova


Molti di voi sanno che sono stato invitato lo scorso novembre ad una interessante manifestazione che celebra le Dop e Igp italiane ed in particolare la Focaccia di Recco Igp.
In quell’occasione sono stato ospite in uno storico albergo/ristorante gourmet/focacceria di Recco denominato “Manuelina”.
L’accoglienza è stata perfetta e la particolarità delle camere di questo albergo (un “taste hotel”) è che ciascuna è denominata e dedicata ad un prodotto tipico ligure, con tanto di omaggio dello stesso prodotto.



A me è capitata la stanza denominata sciroppo di rose, un prodotto che non conoscevo e di cui mi ha incuriosito approfondire la storia.
Sul sito di Slow Food (questo sciroppo è anche presidio Slow Food) e sull’etichetta del prodotto che ho trovato in albergo, si legge che “la piantina di rosa era una presenza immancabile sui balconi o nei giardini delle case genovesi. Con i suoi petali, raccolti con delicatezza e posti in infusione, si produceva uno sciroppo da offrire agli ospiti in piccolissimi calici di cristallo, poco più che ditali. 


Chi non possedeva rose raccoglieva i boccioli nell’entroterra della valle Scrivia, oppure acquistava i petali sfusi dal fruttivendolo o dal fioraio. Qualche bottega di Genova li vende ancora ai rarissimi genovesi che si cimentano in sciroppi casalinghi e, nel mese di maggio, è possibile trovare cesti pieni di petali rossi e rosati accanto a cassette di carciofi e a mazzi di asparagi.
Le rose migliori sono di varietà antiche e non si sa bene perché proprio a Genova si sia sviluppata questa rinomata tradizione della lavorazione dei petali di rosa, con i quali non si fanno solo sciroppi ma anche confetti e conserve. Le rose da sciroppo si raccolgono da metà maggio ai primi di giugno, quando la corolla è ben aperta”.
La ricetta dell’infuso è più o meno questa: “si immergono i petali con poco limone in acqua precedentemente portata a ebollizione. Si spegne il fuoco e si lascia macerare il tutto per circa 24 ore, quindi si filtra il liquido di macerazione, si torchia la massa dei petali residua e si aggiunge lo zucchero. Si riporta a ebollizione per una decina di minuti e si versa quindi il contenuto in piccole bottiglie”.
Sullo sciroppo di rose ho trovato un meraviglioso articolo sul blog di Giulia Scarpaleggia che lo definisce “il più romantico degli sciroppi, tanto per il suo profumo floreale quanto per il suo colore, un rosa antico che si scalda nei toni dell’arancione quando un raggio di sole lo attraversa”. Ecco il link che vi invito caldamente a consultare. Nell’articolo trovate tra l’altro i tanti impieghi di questo sciroppo, che impreziosisce ad esempio i dolci al cioccolato in modo sorprendente e può far parte anche di raffinati cocktails.
Ed ora che sta per arrivare lentamente la primavera, siate pronti a preparare questo sciroppo versatile che può essere conservato a lungo in casa e che aggiunge un tocco di romanticismo che non guasta mai, soprattutto oggigiorno.

9 settembre 2020

“Zingarate” a Ischia: la mia mini classifica


Nella mia recente vacanza ad Ischia mi sono divertito a scoprire, tra le altre cose, quella che poteva essere la migliore zingara dell’isola.
La zingara, per chi non lo sapesse, è un tipico street food ischitano composto da pane casareccio tostato, maionese, prosciutto crudo, mozzarella, lattuga e pomodoro da insalata.
La cosa divertente è che poco prima di approdare nell’isola, sull’interessante gruppo Facebook “La nostra Ischia” avevo cominciato a farmi consigliare, a mo’ di sondaggio, dei locali in cui si mangia la migliore zingara di Ischia. Ebbene, una volta giunto in questa stupenda località di mare, sulla base della graduatoria venuta fuori da questa mini-inchiesta (i risultati li vedete nella foto che segue), ho voluto provare la zingara dei primi cinque locali più votati.


Va detto che i rispondenti, tra cui molta gente del luogo, hanno citato moltissime volte il locale “La Virgola” di Ischia Ponte, dove tra l’altro pare sia stato inventato questo buonissimo sandwich, se così possiamo chiamarlo, e quindi non potevo non assaggiare soprattutto questa zingara.
Ovviamente ho opportunamente distanziato, in termini di tempo, gli assaggi nei vari locali perché, come forse qualcuno di voi sa, le zingare di solito sono servite in proporzioni e dimensioni non esattamente “da signorine”.
Ecco allora, in ordine decrescente, i miei personalissimi giudizi, solo in parte coincidenti con la graduatoria di cui sopra dei votanti al “sondaggio”.

5) Bar delle rose: una zingara gradevole, croccante e golosa, caratterizzata da una buona qualità degli ingredienti tra cui un discreto prosciutto. E’ servita con maionese e ketchup a parte ed è offerta in un accogliente e ampio bar di Ischia Porto. Prezzo contenuto.

4) Play park pub: In un pub del porto frequentato soprattutto da giovani, insieme a tanti golosi panini, qui si serve una zingara fragrante, godibile, appetitosa e abbastanza leggera, preparata con del pane tagliato non troppo spesso. Buon rapporto qualità-prezzo.

3) Bar Totò: questo bar situato in una zona interna di Barano presenta innanzitutto una location incantevole e fresca nel suo lato all’aperto, ambientata in un piacevole giardinetto. La zingara del Bar Totò presenta un’ottima doratura del pane, abbondante lattuga, con tutti gli ingredienti ben bilanciati. Un morso piacevole, come la provola presente all’interno del panino. Prezzo contenuto in rapporto alla qualità del prodotto.


2) La virgola: In quello che è il locale storico con cui si identifica la zingara ad Ischia, questo street food qui è all’altezza delle aspettative, con una mozzarella ben filante, piacevole croccantezza, quantità di maionese non eccessiva e buona doratura del pane. Colpisce il perfetto equilibrio tra gli ingredienti, ad un prezzo del tutto onesto.

1) Ippocampo: Sulla spiaggia di San Pietro ad Ischia Porto questo stabilimento balneare offre una zingara abbondante, opulenta, golosa, traboccante di ingredienti, con la provola al posto della mozzarella. Unico neo: attesa un po’ troppo lunga per i miei gusti. Prezzo sopra la media degli altri locali, ma assolutamente coerente con la qualità del prodotto.


Dopo aver assaggiato tante zingare ad Ischia, quest’anno e negli anni passati, devo comunque dire che in generale nell’isola si mangia mediamente un prodotto di buon/ottimo livello qualitativo in moltissimi locali.


Ricordo sempre, ad esempio, la splendida zingara del pub Pirama, situato in una parte meno centrale del porto d’Ischia, che quando è gustata nel profondo della notte dopo belle serate estive ha un sapore ancora più speciale (altro che cornetti caldi, che sono comunque un must anche a Ischia!).
Comunque vi aggiornerò e aggiornerò questa classifica quando avrò modo di assaggiare altre zingare. Chissà, magari in occasione di qualche gita fuori stagione quando l’isola, vi assicuro, se possibile è ancora più bella…

30 agosto 2020

La rinomata minestra dei pescatori di Anzio


Nel periodo primaverile-estivo mi capita spesso di recarmi ad Anzio, posto non tanto bello dal punto di vista del mare ma molto vivace e ricco di interessanti locali per veri foodies.
Quest’anno, girando per i suoi sfiziosi ristoranti, ho notato in alcuni di essi un’etichetta che ricordava la presenza in menù di un piatto molto rinomato, la minestra dei pescatori di Anzio.
Con qualche approfondimento ho accertato che questo piatto è da poco ufficialmente una Denominazione Comunale di Origine (De.C.O.), nell’ambito di un progetto di marketing territoriale e di promozione dell'ottima cucina marinara anziate.
La minestra dei pescatori di Anzio, piatto prelibato, molto antico e tipico della cucina popolare di questa cittadina, viene preparata con brodo di mazzama, cioè con diverse tipologie di pesce povero come sgavaioni, manfroni, zerri, gardonie, tracine, presenti nel mercato ittico locale.
Come si legge nel comunicato di presentazione del Comune di Anzio, un tempo "le piccole barchette pescavano sotto costa ed al rientro il pesce veniva messo negli spasini, piccole ceste di vimini. Quello più commerciale, era caricato su carretti trainati da cavalli e si portava a Roma e Velletri, centro di smistamento per i Castelli Romani; il rimanente veniva venduto alla popolazione locale, o salato/essiccato.
Si divideva, poi, il pesce da fare arrosto (sugherelli, maccarelli, cefali), da quello adatto alla zuppa e da quello per fare il brodo con ingredienti più raffinati (arzilla e San Pietro). Considerando che non c’era il ghiaccio e quindi il pesce doveva essere lavorato subito, quello piccolo, come gli sgavaioni, veniva bollito e con il brodo si preparava la minestra.
Fatto il brodo l’indomani, in una pentola, si metteva aglio, olio, due filetti di acciuga di Anzio, alcuni pomodorini simili a quelli del Piennolo e il brodo di pesce filtrato. Si portava poi il tutto ad ebollizione.
Nel frattempo si prendevano gli spaghetti, quelli recuperati dal cartoccio (gli spaghetti venivano venduti in cartocci da un kg) già spezzati e se non bastavano se ne spezzavano degli altri. Portata a cottura nel brodo, la pasta si scodellava, con l’aggiunta di una grattugiata di pecorino”.
Questa minestra preparata dai pescatori, soprattutto nelle fredde sere d’inverno per riscaldarsi un po’, era molto economica ed alla portata di tutti, perché spesso il pesce piccolo veniva regalato. I pescatori aggiungevano al brodo di pesce anche del pane spezzato.
Io ho assaggiato da “Romolo al Porto” qualche tempo fa una minestra molto simile a questa. Il piatto originale invece lo proverò molto presto, in occasione di qualche gita di fine estate… Vi terrò aggiornati.

Ps Sempre su questo blog, qui, trovate anche la ricetta di un’altra minestra di mare tipica di Anzio, che provai qualche tempo fa ad eseguire a casa.

21 giugno 2018

A Paestum e dintorni people always have fun


Come promesso, vi parlerò in questo post del mio (personalissimo) dopo Strade della Mozzarella 2018.
Innanzitutto una cosa da precisare è che per la prima volta quest’anno sono arrivato a Paestum in macchina. Se da un lato ciò è stato un po’ faticoso per via della distanza non esattamente breve tra Roma e questa zona, dall’altro mi sono potuto muovere più facilmente e senza vincoli nei momenti extra-Congresso, potendo raggiungere senz'altro in modo più agevole i posti di cui di seguito vi parlerò.
Ma inizierei questo racconto di viaggio spendendo due parole sul luogo in cui ho alloggiato durante la mia permanenza a Paestum.
Si tratta del bellissimo Hotel Royal, struttura a 4 stelle, di design, molto confortevole e piacevole, che non costa nemmeno molto durante quel periodo (fine maggio).


Belle, moderne, comode e pulite le camere, a cui si abbina un attraente parco con piscina; inoltre all’interno dell'albergo si può cenare in un ristorante non "normale", ma stellato. Cosa volere di più? D'altronde l'albergo si autodefinisce SPA del cibo...
Il ristorante stellato, di cui nei pressi della reception si può osservare la cucina a vista, è l’Osteria Arbustico che offre ai suoi clienti le preparazioni del bravo chef Cristian Torsiello. 


Non mancherò di assaggiare i suoi piatti in un’altra occasione, vista questa volta la concomitanza con la cena finale del Congresso. Nella camera di albergo era comunque presente la carta del ristorante (per i clienti dell’hotel vi è anche uno sconto del 10%) che presentava golosissimi piatti da provare assolutamente come la quaglia alla brace, cipolla caramellata e zabaione all’aceto, i raviolini di carciofi e brodo di calamari arrosto e gli scampi topinambur, vermouth e spinaci.
Questo albergo offre anche una buona prima colazione, che include prodotti lattiero-caseari della zona come (ovviamente) la mozzarella di bufala, alcuni formaggi locali e lo splendido yogurt di Vannulo.


Proprio da Vannulo mi sono recato dopo essermi congedato dal Royal. Dovete sapere, per chi non la conoscesse, che l’azienda biologica Vannulo è una tenuta bellissima immersa nel verde, dove vengono allevate le bufale e dove si producono magnifici prodotti provenienti dal loro latte. Anche le pelli degli stessi animali vengono lavorate in laboratori presenti nella stessa azienda, con relativa vendita di prodotti di pelletteria.


Da Vannulo si va per una piacevole visita agli animali e ai loro "alloggi", per ammirare il variegato orto e soprattutto per degustare e acquistare i fantastici prodotti biologici aziendali.


Fare colazione da Vannulo è un'esperienza da vivere, con gelati, yogurt cremosi e altri splendidi prodotti da prima colazione (sono ottimi anche i budini, non perdeteli!). E se avete già fatto colazione in albergo, sarete costretti a ripeterla, non si può proprio resistere e rinunciare…
Poi viene il momento dell’acquisto dei prodotti in caseificio. Idealmente occorrerebbe prenotare il giorno prima gli acquisti di mozzarelle, ovoline, trecce, perline, ma sono stato fortunato e, pur non facendomeli tenere da parte, ho trovato i prodotti che cercavo, tra cui una fantastica ricotta di bufala.
Da Vannulo volendo si può anche mangiare nel ristorante dell'azienda, che offre una cucina interessante e che ovviamente attinge all’orto e ai prodotti del caseificio.


La mia tappa successiva a Vannulo è stata una visita ad una località di mare del bellissimo Cilento, distante da Paestum (o meglio da Capaccio) circa una mezz'ora: Santa Maria di Castellabate.
Quest’ultimo è un posto in qualche modo doppio: c’è una parte mare, Santa Maria di Castellabate, e una parte alta (molto alta), Castellabate, entrambe da visitare assolutamente.
Santa Maria di Castellabate è una località molto carina con un bel corso, ma soprattutto con una spiaggia centrale molto "charmante". Le casette colorate in riva al mare, l’atmosfera da villaggio di pescatori, i ristorantini praticamente in acqua e la Vergine del mare a custodire e proteggere abitanti e turisti, la rendono molto attraente. 


In più una giornata con del sole non del tutto splendente e con poca gente come è capitata a me conferiva a questo luogo un non so che di magico e di placida calma.


Nei ristoranti/bistrot ci si può fermare anche solo per un cartoccio di alici o calamari fritti, assaporando lentamente il paesaggio semplice ma intrinsecamente marinaro, quindi ricco di significati per i veri amanti del mare.
Da Santa Maria di Castellabate la salita verso Castellabate richiede circa un quarto d’ora di macchina, su tornanti a tratti estremamente ripidi e pendenti. Man mano che si sale su, si comincia a percepire che in cima il panorama sarà davvero mozzafiato. E arrivando al centro storico di questo antico borgo non si può non avere la conferma di ciò.


La vista è emozionante, con ampie baie e rocce a picco sul mare. Si rivede molto dall’alto anche quello che si è visto poco prima a livello del mare a distanza di pochi metri.


Una vista quindi consigliatissima e da non perdere, a cui occorre aggiungere anche la visita del delizioso borgo, reso famoso anche dal film "Benvenuti al Sud".


Un borgo pulito, ordinato, con vicoli e vicoletti punteggiati da botteghe e localini che poi sfociano in una piazza principale molto ordinata, che definirei quasi un salottino. 


Qui vengono ricordate scene del film in prossimità dei locali e delle enoteche che dominano la piazzetta, in cui non mancano frequentatori stranieri. Un panorama bello (di terra e non di mare stavolta) si può ammirare anche da qui.
E' giunta poi purtroppo l'ora di rientrare a Roma, ma un caffè a Caserta per spezzare il viaggio ci stava tutto. Ho scelto l'emergente bar-pasticceria Hackert, premiato dall'ultima Guida dei Bar d'Italia del Gambero Rosso come migliore locale dell'anno. In effetti i dolcini offerti, uno alla mela annurca e l'altro denominato polacca (tipico della vicina Aversa, con crema e amarena), non erano per niente male e hanno reso meno pesante il restante tratto di strada che mi ha riportato a casa...

Ps A Caserta per chi ha più tempo vale la pena di fermarsi (a breve distanza dall'autostrada) per ottime esperienze culinarie in un ristorante e in una pizzeria che si trovano uno accanto all'altra: "Le Colonne" di Rosanna Marziale e "I Masanielli" di Francesco Martucci.