Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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12 febbraio 2023

Lo sciroppo di rose di Genova


Molti di voi sanno che sono stato invitato lo scorso novembre ad una interessante manifestazione che celebra le Dop e Igp italiane ed in particolare la Focaccia di Recco Igp.
In quell’occasione sono stato ospite in uno storico albergo/ristorante gourmet/focacceria di Recco denominato “Manuelina.
L’accoglienza è stata perfetta e la particolarità delle camere di questo albergo (un “taste hotel”) è che ciascuna è denominata e dedicata ad un prodotto tipico ligure, con tanto di omaggio dello stesso prodotto.



A me è capitata la stanza denominata sciroppo di rose, un prodotto che non conoscevo e di cui mi ha incuriosito approfondire la storia.
Sul sito di Slow Food (questo sciroppo è anche presidio Slow Food) e sull’etichetta del prodotto che ho trovato in albergo, si legge che “la piantina di rosa era una presenza immancabile sui balconi o nei giardini delle case genovesi. Con i suoi petali, raccolti con delicatezza e posti in infusione, si produceva uno sciroppo da offrire agli ospiti in piccolissimi calici di cristallo, poco più che ditali. 


Chi non possedeva rose raccoglieva i boccioli nell’entroterra della valle Scrivia, oppure acquistava i petali sfusi dal fruttivendolo o dal fioraio. Qualche bottega di Genova li vende ancora ai rarissimi genovesi che si cimentano in sciroppi casalinghi e, nel mese di maggio, è possibile trovare cesti pieni di petali rossi e rosati accanto a cassette di carciofi e a mazzi di asparagi.
Le rose migliori sono di varietà antiche e non si sa bene perché proprio a Genova si sia sviluppata questa rinomata tradizione della lavorazione dei petali di rosa, con i quali non si fanno solo sciroppi ma anche confetti e conserve. Le rose da sciroppo si raccolgono da metà maggio ai primi di giugno, quando la corolla è ben aperta”.
La ricetta dell’infuso è più o meno questa: “si immergono i petali con poco limone in acqua precedentemente portata a ebollizione. Si spegne il fuoco e si lascia macerare il tutto per circa 24 ore, quindi si filtra il liquido di macerazione, si torchia la massa dei petali residua e si aggiunge lo zucchero. Si riporta a ebollizione per una decina di minuti e si versa quindi il contenuto in piccole bottiglie”.
Sullo sciroppo di rose ho trovato un meraviglioso articolo sul blog di Giulia Scarpaleggia che lo definisce “il più romantico degli sciroppi, tanto per il suo profumo floreale quanto per il suo colore, un rosa antico che si scalda nei toni dell’arancione quando un raggio di sole lo attraversa”. Ecco il link che vi invito caldamente a consultare. Nell’articolo trovate tra l’altro i tanti impieghi di questo sciroppo, che impreziosisce ad esempio i dolci al cioccolato in modo sorprendente e può far parte anche di raffinati cocktails.
Ed ora che sta per arrivare lentamente la primavera, siate pronti a preparare questo sciroppo versatile che può essere conservato a lungo in casa e che aggiunge un tocco di romanticismo che non guasta mai, soprattutto oggigiorno.

27 novembre 2022

Recco, focaccia e molto altro


Quando ci si reca in una località nuova è sempre bello scoprirla abbinando i suoi aspetti culturali, storici e paesaggistici con quelli gastronomici.
Anche nella mia recente visita a Recco ho agito nello stesso modo, spostando primariamente e piacevolmente l’attenzione su quelli culinari, in particolare sul suo prodotto simbolo che traina l’economia cittadina, la Focaccia di Recco Igp.
Di questo prodotto vi ho parlato abbondantemente nel post precedente ma non avevo ancora fatto cenno al fatto che alla sua Focaccia la cittadina di Recco dedica ogni anno una giornata di festa, la quarta domenica del mese di maggio. Organizzata dal Consorzio della Focaccia Igp, l’evento richiama ogni anno tantissime persone con musica, divertimenti, occasioni speciali di shopping e soprattutto la distribuzione gratuita, tutto il giorno, della focaccia “con e senza” cipolle al mattino e di quella col formaggio al pomeriggio.


Un’occasione e una “scusa” per tornare a Recco, che possiede comunque anche molte altre attrazioni, di cui vi vorrei parlare oggi.
Cominciamo col dire che una passeggiata a Recco, sia pur piacevole e con tanti eleganti esercizi commerciali e luoghi gourmet, non è più come quella che si poteva fare una volta, col centro storico che era molto più attraente.
Recco infatti subì durante il secondo conflitto mondiale grosse devastazioni a causa di ripetute incursioni aeree e fu letteralmente rasa al suolo. Nel dopoguerra iniziò la ricostruzione, che avvenne seguendo i canoni edili di allora, che la privarono quindi delle caratteristiche degli incantevoli borghi marinari liguri, conservate al contrario da altre vicine località balneari della riviera.
I recchesi, senza case e depauperati delle loro attività, con l’orgoglio e la forza del popolo ligure, misero a frutto l’innata capacità di trasformare i prodotti della terra e del mare in fonte di reddito, creando un vero e proprio filone d’imprenditoria che ancora oggi risulta trainante.
Negli anni 60, l’apertura del casello autostradale di Recco sulla Genova-Livorno segna gli anni del boom economico, accompagnando il successo della cittadina grazie alla fama della sua gastronomia e delle sue attività commerciali.
Passeggiare per Recco vuol dire scoprire anche la sua parte mare, che è davvero piacevole da visitare.


Va detto che un’opera faraonica di ingegneria marittima e costiera intrapresa dal comune ha ridato a Recco una grande spiaggia centrale con tutti i servizi richiesti da un turismo internazionale. Di grande attrazione è inoltre la passeggiata lungo Corso Garibaldi, che fa scoprire dall’alto angoli di panorama mozzafiato ad ogni passo.


Da un lato si ammira Camogli e tutto il suo golfo, mentre dall’altro ci si imbatte in scogliere a picco sul mare, baiette, rocce frastagliate sparse qua e là di notevole bellezza, che si incuneano in un mare con tutte le sfumature del blu. 


Siamo in prossimità della cosiddetta “Ciappea”, dal nome dalle tipiche lastre di ardesia liguri, dette “Ciappa”. La Ciappea è il regno dei giovani, ma per la sua straordinaria bellezza continua ad attrarre visitatori dalle località più svariate.


Da alcuni anni a Recco l’estate è contraddistinta da grandi concerti che trasformano il lungomare in un grandissimo teatro a cielo aperto, ospitando l’esibizione di tanti artisti famosi.
Se venite in vacanza a Recco ai primi di settembre vi consiglio di prolungare il soggiorno fino all’8 dello stesso mese. In quella data Recco dedica una particolare devozione alla sua patrona N.S. del Suffragio, tributandovi da tempo solenni festeggiamenti (splendida è anche la chiesa che prende il Suo nome).


La giornata dell’8 settembre comincia prestissimo, alle 4.30 del mattino con una suggestiva celebrazione religiosa, la Messa dell’Alba. Alla sera poi c’è la processione, con l’Arca della Madonna del Suffragio (insieme ad
artistici crocifissi impreziositi di ori e argenti) che attraversa le vie cittadine e i sette quartieri al suo passaggio la salutano sparando dei mortaretti. Al termine della processione i quartieri offrono, in onore della “Suffragina”, grandiosi spettacoli pirotecnici.
Recco è nota a livello nazionale ed internazionale anche per i successi della sua squadra di pallanuoto. La storia di questa squadra comincia nell'estate del 1913 davanti ai Bagni Enotria (Enotria fu anche la prima denominazione della società). Il primo scudetto arrivò nel 1959, con la storica finale di Trieste, dove sette terribili ragazzini di Recco si consacrarono campioni ed entrarono nella leggenda. Era l'inizio di una "dittatura" sportiva (è la squadra di pallanuoto più titolata al mondo) con ben 33 scudetti 9 Champions League, 15 Coppe Italia, 6 Supercoppe europee, 1 Lega Adriatica. E la storia non è ancora finita...


Recco è anche il luogo che ha dato i natali a Gallieno Ferri, scomparso alcuni anni fa, e disegnatore del fumetto Zagor. Lo scorso luglio a Recco ci sono stati un paio di eventi a lui dedicati, l'ormai tradizionale regata con partenza all'alba (Gallieno era un grande amante del mare e aveva l'abitudine di uscire all'alba; l'evento velico ha previsto anche omaggi a tema zagoriano a tutti i partecipanti) e la mostra "Zagor è nato a Recco", con circa 130 opere originali. Tra l’altro il Comune ha intitolato a Gallieno Ferri la piazzetta antistante l'ingresso della Pro Loco, per celebrare quindi ancor più degnamente questo illustre concittadino.


Trascorrendo del tempo a Recco vale la pena di fare una deviazione nella vicinissima Camogli, un delizioso borgo marinaro con le sue case dai colori pastello, i suoi caruggi e vicoli stretti e le sue ripide scale che consentono di ammirare dall’alto un panorama davvero incantevole.

Molto pittoresco è anche il suo caratteristico porticciolo con colorate barchette, fascinosi pescherecci e la vivacità di tanti localini all’aperto.

E davanti al mare anche qui è molto piacevole gustare una focaccia Igp, naturalmente da acquistare nell’unico locale qui consorziato, la focacceria Revello.

Invitato dal Consorzio Focaccia di Recco

7 maggio 2022

La bontà profumata del coniglio alla ligure


Oggi parliamo di coniglio. Una carne non sempre apprezzata da tutti, ma a mio avviso buonissima.
Posso portarvi a tal proposito, e tanto per cominciare, l’esempio della mia famiglia che è sempre stata divisa sul tema. Mio padre e mia madre non gradiscono per niente il coniglio, io soprattutto ed anche mio fratello lo mangiamo invece con piacere.
Certamente il suo gusto un po’ forte e deciso non lo rende alla portata di tutti, ma se ben cucinato ritengo sia davvero ottimo.
Inoltre la carne di coniglio è più magra rispetto ad altre carni, presenta ottime caratteristiche nutrizionali e si adatta bene alle diete degli sportivi.
Quanto ai diversi modi di cucinarla, vi sono almeno 2-3 preparazioni che non mancano mai nella mia cucina.
La prima ovviamente è il coniglio alla cacciatora, un classicissimo, ma non posso non citare una sua variante che rappresenta un monumento della cucina ischitana, il coniglio appunto all’ischitana, di cui ho parlato in tanti post (ad esempio qui o qui). Questa mitica ricetta beneficia oltretutto di un’ottima materia prima, proveniente dal coniglio di fossa di questa bell’isola che amo tanto.
Alcune volte ho anche preparato ricette con il coniglio meno consuete rispetto alla cucina tradizionale italiana come il lapin à la bière e mi sono sempre ripromesso di cucinare il coniglio con i funghi, che ho scovato in una carta di un ristorante di Udine alcuni anni fa.
Quella che vi propongo oggi invece è un’altra ricetta che spesso preparo e che proviene dalla Liguria, regione leader sul fronte delle erbe aromatiche che sono protagoniste in questa preparazione.
Avrete subito compreso che mi riferisco al coniglio alla ligure, una preparazione davvero profumata e deliziosa che vado a descrivervi.
 
Ingredienti (
per due persone)
 
Coniglio in parti, 400 grammi (quello di Carmagnola, che potrete trovare da Eataly, può fare al caso vostro)
Erbe aromatiche miste q.b. (basilico, salvia, rosmarino, timo, erba cipollina, menta, maggiorana: chi più ne ha, più ne metta)
Olive nere, 15-20 o più
Vino bianco e poco vino rosso
Aglio, cipolla
Pinoli (aggiunta facoltativa)
Olio extravergine di oliva ligure
Sale, pepe
 
Far soffriggere in una casseruola in olio evo la cipolla e l’aglio, ben sminuzzati.
Aggiungere il coniglio ben lavato e pulito e farlo rosolare per bene da tutti i suoi lati. Sfumare con del vino bianco e aggiungere successivamente anche una spruzzatina di vino rosso. Far evaporare l’alcol.
Introdurre quindi le erbe aromatiche e le olive nere denocciolate, salare, pepare e far continuare la cottura. Se serve, di tanto in tanto aggiungere un goccino d’acqua.
Quando il coniglio risulterà tenero, spegnere il fuoco e servire, distribuendo sul coniglio una generosa dose del goloso e profumato sughetto che si sarà formato.
Accompagnare il piatto con il vino rosso che meglio si abbina a questa ricetta: il ligure Rossese di Dolceacqua. Un vino prodotto in provincia di Imperia, strutturato ma al tempo stesso profumato, con sentori di macchia mediterranea e dal gusto sapido e iodato come il mare che non dista molto dalle vigne da cui proviene la relativa uva.
Cin cin e buon coniglio ligure a tutti!

24 febbraio 2013

Liguria, le specialità di un grande terra


 
L’altro ieri sera, nella bella cornice dell'H_Club Doney di Via Veneto a Roma, si è tenuta una piacevole serata dedicata alla Liguria.
Una regione che adoro come dimostrano i tanti post ad essa dedicati nel mio blog. La Liguria mi piace per il suo bel mare, le casette dei suoi borghi marinari tinte di colori pastello, la sua gente. Un popolo di marinai e di gente di mare che ho sempre apprezzato a dispetto di quanto si dice a proposito del loro carattere chiuso, poco aperto e molto parsimonioso.
Ovviamente adoro questa regione anche, last but not least, per la sua ottima cucina. Una cucina tra le migliori di Italia a mio avviso, che utilizza tanti ortaggi ed erbe aromatiche, sa bene come trattare il pesce, senza disdegnare i piatti di terra. E quindi nel complesso assolutamente non pesante ed altrettanto assolutamente in linea con i dettami della dieta mediterranea.
E’ stato quindi molto piacevole riassaggiare tanti cavalli di battaglia di questa buona cucina al Doney.
La serata, organizzata da Carlo Vischi nell’ambito del Progetto #pertuttiigusti, ha visto la partecipazione dello chef stellato Ivano Ricchebono, noto anche per la partecipazione in Tv alla ''Prova del Cuoco'' e titolare del ristorante The Cook di Genova Nervi (ed aggiungo anche tifoso della Sampdoria, squadra a me molto simpatica!).


Il braccialetto con i colori della Sampdoria dello chef
Con una interessante dimostrazione dal vivo lo chef ci ha mostrato tutti i segreti del pesto genovese, preparato al mortaio con un pestello rigorosamente di legno.
Anche se la cucina di oggi a volte porta ad utilizzare strumenti veloci e sbrigativi come il minipimer per preparare il pesto, è invece stato ancora una volta molto istruttivo vedere dal vivo la sua preparazione “artigianale”. Quest’ultimo è fatto innanzitutto di ingredienti di alta qualità e Dop: Aglio di Vessalico, Basilico genovese Dop, olio Riviera Ligure Dop, Parmigiano Reggiano Dop e Pecorino Romano Dop, oltre ai pinoli e al sale.
 
Dall'incarto si intravede il marchio Dop del Basilico genovese
 

Rispetto ai pesti più industriali una delle cose che fa la differenza è il grande profumo che viene su sin dalle prime battute delle operazioni di “pestaggio”. Un profumo che ricorda il mediterraneo, l’estate ed i suoi aromi. Ed in bocca è piacevole sentire a volte anche dei frammenti di basilico non perfettamente sminuzzati… E’ l’imperfezione (e non serialità) dell’artigianalità, cari miei…


Questo buon pesto lo abbiamo assaggiato in purezza (ottimo anche con la focaccia ligure), ma anche a condimento delle classiche trenette con fagiolini (altra materia prima tipica ligure) e patate; o ancora in arricchimento a sfiziosi finger food.
 
La sofficissima e profumata focaccia con le cipolle

Un altro piatto mitico offerto, poi, è il cappon magro che un ligure Doc presente alla serata ha definito “il piatto che si prepara alle persone che si vogliono veramente bene”.


A concludere degnamente la cena un dolce tipico di gran pregio e bontà: la Sacripantina (base di pan di spagna con crema al burro, cacao e nocciole), in questo caso in versione mignon.
E poi che dire dei vini? Semplicemente fantastici. Quello che più ho gradito è stato il Pigato “O mai bèn”, con sentori di cedro, alloro, macchia mediterranea.
 
 
Il produttore è il simpatico e preparato enologo Mauro Feola. Buono anche il rosso dal bizzarro nome Ormeasco di Pornassio di Casa Lupi e il Solarancio 2011 di La Pietra del Focolare.
Per non perdere anche a Roma (in attesa di recarsi sul posto) le specialità liguri ed il pesto fino al 28 febbraio potete recarvi quindi al Doney dove prosegue la rassegna ''Vi pestiamo tutti''. Info qui e nella locandina di seguito riportata.
 

9 giugno 2011

Sarzana & Monterosso


Nel mio weekend dedicato a Slowfish ho pernottato da mio zio a Sarzana ed ho potuto, anche se frettolosamente, visitare un paio di località dei dintorni.
Vi parlerò allora di Sarzana e di Monterosso, una località quest’ultima che fa parte delle mitiche “Cinque Terre”.
Sarzana è una cittadina interna della Liguria, non distante dal mare e dall’alta Toscana. Negli ultimi tempi è diventata un centro culturale abbastanza importante con il Festival della Mente che viene organizzato ogni anno in settembre; inoltre è interessante il mercatino dell’antiquariato che in modo caratteristico si distribuisce nel periodo estivo lungo le vie e viuzze del paese. In estate, poi, nella piazza principale di Sarzana vengono poste una serie di bancarelle che vendono prodotti tipici locali, anche cucinati ed elaborati secondo la maestrìa e la tradizione ligure ed “innaffiati” da dissetanti birre artigianali locali e delle regioni limitrofe.

Il castello di Sarzana
La cosa curiosa su Sarzana è che quasi mai ho mangiato al ristorante, visto che praticamente sempre mio zio mi offre pantagrueliche cene. Pertanto è bizzarro poter consigliare dei posti dove andare a mangiare senza quasi esserci stato.
Però qualcosa sicuramente posso dirvi:

• A Sarzana c’è il ristorante del velista Giovanni Soldini (“La compagnia dei balenieri”, Tel 0187 603537);
• A Sarzana c’è Gemmi, un importante caffè storico fondato da pasticcieri svizzeri in cui sono stato a prendere un caffè; Gemmi è veramente un gioiellino sia a livello di prodotti offerti (tra cui la spungata sarzanese e il buccellato) che come locale, un pò d’altri tempi. Carina anche la sala da tè interna e interessanti le iniziative culturali, musicali e di prosa.
• A Sarzana c’è un ristorante (Ottone I) segnalato da Davide Paolini (di cui mi fido ciecamente) che ne ha parlato nel Domenicale del Sole 24 Ore di due settimane fa e qui.
• A Sarzana sono sparse di qua e di là numerose bottegucce che vendono pasta fresca, prodotti tipici, torte rustiche, ortaggi ripieni e piatti preparati che sono davvero da non perdere. Ne segnalo allora almeno una: Cipollini - Via Antonio Bertoloni, 14, Tel. 0187 620274 presso cui già alcuni anni fa avevo fatto delle esperienze gastronomiche notevoli.

Quest’anno ho fatto anche un “toccata a fuga” a Monterosso, l’ultima delle Cinque Terre venendo da La Spezia.
Monterosso è un posto splendido ed ha secondo me tutte le caratteristiche per essere considerata una “località di villeggiatura completa”.
Dalla stazione il mare è a un passo, con un simpatico lungomare e delle spiagge attrezzate. Non manca anche la possibilità di camminare nel verde da un paesino all’altro delle Cinque Terre attraversando bei percorsi ed itinerari tra i boschi appena sopra il mare.
A non eccessiva distanza dal mare stesso, si trova il centro della cittadina, che è molto carino con tante piccole stradine e carruggi, ristorantini, negozietti e botteghe di prodotti tipici.


A Monterosso impazzano le acciughe (sotto sale, sott’olio, ecc.), visto che la zona è molto pescosa per questo tipo di pesce azzurro, ma vi sono degli ottimi limoni e non manca il vino passito della zona, lo Sciacchetrà.
Anche a Monterosso non ho avuto il tempo di sperimentare qualche ristorantino (ci sono stato solo un paio d’ore di mattina) ma ciò non mi ha impedito di assaggiare delle classiche ed ottime torte di verdure e le


altrettanto classiche focaccia al formaggio e torta di riso cui ogni volta che vado in Liguria non posso assolutamente rinunciare!

2 giugno 2011

Appunti sparsi da Slowfish


Due visitatori di Slowfish: che c'è di meglio di una buona compagnia, del mare, del sole e di un buon fritto di pesce?
In una splendida giornata di sole che soltanto le città di mare sanno valorizzare al massimo, ho fatto la mia visita a Slowfish, una fiera che amo tantissimo perché coniuga due passioni forti che io possiedo: il mare e l’enogastronomia (con tutte le possibili connessioni i tra i due concetti).
Bisogna premettere che mi aspettavo una fiera più grande e vasta, ma comunque gli stand che c’erano meritavano veramente di essere visitati con attenzione.
La parte più interessante ha riguardato a mio avviso i presìdi Slow food relativi ai prodotti del mare e ovviamente le interpretazioni che della materia prima pesce i grandi chef hanno fatto.
Nel primo caso si tratta, per chi non lo sapesse, di produzioni di nicchia ma di alta qualità che fanno capo a produttori nazionali od esteri che Slow food cerca di valorizzare. Nel secondo caso si poteva (e, aggiungerei, doveva) cogliere l’opportunità di degustare (a pagamento, of course) piatti a base di pesce magistralmente cucinati, a volte innovativi, a volte tradizionali.
Interessante è stata anche la parte dello street food legato al pesce (per lo più fritto) e quella relativa ai “panini d’amare”, ottimi sandwich di qualità farciti con del buon pesce ed altri ingredienti.
Ecco comunque in ordine sparso i miei appunti random e più specifici sulla mia giornata a Genova, divisi per temi:

  • colatura di alici: prodotto che chi mi segue sa che adoro. Allo stand del presidio slow food della colatura di alici di Cetara ho fatto un’interessante chiacchierata con un responsabile. Quest’ultimo mi ha detto che ora questo prodotto sta per essere realizato (come ho poi constatato successivamente in altri stand) ed “imitato” anche in altre zone d’Italia, che vorrebbero chiedere la Dop ma i quantitativi di prodotto sono limitati, che si produce anche all’estero in un paese della Languedoc Roussillon chiamato Sète. Sète è un villaggio di pescatori la cui popolazione è costituita addirittura per un 30% da persone provenienti da Cetara di Amalfi. A salvaguardia della tradizione, mi piacerebbe assaggiare questo prodotto francese che comunque è legato in qualche modo a Cetara e non la colatura di altre parti d’Italia, anche per una sorta di “dispetto” per chi “è arrivato molto dopo”. Mi è piaciuto molto inoltre osservare da vicino (e fotografare) il contenitore dal quale “cola” la colatura di alici (a chi è interessato spiegherò poi meglio il processo di produzione);
Dal recipiente grande "cola" la colatura goccia a goccia...
  • assaggi: gli assaggi si dividono in piccoli (quasi sempre gratuiti) e grandi (quasi sempre a pagamento). Tra i piccoli da rimarcare quelli di piccolissimi gamberetti, di baccalà, di acciughe. Tra i grandi mi devo soffermare su alcuni ottimi piatti assaggiati. Il primo è quello effettuato in uno stand che faceva capo ad un ristorante veneto e precisamente alla Trattoria Al Ponte di Lusia (RO). Il piatto più buono era costituito da 2-3 ravioloni ripieni di branzino e conditi con pesto senza formaggio, zucchine e pomodori confit: davvero squisito! Ho assaggiato inoltre un notevole piatto, dello chef indiano Manjit S. Gill costituito da riso basmati condito con un ragù di pesci misti, latte di cocco, verdure e zafferano;





  • seminari del gusto: volevo tanto partecipare nella giornata di domenica ad un evento nel quale non c’era più posto. Protagonista era lo chef Gaël Orieux dello stellato Auguste di Parigi, padrino della campagna Mr Goodfish che promuove lo slogan “Buono per voi, buono per il mare”. Come si legge nel sito di Slowfish “l’iniziativa nasce per incoraggiare il consumo responsabile e consapevole del pesce, mettendo a disposizione di cuochi e ristoratori un elenco dettagliato – che include luoghi e fornitori – delle specie da preferire in base alla stagione e alla effettiva quantità disponibile, diminuendo così i costi (acquisti locali e meno miglia percorse nei trasporti) e favorendo la rigenerazione degli stock”. Peccato, sarà per la prossima!
  • rivalutazione specie poco conosciute e pesce azzurro: mi sono molto piaciute le diverse iniziative promozionali, che condivido fortemente, volte alla diffusione e alla rivalutazione del pesce dimenticato e “povero” che, se ben cucinato e valorizzato, è ottimo e fa anche molto più bene alla salute rispetto alle specie più classiche;

  • lato folkloristico: mi emoziona sempre vedere i pescatori vestiti con i loro abiti tipici, le barchette in legno, le reti, le nasse e tutti coloro i quali lavorano attorno al mondo della pesca e del pescato (ora stanno sorgendo anche i primi agriturismi del mare);

  • i frutti di mare le mie care ostriche di Bretagna: in genere in questi eventi è un tripudio di coquillages e frutti di mare che fanno la loro bella figura e sono proprio fotogenici oltre che ottimi; non potevo certo esimermi dall’assaggiare le “mie” ostriche della “mia” Bretagna, ma anche dal riassaggiare dopo tanto tempo i cosiddetti “fasolari”, un frutto di mare dall’interno molto colorato.


Queste le mie brevi impressioni ed appunti. Per altre info golose sul mio weekend in Liguria dovrete attendere i prossimi post…
Buon ponte del 2 giugno!

19 marzo 2010

Oro ligure

Cominciamo dalla fine. Più di un mese e mezzo fa, ho acquistato un’ottima qualità di farina di mais che di solito non uso spesso e quindi il primo utilizzo non poteva che essere “basic” e classico.
Ho quindi preparato una bella polenta, evitando preventivamente di andare in palestra visto che nel girarla per 40-45 minuti ho rafforzato i muscoli di entrambe le braccia…
Ho condito poi la polenta con Fontina e funghi misti ed il risultato è stato davvero appetitoso e gustoso.

Ora poiché ho a disposizione ancora una discreta quantità di farina di mais, intendo utilizzarla nei seguenti modi:

- “Amor polenta”, dolce che proviene da una ricetta che gentilmente mi ha fornito Rossella;
- La sbrisolona mantovana;
- Torta di mais alle mele (questa già fatta, buona!);
- Crespelle di farina di mais.

Al di fuori di queste ricette, qualcuno sa consigliarmi altri simpatici utilizzi della farina di mais?
Ma dove avevo comprato quell’ottima farina di mais di cui sopra?
Tutto nasce in occasione della festa di Chiara (tenutasi a fine gennaio scorso), quando a casa sua abbiamo mangiato una fantastica polenta accompagnata con dell’ottima carne e relativi differenti ragù.
Il giorno dopo, prima di ripartire, Chiara ci ha portati a visitare proprio l’azienda agricola che produceva non solo questa farina, ma anche mille altre specialità tra cui degli ottimi formaggi caprini e vaccini.
Siamo quindi andati con lei, Annalena e una sua amica, a fare un minitour in quest’azienda, addentrandoci ed inerpicandoci sulle stradine tortuose e montuose appena dietro Cogoleto (GE).
Approdati alla Fattoria Montegrosso (questo il nome dell’azienda) il proprietario, molto gentilmente, ci ha fatto visitare praticamente l’intera struttura, con tutti i suoi animali di vario tipo (polli, galline, conigli, capre, ecc.) ...

...e ovviamente abbiamo finito per portarci a casa un discreto “bottino” di golosità, offerte “dal produttore al consumatore”.
Spettacolare anche l’entrata nella casupola dove i familiari del proprietario stavano preparando delle profumatissime pizze rustiche alle erbe (come era tirata sottilmente la pasta!) da infornare in uno scoppiettante forno a legna e da offrire nell’ambito di alcuni mercatini locali.


Il tutto in un contesto molto bello dal punto di vista naturale e in una radiosa giornata di sole, con il mare che più in giù, dopo poco, ci avrebbe riaccolto a braccia aperte!


Fattoria Montegrosso
Loc. Montegrosso
Sciarborasca – Cogoleto (GE)
Tel. 010 9188375
Cell. 328 2025805

4 febbraio 2010

Il party delle meraviglie

Era da tempo che volevo conoscere Chiara. Ci scrivevamo già da prima che lei inaugurasse il suo interessante blog, trasudante di passione per la cucina e per il mare. Tante volte siamo stati vicini a vederci, come quando sono stato al Salone Nautico di Genova o quando lei è venuta a Roma. La mancanza di tempo, però, ci aveva impedito di conoscerci. Ma quando Chiara, un mese fa, mi ha invitato per festeggiare insieme ad altri blogger il suo compleanno, mi sono detto che questa poteva essere finalmente un’ottima occasione.
Nel momento in cui il weekend del suo compleanno è finalmente arrivato, ho quindi preso un bel treno da Roma e sono approdato nella mia amata terra ligure: località Cogoleto, non lontano da Genova e Varazze. Chiara è davvero una persona eccezionale: solare, disponibile, generosa, espansiva. Ha accolto inoltre me e gli altri ospiti in un delizioso posto, arredato veramente con gusto e con una splendida vista sul mare.
Appena arrivato, ho fatto anche la conoscenza di due ragazze toscane, Cecilia e Marcella, anche loro molto simpatiche e preparatissime su ogni aspetto del vasto mondo dell’enogastronomia. Arrivando a casa di Chiara, mi ha colpito la vastissima “collezione” di libri di cucina (se sapevo, non avrei rischiato di regalarle un libro di cucina, che poi per fortuna non aveva…) e la sua vasta attrezzatura di pentole, padelle ed accessori, degna delle migliori cucine professionali. Tutto ciò, unito ad una sapienza nella preparazione dei cibi, acquisita anche con molti corsi di cucina frequentati, non poteva che produrre ottimi piatti da offrire ai suoi ospiti. Il tutto con l’aiuto di bravissimi e preparatissimi “collaboratori” ospiti.
Ma andiamo con ordine. Quando sono arrivato il sabato pomeriggio, abbiamo approfittato delle poche ore di luce ancora a disposizione per visitare il paese di Cogoleto e comprare gli ultimi ingredienti prima della cena. Il paesino, come molte località di mare della Liguria, è caratterizzato da stretti carruggi, con tante piccole bottegucce piene di specialità enogastronomiche regionali. Abbiamo anche approfittato della presenza di un mercatino lungo le strade del centro per acquistare formaggi molto gustosi. Uno in particolare ci ha colpito, in quanto stagionato nel miele e nei fiori di campo, che conferivano al formaggio un complesso insieme di profumi e di sapori.

Quasi al calar del sole, non prima di aver ammirato il tramonto sul lungomare, si torna a casa per preparare la cena della sera e qualcosa per il pranzo del giorno dopo, quando sarebbero venuti tutti gli altri ospiti. Nel frattempo arrivano anche Chiara ed Andrea di Firenze. Prepariamo quindi delle deliziose frittelle di “gianchetti” che avevo tanto “sognato” qualche ora prima (senza sapere che fossero offerte) quando sul treno per arrivare a destinazione era di fianco a me un pescatore che mi diceva che proprio adesso è il periodo giusto per mangiare degli ottimi gianchetti.
Ma la cena prevedeva anche una pasta al ragù di totani ripieni (una delizia) e dei bocconcini di rana pescatrice cucinati alla siciliana (olive, capperi, pomodori, pinoli e uvetta).

La cena termina con degli ottimi dolcini al cioccolato ripieni di marmellata, preparati da Marcella e con una piacevole conversazione finale prima di andare a dormire.
Il giorno successivo, in una luminosa e splendida giornata, dopo una strepitosa colazione a base di scones, marmellate fatte in casa e altre prelibatezze, abbiamo subito iniziato la preparazione dei numerosi piatti da servire per il pranzo. In particolare è terminata la preparazione dei croissant, che sono veramente risultati sublimi ed adatti anche per essere farciti con ingredienti salati. Inoltre, con la collaborazione di altri ospiti che man mano affluivano (le simpaticissime “Acquaviva” e Paola, e poi Piero, Angelo e altri ancora), sono stati preparati i restanti piatti, a volte anche già cucinati, in omaggio alla festeggiata.
Il pranzo era degno di una tavola di Natale: aperitivo atipico con bomboloni (fatti in casa) alla crema pasticcera...

...e poi abbondanti antipasti tra cui: cornettini fatti in casa riempiti da quasi tutti gli ospiti con prescinseua (cagliata fresca leggermente acidula, ligure, simile alla ricotta) e lonzino marinato; panissa a tocchetti condita con olio, sale, pepe, aceto e cipollotti; testun al Barolo…

Tra i primi, un ruolo centrale era ricoperto da un’ottima polenta locale “ai quattro ragù rossi”: ragù di polpettine, di salsicce, di costine e funghi e bolognese. Qualcuno ha giustamente detto che i quattro ragù avevano quattro diverse tonalità di rosso...

Erano inoltre presenti anche piatti etnici, come il couscous di verdure di Chiara e il curry di verdure di Acquaviva. Per un maggior dettaglio sui piatti offerti, comunque, potete dare un’occhiata qui e qui.
Torta finale altrettanto ottima e fresca (bavarese con pere e caramello) e ancora una piacevolissima compagnia a chiudere la giornata, nonostante le partenze di alcuni invitati.
Ancora un enorme grazie a Chiara!