Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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1 maggio 2018

Maybu, ed è subito fiesta


Il Gambero Rosso Channel è uno dei miei canali preferiti e una trasmissione che seguo molto su questa rete televisiva è quella di Diana Beltran, chef messicana di Acapulco che porta nelle case i più autentici sapori del Messico eseguendo tipiche e sfiziose ricette.
Ebbene, di recente ho avuto l’onore di conoscerla di persona in occasione della presentazione del suo nuovo locale, un fast food Tex-Mex di qualità che mancava in città e che va ad aggiungersi al suo ristorante, La Cucaracha, già presente da tempo a Roma.
Il nuovo locale, di 150 metri quadri per circa 70 coperti, si chiama Maybu, che sta per Margaritas y Burritos, e rappresenta la versione contemporanea della tavola calda Tex-Mex diffusa oltreoceano e in varie città europee. Una ristorazione veloce in cui hanno un ruolo centrale i burritos, da mangiare rigorosamente con le mani.


Questi ultimi sono preparati espressi al bancone davanti ai clienti (non è previsto il servizio al tavolo) che possono assistere alla loro farcitura con le carni, le salse e i condimenti che si prediligono. Decisamente un piatto unico, quindi, che beneficia di materie prime in gran parte cotte a vapore, per preservare tutte le proprietà organolettiche dei cibi.


Per imbottire i burritos (9 euro il prezzo di quello più grande, 7 euro quello del più piccolo) sono a disposizione del cliente tre tipi di carne (chili con carne, carne di maiale o pollo allevato a terra), riso (bianco o piccante), quinoa, fagioli neri, cheddar fuso e verdure miste. E poi potete sbizzarrirvi nella scelta delle salse, come la guacamole (con avocado, cipolla, pomodori, coriandolo), quella al peperoncino chipotle o la salsa verde messicana in purezza, la pico de gallo, a base di pomodoro, coriandolo, cipolla e lime.
Oltre ai burritos, sempre generosamente farciti, da Maybu potete trovare anche gli ottimi nachos con formaggio fuso, pico de gallo, jalapeños, fagioli, guacamole e panna acida e quelli con queso, cioè con il solo formaggio fuso tipo cheddar; non manca nemmeno l’ensalada, una tortilla aperta con lattuga e tutti gli ingredienti che si desiderano.


L’abbinamento perfetto di tutto ciò è con il tradizionale Margarita, il cocktail messicano più famoso al mondo, a base di tequila, triple sec e succo di lime, in versione frozen, ma potete trovare anche la birra Corona e un “free refill” di Coca-Cola, aranciata, 7up e acqua. In quest’ultimo caso si paga solo la prima consumazione (3 euro) e poi il bicchiere potrà essere riempito quante volte si vuole. Tutto il menu è stato pensato per essere consumato in loco, mangiato nel packaging da street food (tra l’altro totalmente compostabile ed ecosostenibile) oppure ordinato tramite il servizio di take-away.
Per chi volesse infine cimentarsi a casa in sfiziose ricette di cucina messicana vi consiglio il libro della sopra citata Diana Beltran “Cucine del Mondo – Messico” (Gribaudo Editore), da consultare anche per comprendere meglio e approfondire l’interessantissima cultura gastronomica di quello splendido paese che è il Messico.

Maybu – Margaritas y Burritos
Via Candia, 113 - 00192 Roma
Tel. 06 69416108
Aperto dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 23 (lunedì chiuso)

3 aprile 2016

Il succulento Royal Wedding beef pie


Il piatto che vi propongo oggi è stato dedicato dal mitico chef Jamie Oliver alle nozze dei reali d’Inghilterra William e Kate, avvenute ormai alcuni anni fa.
E’ una ricetta che da tempo volevo provare e che ho visto per la prima volta in TV più di un anno fa, in occasione del ciclo di puntate “Jamie's Great Britain” diffuse dal Gambero Rosso Channel.
Ho trovato poi in rete la ricetta ed il video che per comodità vi linko qui e qui.
Si tratta di uno dei tanti succulenti “pie” che frequentemente si possono mangiare in terra inglese e che a me piacciono molto. In questo caso il piatto che vi presento è una sorta di stufato di carne ed orzo perlato rivestito di pasta sfoglia e accompagnato da verdure di stagione, che anche cromaticamente fanno da contrasto alla pietanza principale.
E’ una ricetta abbastanza lunga e laboriosa (preparata quando avevo più tempo e cioè durante le feste pasquali), ma con alcuni accorgimenti si possono accorciare i tempi di cottura e di realizzazione. Inoltre ho apportato alcune personalizzazioni sia perché mi piacevano di più sia perché non sempre ho trovato tutti gli ingredienti giusti.
Per il blog ho preparato una monoporzione quasi “finger”, mentre la restante quantità l'ho cucinata in un normale tegame da forno, mangiandola con la famiglia.


Ecco allora gli ingredienti, per 3-4 persone:

Per il ripieno:

2-3 cucchiai d’olio extravergine di oliva
1 noce di burro
qualche ciuffetto di rosmarino, foglia di alloro e del timo
1,5 cipolle rosse di medio calibro
circa mezzo kg di spezzatino di manzo che taglierete a cubetti di 2,5cm (nella ricetta originale si usa la carne dello stinco di manzo ed il suo osso, ma io non li ho utilizzati)
sale, pepe
1 cucchiaio di passata di pomodoro
200 ml di birra tipo stout (una “smooth stout”, per la precisione)
1 cucchiaio di farina
750 ml di brodo di carne
70 gr. di orzo perlato (io ne ho usato uno che cuoce in circa un quarto d’ora)
un paio di cucchiaini di mostarda
un paio di cucchiaini di Worcestershire sauce
50 gr. di Cheddar cheese

Per la pasta:

pasta sfoglia
1 uovo

Procedimento:

In una casseruola o meglio in una pentola a pressione (io ho usato la mia fidata Cataplana) versare l’olio extravergine e il burro. Aggiungere tutte le erbe aromatiche e far insaporire brevemente. Inserire le cipolle tagliate grossolanamente e farle appassire per circa dieci minuti. Aggiungere poi i cubetti di carne e far rosolare per bene. Salare e pepare. Unire quindi il brodo di carne, la birra stout, la passata di pomodoro e il cucchiaio di farina. Coprire con un coperchio e far cuocere a fuoco lentissimo per un’ora.
A questo punto è il momento di buttar giù l’orzo perlato che cuocerà in circa 15-20 minuti a tegame coperto (nel caso di orzo con cotture più lunghe, far cuocere fino a che non è pronto).
Scoperchiare e aggiungere poi la mostarda, la Worchester sauce e il cheddar grattugiato, mescolare bene e cuocere ancora per fare amalgamare questi ultimi ingredienti e comunque fino a quando la carne sarà morbida.
In una pirofila versare il composto di carne ed orzo e spennellare i bordi della stessa pirofila con un uovo sbattuto. Adagiarci sopra, a coprire l’intera superficie, la pasta sfoglia che deve essere spessa (circa 1 cm di altezza, la mia lo era un po' meno). Spennellare di uova anche la superficie della pasta sfoglia. Infornare infine a 180°C, finché la pasta esterna non sarà ben dorata.
Servire il pie tagliando parte della crosta, abbinandola con alcune cucchiaiate del suo ripieno e con un contorno di carote e piselli al burro, ad esempio.


Un goloso e sontuoso piatto che vale davvero la pena di essere preparato. Provare per credere. Ed insieme non potete che berci una fresca birra stout.
Bon appétit!

22 ottobre 2015

In punta di… Tre Forchette


La scorsa settimana è stata presentata a Roma la 26esima edizione della Guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso, uno strumento sempre più aggiornato e versatile, a misura di appassionato e intenditore.
La Guida contiene ben 2.268 indirizzi fra ristoranti, trattorie, wine-bar, birrerie e locali etnici, per consentire a qualunque tipo di portafoglio di trovare il posto giusto per mangiare “di qualità”, soddisfacendo ogni genere di preferenza (cucina tradizionale, innovativa o esotica).


Il massimo riconoscimento qualitativo appartiene, in questa Guida, come sempre alle Tre Forchette, un ristretto gruppo di locali che quest’anno conta ben 26 esercizi commerciali.
Tra questi, si confermano l’Osteria Francescana di Modena e La Pergola del Cavalieri di Roma, mentre i due nuovi ingressi, Berton e Seta del Mandarin Oriental, appartengono entrambi ad una città, Milano, che quest’anno ha convogliato una straordinaria concentrazione di energie sull'onda lunga del fenomeno Expo.
Da rilevare che Gennaro Esposito, della Torre del Saracino di Vico Equense (NA), con un punteggio di 57 sale tra i quattro migliori voti di cucina assegnati dalla Guida, accanto a Massimo Bottura dell'Osteria Francescana di Modena, Massimiliano Alajmo de Le Calandre di Rubano (PD) e Pino Cuttaia de La Madia di Licata (AG). In crescita anche Mauro Uliassi, dell’omonimo locale di Senigallia (AN).
Oltre agli altri consueti riconoscimenti (Tre Gamberi, Tre bottiglie, Tre mappamondi, Tre boccali, ecc.) la Guida offre quest’anno delle interessanti novità che confermano la sua vocazione di “servizio” affidabile e facile da consultare, con grande sensibilità alle più recenti tendenze di consumo fuori casa. Ecco quindi categorie inedite, come i bistrot, le griglierie e i locali vegetariani, per aumentare sempre di più la sua esaustività ed ecco nuovi premi speciali, per evidenziare le realtà più virtuose e valorizzare ogni aspetto della complessa “macchina” che è il ristorante.
Tra questi riconoscimenti speciali, ne segnalo due che ho particolarmente a cuore: per il miglior pane in tavola è stato premiato il Reale di Castel di Sangro (AQ), per l'attenzione impiegata nella fattura di un alimento basilare e spesso sottovalutato; per la migliore proposta di piatti di pasta è stato invece meritatissimamente premiato Peppe Guida della Antica Osteria Nonna Rosa a Vico Equense, uno chef che adoro.


La cena che ha concluso la giornata di presentazione della Guida è stata veramente all’altezza delle (elevate) aspettative.
Tra i piatti che ho più gradito, metto senz’altro ai primissimi posti il riso in cagnone con crema di erbe, barbabietola marinata al Campari e polvere di lampone di Antonio Guida del Seta Mandarin Oriental Milano, con un piacevole contrasto tra le caratteristiche del lampone e quelle delle erbe.


Un altro Guida, Peppe, ha presentato uno dei suoi tanti favolosi cavalli di battaglia, gli spaghettini all’acqua di limone, olio e Provolone del Monaco, un delicato e cremoso piatto che con successo avevo preparato anche a casa.


Molto interessante e sfizioso l’Hot dog di gambero con maionese di chips di Moreno Cedroni, mentre tra i secondi ho particolarmente apprezzato il piatto di Heinz Beck (sfoglia di manzo su amaranto, con caviale Calvisius ed erbe) che mi ha fatto comprendere quanto si abbini bene il caviale con la carne cruda.



Altro piatto di carne molto interessante era la tartare di cervo con crema di pistacchio (altro abbinamento davvero azzeccato!), miele al wasabi, limone e puccia dell’emergente Matteo Metullio (La Siriola dell’hotel Ciasa Salares).


Buonissima, infine, tra i dolci, la rivisitazione della pastiera napoletana di Ilario Vinciguerra: in un sol boccone si gustava “l’Oro di Napoli” con tutti i suoi sapori autentici e l’esplosione dei suoi profumi.


Tutti questi piatti sono stati degnamente accompagnati da ottimi vini ed etichette di gran pregio, tra cui non si possono non menzionare le ottime bollicine Trento Doc, ideali per l’aperitivo pre-cena, e gli Amaroni della Valpolicella 2007 Cav. G. B. Bertani e Vign. di Ravazzol 011 Ca' La Bionda, premiati con i Tre Bicchieri.

Info: ufficio.stampa@gamberorosso.it

Ristoranti d'Italia 2016 del Gambero Rosso
Gambero Rosso®
in edicola e in libreria
pp  640 -  euro 22

10 aprile 2015

Valorizzando la Candonga...


Ho scoperto da poco una varietà di fragola molto buona. Si chiama Candonga ed è prodotta, a quanto so, nella zona del Metaponto in Basilicata.
E’ una fragola che sin dall’odore colpisce il consumatore per la sua freschezza, mentre al gusto risulta succosa, aromatica, dolce e croccante.
Il mio primo “test” con la Candonga l’ho fatto assaggiandola in purezza, riscontrando le ottime caratteristiche che avete appena letto, ma poi ho voluto utilizzarla anche in qualche buona ricetta.
Una di queste è quella che vi propongo oggi che proviene, con qualche mia variante, da uno dei miei “chef-idoli” e cioè Giorgione, che l’ha presentata in una sua trasmissione TV sul Gambero Rosso Channel. Una ricetta che ho voluto riproporre perché mi intrigava parecchio.
Si tratta di una preparazione un po’ azzardata, composta da ingredienti “salati” a cui abbinare le fragole e non è detto che soddisfi i gusti di tutti, ma secondo me è buonissima e ritengo che possa piacere ai gourmet e agli intenditori a cui principalmente mi rivolgo quando scrivo i miei post.
Ecco allora gli ingredienti che servono per questo piatto, che ho denominato

Nudi di ricotta alla salsa di fragole
(piccolo inciso: non ho usato, come nella ricetta originale, una pasta fresca ripiena di ricotta, ma dei “nudi” di ricotta. Cosa sono i nudi? Sono delle quenelles composte da ricotta impastata con farina e parmigiano e fatte cuocere in acqua bollente salata)


Ingredienti
(per 4 persone)

Per i nudi:
20 cucchiai di ricotta
5-6 cucchiai di farina
3 cucchiai di Parmigiano Reggiano
buccia di limone bio grattugiata qb
un pizzico di noce moscata
foglioline di menta

Per il resto della preparazione:
1 cestino di fragole Candonga (o anche meno)
guanciale, 2 fette di medio spessore
1 cipolla rossa di Tropea
olio extravergine
vino bianco
sale e pepe
Parmigiano Reggiano 30 mesi qb

Esecuzione

In una pentola far appassire in olio evo la cipolla tagliata a pezzetti ed aggiungervi successivamente il guanciale tagliato a cubetti più o meno grossolani. Sfumare col vino bianco e, quando sarà evaporato, aggiungere le fragole ben lavate e tagliate anch’esse a dadini. Far cuocere per non molto tempo, in modo che le fragole si mantengano abbastanza croccanti e che nello stesso tempo si sia formato un bel sughetto. Salare e pepare.
Nel frattempo, mettere insieme tutti gli ingredienti per i nudi e impastare bene. Deve venir fuori un impasto morbido, ma al tempo stesso compatto. Se la ricotta o l’impasto fosse troppo fresco, aggiungere più farina. Formare delle quenelles e adagiarle delicatamente in acqua bollente salata. I nudi saranno pronti quando salgono a galla. Prelevarli, sempre delicatamente, e adagiarli con cura nel piatto di portata.
A questo punto versarci sopra il sughetto alle fragole (e le fragole, ovviamente) e completare con una generosa grattugiata di Parmigiano 30 mesi.
Un piatto goloso e speciale che vi stupirà, che presenta anche il “valore aggiunto” dei nudi, che anche da soli riescono a fornire un profumo e un sapore del tutto particolari.
E vi avviso: di questi ultimi ne preparerò molte altre versioni, perché ci si può davvero sbizzarrire: stay tuned ;)

18 dicembre 2014

Le magnifiche storie di Foodies 2015


Ho già scritto tante volte della Guida Foodies del Gambero Rosso, una guida in cui mi identifico molto e che è la mia preferita tra le tante che esistono in giro. E poi è una Guida a cui collaboro ormai da tanti anni… e quindi la sento particolarmente “mia”.
Si tratta di una “bussola” per autentici “cercatori del gusto” che appunto cercano (e non trovano...) i locali gourmet, che non sono necessariamente posti stellati o economicamente inaccessibili. I foodies, comunque, per loro indole sono disposti a spendere più del normale pur di assaggiare qualcosa di unico, ricercato, non consueto e soprattutto buono.
 


Parallelamente, molto spesso dietro i locali foodies si nascondono realtà e storie davvero interessanti e da raccontare. Storie che quasi sempre ripagano i proprietari di questi locali di tanti sacrifici fatti, prima di giungere al meritato successo. Ecco allora che scopro (non si finisce mai di imparare!) in questa ennesima bella Guida che lungo il nostro stivale esiste addirittura un pastry resort o una bottega che vende tortellini al bicchiere.
 

Cosa li accomuna? Niente da un lato, tutto dall’altro. Sono proposte diversissime fra loro, eppure mettono d’accordo le persone più disparate. Perché per tutti c’è una passione autentica per il cibo, nell’ambito della quale quel che conta è la “sostanza”. Senza dare troppa enfasi alla forma e all’estetica a cui a volte si dà eccessivo peso, a mio avviso.
Foodies 2015 del Gambero Rosso di locali così ne ha messi insieme un migliaio, girando l’Italia in lungo e in largo, anche negli angoli più impensati, a caccia appunto di storie da raccontare.
La Guida Foodies, giunta alla quinta edizione, ogni anno racconta un pezzo d’Italia diversa, costruendo percorsi insoliti. Niente voti e classifiche, solo qualche stella riservata a qualche posto da portare come esempio emblematico dello “stile foodies”.
In occasione del sempre bell’evento di presentazione della Guida, ho potuto scoprire ancora una volta dei locali nuovi che appena capiterà (anche se non si trovano a Roma) visiterò di sicuro.
 

Una prima citazione va fatta per il Mercato centrale Firenze che ha offerto tra i tanti prodotti uno spettacolare salame di pistacchio al tartufo, o per Cucina.eat di Cagliari con dei Culurgiones da favola.
 

Devo citare poi “quello” dei tortellini al bicchiere di cui sopra (la Bottega dei Portici a Bologna), che utilizza materie prime di primissima qualità e il prodotto finale ne risente necessariamente in meglio. Senza dimenticare gli squisiti formaggi (ottimo quello al rosmarino!) de La formaggeria che si “nasconde” in un mercato, quello di Piazza Epiro a Roma, dove da piccolo accompagnavo innumerevoli volte mia madre.
 

E come non citare i…. prelibati paninetti di Stefano Preli e del suo locale Prelibato a Roma che non poteva prendere altro nome se non quello?
 

Del resto la regione di provenienza di questi ultimi due locali, il Lazio, la fa da padrone in questa Guida con ben 83 locali censiti, seguito dalla Toscana con 65 e dalla Lombardia con 62.
Prima di chiudere vi segnalo che una delle novità della Guida di quest’anno è che il Pastificio dei Campi ha realizzato un mini ricettario all’inizio della stessa, con tre proposte di pasta a misura di foodies.
 
 
Patate viola croccanti da mettere sulla pasta e patate
Una di queste, che ho assaggiato, è la pasta e patate con salsa alla provola e al riccio di mare, guarnita con patate viola croccanti: un gran piatto, del tutto all’altezza delle grandi eccellenze che ogni anno scopriamo e riscopriamo in questa Guida, da veri foodies quali siamo.
 
Foodies 2015
Gambero Rosso®
in edicola e in libreria
pp  320 euro 14.90

10 luglio 2014

Lo splendore delle Pizzerie d’Italia


Anche quest’anno ho avuto l’onore di prender parte, come redattore, alla Guida delle Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso.
Una Guida che amo perché sono di origini napoletane e un napoletano non può non amare la pizza buona e le buone pizzerie.
Del resto la pizza sta vivendo una nuova grande stagione, grazie ad una schiera, sempre più ricca, di bravi pizzaioli, cultori della tradizione o artefici di proposte gourmet. Ad accomunarli la determinazione di tenere alta la bandiera di uno dei cibi simbolo del made in Italy, puntando sull’eccellenza di ogni ingrediente.
E non è un caso che in questa raccolta di ottimi locali sia aumentato il numero dei massimi riconoscimenti: i “Tre spicchi” e le “Tre rotelle”, simbolo dell’eccellenza per la pizza al piatto e quella a taglio, passano infatti da 30 a 45 da un’edizione all’altra della Guida. Senza perdere di vista la crescita delle pizzerie che preparano la pizza più amata, la vera pizza napoletana.
Nella Guida sono recensiti oltre 450 locali, dal Nord al Sud Italia, suddivisi tra Pizza Napoletana, Pizza all’Italiana e Pizza Gourmet.
Per la Pizza Napoletana si conferma leader la Campania con 12 locali “Tre Spicchi”; la Pizza all’Italiana vede premiati il Lazio con 3 locali e il Piemonte e l’Abruzzo con 1; nella sezione Pizza Gourmet, prevale il Veneto con 3 pizzerie, seguito dall’Emilia Romagna, la Toscana e la Lombardia con 2.
Nella Guida sono premiate con le Tre Rotelle anche le migliori pizzerie a taglio: regione leader il Lazio con 3 locali (in effetti ne abbiamo di esempi eccellenti anche qui a Roma), seguito dalla Toscana con 2 e il Veneto, la Campania, la Calabria e la Sardegna con 1.
Ma non vi svelo altro: comprate questa Guida e scoprite e “assaporate” pian piano dove andare a mangiare della buona pizza. Sarà bello sperimentare nuovi locali sfruttando i preziosi suggerimenti di tanti esperti e trovare conferma della bontà di quelli dove siete già stati. Perché anche voi, ne sono sicuro, siete dei maestri nel giudicare la qualità di una delle preparazioni che più identifica noi italiani.

Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso®
in edicola e in libreria
pp 304 - euro 8,90

3 luglio 2014

Street food is my food

 
Street food is my food” è lo slogan che ha accompagnato la presentazione della seconda edizione della Guida del Gambero Rosso che traccia una mappa completa del cibo di strada italiano.
Uno slogan con cui mi ritrovo pienamente, perché il cibo di strada o street food è il cibo più goloso e sfizioso che si possa avere. Pratico, snello, veloce, low cost, gustosissimo, si può mangiare in compagnia ma anche da soli (spesso amo gustare nel dopo ufficio, non necessariamente in compagnia, del buon cibo di strada romano) all’inpiedi o camminando. E di locali street food fissi o “mobili” ne stanno crescendo come funghi qui a Roma e non solo nella Capitale. Per non parlare di alcuni mercati rionali, che con la presenza di venditori di street food di qualità stanno diventando finalmente più simili a quanto accade all’estero, arricchendosi di nuove (o “vecchie” e tradizionali) creazioni che ripercorrono i sapori veri e autentici delle regioni.
 

La seconda edizione della Guida Street Food del Gambero Rosso viene pubblicata quindi in un momento di grande fermento che attualmente coinvolge il cibo di strada all’italiana, cercando di fotografarne l’evoluzione nazionale.
Un’evoluzione che a mio avviso vede anche altri protagonisti rispetto al passato. Infatti la mia attività di “globetrotter” del gusto mi porta a constatare che stanno nascendo nell’ambito dello street food nuovi fenomeni che a mio parere sono i seguenti:
  •  “invenzione” di “nuovi” street food (caso più emblematico: il trapizzino) con un legame con la tradizione sempre presente, ma a volte indiretto;
  • approdo dell’innovazione anche nello street food (es: gelati di fave e pecorino);
  • apertura di botteghe di grandi chef che decidono di creare succursali golose e low cost delle proprie insegne gourmet;
  • food truck di qualità e similari;
  • nascita dello street food in canali nuovi (es: mercati rionali);
  • crescita sempre più forte di specifici eventi dedicati allo street food (il che denota il meritato successo che attualmente sta avendo).
La Guida sullo street food del Gambero Rosso è quindi uno strumento davvero indispensabile per tutti i gourmet. Dal Piemonte alla Sicilia, viene fatta una fotografia, insolita e gustosa, di un’Italia autentica custode di sapori che si perdono nella notte dei tempi.
 

Storie molto spesso di famiglie che si tramandano i ”segreti” di generazione in generazione, ma anche di imprenditori che creano cibi gustosi applicando un pizzico di innovazione ad una base indispensabile di tradizione. Qui i protagonisti non sono i grandi locali, ma i chioschi, le botteghe, le paninerie, i pulmini itineranti.
 

Più di 100 nuovi indirizzi per un totale che supera le 400 segnalazioni, 20 ricette di cibi da strada tradizionali, una panoramica dettagliata dei mercati sparsi sul territorio, spaccato di veracità e vetrina di prodotti tipici. Novità di questa edizione i dolci da passeggio, con in primis il gelato. Ritornano i 20 campioni regionali che meglio rappresentano nelle loro proposte la tradizione culinaria della regione.
In sede di presentazione della Guida, sono stati attribuiti due premi speciali. Il Panino dell’anno è stato assegnato a Generi Alimentari Da Panino per “Lo Speciale”. Un panino che avevo assaggiato e che mi aveva fortemente entusiasmato. E solo dopo ho scoperto che era stato premiato, ora capisco il perché... Si tratta di un panino preparato con del pane di Matera abbrustolito, con all’interno un ottimo prosciutto cotto a legna, una marmellata di amarene brusche di Modena Igp, delle mandorle spaccatelle e delle scaglie di parmigiano giovane: una vera delizia, con un gioco di diverse consistenze e di contrasti dolce (ma non troppo)/salato.

 
 
Il premio Street Food da Chef, per la rivisitazione più originale di un piatto tipico dello street food, è andato invece a Pino Cuttaia del ristorante La Madia di Licata (AG) per il suo Arancino con ragù di triglia e finocchietto selvatico.
Nel corso della serata di presentazione della Guida, ho avuto anche modo di frequentare un simpatico mini-corso nella scuola di cucina del Gambero Rosso dedicato alla preparazione di alcuni street food (come gli arancini, le panelle, i filetti di baccala o i fiori di zucca fritti) con degli chef docenti altamente professionali.


Bella l’esperienza e simpatici i corsisti, tra cui molti amici foodblogger.
Viva lo street food!

Guida Street Food del Gambero Rosso
in edicola e in libreria
pp 232 - euro 6,50

15 aprile 2014

La meravigliosa eccellenza degli Oli d’Italia


E’ stata presentata al Vinitaly la Guida Oli d’Italia 2014 del Gambero Rosso. Una Guida che mi è sempre molto utile nel selezionare oli di grande qualità, da utilizzare sulla mia tavola.
Si tratta di uno strumento indispensabile per tutti gli operatori del settore, ma anche per tutti quei consumatori che hanno intenzione di approfondire la conoscenza di un prodotto che porta alti nel mondo i valori della tradizione del nostro paese.
Per capire l’importanza di questa Guida, basta leggere i numeri di questa edizione: 411 aziende schedate e raccontate, 623 oli recensiti e valutati, 706 ristoranti, trattorie e agriturismi dove mangiare intorno ai frantoi, 542 alberghi, country house e frantoi dove alloggiare per un weekend nei dintorni delle aziende olearie censite e 138 tra bar, gastronomie ed enoteche dove acquistare buon olio extravergine di oliva e fare una spesa golosa.
La Guida, giunta alla quarta edizione e che premia con le Tre Foglie i migliori extravergini d’Italia, è quindi un viaggio nella penisola dove ogni territorio gode di una sua specificità, sia olivicola che gastronomica.
Da rilevare che quest'anno è aumentato in modo significativo il numero degli oli che hanno guadagnato le Tre Foglie, passati dai 183 dello scorso anno ai 262 di questa edizione. Un dato estremamente importante, in quanto le Tre Foglie rappresentano il massimo riconoscimento della Guida e quindi si va nella direzione di una sempre maggiore qualità di questo fantastico prodotto che risponde al nome di olio extravergine.
Anche quest'anno al primo posto della graduatoria delle “Tre Foglie” figura la Toscana con ben 51 riconoscimenti, seguita dall’Umbria con 33, dalla Puglia con 28, dalla Sicilia con 24 e dal Lazio con 23.
Realizzata con la collaborazione di Unaprol, Consorzio olivicolo e la sua Filiera Olivicola Italiana, la Guida Oli d’Italia è disponibile in edicola e libreria.

Per ulteriori info:
Ufficio Stampa del Gambero Rosso
Stefania Faustinella
press.canale@gamberorosso.it
Facebook: www.fb.com/ilgamberorosso
Twitter: @ilGamberoRosso

A proposito di oli di qualità, il Gambero Rosso, sempre in collaborazione con Unaprol, organizza più o meno mensilmente degli interessanti eventi denominati “Degusta con l’esperto”. Si tratta di percorsi di assaggio in cui, sotto la guida di sommelier dell’olio e del vino del Gambero Rosso, si possono apprezzare oli di alta qualità, premiati con le Tre Foglie, in abbinamento a piatti della tradizione e accompagnati dai migliori vini della scena italiana (presenti nella Guida Vini d’Italia).
Si ha quindi un triplice abbinamento olio-piatto-vino, cosa a cui non si assiste frequentemente, che ci fa capire da un lato l’importanza e il ruolo fondamentale dell’olio per la riuscita di un piatto e dall’altro il corretto abbinamento e la perfetta combinazione tra questi tre elementi. Un “gioco” molto simpatico di complementarietà ed integrazione tra i vari sapori e sentori, che risulta un esperimento davvero riuscito e che mette decisamente alla prova tutti i presenti alla degustazione.
Gli appuntamenti si terranno presso la Città del Gusto in via Enrico Fermi, 161 - Roma dalle ore 19.00 alle ore 21.00.
Queste le date:

16 aprile
30 aprile
21 maggio

Per il primo appuntamento tenutosi il mese scorso sono stati abbinati:

PASTA E CECI DEL SOLCO DRITTO DI ACQUAPENDENTE
Olio: Il Sincero Monocultivar Moraiolo – Viola
Vino: Dolcetto di Dogliani Sup. Il Clou '11 - Cantina Clavesana
 

BRUSCHETTA
Olio: Monocultuvar Itrana Bio – Orsini
Vino: Verdicchio di Matelica Meridiana '10 – Belisario
 

In entrambi i casi l’abbinamento olio-piatto-vino è stato direi perfetto. Un grande piatto come la pasta e ceci, ricca di ingredienti di eccellenza, che ben si è integrato con un appropriato olio ed un altrettanto corretto vino in abbinamento.
Anche un semplice piatto come la bruschetta, è stato ad esempio ben valorizzato da un ottimo olio proveniente dalla cultivar dell’oliva di Gaeta, l’Itrana, e abbinato a un superbo Verdicchio di Matelica.

Per informazioni e prenotazioni:
Gambero Rosso Holding S.p.A.
Eventi Istituzionali Italia
tel.  + 39 06 55.11.22.12
eventi.istituzionali@gamberorosso.it