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30 dicembre 2025

Buone feste con il mio primo Cappon magro

Ho trascorso il Natale in famiglia e la voglia di scrivere in questo periodo non è molta, ma quella di cucinare non manca mai.

Tra le tante cose che ho preparato in questi giorni, oltre a un fantastico risottino della Vigilia ai crostacei con una bisque deliziosa, ho cucinato anche un ottimo Cappon magro, sempre in occasione della cena pre-natalizia.

Il cappon magro, come certamente saprete, è un piatto ligure a base di verdure e di pesce deliziosamente alternati e condito con salsa verde; presenta inoltre anche una base composta da una “galletta del marinaio” appena bagnata con acqua e aceto. Si serve normalmente alla Vigilia di Natale, ma si degusta anche in altri periodi dell’anno.

Ho mangiato un fantastico Cappon magro alcuni anni fa da Manuelina (locale di cui ho parlato più volte su questo blog, si veda questo link) a Recco, ma quest’anno ho voluto per la prima volta prepararlo in casa.

Il risultato è stato ottimo, anche perché il cappon magro è non solo buono ma anche bello esteticamente, con tanti strati di colore alternati che lo rendono particolarmente attraente e scenografico, facendo fare un’ottima figura con gli ospiti, magari nei giorni di festa, a chi lo prepara.

E a proposito di feste, vi auguro di trascorrere questo periodo di fine/inizio anno in serenità. Auguri a tutti!

14 dicembre 2025

A scuola di polpettine svedesi con l’Ambasciata di Svezia

 

Siamo ormai nel pieno dell’atmosfera natalizia ed un piatto tipico di questo periodo e non solo sono le famose e mitiche polpettine svedesi con marmellata di mirtilli rossi.

Un piatto divenuto noto anche grazie all’IKEA e la cui dettagliata esecuzione ho avuto modo di sperimentare nel corso di uno show cooking online organizzato dall’Ambasciata di Svezia in occasione dell’interessante evento culturale denominato “Novembre Nordico.

Vado quindi a descrivervi l’esecuzione di questa interessante ricetta, in cui in un piatto unico si possono trovare oltre alle polpettine (irrorate da salsa di panna) e alla marmellata di mirtilli rossi (reperibile all'Ikea, ma anche al Carrefour) anche del puré rustico e dei meravigliosi cetrioli in agrodolce. 

INGREDIENTI

Per le polpette

100 ml di latte

pangrattato

300 g di carne macinata di manzo, maiale o carne mista

1 cucchiaino di sale

1 uovo

1 cipolla piccola

1 pizzico di pepe

burro

sale

Per il puré di patate

400 g di patate pelate

100 ml di latte

75 g di burro

un pizzico di noce moscata grattugiata

sale

Per la salsa di panna

300 ml di panna da montare

1 dado da brodo

1 cucchiaio di salsa di soia

1 cucchiaio di burro

sale e pepe

Per i cetrioli sottaceto

1 cetriolo

3 cucchiaini di sale

2 cucchiai di aceto o aceto di alcool

100 ml di acqua

2 cucchiaini di zucchero

pepe bianco

prezzemolo tritato


ESECUZIONE

Eliminare la buccia dal cetriolo e tagliarlo a fettine sottili. Aggiungere del sale mescolando bene e porre sopra ai cetrioli un peso (va bene una ciotola piena d’acqua) in modo da fargli perdere liquido.

Inserire in una boule il pangrattato e il latte e mescolare. Aggiungere la carne macinata, il sale, il pepe bianco, la cipolla tritata finemente e l’uovo. Mescolare bene ancora. Con l’impasto così ottenuto formare delle polpette non troppo grandi, aiutandosi con le mani bagnate.

Nel frattempo cominciare a preparare la salsa: mettere a sciogliere il burro con 3/4 della panna fresca (lasciarne quindi un po' da parte). Quando inizia il bollore, aggiungere del brodo di carne (ottenuto col dado). Far bollire a fuoco basso fino a riduzione.

Mettere a bollire le patate; aggiungere intanto nei cetrioli (ai quali sarà stato tolto il liquido formatosi in precedenza) dell’aceto e del prezzemolo. Metterli di nuovo sotto un peso.

Friggere le polpette a fuoco medio in una adeguata dose di burro fuso, girando frequentemente.

Una volta cotte le patate, mettere in una casseruola il burro e il latte facendo scaldare il tutto e aggiungendo del sale. Incorporare le patate schiacciate (anche con una forchetta va bene, se rimane qualche pezzo non fa niente, il puré deve avere un aspetto rustico!) e mescolare bene. Aggiungere anche del pepe bianco e noce moscata.

Togliere intanto le polpette cotte dalla padella e in quest’ultima versare la rimanente panna alzando il fuoco, recuperando in tal modo tutti i succhi rilasciati dalle polpette. Una volta terminato tale lavoro, versare questo composto nella salsa di panna di cui sopra. Aggiungere del pepe (nel periodo natalizio si utilizza il pepe di Giamaica per dare un tocco di esoticità) e qualche goccia di salsa di soia (io non avendola ho aggiunto poco aceto balsamico).

Arriviamo quindi alla composizione del piatto: inserire le polpette cotte ricoperte di salsa di panna, di fianco aggiungere una generosa dose di puré, i cetrioli scolati e la marmellata di mirtilli rossi.

Gustare ogni boccone unendo insieme ogni componente del piatto, quindi polpette+panna+puré+cetrioli+marmellata: un’esplosione ben bilanciata di sapori dolci-salati con i cetrioli che donano freschezza e stemperano la grassezza di altri elementi che compongono la ricetta.

Davvero un gran bel piatto, opulento, che oltre ad essere della tradizione nel paese di origine, alle feste di Natale, anche in Italia, si adatta benissimo!

 

Ps: a proposito di Svezia, in questo paese le casette di pan di zenzero (pepparkakshus) sono una tradizione amatissima del Natale. Alcune sono semplici e rustiche, altre delle vere e proprie opere d’arte. Ed oggi all’ArkDes, il centro svedese di architettura e design a Stoccolma, si celebra la grande competizione delle Case di Pan di Zenzero 2025. Ogni anno al concorso di ArkDes partecipano grandi e piccoli, dilettanti e professionisti che sfoggiano la propria creatività dando vita a fantasiose costruzioni di pan di zenzero che vengono esposte durante i mesi natalizi. Che bello!

30 novembre 2025

Che scoperta la pizza rentorta del Cicolano!

L’ultima settimana di novembre si è tenuto il quarto ed ultimo appuntamento di quest’anno degli show cooking on-line organizzati dalla Camera di Commercio di Rieti e Viterbo e dalla sua Azienda Speciale Centro Italia nell’ambito del Progetto Turismo e Cultura.

A condurre lo show cooking questa volta è stata l’agrichef Giuseppina Silvi che ci ha proposto una ricetta povera ed antica della tradizione contadina del Cicolano, basata su ingredienti semplici e nata per evitare gli sprechi.

La ricetta in origine era molto semplice ed aveva come ripieno soltanto cacio e pepe, mentre nel tempo si è arricchita, prevalentemente con salsicce e verdure, ma sempre seguendo il criterio dell’utilizzo di ingredienti di facile reperibilità. Veniva preparata in ambito domestico, tramandandosi poi di generazione in generazione. Il nome “rentorta” deriva dal fatto che la sfoglia, dopo essere stata riempita, viene arrotolata su se stessa a formare un serpentone e poi fatta ruotare a spirale. La cottura tradizionale avveniva nel forno a legna o sotto il “coppo”.

Ecco come si prepara la ricetta classica: 

INGREDIENTI

Uova - 3; olio EVO; farina - gr. 500; pecorino - gr. 200; pepe; sale.

ATTREZZATURE

Spianatoia, mattarello (possibilmente grande), teglia per il forno (non serve una teglia specifica)

ESECUZIONE

Impastare la farina con le uova, aggiungendo dell’acqua quanto basta (per mantenere il panetto morbido quando si ammassa) e sale. Lasciare riposare l’impasto per mezz’ora.

Stendere poi la sfoglia su una spianatoia con un mattarello grande, in modo che risulti sottilissima.

Riempire la sfoglia con pecorino, pepe e un po' d’olio EVO, arrotolarla e girarla a spirale disponendola poi nella teglia da forno. Spennellarla con tuorlo d’uovo. Infornarla quindi a 180 gradi per 30 minuti.

Una mia versione "monoporzione" della pizza rentorta

Il risultato è stato davvero soddisfacente, con una piacevole croccantezza della pasta che può essere tagliata in piccole fettine, ad esempio per un aperitivo molto gustoso (e un bel bianco laziale in accompagnamento).

Finiscono qui questi show cooking sempre molto interessanti e formativi. Ringrazio quindi ancora una volta gli organizzatori e in particolare Paola Cuzzocrea https://www.facebook.com/paola.cuzzocrea.16 per l’invito e per la perfetta organizzazione. Non mi resta che replicare ancora nella mia cucina questi piatti e diffondere e comunicare la loro bontà. E non mi resta ancora che visitare i relativi territori del reatino, che non conosco troppo bene e che vale davvero la pena di vivere a tutto tondo!

24 novembre 2025

L’essenza di Rascino in un piatto

Foto Azienda Speciale Centro Italia

 Un altro show cooking molto interessante organizzato dalla Camera di Commercio di Rietie Viterbo e dalla sua Azienda Speciale Centro Italia è stato quello che ha avuto come protagonista una materia prima di grande eccellenza del territorio reatino ed in particolare del Cicolano: la lenticchia di Rascino.

Siamo nell’omonimo altopiano, ad un’altitudine tra i 900 e i 1300 metri, sospesi tra cielo e terra, quasi al confine con l’Abruzzo, sopra il Lago del Salto, dove il vento accarezza i campi e il tempo sembra rallentare. Qui crescono le lenticchie di Rascino, piccole e preziose, simbolo di un’agricoltura antica e resistente. 

La lenticchia di Rascino, presidio Slow Food 

Vale la pena di spendere qualche parola in più su questa lenticchia e sul territorio in cui viene coltivata. Sul sito dei Presìdi di Slow Food nella scheda relativa alla lenticchia di Rascino si legge che “per via della scarsità di insediamenti umani, la lenticchia si coltiva in una terra isolata e incontaminata, ricca di piante selvatiche e di numerose popolazioni animali (tra cui il lupo). Da sempre, in quest’area, le uniche attività possibili sono la pastorizia e la coltivazione di lenticchie, farro e biancòla, una varietà locale di grano tenero”.

L’altopiano di Rascino è da sempre un luogo di transumanza, con i pastori che si spostavano dai pascoli montani a quelli della campagna romana. Durante il tragitto, era tradizione portarsi delle lenticchie da coltivare in estate sull’altopiano. Le lenticchie erano infatti facili da coltivare e da conservare e oltretutto molto nutrienti. La lenticchia di Rascino si raccoglie ad agosto e presenta un seme piccolo di colore marrone, con poche maculature e sfumature rossastre. La coltivazione inizia ad aprile, quando la neve non c’è più ed è possibile l’accesso all’altopiano. Le famiglie della zona hanno conservato il seme, tramandandolo di generazione in generazione, e oggi alcuni giovani hanno affiancato i coltivatori più anziani, creando una associazione per tutelare questa antica varietà (ad oggi sono una ventina i produttori). 

Lo show cooking 

Lo show cooking che ha avuto come protagonista la lenticchia di Rascino, è stato moderato da Paola Cuzzocrea della CCIAA di Rieti e Viterbo e diretto dallo chef Marco Mattetti. 

Foto Azienda Speciale Centro Italia

E' stato uno show cooking direi molto formativo, sia dal punto vista delle informazioni sul territorio del Cicolano e della sua lenticchia sia da quello tecnico-gastronomico, con tanti piccoli/grandi suggerimenti per la buona riuscita del piatto, denominato “Essenza di Rascino”. Ecco la ricetta: 

INGREDIENTI

Lenticchie di Rascino – 200 g; mezza cipolla e carota; mezza costa di sedano; aglio in camicia – 1 spicchio; brodo vegetale o acqua – 700 ml; Olio EVO – 60 ml; sale e pepe nero – q.b.; paprika affumicata(facoltativa); uova freschissime - 4; pane ai cereali - 100gr; pomodorini maturi q.b.; zucchero di canna; timo. 

PREPARAZIONE

PER LA CREMA DI LENTICCHIE DI RASCINO

Rosolare dolcemente le verdure con olio. Unire le lenticchie precedentemente lavate (non necessitano di ammollo) e coprire con brodo o acqua. Cuocere 30–35 minuti, aggiungendo l’aglio soltanto negli ultimi minuti di cottura. Frullare, filtrare e regolare di sale e pepe. 

PER L’UOVO NUVOLA IN COCOTTE

Separare albumi e tuorli. Montare gli albumi con un pizzico di sale fino a neve morbida. Formare 4 nidi in cocotte unte leggermente d’olio (ma i nidi si possono anche deporre in modo delicato direttamente sulla carta da forno) e cuocere in forno statico a 180°C per 5 minuti. Adagiare i tuorli al centro (conservati precedentemente in frigo in un piatto con una goccia di olio sul fondo) e cuocere altri 3–4 minuti. 

CRUMBLE DI PANE AI CEREALI

Tostare il pane a 180°C per 5–6 minuti, sbriciolare e condire con olio e sale (se lo avete, usate quello in fiocchi). 

GOCCE DI POMODORO ARROSTO AL TIMO

Tagliare i pomodori a metà, condirli con sale, zucchero, timo e olio. Cuocere in forno statico a 180°C per 25–30 minuti, poi frullare e filtrare per ottenere una salsa densa e lucida. 

IMPIATTAMENTO

Spargere la crema calda di lenticchie sul fondo del piatto. Adagiare al centro l’uovo nuvola, completare con crumble di pane ai cereali e gocce di pomodoro arrosto al timo. La finitura può essere realizzata con germogli di timo fresco, volendo con paprika affumicata e con un filo d’olio Sabina DOP.

 

Come sottolineato dallo chef Mattetti, ideatore del piatto, questa preparazione vuole essere un omaggio alla terra e alla semplicità. Le lenticchie, nate sull’altopiano sopra il Lago del Salto, raccontano la forza del territorio e la dignità del lavoro agricolo, afferma lo chef. L’uovo, emblema di vita e rinascita, si posa su di esse come un segno di speranza. Un piatto che celebra le radici, la stagionalità e il valore umano del cibo, ricordando che la vera eleganza nasce dall’essenziale.

22 novembre 2025

Il crème caramel di marroni antrodocani con fonduta di pecorino e crumble di guanciale

 

E’ tempo di show cooking on line, come ho già sottolineato nello scorso post, nell’ambito del Progetto Turismo e Cultura della Camera di Commercio di Rieti e Viterbo e della sua Azienda Speciale Centro Italia.

Dopo la ricetta realizzata i primi di novembre di cui ho parlato qui, vi illustro oggi la seconda preparazione del mese e cioè un goloso crème caramel ai marroni antrodocani con fonduta di pecorino amatriciano e crumble di guanciale (sempre amatriciano) che ho realizzato sotto la guida dello chef Marco Bartolomei.

Tanti splendidi ingredienti del territorio reatino si sono quindi combinati in un piatto che può essere servito come antipasto o contorno e che, contrariamente al nome, non è dolce ma salato e ben si concilia con i colori dell’autunno (anche reatino).

Ecco come si realizza(la preparazione, vedrete, è facile e veloce):

INGREDIENTI

Marroni antrodocani essiccati dell’Alta Valle del Velino: 200 gr. – panna (preferibilmente fresca, ma va bene anche la UHT): 240 gr. - tuorli d’uovo: 2 - uovo intero: 1 - sale e pepe: qb - pecorino dell’Azienda Petrucci di Amatrice: 120 gr. - latte: qb – guanciale amatriciano: 200 gr. 

PROCEDIMENTO

Idratare i marroni, mettendoli in ammollo tutta la notte. Successivamente bollirli con tre foglie di alloro e un pugno di sale grosso. Quando saranno cotti, lasciarli interi a scolare. 

Per il crème caramel 

Una volta raffreddati i marroni, schiacciarli con una forchetta lasciandone da parte alcuni interi per decorare il piatto. Inserire quelli schiacciati in un recipiente, quindi aggiungere un uovo intero e due tuorli, la panna, un po’ per volta, e frullare il tutto con un minipimer fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Aggiungere poco sale.

Col composto così ottenuto riempire 6-8 pirottini precedentemente unti con burro od olio. Abbiate cura di riempirli fino a 3/4 di altezza, al fine di evitare che durante la cottura il composto fuoriesca dal suo contenitore.

Cuocere a bagnomaria i pirottini, in padella, per un quarto d’ora: disporre in particolare i pirottini in padella e aggiungere dell’acqua nella padella stessa fino alla metà della loro altezza; coprire con un coperchio. Iniziare a cuocere a fuoco piuttosto alto, poi abbassare la fiamma dal bollore in poi.

Quando i crème caramel saranno gonfi e si staccheranno dai bordi, saranno pronti. Far riposare alcuni minuti prima di impiattarli. 

Per la fonduta (cremoso di pecorino)

Sciogliere a fuoco basso il pecorino grattugiato con poco latte fino ad ottenere una salsa densa. 

Per il crumble di guanciale 

Tagliare una fetta di guanciale dello spessore di circa mezzo centimetro, eliminando la cotenna; quindi ridurla a tocchetti. Far cuocere il guanciale in una padella antiaderente a fuoco medio-basso finché non diventerà croccante. 

La composizione del piatto 

Sul fondo del piatto creare un disco di cremoso di pecorino. Adagiarci sopra un crème caramel di marroni e guarnire sopra e ai lati con il crumble di guanciale croccante e qualche marrone intero, anche brevemente “lucidato” nel grasso del guanciale.

E ora non vi resta che gustare questa bontà. Bon appétit!

Il concetto di base per la creazione di questo piatto può essere adattato anche a innumerevoli altre preparazioni. Lo chef Bartolomei, ad esempio, ci ha suggerito di preparare con il metodo visto sopra dei tortini di patate (su salsa di funghi e porcini sparsi, aggiungo io), o dei budini di piselli guarniti da seppie (e nero di seppia sul fondo, aggiungo io).

Ma su questo tema la creatività può essere infinita ed ho notato che già alcuni colleghi del gruppo di giornalisti/blogger che partecipano insieme a me a questi show cooking hanno già cominciato a sbizzarrirsi. Occorre che provveda anche io 😉

8 novembre 2025

La versatilità del Fagiolo Gentile di Labro

Sono ripresi gli show cooking per promuovere i prodotti e i piatti tipici dell’Alto Lazio, in questo caso del Reatino.

Come sottolineato in altri miei post, questi interessanti show cooking sono organizzati dalla Camera di Commercio di Rieti e Viterbo in collaborazione con la sua Azienda Speciale Centro Italia. Il tutto rientra in un progetto denominato "Turismo e Cultura", che ha l’obiettivo di promuovere le eccellenze enogastronomiche del territorio ed i luoghi in cui sono realizzati i prodotti tipici protagonisti delle tradizioni dell’Alto Lazio.

Da rilevare che recentemente questi prodotti, oltre ad essere valorizzati dal già affermato marchio collettivo relativo alla Tuscia (marchio Tuscia Viterbese), possono fregiarsi di un analogo bollino relativo alla provincia di Rieti, che prende il nome di REA – Qualità Reatina (più info qui).

Tornando agli show cooking, in questo mese gli appuntamenti sono quattro e potranno essere agevolmente seguiti in diretta Facebook sulle pagine dei due Enti ai link sopra indicati. Come di consueto, diversi giornalisti e blogger da tutta Italia (tra cui io) si metteranno alla prova per preparare, sotto la supervisione di uno/a chef, golosi piatti tipici siano essi tradizionali o con un tocco di creatività, a partire da eccellenti materie prime provenienti da questi territori.

Questi incontri on line sono cominciati il 4 novembre scorso con la realizzazione di una ricetta condotta dallo chef Marco Mattetti del ristorante Radici di Labro.

Abbiamo preparato in particolare degli 

GNOCCHETTI DI FAGIOLO GENTILE DI LABRO SU CREMA DI ZUCCA E PETALI DI GUANCIALE, CON OLIO AL ROSMARINO E ZEST D’ARANCIA

Ecco gli ingredienti della ricetta:

Fagioli Gentili secchi (ottimi quelli dell’azienda agricola Curini Michela) – 200 gr.; Patate (del Cicolano) – 150 gr.; Farina – circa 100 gr.; Zucca delica o mantovana – 400 gr.; Guanciale – 80 gr.; Rosmarino fresco (solo aghi teneri) – 1 cucchiaino; Zest d’arancia non trattata – la scorza grattugiata di ½ frutto; Olio extravergine d’oliva – 40 ml; Sale e pepe nero – q.b.; pecorino del reatino stagionato – q.b. da grattugiare al momento del servizio

Procedimento

IL GIORNO PRIMA

Metti in ammollo i fagioli Gentili per 12 ore, poi lessali in acqua leggermente salata finché morbidi. Lessa anche le patate.

IL GIORNO DOPO

Schiaccia i fagioli e mescolali con le patate lesse passate e la farina, impastando fino a ottenere una massa omogenea e non appiccicosa.

Forma dei rotolini e taglia gli gnocchetti, poi falli asciugare su un vassoio infarinato.

Cuoci la zucca a vapore o al forno con un filo d’olio e sale, poi frullala fino a ottenere una crema liscia e vellutata. Regola di sale e pepe.

Taglia il guanciale a petali sottili e rendilo croccante in padella a fuoco medio/basso. Trasferisci i petali croccanti su carta assorbente per eliminare l’eccesso di grasso.

Per il battuto aromatico: sbollenta il rosmarino per 5 secondi, raffreddalo in acqua e ghiaccio, asciugalo e frullalo con l’olio e lo zest d’arancia fino a ottenere un condimento verde e profumato.

Cuoci gli gnocchetti in acqua salata fino a quando salgono a galla, scolali e saltali nella padella con il grasso del guanciale per insaporirli e lucidarli leggermente.

Adagia infine nel piatto gli gnocchetti sulla crema di zucca calda, aggiungi i petali di guanciale croccante e qualche goccia del battuto aromatico al rosmarino e zest d’arancia. Completa con una grattugiata di pecorino, che aggiungerà sapidità e contrasto visivo.

Un piatto meraviglioso, equilibrato che abbina la dolcezza della zucca al carattere gentile del fagiolo, mentre il guanciale e il pecorino aggiungono una nota sapida e croccante. Il battuto di rosmarino e zest d’arancia, poi, completa il piatto con un profumo fresco, balsamico e aromatico, “sgrassando” e bilanciando l’eccesso di sapidità del piatto.

Un cenno finale ad un protagonista di questa ricetta, il fagiolo gentile di Labro. Ne ho parlato già in un altro mio post, ma mi preme sottolineare l’eccezionalità di questa materia prima che si distingue per la sua consistenza cremosa e vellutata. Presenta un gusto delicato e piacevole e non si percepisce la presenza della buccia che è sottile ed elastica. Tutti elementi che lo rendono particolarmente attrattivo per la ristorazione. Per assaporarlo al meglio, deve essere degustato semplicemente, condito con poco olio extravergine di oliva e sale, ma naturalmente è adatto anche a qualsiasi altra ricetta (con le cotiche, con aglio, pomodoro e salvia, ecc.).

Il prossimo appuntamento con gli show cooking on line è per lunedì 10 novembre alle ore 19 quando sarà realizzata la ricetta del crème caramel di marroni con lo chef Marco Bartolomei. Seguitemi!

26 ottobre 2025

LU: la dolce storia della biscotteria di Nantes

Durante il mio approdo a Nantes la scorsa estate ho potuto gradualmente scoprire, oltre a una città frizzante e sfiziosa, anche la storia del glorioso biscottificio LU.

Una celebre azienda che si trovava in una zona centrale di Nantes, lungo i quai della Loira e di fronte al famoso castello, che oggi ha lasciato il posto ad un centro culturale. La storica fabbrica LU ha chiuso infatti i battenti nel 1989, ma il suo spirito vive ancora. Dal 2000, l’edificio è stato trasformato in un centro di cultura d’avanguardia che ospita spettacoli, mostre, concerti, un bar, un ristorante, una libreria e persino un hammam. Il suo nome è ora Le Lieu Unique, mantenendo quindi sempre le stesse iniziali LU.

E la torre LU, restaurata nel 1998 ed edificata a suo tempo per fini pubblicitari, è oggi uno dei simboli architettonici della città. Il Lieu Unique è diventato un punto di riferimento per la vita culturale della città, mantenendo viva la memoria della biscotteria attraverso eventi e iniziative artistiche.

Ma riavvolgiamo il nastro e ripartiamo dalle origini di questa biscotteria-pasticceria.

La sua storia (il nome deriva dalle iniziali dei cognomi dei fondatori: Lefèvre e Utile) inizia nel 1846 a Nantes, quando Jean-Romain Lefèvre, originario di Varennes-en-Argonne, si trasferisce in questa città per aprire una pasticceria. Insieme alla moglie Pauline-Isabelle Utile, fonda la "Fabrique de biscuits de Reims et de bonbons secs", che diventerà presto celebre per la qualità dei suoi prodotti artigianali.

Nel 1882, il figlio Louis Lefèvre-Utile prende le redini dell’azienda e avvia la produzione industriale. Nel 1886 nasce il celebre Petit Beurre, un biscotto che diventerà il simbolo della marca.

Nel corso del XX secolo, LU si afferma come leader nel settore dei biscotti in Francia e all’estero. L’azienda si distingue non solo per la qualità dei suoi prodotti, ma anche per l’attenzione alla pubblicità, collaborando con artisti come Alfons Mucha e Firmin Bouisset per creare campagne divenute molto note.

Negli anni ’60, LU venne acquisita da importanti colossi dell’agroalimentare, mentre oggi il marchio appartiene a Mondelēz International, che continua a produrre i biscotti LU in uno stabilimento moderno a La Haye-Fouassière, vicino Nantes.

E la produzione dei biscotti LU continua con grande successo. Il Véritable Petit Beurre è ancora uno dei prodotti di punta, con 5.000 tonnellate vendute nel 2023. L’azienda si sta attualmente orientando verso la sostenibilità della sua produzione, introducendo confezioni in carta per ridurre l’uso di plastica e lanciando iniziative per una coltivazione biologica del grano.

LU detiene oggi tra il 25% e il 30% del mercato francese dei biscotti, ed è presente in oltre l’86% dei nuclei familiari. La sua strategia combina tradizione, innovazione e responsabilità sociale.

La forma del Petit Beurre LU è un piccolo capolavoro di simbolismo quotidiano. Louis Lefèvre-Utile, il creatore del biscotto, volle trasmettere un messaggio molto preciso: che il suo prodotto potesse essere gustato in ogni momento dell’anno e della giornata.

Ecco cosa rappresentano i dettagli della sua forma:

 

Elemento del biscotto

Significato simbolico

4 angoli pronunciati

Le 4 stagioni dell’anno

52 dentellature esterne

Le 52 settimane dell’anno

24 fori centrali

Le 24 ore di una giornata

Lunghezza originale (7 cm, oggi ridotta a 6,5 cm)

I 7 giorni della settimana

Un’idea geniale che ha contribuito alla sua longevità e al suo successo.

Nel 1900, LU ricevette il Gran Premio dei Biscotti all’Esposizione Universale di Parigi. Da quel momento, il Petit Beurre divenne un’icona non solo in Francia, ma nel mondo intero. La sua ricetta, composta da soli quattro ingredienti (farina, burro, zucchero e latte), è rimasta pressoché invariata nel tempo.

A Nantes oggi è rimasta una sola delle due torri LU che furono costruite nel 1909 come totem pubblicitari per la biscotteria Lefèvre-Utile; quest’ultima commissionò la costruzione di due torri gemelle all’ingresso della sua fabbrica. L’obiettivo era anche di fornire un valore architettonico: progettate da Auguste Bluysen e Georges Lafont, le torri erano esempi di stile Art Nouveau, con motivi floreali, colori vivaci e decorazioni ispirate ai prodotti LU.

Una delle due torri fu però abbattuta nel 1974 per motivi urbanistici e di degrado in quanto dopo la Seconda Guerra Mondiale, la fabbrica LU entrò in declino, mentre l’altra è stata restaurata nel 1998 e integrata nel progetto culturale del sopracitato Lieu Unique, rappresentando un omaggio alla storia industriale e pubblicitaria della LU.

In cima alla torre si trovano una cupola decorativa in stile Art Nouveau, simbolo della rinascita culturale di Nantes, elementi architettonici originali, come motivi floreali e dorature e un belvedere panoramico che domina il canale Saint-Félix e la città.

Sulla torre LU è presente anche una struttura che rappresenta una scatola di biscotti in latta. È un elemento decorativo e simbolico, parte integrante dell’architettura originale della torre. Non si tratta di una vera confezione commerciale, ma di una riproduzione monumentale che celebra l’identità visiva del marchio LU.

La mia visita al Lieu Unique (purtroppo superficiale per mancanza di tempo) mi ha portato ad apprezzare la bellissima vista sulla Loira e sul canale, a godere della piacevolezza del posto accomodandomi al tramonto nel suo bar all’aperto (qui si può degustare anche un ottimo gateau nantais) e visitando brevemente gli interni.

E nel ritorno a casa prima di partire dall’aereoporto di Nantes non potevo non acquistare dei Petit Beurre: quanta storia, ho pensato, dietro a un semplice pacchetto di biscotti!

2 ottobre 2025

Ischia Safari, un “parco giochi” enogastronomico da non perdere

Si è conclusa da poco una edizione ancora una volta bellissima di Ischia Safari. Per il terzo anno consecutivo sono stato alla festa del lunedì sera, quella se vogliamo più bella e con maggior partecipazione, tenutasi presso il parco termale del Negombo. Una location ideale (un parco di oltre nove ettari situato nella splendida baia di San Montano, con quattordici piscine e un giardino botanico) per accogliere i sempre tanti appassionati gourmet che accorrono numerosi a questo evento imperdibile.

Ebbene, come ogni anno, in un tale splendido contesto oltre 200 professionisti tra chef, pizzaioli, maestri pasticcieri e artigiani del gusto hanno espresso egregiamente la loro creatività, utilizzando ingredienti di grande qualità, vanto del nostro patrimonio enogastronomico.

L’esperienza degli anni passati mi ha insegnato che ad Ischia Safari è preferibile orientarsi su degustazioni mirate, senza farsi ingolosire da tanti assaggi casuali che non consentono poi di poter apprezzare al meglio le proposte migliori della serata.

Ho iniziato il mio Ischia Safari con una degustazione degli imperdibili latticini (uno meglio dell’altro) della Latteria Sorrentina, per poi passare alle tante interessanti proposte di primi piatti di molti chef stellati e non.

Ho molto apprezzato ad esempio il piatto di Giulio Terrinoni (“Per me”, Roma), che ha preparato dei buonissimi gnocchetti neri (al nero di seppia) con bagna cauda, pecorino e ‘nduja. Ottima anche la zuppa di crostacei con pasta mista e spuma di patate di Emmanuel di Liddo del ristorante interno (Al FuGà) al parco Negombo.


Molto golosi anche i ravioli di totano con patate e ‘nduja di Antonio Autiero del Deschevaliers Restaurant di Napoli.

Sempre ispirato ai sapori di mare è stato poi il piatto dello stellato Pasquale Palamaro (ristorante Indaco di Lacco Ameno, Ischia) uno degli ideatori dell’evento. La sua proposta, il “Safari hot fish”, era un goloso e soffice “bun” con wurstel a base di pesce e salse di pomodorino del piennolo e alla curcuma, a ricordare i meno nobili ketchup e maionese dei normali hot-dog.

Dell’altro stellato ischitano, Nino Di Costanzo (Danì Maison), ho assaggiato invece un piatto di terra, un raviolo di faraona, hummus di fagioli, piperna e parmigiano davvero gustoso. 

E mi ha sorpreso molto, a proposito di piatti di terra, il cappuccino di genovese, servito proprio come fosse un cappuccino, di Giuseppe Stanzione (ristorante Glicine dell'Hotel Santa Caterina di Amalfi). Un piatto cremoso con gli stessi ed identici sapori della genovese ma con piccole rivisitazioni tra cui l’aggiunta di polvere di caffè, che ha conferito sentori molto interessanti e ben armonizzati con il resto degli ingredienti.

Un altro piatto di terra direi autunnale e quindi in linea con questa stagione ormai arrivata è stato offerto da Agostino e Francesco D'Ambra della Trattoria Il Focolare di Barano d'Ischia. I loro gnocchi "zampognari" con zucca e salsiccia sono risultati veramente una gustosa proposta, senza innovazioni particolari, ma con tanto sapore.

Ottime anche le carni alla brace di Sabatino Cillo (Airola, Benevento) e Sabatino Palumbo (Umami Meat Restaurant, Giugliano in Campania, Napoli).

Per dessert, ho assaggiato invece una… pizza. Scherzi a parte, pur essendo pieno a sufficienza per degustare le ottime pizze offerte dal meglio dei pizzaioli d’Italia, non ho voluto rinunciare alla pizza di Ivano Veccia de L’Isola a Forio d’Ischia. Ho assaggiato una meravigliosa fetta di pizza denominata “La ripassata bruschetta” con doppia cottura prima nel forno a legna e poi in quello elettrico in modo da conferirle una maggiore croccantezza: una degustazione che valeva decisamente la pena di fare!


Il fine serata è stato all’insegna della frutta e soprattutto dei dolci a bordo piscina, con tante squisitezze e creazioni bellissime anche da vedere, come quelle di Nello Iervolino dell’Indaco di Lacco Ameno e del fruit designer Emanuele Frigenti




D’obbligo comunque concludere la serata con delle certezze ischitane: il cornetto di Calise e i liquori artigianali di Distillerie Aragonesi.


Infine musica e festa sulla spiaggia per chiudere, come al solito egregiamente, uno degli eventi più riusciti d’Italia.

Il giorno dopo, un copioso acquazzone non mi ha impedito, se non per qualche ora, di godermi ancora l’isola: una piacevole passeggiata a Citara, che fuori stagione ha un fascino del tutto particolare, ci stava proprio tutta!

In ogni caso, con la pioggia o senza, Ischia, sei sempre la più bella! (come scrissi anche alcuni anni fa qui).