Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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9 novembre 2017

Palazzo Montemartini, un’esperienza di gusto e non solo


La scorsa settimana ho avuto il piacere di conoscere più da vicino gli ambienti confortevoli e rilassanti di Palazzo Montemartini, appartenente al Gruppo Ragosta Hotels Collection che vanta anche altri alberghi di lusso tra la Costiera amalfitana e Taormina. Si tratta in questo caso di una struttura di charme nel centro di Roma, dotata di 82 tra camere e suite e situata a due passi dalle Terme di Diocleziano e dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Meta ideale per vacanza o lavoro, ma anche per chi vive in città, questo grande albergo è stato progettato e sviluppato per accogliere ogni tipologia di ospite, in particolare coloro che cercano l’intimità di un hotel di lusso, in equilibrio tra storia e modernità. Sono presenti infatti da un lato gradevoli elementi hi-tech e di design e dall'altro marmi e stucchi originali, caratteristiche che si fondono in una cornice unica, moderna e ricercata.
La mia permanenza a Palazzo Montemartini è cominciata con una splendida visita alle sue principali suite, dagli ambienti molto eleganti e raffinati.



Ve ne sono di vario tipo: da quelle del noble floor con soffitti antichi a quelle de luxe e grand deluxe, fino ad arrivare alle suite fitness e spa e alla skylight.




Bellissima e confortevole è poi la vera e propria spa, un moderno centro benessere di 600 metri quadrati con sale massaggi, trattamenti estetici, piscine riscaldate, zone relax, sauna, bagno turco ed una esclusiva cabina del sale che favorisce la buona ossigenazione.




Se possibile, ancora più straordinaria è la "food experience" che si può vivere nell’hotel. Il Ristorante e Lounge Bar "Senses" presenta un’atmosfera di gran classe e un ambiente magico: una grande fontana al centro sala, grandi capitelli e diversi tavoli dal design elegante, in una combinazione ancora una volta di elementi classici e moderni.






Qui lo chef siciliano Simone Strano, che vanta esperienze importanti in Italia e all'estero, porta in modo inedito e davvero piacevole la cucina della sua regione nei piatti che vengono serviti. 



Dagli antipasti al dolce, si effettua un percorso di gusto che utilizza abilmente e in maniera creativa i prodotti di quel territorio, rivisitando le ricette tipiche per esaltare i sapori tradizionali.




Ricca e sfiziosa è la scelta nell'ambito degli antipasti, con piatti quali il carpaccio di gambero rosso di Mazara, ricotta di bufala, bottarga di muggine e mandarino candito, il baccalà in tempura nera, puntarelle e maionese ai lamponi e l'ottimo arancino d’alici, caponata siciliana e cipolla in agrodolce. 





E ancora il delizioso uovo a 65°, crema di blu del Moncenisio e funghi porcini o il gradevole gioco di consistenze e  sapori della patata gomitolo con crema di mandorle, foie-gras e fichi.






Tra i primi è da citare l’originale “carbonara” di tonno con lo spaghettone Monograno Felicetti “Il cappelli”, ma sono degne di nota anche le tagliatelle 30 tuorli ai funghi porcini su crema di mozzarella di bufala e guanciale croccante, gli sfiziosi ravioli cacio e pepe, cime di rapa e crumble alle alici o le chicche di patate alla zucca con fonduta di Piacentinu ennese e nocciole piemontesi.






Il tonno si ritrova anche nei secondi piatti in trancio con panura, funghi cantarelli, radicchio trevigiano e soia, insieme ad altri piatti di pesce come la coda di rospo, lenticchie Beluga e composta di pomodorini gialli canditi; per gli amanti della carne vale la pena di assaggiare il carré di agnello con ortaggi di stagione aromatizzati al timo e tartufo nero o la pluma di maialino con crema di cicerchia e cicoria ripassata.




Si conclude in dolcezza con altre creazioni golose ed originali: ottimo “L'arancino prende forma” (ripieno di ricotta) mantecato al pistacchio di Bronte e marmellata di arancia, “Il mediterraneo” con fragole, spezie e yogurt, “La pera Pecan” con noci e caramello o “Le origini” con miele, corbezzolo, castagne e cioccolato fondente.




Insomma davvero un gran bel menù che è in linea con la filosofia dell'hotel, “Define your Lifestyle”, in quanto regala agli ospiti-gourmet una bellissima esperienza enogastronomica che riflette il loro stile di vita.


Per informazioni:

Palazzo Montemartini
Largo Giovanni Montemartini 20, 00185 Roma
tel.06.45661, e-mail: info@palazzomontemartini.com
Facebook: https://www.facebook.com/PalazzoMontemartiniRome/
Instagram: https://www.instagram.com/palazzomontemartini_roma/

27 settembre 2015

Siracusa, a lot of things to do


Della mia ormai lontana vacanza a Siracusa vi dovevo parlare anche a livello più generale o meglio delle cose non specifiche di cui vi ho già raccontato, e quindi mi appresto a farlo.
Beh, che dire… Innanzitutto devo sottolineare che Siracusa è una città che si scopre poco a poco. Arrivando in città dall’aeroporto di Catania, si scorge all’inizio soltanto trascuratezza e caos tipico delle città del Sud.
Pian piano, però, questa città si manifesta al visitatore, mostrando il suo lato ellenico e più nobile, sia attraversandola nelle sue zone meno lontane dal centro, sia inoltrandosi nella splendida penisola di Ortigia. Affascina pensare, mentre si cammina, che Siracusa è stata tra le più grandi polis del mondo greco ed è la città che ha dato i natali ad Archimede…
Siracusa, inoltre, merita di essere visitata per l’interessantissimo Parco archeologico e il Teatro Greco ed è anche il luogo dove è stata edificata più di recente una chiesa (non molto bella e troppo moderna, a mio avviso) dedicata alla Madonna delle lacrime.
Di motivi per andare a Siracusa ve ne sono quindi a bizzeffe, ma consiglierei di andare a Siracusa innanzitutto per visitare Ortigia, un gioiello collegato tramite un ponte al resto della città e che si protende nel mare azzurro.
Anche Ortigia non si mostra immediatamente in tutta la sua bellezza a chi comincia a percorrere le sue strade, ma basta insinuarsi un po’ nelle sue tante viuzze per innamorarsene sempre di più. 


Un dedalo di stradine strette, piene di ristorantini e localini molto graziosi e fini, ideali per rilassate e romantiche cene per coppie innamorate.
Ad Ortigia vi consiglio di fare una passeggiata lungo tutto il suo perimetro, che costeggia e si affaccia sul mare (al tramonto è incantevole!), perché così ammirerete lo specchio d’acqua cristallino e la splendida costa, che ricorda le cittadine marinare della Puglia e quindi della Grecia.


E’ bello anche, ogni tanto, dal lungomare riinoltrarsi nelle viuzze interne, dove potrete scorgere ancora enoteche graziose o anche semplicemente dei negozietti che vendono street food locale, come un semplice e ottimo cartoccio di pesce fritto, magari accompagnato da del buon vino bianco locale. A proposito di street food è da provare anche il gustosissimo e ricchissimo panino con carne di cavallo che, superata l’iniziale ritrosia, è proprio buono!


Tornando alla nostra passeggiata lungo il mare, a un certo punto appare un faro, che nella notte, ad intermittenza, aggiunge, oltre che fascino, maggior chiarore a quello fornito dalle tante lucette dei ristoranti e delle case che punteggiano la costa.
Stanchi della camminata? Beh per riposarsi e fermarsi a cena non c’è che l’imbarazzo della scelta. Un posto da non perdere è sicuramente il ristorante Don Camillo, di cui ho già parlato qui, ma buono è anche un altro locale che si trova nel quartiere ebraico di Ortigia e che prende il nome di Oinos. Cucina classica e tipica (buona la pasta alla siracusana, con acciughe fresche e pangrattato), con specialità di pesce fresco, tonno in primis, che si abbina benissimo, in uno dei piatti proposti, con i peperoni.


Ma tra le viuzze di Ortigia si possono scoprire anche dei ristoranti con specialità non solo di mare, con piatti tipici di terra ad esempio della zona dei monti Iblei. Ottima, per citarne uno, la pasta con un pesto di basilico, menta, finocchietto, pinoli e pistacchio di Bronte.
Per un dopo cena si può bere qualcosa di fresco nei simpatici chioschetti posti all’inizio di Ortigia, dove è quasi d’obbligo consumare una limonata al sale (con limoni rigorosamente di Siracusa, of course), fresca e dissetante, da sorseggiare con calma negli informali tavolini posti accanto ai punti vendita.



Anche di mattina Ortigia è bellissima. Innanzitutto vi consiglio la visita al mercato, sulle cui caratteristiche vi rimando al mio recente post che trovate qui.
Bellissima poi la Piazza del Duomo e alcuni musei, tra cui quello interessantissimo del papiro, con utili informazioni sullo studio, sulla conservazione e sulla divulgazione delle testimonianze della cultura del papiro stesso, su cui Siracusa ha avuto ed ha un ruolo di rilievo.


Chi si reca a Siracusa in estate non può fare a meno di visitare le sue splendide spiagge, distanti solo pochi km (vi consiglio però, per andarci, di prendere una macchina a noleggio per essere più autonomi anche sugli orari di rientro).


Ho avuto modo di visitare quelle di Fontane Bianche e Arenella e devo dire che la scelta non è stata per niente sbagliata. Spiagge splendide e ben attrezzate, nel cui mare ci si può inoltrare a nuoto o col pedalò (ma anche dalla terraferma) in mille fascinose calette. E fare dei deliziosi bagni in scogliosi e tranquilli angoli di paradiso…


Sempre per qualche piccola evasione fuori porta, vale la pena di prendere il treno e arrivare, dopo una mezzoretta, a Noto.


Noto è una splendida espressione del barocco siciliano e ammirarla di giorno col sole accecante e che sembra lustrare le sue bellissime chiese è un’esperienza da fare.
Lungo il corso principale, poi, una tappa d’obbligo per i gourmet è il mitico Caffè Sicilia, con il suo pasticciere Corrado Assenza che prepara ogni genere di bontà.


Anche una semplice brioche qui è squisita (io ne ho gustata una con granita di gelsi), ma c’è tanto (molto) altro da assaggiare. "Ci vorrebbe una vacanza di 15 giorni a Noto per poter ogni giorno assaggiare una specialità diversa del locale mi dice divertita la ragazza che mi ha servito la granita. E c’è veramente da crederle!


Se anche a Noto vi viene voglia di mare, anche qui cascate bene, per così dire: nelle vicinanze c’è la riserva di Vendicari che è un'altra zona incantevole e dal mare caraibico.
Credo di avervi raccontato l’essenziale. Tornerò in questa zona perché ci sono ancora tantissime cose da fare e da vedere. Anche a Siracusa stessa.
Che ne dite allora di una capatina il 13 dicembre, in occasione della grande festa di Santa Lucia, patrona della città?

4 settembre 2015

A cena da Don Camillo


Durante il mio recente soggiorno ad Ortigia (Siracusa) non potevo non recarmi nel miglior ristorante della zona, oltre che uno dei più noti dell’intera Sicilia: il Don Camillo.
Devo dire di aver “scoperto” e di esser rimasto incuriosito da questo locale seguendo qualche tempo fa una trasmissione sul Gambero Rosso Channel in cui Simone Rugiati faceva delle scorribande enogastronomiche nella zona del siracusano.
E mi aveva colpito la bontà di un piatto, se vogliamo molto semplice, preparato dallo chef di questo ristorante, che valorizzava il pescato povero e che poi ovviamente non ho rinunciato ad assaggiare. Una volta giunto a Siracusa, sono infatti voluto andare a tutti i costi in questo splendido locale, che si è rivelato all’altezza delle attese.
Il ristorante Don Camillo nasce nel 1985 grazie a Camillo Guarneri e a suo figlio Giovanni, palermitano, l’attuale chef e patron del locale, come piccolo locale a conduzione familiare.
Ma la sua evoluzione continua lo ha portato negli anni ad essere uno dei ristoranti siciliani più apprezzati, con una ricerca costante della qualità e una forte valorizzazione delle materie prime locali, del territorio e della tradizione.
Ubicato in una stretta e fascinosa strada che porta direttamente al mare, il ristorante presenta degli interni ricavati dai resti di un edificio religioso crollato con il terremoto del 1693, con delle meravigliose volte catalane che non fanno che aumentare lo charme del locale, che seduce in mille modi il visitatore.
Accolto da uno staff altamente professionale che mi ha coccolato con un servizio serio e attento, ho cominciato la mia food experience scegliendo il menù degustazione di pesce.
Del resto in un posto di mare splendido come Ortigia non potevo non assaggiarlo e il risultato è stato davvero delizioso, anche se devo dire che scorrendo il menù degustazione di carne sono stato fortemente tentato nello sceglierlo.
Il menù di pesce è cominciato con un benvenuto molto piacevole, rappresentato da un bicchierino con una cozza, la sua acqua e limone, molto delicato e gradevole.


L’antipasto prevedeva una crema di mandorle di Noto con gamberi in crosta nera, che ho molto apprezzato. In sostanza si trattava di gamberi rivestiti di una crosticina di nero di seppia tuffati in una rustica crema di mandorle. Piacevoli i contrasti e le consistenze e ottima la qualità delle materie prime.


Per quanto riguarda i primi, il menù comprendeva due piatti, gli spaghetti delle Sirene con un gustosissimo e dolcissimo riccio di mare ad impreziosire la portata e i sedanini di grano antico con filetti di sgombro, patate e finocchietto selvatico.


Quest’ultimo è il piatto fantastico di cui alla trasmissione televisiva che citavo prima e che si è rivelato, come mi attendevo, strepitoso.


Lo sgombro si scioglieva in bocca, e si fondeva benissimo con la cremosità delle patate (ben vengano questi addensanti naturali!), il profumo delle cipolle e del vino bianco, presente nella ricetta. Perfetto l’abbinamento col finocchietto ed anche il tipo di pasta era ideale per questa preparazione. Un gran piatto davvero, che mentre scrivo avrei tanto desiderio di riassaggiare!


Tra i secondi il menù ha proposto un buon filetto di cernia con crema di patate, sedano e carote e un altro grande, strepitoso piatto da applausi a scena aperta: la tagliata di tonno con marmellate di peperoni. Due tipi di peperoni, quelli rossi e quelli verdi, cioè a dire i friggitelli.


Un piatto innanzitutto ben presentato, con le marmellate adagiate in appositi scomparti, alternate una dopo l’altra.


Ma anche di una bontà estrema. Trovo che tonno e peperoni stiano insieme benissimo e la dolcezza delle creme di peperoni, dalle caratteristiche differenti, ben si sposava con la tagliata di tonno, cucinata al punto giusto, rosata al centro, cotta all’esterno e fantastica mangiata anche da sola, senza accompagnamento.


Sono questi i piatti che fanno felice il cliente e che lo spingono a spendere un po’ di più pur di mangiare qualcosa di straordinario!
E’ stata poi la volta del pre-dessert, un fantastico gelo di mellone per ricordare il legame con la tradizione e, per finire, il dessert del giorno, composto da ottimi dolci che attingono a piene mani alle materie prime locali e di stagione. Ottimo quindi il tortino di una freschissima ricotta con le pere, quello di pistacchio e cioccolata e il gelato di fichi con mousse di cioccolato bianco.


Tutti questi piatti sono stati accompagnati da ottimi vini, scelti da un’autentica “antologia” dove figurano meravigliose e prestigiose etichette sia regionali, che nazionali, che internazionali.
Proprio una bella esperienza, quindi, la mia prima cena da Giovanni Guarneri, un uomo che, oltre a fare un’ottima cucina (e a tifare Palermo), ha anche voluto festeggiare i trent’anni del suo locale scrivendo un libro (“Cu mangia fa muddichi”) dove racconta la sua storia, e ovviamente quella del ristorante, arricchita da tanti aneddoti, da personaggi noti con cui negli anni è venuto a contatto e non facendo mancare gustose ricette.

20 gennaio 2014

Cozze e taralli

 
Da molto tempo avevo in mente questa idea ed abbinamento: cozze e taralli.
E finalmente ho trovato il tempo per poter preparare un piatto veramente riuscito.
Una specie di pasta con “la mollica” dove al posto della mollica ho inserito dei taralli al finocchietto ridotti in polvere (basta chiuderli in un fazzoletto e col batticarne ridurli fino alla consistenza di un pangrattato).
Recentemente, inoltre, c’è stato lo #spaghetti-day e quindi ho pensato:
  • di onorare questa giornata con un ottimo piatto;
  • che questo ottimo piatto potesse essere proprio rappresentato dall’abbinamento spaghetti-cozze-taralli.
Detto fatto. Ecco il metodo di preparazione: aprire delle cozze ben pulite in una casseruola con olio extravergine ed aglio tagliato a pezzetti. Sgusciare le cozze e metterle da parte insieme al loro liquido.
In una padella far imbiondire in olio extravergine dell’altro aglio tagliato a pezzetti, quindi aggiungere le cozze e il loro liquido. Far cuocere per pochi minuti e aggiungere il “pangrattato al tarallo”. Far prendere colore e spegnere il fuoco.
Cuocere dei buoni spaghetti, scolarli un minuto prima di fine cottura e tuffarli nella padella di cui sopra (che avrete riacceso) con due-tre cucchiai di acqua di cottura. Mantecare e finire ancora con una generosa spolverizzata di pangrattato al tarallo e finocchietto.
Et voilà: proprio un piatto slurposissimo!

Ps: potete anche, per guarnire, aggiungere delle cozze in guscio;
Ps2: non ci sta male nemmeno un po’ di prezzemolo, sempre per guarnizione ;-)

8 gennaio 2013

Il “tiano” d’Aragona


Durante le feste di Natale si ha sicuramente più tempo a disposizione per quello che è uno dei miei hobbies preferiti, e cioè la cucina.
Di solito in occasione delle feste si mangiano piatti tradizionali e quindi sono proprio queste le pietanze che cerco di cucinare di più, anche perché spesso richiedono tempo nella preparazione ed a Natale, come ribadisco, se ne ha senz’altro molto di più.
Non vado sempre sui classici della cucina napoletana che conosco bene e che comunque non mancano mai nella mia tavola di Natale, ma cerco anche di preparare qualche altro piatto della tradizione, come i tanti della cucina siciliana.
La cucina siciliana è un tesoro di cose buone, sia a base di carne che di pesce ed a volte è bello provare ad eseguire ricette tradizionali che non ho mai assaggiato.
Con un libro di cucina siciliana in mano, ecco allora che ho scoperto e degustato un piatto che non conoscevo e dal nome che mi è subito risultato simpatico prima ancora di assaggiarlo: il Tiano di Aragona.
Non ho molte notizie su questo piatto, anche se da un breve consulto su internet sembra sia un piatto tipico di Pasqua più che di Natale, che sia preparato in una cittadina dell’agrigentino, appunto Aragona, e che si cucina in un tegame di terracotta (da cui il termine “tiano”).
Sta di fatto che mi sono cimentato nel prepararlo e ne è venuto fuori un vero manicaretto.




Ecco gli ingredienti:

rigatoni gr. 500, 4 uova, carne macinata gr. 200, concentrato di pomodoro gr. 200, una cipolla, pisellini gr. 200 (peso netto), caciocavallo grattugiato gr. 100, pangrattato, tuma gr. 200, olio extravergine, sale, pepe.

Preparazione:

Far soffriggere la cipolla nell’olio. Inserire e far rosolare la carne tritata. Aggiungere il concentrato di pomodoro diluito in un po’ d’acqua. Si otterrà un ragù, che lascerete insaporire per circa un'ora. Durante la cottura aggiungere i pisellini (vanno bene quelli in scatola) e far ben amalgamare. Aggiustare di sale e pepe.
Cuocere i rigatoni in abbondante acqua salata, scolarli al dente e condirli con il ragù in precedenza ottenuto (conservarne un po’ a parte, per irrorare e rendere poi più morbido il “tiano”). Incorporare anche la tuma. Sistemare quindi il tutto in un tegame di coccio, unto di olio e spolverizzato di pangrattato. Sullo strato superficiale della pasta mettere poi un abbondante strato di uova sbattute e caciocavallo grattugiato.
Passare a forno caldo per circa venti minuti, alla fine dei quali sullo sformato si formerà una bella e golosa crosta dorata.

Ps: Ancora auguri per il nuovo anno e vi ricordo che, se vi va, potete richiedermi il mio calendarietto 2013.

16 marzo 2012

Il colorato, mediterraneo, profumato pesto alla trapanese


A Norimberga ho “raccattato” in fiera un sacco di prodotti bio interessanti che via via utilizzerò nelle mie ricette. Tra questi ho avuto in regalo delle ottime mandorle siciliane di un’azienda agricola biologica in provincia di Caltanissetta.
La prima cosa che mi è venuta in mente sull’utilizzo di queste mandorle è stata la preparazione di un bel pesto alla trapanese.
Il pesto alla trapanese l’ho preparato molte volte a casa, ma mi sembra di non averne mai parlato sul mio blog ed allora è giunto il momento per farlo.
E’ un pesto molto semplice che ha come protagonista le mandorle di qualità, che nella zona del trapanese sono molto diffuse.
Per prepararlo si dovrebbe al solito utilizzare un mortaio, ma io per motivi di fretta ho utilizzato un bel minipimer (lo so che non si dovrebbe, crocifiggetemi pure!). Le mandorle le avevo intere e quindi le ho pestate grossolanamente aiutandomi con un batticarne, avendo cura di chiuderle in un panno per non farle spargere per ogni dove in cucina.
Al di là di questo, la preparazione è semplicissima (tutti gli ingredienti sono “q.b.”, mitica parolina che tanto spesso si usa nelle ricette): mettere nel bicchiere del minipimer le mandorle grossolanamente tritate con dei pomodori freschi appena sbollentati, senza semi e buccia (io invece ho usato dei pachino con semi e buccia poiché non mi danno assolutamente fastidio!), aglio (in quantità moderata per i miei gusti, altrimenti è troppo forte), olio extravergine, sale, pepe, basilico. Frullare bene e…voilà, ecco il pesto alla trapanese dal bel colore arancione e ben profumato.
Questo buon pesto si può usare per condire la pasta o per gustose tartine.
Io ci ho condito dei fusilli aggiungendoci, quasi a mò di parmigiano, le mandorle precedentemente schiacciate ed ancora grossolanamente visibili, a ricordare la loro presenza nel pesto. E ad aumentare ancor di più il gusto della già prelibata preparazione…