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19 gennaio 2017

Quattro formaggi volano… al vento


La ricetta che vi propongo oggi penso sia degna di essere pubblicata non tanto per l'originalità del suo principale contenuto (una semplice pasta ai quattro formaggi) quanto per il suo accostamento, per me del tutto originale, con i vol au vent.
Non credo di avervi mai detto che amo tantissimo tutto ciò in cui è presente la pasta sfoglia, ivi compresi i vol au vent che sono un tipo di preparazione che, almeno a me, evoca cerimonie mondane con cibo raffinato e un tipo di cucina più "agée" ma sempre interessante. Verso cui sinceramente a volte mi oriento, preferendola decisamente a piatti criptici che cercano il "famolo strano" a tutti i costi.
Sono ottimi i vol au vent, con la loro sfoglia friabile e sbriciolosa (no, non è un tentativo di coniare un nuovo termine, non temete :-)...), ripieni di tante gustose cremine sulla cui tipologia ci si può davvero sbizzarrire.
L'accostamento dei vol au vent con dei bucatini, perché questa è la pasta che ho scelto, mi aveva inizialmente lasciato un po' perplesso, ma alla prova dei fatti è risultato invece davvero ben riuscito.
La ricetta, tratta dal libro "La cucina napoletana" di Jeanne Caròla Francesconi, affermava in una nota seminascosta che questa pasta ai quattro formaggi poteva essere ottima anche se fatta gratinare al forno o inserita in un rivestimento di pasta sfoglia o in un vol au vent. Quest' ultimo spunto mi ha fatto accendere la lampadina: perché non provare la versione con i vol au vent, che amo così tanto?
Ecco allora la ricetta, che riguarda comunque una pasta che adoro, appunto quella ai quattro formaggi.


Vol au vent di bucatini ai quattro formaggi

Ingredienti
(per 6 persone)

Per i vol au vent:

pasta sfoglia q.b. (per circa 20 vol au vent, quindi il quantitativo necessario per creare 80 dischi di pasta di circa 7 cm di diametro)

Per il ripieno:

100 gr. di parmigiano
100 gr. di groviera
100 gr. di provolone dolce
100 gr. di gouda
1/2 litro di latte
100 gr. di burro
500 gr. di bucatini
poco brodo di carne

Preparare innanzitutto i vol au vent. Con un coppapasta creare sulla pasta sfoglia già stesa dei dischetti di circa 7 cm di diametro. Per ciascun vol au vent un dischetto andrà lasciato pieno e costituirà la sua base. Altri tre saranno a loro volta tagliati al centro con un bicchierino di diametro più piccolo (o una tazzina), in modo da ottenere dei dischi vuoti al centro che si adageranno su quello lasciato pieno. Il disco pieno deve essere bucherellato con una forchetta, in modo che non si gonfi in cottura. Su questa base, porre tre dischetti dello stesso diametro ma aperti al centro, sovrapponendoli e avendo cura di spennellare con dell'uovo battuto o con del latte i bordi che si andranno ad impilare gli uni sugli altri. Quindi la base andrà spennellata sui bordi, il primo disco andrà spennellato nella parte rivolta verso l'alto e così via fino ad arrivare al terzo anello (da spennellare anch'esso), che costituirà il punto più alto del cilindro.
Porre i vol au vent così ottenuti su carta da forno e infornare in forno ben caldo a una temperatura di 180 °C finché non diventano dorati. Una volta cotti, si otterranno quindi dei canestrini aperti e vuoti all’interno.

Per preparare il ripieno dei vol au vent, grattugiare prima di tutto i quattro formaggi e tenerli da parte.
In una casseruola far fondere il burro con il latte e il brodo per 7-8 minuti.
Cuocere i bucatini al dente e immergerli in questo composto, amalgamando insieme al parmigiano. Porre la casseruola su un fuoco bassissimo e aggiungere man mano tutti gli altri formaggi. La preparazione sarà pronta quando i formaggi fileranno. A questo punto riempire i vol au vent con i bucatini conditi (ne basterà una piccola quantità) e passarli brevemente, per una veloce gratinatura, in forno ben caldo. Estrarre i vol au vent, farli "riposare" cinque minuti e poi servirli immediatamente (devono essere ben caldi ma non caldissimi; vanno bene anche tiepidi, anzi sono anche più buoni!).
A mio avviso la commistione formaggi-pasta sfoglia è fantastica e questa ricetta la esalta.
Ovviamente tutti i dischetti di pasta sfoglia avanzati forando quelli vuoti al centro non sono certo da buttare. Ne vengono fuori delle pizzette di pasta sfoglia da urlo, mettendoci sopra un po' di salsa di pomodoro e un tocchetto di fiordilatte. Una non lunga doratura in forno completerà l’opera... Bon appétit!

1 aprile 2015

Mama Frites, street-food partenopeo in versione gluten-free


La scorsa settimana ha aperto a Roma nel quartiere di Trastevere un nuova friggitoria in cui la tradizione napoletana dello street-food incontra il mondo gluten-free. Oltre quindi al punto vendita aperto qualche mese fa a Borgo Pio, questo originale ed unico genere di locale ora “raddoppia” a Trastevere.
Mama frites è il nome del brand ideato dai fratelli Navarro, dove il gusto e la salvaguardia della salute vanno di pari passo, anche grazie alla genuinità delle materie prime e alla costante ricerca della qualità. 


Siamo entusiasti all’idea di aprire un locale street food che sappia offrire tutte le specialità della cucina napoletana anche a chi è costretto a mangiare senza glutine come me” ha dichiarato Marcella Navarro, ideatrice del progetto.
L’offerta prevede tanti fritti e prelibatezze per spuntini veloci e sfiziosi, preparati utilizzando rigorosamente materie prime prive di glutine e lattosio (farina di riso e di mais per le panature) e senza alcun rischio di contaminazione.


In particolare sono proposti ottimi “cuoppi” (di terra, di mare), patatine, calzoncini ripieni, i buonissimi arancini “a metro” con pistacchio o ragù, scugnizzelli e bombette dolci fritte che sono una vera delizia. I fritti salati sono inoltre accompagnati da 14 salse, anche queste gluten-free.


Per gli amanti di birra e vino, nel menù sono poi previste birre artigianali senza glutine e una selezione di vini campani e nazionali.


Ultima cosa interessante da segnalare è che tra le gustose proposte di Mama Frites trova spazio anche una categoria di panini, preparati con la pasta della pizza, ripieni di golose farciture e cucinati sulla piastra. Ebbene, la novità è che saranno i clienti a scegliere il nome di questi panini, partecipando ad un contest già in atto, che si concluderà il 18 aprile. Proponendo un nome sulla pagina Facebook di Mama Frites e utilizzando l'hashtag #unpaninoalcinque, si può vincere una cena con panino, cuoppo e bevanda a scelta.

Per ulteriori info: Raffaella Ghislandi - cell. 336 2574190 - e-mail: raffaella@bee-connection.com

30 luglio 2014

Polpette di pesce azzurro


Nella mia cucina non manca mai il pesce azzurro, come vi ho più volte detto in questo blog. Costa poco, fa bene ed è buonissimo. Cosa volere di più?
Ma il pesce azzurro non a tutti piace, perché a volte lo si ritiene troppo asciutto e poco morbido. Ciò può essere vero, ma secondo me occorre saperlo ben trattare, non stracuocerlo e tenerlo sempre umido.
Prendiamo ad esempio lo sgombro, che cambia nettamente se lo si cucina con sapienza e mestiere (come fanno quelli della Fraschetta del mare ad Anzio) o se lo si prepara con meno attenzioni.
A me piace cucinare il pesce azzurro in padella, con tante erbette e pomodorini, quasi all’acqua pazza. Ma un altro modo di utilizzare il pesce azzurro che prediligo è prepararci tante gustose polpette.
Quando poi acquisto in grandi quantità questa materia prima (ad esempio in occasione dell’Asta del pesce di Eataly) è per me quasi d’obbligo cucinarla in tale ultima maniera.
Per una bella quantità di polpette di media circonferenza (nella foto sono invece un po’ più grandi) ci vuole circa un kg di pesce azzurro (quello che volete: sgombri, alici, sugheri, aguglie, ma potete utilizzarli anche insieme) che bollirete e, una volta cotto, pulirete ben benino in modo da togliere spine, pelle ed altri elementi che in bocca possano dare fastidio.
Dovete poi unire questa polpa a del pane raffermo bagnato del latte (ecco, ad esempio, un elemento che conferisce morbidezza), ad un paio di uova, ad una generosa dose di Pecorino Romano grattugiato, a poca uvetta sultanina precedentemente rinvenuta in acqua tiepida e a del prezzemolo e basilico. Sulle dosi regolatevi ad occhio, cercando di ottenere alla fine una consistenza non troppo molliccia (in caso contrario, aggiungete dell’altro pecorino o, meglio, del pangrattato). Questa almeno è la mia ricetta, ma sugli ingredienti da mettere insieme sentitevi liberi di unire quelli che più vi aggradano.
Formare poi delle palline di media dimensione, passatele nel pangrattato e fatele riposare una mezzoretta in frigo in modo che si possano rassodare un po’ di più.
Dopodiché friggetele in abbondante olio di semi ben caldo e servitele, mi raccomando, tiepide o anche fredde. Con in accompagnamento qualche buona salsina.
Sono del parere infatti, come ho già detto altre volte, che le polpette, a meno che non siano già in umido, debbano sempre essere intinte in qualche deliziosa salsina.
Ed in questo caso le abbinerei ad un hummus di melanzane e foglioline di menta o ad una salsa di pomodoro “alla pizzaiola”, con origano e maggiorana fresca. O ancora ad una salsa al curry moderatamente piccante. Ma le idee possono essere tante altre. Anzi, voi che suggerite?
Bon appétit!

28 maggio 2014

Uno spazio Krug al St. Regis


Quando si sente nominare il brand Krug, bisogna sapere che si ha sempre a che vedere non con uno Champagne qualunque, ma con uno dei migliori Champagne esistenti in circolazione. Del resto il fondatore della Maison Krug, Joseph Krug, sin da quando nacque questa casa produttrice nel lontano 1843, volle offrire ai suoi clienti l’espressione più nobile dello Champagne, anno dopo anno, indipendentemente dalle incognite del clima, ricreando solo “Cuvée de Prestige”. Da allora, sei generazioni di questa famiglia hanno perpetuato questa sua visione e arricchito il suo savoir-faire.
Uno Champagne di questo genere, quindi, merita di essere servito e degustato in una location all’altezza della sua nobiltà e gloria. Quando dunque ho ricevuto l’invito dall’Hotel St Regis di Roma per l’inaugurazione al suo interno di un nuovo spazio dedicato alle degustazioni di questo prestigioso Champagne, ho pensato che non ci poteva essere luogo migliore dove ambientarlo. Uno Champagne Bar molto elegante, dalle pareti e dal bancone color cherry, che rappresentano un richiamo al colore che contraddistingue la Maison, impreziosite da gocce d’oro e, ovviamente, da alcune bottiglie di Krug.
 
 

La serata inaugurale è stata, come nelle attese, di gran classe con tanta bella gente, nella perfetta location del ristorante Vivendo del St Regis e alla presenza del protagonista indiscusso della stessa serata e cioè l’elegantissimo Krug Grande Cuvée, senza dubbio il più rappresentativo di questa azienda. Pensate che occorrono più di 20 anni per produrre ogni bottiglia di Krug Grande Cuvée, con uno straordinario assemblaggio di oltre 120 vini di dieci o più annate, alcuni lasciati a maturare anche 15 anni. La sua finezza è frutto di un ulteriore periodo di maturazione di almeno 6 anni nelle cantine della casa produttrice.
Nella serata di lancio del nuovo spazio, i nobili calici sono stati abbinati a sfiziosi finger food, proposti ed ideati dal bravo Executive Chef del St Regis Francesco Donatelli.
 
 
 
Nello spazio Krug, aperto al pubblico tutti i giorni, dal martedì al sabato, dalle ore 19 alle 23, potrete degustare i grandi Krug (Krug Grande Cuvèe, Krug Vintage 2000 e Krug Rosé insieme a stuzzichini e finger food) ma anche abbinare gli stessi a un menu degustazione di tre portate, con piatti che variano a seconda della stagionalità dei prodotti.
 

Un modo davvero speciale per celebrare i 120 anni del St. Regis, i cui festeggiamenti prevedono anche altri eventi, menu a tema e pacchetti speciali.

Per informazioni e prenotazioni: Ristorante Vivendo, Via V. E. Orlando 3, Tel. 06 4708 2736 – ristorantevivendo.it

20 maggio 2014

“Assaggi d’autore” a Fontana di Trevi


Assaggi d’autore è un book restaurant-bar che rappresenta un piacevole ritrovo culinario e letterario nel cuore di Roma, a due passi da Fontana di Trevi. E’ un locale molto versatile, che dalla mattina alla sera è al tempo stesso un posto dove fare colazione, un bistrot, un luogo per consumare gustosi aperitivi o dove cenare in buona compagnia.
Nell’ambito della sempre necessaria esigenza di studiare nuovi format di offerta e ridefinire la propria proposta di ristorazione, questo locale ha anche ideato, grazie al supporto di bloggerpress.it il primo ufficio stampa composto da soli blogger, una interessante formula denominata “Three temporary chef”.
Si tratta in pratica di un nuovo concetto di ristorazione molto intrigante, che prevede che tre cuochi amatoriali non professionisti ma di talento cucinino per tre giorni alla settimana in questo ristorante, creando un’offerta gastronomica per tutti i gusti. Recarsi in questo locale diventerà in tal modo un’esperienza nuova: scegliere la sera in cui andare a cena vorrà dire scegliere un determinato chef e saranno quindi non i resident ma i temporary chef a fare tendenza, attraverso originali eventi culinari.
Un’offerta che si articola in tre diverse tipologie di cucina, quella vegana sempre più in espansione nelle richieste della clientela, quella romana gourmet, rivisitata quindi un po’ rispetto alle rigide regole della tradizione e infine quella di pesce delle coste laziali, con un largo utilizzo di una materia prima sempre abbastanza snobbata che è il pesce azzurro e povero. Insomma una cucina divertente e golosa, con proposte gastronomiche sempre diverse, che prendono spunto dalla disponibilità stagionale e dai produttori che di volta in volta intervengono nei progetti.
Ma chi sono i “Three Temporary Chef”? Un paio di loro sono mie vecchie o più recenti conoscenze. Giulia Nekorkina, foodblogger di successo, moscovita di nascita e romana di adozione è una affermata food-writer e photographer, cultrice delle bollicine e dei rosé ed una grande amante delle verdure e della cucina marinara. Ha scelto di puntare in questo progetto sul pesce povero, per creare piatti sfiziosi e di grande gusto. L’appuntamento con lei è per tutti i martedì sera.
 
La promotrice del Progetto Raffaella Ghislandi e Giulia Nekorkina
Alessandra Rotili è invece una giornalista con la quale condivido due mie grandi passioni: lo sport e la buona cucina. Alessandra infatti è una brava giornalista sportiva, spesso in giro per il mondo, ma anche una ottima cuoca. Vegana convinta e direi convincente, propone una cucina davvero stuzzicante, leggera e piacevole. Alessandra ama le materie prime di stagione e le spezie, che rendono i piatti vegani molto intriganti. Realizza piatti molto interessanti con i legumi, utilizza sapientemente le farine, “crea” capolavori di colore e sapore con le verdure. Non perdete le sue preparazioni presso “Assaggi d’Autore” nella giornata del mercoledì di ogni settimana!
 

Il terzo chef, Marco Dau, manager in una grande azienda di telecomunicazioni, è un innamorato della cucina e delle tavolate con amici, un cuoco provetto e abile organizzatore ed è specializzato in cucina romana “di classe”, che potrete assaggiare i giovedì sera.
In occasione della presentazione alla stampa di questo innovativo format, i tre cuochi hanno presentato una serie di gustosissimi e piacevolissimi finger food e piatti caldi, per far assaporare in anteprima la loro cucina.
Tra i piatti di Giulia molto buoni erano lo sgombro sotto sale su crostini di pane di segale con burro allo zenzero, le polpettine di alici su crema di zucchine ed il suo piatto principale, dei cremosi gnocchetti con crema di alici, pecorino e menta.
 

Marco Dau ha proposto tra gli altri uno sfizioso saltimbocca alla romana in versione finger, una deliziosa crema di ceci e seppioline ripiene e, sempre in onore alla cucina romana, una cacio e pepe rivisitata con pere caramellate.
 

Ma oltre alla bravura di questi due chef mi ha molto colpito la fantasiosa cucina vegana di Alessandra Rotili, una cucina che stupisce anche a livello cromatico oltre che per il sapiente accostamento dei sapori e delle spezie. Un tipo di cucina a cui in generale mi sto avvicinando sempre più, perché ne apprezzo la sua leggerezza e salubrità, gli orientamenti verso cucine etniche tutte da scoprire, oltre che l’utilizzo di molti prodotti biologici, che rispettano l’ambiente e i dettami della sostenibilità.
Alessandra ha presentato finger food sfiziosissimi su cui vorrei soffermarmi. Ad esempio una mousse di zucchine e noci in salsa rouge a base di peperoni, con un piacevole contrasto di colori e tra ingredienti dolci e croccanti.
 

Molto gradevole anche il finger denominato “Quinoa e fave in crema di piselli e alla menta con mandorle croccanti”: ingredienti di stagione davvero ben combinati ed integrati tra loro, con un’indovinata combinazione di consistenze e sapori. Un’altra sua proposta ha riguardato uno dei piatti che ho più gradito nel corso della serata: l’insalata di lenticchie con coulis di frutta e noci. Delle lenticchie al coriandolo di grande freschezza, grazie al contributo del melone e del mango: una grande preparazione davvero!
 

E’ seguita poi una buona carbonara vegana, che del noto piatto romano aveva tutto: colore, sapore, consistenze, gusto.
Ottimi anche i dolci proposti da Alessandra, sempre in versione bicchierino finger. Basti dire che dopo poco tempo dal servizio del dolce, tutti gli stessi bicchierini si sono in un battibaleno svuotati! Si trattava in questo caso di una ottima crema al limone con fragole, kiwi e piccole pepite di cioccolato. Una crema preparata rigorosamente con latte di soia e “colorata” con un “nonnulla” di curcuma.
 

Ad accompagnare l’ottimo cibo servito da tutti gli chef nel corso della serata, sono stati i vini dell’azienda Marramiero, una cantina abruzzese che reinterpreta in chiave moderna la secolare tradizione contadina presente in questa regione. In particolare un Pecorino con note di frutta tropicale, sfumature speziate e gusto pieno e persistente si abbinava bene a molti piatti offerti, come pure lo Spumante Brut Metodo Classico, in gran parte composto da uve Chardonnay, dal caratteristico bouquet ricco di complessi profumi e persistenti sapori.
 
 

Da non perdere era poi il vino cotto della stessa azienda, invecchiato ben dieci anni in barrique, un vino da meditazione e direi “da conversazione”, ideale per concludere degnamente una perfetta serata …. “d’autore”.

1 maggio 2014

L’erba dello chef è sempre più buona!


Abbinare i miei piatti con erbe aromatiche particolari è uno degli obiettivi che come foodblogger voglio perseguire sempre di più.
Non poteva quindi che essere per me molto interessante l’invito ad una serata a tema, tenutasi presso l’UNA Hotel di Roma, in cui lo chef dello stesso albergo Francesco Petrosino ha utilizzato tanti tipi di erbe per creare piatti unici nello stile e nel gusto.
La serata è stata organizzata da Il Mangelo, in collaborazione con Koppert Cress leader nella produzione e nella lavorazione di micro ortaggi per cucina e UNA Hotels & Resorts, nell’ambito dei festeggiamenti per i 10 anni di attività della Guida Il Mangelo.
I festeggiamenti prevedono infatti, in diverse città d’Italia, una serie di eventi dedicati alla buona cucina e alla creatività, chiamando alcuni chef a sperimentare delle speciali erbe, fiori, foglie o germogli per piatti o cocktail molto particolari. Una vera e propria sfida che Il Mangelo ha voluto proporre alla loro creatività culinaria e che gli chef hanno accolto con entusiasmo, affascinati dal potenziale dei prodotti selezionati da Koppert Cress in ogni angolo del mondo. Il tutto nella cornice raffinata ed elegante degli UNA Hotel.
Per ogni evento, ciascuna serata costituirà l’avvio di un’intera settimana a tema, in cui alcune delle proposte (finger food, cocktail o aperitivi, a seconda della fantasia dello chef) presentate in anteprima resteranno presenti nel menù dell’albergo.
La serata di inaugurazione romana, riservata alla stampa, ai food blogger e agli ospiti dell’albergo, è stata all’altezza delle aspettative, con piatti freddi, caldi, delizie dolci e ottimi cocktails.
 
 

Tra i freddi ho molto gradito, il Gambero rosso cotto in padella su insalatina di germogli di soia “Salty Fingers” e il Nido di salmone affumicato e rucola in salsa allo yogurt magro “Bean Blossom”.

 
Tra i piatti caldi non si può non citare il delizioso e profumato Risottino alle dieci erbe che per la precisione erano le seguenti: Atsina, Scarlet, Red Mustard, Honny, Borage, Chilli, Ghoa, Shiso Green, Affilla, Shiso Purple”.
Molto interessanti poi le preparazioni con le Oyster Leaves, delle foglie che in bocca ricordano decisamente il sapore delle ostriche. Ecco allora che un dolce molto particolare è stato il Semifreddo al caffé con croccante al cioccolato “Oyster Leaves”, mentre tra i cocktails spiccava un buonissimo “Oyster Dog” con vodka, Oyster leaves e succo di pompelmo.
 

Gli ulteriori eventi in calendario si svolgeranno presso:
  • l’UNA Hotel Tocq, via Mazzini 4, Milano il 17 giugno 2014;
  • l’UNA Hotel Napoli, piazza Garibaldi 9/10, Napoli ad inizio settembre (data da definire).
Per ulteriori informazioni o prenotazioni vi potete rivolgere a:

Il Mangelo: Laura Fabbro, staff@ilmangelo.it
UNA Hotels: Paola Batisti (ufficio comunicazione), p.batisti@unahotels.it

1 aprile 2014

In cucina con Bisol


“La Bisol lavora con grande passione affinché Conegliano
abbia lo stesso prestigio di Reims, Valdobbiadene lo stesso
fascino di Epernay e il Prosecco la stessa notorietà della
Champagne"
Gianluca Bisol, General Manager Bisol

Si è tenuta la scorsa settimana nella sempre splendida cornice dell’hotel St Regis di Roma la prima cena 2014 inerente il Progetto “Winery with a kitchen”.
Un Progetto che prevede cene a quattro mani che abbinano l’eccellenza in cantina ed in cucina e che vuole segnare un percorso di scoperta attraverso “aziende gioiello” della viticultura italiana, alle quali sono collegati importanti ristoranti e chef.
Dopo il successo delle cene del 2013, di cui ho parlato ad esempio qui e qui, la scorsa settimana è stata la volta dell’azienda BISOL, che ha presentato la cucina del suo ristorante Venissa e della Chef stellata Antonia Klugmann, insieme a quella dell’Executive Chef del St. Regis di Roma Francesco Donatelli.
 

La famiglia Bisol, la cui cantina storica ha sede a Santo Stefano di Valdobbiadene, coltiva direttamente 177 ettari di vigneti, di cui tre gestiti sulla zona sommitale della collina Cartizze, il vigneto più prezioso d’Italia. Insieme alla famiglia, Gianluca Bisol ha recuperato l'antica vigna murata di Venissa, sull'isola di Mazzorbo Burano, nel cuore della Laguna di Venezia, dove è stato piantato lo storico vitigno veneziano Dorona, dal quale è nato Venissa, l'Oro Liquido della Venezia Nativa. E qui Gianluca Bisol ha scelto la cucina di Antonia Klugmann per il ristorante della Tenuta, una cucina in cui la stagionalità e l'elemento vegetale sono gli ingredienti principali e fondanti dei piatti offerti agli ospiti. La cucina di Antonia si basa su una passione profonda per il territorio e sulla costante ricerca di nuovi accostamenti e sensazioni, con l’utilizzo di prodotti provenienti dalla Tenuta, molto particolari e che risentono dell’influsso del mare.
La cena presentata a giornalisti e foodblogger è stata, come accade sempre al St. Regis, di grande spessore sia in termini di piatti offerti che di vini ad essi abbinati.
Si è cominciato con l’aperitivo, servito nella fascinosa cantinetta dell’hotel. Un ottimo Bisol Crede ben si combinava con i tanti finger food proposti dai due chef della serata.
 

Originali, in particolare, la sarda fritta con brodo di mela e le polpettine di tonno al Bloody Mary.
La cena vera e propria ha visto preparare dalla chef Antonia Klugmann i primi due piatti che sono stati serviti. Un antipasto di anguilla cotta nel molera, sedano verde e bieta selvatica, con l’ingrediente principale non grasso e comunque alleggerito e rinfrescato dalla salsa di sedano. Il buono e fresco noSO2 (senza solforosa, come suggerisce il nome) si abbinava perfettamente alla preparazione;
 

il primo piatto, il più buono tra quelli proposti a mio avviso, era costituito da un golosissimo cannellone verde ripieno di baccalà mantecato e cime di rapa croccanti in salsa sempre di cime di rapa. Un piatto che prevedeva l’utilizzo di diverse parti di queste ultime: per la salsa, per il ripieno, per la sfoglia.
 

Davvero una grande preparazione, ottimamente abbinata al Private Cartizze.
Il secondo e il dolce sono stati invece preparati da Francesco Donatelli: un rombo con zucchine, baccalà con ceci al rosmarino e capasanta in carrozza (ottimo anche qui il vino in abbinamento, l’Eliseo Metodo Classico, più complesso e impegnativo dei precedenti); un elegante e piacevole dolce denominato “Morbido al Bisol, crumble al cocco, albicocche pochè al profumo di lime”, servito con un delizioso Cartizze.
 

Il calendario delle cene Winery with a Kitchen proseguirà nei prossimi mesi con l’azienda Agricola DAMILANO, una delle cantine storiche del Barolo con lo chef stellato Massimo Camia, mentre il mese di settembre vedrà protagonista i vini di TASCA D’ALMERITA, ambasciatrice della rivoluzione qualitativa del vino siciliano e Fabrizia Tasca Lanza, che guida oggi la scuola di cucina Anna Tasca Lanza fondata da sua madre, collaborando con i nomi più importanti dell’enogastronomia internazionale.

Per maggiori informazioni:

GRASSI & PARTNERS PR
Claire Hennessy
+39. 392.9142810
claire_hennessy@grassipartners.com

PER ST. REGIS ROMA
Sofia Peluso, Director of Sales & Marketing St.Regis Rome
+39. 335.7477805
sofia.peluso@starwoodhotels.com

11 marzo 2014

Il mio morbido cake piemontese


Sono attualmente in una fase in cui la mia cucina spazia tra piatti speziati indiani, piatti della tradizione italiana e cake salati. Che connessione abbiano tra di loro questi tre filoni non lo so nemmeno io, ma non importa perché gli spunti e gli input che un foodblogger riceve sono continui e provengono da mille direzioni, senza necessariamente avere un filo logico e coerente.
A proposito del terzo filone (non filoncino, eh…. ;) vicino al mio ufficio c’è un locale che prepara dei cake salati molto buoni. Mi è venuto allora “lo sfizio” di prepararli per la prima volta in casa, visto che sono davvero morbidi, gustosi e ci si può davvero sbizzarrire sugli ingredienti con cui arricchirli.
Naturalmente per la base del cake vi sono degli ingredienti che si utilizzano sempre e che sono i seguenti:

3 uova
sale e pepe
4 cucchiai di olio extravergine
10 cl di latte
200 gr di farina
una bustina di lievito per preparazioni salate

A queste materie prime di base questa volta ho aggiunto, per caratterizzare il mio cake, dei prodotti decisamente piemontesi: la mitica Nocciola del Piemonte Igp e la Toma piemontese Dop.
Ne è venuto fuori un prodotto molto interessante, caratterizzato da diverse consistenze e veramente soffice e gustoso.


La ricetta è molto semplice e facile da eseguire. Non bisogna certo cercarne di difficili quando il risultato finale è ottimo. Questa è la cosa essenziale. Poi capita anche che per cercare di replicare un piatto buonissimo la ricetta per farlo può essere complicata e allora si eseguiranno ricette complicate.
Ma torniamo alla nostra, di ricetta:
Agli ingredienti di cui sopra bisogna quindi aggiungere: un piccolo sacchetto di Nocciole del Piemonte (o altre di qualità come quelle di Giffoni) tritate grossolanamente e 100 grammi circa di Toma Piemontese.
Mescolare tutti gli ingredienti ad esclusione della farina e del lievito. Quest’ultimo va aggiunto alla fine insieme alla farina, dopo averlo setacciato con un colino. Mescolare quindi bene tutti gli ingredienti e porre l’impasto in un apposito stampo da plum cake rivestito di carta da forno.
Mettere il tutto in forno preriscaldato e fare cuocere per circa mezz’ora (non aprire il forno durante la cottura ma solo alla fine) o comunque finché, inserendo uno stecchino nella preparazione, quest’ultimo non ne esce asciutto.
Sbizzarritevi con altri cake golosi pensando ad abbinamenti originali o più consueti. Io in passato ne ho preparati alcuni ottimi con ad esempio peperoni ed emmenthal o, più di recente, uno buonissimo con pomodori secchi, capperi e origano (nella foto che segue).


In questo modo il vostro aperitivo risulterà più stuzzicante ma forse anche la vostra prima colazione se, come me, mangiate i cake salati la mattina appena alzati!....

11 dicembre 2013

La Moderna, che bell’atmosfera!

 
Di recente è stato inaugurato a Roma, nel quartiere Testaccio nei pressi del Macro e del Monte dei Cocci, uno splendido ed ampio locale che prende il nome di “La Moderna”.
Entrando nel locale, grande oltre 300 mq, il visitatore è subito colpito dalle atmosfere quasi newyorkesi che pervadono questo nuovo spazio.
A dominare l’area centrale del locale è uno splendido bancone, in rame, ferro e marmo intorno al quale raccogliersi per consumare un buon cocktail o squisiti aperitivi.


Perché l’idea di base è quella di creare una nuova sintesi tra gli spazi di preparazione e quelli di consumo del cibo, tra il food ed il beverage, tra la passione per il mangiare e quella dello stare insieme.
 
 
Nel locale sono presenti anche tanti tavolini illuminati da luci calde e soffuse che donano un complessivo look da film americano in bianco e nero. Come quelli proiettati su un vero schermo cinematografico, che fa da sfondo a una delle sale di grande fascino, che può essere riservata per consentire proiezioni private o altre iniziative.
 

 
Dal punto di vista dell’offerta enogastronomica, La Moderna Testaccio è al tempo stesso pizzeria, cucina, cocktail bar, caffetteria, street food, con il desiderio di portare nel quartiere Testaccio il dinamismo delle grandi capitali europee, con tutto quello che ne consegue in termini di piatti sfiziosi.
 
 
 
Nel giorno dell’inaugurazione, in un clima vivace e frizzante (ottima come sempre l’organizzazione di Nerina di Nunzio e del suo staff di Food Confidential) abbiamo assaggiato un buonissimo cocktail a base di chinotto, della buona pizza di vari gusti e dell’ottima carne, uno dei punti di forza del locale insieme al cosiddetto “cane caldo”, un hot dog preparato con materie prime di qualità.

 
 
Il pubblico al quale si rivolge La Moderna Testaccio è ampio e può spaziare dalla comunità del quartiere che ci vive o ci lavora a un pubblico più giovane e internazionale.
Ciò è possibile grazie anche all’orario esteso: il locale è aperto dalle 10:00 di mattina alle 2:00 di notte e il sabato e la domenica apre anche al mattino presto (dalle 8:30) per la colazione.

La Moderna Testaccio
Via Galvani, 89
00153 Roma
Tel. 06 5750123
info@lamoderna-testaccio.com