Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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23 luglio 2015

Gazpacho di anguria ghiacciato, per questo torrido luglio


Ogni tanto c’è l’esigenza di un gazpacho. Un “mangia e bevi” di origine spagnola e andalusa che va particolarmente bene per la stagione estiva e a maggior ragione in questo periodo, in cui il caldo torrido non dà tregua.
E siccome l’anguria è uno dei frutti estivi che più amo (quando è dolce, è straordinaria!) e che più dissetano durante questa stagione, perché non gustare un gazpacho proprio di anguria?Trovo che un tale gazpacho possa accompagnarsi particolarmente bene a del pesce di consistenza “carnosa”, come il tonno o il pesce spada, magari appena scottati sulla piastra, con un contrasto caldo-freddo che non è per niente male.
Ma io amo il gazpacho a prescindere, anche come semplice antipasto, perché il contrapporsi di sapori dolci e salati è davvero ben bilanciato e piacevole.
Sulla composizione dei gazpachi ci si può sbizzarrire parecchio, ma ci deve essere sempre, a mio avviso, il pane raffermo inzuppato, che dà consistenza e densità.
Ecco allora la ricetta del mio ottimo gazpacho di oggi, che ho tratto dal sito cavolettodibruxelles.it, ma che ho un po’ cambiato a mio gusto.


Gazpacho di anguria
(per 2-3 persone)

polpa di anguria 250 gr.
pane bianco raffermo 1,5 fette
aglio 1/4 di spicchio
olio d’oliva 3 cucchiai
aceto balsamico 1 cucchiaio
sale e pepe

Frullare la polpa dell’anguria tagliata a pezzettoni al minipimer dopo aver ben fatto attenzione ad eliminare tutti i semi. Versare il liquido in una ciotola, aggiungere l’aceto, il pane spezzettato, l’aglio tritato, il sale e il pepe. Coprire e lasciar riposare per una notte in frigorifero. Il giorno dopo frullare il tutto insieme a qualche cubetto di ghiaccio e incorporare infine, a filo, l’olio d’oliva. Aggiustare eventualmente di sale, pepe o olio e servire freddissimo.

E seguite bene quest’ultima raccomandazione: deve essere freddissimo. O meglio, direi ghiacciato! ;)

15 gennaio 2013

Biscotti (da aperitivo) gruyère & senape

 
Strana la genesi di questa ricetta. Anni fa andai ad una festa molto carina organizzata da Sigrid del Cavoletto di Bruxelles alla Città del Gusto del Gambero Rosso.
La festa era dedicata al raggiungimento di un tot numero di lettori (un numero già molto alto, ora non ricordo quale) e l’accordo era che ognuno avrebbe portato qualcosa di goloso e sfizioso per festeggiare insieme.
In quell’occasione ho conosciuto tanta bella gente ed in particolare una ragazza che portò dei buonissimi biscotti al formaggio da aperitivo (perché in pratica di un aperitivo si trattava).
Mi piacquero talmente tanto che il giorno dopo, tramite il sito di Sigrid, lei mi spedì la ricetta.
Incredibilmente in tanti anni questa ricetta l’ho replicata soltanto oggi!!! Ogni tanto mi proponevo di eseguirla e poi non la realizzavo mai. Ora è finalmente arrivato il momento, complice anche il mio recente acquisto al mercato di Piazza Vittorio della senape in semi.
Non preparo quasi mai biscotti fatti in casa, ma ogni tanto è bene che un foodblogger che si rispetti si cimenti anche in questo (le foodblogger, al contrario, preparano in casa “un’inflazione” di biscotti, soprattutto dolci).
Il risultato finale della realizzazione dei biscottini salati è stato molto soddisfacente, con un perfetto abbinamento a delle buone bollicine.
Ecco allora la ricetta di quella ragazza che si chiama Barbara e che saluto, semmai venisse per caso a leggere questo post.

Dosi per un bel po’ (un bel sacchettino pieno):

175 g di burro
un tuorlo
un po’ d’acqua
250 g di farina 00
pepe nero macinato al momento
2 cucchiaini di senape in grani
250 g di formaggio gruyère svizzero (ma va bene anche quello francese, la fontina oppure il Leerdammer Caractère…, l’importante è lasciarlo in frigorifero fino al momento di utilizzarlo)

Grattugiate il formaggio in un tritatutto (ecco perché dovete tenerlo in frigorifero, se è a temperatura ambiente vi viene un pappone, mentre se è freddo viene bello grattugiato, ma non troppo finemente); pestate in un mortaio i semi di senape e riduceteli in polvere.
Mettete in una ciotolona (oppure sul piano di lavoro della cucina) la farina, il formaggio, la senape, il pepe nero macinato al momento e il burro a pezzetti; unite il tuorlo precedentemente sbattuto con un po’ d’acqua; lavorate il tutto con le mani fino ad ottenere una specie di pasta frolla.
Formate dei cilindrotti di pasta di circa 3,5 cm di diametro, avvolgete ciascun cilindro con della pellicola e mettete in frigorifero a riposare per circa 30 minuti; tagliate i cilindri a fettine uguali spesse circa ½ cm e disponeteli su un foglio di carta da forno sopra ad una teglia.
Infornate a 180° C fino a quando non saranno diventati belli dorati e avranno iniziato a formarsi delle bollicine sulla superficie; toglieteli dal forno e lasciateli raffreddare completamente prima di staccarli (ci mettono un po’ ad indurirsi).
Quando saranno completamente freddi, potete metterli in un sacchetto o - meglio - in una scatola di metallo dove potete conservarli per diversi giorni.
Col trucco del cilindretto vengono perfettamente uguali e senza troppo “sbattimento” di mattarello!! Se avete la casa piccola, il profumo di formaggio pervaderà gli ambienti per qualche giorno…

Devo, ad onor del vero, concludere questo post dicendo che i biscottini a mio avviso sarebbero stati anche più buoni senza la senape in semi, che dà un tocco di amarognolo che non a tutti può piacere.
Ma la presenza della gruyère, che è un formaggio che adoro, è un elemento secondo me fondamentale in questi biscotti. Che servirei in un buffet insieme anche (già che siamo a Carnevale) a delle buonissime frappe salate al pecorino e miele (le ho viste da Andreotti a Via Ostiense) per un aperitivo molto chic ed originale!

11 luglio 2012

La Belgique gourmande


E veniamo, come promesso, al post “goloso” del mio viaggio in Belgio. 
Direi di cominciare da Bruxelles che è la città in cui risiedevo con l’albergo, dove sono stato di più e sulla quale ci sono senz’altro più cose da dire da questo punto di vista. 
Bene, bene. Da dove iniziare? 
E’ da premettere che evidentemente già conoscevo i classici prodotti tipici della gastronomia belga: moules, frites, cioccolata e gaufres e quindi affronto “l’argomento” solo in seconda battuta. Invece questo mio viaggio mi ha fatto conoscere tanti piatti di cui avevo soltanto sentito parlare (magari sul sito del Cavoletto di Bruxelles) ma non avevo mai avuto modo di assaggiare. 
Ora so ad esempio molto meglio cosa è lo stoemp, il waterzoi, gli speculoos, ecc. 
Cominciamo coll’elencarvi dei bei posticini dove sono stato nella capitale belga, commentando poi le pietanze assaggiate.
Si tratta di posti vicini alla Grand Place, in una zona quindi più che centrale e colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente Sigrid per la sua miniguida sulla Bruxelles golosa che mi è stata molto utile.
 
Locali:

Per una buona birra (altro emblema di notevole entità del Belgio) consiglio di andare nel bellissimo locale. “A la morte subite” situato alla fine (o all’inizio a seconda di come la vedete) della stupenda Galleria St. Hubert, posto molto elegante e con negozi molto raffinati.



Il nome della birreria deriva dal fatto che un tempo i clienti di una vicina banca attendevano il loro turno bevendo una birra in questo locale giocando anche a dadi. Il gioco era il 421. E chi perdeva era “il morto”. Se poi il tempo era limitato, dopo una giocata breve si aveva un morto immediato, quindi una “morte subite”. Di qui il nome del locale nel quale si possono gustare ottime birre come la Gueze, la Kriek, la Faro, la Lambic. Il locale merita anche per il suo ambiente di altri tempi, i suoi bei tavolini in legno ed i suoi bei quadri tra cui campeggia anche una foto di Jacques Brel che pare fosse un gran frequentatore del locale. Ma qui si mangia anche, mica si beve solo!

La tartina viene servita così....

Da assaggiare la tartina (si fa per dire) con formaggio bianco e ravanelli. Devo descriverla meglio però, altrimenti non rendo l’idea: al tavolo, per capirci, viene servita una grossa tartina di pancarré (lunga sui 40-50 cm!) da condire by yourself con burro, formaggio bianco, ravanelli tagliati a fettine, cipollotto fresco, sale e pepe. Devo dire che davvero vale la pena di assaggiarla e sfama parecchio, oltre ad essere molto bella a vedersi!

La tartina dopo la mia opera ;-)

Torniamo sulla Grand Place (non vicino, proprio sulla Grand Place) e arriviamo sul lato dove c’è il ristorante T’kelderke che non classificherei affatto come turistico a giudicare dalla bontà dei suoi piatti, tutti preparati come si deve e tipicamente belgi e bruxellesi.


 Io ho mangiato all’esterno ma anche l’interno, in una sala al piano inferiore in una sorta di taverna dall’aria antica, è molto gradevole. Qui ho mangiato delle ottime croquettes de crevettes (finalmente dopo averle tanto desiderate!) e lo stoemp una sorta di puré con pancetta accompagnato da una carbonnade à la flamande a la bière veramente buona (in pratica uno spezzatino di vitello molto aromatico e sostanzioso). Dopo questo piatto non ce la farete più a mangiare altro, ma potrebbe essere interessante assaggiare anche qui le mitiche cozze preparate in modo classico e spettacolare, il coniglio alla gueuze, l’anguilla au vert, ecc.
Altro indirizzo secondo me imperdibile a Bruxelles è il ristorante Belga Queen anch’esso non lontano dalla Grand Place. E’ un posto innanzitutto molto curato ed elegante, frequentato da bella gente; una ex banca con soffitti molto alti, con colonne di marmo e ambiente fine.


 Qui si mangiano piatti tipici belgi molto ben presentati e leggermente rivisitati. Io ho mangiato davvero divinamente: feuilleté di gamberetti di Ostenda, guance di gallinella fritte, crema di champignons e foie de canard scottato e poi il fantastico coucou de Malines (un polletto ruspante) al forno su panino di pain d´épices con salsa allo sciroppo di Liegi e chips di patate fatte in casa. Ma ci sono tanti altri mille e buonissimi piatti anche a base di pesce e una sontuosa carta di coquillages e frutti di mare. A supporto dei piatti, del buon pane servito con del burro al sel de Guerande: quelle finesse!
Altri luoghi golosi alla rinfusa: ho mangiato discrete zuppe bio (tra cui il waterzoi) ed altre cosine salutistiche dolci (buone soprattutto per la prima colazione) e salate da Exki che si trova in varie parti centrali della città (vi sono dei punti vendita anche in Italia a Torino e Milano).
Per le frites ci sono tanti bei posti. Vi linko ad un sito dove ci sono le migliori friterie; mi ricordo in un altro viaggio a Bruxelles di averne mangiate di buone alla Maison Antoine a Place Jourdan.
Per i biscotti tradizionali belgi andate dallo storico Dandoy dietro Place de la Bourse. Qui scoprirete, per chi non li conosce, degli ottimi speculoos, il pain à la grèque, il pain d’épices, il pain aux amandes. Al posto dei soliti cioccolatini potete portare come regalo qualche bella confezione comprata qui. Sorvolo quindi sulle cioccolaterie per me tutte buone. I veri amanti del cioccolato sapranno maggiormente discernere.
Potendo portare con sé tante cose (forse quindi non in aereo) anche nei supermercati si trovano tanti bei prodotti tra cui prima di tutto lo sirop de Liège e delle ottime birre. Comunque per evitare il problema dei liquidi in aereo, potete comprarli in aereoporto!

Luoghi:
E’ molto particolare ed interessante la zona un po’ periferica chiamata Marolles, ex quartiere operario dove si trova qualche ristorantino interessante (non sono riuscito però ad andare da Stekerlapatte www.stekerlapatte.be/ che si trova da quelle parti perché nel giorno che ero lì era chiuso), dove si beve della buona birra e dove si può andare all’intrigante mercatino di Place Jeu de Balle: un insieme un po’ disordinato ma molto caratteristico di chincaglierie vendute per terra: dalle macchinine alla roba per la casa, da vecchi giradischi a libri antichi e più moderni, ma c’è veramente di tutto: una Porta Portese in piccolo che vale la pena di vedere!


 Una bella vivacità si sviluppa di fronte a Place de la Bourse, (île Saint Géry) di nuovo in centro, con localini molto simpatici bar à tapas, sushi bar e belle ragazze…
La zona della stazione du Midi è interessante per una serie di locali etnici: vi sono delle sale da tè marocchine, dove si serve il tè alla menta che ci stava proprio bene nelle calde mattinate bruxellesi nel periodo in cui ci sono stato; e poi tipici e caratteristici ristorantini e bar portoghesi e spagnoli non lontani da lì: quest’ultimi anche addobbati a festa dopo la vittoria della Spagna agli europei…
Non lontana dalla stazione du Midi è anche la storica e visitabile Brasserie Cantillon (risale al 1900) dove è possibile con un contenuto prezzo del biglietto degustare anche una gueze; si può inoltre anche acquistare qualche cosa (t-shirt, felpe, ecc.).



 Qualche parola sulla gastronomia liègeoise: ho assaggiato durante il Tour de France una buona insalata liègeoise con fagiolini, patate e pancetta (si può fare anche con l’aggiunta di salsicce), le buonissime boulets de Liège, delle polpette accompagnate ad una salsa fatta con il mitico sirop de Liège (un po’ dolci ma di un buono…) e poi c’è il famoso caffè liègeois che non ho assaggiato ma che è una sorta di affogato al caffè.


Per ora, c’est tout!

Ps in Belgio si trovano ovunque anche le gaufres ma non le adoro perché troppo pesanti e dolci per i miei gusti (e c’è pure chi ci aggiunge sopra questo mondo e quell’altro!).

14 marzo 2011

On dirait le Sud…


Lo sgombro. Qualche altra volta ho parlato di questo buon pesce azzurro che troppo spesso viene trascurato e poco utilizzato in cucina, almeno nel nostro paese. Invece a me piace molto e lo utilizzo spesso nei miei “esperimenti” ai fornelli.
Al contrario in paesi o aree come la Francia e la Bretagna questa ottima materia prima è molto più utilizzata, anche sotto forma di conserva, in ricette davvero stuzzicanti e gustose.
In Bretagna, in particolare, sono molto diffuse le industrie conserviere che preparano ed inscatolano questo ed altri pesci come le sardine in piccole e colorate lattine, che possono essere anche collezionate, come faccio io. Penso ad esempio alle ottime conserve bretoni della Belle Iloise, in cui il maquereau (traduzione di maccarello o sgombro) viene lavorato con metodi artigianali e preparato in vari modi, ad esempio in marinatura con vino bianco ed aromi, con la mostarda, con del curry e mandorle, con la birra bianca…Ci sono anche delle conserve di sgombro definite “dei bucanieri”, arricchite da sale affumicato, pimento jalapeño e peperoni e chiamate così forse perché i pirati affumicavano la carne ed il pesce prima di partire per le loro spedizioni. Un gusto davvero deciso ed interessante!
Ma per tornare in casa nostra e ad utilizzi più mediterranei e meridionali dello sgombro, lo spunto della ricetta di oggi è venuto dal bellissimo calendario 2011 di Sigrid del blog Cavoletto di Bruxelles che nel mese di aprile 2011 prevede la preparazione che di seguito vado a proporvi (leggermente modificata in alcune parti):

Bucatini con sgombro, colatura, mozzarella di bufala e limone

Ingredienti:

350 gr. di bucatini
2 sgombri freschi o una scatola di sgombri al naturale di buona qualità
1 limone bio
1 cucchiaio di colatura di alici
150 gr. di Mozzarella di Bufala Campana
olio extravergine

In una padella versare dell’olio extravergine e farvi scaldare a fiamma medio-bassa la buccia grattugiata del limone. Dopo 5 minuti aggiungere la polpa dello sgombro e far insaporire (nel caso di utilizzo di sgombri freschi, questi ultimi si bollono precedentemente per circa 10 minuti e si utilizza quindi la polpa). Aggiungere poi la pasta cotta al dente, e infine la colatura e la bufala tagliata a dadini piccoli. Mescolare bene, spegnere il fuoco e servire.

Un piatto molto profumato grazie al limone e che al tempo stesso sa di mare, grazie alla colatura e al sapore deciso dello sgombro. La mozzarella di bufala, inoltre, fornisce ulteriore sapore al piatto e rappresenta il giusto completamento di questo ottimo primo.

E' tempo di polpette...di sgombro in questo caso...
Avendo ancora della polpa di sgombro disponibile, ho preparato delle polpettine per la cui composizione ho usato ciò che avevo in casa. Quindi alla polpa ho aggiunto un uovo, del Parmigiano Reggiano (anche se ci sarebbe andato bene del pecorino romano), basilico, prezzemolo, pochi capperi tagliati grossolanamente, dell’uvetta fatta rinvenire in acqua tiepida e del pangrattato. Ho formato delle polpette che successivamente ho passato nella farina e poi nella salsa di pomodoro, facendo insaporire sul fuoco: ancora un doveroso e degnissimo omaggio alle polpette, che finiranno presto anche nel blog polpettoso dedicato.

8 marzo 2011

Polpettine di cavoletti di Bruxelles, sauce aioli


Quando si parla di cavoletti di Bruxelles in rete, il pensiero va subito al nome del blog della più famosa foodblogger d’Italia. Sul mio blog invece non avevo mai parlato del prodotto cavoletto di Bruxelles, che rientra sicuramente tra i miei ortaggi preferiti. A casa mia non tutti li amano e quindi finisce che spesso li mangio più fuori casa che in casa…
Bisogna premettere poi che in questi giorni è nata su twitter, innescata da @vivereincucina, una simpatica idea di creare un evento che abbia come tema centrale quello delle polpette. Inoltre la “storica” blogger Senzapanna ha aperto un blog dedicato all’evento e alle ricette collegate alle polpette, con la possibilità da parte di tutti di contribuire.
Ho pensato allora di preparare anche io delle polpette e proprio di….cavoletti di Bruxelles, visto che oltretutto la forma rotonda già ce l’hanno e sono belli sodi e compatti.
Delle polpette vegetali, quindi, che possono essere un’alternativa (o un completamento) delle polpette vegetali per eccellenza (per me) e cioè quelle di melanzane (la ricetta di mia mamma è stata postata qui).
Insieme alle polpettine di cavoletti era necessaria una salsina di accompagnamento ed ho pensato alla ottima e provenzale salsa aioli, che si abbina sempre bene agli ortaggi.
E’ sempre cosa opportuna infatti, secondo me, accompagnare polpette, crocchette e quant’altro con delle salsine, anche se questi sfiziosi cibi sono buoni anche senza nessun accompagnamento!
Recentemente sono stato all’ottima pizzeria di Bir e Fud (Via Benedetta, 23 Roma Tel. 06 5894016) dove si applica con grande rigore quest’ultimo principio: ogni supplì, arancino o polpetta è sempre accompagnato in modo pertinente da appropriate salse. Tra l'altro abbiamo mangiato anche un’ottima polpetta di cavoli (non cavoletti). Sarò inconsciamente partito da lì per ideare questa ricetta?
Ma bando alle chiacchiere e veniamo alla ricetta, molto semplice, delle polpette di cavoletti (le dosi dipendono dalla quantità di polpette che si vogliono fare):


Far bollire in acqua bollente i cavoletti di Bruxelles dopo averli lavati e mondati. Scolarli una volta diventati morbidi o al dente (circa 20 minuti).
Farli raffreddare e successivamente passarli prima nella farina, poi nelle uova e infine nel pangrattato. Friggere in abbondante olio, finché le polpettine non diventano dorate.

Per la salsa aioli: 6-8 spicchi d’aglio, 2 tuorli d’uovo, succo di limone, olio extravergine, sale (io ho usato del fleur de sel dell’Ile de Ré), pepe.


In un mortaio schiacciare gli spicchi d’aglio fino ad ottenere una sorta di crema. Aggiungere poco succo di limone, i tuorli d’uovo, il sale e il pepe e mescolare bene. Porre il tutto nel bicchiere del minipimer e aggiungere l’olio extravergine a filo fino a che la salsa non “monti” come una maionese.

Che dire? Le polpettine erano proprio buone…., soprattutto insieme alla salsetta, e ne avrei mangiate altre 750, come fossero caramelle. Può bastare per farvi capire che le ho gradite? :-)

14 aprile 2010

Paris-Brest


Paris

+

Brest


foto tratta dal bellissimo sito www.brest2008.fr

=


Paris-Brest

Paris-Brest….
...è il treno che dalla gare di Montparnasse mi porta di solito (in circa 4h 1/2) negli stupendi paesini della Bretagna….Due parole su Brest (su Parigi potrei spendere tantissime parole ma non lo faccio qui): Brest è la base di partenza di tanti itinerari bretoni…non è una città bellissima, ma è bellissima la sua rada ed è esaltante il suo “orientamento” al mare. Si pensi al bellissimo acquario Oceanopolis, al museo della Marina, alla bellissima festa che ogni quattro anni riunisce velisti, amanti del mare e imbarcazioni antiche e nuove di tutti i tipi…

Ma Paris-Brest…
....è anche un dolce che un pasticciere inventò in occasione della storica corsa ciclistica Paris-Brest-Paris, realizzandolo a forma di ruota di bicicletta.

Foto tratta dal sito http://www.tourismebretagne.org/

Per la ricetta di questo classico della pasticceria francese potete dare un’occhiata a quanto ha scritto Cavoletto al proposito. E' un dolce che non manca mai nell'elenco delle cose da mangiare quando vado in Francia e come minimo dovevo scriverci un post, sia pur breve...Eccovelo!

16 luglio 2009

Rosse tropeane

La cipolla. Prodotto che certe persone amano ma in gran segreto, perché è molto politically “scorrect”: non si può far vedere agli altri che piace, altrimenti sono dolori…
Ma la cipolla è un prodotto fantastico. A me piace in modo particolare quella rossa di Tropea. E’ dolce, carnosa, saporita….Il suo colore rosso-bordeaux che si incunea anche nelle parti interne è proprio bello a vedersi…Mi piace anche la sua storia: è un prodotto mediterraneo che veniva barattato ed esportato sin dai tempi dei Fenici sui mercati della Tunisia, dell’Algeria, della Grecia…
Ho recentemente comprato delle buone cipolle rosse di Tropea. Non è facilissimo trovarle: spesso al supermercato si trovano sì cipolle rosse, ma provenienti dall’Olanda, a leggere bene…Questa volta, però, ho finalmente trovato le rosse di Tropea originali.
Avevo in mente di realizzare la ricetta della marmellata di cipolle rosse e di provarla finalmente fatta da me, dopo averla assaggiata altre volte da vasetti acquistati o che mi erano stati regalati.
Consultando internet, ho visto come si preparava e poi, come accade spesso, ho dato un tocco personale alla ricetta.
Per questa marmellata non sono necessari molti ingredienti:

- 1 kg di cipolle rosse di Tropea
- circa 300 gr. di zucchero (c’è chi usa anche quello di canna, io ho usato quello normale)
- cognac q.b. (mitico!)
- un pizzico di erbe di Provenza, come ha sottolineato anche Sigrid, che ci stanno veramente bene

- olio extravergine, sale e pepe
- e… (aggiunta mia) qualche cucchiaino di aceto balsamico tradizionale di Modena, che secondo me fa veramente la differenza.

Ecco il procedimento:
Far appassire in poco olio le cipolle tagliuzzate a pezzetti. Aggiungere successivamente tutti gli altri ingredienti. Salare e pepare e far cuocere a fuoco lentissimo per circa un’ora.
E’ una marmellata direi elegante, vellutata, di classe, ottima per accompagnare i formaggi piccanti, e le carni.
Vi racconto poi cosa mi è successo una volta: volevo saltare in padella dei piselli con pancetta e avevo bisogno di una cipolla. Non avendola in casa, ho utilizzato al posto della cipolla una certa quantità (non moltissima) di marmellata di cipolle rosse nel soffritto. Il risultato è stato davvero ottimo e sorprendente: il piatto ha acquisito una grande eleganza.
Ho adesso ancora una discreta quantità di cipolle rosse. Vorrei utilizzarle in un risotto alle cipolle rosse e provolone piccante. Che ne dite? Quali altri utilizzi mi consigliate?

3 aprile 2008

Una piacevole serata tra blogger e non

Ieri sera sono stato, come molti blogger (e non) romani al party organizzato da Sigrid alla Città del Gusto del Gambero Rosso.
Un grazie innanzitutto a Sigrid per la bellissima serata. E’ una persona davvero speciale come pensavo, ma lo è ancora di più dal vivo con la sua semplicità e simpatia.
Ho avuto il piacere di conoscere alcuni simpaticissimi blogger che conoscevo solo virtualmente ma anche di conoscere assidui frequentatori/trici del sito di Sigrid a me più o meno noti (ad esempio Vittoria e i blogger di Rocco e i suoi fornelli).

Da mangiare c’erano dei buonissimi formaggi francesi, belgi, ma anche provenienti da alcuni posti tipici del nostro paese. Ma erano presenti anche pizze rustiche, torte di verdura, dolci, marmellate e ottimi vini bianchi e rossi (e qualche gazzosa al caffè….).
Ho fatto alcune foto che pubblico qui o che invierò a chi me le chiede ed a Sigrid.
Un saluto a chi c’era e a tutti gli altri. E ancora un enorme grazie a Sigrid!
(Per un resoconto più dettagliato della serata guardate qui ma anche da Daniela o Stefano).
Le franc buveur

PS Speriamo di organizzare più spesso questi piacevoli incontri!