Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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12 agosto 2026

Consigli flash di viaggio: Acciaroli

 

Un paesino del Cilento molto caratteristico, sul mare, di cui vi vorrei parlare oggi è Acciaroli.

Va precisato innanzitutto che Acciaroli in realtà è la parte mare (una frazione) del comune di Pollica in provincia di Salerno.

Ci sono stato nel mese di giugno per alcuni giorni e devo dire che è un posto assolutamente da consigliare.

Il mare è limpido e dai colori chiari, con fondale basso, la spiaggia è sabbiosa, ampia ed adatta a lunghe camminate sulla battigia.

L’ideale ad Acciaroli è avere un albergo sul mare come quello presso cui risiedevo, in cui è possibile tornare agevolmente a riposare dopo una mattinata in spiaggia per poi ritornarci nelle ore meno calde del pomeriggio.

Il paesino è molto carino sia nelle sue viuzze con antiche costruzioni in pietra sia dal lato del porticciolo, dove oltre ad una torre normanna e ad una antica chiesa a vivacizzare il tutto sono presenti molti locali in cui mangiare, bere un drink o prendere un gelato (consiglio a tal proposito quello al gusto fico bianco, tipico del Cilento).

Sul corso del paese potreste imbattervi in piccole bancarelle di produttori agricoli della zona e incontrerete negozietti di alimentari dove comprare cibi utili per un pranzo veloce da portare al mare.

Qui è un must prendere un panino con la mitica mozzarella di bufala campana, che in queste zone è la più buona del mondo, indipendentemente dal caseificio che la produce (io ho mangiato ad esempio dei panini crudo e bufala o pomodori secchi sott’olio e bufala da applausi).

Coté ristoranti, ve ne consiglio due o tre sperimentati ed approvati: 

- una pizza va sempre provata in Campania e la mia scelta è ricaduta (bene) sul buon locale @lucaelalucciola che ad esempio prepara un’ottima provola e pepe ma non solo;

- un’altra sera ho cenato presso un negozietto di prodotti tipici cilentani (Ci.bo.), che ha in dotazione anche pochi tavoli per mangiare, presso i quali si possono degustare curate preparazioni a base di tanti presìdi Slow Food della zona;

- infine segnalo una buonissima trattoria di mare dietro al porto dove si mangia deliziosamente, a mio avviso: ‘A Tartana

Qui si può degustare la cucina tipica cilentana di mare (elencata in una fascinosa lavagnetta) con tanti piatti tradizionali e supersfiziosi, oltre che una torta ricotta e fichi davvero degna di nota!

Bon appétit e buona estate!

3 maggio 2026

Il pane del “fornaretto di Frascati”

Andando al supermercato vicino casa alcuni giorni fa, ho scoperto che veniva venduto anche il pane di Amadei, un glorioso forno di Frascati il cui nome è legato indissolubilmente all’ex centravanti della Roma Amedeo Amadei.

Per chi non lo conoscesse, vale la pena di fare un cenno alla storia di questo forno che proprio quest’anno ha raggiunto il prestigioso traguardo dei 150 anni di attività.

Nel lontano 1876 nasce, con la gestione di Agostino Amadei e poi del figlio Romeo, un forno a legna di quelli di un tempo, che si affermò con successo fino ad arrivare ai giorni nostri, portando avanti i dettami della tradizione familiare. Successivamente il forno viene gestito dalle figlie di Romeo, Adriana e Antonietta, e dal loro fratello Amedeo che era anche addetto, con la sua bicicletta, alle consegne del pane.

Ma proprio con questa stessa bicicletta, di nascosto dei suoi genitori, Amedeo si reca a Roma per un provino (che poi andò bene) con la squadra calcistica della Roma.

Fu l’inizio di una prestigiosa carriera sportiva, in quanto Amedeo diventò successivamente un famoso calciatore professionista della Roma, dell’Inter, del Napoli e della Nazionale italiana negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale.

Amedeo Amadei era molto legato alla Roma e quando cambiò squadra volle far inserire una clausola nel suo contratto che gli permettesse di non giocare contro la sua ex squadra anche in partite decisive.

Amedeo, per molto tempo il più giovane giocatore esordiente in serie A, fu il centravanti del primo scudetto della Roma (quello del 1942) e ribattezzato “il fornaretto di Frascati”; contribuì con i suoi successi a far crescere la notorietà del panificio, che resta ancora oggi legato alla sua fama.

Alla fine del 2013, all'età di 92 anni, Amedeo Amadei è poi scomparso, rimanendo uno dei più importanti giocatori della storia della AS Roma e rientrando anche nella sua prestigiosa “Hall of Fame”.

Oggi l’attività del forno Amadei è gestita da Giampiero, figlio di Amedeo e titolare dell’azienda.

Dal 1980 l’attività, ormai a carattere semi-industriale, aggiunge alla tradizione del pane anche quella dei prodotti da forno e dolciari e si sviluppa in un’ottica di miglioramento continuo, proponendo anche prodotti e lavorazioni innovative e utilizzando anche farine speciali. L’obiettivo è quindi di mantenere una qualità artigianale di buon livello, pur lavorando con volumi sempre maggiori per consentire di rifornire, tra gli altri, ristoranti, alberghi e supermercati.

In effetti all’assaggio il pane di Amadei che ho acquistato al mio supermercato di fiducia è risultato piacevole, ben cotto, con una crosta croccante e fragrante e una mollica di un bel colore chiaro, soffice e morbida. Un pane, inoltre, che ben si conserva per giorni, rimanendo fresco e non indurendosi velocemente.

W il fornaretto di Frascati ed il suo pane!

7 giugno 2025

La qualità e il comfort dei traghetti Corsica Ferries

Come vi accennavo nel post precedente, sono approdato recentemente in Corsica con gli ottimi traghetti di Corsica Ferries. E vorrei appunto soffermarmi sulla bella esperienza che ho potuto vivere a bordo nei viaggi di andata (Savona – Bastia) e ritorno (Île Rousse – Savona).

Si è sempre trattato di traversate notturne, una modalità di trasferimento che consiglio, in quanto sono perfette per chi vuole arrivare riposato guadagnando tempo prezioso ed essere pronto per esplorare bei luoghi.

Le “navi gialle” di Corsica Ferries, sulle quali non avevo mai viaggiato, sono davvero confortevoli. Sin dall’approdo a bordo l’accoglienza è stata molto calorosa e cordiale. Il personale di bordo è infatti gentile e pronto a rispondere a qualsiasi esigenza del cliente.

Viaggiare con Corsica Ferries è un’esperienza unica, dove ogni dettaglio è pensato per accompagnare il viaggiatore al meglio verso la sua destinazione. A bordo troverete spazi accoglienti e servizi pensati per coccolarvi durante la traversata: ristoranti con cucina mediterranea, bar, negozi, aree relax e cabine accoglienti.

A tale ultimo proposito, ad esempio, ho soggiornato in una bellissima cabina vista mare, che si può ammirare non tramite un semplice oblò ma attraverso un’ampia finestra. 

Una cabina spaziosa e comoda che mi ha “accolto” con un colorato piatto di frutta fresca e una refrigerante bottiglia di acqua minerale corsa.

I bar a bordo, inoltre, sono sempre pronti ad offrire un ottimo servizio consentendo di consumare anche snack e bibite non banali, come una buona birra corsa alle castagne (Pietra) che può essere servita con dei salatini che amo tanto, quelli di Michel & Augustin.

La prima colazione a bordo dei traghetti Corsica Ferries è ricca, con una vasta offerta dolce e salata, come quella che si può trovare al ristorante “Yellows”. Che prevede anche una formula Prima Colazione Continentale con brioche, succo di frutta, pane, burro e marmellata e una bevanda calda.

Sempre al ristorante Yellows è possibile gustare un pranzo più veloce con specialità mediterranee, cucinate a bordo e proposte ai prezzi migliori: antipasti, primi, secondi, dolci e, per i bimbi, il Navy Bag che prevede anche una “sorpresa del Capitano”. Da Yellows si può fare anche un ordine digitale tramite appositi totem, così come avviene spesso in altri ristoranti con ristorazione veloce.

Per una cena più ricercata dai buoni sapori della cucina mediterranea e con un tocco di creatività dei piatti, vale la pena di gustare le raffinate pietanze del ristorante La Dolce Vita. Qui il menù è curato con la consulenza dello chef pluristellato Filippo Chiappini Dattilo che coordina il lavoro degli chef di bordo (a capo dei quali vi è il bravissimo Ciro Riccardi) e guida la scelta delle migliori materie prime e dei vini più intriganti.

Per un’ottima cena presso questo ristorante si può iniziare con un aperitivo, ad esempio a base di spritz corso (bianco o rosso) da gustare insieme ad olive ascolane con salsa arrabbiata.

Si può poi optare per un menù (“mediterraneo”, “gastronomico” più uno specifico dedicato ai bambini) o scegliere i piatti “à la carte” con la possibilità di optare anche per ricette di stagione. La qualità delle materie prime e la stagionalità sono infatti dei must che il ristorante segue con rigore.

Tra gli ottimi piatti che qui ho potuto gustare è d’obbligo citare i Raggi di sole all'anatra, formaggio di capra e timo e tra i secondi la grigliata di mare (con branzino, capesante e polpo) servita con riso Venere e salsa al burro e citronella o il croccante fritto misto di pesce (servito con verdure in pastella e una golosa salsa alle erbe e frutto della passione). 


Per finire i dolci, tra cui un fresco coulis di fragole e gelato alla vaniglia, il cubo pralinato al cioccolato e il profiterole anch'esso con gelato. Ottimi anche i vini, sia corsi (provenienti in gran parte dalla AOP Patrimonio) sia quelli derivanti da un’attenta selezione di Doc francesi ed italiane.

Per quanto riguarda i servizi a bordo, è interessante segnalare che sulle “navi gialle” gli animali domestici sono i benvenuti, con soluzioni dedicate per far sentire a proprio agio anche loro.

Altro aspetto che vale la pena di sottolineare è lo Yellow cares compactor che incentiva i passeggeri a riciclare la plastica e le lattine a bordo compattandole e riponendole in un apposito contenitore, in cambio di un premio che può essere un chupa chup o un caffè o una bevanda a seconda del numero dei rifiuti smaltiti. Un’iniziativa interessante, affinché tutti partecipino attivamente allo sviluppo di un trasporto marittimo più rispettoso dell’ambiente.

Tra l’altro, sempre in tema di rispetto dell’ambiente, a bordo di Corsica Ferries abbiamo avuto modo di incontrare un team di ricercatori che tramite il progetto Life Conceptu Maris intende conoscere più approfonditamente la distribuzione delle specie più diffuse di cetacei e tartarughe marine per mettere a punto strategie di difesa dagli effetti negativi provocati dalle attività dell’uomo (attrezzi da pesca abbandonati, traffico marittimo, inquinamento da plastiche). Tutto ciò è possibile sia tramite l’unione di competenze di importanti enti italiani e internazionali sia soprattutto tramite il programma LIFE che è lo strumento che l’Unione Europea utilizza per finanziare progetti di conservazione della natura e dell’ambiente (per ulteriori info: https://www.lifeconceptu.eu/il-progetto/).

I miei due viaggi sui traghetti Corsica Ferries hanno quindi rappresentato un’esperienza assolutamente da ripetere, trasformando la traversata in un’esperienza speciale, prima di giungere nelle belle destinazioni finali.

Ma da dove partono questi traghetti per la Corsica? Le città di partenza sono Savona, Livorno, Nizza e Tolone, che si collegano con le principali destinazioni dell’isola, tra cui Bastia, Île Rousse, Ajaccio e Porto Vecchio.

Tramite corse frequenti e orari studiati per offrire la massima libertà, Corsica Ferries garantisce flessibilità e consente di organizzare il vostro viaggio nel miglior modo possibile.

E poi c’è la Corsica, che offre un’infinità di attività per ogni tipo di viaggiatore. Scoprirete spiagge incontaminate (le spiagge della Corsica sono tra le più belle del Mediterraneo), montagne maestose e pittoreschi villaggi, con un viaggio che inizia direttamente sul traghetto e che vi consiglio vivamente di prenotare.

Un caloroso grazie a Cristina Pizzutti, Responsabile Comunicazione e Marketing di Corsica Ferries, per avermi invitato e consentito di vivere queste belle esperienze.

Per ulteriori informazioni:

Corsica Ferries - https://www.corsica-ferries.it/

Ps: Durante la prima traversata ho avuto anche l’onore di assistere dal ponte di comando alle procedure di partenza, mentre nel viaggio di ritorno è stato molto emozionante ammirare dalla nave lo scalo in una Nizza sfavillante di luci, intorno alla mezzanotte!



Invitato da Ufficio del turismo francese in Italia e Corsica Ferries Italia

28 febbraio 2025

Il rustico di Le Levain: un gusto impareggiabile!

Per chi non lo sapesse Le Levain è una caffetteria/pasticceria/panetteria di ispirazione francese situata (anche) nella zona di piazza Fiume a Roma.

La mattina presto è già affollata da tanta gente che apprezza i suoi croissant, i suoi pains au chocolat, i suoi kouign amann e tanti altri buonissimi dolci francesi. Qui si trovano anche degli ottimi éclair, quelli belli lunghi largamente diffusi in Francia, farciti di crema al caffè o al cioccolato.

Non mancano le specialità salate, come le baguette farcite, le mitiche “cropizzette” (ne ho parlato qui) e delle golose quiches, sia Lorraine che vegetariane.

Di Le Levain, al di là di tutte queste ed altre golosità, mi piace l’ambiente e l’atmosfera, a cui concorre anche il tipo di persone che frequentano questo locale. Se vi fermate un attimo a guardarle, anche attraverso le sue vetrine, sembra di osservare instantanee tratte da un bistrot francese con un pubblico, soprattutto femminile, che lentamente sorseggia bevande calde in accompagnamento a qualche gratificante coccola che rende piacevoli determinati momenti della giornata.

Mi reco spesso in questo punto vendita e consumo frequentemente la variegata offerta, soprattutto salata, del locale.

Nell’ambito di questa, adoro in particolare un prodotto, il rustico, composto innanzitutto da una pasta davvero gustosa che mi porta indietro nel tempo, lievemente dolciastra, un po' brunita e dai tagli diagonali in superficie. Il ripieno poi è goloso ed è composto da carne macinata, spinaci (o broccoli) e piselli.

Un prodotto per me eccellente, anche se la mia passione per i rustici in generale mi porta a volte essere un po' troppo di parte.

Ho provato (indegnamente) anche a preparare in casa questo rustico, usando però della semplice pasta sfoglia e attenendomi invece molto più rigorosamente alla ricetta originale per quanto riguarda il ripieno. Un risultato molto buono e gustoso!


Un saluto a tutti e non mancate di fare un salto da Le Levain, soprattutto se non lo conoscete ancora!

26 ottobre 2024

L’uovo ricomposto di Sandro Serva


 Foto tratta dalla pagina FB della Camera di Commercio di Rieti e Viterbo

Oggi vi parlo del terzo appuntamento 2024 nell’ambito degli show cooking on-line organizzati dalla Camera di Commercio di Rieti e Viterbo e dalla sua Azienda Speciale Centro Italia.

In questa occasione è stato coinvolto un “docente” di grande spessore. A guidarci nella realizzazione della ricetta è stato infatti uno chef bi-stellato, al cospetto del quale non si può celare una certa emozione. Si tratta di Sandro Serva dell’ottimo ristorante La Trota di Rivodutri in provincia di Rieti.

Prima di descrivervi l’esecuzione della ricetta (“l’uovo ricomposto”), vale la pena di spendere due parole su questo locale.

La Trota nasce negli anni sessanta quando Emilio e Rolanda Serva decisero di aprire un punto di ristoro in riva al fiume. Rolanda cucinava nella caldaia posta sul camino la pasta tirata a mano, mentre Emilio cuoceva alla brace le trote e le carni locali.

Negli anni Ottanta i figli Sandro e Maurizio, cresciuti nel ristorante ed appresi tutti i segreti del mestiere, prendono in mano la gestione della trattoria di famiglia e iniziano un percorso di crescita e di ricerca, con un menù di acqua dolce, basato su pesci come anguilla, trota, persico e carpa. Un percorso che porterà il locale a diventare un punto di riferimento della cucina di lago in Italia e in Europa.

Oggi i loro figli Amedeo e Michele stanno portando le loro fresche idee sia in cucina (supportata da un’accoglienza autentica e spontanea) che in sala, che trasmette la medesima passione dei cuochi e della loro brigata.

La carta lascia molto spazio ai pesci d’acqua dolce proprio perché le acque (lacustri, fluviali e sorgive) caratterizzano da sempre il territorio circostante e i proprietari ritengono importante continuare a proporre queste materie prime nel rispetto dei luoghi, della tradizione e della sostenibilità ambientale.

Famiglia e territorio sono quindi le costanti che hanno sempre caratterizzato questo locale.

Molto interessante è anche la scelta di un percorso degustazione che dia ancora più risalto all’ecosistema acquatico, proponendo vini le cui terre e le cui uve risentono dell’influenza dell’acqua dolce.

Insomma andare alla Trota è un’esperienza da vivere assolutamente e cucinare insieme a Sandro Serva lo è stato un po' anche per me.

Nel corso dello show cooking abbiamo innanzitutto assistito alla preparazione di un piatto complesso e geniale come il carciofo fritto ripieno di uovo fondente, con salse di topinambur e mentuccia. Un piatto che figura in carta da molto tempo in questo ristorante e che richiede una preparazione piuttosto lunga e articolata, ma con un risultato finale delizioso.


Foto tratta dalla pagina FB della Camera di Commercio di Rieti e Viterbo

Ma la ricetta che abbiamo eseguito insieme allo chef è stata quella altrettanto geniale dell’uovo ricomposto con salsa di strigoli. Gli strigoli (silene vulgaris), sono delle piante perenni dal sapore erbaceo con uno stelo ricoperto di foglioline che vengono utilizzate sia in cucina sia per scopi curativi.

Qualora gli strigoli non dovessero essere reperibili, in alternativa si possono usare degli spinaci.

Ecco ingredienti e procedimento della ricetta:

UOVO RICOMPOSTO

INGREDIENTI

4 uova; 1 spicchio d’aglio; scalogno; 100 gr. di strigoli (o in alternativa spinaci); 1 patata gialla; olio extravergine di oliva; sale

PROCEDIMENTO

Sbianchite gli strigoli (o gli spinaci) in acqua; a fine cottura scolate senza buttare l'acqua; se possibile tenete in acqua e ghiaccio le verdure. Scolatele dopo averle raffreddate.

Sbucciate la patata e tagliatela a dadini; tritate lo scalogno e mettetelo in pentola con l’olio; fatelo rosolare finché non imbiondisce e poi inserite i dadini di patata. Fateli insaporire bene e poi ricopriteli con dell’acqua di cottura delle verdure. A metà cottura aggiungete del sale.

Una volta pronti, fateli raffreddare e poi unite i dadini alle verdure in un frullatore, così da realizzare la salsa che andrà sul fondo del piatto.

Successivamente separate il tuorlo dall'albume e tenetelo da parte. Montate l'albume a neve.

Prendete un quadrato di pellicola (quella da usare per la cottura) e ungetela con olio; inseriteci una mezza sfera di albume, ricavando uno spazio per il tuorlo. Una volta aggiunto il tuorlo, regolate di sale e chiudetela sempre con l’albume formando così una palla di neve. Avvolgete e chiudete la pellicola e mettetela in cottura al vapore per due minuti circa.

Foto tratta dalla pagina FB della Camera di Commercio di Rieti e Viterbo

Verrà fuori una splendida nuvola bianca da adagiare sulla crema di verdura; la nuvola, una volta tagliata, farà fuoriuscire uno scioglievole giallo d’uovo. Il piatto si potrebbe anche completare con una grattugiatina di tartufo per aggiungere “gradi di nobiltà”.

Ora sto già pensando di andare presto a scoprire il fantastico territorio che qui ho a tratti descritto, con l’intento anche e soprattutto di conoscere e apprezzare in modo molto più completo la splendida cucina e l’accoglienza del ristorante La Trota. Ci andiamo insieme?

2 marzo 2024

Il martedì sera da Carníca si va “In Cucina con..."

Di recente sono stato invitato ad una cena davvero speciale e raffinata presso il ristorante Carnìca, situato all’inizio di Via Veneto a Roma, ad un passo da Piazza Barberini.

Qui ha preso vita il nuovo format culinario "In Cucina con Carníca", un debutto che ha conquistato tutti i partecipanti. Presentata con maestria dalla padrona di casa Veronica Ursida, la serata ha visto protagonisti due cuochi vip, la giornalista enogastronomica Sara De Bellis e l'ex concorrente di Masterchef "Il Conte" Giuseppe Garozzo Zannini Quirini, che hanno dato vita ad una divertente e qualificata sfida culinaria.

La passione e l'abilità dei due protagonisti della serata si sono tradotti in un menù molto interessante, che ben si è coniugato con gli ottimi vini dell'Azienda vinicola Cav. Antonio Malena.

Un menù che ha deliziato gli ospiti con piatti originali e raffinati, grazie anche al supporto dello staff di Carníca che ha coadiuvato i due chef. La cena è cominciata con una tartare molto gustosa condita con ingredienti mediterranei ed è proseguita con un ottimo primo piatto (tortiglioni al ragù di pennuto germano), per poi passare ad un impeccabile secondo, un pollo porchettato alla marchigiana. A chiudere, un dolce extra-sfida: un tiramisù scomposto, preparato questa volta dai pasticcieri del locale.

Al termine della serata, ad allietare ulteriormente i presenti il talentuoso cantante e musicista Ciccio Merolla ha sorpreso gli ospiti con uno coinvolgente mini-show al ritmo della sua hit "Malatì".

Ora il prossimo appuntamento è per martedì 5 marzo, quando la sfida continuerà tra altri due contendenti in ambito giornalistico-culinario, accompagnati dai vini delle Cantine Spinelli.

Non perdete l'occasione di prender parte a queste straordinarie serate, dove il lusso e la raffinatezza si fondono in un'esperienza unica.

Ma da Carnìca ci si può recare anche per una piacevole cena, al di fuori di questi martedì speciali.

In questo elegante e affascinante locale si effettua infatti, anche quotidianamente e non solo nelle serate speciali, un viaggio sensoriale attraverso sapori raffinati e piatti di qualità che sono il riflesso della passione degli imprenditori che hanno creduto in questo progetto.

Da Carníca l’offerta è diversificata con una proposta culinaria fusion, ricca di contaminazioni provenienti da più paesi.

Le costate di manzo e le beef ribs sono un inno alla carne di qualità e sono preparate con maestria e passione, offrendo un'esperienza gastronomica da non perdere. La selezione di carne galiziana è presentata in modo unico attraverso elaborati roll giapponesi che esaltano i battuti di carne cruda, serviti in stile sushi.

La griglia a carboni inoltre valorizza le carni pregiate, dal bisonte alla tenera Hereford irlandese, accompagnate sempre con contorni di verdure e patate. Le empanadas di pollo e di manzo, con il loro tocco di lime e salsa criolla, rappresentano un mix perfetto tra tradizione e innovazione. Le tartare e i carpacci, con accostamenti di caponatine, funghi, taralli, cipolle e burrata pugliese, offrono una perfetta armonia di sapori.

Ma Carnìca è non solo carne: immergetevi nell'essenza del mare con il Tuna Roll, un piatto che celebra il tonno scottato, che ben si accorda con gli asparagi e lo yogurt. Buonissimo anche l'Astice Roll, con polpa di granchio, carpaccio di astice, pomodorini tritati e olio extravergine di oliva, mentre il baccalà in tempura ingolosisce con i suoi tre tranci fritti accompagnati da una salsa all'arancia.

E per concludere, lasciatevi tentare da ottimi dessert come l'Apple Pie, servita con un piacevole gelato.

Vi consiglio quindi di provare questo locale, davvero imperdibile per gli amanti del buon cibo, per poter vivere un'esperienza gastronomica completa e raffinata.

 

Per info:
 Carníca

5 novembre 2023

C’est la «Buatta»


L’estate scorsa a Palermo ho mangiato sempre bene in sfiziosi ristoranti e trattorie. E il posto dove mi sono trovato meglio gustando un’ottima cena è stato nella centralissima Via Vittorio Emanuele, precisamente presso la trattoria “Buatta”.

Questo locale mette subito in chiaro il suo genere di piatti offerti definendo, sin dal frontespizio del suo menù, la sua cucina “popolana”. Una definizione affascinante, che ha subito attirato la mia attenzione e che mi ha indotto a cenare lì.

Quando poi ho recentemente letto il comunicato stampa sulla Guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso ho avuto la conferma della bontà del locale, notando con piacere che tra i Tre Gamberi, destinati a premiare le migliori trattorie nazionali, vi era come novità proprio l’ingresso di “Buatta, cucina popolana”.

Un riconoscimento davvero meritato a mio avviso, in un locale in cui si rispetta fedelmente la tradizione gastronomica cittadina, con la proposta di tanti piatti simbolo della cucina palermitana e con l’utilizzo di materie prime legate al territorio, molti presidi slow food, carne bio e pescato locale del giorno.

Il locale si ambienta in una fascinosa ex valigeria, con arredi e insegna in stile Belle Époque. Quando il tempo lo consente, poi, è possibile mangiare all’esterno, come ho fatto io, in un vivace corso che porta fino al mare.


In questa trattoria, che vanta anche una buona carta dei vini, si possono degustare piatti molto ben cucinati tra cui tra le entrée il formaggio Ragusano Dop all’Argentiera (alla piastra con aceto, origano, aglio, olio e pepe; solo la sua storia richiederebbe un post a parte!), lo sfincione o la classica caponata.

Tra i primi non mancano gli anelletti alla siciliana, dei gigli alla norma e dei favolosi bucatini con sarde e finocchietto, preparati davvero “comme il faut”.

Sul fronte dei secondi piatti, sarde a beccafico, pesci del giorno alla ghiotta, polletto bio di Linguaglossa al carbone e salsiccia al ceppo dominano il menù.

A chiudere, cannoli, cassata e parfait di mandorle di Noto.

Un locale che vi consiglio davvero, quindi, con prezzi ragionevoli e non eccessivi in rapporto alla qualità dei piatti.


Dopo cena fatevi una bella passeggiata nello splendido centro di Palermo e inoltratevi nelle affascinanti viuzze limitrofe al locale, dove potrete anche trovare affisse, in alto, strofe di belle canzoni di Jovanotti, Mina, Patty Pravo e Renato Zero…

6 ottobre 2023

Melanzane, passione mia

E’ da poco finita l’estate. Da calendario, perché il caldo c’è ancora e lo dimostra il fatto che ho fatto un bellissimo bagno ad Ischia (in occasione dello splendido evento Ischia Safari) una decina di giorni fa e non è escluso che ne possa fare ancora in questi primi giorni di ottobre.

Durante l’estate, che comunque rimpiango perché purtroppo da tempo non sono più in vacanza, un must in tavola per me sono le melanzane, che in questa stagione si esprimono al meglio e che amo mangiare in tanti modi e preparazioni diverse.

In questo post vi voglio quindi parlare di tanti piatti a base di melanzane, degustati durante le ultime vacanze estive o comunque nei periodi ad esse limitrofi.

Ovviamente quando si parla di melanzane il pensiero va subito alla mitica parmigiana, che quest’anno ho mangiato poco a casa e più spesso fuori, con ottimi risultati sensoriali e degustatori perché spesso assaggiata nella sua terra di origine, la Campania.

Ottime parmigiane quest’estate le ho assaggiate ad esempio ad Ischia nell’ottimo ristorante/pizzeria Chalet Primavera verso Ischia Ponte e a Roma al Forno della soffitta a Via Piave, dove questa magnifica preparazione viene cotta nel forno a legna in un tegame di terracotta. Fatela un po' raffreddare perché scotta tantissimo, ma che buona! Ottima anche la versione siciliana della parmigiana, con ripieno anche di uova sode e prosciutto cotto della mitica pasticceria/rosticceria Mizzica a Via Catanzaro a Roma.

In estate amo mangiare le melanzane anche preparate “a funghetto”, cioè a dire dei cubetti di melanzana fritti e insaporiti con pomodoro fresco e basilico. Ne ho assaggiato un piatto delizioso (col valore aggiunto di un meraviglioso basilico ischitano) in riva al mare a San Francesco ad Ischia presso il ristorante La Rondinella che prepara tanti altri golosi piatti, principalmente a base di pesce.



Adoro mangiare anche gli involtini di melanzane, farciti di prosciutto e formaggio, come ho fatto nello scorso mese di luglio da Calise, sempre ad Ischia o gustare questo buonissimo ortaggio sotto forma di mitiche polpette, che ho potuto degustare da Ciro Purpetta (appunto) in zona Porta Pia a Roma. Qui le polpette vengono preparate insieme ad un sughetto “a pezzi” di pomodoro fresco con il prodotto finale che presenta una croccantezza esterna e una morbidezza interna che davvero lo rendono irresistibile.

Amo poi le melanzane come ingrediente di ottime caponate estive, che si possono mangiare in tante buone trattorie di Palermo (come ho fatto io qualche mese fa), dove ho notato che in questo piatto l’utilizzo dell’aceto è solo accennato in certi casi (come piace a me), mentre in altri è addirittura nullo.

Sempre a Palermo ho molto apprezzato uno strepitoso timballo di anelletti, in un luogo normalissimo (un bar) e in una piazza normalissima. E questo timballo mi ha portato alla mente lo stesso timballo assaggiato chissà quando rivestito di fette di melanzane fritte. Un piatto lussuoso, elegante, d’altri tempi, che si presenta benissimo e che mi/ci riporta alle cucine dei monzù (o monsù), cioè a dire raffinati cuochi francesi che nel XVIII e XIX secolo deliziavano il palato di nobili famiglie del Sud (Sicilia e Campania in testa)con preparazioni originali e complesse, provenienti dalle migliori scuole d’oltralpe e internazionali.