Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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30 novembre 2019

A proposito di sardine


In questo periodo si parla tanto di sardine, ma purtroppo non dal punto di vista gastronomico bensì da quello politico, con un movimento di cittadini che sta riempiendo le piazze di parecchie città d'Italia.
Siccome mi interesso molto poco di politica, preferisco invece continuare a scriverne dal lato che più interessa noi foodies, quello goloso e culinario.
Quindi quando sento parlare di sardine non posso che ricordare soltanto delle belle e luminose giornate in cui, davanti all'oceano, le ho gustate cucinate in modo molto semplice ma davvero gustoso e cioè alla griglia.
E' una "tradizione" a cui sono affezionato e che ripeto senza sosta ogni volta che trovo nei luoghi vista oceano delle sardine degne di questo nome. Quindi non dei pescetti piccoli, ma piuttosto un prodotto ben carnoso, lungo e cicciotto che, preparato alla griglia dopo essere stato ben oleato e successivamente spruzzato di limone, è proprio la fine del mondo.
Ho mangiato delle ottime sardine grigliate l’estate scorsa a Biarritz ed anche, sempre di fronte all’oceano francese, ad Arcachon.


Le ho gustate poi cucinate nello stesso modo sempre di fronte a mari oceanici in una riparata baia di Fuerteventura ed anche a Lisbona che all’oceano è certamente molto vicina.


Qui la loro preparazione alla griglia è anche uno street food meraviglioso, che si può trovare nelle viuzze del pittoresco quartiere dell’Alfama o in occasione della festa di Sant’Antonio.


Le sardine sono ottime anche in conserva, settore in cui eccelle la produzione artigianale portoghese, come pure in parte quella francese in particolare nella zona della Bretagna. Anche in Italia abbiamo delle conserve di qualità come quelle di Pollastrini di Anzio, dalle accattivanti confezioni in latta.
Buone sardine a tutti (nel senso gastronomico del termine)! 

4 settembre 2015

A cena da Don Camillo


Durante il mio recente soggiorno ad Ortigia (Siracusa) non potevo non recarmi nel miglior ristorante della zona, oltre che uno dei più noti dell’intera Sicilia: il Don Camillo.
Devo dire di aver “scoperto” e di esser rimasto incuriosito da questo locale seguendo qualche tempo fa una trasmissione sul Gambero Rosso Channel in cui Simone Rugiati faceva delle scorribande enogastronomiche nella zona del siracusano.
E mi aveva colpito la bontà di un piatto, se vogliamo molto semplice, preparato dallo chef di questo ristorante, che valorizzava il pescato povero e che poi ovviamente non ho rinunciato ad assaggiare. Una volta giunto a Siracusa, sono infatti voluto andare a tutti i costi in questo splendido locale, che si è rivelato all’altezza delle attese.
Il ristorante Don Camillo nasce nel 1985 grazie a Camillo Guarneri e a suo figlio Giovanni, palermitano, l’attuale chef e patron del locale, come piccolo locale a conduzione familiare.
Ma la sua evoluzione continua lo ha portato negli anni ad essere uno dei ristoranti siciliani più apprezzati, con una ricerca costante della qualità e una forte valorizzazione delle materie prime locali, del territorio e della tradizione.
Ubicato in una stretta e fascinosa strada che porta direttamente al mare, il ristorante presenta degli interni ricavati dai resti di un edificio religioso crollato con il terremoto del 1693, con delle meravigliose volte catalane che non fanno che aumentare lo charme del locale, che seduce in mille modi il visitatore.
Accolto da uno staff altamente professionale che mi ha coccolato con un servizio serio e attento, ho cominciato la mia food experience scegliendo il menù degustazione di pesce.
Del resto in un posto di mare splendido come Ortigia non potevo non assaggiarlo e il risultato è stato davvero delizioso, anche se devo dire che scorrendo il menù degustazione di carne sono stato fortemente tentato nello sceglierlo.
Il menù di pesce è cominciato con un benvenuto molto piacevole, rappresentato da un bicchierino con una cozza, la sua acqua e limone, molto delicato e gradevole.


L’antipasto prevedeva una crema di mandorle di Noto con gamberi in crosta nera, che ho molto apprezzato. In sostanza si trattava di gamberi rivestiti di una crosticina di nero di seppia tuffati in una rustica crema di mandorle. Piacevoli i contrasti e le consistenze e ottima la qualità delle materie prime.


Per quanto riguarda i primi, il menù comprendeva due piatti, gli spaghetti delle Sirene con un gustosissimo e dolcissimo riccio di mare ad impreziosire la portata e i sedanini di grano antico con filetti di sgombro, patate e finocchietto selvatico.


Quest’ultimo è il piatto fantastico di cui alla trasmissione televisiva che citavo prima e che si è rivelato, come mi attendevo, strepitoso.


Lo sgombro si scioglieva in bocca, e si fondeva benissimo con la cremosità delle patate (ben vengano questi addensanti naturali!), il profumo delle cipolle e del vino bianco, presente nella ricetta. Perfetto l’abbinamento col finocchietto ed anche il tipo di pasta era ideale per questa preparazione. Un gran piatto davvero, che mentre scrivo avrei tanto desiderio di riassaggiare!


Tra i secondi il menù ha proposto un buon filetto di cernia con crema di patate, sedano e carote e un altro grande, strepitoso piatto da applausi a scena aperta: la tagliata di tonno con marmellate di peperoni. Due tipi di peperoni, quelli rossi e quelli verdi, cioè a dire i friggitelli.


Un piatto innanzitutto ben presentato, con le marmellate adagiate in appositi scomparti, alternate una dopo l’altra.


Ma anche di una bontà estrema. Trovo che tonno e peperoni stiano insieme benissimo e la dolcezza delle creme di peperoni, dalle caratteristiche differenti, ben si sposava con la tagliata di tonno, cucinata al punto giusto, rosata al centro, cotta all’esterno e fantastica mangiata anche da sola, senza accompagnamento.


Sono questi i piatti che fanno felice il cliente e che lo spingono a spendere un po’ di più pur di mangiare qualcosa di straordinario!
E’ stata poi la volta del pre-dessert, un fantastico gelo di mellone per ricordare il legame con la tradizione e, per finire, il dessert del giorno, composto da ottimi dolci che attingono a piene mani alle materie prime locali e di stagione. Ottimo quindi il tortino di una freschissima ricotta con le pere, quello di pistacchio e cioccolata e il gelato di fichi con mousse di cioccolato bianco.


Tutti questi piatti sono stati accompagnati da ottimi vini, scelti da un’autentica “antologia” dove figurano meravigliose e prestigiose etichette sia regionali, che nazionali, che internazionali.
Proprio una bella esperienza, quindi, la mia prima cena da Giovanni Guarneri, un uomo che, oltre a fare un’ottima cucina (e a tifare Palermo), ha anche voluto festeggiare i trent’anni del suo locale scrivendo un libro (“Cu mangia fa muddichi”) dove racconta la sua storia, e ovviamente quella del ristorante, arricchita da tanti aneddoti, da personaggi noti con cui negli anni è venuto a contatto e non facendo mancare gustose ricette.

27 agosto 2015

Mercato di Ortigia, un tripudio di cose buone


In vari post più o meno recenti ho sempre sostenuto che recarsi in un mercato è sempre una festa. A causa dei colori che “trasmettono” le materie prime agricole in vendita, dei loro profumi, della freschezza e stagionalità dei prodotti offerti, delle idee di ricette che possono venire in mente man mano che si scorrono i banchi, della vivacità delle persone che vi lavorano e delle diverse “umanità” che esprimono questi luoghi.
E il mercato di Ortigia, la parte di Siracusa che si protende nel mare, ne è più che mai una conferma.
In questo splendido angolo di Sicilia, tra le vie che lambiscono il mare blu, c’è infatti un mercato davvero interessante che presenta anche delle particolarità che via via vi illustrerò in questo post.


Non si può non precisare, evidentemente, che il protagonista di questo mercato è il pesce. 


Un pesce freschissimo, pescato a pochi metri da lì, con mille varietà e specie quasi ancora vive.


Pesce azzurro, seppie, pesce bandiera, spada, gamberoni spettacolari (tra l’altro a prezzi non proibitivi), scorfani, calamaroni. Che sembrano uscire da un quadro di Guttuso…



Ai frutti di mare, poi, è adibito anche uno specifico banco che vende fasolari, vongole, ostriche e cozze che possono essere degustate sul posto anche crude, insieme ad un buon bicchier di vino, su appositi tavolini situati accanto al punto vendita.
Ottima anche l’ortofrutta. La zona, come noto, regala prodotti stupendi, a partire dai pomodorini di Pachino, venduti anche secchi o ridotti in “poltiglia” (capuliato). E poi le mitiche cipollone di Giarratana, di cui avevo solo sentito parlare e che mi sono faticosamente portato in aereo. 


Tra la frutta, figurano tra l’altro delle ottime pesche, dei dolcissimi meloni bianchi e i fichi d’india del non lontano Etna, dai colori seducenti.


Stupenda anche la parte che riguarda la vendita di erbe, spezie (persino bulbi di zafferano da far crescere sul proprio balcone!), paste di mandorla di ogni genere, pistacchi in granella, estratto di pomodoro (sembra quasi qui di tornare ai tempi in cui questo prodotto veniva venduto solo sfuso), e prodotti caseari, con le ricotte salate in prima linea.



A tale ultimo proposito, in questo mercato vi sono un paio di negozi/banchi che vendono gustosissimi formaggi siciliani da abbinare con tanti prodotti, anche sott’olio, per un aperitivo sfizioso (alcuni di questi punti vendita sono aperti fino a sera) o dei ricchi panini iperimbottiti e gustosi.


La cosa più divertente a mio avviso del mercato di Ortigia è la presenza, a latere del mercato stesso, di piccoli banchetti dove vengono venduti peperoni (quelli rossi più piccoli e allungati) grigliati al momento, come anche patate, cipolle o, se non ricordo male, zucchine. Uno street food se vogliamo atipico, ma molto interessante.


Intanto, sempre su banchetti improvvisati, venditori ambulanti offrono il frutto del loro pescato di barca, che quindi può essere di ogni tipo e variabile da giornata a giornata. Il pesce è freschissimo, quasi vivo, e i prezzi sono a dir poco vantaggiosi.


Infine, altri venditori aprono ricci freschissimi e con pazienza e dedizione raccolgono in bicchierini il magico e attraente interno, di colore arancio-giallastro. Un bicchierino = 15 euro. 15 euro di felicità…

10 gennaio 2015

Simply, sardine alla griglia


Il primo post dell’anno mi porta inevitabilmente e innanzitutto ad augurare a tutti voi un ottimo 2015, visto che l’ho fatto soltanto a poche persone su twitter.
Dal  mio ultimo post a quello di oggi, ho passato delle buone feste in famiglia e alcuni giorni di vacanza nella bella Lisbona. Non mancherò di scriverne, parlando delle cose che più mi hanno colpito anche dal punto di vista gastronomico, bien evidemment. 


 Una di queste, è la grande tradizione lisbonese nell’industria conserviera di sardine e altri prodotti della pesca, lavorati in modo artigianale, che produce risultati ottimi sia dal punto di vista estetico e cromatico (le scatolette sono bellissime!) che, ovviamente, gustativo.


 
In tanti negozi di Lisbona, tra cui quello del bel mercato da Ribeira, sono venduti mille tipi di scatolette colorate e dall’aria vintage, che colpiscono inevitabilmente turisti e visitatori.


L’artigianalità, manualità e qualità sono i cavalli i battaglia delle relative ditte produttrici, tra cui l’ottima Conserveira de Lisboa, che realizza prodotti veramente gustosi oltre che, direi quasi, da collezione.
 
 
Viene inscatolato ogni tipo di pesce, ma la tradizione delle sardine in conserva è quella più diffusa (come accade in Bretagna, altra regione che si affaccia sull’oceano e in cui questo tipo di pesca è molto frequente), anche perché le sardine sono uno dei simboli del Portogallo.
Le sardine, ovviamente, in questo paese si mangiano anche fresche e sono buonissime. Non immaginatevi pescetti piccoli, ma piuttosto un prodotto ben carnoso, “lungo” e cicciotto che preparato alla griglia con un pò di olio è la fine del mondo.
 
 
La loro preparazione alla griglia è anche uno street food meraviglioso, e si può trovare a Lisbona agli angoli di alcune strade, magari nelle viuzze del pittoresco quartiere dell’Alfama o in occasione della festa di Sant’Antonio.
 
 
A giugno, e precisamente il 13, per la festa di questo Santo patrono vi sono grandi festeggiamenti nella capitale lusitana e le sardine alla griglia ancora fumanti vengono servite su del buon pane (devo valutare di tornare a Lisbona proprio in occasione di questa festa, essendo io anche molto devoto a Sant’Antonio).
A proposito di sardine alla griglia, ne ho mangiate di ottime anche su una bellissima spiaggia poco ventosa (in estate non è sempre scontato trovarne) di Fuerteventura, dal mare appena fresco, nella zona a sud est dell’isola.
Come in tanti ristorantini sul mare, ho mangiato dell’ottimo pescado tra cui appunto delle splendide e semplici sardine alla griglia che con la loro carne dal gusto un pò forte, con l’affumicato della griglia e un pò di limone sono risultate davvero “mondiali”.
Ancora un buon 2015 a tutti!

11 settembre 2014

Nel paese delle alici


Cetara è una località della Costiera Amalfitana a mio avviso un po’ atipica rispetto alle altre e quindi ancora più bella. E vi spiego perché.
Essa conserva il suo aspetto di borgo di pescatori e la relativa semplicità, a differenza di altri posti dove invece a farla da padrone sono la chiccheria, il lusso, i vip, l’abbigliamento all’ultimo grido oltre che, certamente, la magnificenza dei posti e del mare.
Cetara ha pertanto conservato e conserva le sue origini e si discosta dalle altre perle della Costiera, caratterizzandosi al contrario anche per la presenza di un alto tasso di giacimenti enogastronomici per gourmet, di cui si può a grande titolo vantare.
Amo tantissimo i borghi marinari e, ovviamente e come sapete, il buon cibo e allora un posto come questo per me è un luogo ideale dove passare giorni tranquilli e “golosi”. Barchette in riva al mare, reti di pescatori di qua e di là, pescherie con tanto buon pesce locale, case semplici di pescatori, piccole botteghe, nessun locale alla moda, quasi un presepe la sera con mille lucette sulla spiaggia…

Chi di voi sa cosa vuol dire "Cuoncio cuoncio"?
A Cetara tutto parla innanzitutto di alici, raffigurate anche lungo le sue strade in opere d’arte incastonate o dipinte sui muri, che ricordano anche le origini di questo paesino, legate a fil doppio alla pesca e ai suoi mestieri.


Cetara è poi il paese della Colatura di Alici (di cui ho parlato anche qui), che ha ormai assunto una notorietà almeno nazionale con tanti tentativi di “imitazione” che si cominciano a scorgere. Ma qui la colatura è nata e ha degli utilizzi intriganti ma al tempo stesso molto semplici, come si può constatare nei tanti ristoranti di questo grazioso borgo di pescatori.
A cominciare dal Convento, regno della famiglia Torrente, dove si mangia anche una strepitosa genovese di tonno o una parmigiana di alici davvero interessante.


 
Gli stessi proprietari del Convento hanno anche aperto, nella piazzetta vicino alla spiaggia, una interessante Cuopperia dove si possono mangiare dei gustosi e croccanti “cuoppi” (cartocci) di alici fritte, polpette di alici, di melanzane o delle grandiose alici imbottite di provola; ma si può anche gustare uno “spaghettiello” con colatura di alici, così, tanto per gradire.


Per una pausa pranzo molto gustosa e soprattutto low cost si deve andare all’ex bar degli stessi Torrente che ora prende il nome di “Pane e coccos” (pane e qualcosa).


Qui troverete pane con polpette al sugo, con burro ed alici, con melanzane alla parmigiana, con peperoncini verdi al pomodoro, oltre che una bella selezione di formaggi e salumi, anche da portare via. Troverete poi i prodotti della “dispensa del Convento”, come le alici sotto sale, il tonno sott’olio e la surrichiamata colatura di alici.
Che si può trovare comunque a buon mercato (rispetto agli standard di vendita cittadini, come ad esempio quelli romani) anche in qualsiasi botteguccia del paese che conserva il fascino dei negozietti tradizionali, tipici delle località estive, dove si trova un po’ di tutto.
 
 
Altri ristoranti dove non sono stato ma comunque meritevoli di essere visitati sono poi l’Acqua pazza e il San Pietro, dove il pesce fresco ed in particolare le alici e il tonno la fanno ancora da padrone.
Per rendere perfetta la vostra vacanzina a Cetara (magari anche in settembre o in autunno) è d’obbligo dormire allo splendido Hotel Cetus, un meraviglioso albergo quasi proteso nel mare (è qualcosa in più di un hotel sul mare!), con vista mozzafiato e panorami incantevoli.
 
 
Da lì con pochi km di macchina potrete fare una capatina anche a Vietri sul mare, dove, oltre ad acquistare splendide ceramiche (quelle di Solimene in particolare), potrete anche fare piacevoli scoperte gastronomiche in posti inaspettati,


come questa stupenda pizza estiva alla vietrese, con il fiordilatte aggiunto solo in un momento successivo per farlo fondere solo parzialmente e con degli ottimi e dolcissimi pomodorini freschi: una vera squisitezza!

30 luglio 2014

Polpette di pesce azzurro


Nella mia cucina non manca mai il pesce azzurro, come vi ho più volte detto in questo blog. Costa poco, fa bene ed è buonissimo. Cosa volere di più?
Ma il pesce azzurro non a tutti piace, perché a volte lo si ritiene troppo asciutto e poco morbido. Ciò può essere vero, ma secondo me occorre saperlo ben trattare, non stracuocerlo e tenerlo sempre umido.
Prendiamo ad esempio lo sgombro, che cambia nettamente se lo si cucina con sapienza e mestiere (come fanno quelli della Fraschetta del mare ad Anzio) o se lo si prepara con meno attenzioni.
A me piace cucinare il pesce azzurro in padella, con tante erbette e pomodorini, quasi all’acqua pazza. Ma un altro modo di utilizzare il pesce azzurro che prediligo è prepararci tante gustose polpette.
Quando poi acquisto in grandi quantità questa materia prima (ad esempio in occasione dell’Asta del pesce di Eataly) è per me quasi d’obbligo cucinarla in tale ultima maniera.
Per una bella quantità di polpette di media circonferenza (nella foto sono invece un po’ più grandi) ci vuole circa un kg di pesce azzurro (quello che volete: sgombri, alici, sugheri, aguglie, ma potete utilizzarli anche insieme) che bollirete e, una volta cotto, pulirete ben benino in modo da togliere spine, pelle ed altri elementi che in bocca possano dare fastidio.
Dovete poi unire questa polpa a del pane raffermo bagnato del latte (ecco, ad esempio, un elemento che conferisce morbidezza), ad un paio di uova, ad una generosa dose di Pecorino Romano grattugiato, a poca uvetta sultanina precedentemente rinvenuta in acqua tiepida e a del prezzemolo e basilico. Sulle dosi regolatevi ad occhio, cercando di ottenere alla fine una consistenza non troppo molliccia (in caso contrario, aggiungete dell’altro pecorino o, meglio, del pangrattato). Questa almeno è la mia ricetta, ma sugli ingredienti da mettere insieme sentitevi liberi di unire quelli che più vi aggradano.
Formare poi delle palline di media dimensione, passatele nel pangrattato e fatele riposare una mezzoretta in frigo in modo che si possano rassodare un po’ di più.
Dopodiché friggetele in abbondante olio di semi ben caldo e servitele, mi raccomando, tiepide o anche fredde. Con in accompagnamento qualche buona salsina.
Sono del parere infatti, come ho già detto altre volte, che le polpette, a meno che non siano già in umido, debbano sempre essere intinte in qualche deliziosa salsina.
Ed in questo caso le abbinerei ad un hummus di melanzane e foglioline di menta o ad una salsa di pomodoro “alla pizzaiola”, con origano e maggiorana fresca. O ancora ad una salsa al curry moderatamente piccante. Ma le idee possono essere tante altre. Anzi, voi che suggerite?
Bon appétit!

18 giugno 2014

Sette anni e non sentirli…

 
Il mio blog ha compiuto ben sette anni!
Che aspettate a farmi gli auguri? ;-)
 
Ps Per festeggiare vi offro virtualmente questa splendida parmigiana di alici… A chi è interessato, invierò la ricetta.
Che comunque pubblicherò presto in un altro post.

20 maggio 2014

“Assaggi d’autore” a Fontana di Trevi


Assaggi d’autore è un book restaurant-bar che rappresenta un piacevole ritrovo culinario e letterario nel cuore di Roma, a due passi da Fontana di Trevi. E’ un locale molto versatile, che dalla mattina alla sera è al tempo stesso un posto dove fare colazione, un bistrot, un luogo per consumare gustosi aperitivi o dove cenare in buona compagnia.
Nell’ambito della sempre necessaria esigenza di studiare nuovi format di offerta e ridefinire la propria proposta di ristorazione, questo locale ha anche ideato, grazie al supporto di bloggerpress.it il primo ufficio stampa composto da soli blogger, una interessante formula denominata “Three temporary chef”.
Si tratta in pratica di un nuovo concetto di ristorazione molto intrigante, che prevede che tre cuochi amatoriali non professionisti ma di talento cucinino per tre giorni alla settimana in questo ristorante, creando un’offerta gastronomica per tutti i gusti. Recarsi in questo locale diventerà in tal modo un’esperienza nuova: scegliere la sera in cui andare a cena vorrà dire scegliere un determinato chef e saranno quindi non i resident ma i temporary chef a fare tendenza, attraverso originali eventi culinari.
Un’offerta che si articola in tre diverse tipologie di cucina, quella vegana sempre più in espansione nelle richieste della clientela, quella romana gourmet, rivisitata quindi un po’ rispetto alle rigide regole della tradizione e infine quella di pesce delle coste laziali, con un largo utilizzo di una materia prima sempre abbastanza snobbata che è il pesce azzurro e povero. Insomma una cucina divertente e golosa, con proposte gastronomiche sempre diverse, che prendono spunto dalla disponibilità stagionale e dai produttori che di volta in volta intervengono nei progetti.
Ma chi sono i “Three Temporary Chef”? Un paio di loro sono mie vecchie o più recenti conoscenze. Giulia Nekorkina, foodblogger di successo, moscovita di nascita e romana di adozione è una affermata food-writer e photographer, cultrice delle bollicine e dei rosé ed una grande amante delle verdure e della cucina marinara. Ha scelto di puntare in questo progetto sul pesce povero, per creare piatti sfiziosi e di grande gusto. L’appuntamento con lei è per tutti i martedì sera.
 
La promotrice del Progetto Raffaella Ghislandi e Giulia Nekorkina
Alessandra Rotili è invece una giornalista con la quale condivido due mie grandi passioni: lo sport e la buona cucina. Alessandra infatti è una brava giornalista sportiva, spesso in giro per il mondo, ma anche una ottima cuoca. Vegana convinta e direi convincente, propone una cucina davvero stuzzicante, leggera e piacevole. Alessandra ama le materie prime di stagione e le spezie, che rendono i piatti vegani molto intriganti. Realizza piatti molto interessanti con i legumi, utilizza sapientemente le farine, “crea” capolavori di colore e sapore con le verdure. Non perdete le sue preparazioni presso “Assaggi d’Autore” nella giornata del mercoledì di ogni settimana!
 

Il terzo chef, Marco Dau, manager in una grande azienda di telecomunicazioni, è un innamorato della cucina e delle tavolate con amici, un cuoco provetto e abile organizzatore ed è specializzato in cucina romana “di classe”, che potrete assaggiare i giovedì sera.
In occasione della presentazione alla stampa di questo innovativo format, i tre cuochi hanno presentato una serie di gustosissimi e piacevolissimi finger food e piatti caldi, per far assaporare in anteprima la loro cucina.
Tra i piatti di Giulia molto buoni erano lo sgombro sotto sale su crostini di pane di segale con burro allo zenzero, le polpettine di alici su crema di zucchine ed il suo piatto principale, dei cremosi gnocchetti con crema di alici, pecorino e menta.
 

Marco Dau ha proposto tra gli altri uno sfizioso saltimbocca alla romana in versione finger, una deliziosa crema di ceci e seppioline ripiene e, sempre in onore alla cucina romana, una cacio e pepe rivisitata con pere caramellate.
 

Ma oltre alla bravura di questi due chef mi ha molto colpito la fantasiosa cucina vegana di Alessandra Rotili, una cucina che stupisce anche a livello cromatico oltre che per il sapiente accostamento dei sapori e delle spezie. Un tipo di cucina a cui in generale mi sto avvicinando sempre più, perché ne apprezzo la sua leggerezza e salubrità, gli orientamenti verso cucine etniche tutte da scoprire, oltre che l’utilizzo di molti prodotti biologici, che rispettano l’ambiente e i dettami della sostenibilità.
Alessandra ha presentato finger food sfiziosissimi su cui vorrei soffermarmi. Ad esempio una mousse di zucchine e noci in salsa rouge a base di peperoni, con un piacevole contrasto di colori e tra ingredienti dolci e croccanti.
 

Molto gradevole anche il finger denominato “Quinoa e fave in crema di piselli e alla menta con mandorle croccanti”: ingredienti di stagione davvero ben combinati ed integrati tra loro, con un’indovinata combinazione di consistenze e sapori. Un’altra sua proposta ha riguardato uno dei piatti che ho più gradito nel corso della serata: l’insalata di lenticchie con coulis di frutta e noci. Delle lenticchie al coriandolo di grande freschezza, grazie al contributo del melone e del mango: una grande preparazione davvero!
 

E’ seguita poi una buona carbonara vegana, che del noto piatto romano aveva tutto: colore, sapore, consistenze, gusto.
Ottimi anche i dolci proposti da Alessandra, sempre in versione bicchierino finger. Basti dire che dopo poco tempo dal servizio del dolce, tutti gli stessi bicchierini si sono in un battibaleno svuotati! Si trattava in questo caso di una ottima crema al limone con fragole, kiwi e piccole pepite di cioccolato. Una crema preparata rigorosamente con latte di soia e “colorata” con un “nonnulla” di curcuma.
 

Ad accompagnare l’ottimo cibo servito da tutti gli chef nel corso della serata, sono stati i vini dell’azienda Marramiero, una cantina abruzzese che reinterpreta in chiave moderna la secolare tradizione contadina presente in questa regione. In particolare un Pecorino con note di frutta tropicale, sfumature speziate e gusto pieno e persistente si abbinava bene a molti piatti offerti, come pure lo Spumante Brut Metodo Classico, in gran parte composto da uve Chardonnay, dal caratteristico bouquet ricco di complessi profumi e persistenti sapori.
 
 

Da non perdere era poi il vino cotto della stessa azienda, invecchiato ben dieci anni in barrique, un vino da meditazione e direi “da conversazione”, ideale per concludere degnamente una perfetta serata …. “d’autore”.