Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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12 agosto 2026

Consigli flash di viaggio: Acciaroli

 

Un paesino del Cilento molto caratteristico, sul mare, di cui vi vorrei parlare oggi è Acciaroli.

Va precisato innanzitutto che Acciaroli in realtà è la parte mare (una frazione) del comune di Pollica in provincia di Salerno.

Ci sono stato nel mese di giugno per alcuni giorni e devo dire che è un posto assolutamente da consigliare.

Il mare è limpido e dai colori chiari, con fondale basso, la spiaggia è sabbiosa, ampia ed adatta a lunghe camminate sulla battigia.

L’ideale ad Acciaroli è avere un albergo sul mare come quello presso cui risiedevo, in cui è possibile tornare agevolmente a riposare dopo una mattinata in spiaggia per poi ritornarci nelle ore meno calde del pomeriggio.

Il paesino è molto carino sia nelle sue viuzze con antiche costruzioni in pietra sia dal lato del porticciolo, dove oltre ad una torre normanna e ad una antica chiesa a vivacizzare il tutto sono presenti molti locali in cui mangiare, bere un drink o prendere un gelato (consiglio a tal proposito quello al gusto fico bianco, tipico del Cilento).

Sul corso del paese potreste imbattervi in piccole bancarelle di produttori agricoli della zona e incontrerete negozietti di alimentari dove comprare cibi utili per un pranzo veloce da portare al mare.

Qui è un must prendere un panino con la mitica mozzarella di bufala campana, che in queste zone è la più buona del mondo, indipendentemente dal caseificio che la produce (io ho mangiato ad esempio dei panini crudo e bufala o pomodori secchi sott’olio e bufala da applausi).

Coté ristoranti, ve ne consiglio due o tre sperimentati ed approvati: 

- una pizza va sempre provata in Campania e la mia scelta è ricaduta (bene) sul buon locale @lucaelalucciola che ad esempio prepara un’ottima provola e pepe ma non solo;

- un’altra sera ho cenato presso un negozietto di prodotti tipici cilentani (Ci.bo.), che ha in dotazione anche pochi tavoli per mangiare, presso i quali si possono degustare curate preparazioni a base di tanti presìdi Slow Food della zona;

- infine segnalo una buonissima trattoria di mare dietro al porto dove si mangia deliziosamente, a mio avviso: ‘A Tartana. 

Qui si può degustare la cucina tipica cilentana di mare (elencata in una fascinosa lavagnetta) con tanti piatti tradizionali e supersfiziosi, oltre che una torta ricotta e fichi davvero degna di nota!

Bon appétit e buona estate!

2 maggio 2024

Scoprendo l’itinerario enoturistico Somontano

Foto tratta dal sito https://rutadelvinosomontano.com/

Di recente ho preso parte, presso il centro multimediale dell'ufficio del turismo spagnolo a Roma, ad un interessante workshop denominato “Vini ai piedi dei Pirenei – itinerario enoturistico Somontano”.

La responsabile dell’itinerario enoturistico Somontano Clara Bosch, dopo i saluti iniziali del direttore dell’Ufficio Spagnolo del Turismo a Roma Gonzalo Ceballos, ha presentato la destinazione, l’itinerario enoturistico e l’offerta turistica legata a questa zona della Spagna, meno nota ma davvero bellissima ed intrigante da tanti punti di vista (naturale, culturale, enogastronomico). Siamo alle pendici dei Pirenei, nel nord della Spagna, nella provincia dell'Huesca e nella regione dell'Aragona (in particolare nella cosiddetta “Alta Aragona”).

Tra i luoghi consigliati da visitare sono stati citati Barbastro, città del vino, i borghi di Alquézar e Aínsa inseriti nell’elenco di quelli più belli della Spagna, oltre ad alcune zone immerse nella natura come il Parco Nazionale di Ordesa e Monte Perdido (dichiarato anche Patrimonio Naturale dell’UNESCO), Benasque e la Carrasca de Lecina.

Nel Somontano si trova anche uno degli spazi protetti più grandi dell’Aragona, El Parque Natural de la Sierra y los cañones de Guara. Uno spazio naturale incredibile, dove il tempo sembra di essersi fermato. La caratteristica di questo posto sono i cosiddetti “burroni”: se nei Pirenei bisogna a guardare verso l’alto, a Guara bisogna a guardare in basso, giù verso i fiumi, che nel tempo hanno creato degli affascinanti precipizi. 

Foto tratta dal sito https://rutadelvinosomontano.com/

E infatti si tratta di una destinazione molto nota per la pratica sportiva del canyoning. Un’esperienza divertente e bella, che solo a Guara è adatta davvero per tutti i livelli di difficoltà.

Foto tratta dal sito https://rutadelvinosomontano.com/

Molto interessanti anche gli eventi legati all’itinerario enoturistico di Somontano. Come ad esempio il “bus del vino”, che percorre i principali punti d’interesse culturali e naturali della zona, con diverse attività di degustazione nelle cantine. Ciò permette quindi ai turisti di godere di una giornata di enoturismo senza guidare.

Una zona ricca di cantine quindi, ma possono essere visitati anche diversi caseifici e frantoi, oltre che yogurterie e gelaterie.

Nel corso della presentazione romana ho potuto degustare gli interessanti vini di questa zona (Denominazione di origine Somontano): un bianco (Chardonnay) e un rosso (Garnacha) piacevoli e minerali, abbinati con salumi (salami) artigianali (Melsa de Graus) di questa stessa zona geografica.



Alcune informazioni pratiche:

Come arrivare:

In aereo, il modo più comodo è arrivare a Saragozza, con voli diretti da Bologna, Venezia e Milano. Oppure si può volare su Barcellona che dista due ore da Barbastro, la capitale della regione.

In treno, si può arrivare da Saragozza, Lleida e Huesca.

Un'ottima opzione è anche venire in macchina o in camper.


Quando venire:

Da maggio fino a novembre la Ruta del Vino Somontano organizza degli incontri in diversi paesi vicini a Barbastro e alla cittá di Huesca con l'evento Somontano en Ruta, delle giornate per apprezzare il vino, la gastronomía, la musica e le tapas.

Un altro bel periodo per recarsi in questa zona è in occasione del Festival Castillo di Ainsa tra fine giugno e fine luglio che si svolge appunto nel borgo medievale di Ainsa, in occasione di un festival internazionale con attività molto diverse (sport, musica, gastronomia, tradizioni).

La prima settimana di agosto poi, da più di venti anni, si svolge il Festival del Vino di Somontano, quattro giorni di festa in cui assaggiare più di novanta tipi di vino e le tipiche “tapas” locali.

A novembre c’è il mese dell’enoturismo con diverse offerte tramite le quali assaggiare vini, piatti, tapas. Per tutte le proposte si può consultare questo sito.


Per ulteriori informazioni:

www.rutadelvinosomontano.com

Ufficio Stampa - Ente Spagnolo del Turismo di Roma

arturo.escudero@tourspain.es

www.spain.info

https://events.esperienzaspagna.it

27 novembre 2022

Recco, focaccia e molto altro


Quando ci si reca in una località nuova è sempre bello scoprirla abbinando i suoi aspetti culturali, storici e paesaggistici con quelli gastronomici.
Anche nella mia recente visita a Recco ho agito nello stesso modo, spostando primariamente e piacevolmente l’attenzione su quelli culinari, in particolare sul suo prodotto simbolo che traina l’economia cittadina, la Focaccia di Recco Igp.
Di questo prodotto vi ho parlato abbondantemente nel post precedente ma non avevo ancora fatto cenno al fatto che alla sua Focaccia la cittadina di Recco dedica ogni anno una giornata di festa, la quarta domenica del mese di maggio. Organizzata dal Consorzio della Focaccia Igp, l’evento richiama ogni anno tantissime persone con musica, divertimenti, occasioni speciali di shopping e soprattutto la distribuzione gratuita, tutto il giorno, della focaccia “con e senza” cipolle al mattino e di quella col formaggio al pomeriggio.


Un’occasione e una “scusa” per tornare a Recco, che possiede comunque anche molte altre attrazioni, di cui vi vorrei parlare oggi.
Cominciamo col dire che una passeggiata a Recco, sia pur piacevole e con tanti eleganti esercizi commerciali e luoghi gourmet, non è più come quella che si poteva fare una volta, col centro storico che era molto più attraente.
Recco infatti subì durante il secondo conflitto mondiale grosse devastazioni a causa di ripetute incursioni aeree e fu letteralmente rasa al suolo. Nel dopoguerra iniziò la ricostruzione, che avvenne seguendo i canoni edili di allora, che la privarono quindi delle caratteristiche degli incantevoli borghi marinari liguri, conservate al contrario da altre vicine località balneari della riviera.
I recchesi, senza case e depauperati delle loro attività, con l’orgoglio e la forza del popolo ligure, misero a frutto l’innata capacità di trasformare i prodotti della terra e del mare in fonte di reddito, creando un vero e proprio filone d’imprenditoria che ancora oggi risulta trainante.
Negli anni 60, l’apertura del casello autostradale di Recco sulla Genova-Livorno segna gli anni del boom economico, accompagnando il successo della cittadina grazie alla fama della sua gastronomia e delle sue attività commerciali.
Passeggiare per Recco vuol dire scoprire anche la sua parte mare, che è davvero piacevole da visitare.


Va detto che un’opera faraonica di ingegneria marittima e costiera intrapresa dal comune ha ridato a Recco una grande spiaggia centrale con tutti i servizi richiesti da un turismo internazionale. Di grande attrazione è inoltre la passeggiata lungo Corso Garibaldi, che fa scoprire dall’alto angoli di panorama mozzafiato ad ogni passo.


Da un lato si ammira Camogli e tutto il suo golfo, mentre dall’altro ci si imbatte in scogliere a picco sul mare, baiette, rocce frastagliate sparse qua e là di notevole bellezza, che si incuneano in un mare con tutte le sfumature del blu. 


Siamo in prossimità della cosiddetta “Ciappea”, dal nome dalle tipiche lastre di ardesia liguri, dette “Ciappa”. La Ciappea è il regno dei giovani, ma per la sua straordinaria bellezza continua ad attrarre visitatori dalle località più svariate.


Da alcuni anni a Recco l’estate è contraddistinta da grandi concerti che trasformano il lungomare in un grandissimo teatro a cielo aperto, ospitando l’esibizione di tanti artisti famosi.
Se venite in vacanza a Recco ai primi di settembre vi consiglio di prolungare il soggiorno fino all’8 dello stesso mese. In quella data Recco dedica una particolare devozione alla sua patrona N.S. del Suffragio, tributandovi da tempo solenni festeggiamenti (splendida è anche la chiesa che prende il Suo nome).


La giornata dell’8 settembre comincia prestissimo, alle 4.30 del mattino con una suggestiva celebrazione religiosa, la Messa dell’Alba. Alla sera poi c’è la processione, con l’Arca della Madonna del Suffragio (insieme ad
artistici crocifissi impreziositi di ori e argenti) che attraversa le vie cittadine e i sette quartieri al suo passaggio la salutano sparando dei mortaretti. Al termine della processione i quartieri offrono, in onore della “Suffragina”, grandiosi spettacoli pirotecnici.
Recco è nota a livello nazionale ed internazionale anche per i successi della sua squadra di pallanuoto. La storia di questa squadra comincia nell'estate del 1913 davanti ai Bagni Enotria (Enotria fu anche la prima denominazione della società). Il primo scudetto arrivò nel 1959, con la storica finale di Trieste, dove sette terribili ragazzini di Recco si consacrarono campioni ed entrarono nella leggenda. Era l'inizio di una "dittatura" sportiva (è la squadra di pallanuoto più titolata al mondo) con ben 33 scudetti 9 Champions League, 15 Coppe Italia, 6 Supercoppe europee, 1 Lega Adriatica. E la storia non è ancora finita...


Recco è anche il luogo che ha dato i natali a Gallieno Ferri, scomparso alcuni anni fa, e disegnatore del fumetto Zagor. Lo scorso luglio a Recco ci sono stati un paio di eventi a lui dedicati, l'ormai tradizionale regata con partenza all'alba (Gallieno era un grande amante del mare e aveva l'abitudine di uscire all'alba; l'evento velico ha previsto anche omaggi a tema zagoriano a tutti i partecipanti) e la mostra "Zagor è nato a Recco", con circa 130 opere originali. Tra l’altro il Comune ha intitolato a Gallieno Ferri la piazzetta antistante l'ingresso della Pro Loco, per celebrare quindi ancor più degnamente questo illustre concittadino.


Trascorrendo del tempo a Recco vale la pena di fare una deviazione nella vicinissima Camogli, un delizioso borgo marinaro con le sue case dai colori pastello, i suoi caruggi e vicoli stretti e le sue ripide scale che consentono di ammirare dall’alto un panorama davvero incantevole.

Molto pittoresco è anche il suo caratteristico porticciolo con colorate barchette, fascinosi pescherecci e la vivacità di tanti localini all’aperto.

E davanti al mare anche qui è molto piacevole gustare una focaccia Igp, naturalmente da acquistare nell’unico locale qui consorziato, la focacceria Revello.

Invitato dal Consorzio Focaccia di Recco

6 novembre 2022

Uno spaghettino a Citara


Mi ritrovo solo ora a parlarvi di alcune mie scorribande ischitane della scorsa estate. Ma in effetti, essendo di fatto l’estate ancora in corso ad inizio novembre (?), questo post non è poi così fuori luogo.


Era da tanto tempo che non andavo a fare un bel bagno a Citara (Citara, non Cetara che si trova invece vicino ad Amalfi) ed ho voluto finalmente tornarci.
Per chi non la conoscesse, la spiaggia di Citara si trova a poca distanza in macchina dal centro di Forio d’Ischia.


E’ una bellissima lingua di sabbia immediatamente successiva alla spiaggia di Cava dell’isola (che si trova dopo Forio) e arriva fino a Punta Imperatore, un impervio sperone di roccia che chiude di fatto la baia.



In questi paraggi si trovano anche i bellissimi e lussureggianti Giardini di Poseidon, uno dei più bei parchi termali dell’isola.
A Citara a mio avviso si trova un mare che ha pochi eguali ad Ischia, con colori dal blu intenso al turchese ed una spiaggia con la sabbia come piace a me, non sottile, con granelli più spessi, che quindi si attaccano poco ai piedi andando via facilmente.


Il mare di Citara è divertente perché è disseminato di tanti comodi scogli, anche subacquei, molto ravvicinati tra loro, che consentono di fare un bagno “itinerante”, nuotando brevemente dall’uno all’altro, fino ad arrivare anche abbastanza a largo!


Sono voluto tornare a Citara anche perché ricordavo di aver mangiato, quando ero ragazzo, un memorabile spaghetto ai frutti di mare, preparato con grande maestria e savoir faire, che è rimasto ben impresso nei miei ricordi, forse per i suoi inimitabili profumi e per le sue eccellenti materie prime. Chissà… Penso proprio che fosse stato cucinato dalle mani di un pescatore, non c’è dubbio, o comunque di chi sa trattare il pescato come pochi.
Certamente questa volta non ambivo a gustare esattamente un piatto così impareggiabile, anche perché non avrei mai potuto ricordare il ristorante dove l’avevo mangiato, che probabilmente non esisterà più o avrà cambiato mille gestioni, ma l’idea di un ottimo spaghetto a Citara era sempre fissa nella mia mente.
Per la scelta del ristorante sono andato un po’ ad intuito, che in genere difficilmente mi tradisce, ed infatti ho scovato un posticino sul mare (che è anche stabilimento balneare, come spesso capita) molto interessante: il Bagno Teresa.


In questo semplice e pulito locale si mangia davvero bene. E strepitosi sono stati in particolare i piatti che ho assaggiato: una meravigliosa parmigiana bianca di zucchine e pesce spada e dei golosi spaghetti cacio, pepe e totano!



Fate quindi una gita a Citara, ne vale davvero la pena da tanti punti di vista. Col caldo sole di questo periodo si può ancora stare in spiaggia e quasi quasi ci tornerei… Venite anche voi?

15 febbraio 2021

Consigli flash di viaggio: Procida


Come tutti saprete, di recente Procida è stata nominata capitale della cultura italiana per il 2022.
E’ un riconoscimento importante per un’isola che è meno nota delle due sue “sorelle maggiori” (Ischia e Capri) nel Golfo di Napoli, ma che merita davvero questo riconoscimento.
Procida è forse rimasta ancora un po’ indietro rispetto a più noti e limitrofi luoghi di villeggiatura e non è ancora approdo del turismo di massa, ma questa è una fortuna per chi ci va e può godersela appieno.
Ci sono pittoresche baiette e villaggi di pescatori, belle e ampie spiagge con mare pulito e blu e un’enogastronomia di tutto rispetto.
Ho passato a Procida un’estate tanto tempo fa quando in questa bell’isola feci un “campo” del WWF. Ho potuto così scoprire un’isola affascinante che vale la pena di essere visitata per tanti motivi:
 
-   È l’isola a cui sono legati i bellissimi romanzi “L’isola di Arturo” di Elsa Morante e “Graziella” di Alphonse de Lamartine
-   E’ l’isola dove è stato girato parte del film “Il Postino” con Massimo Troisi, in particolare nel porticciolo della Corricella dove è suggestivo cenare o prendere un caffè nel contesto di un fascinoso borgo e villaggio di pescatori
-   Si possono fare bagni bellissimi in ampie baie, ideali anche per giocare a pallavolo in mare, con l’acqua bassa al punto giusto, come facevo io con i miei amici tanti anni fa
-   Sono davvero bellissime le casette dai mille colori pastello che caratterizzano alcune zone dell’isola, come alla Corricella
-   È famosa per i suoi splendidi limoni, che devono essere mangiati possibilmente nella cornice di splendidi limoneti. Quando dico mangiati non sbaglio: si mangiano proprio, conditi con olio, sale, prezzemolo, peperoncino e menta (qui il post in cui ne ho parlato)


-   Nei buoni bar e pasticcerie si possono degustare delle magnifiche “lingue” alla crema di limone, davvero da non perdere quando si è a Procida
-   Restando in tema culinario, in quest’isola si mangia davvero bene: una cucina di mare con i sapori autentici mediterranei e del Sud combinati in modo sapiente, ma che è espressione e sintesi, come del resto accade a Ischia, anche dei prodotti della campagna che si trova nell’entroterra. Ricordo con piacere a tal proposito che una signora del posto cucinava per l’albergo dove soggiornavo e per il pranzo da portare in spiaggia preparava dei panini buonissimi con il meglio dei prodotti dell’orto, cucinati benissimo!
 
Unico neo di Procida a mio avviso, e spero vivamente abbia registrato miglioramenti nel tempo in questo senso, è la circolazione eccessivamente caotica di tantissimi motorini: senza di essi sarebbe la mia isola preferita. 
In ogni caso vi consiglio, appena sarà possibile, di visitare quest’isola (anche prima del 2022, si spera) che dai mesi primaverili in avanti esprime il meglio di sé, con i suoi fantastici colori, profumi e sapori.

21 febbraio 2020

Consigli flash di viaggio: la statua di Salgari a Verona e il suo Carnevale


Quando vi capiterà, come a me recentemente, di fare un “toccata e fuga” a Verona, vi consiglio una piccola sosta davanti alla biblioteca civica situata nei pressi di Via Mazzini, non distante da Piazza Bra e dall’Arena.


Qui troverete la statua in bronzo di un grande scrittore di romanzi di avventura, Emilio Salgari, che nacque proprio in questa città.
Salgari è noto a tutti per i suoi affascinanti ed esotici racconti che hanno appassionato intere generazioni e che sono poi stati trasposti in parte anche in noti film (Sandokan su tutti) e lungometraggi televisivi.
Nella statua, opera dello scultore veronese Sergio Pasetto, il noto scrittore è raffigurato sorridente, con una bombetta in testa, un libro sotto il braccio e con indosso un impermeabile. Salgari porta inoltre in questa statua la mano al cappello, come per alzarlo in segno di saluto ai passanti e ai frequentatori della biblioteca. Un’immagine che lo ritrae in modo analogo a come era rappresentato nelle poche caricature disponibili all’epoca della sua attività giornalistica, svolta a partire dagli anni della sua gioventù.
A Verona, anche con poco tempo a disposizione, vale certamente la pena di ritagliarsi un po' di spazio per assaggiare l'ottima cucina locale.
Avevo intenzione, per andare sul sicuro, di apprezzare e gustare la cucina di uno dei ristoranti della "galassia" Perbellini, il più noto chef veronese.
Non sono stato tuttavia fortunato perché a fine gennaio, quando sono stato nella città scaligera, molti di essi erano chiusi per ferie(!?): ho comunque fortunatamente trovato aperta la pasticceria la Dolce Locanda, dove ho assaggiato delle magnifiche castagnole allo zabaione e alla crema, visto il periodo carnevalesco.


Sempre a proposito di Carnevale, detto a Verona anche Bacanal del Gnoco, vale qui la pena di viverlo intensamente, essendo uno dei più antichi d'Italia.
L’evento più importante, ma non il solo, ha luogo il venerdi grasso con la sfilata del "venardì gnocolar", che si tiene quest'anno nella giornata di oggi, il 21 febbraio. Passerelle di maschere e carri e poi sin dalla mattina gnocchi (qui la ricetta tipica e le salse con cui si possono condire) per tutti in piazza Bra, con la maschera del "Papà del gnoco" protagonista assoluta.
Dalla città degli innamorati è tutto :)


ps nella mia recente sortita a Verona ho mangiato comunque bene in una bella osteria (le osterie sono sempre una garanzia da questi parti),dove ho gustato tra l'altro dei sontuosi bigoli con radicchio, sopressa vicentina e vino rosso locale.

6 giugno 2019

Mezza giornata a Narni, tra fascinosi sotterranei e… fagioli con le cotiche

Foto gentilmente concessa da Narni Sotterranea https://www.narnisotterranea.it
In seguito al mio recente viaggio a Volterra ho avuto modo di transitare per Narni, incantevole cittadina medievale della Valnerina, raggiungibile anche in circa un’ora da Roma.



Con poco tempo a disposizione non ho potuto visitare tutto il visitabile, ma non mi sono perso una chicca incredibile che vale la pena assolutamente di visitare.
Sto parlando della Narni sotterranea, scoperta tutto sommato di recente (nel 1979), che nasconde “tesori” e misteri davvero affascinanti.
Alla fine degli anni settanta un gruppo di giovani speleologi, spinti da forte curiosità, entrò sotto i resti di un vecchio convento domenicano distrutto dalla guerra. E quello che scoprirono ha dell’incredibile.
Scoprirono innanzitutto l’ingresso in una chiesa del XII secolo, che conserva affreschi tra i più antichi della città (oggi, grazie ad una intrigante ricostruzione virtuale, si possono conoscere le varie fasi storiche che hanno interessato questa chiesa sotterranea). Attraverso un varco nella muratura incontrarono poi un locale con una cisterna romana, probabilmente resto di una domus (in questa sala, grazie a degli effetti speciali, il visitatore può entrare in maniera virtuale negli stretti passaggi dell’acquedotto romano della Formina).
Ciò che è stato ulteriormente scoperto è inoltre una grande sala, dove si tenevano gli interrogatori del Tribunale dell’Inquisizione. Siamo nella cosiddetta Stanza dei Tormenti come si evince dai documenti situati negli Archivi Vaticani e al Trinity College di Dublino, il cui processo di ritrovamento fu rocambolesco e tutt’altro che semplice.

Foto gentilmente concessa da Narni Sotterranea https://www.narnisotterranea.it
Accanto a questa stanza ve ne è una molto più piccola, bassa e angusta, che rappresentava una cella carceraria in cui giacevano i condannati dall’Inquisizione. La prigione presenta una serie di incisioni sulle pareti che hanno permesso di identificare, tramite un analitico studio, il più celebre dei prigionieri che qui sono stati rinchiusi, Giuseppe Andrea Lombardini. I suoi messaggi di giustizia e libertà, sono stati espressi tramite un linguaggio simbolico, che prevedeva diversi segni di tipo alchemico, massonico, cabalistico ed anche graffiti.

Foto gentilmente concessa da Narni Sotterranea https://www.narnisotterranea.it
Insomma vi consiglio proprio di visitare questa parte nascosta di Narni. Ma anche quella “alla luce del sole” merita una visita, attraverso le sue belle stradine medievali e incantevoli chiese.


Purtroppo non ho potuto visitare molto altro e rimanderò ad una prossima occasione, ad esempio, la visita alla rocca di questa cittadina ed una passeggiata nel verde della Valnerina.


Prima di ripartire non mi sono però lasciato sfuggire un buon pranzo in una piccola bottega/salumeria del centro, dove oltre a ottimi formaggi (buonissimo il pecorino affinato nelle bucce di Ciliegiolo) e salumi, rigorosamente da portare a casa come souvenir, ho potuto gustare sfiziosi antipasti come le bruschette al tartufo nero o della buonissima porchetta.


E, visto il clima ancora tutt’altro che mite, ho anche ordinato una spettacolare zuppa di fagioli con le cotiche, per congedarmi davvero in bellezza (e bontà).