Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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28 febbraio 2025

Il rustico di Le Levain: un gusto impareggiabile!

Per chi non lo sapesse Le Levain è una caffetteria/pasticceria/panetteria di ispirazione francese situata (anche) nella zona di piazza Fiume a Roma.

La mattina presto è già affollata da tanta gente che apprezza i suoi croissant, i suoi pains au chocolat, i suoi kouign amann e tanti altri buonissimi dolci francesi. Qui si trovano anche degli ottimi éclair, quelli belli lunghi largamente diffusi in Francia, farciti di crema al caffè o al cioccolato.

Non mancano le specialità salate, come le baguette farcite, le mitiche “cropizzette” (ne ho parlato qui) e delle golose quiches, sia Lorraine che vegetariane.

Di Le Levain, al di là di tutte queste ed altre golosità, mi piace l’ambiente e l’atmosfera, a cui concorre anche il tipo di persone che frequentano questo locale. Se vi fermate un attimo a guardarle, anche attraverso le sue vetrine, sembra di osservare instantanee tratte da un bistrot francese con un pubblico, soprattutto femminile, che lentamente sorseggia bevande calde in accompagnamento a qualche gratificante coccola che rende piacevoli determinati momenti della giornata.

Mi reco spesso in questo punto vendita e consumo frequentemente la variegata offerta, soprattutto salata, del locale.

Nell’ambito di questa, adoro in particolare un prodotto, il rustico, composto innanzitutto da una pasta davvero gustosa che mi porta indietro nel tempo, lievemente dolciastra, un po' brunita e dai tagli diagonali in superficie. Il ripieno poi è goloso ed è composto da carne macinata, spinaci (o broccoli) e piselli.

Un prodotto per me eccellente, anche se la mia passione per i rustici in generale mi porta a volte essere un po' troppo di parte.

Ho provato (indegnamente) anche a preparare in casa questo rustico, usando però della semplice pasta sfoglia e attenendomi invece molto più rigorosamente alla ricetta originale per quanto riguarda il ripieno. Un risultato molto buono e gustoso!


Un saluto a tutti e non mancate di fare un salto da Le Levain, soprattutto se non lo conoscete ancora!

9 marzo 2024

L’insalata di patate alla “norimberghese”

Alcuni anni fa per lavoro andavo spesso a Norimberga. Una città bellissima che ho potuto apprezzare spesso nei periodi di suo massimo fascino, in inverno, a volte con la neve, col freddo (nemmeno eccessivo comunque) che provoca “fumetti” respirando (Riccardo Cocciante docet) nel buio della sera.

A Norimberga (ma anche in Germania in generale) devo dire che si mangia benissimo. Un cibo generalmente non leggero ma buonissimo e opulento, ricco, che del resto in un paese generalmente freddo ci sta tutto.

Dell’ottima birra a fiumi accompagna piatti principalmente a base di carne, stinco di maiale in primis, servito tipicamente con delle “palle” di semolino o patate.

A proposito di carne, il piatto tipico di Norimberga è rappresentato dai Nürnberger Bratwurst, delle salsiccette che si vendono grigliate anche nei chioschi in strada, come fantastico street food.

Naturalmente queste meravigliose e gustose salsiccette si servono anche e soprattutto nei ristoranti e nelle taverne dalla calda atmosfera medievale, dove vengono sempre accompagnate o da crauti (che non amo molto, a dire il vero) o da una magnifica insalata di patate tiepida.

Un’insalata il cui sapore da allora non ho più incontrato. Volevo comprarla confezionata al Lidl nella sua settimana tedesca, ma la lista degli ingredienti includeva troppi conservanti per i miei gusti.

Mi ha salvato per fortuna un libro di ricette bavaresi (scritto in inglese) che comprai appunto a Norimberga e che avevo dimenticato di avere. Ho allora voluto provare ad eseguire questa ricetta che vado a descrivervi e che riproduce abbastanza fedelmente questo magnifico piatto.



Quest’insalata ha la particolarità di essere insaporita con poco aceto, il cui mix con le cipolle e l’erba cipollina le dona un gusto raffinato ed elegante che la distingue da tutte le altre a base di patate. 

Ingredienti:

(ad occhio) 

patate lesse sbucciate

cipolla

aceto

sale

olio evo

erba cipollina

pepe

brodo di carne

Tagliare sottilmente le patate a fettine e mescolarle insieme alle cipolle finemente sminuzzate. Aggiungere quindi l’aceto (non molto) ed il sale, mescolando bene.

Far riposare in un posto caldo per almeno un’ora.

Aggiungere quindi dell’olio extravergine e mescolare ancora. Far scaldare quindi l’insalata, rendendola più morbida con l’aggiunta di poco brodo che farete un po' restringere. Prima di servirla, decorare con erba cipollina tagliata finemente e pepe. Servire rigorosamente TIEPIDA in accompagnamento a succulente carni e più classicamente alle suddette salsiccette.

Dopo aver degustato questo ottimo abbinamento, non vi resta che chiudere il pasto con delle golosissime frittelle di mele spolverizzate di zucchero a velo (il massimo è mangiarle in un tipico ristorante di Norimberga, non ricordo il nome, con vista sul fiume Pegnitz).

Che voglia di tornare in Germania!

20 novembre 2022

Un viaggio nel fantastico mondo della Focaccia di Recco


La scorsa settimana sono stato invitato a Recco ad un evento denominato "Fattore Comune", giunto alla quinta edizione, dedicato alle eccellenze agroalimentari tutelate dalla UE che portano nella propria denominazione protetta il nome del luogo d’origine.
Nell’ambito dell’evento è stato possibile creare un dialogo tra produttori e istituzioni per esaminare i vari aspetti delle tutele, presentare i percorsi intrapresi e gli obiettivi raggiunti e analizzare l’impatto sul turismo enogastronomico, anche con nuove proposte per la promozione delle Dop e Igp.

Il teatro a Sori dove si è svolto il Convegno "Fattore Comune" - Foto Consorzio Focaccia di Recco Igp

Protagoniste di “Fattore Comune” sono state alcune indicazioni geografiche medio-piccole (le Dop Salumi Piacentini, Robiola di Roccaverano, Peperone di Pontecorvo, Crudo di Cuneo, Basilico Genovese, la Docg Brachetto d’Acqui e l’Igp Radicchio Rosso di Chioggia, impiegate anche in meravigliosi piatti in uno specifico evento serale) e, naturalmente, la padrona di casa, la Focaccia di Recco Igp.

                                                                                                       Foto Consorzio Focaccia di Recco Igp

Soggiornando a Recco, ho potuto toccare con mano la bella realtà di quest’ultimo prodotto, che ha reso questa cittadina una sorta di capitale gastronomica della Liguria.


Un prodotto che esisteva già all’epoca della terza crociata, quando prima della partenza della flotta per la Terra Santa sulle tavole figurava tra le varie pietanze una focaccia di semola e di giuncata appena rappresa, la focaccia col formaggio. In tempi lontanissimi poi la popolazione recchese si rifugiava nell’immediato entroterra per sfuggire alle incursioni dei saraceni. E si narra che grazie alla disponibilità di olio, formaggetta e farina, cuocendo la pasta ripiena di formaggio su una pietra d’ardesia, venne “inventato” quel prodotto gastronomico che oggi conosciamo come “Focaccia di Recco col Formaggio”.


L’apprezzamento della Focaccia di Recco è cresciuto sempre di più nel tempo, varcando i confini territoriali, ma i molti consensi sono stati accompagnati anche da tante imitazioni. I produttori locali hanno quindi chiesto ed ottenuto, una volta costituitisi in Consorzio, l’intervento delle istituzioni preposte per difendere il nome del proprio prodotto. E’ stata pertanto richiesta la Igp, ottenuta poi dalla Commissione Europea dopo un non semplice iter nel gennaio 2015.

                                                                                                                                 Foto Consorzio Focaccia di Recco Igp

Il riconoscimento dell’Igp rende omaggio alla storia di questo grande prodotto ad elevato valore aggiunto, indissolubilmente legato al territorio ed al proprio nome.

                                                                                                       Foto Consorzio Focaccia di Recco Igp

La produzione stimata di Focaccia di Recco Igp nel 2021 è risultata pari a 90.000 porzioni nei ristoranti e a 700 quintali nei panifici, per un valore di 2,3 milioni di euro. Senza contare l’indotto, perché chi si reca al ristorante o entra in un panificio per gustarla, poi effettua altre consumazioni, aggiungendo ulteriore valore al fatturato complessivo.
La Focaccia di Recco Igp si può produrre soltanto nei comuni di Recco, Camogli, Sori e Avegno e si trova solo nei punti vendita consorziati (in tutto 14, con 21 punti vendita fra ristoranti e panifici, spesso corrispondenti a piccole aziende artigianali).


Nel corso del mio soggiorno a Recco ho potuto assaggiare delle favolose focacce Igp, tutte buonissime, caratterizzare da un impasto esterno molto sottile, croccante e dorato e un gustoso interno formaggioso, morbido e fondente. D’obbligo è assaggiare la Focaccia di Recco presso lo storico ristorante-focacceria
Manuelina (dove anche altre specialità liguri sono cucinate davvero alla perfezione), o presso l’altro locale storico “O Vittorio”, o all’antico ristorante Vitturin, o ancora al ristorante Alfredo, nei pressi della stazione.



Splendida è la focaccia di Recco anche presso il Panificio
Moltedo 1874 il cui “back stage” ho avuto il piacere di visitare. Le persone che ci lavorano trasudano (e sudano) passione preparando una meravigliosa focaccia al formaggio che, in omaggio alla tradizione di famiglia, non prevede l'utilizzo della teglia, aggiungendo una complicazione in più alla preparazione di questo capolavoro della cucina ligure.



Qui si può gustare anche una strepitosa focaccia semplice, una altrettanto buona con le cipolle, una gustosissima farinata e molto altro.


Per una buona focaccia occorre recarsi anche da
Tossini, che dispone altresì di ottimi piatti da tavola calda, come una splendida lasagna al pesto. Fuori dal comune di Recco segnalo poi il ristorante Edobar a Sori e la focacceria Revello a Camogli.


La due giorni di Recco (con sconfinamenti a Camogli e Sori) mi ha fatto quindi scoprire tante belle (e buone) storie che si nascondono dietro alle denominazioni di origine di dimensione più piccola.
E l’essenza di tali denominazioni sta esattamente nelle parole di Lucio Bernini, consulente di marketing e responsabile ufficio stampa del Consorzio della Focaccia di Recco: “Noi non vogliamo invadere il mondo, non vogliamo neanche che il mondo venga qui, perché non siamo in grado di accontentare tutti. Certo, vogliamo mantenere questo prodotto legato al suo territorio e alla sua identità. Questo è un prodotto che si chiama Focaccia, ha quindi un nome comune, come tutti noi (c’è un Carlo, un Giovanni, un Francesco) ma di cognome fa Recco. E su quello ci siamo solo noi”.
Le denominazioni di origine sono fatte di persone che hanno grande amore per la propria terra, per le proprie tradizioni e trasmettono entusiasmo e passione per il proprio prodotto, nel quale si identificano. Esattamente come accadeva ai loro padri e ai loro nonni. 


E tutto ciò le accomuna, creandosi così, appunto, un “fattore comune” che le unisce, così come sono uniti in modo indissolubile in questo ambito prodotti e territori.

Invitato dal Consorzio Focaccia di Recco

12 gennaio 2022

Un panino gourmet a Procida


 E’ iniziato da poco il nuovo anno, che si spera sia nettamente migliore dei due precedenti, davvero.
Il 2022 sarà tra l’altro anche l’anno in cui un’isoletta del Golfo di Napoli, Procida, sarà capitale italiana della cultura.


 Un’isola che, come più volte ho sottolineato in questo blog, merita davvero di essere visitata per motivi naturalistici, letterari, gastronomici, storici (oltre che, naturalmente, per Procida 2022, con tantissimi eventi da non perdere).
L’ultima volta che ho visitato Procida risale all’estate scorsa, quando sono stato colto, sia pur soltanto per poco tempo, da un classico acquazzone estivo.
In quei momenti non si può non ripararsi in qualche bar o negozio e allora è stato un piacere riassaggiare la famosa “lingua al limone” (a base di pasta sfoglia friabile farcita di crema al limone, frutto tipico dell’isola, ndr) buonissima a mio avviso soprattutto nella pasticceria Bar Dal Cavaliere dove lunghe file di persone attendono di comprarla appena sfornata.


 E’ bello a Procida passeggiare lungo il porto, curiosando nelle tante pescherie che offrono in abbondanza prodotti locali provenienti da pittoreschi pescherecci. O ammirando belle librerie dove tutto parla di Graziella e Alphonse De Lamartine, dell’isola di Arturo ed Elsa Morante, del Postino di Troisi o della storia di quest’isola.
Una bella passeggiata dal porto (partendo dal suddetto bar dal Cavaliere) in ripida salita conduce poi fino al centro fortificato di Terra Murata, posto sul punto più alto dell’isola. 


 Qui sono da ammirare le roccaforti medievali e il Palazzo d’Avalos, fino al 1988 trasformato in un carcere, ma soprattutto lo stupendo panorama sulla Marina della Corricella, un pittoresco borgo di pescatori reso ancor più noto dal sopracitato film “Il Postino” di Troisi.


 Alla Corricella si può scendere anche a piedi, percorrendo dal punto più alto dell’isola, in discesa, una infinità di ripide, strette e scoscese scalette.


 Il borgo della Corricella visto da vicino è ancora una volta bellissimo e colorato, con ammassi di variopinte reti di pescatori, barchette, bottegucce e ristorantini. Purtroppo però qui, in occasione della mia ultima visita in questa bell’isola, tutti i locali erano stracolmi e non ho trovato posto per mangiare.
 Allora ho optato per un bel bagno con pranzo al sacco di nuovo in zona porto, avendo a disposizione non troppo tempo prima di riprendere il traghetto.
 Ma non pensate ad una spiaggia bruttina e sporca come spesso accade in quelle vicine al porto: ho scoperto infatti un posto davvero bello, il Lido La Lingua, dall’acqua turchese (resa tale dalla spiaggia ciottolosa) in cui goduriosamente tuffarsi, a maggior ragione in una giornata divenuta ormai torrida.


 Dopo uno stupendo bagno, ho gustato un panino (chiamato “lingua” come il nome della spiaggia e del dolce più famoso dell’isola) acquistato nello stabilimento balneare soprastante, farcito con mazzancolle, datterini confit, provola di Agerola e melanzane affumicate. Inutile dire che era davvero squisito, con i gusti fumé e dolci che si alternavano bilanciandosi perfettamente tra loro.
E poi vi assicuro, quel panino mangiato davanti a quel mare, aveva un sapore ancora più delizioso. Per capirci, come uno spaghetto a vongole vista mare… 
Buona Procida 2022 a tutti!

9 settembre 2020

“Zingarate” a Ischia: la mia mini classifica


Nella mia recente vacanza ad Ischia mi sono divertito a scoprire, tra le altre cose, quella che poteva essere la migliore zingara dell’isola.
La zingara, per chi non lo sapesse, è un tipico street food ischitano composto da pane casareccio tostato, maionese, prosciutto crudo, mozzarella, lattuga e pomodoro da insalata.
La cosa divertente è che poco prima di approdare nell’isola, sull’interessante gruppo Facebook “La nostra Ischia avevo cominciato a farmi consigliare, a mo’ di sondaggio, dei locali in cui si mangia la migliore zingara di Ischia. Ebbene, una volta giunto in questa stupenda località di mare, sulla base della graduatoria venuta fuori da questa mini-inchiesta (i risultati li vedete nella foto che segue), ho voluto provare la zingara dei primi cinque locali più votati.


Va detto che i rispondenti, tra cui molta gente del luogo, hanno citato moltissime volte il locale “La Virgola” di Ischia Ponte, dove tra l’altro pare sia stato inventato questo buonissimo sandwich, se così possiamo chiamarlo, e quindi non potevo non assaggiare soprattutto questa zingara.
Ovviamente ho opportunamente distanziato, in termini di tempo, gli assaggi nei vari locali perché, come forse qualcuno di voi sa, le zingare di solito sono servite in proporzioni e dimensioni non esattamente “da signorine”.
Ecco allora, in ordine decrescente, i miei personalissimi giudizi, solo in parte coincidenti con la graduatoria di cui sopra dei votanti al “sondaggio”.

5) Bar delle rose: una zingara gradevole, croccante e golosa, caratterizzata da una buona qualità degli ingredienti tra cui un discreto prosciutto. E’ servita con maionese e ketchup a parte ed è offerta in un accogliente e ampio bar di Ischia Porto. Prezzo contenuto.

4) Play park pub: In un pub del porto frequentato soprattutto da giovani, insieme a tanti golosi panini, qui si serve una zingara fragrante, godibile, appetitosa e abbastanza leggera, preparata con del pane tagliato non troppo spesso. Buon rapporto qualità-prezzo.

3) Bar Totò: questo bar situato in una zona interna di Barano presenta innanzitutto una location incantevole e fresca nel suo lato all’aperto, ambientata in un piacevole giardinetto. La zingara del Bar Totò presenta un’ottima doratura del pane, abbondante lattuga, con tutti gli ingredienti ben bilanciati. Un morso piacevole, come la provola presente all’interno del panino. Prezzo contenuto in rapporto alla qualità del prodotto.


2) La virgola: In quello che è il locale storico con cui si identifica la zingara ad Ischia, questo street food qui è all’altezza delle aspettative, con una mozzarella ben filante, piacevole croccantezza, quantità di maionese non eccessiva e buona doratura del pane. Colpisce il perfetto equilibrio tra gli ingredienti, ad un prezzo del tutto onesto.

1) Ippocampo: Sulla spiaggia di San Pietro ad Ischia Porto questo stabilimento balneare offre una zingara abbondante, opulenta, golosa, traboccante di ingredienti, con la provola al posto della mozzarella. Unico neo: attesa un po’ troppo lunga per i miei gusti. Prezzo sopra la media degli altri locali, ma assolutamente coerente con la qualità del prodotto.


Dopo aver assaggiato tante zingare ad Ischia, quest’anno e negli anni passati, devo comunque dire che in generale nell’isola si mangia mediamente un prodotto di buon/ottimo livello qualitativo in moltissimi locali.


Ricordo sempre, ad esempio, la splendida zingara del pub Pirama, situato in una parte meno centrale del porto d’Ischia, che quando è gustata nel profondo della notte dopo belle serate estive ha un sapore ancora più speciale (altro che cornetti caldi, che sono comunque un must anche a Ischia!).
Comunque vi aggiornerò e aggiornerò questa classifica quando avrò modo di assaggiare altre zingare. Chissà, magari in occasione di qualche gita fuori stagione quando l’isola, vi assicuro, se possibile è ancora più bella…

7 aprile 2019

Cannes, una vetrina del lusso alla francese


Il mio recente weekend a Cannes è stato molto piacevole per l’elevato comfort fornito dall’albergo in cui alloggiavo (qui e qui trovate ampi reportages), ma ovviamente anche per la bella località in cui risiedevo, destinazione di prestigio e luogo di ritrovo del jet set internazionale.
Vorrei quindi oggi fornirvi qualche chicca su cosa vedere e fare in questo affascinante angolo di Costa Azzurra dove il sole splende tutto l’anno, anche sulla scorta di miei precedenti soggiorni a Cannes negli anni passati.
Farei partire questo itinerario proprio dall’hotel Barrière Le Majestic dove ultimamente ho alloggiato. Uscendo dall’albergo, quasi subito di fronte si trova il Palazzo del Festival del Cinema, sede dell'evento clou di questa cittadina, che si tiene in primavera (la prossima edizione ci sarà fra circa un mese, tra il 14 e 25 maggio), con tutte le più importanti star del cinema che approdano sulle sue rive.


Ci si trova in piena Croisette, il noto lungomare di Cannes, caratterizzato da una elegante successione di palme, un ampio marciapiede pedonale che guarda l’estesa spiaggia di sabbia fine, arricchito anche da eleganti negozi, ristoranti alla moda, lussuosi alberghi a cinque stelle e casinò.



E’ bello fare una lenta promenade lungo la Croisette, osservando lo spensierato e gioioso passeggio delle famiglie e lo sgambettare dei bambini, magari in giornate di caldo sole provenzale come quelle che mi hanno accolto a metà marzo. Molte persone, poi, sono solite accomodarsi a ridosso della spiaggia su colorate sedie di ferro a leggere un libro o una rivista o semplicemente a prendere il sole.



A Cannes vale la pena di percorrere anche un'altra strada elegante, più commerciale della Croisette, per fare un po’ di shopping. E' una parallela al lungomare e si chiama rue d'Antibes, con tanti bei negozi di abbigliamento, soprattutto sportivo e da mare, librerie e profumerie dalle fragranze provenzali (Fragonard su tutte).

Tornando sulla Croisette all’altezza del Majestic e percorrendo la stessa nella direzione opposta a quella dei grandi alberghi, si arriva facilmente al vecchio porto con tante belle e lussuose imbarcazioni e pescherecci assiepati gli uni agli altri.


Qui lo scenario cambia di molto e ristorantini, ampi bar e mercatini caratterizzano questa zona, dove si può scorgere anche il palazzo del Comune. Nelle vicinanze del quale anziani signori si dilettano a giocare a petanque (un gioco di bocce molto diffuso nel Sud della Francia) in sabbiose aree di gioco.

Siamo in piena città vecchia, zona dalla quale partono dei graziosi e colorati minibus elettrici che percorrono le strade principali della cittadina.


A pochi passi da qui, si trova poi a mio avviso la via più carina e incantevole di Cannes, quella situata sulla collina del Suquet: una stretta stradina in salita costeggiata da tanti romantici ristorantini tipici provenzali.



In cima si giunge alla chiesa di Notre Dame de l’Esperance e alla torre del Suquet e si può godere di una splendida vista sul mare e su tutta la cittadina.



Non lontano dal Suquet vi è anche il colorato e vivace mercato di Forville, ricco di tanti banchi di frutta e verdura, di erbe aromatiche e di Provenza, oltre che di venditori di formaggi, di carni e di pesce.



Io ci sono recentemente andato insieme allo chef dell'hotel Le Majestic Pierrick Cizeron e a un simpatico gruppo di travel blogger.


Nello stesso mercato si può trovare dello street food interessante come la socca, una sorta di farinata ligure cotta al forno a legna, buonissima condita semplicemente con del sale e del pepe.



Quando si è in vacanza a Cannes vale la pena di fare un'escursione alle isole Lerins (Sainte Marguerite e Saint Honorat) situate proprio di fronte alla Croisette. Con un breve tragitto in barca, si può scoprire questi luoghi bellissimi dal mare blu cobalto/turchese. Ho potuto visitare anni fa Saint Honorat, dedicata al santo che vi si ritirò nel IV secolo. Quest’isola è “macchiata” al suo interno da colorati campi di lavanda e in essa risiedono, presso la sua principale abbazia, dei monaci che tra l’altro producono un ottimo vino.
Sempre tanti anni fa ho avuto modo di soggiornare in una zona più periferica di Cannes che si chiama La Bocca. E’ un quartiere dove c’è tutto, il bel mare con tanti baracchini sulla spiaggia dove mangiare a pranzo panini e tipicità (come il pan bagnat); vi sono bei mercati rionali dove trovare tutte le erbe e i magnifici prodotti ortofrutticoli della zona; vi sono semplici panetterie piene di stupendi prodotti, tra cui il mio preferito, la pissaladière (una focaccia con cipolle, acciughe e olive nere, tutti ingredienti che ricordano molto, ancora una volta, la vicina Liguria).
Non si può non andare a Cannes, infine, senza trascorrere una serata al Casinò. Ve ne sono vari lungo la Croisette e anche un non esperto come me può divertirsi un mondo a giocare alla roulette o al blackjack. E se si vince (anche soltanto poco, come mi è capitato ultimamente), la soddisfazione, vi assicuro, è ancora più elevata...;)

Per ulteriori informazioni:

Ufficio del Turismo francese
Ufficio del Turismo di Cannes

15 febbraio 2019

Il toast di Niko Romito e altri sfizi golosi del dopo ufficio


Quando si esce dall’ufficio c’è sempre un’esigenza di “decompressione” dopo pesanti giornate di lavoro. Un rimedio è senz’altro camminare, anche per parecchio tempo, per rinfrescarsi le idee e i pensieri e muoversi un po’, dopo essere stati seduti per tanto tempo davanti ad un computer.
Inoltre, solitamente abbino alla passeggiata qualche piccolo spuntino goloso e poco più, per non mangiare troppo in vista della cena.
Nel post di oggi voglio a tal proposito cercare di mettere maggiore ordine nel mio bighellonare, nel dopo ufficio, in modo particolare nelle zone romane dei Parioli – Salaria – Termini. E provare a stilare una classifica (mi diverte molto farle) certamente non esaustiva di “snack” da non perdere in questi quartieri.
Ecco allora dieci “chicche” che consiglio (in ordine crescente di importanza):

10. Le quiches di Natalizi. In questa elegante pasticceria di Via Po la qualità e la soddisfazione dei clienti è garantita sui dolci, ma le mie spiccate preferenze salate mi inducono a segnalarvi anche le sue magnifiche quiches. Salmone, ricotta e spinaci, o anche, buonissima, quella col pollo lesso, sono assolutamente da provare e non ve ne pentirete.
9. L'hamburger di Hungaria. E’ tornato, dopo diverso tempo che questo locale nel cuore dei Parioli era chiuso per ristrutturazione. E’ tornato lui, “il completo”, il mitico hamburger con bacon, uova strapazzate, salse varie, formaggio e tanta bontà. E, come un tempo, merita di essere assaggiato.


8. Il supplì di Streatart a Piazza Buenos Aires. Di questa pizzeria adoro soprattutto i supplì, in particolare quello classico e con i funghi porcini, davvero ben fatti.
7. Le prussiane e i croissant di SS. Sebastiano e Valentino. Si va sul sicuro in questa panetteria che è un po’ riduttivo definirla soltanto tale. Qui si mangiano degli ottimi croissant stile francese e anche delle buonissime prussiane (un dolce che amo tanto) che abitualmente gusto la mattina (in deroga al dopo ufficio di cui sopra) quando c’è sciopero dei mezzi pubblici. Esco presto e mi rimane quindi il tempo per un’ottima colazione in cui, per quanto mi riguarda, non mancano mai proprio questi dolci.
6. I cakes salati di Dolce. In questo negozietto dall’aria provenzale a Via Savoia nei pressi di Piazza Fiume figurano tante golose bontà dolci, come suggerisce il nome. Ma io qui mi reco spesso per mangiare dei buonissimi cakes salati, dai gusti più disparati (ultimo assaggio in ordine di tempo: quello con scarola e uvetta) che apprezzo sia per la morbidezza sia per l’accostamento azzeccato degli ingredienti.
5. La pizzetta rossa del Cigno. In questo elegante e glamour bar dei Parioli tra le tante bontà figura anche una pizzetta rossa (di media grandezza) con pomodoro e mozzarella davvero ottima, dalla grande morbidezza e con la pasta caratterizzata da un lieve sapore dolce. Mangiatela appena riscaldata: è super!
4. Le pizzette di Panis. Questo localino situato in Via Tagliamento sforna bontà in serie, ma da non perdere qui sono senza dubbio le sue pizzette rosse, delle mini lingue croccanti, scrocchiarelle e con qualche traccia di bruciacchiato che non guasta, anzi!

PODIO…

3. L’amatriciana fritta al Mercato Centrale. Al Mercato Centrale ci sono tante cose buone da mangiare, ma ne ho scovata una diciamo così un po’ “nascosta”. Al banco dei fritti c’è una frittata di pasta all’amatriciana buonissima, ben morbida, cremosa e appena pepata che vi consiglio di provare.
2. La pizza al taglio della Pizzeria La Parioli. Lungo Viale Parioli c’è un buchetto di pizzeria al taglio, quasi d’altri tempi, con pochi gusti offerti ma di grande bontà e qualità. Amo qui prendere la funghi e mozzarella bianca ma anche la ripiena con prosciutto e formaggio. Sono ottime anche la margherita e la pizza con i peperoni, tutte gradevoli, golosissime, morbide e pepate al punto giusto.
1. Il toast di Niko Romito. Al bistrot di Niko Romito a Piazza Verdi si mangiano tantissimi piatti sfiziosi, che cambiano a seconda delle stagioni. Ma anche un toast davvero goloso, con dell’ottimo pane tostato (quello suo buonissimo), prosciutto e un fondente e colante formaggio Comté dal sapore deciso che forma una goduriosa crosticina: il top!

Che ne pensate di queste mie scelte? Attendo impaziente una vostra risposta.
Poi magari una prossima volta stilerò una graduatoria analoga anche sui ristoranti della stessa zona, indicando il piatto che in ciascuno di essi mi ha colpito. Che ne dite? A presto!

PS In questo post non ho messo gli indirizzi dei locali citati per un semplice motivo: la mia eccessiva pigrizia J. Li trovate tuttavia facilmente su Google o, se avete difficoltà, chiedetemeli pure!