Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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7 agosto 2016

Chitarrine nere fredde con aringhe affumicate e moutarde all’ancienne


Sono belli e sfiziosi gli esperimenti in cucina, perché possono condurre a risultati interessanti e inaspettati. E ora che si avvicinano le vacanze estive si ha più tempo per cucinare e anche, appunto, per sperimentare.
L’esperimento di questa volta, riuscitissimo, riguarda una pasta fredda costituita da una pasta lunga, per di più all’uovo e al nero di seppia. Suona strano, vero? Però il risultato a mio avviso è stato piacevole e soddisfacente.
Avevo in casa delle chitarrine artigianali al nero di seppia che mi erano state regalate mesi fa e quindi le ho volute provare anche come pasta fredda. Abbinandoci cosa? Beh, del pesce ovviamente.
Ho pensato allora di preparare queste ottime chitarrine con aringa affumicata, pomodori, cipolla rossa e senape all’antica, cioè una salsa di senape in grani (moutarde all’ancienne).
Questa senape la conoscevo poco ma è davvero buonissima. Non troppo forte, delicatamente aromatica, leggera ma non in modo eccessivo. E dal piacevole colore picchiettato giallo-rosso-granato.
Certamente dovete prenderne una buona e io su questo non ho dubbi che tale possa essere solo o quasi quella di Maille (si trova agevolmente anche nei supermercati).
Ho messo insieme questi ingredienti perché a mio avviso la mostarda sta benissimo con l’aringa, la dolcezza dei pomodori attenua la potenza salina e affumicata dell’aringa e le cipolle danno quel tocco di dolcezza e nello stesso tempo di carattere al piatto, fornendogli ulteriore armonia.
Come prepararlo? E’ molto semplice. Ho fatto cuocere questa pasta all’uovo e l’ho condita con dell’olio extravergine. A parte, nel frattempo, avevo messo in un’insalatiera dell’aringa affumicata tagliata a dadini, dei pomodori crudi cubettati, della cipolla cruda in lamelle (non avendo quella rossa, ho usato quella bianca; ma voi usate la rossa!) e della moutarde all’ancienne in quantità non eccessiva. Ho aggiunto poco olio e non il sale, perché l’aringa è già di suo piuttosto salata. Ho ben amalgamato.
Ho mescolato questo composto alla pasta, girando bene e poi ho fatto raffreddare per diverse ore in frigorifero. Dopo la permanenza in frigorifero, ho rimestato per bene la pasta e ho servito.
E’ un piatto buonissimo, che sa di mare e che ricorda quelle buone e deliziose insalate che si mangiano spesso nei paesi scandinavi.
Altri ingredienti che si potrebbero aggiungere sono i capperi, ma temevo per l’eccessiva sapidità del piatto, qualche erbetta come l’aneto e forse “un nonnulla” di ketchup.
Con questo post ho cominciato quindi con le mie ricette fresche dell’estate e questa, vi assicuro, è davvero buona e da provare. Che ne pensate? ;)

26 luglio 2016

Il gorgeous, grilled cheese toast


E’ estate e fa caldo, ma certi piatti per me non hanno stagioni. Nel momento in cui quindi mi è venuta una gran voglia di un grilled cheese toast, ho voluto prepararlo a casa, cosa che tra l'altro non avevo mai fatto.
Innanzitutto, per chi non lo conoscesse, si tratta di un toast/sandwich diffuso in America o comunque nei paesi anglosassoni, preparato generalmente con pane in cassetta fatto dorare in padella e ripieno di uno o più filanti formaggi come il Cheddar o il Leicester (formaggio a pasta arancione che è originario della omonima cittadina inglese, la cui squadra è divenuta famosa per aver vinto recentemente il campionato in Inghilterra con un allenatore italiano, Claudio Ranieri).
Per preparare il grilled cheese toast, avevo bisogno di una ricetta affidabile e meno banale di quanto si pensasse e di una Campbell tomato soup in accompagnamento (classicamente, le due cose si mangiano insieme).
Per il primo aspetto, ho preso spunto dal sempre grande (per me) Jamie Oliver che nella sua ricetta dà a questo sandwich un valore aggiunto importante che tra poco vi descriverò.
Per la tomato soup ho optato per una mia interpretazione, visto che non amo troppo gli inevitabili conservanti della Campbell soup, prodotto che comunque potete trovare nei negozi specializzati qui a Roma o altrove.
Ecco allora come ho preparato questo sandwich che ho definito nel titolo "gorgeus", perché si tratta di un toast goloso, godurioso, attraente anche alla vista, opulento.
Gli ingredienti che vado ad indicarvi sono per una porzione e ovviamente potete moltiplicarli per quanti sandwich/toast volete realizzare.

La ricetta del grilled cheese toast

Spalmare due fette di pan carré con del burro fatto ammorbidire fuori frigorifero per circa un'ora. Su un lato di una delle due fette (quello non spalmato di burro), grattuggiare il Cheddar e un altro formaggio a scelta (il Leicester, ad esempio, ma non si trova facilmente in Italia; io ho utilizzato un Comté di Savoia che avevo in frigorifero). Si deve formare una montagnetta che copra tutta la superficie della fetta (in questi casi abbondate senza paura, non lo mangiate mica tutti i giorni e poi questo toast deve essere ricco!).
In una padella antiaderente calda inserire una noce di burro e la fetta di pan carré piena di formaggio con il lato imburrato rivolto verso la superficie della padella. Chiudere con l'altra fetta, con la parte imburrata verso l'alto.
Far dorare da un lato e poi dall'altro le parti imburrate, girando frequentemente il sandwich affinché si imbiondisca ma non si bruci. Nel frattempo il formaggio all'interno fonderà goduriosamente.
Togliere momentaneamente il sandwich dalla padella e grattugiare sulla superficie di quest'ultima, col fuoco acceso, una buona quantità dei due formaggi scelti. Posare di nuovo su questo "letto" il sandwich ed attendere che il formaggio si solidifichi e formi una leggera crosticina. Sollevare con una paletta di legno la crosticina e avvolgerla intorno al sandwich che sarà in questo modo ancora più croccante (ecco il valore aggiunto del toast, suggerito da Jamie, di cui vi parlavo, l'effetto è eccezionale!).


In accompagnamento a questo sandwich, normalmente si serve una zuppa di pomodoro appena tiepida. Ecco come l'ho preparata: sbollentare in acqua bollente dei pomodori ciliegini che precedentemente avrete inciso con un coltello formando una croce. Dopo pochi minuti, prelevarli, sbucciarli e tenerli da parte.
In una casseruola, porre dell'olio extravergine, della cipolla tagliata grossolanamente, delle carote a pezzetti e una-due patate tagliate a cubetti piccoli.
Aggiungere i pomodori spellati e far soffriggere per un po'. Salare, pepare e aggiungere, a coprire, dell'acqua o del brodo vegetale. Quando le patate e le carote sono morbide, togliere la casseruola dal fuoco e frullare il tutto, con un minipimer. Rimettere sul fuoco e aggiungere poco aceto balsamico di Modena Igp e zucchero. Far insaporire ancora per bene.
La combinazione tra il sandwich e questa zuppa è effettivamente davvero riuscita. Il sandwich risulta deliziosamente croccante, fondente e sapido e si sposa benissimo con questa zuppa, dal gusto appena dolce e vellutato.


E' una di quelle combinazioni sfiziose che tanto piacciono a me e che in certi momenti mi fanno amare pazzamente quelle cucine nord americane o anglosassoni che di light hanno ben poco e che presentano, bisogna ammetterlo, dei gusti difficilmente imitabili alle nostre latitudini.

21 giugno 2013

I pub del ciclismo nelle Fiandre


Nelle Fiandre c’è un genere di locali molto interessante che abbina due grandi passioni del popolo fiammingo: la birra ed il ciclismo.
Li definirei pub del ciclismo e quelli che ho visitato sono tutti nei dintorni di Oudenaarde, una cittadina dove la popolazione cresce a “pane e ciclismo”.
Non è un caso che ad Oudenaarde sia presente il CentrumRonde Van Vlaanderen (CRVV) un bellissimo museo sulla storia del giro ciclistico delle Fiandre che contiene al suo interno tanti cimeli storici ma anche biciclette per sperimentare e simulare di persona quello che si prova quando si percorre un tratto in pavé, video sulla corsa, maglie retrò di corridori, ciclisti in miniatura, storie di eroi di ieri e di oggi e quant’altro.
 
 
 
Ma ad Oudenaarde è interessante visitare, oltre alle sue caratteristiche strade tra cui la sontuosa piazza centrale, anche il MOU il museo situato nello splendido palazzo del Comune che narra l’interessante, coinvolgente ed antica storia della città.
 
 
Ma torniamo al mio itinerario sui pub del ciclismo, che parte proprio dal museo di cui vi parlavo sopra. Infatti al suo interno c’è una bella brasserie, chiamata De Flandrien, in cui tutto parla di ciclismo. Persino alcuni sgabelli davanti al bancone principale riproducono la sella di una bicicletta. Biciclette sospese in aria, manifesti ciclistici di tempi andati, vecchie foto, maglie di corridori, insomma tutto trasuda ciclismo.
 
 
 
E che festa e quanta gente consuma della buona birra in questa brasserie quando è in corso il Giro delle Fiandre! LA corsa dell’anno per i fiamminghi… E magari in questo locale si può essere fortunati ed incontrare il mitico corridore (rivale di Merckx) Freddy Maertens che oggi collabora col Museo e che proprio qui ho avuto l’onore di intervistare.

In un discreto italiano, il grande ex corridore che è stato anche campione del mondo e che ha raggiunto significativi risultati anche al Fiandre ed alla Roubaix, ci ha raccontato tante cose. Tra cui il peso e la responsabilità di correre con la maglia di campione del mondo, la grande festa di un pubblico non solo fiammingo per il Giro delle Fiandre, la progressiva crescita del nostro campione di casa Vincenzo Nibali che quest’anno ha vinto per la prima volta il Giro d’Italia.
Altri mitici pub del ciclismo si trovano poco fuori Oudenaarde. Uno di questi è senz’altro il Café Sportpaleis (Kerkplein 6, 9750 Zingem, Tel. 09 384 11 33) che si trova nelle Ardenne fiamminghe a Zingem. Qui il proprietario è il cugino di Arthur Decabooter denominato "El Toro" per la sua potenza in bici, che vinse il Giro delle Fiandre nel 1960.
 
 
Un pub anch’esso molto orientato al ciclismo e a questo mitico corridore, dove trovano spazio anche delle antiche biciclettine e dei vecchi velocipedi di ferro in miniatura.
 
 
Qui si può bere dell’ottima birra, come quella già descritta nel precedente post dedicata al muro di Kwaremont, ma anche mangiare degli ottimi salami locali che figurano ben in evidenza appena dietro il bancone principale. Discreto anche il caffè che ho degustato insieme ad un gruppo di giornalisti spagnoli.
Un altro pub dedicato al ciclismo che consiglio è il De Nieuwe Keizer (Hauwaart 22, 9700 Oudenaarde, Tel. 0472-42.95.87) con tante grandi foto di campioni ciclistici belgi sulla facciata esterna del locale.
 
 
La caricatura del ciclista belga Leif Hoste
All’interno ci sono anche le maglie autografate di grandi campioni belgi odierni del ciclocross, come Sven Nijs e Niels Albert.
Già che ci sono, vi segnalo al volo altri locali (ristoranti/brasserie in questo caso) dove sono stato ad Oudenaarde:  
  • Wine & Dine dove ho mangiato tra l’altro dei superbi asparagi bianchi alla fiamminga;
 
 
  • La brasserie Priorij Van Elsegem dove la carbonnade è sempre ottima e si può mangiare anche una gustosissima zuppa di pomodoro;
  • E poi c’è da citare l’ottima birreria De Carillon dove bere, seduti anche ai gradevoli tavolini all’esterno, birre quali l’Ename blond, l’Ename Tripel, l’Adriaan Brouwer, la Liefmans Gouden Band, la Liefmans Kriek, ecc.  
 
ps: vi volevo segnalare un Concorso che vi dà la possibilità di vincere un weekend a Bruges. In caso di vittoria, vi consiglio anche di fare un salto ad Oudenaarde. E sui locali dove andare mi sembra cha abbiate solo l’imbarazzo della scelta…

16 febbraio 2013

Baccalà in salsa di krokos kozanis


 Per quanto mi piace il baccalà sembro un portoghese. Amo cucinarlo nei modi più disparati e cerco ogni volta di trovare una maniera diversa ed originale di prepararlo.
Questa volta l’ho voluto cucinare con della salsa allo zafferano (un piatto che ho mangiato tanto tempo fa in Svezia). Si, ma quale zafferano?
Ho utilizzato un buonissimo zafferano greco che ho comprato la scorsa estate: il krokos kozanis (è anche un prodotto Dop).
Del resto si dice che lo zafferano fosse coltivato in Grecia fin dall'epoca minoica. Tale ipotesi è confermata anche da un affresco di quell'epoca (1600 a.C.), “Il raccoglitore di crochi”, rinvenuto nella reggia di Cnosso a Creta, che rappresenta un giovane intento a raccogliere un cesto di crochi. Si sostiene poi che i greci fossero dediti alla coltura dello zafferano in epoca macedone e bizantina e che con la spedizione di Alessandro Magno tale coltura si sia diffusa in Oriente.
Lo zafferano che ho usato si coltiva nella Macedonia occidentale , in un’area che ha per epicentro Kozani, una pittoresca cittadina greca dove già nel XVII secolo d.C. lo zafferano era presente.
Il prodotto deve le sue elevate caratteristiche qualitative alle particolari condizioni pedoclimatiche della regione di coltivazione, nonché alle tecniche colturali (che costituiscono anche un importante fattore culturale e di conservazione dell'ambiente naturale) e alla tradizionale pratica seguita dai produttori della zona.
Lo zafferano costituisce uno dei principali settori produttivi della regione e svolge un ruolo preponderante nell'economia sia locale che, in generale, dell'intera provincia di Kozani.
 
Il mio piatto tra sole ed ombra
Dopo queste informazioni su questo zafferano, spero non noiose, ecco la ricetta del piatto di oggi:

In una padella, mettere del burro e farci imbiondire della cipolla. Aggiungere un cucchiaio o poco più di farina girando ed amalgamando con un cucchiaio di legno. Aggiungere del latte a poco a poco in modo da creare una sorta di besciamella.
Intanto a parte far decantare degli stimmi di krokos kozanis in del latte tiepido per circa mezzora. Inserire poi nella padella il baccalà a tocchettoni e aggiungere uno-due mestoli di brodo vegetale (o, volendo, di fumetto di pesce). Aggiustare di sale (poco). Far ridurre e poi aggiungere il latte tiepido dove sono stati posti gli stimmi di zafferano. In breve tempo la salsa assumerà un bel colore giallo carico. Far cuocere fino a che la salsa diventi di media densità (né troppo liquida, né troppo densa) ed il baccalà cotto (non impiega troppo tempo). Spegnere il fuoco, cospargere il baccalà di prezzemolo fresco tritato ed amalgamare bene. Impiattare e gustare subito!

23 novembre 2012

I cucumber sandwiches di Oscar Wilde



I cetrioli sono una delle poche cose che non mangio spesso sia perché il loro gusto non mi fa impazzire, sia perché non sono digeribili così facilmente (anche se pare facciano un gran bene).
Ma un articolo che ho letto recentemente mi ha indotto ad utilizzarli, con grande successo devo dire. Nell’articolo si citavano i sandwich al cetriolo a cui Oscar Wilde faceva riferimento ne “L’importanza di chiamarsi Ernesto” nella parte in cui erano stati offerti in occasione di un ricevimento. E’ un romanzo molto gradevole che irride, con un sottile humour tutto inglese, la società vittoriana dell’epoca.
In particolare nel libro di Wilde si parla di questi buonissimi sandwich (dopo vi dirò il perché) quando, poco prima dell’ora del tè, l’aristocratico scapolo Algernon Moncrieff chiede al maggiordomo se sono pronti, per farli gustare alla zia che era in arrivo. Pronti lo erano, ma il sopraggiungere dell’ospite inatteso Ernest fa sì che essi siano consumati, discutendo di vicende legate ai matrimoni e di altri affari, prima dell’arrivo della zia…
I cucumber sandwiches (per chi non lo sapesse o non lo avesse capito, cucumber in inglese vuol dire cetriolo) si preparano così: si prende un cetriolo e dopo averlo privato della buccia lo si taglia a fettine sottili, dividendo poi in due ciascuna fettina. Il cetriolo così tagliato viene fatto marinare per lungo tempo (anche se la ricetta che ho trovato non implicava una lunga marinatura) in olio extravergine, limone, aglio tagliato sottile e pepe.
Nel frattempo tagliare da alcune fette di pane (io ho usato un pane di Lariano scuro) o pancarrè le relative croste e cospargerle di burro alle acciughe.
Il burro alle acciughe si ottiene lavorando il burro tenuto per qualche tempo fuori frigorifero con una forchetta insieme a delle acciughe sminuzzate (ma può andar bene anche della pasta di acciughe). Quando il composto è ben amalgamato ed assume la consistenza di una pomata, compattarlo a mò di salsicciotto, avvolgerlo in della carta stagnola e metterlo in frigo ad indurire fino a quando non deve essere utilizzato.
Sulla prima fetta imburrata disporre i cetrioli ben sgocciolati e chiudere ciascun sandwich con un’altra fetta imburrata.
Questi sandwich sono sorprendentemente buoni in quanto la marinatura conferisce al cetriolo un sapore un po’ diverso dal solito e lo rende forse meno pesante. E’ bello poi in bocca sentire la freschezza di questo sandwich e la relativa dolcezza, cui fa da contraltare il gusto morbido e deciso del burro alle acciughe.
Una vera e piacevole sorpresa. Ho voluto un po’ rischiare a preparare questi sandwich e sono stato ben ricompensato! Ma tra me e me ero quasi sicuro della riuscita, anche perché sono convinto che i sandwich preparati all’inglese sono sempre e comunque buoni, morbidi e ben saporiti e che i popoli nordici siano molto più buongustai di quanto si creda (l’ho sperimentato di persona anche in Germania).
Servite questi sandwich rigorosamente all’ora del tè con (appunto) dell’ottimo tè e seguendo tutte le formalità del caso, come solo gli inglesi sanno fare.

23 luglio 2012

Du vrai sirop de Liège


Avrete capito da alcuni post precedenti che uno dei prodotti che mi ha più favorevolmente colpito nel mio recente viaggio in Belgio è lo sirop de Liège.
E’ un prodotto fatto con succo concentrato di mele, pere e datteri cotti per un 65% e zucchero per il restante 35%. Si distingue dalle normali marmellate per l’alto contenuto di frutta. Infatti per ogni 100 grammi di prodotto ce ne vogliono 400 di materia prima. Ne viene fuori un prodotto abbastanza dolce, ma veramente buono ed aromatico.
Si abbina bene con i formaggi più stagionati o quelli erborinati. Per restare in Belgio, ad esempio, si sposa bene col formaggio di Herve nella sua versione piccante (un’altra positiva scoperta fatta nel mio viaggio).
Si può utilizzare comunque in mille altri modi. Qui trovate molte ricette per utilizzarlo al meglio, anche se non sono sicuro che in Italia si trovi così facilmente. A Roma si può forse provare da Castroni, ma devo verificare. Fortuna che ne ho fatto una scorta nel plat pays
In ogni caso un utilizzo classico dello sirop de Liège è nell’altrettanto classico piatto tipico di Liegi che sono les boulets liègeois. Si tratta di polpette fatte con una deliziosa salsina dal colore bruno, un po’ dolce, ma veramente gustosa.


 
Ecco la ricetta:

Ingredienti:
(per 4 persone)

500 gr. di macinato di maiale e vitella
1/2 scalogno tritato
100 gr di pane ammollato nel latte
sale, pepe e noce moscata
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
1 uovo
50 gr di burro
1 cucchiaio di zucchero
2 cucchiai di aceto
200 gr di cipolle tagliate a pezzetti
timo, alloro e maggiorana
2 cucchiaini di sirop de Liège
uvetta q.b.

Mescolare il macinato con lo scalogno, il pane, il prezzemolo, l’uovo, il sale, il pepe e la noce moscata e formare delle polpette.
Far riscaldare in una casseruola il burro e rosolare le polpette su ogni lato, poi metterle in un piatto.
Deglassare con l’aceto e lo zucchero, lasciar evaporare per metà ed aggiungere le cipolle, il timo, l’alloro e la maggiorana. Mettere le polpette sul letto di cipolle e bagnare con dell’acqua fino a metà altezza.
Lasciar cuocere 20 minuti, coprendo con un coperchio. Mettere le polpette in un piatto con metà delle cipolle e frullare la restante salsa, passandola al setaccio. Aggiungere lo sirop de Liège e l’uvetta, amalgamare bene e rimettere le polpette nella salsa. Scaldare prima di servire. Insieme a cosa servirle ? Ma a delle frites, naturalmente…
Un piatto magari non proprio estivo, ma era troppo buono per non provarlo subito, anche fuori dalla sua terra d'origine!

11 luglio 2012

La Belgique gourmande


E veniamo, come promesso, al post “goloso” del mio viaggio in Belgio. 
Direi di cominciare da Bruxelles che è la città in cui risiedevo con l’albergo, dove sono stato di più e sulla quale ci sono senz’altro più cose da dire da questo punto di vista. 
Bene, bene. Da dove iniziare? 
E’ da premettere che evidentemente già conoscevo i classici prodotti tipici della gastronomia belga: moules, frites, cioccolata e gaufres e quindi affronto “l’argomento” solo in seconda battuta. Invece questo mio viaggio mi ha fatto conoscere tanti piatti di cui avevo soltanto sentito parlare (magari sul sito del Cavoletto di Bruxelles) ma non avevo mai avuto modo di assaggiare. 
Ora so ad esempio molto meglio cosa è lo stoemp, il waterzoi, gli speculoos, ecc. 
Cominciamo coll’elencarvi dei bei posticini dove sono stato nella capitale belga, commentando poi le pietanze assaggiate.
Si tratta di posti vicini alla Grand Place, in una zona quindi più che centrale e colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente Sigrid per la sua miniguida sulla Bruxelles golosa che mi è stata molto utile.
 
Locali:

Per una buona birra (altro emblema di notevole entità del Belgio) consiglio di andare nel bellissimo locale. “A la morte subite” situato alla fine (o all’inizio a seconda di come la vedete) della stupenda Galleria St. Hubert, posto molto elegante e con negozi molto raffinati.



Il nome della birreria deriva dal fatto che un tempo i clienti di una vicina banca attendevano il loro turno bevendo una birra in questo locale giocando anche a dadi. Il gioco era il 421. E chi perdeva era “il morto”. Se poi il tempo era limitato, dopo una giocata breve si aveva un morto immediato, quindi una “morte subite”. Di qui il nome del locale nel quale si possono gustare ottime birre come la Gueze, la Kriek, la Faro, la Lambic. Il locale merita anche per il suo ambiente di altri tempi, i suoi bei tavolini in legno ed i suoi bei quadri tra cui campeggia anche una foto di Jacques Brel che pare fosse un gran frequentatore del locale. Ma qui si mangia anche, mica si beve solo!

La tartina viene servita così....

Da assaggiare la tartina (si fa per dire) con formaggio bianco e ravanelli. Devo descriverla meglio però, altrimenti non rendo l’idea: al tavolo, per capirci, viene servita una grossa tartina di pancarré (lunga sui 40-50 cm!) da condire by yourself con burro, formaggio bianco, ravanelli tagliati a fettine, cipollotto fresco, sale e pepe. Devo dire che davvero vale la pena di assaggiarla e sfama parecchio, oltre ad essere molto bella a vedersi!

La tartina dopo la mia opera ;-)

Torniamo sulla Grand Place (non vicino, proprio sulla Grand Place) e arriviamo sul lato dove c’è il ristorante T’kelderke che non classificherei affatto come turistico a giudicare dalla bontà dei suoi piatti, tutti preparati come si deve e tipicamente belgi e bruxellesi.


 Io ho mangiato all’esterno ma anche l’interno, in una sala al piano inferiore in una sorta di taverna dall’aria antica, è molto gradevole. Qui ho mangiato delle ottime croquettes de crevettes (finalmente dopo averle tanto desiderate!) e lo stoemp una sorta di puré con pancetta accompagnato da una carbonnade à la flamande a la bière veramente buona (in pratica uno spezzatino di vitello molto aromatico e sostanzioso). Dopo questo piatto non ce la farete più a mangiare altro, ma potrebbe essere interessante assaggiare anche qui le mitiche cozze preparate in modo classico e spettacolare, il coniglio alla gueuze, l’anguilla au vert, ecc.
Altro indirizzo secondo me imperdibile a Bruxelles è il ristorante Belga Queen anch’esso non lontano dalla Grand Place. E’ un posto innanzitutto molto curato ed elegante, frequentato da bella gente; una ex banca con soffitti molto alti, con colonne di marmo e ambiente fine.


 Qui si mangiano piatti tipici belgi molto ben presentati e leggermente rivisitati. Io ho mangiato davvero divinamente: feuilleté di gamberetti di Ostenda, guance di gallinella fritte, crema di champignons e foie de canard scottato e poi il fantastico coucou de Malines (un polletto ruspante) al forno su panino di pain d´épices con salsa allo sciroppo di Liegi e chips di patate fatte in casa. Ma ci sono tanti altri mille e buonissimi piatti anche a base di pesce e una sontuosa carta di coquillages e frutti di mare. A supporto dei piatti, del buon pane servito con del burro al sel de Guerande: quelle finesse!
Altri luoghi golosi alla rinfusa: ho mangiato discrete zuppe bio (tra cui il waterzoi) ed altre cosine salutistiche dolci (buone soprattutto per la prima colazione) e salate da Exki che si trova in varie parti centrali della città (vi sono dei punti vendita anche in Italia a Torino e Milano).
Per le frites ci sono tanti bei posti. Vi linko ad un sito dove ci sono le migliori friterie; mi ricordo in un altro viaggio a Bruxelles di averne mangiate di buone alla Maison Antoine a Place Jourdan.
Per i biscotti tradizionali belgi andate dallo storico Dandoy dietro Place de la Bourse. Qui scoprirete, per chi non li conosce, degli ottimi speculoos, il pain à la grèque, il pain d’épices, il pain aux amandes. Al posto dei soliti cioccolatini potete portare come regalo qualche bella confezione comprata qui. Sorvolo quindi sulle cioccolaterie per me tutte buone. I veri amanti del cioccolato sapranno maggiormente discernere.
Potendo portare con sé tante cose (forse quindi non in aereo) anche nei supermercati si trovano tanti bei prodotti tra cui prima di tutto lo sirop de Liège e delle ottime birre. Comunque per evitare il problema dei liquidi in aereo, potete comprarli in aereoporto!

Luoghi:
E’ molto particolare ed interessante la zona un po’ periferica chiamata Marolles, ex quartiere operario dove si trova qualche ristorantino interessante (non sono riuscito però ad andare da Stekerlapatte www.stekerlapatte.be/ che si trova da quelle parti perché nel giorno che ero lì era chiuso), dove si beve della buona birra e dove si può andare all’intrigante mercatino di Place Jeu de Balle: un insieme un po’ disordinato ma molto caratteristico di chincaglierie vendute per terra: dalle macchinine alla roba per la casa, da vecchi giradischi a libri antichi e più moderni, ma c’è veramente di tutto: una Porta Portese in piccolo che vale la pena di vedere!


 Una bella vivacità si sviluppa di fronte a Place de la Bourse, (île Saint Géry) di nuovo in centro, con localini molto simpatici bar à tapas, sushi bar e belle ragazze…
La zona della stazione du Midi è interessante per una serie di locali etnici: vi sono delle sale da tè marocchine, dove si serve il tè alla menta che ci stava proprio bene nelle calde mattinate bruxellesi nel periodo in cui ci sono stato; e poi tipici e caratteristici ristorantini e bar portoghesi e spagnoli non lontani da lì: quest’ultimi anche addobbati a festa dopo la vittoria della Spagna agli europei…
Non lontana dalla stazione du Midi è anche la storica e visitabile Brasserie Cantillon (risale al 1900) dove è possibile con un contenuto prezzo del biglietto degustare anche una gueze; si può inoltre anche acquistare qualche cosa (t-shirt, felpe, ecc.).



 Qualche parola sulla gastronomia liègeoise: ho assaggiato durante il Tour de France una buona insalata liègeoise con fagiolini, patate e pancetta (si può fare anche con l’aggiunta di salsicce), le buonissime boulets de Liège, delle polpette accompagnate ad una salsa fatta con il mitico sirop de Liège (un po’ dolci ma di un buono…) e poi c’è il famoso caffè liègeois che non ho assaggiato ma che è una sorta di affogato al caffè.


Per ora, c’est tout!

Ps in Belgio si trovano ovunque anche le gaufres ma non le adoro perché troppo pesanti e dolci per i miei gusti (e c’è pure chi ci aggiunge sopra questo mondo e quell’altro!).

6 luglio 2012

Un bel tour grazie al Tour


Anche quest’anno sono andato a vedere una tappa del Tour de France ciclistico. Questa volta il Tour partiva da Liegi, ma io ho dormito a Bruxelles perché non ho trovato posto nella città che ha dato i natali a Simenon. In questo post sintetizzo molto velocemente quello che ho fatto e visto per poi postare specifici articoli sulle città e luoghi mangerecci dove sono stato e che vi consiglierò vivamente di visitare.
Di seguito vi riporto un sintetico indice per argomenti che poi si dipanerà successivamente in altri post.

Bruxelles: città dove sono già stato altre volte ma dove torno sempre volentieri. La zona intorno alla Grand Place è veramente carina e piena di ristorantini molto caratteristici. Ma attenzione a non incappare in quelli turistici… Tuttavia, anche in zone molto turistiche della città, si trovano degli egregi ristoranti e birrerie che mi hanno fatto scoprire tanti prodotti tipici belgi e piatti-monumento della gastronomia del “plat pays”. Ho visto di questa città ovviamente anche zone che non conoscevo (come il quartiere Marolles), ho visitato la storica Brasserie Cantillon ed il bellissimo parco vicino al Palazzo Reale dove spiccavano delle belle opere di artisti dedicate alla gastronomia belga (nel 2012 a Bruxelles si festeggia l’anno della gastronomia con tantissime iniziative interessanti in merito, di cui vi parlerò).


A Bruxelles poi in molte zone della città si è “accompagnati” dalla presenza del personaggio dei fumetti simbolo del Belgio: Tin Tin. Tutto parla di lui, dai muri delle strade, alla pubblicità sui palazzi e nelle stazioni, ai negozi fino ad arrivare al bellissimo museo della “Bande Dessinée”.

 Europei 2012: ero a Bruxelles nelle due sere in cui l’Italia ha giocato contro la Germania e la Spagna. Tutte e due le partite le ho viste in un bel pub del centro. Nella prima partita in questo locale prevalevano nettamente gli italiani sui tedeschi. I festeggiamenti ed i caroselli dopo la vittoria dell’Italia erano davvero paragonabili a quelli che ci sono stati nelle principali città italiane.


Diverso discorso con la Spagna: netta prevalenza spagnola nel pub e “casino” indescrivibile dopo il 90’ a Place de la Bourse al grido di “Campeones, campeones, alé, alé, alé”…


Le Tour: il Tour per me è sempre una festa come ho più volte detto. Philippe Delerm, scrittore francese di bei libri, dice che se anche escludiamo tutti i ciclisti dopati rimane comunque molto al Tour: la Francia.


Questo è il Tour de France. Un tripudio di emozioni, di colori, di gesti tecnici; la folla, l’entusiasmo, la fatica dei corridori (e degli spettatori), una metafora della vita.

Delle belle miss che premiano la maglia a pois al Tour

Quest’anno il Tour partiva da Liegi: bella città soprattutto nel cosiddetto Carré, un quadrilatero di fascinose viuzze, anche se il Tour ha assorbito quasi tutta la mia giornata passata lì. A Liegi, comunque, vale la pena di andare solo per vedere la sua futuristica e stupenda stazione, progettata se non erro da Calatrava.



Un pupazzo del Commissario Maigret a Liegi

Bruges e Gand: ho rivisto con grande piacere queste due belle cittadine non lontane da Bruxelles che avevo visitato nel mio secondo viaggio all’estero in un freddo settembre di tantissimi anni fa (a Gand, allora, i primi giorni di settembre il termometro non eccedeva i 9°C!).


Le ho riviste con un occhio diverso ed ho molto apprezzato soprattutto Bruges, davvero degna di essere considerata la Venezia del Nord. Bella la sua Grand Place, come pure tutte le piazze grandi delle principali città del Belgio: hanno qualcosa di sontuoso e sono quasi dei salotti, che solo in questa nazione riescono ad essere così eleganti. Ho imparato pure qualche parola di fiammingo perché nelle Fiandre i cartelli in francese potete scordarveli…

Il tempo: erano circa 10 gradi in meno rispetto a Roma. Il maglioncino la sera era d’obbligo. Ma sono riuscito ad abbronzarmi nonostante il tempo “fresco-caldo-freddino-piovoso-coperto-di nuovo caldo-ventoso”…



Cibo e birra: non voglio anticiparvi nulla, ho fatto tante scoperte e riscoperte, ma di un prodotto non posso esimermi dal parlarvene sin da ora: il mitico sciroppo di Liegi! Qui trovate notizie e ricette. Ma non voglio dirvi di più e di questo ed altro vi parlerò nei prossimi post…:-)

10 giugno 2012

Sandwich, che passione!




Ha compiuto da poco 250 anni uno dei miei snack preferiti, il sandwich. Il sandwich sembra infatti che sia stato inventato nel lontano 1762 dal quarto conte di Sandwich, una cittadina inglese del Kent che porta proprio questo nome.
John Montagu, appunto il conte di Sandwich, chiese che gli venisse portata della carne tra due fette di pane in modo da non fermarsi per il pranzo durante una partita a carte. La cosa si diffuse anche tra i suoi amici e via via si affermò quello che tuttora è un gustoso modo di mangiare veloce e in modo sfizioso.
Il capitano Cook inoltre chiamò le odierne Hawaii “sandwich islands” in onore del suo finanziatore, il conte di Sandwich.
Nella cittadina inglese da cui trae origine il sandwich, quest’anno vi sono stati grandi festeggiamenti durati una settimana.
Da rilevare che c’è anche un interessante sito, quello della British Sandwich Association, che tra l’altro ne dà una precisa definizione che di seguito vi riporto: “Any form of bread with a filling, generally assembled cold - to include traditional wedge sandwiches, as well as filled rolls, baguettes, pitta, bloomers, wraps, bagels and the like, but not burgers and other products assembled and consumed hot. Hot eating sandwiches are also included.”Definizioni a parte, in 250 anni le versioni e declinazioni del sandwich che si sono susseguite sono davvero tante. In Italia abbiamo anche il mitico tramezzino, di cui l’inventore pare fosse lo storico e bellissimo locale di Mulassano a Torino. Ma ogni versione di panino in generale merita un post a parte (vi vorrei parlare infatti prossimamente del panino con hamburger, dei panini-gourmet, degli ambulanti di qualità che deliziano le pause pranzo, ecc.).
Oggi invece voglio soffermarmi sul classico sandwich all’inglese, che si può degustare altrettanto classicamente con del tè, all’ora del tè.
I sandwich da tè prevedono l’uso del burro che permette di evitare che il pane si bagni col ripieno. Per mantenere morbido un sandwich occorre inoltre che sia tenuto in frigorifero, ricoperto con un panno umido e toglierlo soltanto poco prima di servirlo.
La conservazione sotto un panno umido è molto importante, ma vedo che nella mia città nel caso dei tramezzini (per cui peraltro a Roma comunque vi è un buon livello qualitativo) non sempre si rispetta questo principio, essendo spesso contenuti in film di plastica trasparente che sinceramente non mi danno grande fiducia. E ciò avviene anche in locali di un certo nome, purtroppo.
Tornando ai nostri sandwich all’inglese, con quelli salati è ideale l’abbinamento con i tè verdi.
Il sandwich che ho scelto di farvi conoscere oggi è un sandwich all’uovo e curry, tratto dall’interessante libricino “Dolci, sandwiches… e tè  - Le ricette di Miss Babington" della mitica sala da tè Babington’s a Roma.




Ecco ingredienti e preparazione:

Ingredienti:

8 fette di pane bianco
2 uova sode
50 gr. di maionese
30 gr di yogurt
4 cucchiaini di curry in polvere
Sale
30 gr di burro morbido

Mettere le uova, la maionese, lo yogurt ed il curry in un mixer, frullare e salare.
Spalmare il burro sulle fette di pane, aggiungere una generosa dose di composto frullato e coprire con l’altra fetta di pane. Tagliare le croste e dividere il sandwich in triangoli o rettangoli. Spalmare il composto anche su qualche lato del sandwich ed appoggiateli su della polvere di curry in modo che quest’ultima si attacchi bene.
Impiattare nel modo che volete. Io, come potete vedere dalla foto, ho guarnito il piatto con “gocce” di ripieno e polvere di curry.




Servire insieme ad un Darjeeling first flush, un tè nero indiano leggermente pungente.
E buon sandwich a tutti!

Ps: qui trovate anche uno speciale del Guardian sui 250 anni del sandwich.

21 maggio 2012

Lapin à la bière


Cucinare con la birra mi evoca sempre piatti succulenti, ricchi, grassi e da climi piuttosto freddi e piovosi. E visto che il tempo qui a Roma non ne vuole sapere di migliorare e continua a fare quasi freddo, perché non continuare a sperimentare piatti che hanno come ingrediente principale questa ottima bevanda?
Questa volta ho pensato che un buon abbinamento con la birra potesse essere quello del coniglio, una carne che mi piace molto e che purtroppo non da tutti è apprezzata.
Avrete visto sul mio blog la mia recente degustazione del coniglio all’ischitana allevato a volte nelle fosse nell’isola verde (vedete anche a tal proposito l’interessante articolo di Luciano Pignataro).
Ora invece ecco di nuovo il coniglio riproposto in un’altra interessante ricetta, in abbinamento ad una birra “Ale” ad alta fermentazione.
Un piatto davvero gustoso, che ho preparato utilizzando una ricetta di origine francese che usa insieme alla birra anche un po’ di senape, che gli dà quel tocco di aromaticità e di amarostico che non guasta e che mi ricorda i miei innumerevoli soggiorni in Francia.
Ecco la ricetta:

Coniglio alla birra e senape

Ingredienti:

1 coniglio
75 cl di birra Ale ad alta fermentazione
4 pomodori
2 cipolle
2 cucchiai di senape
olio extravergine
sale e pepe

Procedimento:

Tagliare il coniglio a pezzi e preriscaldare il forno a circa 150 °C. Nel frattempo in una padella far riscaldare dell’olio extravergine e farvi rosolare i bocconcini di coniglio.
Una volta rosolati, metterli da parte in un tegame da forno.
Nella stessa padella far cuocere per 5-10 minuti le cipolle ed i pomodori tagliati a dadini ed adagiarli nel tegame dove è stato messo il coniglio.
In un’insalatiera, intanto, porre la senape e mescolarla con la birra. Salare e pepare.
Versare questo composto nel tegame e far cuocere in forno per un’ora a fuoco medio.
Con questa ricetta sono stato anche ospite sul blog “Pinta in cucina” (di Tania Valentini), che appartiene al network di ILoveBeer.it, il portale italiano che promuove la cultura della birra. E che lo fa parlando con la voce degli esperti, con competenza tecnica ma soprattutto con un linguaggio chiaro e frizzante.

5 marzo 2012

Tatin di porri e prosciutto di Parma


Prima di tutto un pro-memoria personale: ricordarsi di utilizzare più spesso i porri perché sono proprio buoni e si possono utilizzare in mille preparazioni. Cerco di impormi spesso questa regola ma regolarmente la disattendo. Speriamo che stavolta sia la volta buona.
Per arrivare a cucinare questa torta rustica il percorso è stato un po’ tortuoso e casuale, ma simpatico:

1. Vado al mercatino bio della Città dell’Altra Economia e compro casualmente dei porri;
2. Qualche giorno più tardi, mi capita per le mani un libretto di cucina francese e mi rendo conto che non facevo da tempo una quiche di porri tipica del Nord della Francia chiamata “Flamiche aux poireaux”;
3. Sono determinato a preparare la ricetta del libricino, ma la cerco anche su internet;
4. Nel cercarla mi imbatto in qualche ricetta un po’ diversa;
5. Decido la classica via di mezzo e ne è venuta fuori una….


TATIN DI PORRI E PROSCIUTTO DI PARMA

Far bollire 4-5 porri mondati e poi lavati e puliti. Dopo un quarto d’ora circa scolarli e tagliarli a pezzettini.
Farli successivamente appassire in padella con del burro. Salare e pepare. Aggiungere poi circa un etto di Prosciutto di Parma tagliato a dadini e far insaporire. Aggiungere (sempre sul fuoco) a questo composto una quantità abbondante di besciamella e farla ben incorporare.
Imburrare quindi uno stampo da forno e porvi il composto di porri, prosciutto e besciamella. Coprirlo quindi con della pasta sfoglia precedentemente stesa, facendo aderire la pasta ai bordi dello stampo. Con una forchetta bucare la pasta sfoglia al fine di non farla gonfiare in cottura ed infornare a 180 °C finché non diventa dorata.


Far raffreddare e successivamente rivoltare lo stampo come avviene per una normale tarte tatin.
Ne è venuta fuori una torta rustica davvero gustosa e facile da preparare. Cosa volere di più?

28 febbraio 2012

Favolosa Nürnberg


Ho già scritto un paio di post fa che sono ormai tanti anni che vado a Norimberga per lavoro, ma ci sono stato alcune volte anche in vacanza. Ho potuto quindi farmi un’idea sui luoghi, sulle cose interessanti da vedere e su dove andare a mangiare in questa graziosa cittadina della Germania sud-orientale (si trova poco più a nord di Monaco ma anche più ad est).
E’ una città non molto grande, con un centro storico abbastanza piccolo, quasi completamente ricostruito rispetto a come era prima della seconda Guerra mondiale. Alla fine di quest’ultima, Norimberga è rimasta famosa anche per esser stata la sede del tribunale alleato che processò i criminali di guerra nazisti.
Tra i monumenti è molto di effetto la centralissima chiesa di San Lorenzo (Lorenz Kirche), in stile gotico, ma bellissima è anche la chiesa Frauenkirche (Chiesa di Nostra Signora, nella foto), in stile gotico anch’essa, che si apre sull’ampia piazza del mercato, dove ogni giorno ha luogo il "Wochenmarkt", il mercato ortofrutticolo.


La Frauenkirche è anche la chiesa in cui gli Angeli di Natale aprono ogni anno il famoso mercatino di Natale che attira tantissimi turisti. Nella stessa piazza molto bella è anche la fontana di Schöner Brunnen: chi di voi ci andrà, vedrà che molta gente si concentrerà vicino ai due anelli sul relativo cancello. La leggenda racconta che se si esprime un desiderio girando "l’anello d’oro", il desiderio si realizza. L’anello nero invece pare che doni una gravidanza alle donne.
Il centro storico della città è inoltre circondato da mura risalenti al XIV-XV secolo, che presentano circa 80 torri difensive. Norimberga è attraversata anche da un bel fiume e quando c’è la neve acquisisce i connotati di una città da fiaba.
A Norimberga si tiene annualmente la più importante fiera mondiale del giocattolo, visto che gode di una grande tradizione di costruttori di giocattoli. Solo in questa città e nella vicina Furth ve ne sono davvero tanti. L'antica tradizione artigianale del giocattolo si è ora ormai trasformata in industria. Ed è assolutamente da visitare il museo del giocattolo ed i tanti negozi di giocattoli della città.
Un’altra fiera mondiale importantissima che si tiene in questa città è quella sul biologico, Biofach, ed è per questo motivo che annualmente ci vado sempre.

Ragazze in abiti tipici indiani al Biofach

Anche dal punto di vista del food, Norimberga offre molto. In generale, essendo un posto dove fa freddo, la cucina è abbastanza “pesante”, con molti piatti a base di carne di maiale accompagnati dai classici crauti o patate.
Innanzitutto, passeggiando per le vie del centro, uno street food di tutto rispetto è rappresentato da uno dei prodotti simbolo di Norimberga che sono i bratwurst Igp, delle piccole salsiccette speziate cotte alla piastra o sulla griglia. In centro vi sono, non distanti l’una dall’altra, tante bancarelle che vendono panini ripieni appunto di queste ottime salsicce e conditi con salse varie, come quella alla senape o al ketchup.


Ovviamente queste salsiccette si possono degustare anche nei tanti ristoranti del centro. Uno di questi, molto bello oltre che buono, è quello che dà proprio sul fiume che bagna la città. Il ristorante (Heilig Geist Spital) è molto grande, dall’ambiente caldo ed accogliente e si mangia davvero bene. La sua particolarità è anche che i camerieri sono vestiti di antichi abiti tipici.


Qui uno dei must è lo stinco di maiale al forno, ma la carne di maiale è cucinata in molti altri gustosi modi.


Inoltre si può mangiare tra i piatti di pesce anche la carpa, cucinata in altrettante saporite maniere. Prima della carne si può prendere una corroborante zuppa di cipolle che non è come quella di Parigi, ma è comunque molto buona. Per dessert consiglio vivamente delle ottime frittelle di mele con gelato alla vaniglia e panna: sono davvero irresistibili, come la birra che da queste parti è sempre buonissima. 
Un altro posto simile a quello appena descritto ma molto più piccolo è la Bratwurstglöcklein che prepara soprattutto salsicce di Norimberga alla griglia ma anche (finalmente) dei crauti mangiabili e quasi buoni per i miei gusti e a mio avviso una strepitosa insalata di patate. Ottimo è anche lo stinco di maiale bollito (non l’avevo mai mangiato così buono!). La particolarità di questo locale è anche che tutti i cibi vengono serviti in ciotole di rame!


Oltre ai tanti altri ristoranti della città e ottime birrerie dai nomi impronunciabili e di cui non conosco l’indirizzo, per uno spuntino più easy o un pranzo informale a me piace molto Nordsee, una catena di ristoranti che cucina piatti e panini a base di pesce. Non si tratta certo di ristoranti stellati, ma io li trovo comunque buoni e sfiziosi.

Una simpatica immagine in una birreria del centro



In qualche occasione mi è capitato di dormire in un paesino vicino Norimberga chiamato Erlangen.
Anche in questo paese (ad un quarto d’ora di treno da Norimberga) posso consigliarvi qualche bel posto. Ad esempio l’Alter Simpl dove si possono mangiare delle ottime specialità della cucina della Franconia, la regione in cui si trova Norimberga, davanti ad uno scoppiettante e molto affascinante camino.
In generale quindi devo dire che in questa zona della Germania si mangia molto bene e le panetterie fanno un pane davvero buono e in mille varianti. Mi piace tantissimo ad esempio quello con i semi di zucca che è presente anche nelle ottime prime colazioni degli alberghi cittadini.
Quando vado a Norimberga non vedo l’ora di fare colazione e mi concedo spesso di farla rigorosamente “salata”. Riesco a mangiarmi anche il salmone a prima mattina (qualche anno fa ho battuto il mio record: ho mangiato a colazione persino l’aringa insieme ad una sorta di ketchup!!) ma anche salsiccette, polpette, uova strapazzate, salumi non sempre noti in Italia ed ottimi formaggi.
A colazione a volte si trova anche il lebkuchen il pane tipico speziato di Norimberga, confezionato in scatole di latta dall’aria antica. E' venduto dappertutto, ma quello più buono è preparato nelle panetterie artigianali della città (una di queste è nella foto seguente).


Beh, forse mi sono dilungato troppo e termino quindi qui, ma vi consiglio una vacanza in Germania. I posti sono inaspettatamente belli, ci sono tante cose interessanti e, ancora forse inaspettatamente, si mangia proprio bene!

Ps: dimenticavo: anche la Staedtler, famosa per matite e articoli di cancelleria, è di Norimberga.