Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

Visualizzazione post con etichetta cucina del sud. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cucina del sud. Mostra tutti i post

12 gennaio 2022

Un panino gourmet a Procida


 E’ iniziato da poco il nuovo anno, che si spera sia nettamente migliore dei due precedenti, davvero.
Il 2022 sarà tra l’altro anche l’anno in cui un’isoletta del Golfo di Napoli, Procida, sarà capitale italiana della cultura.


 Un’isola che, come più volte ho sottolineato in questo blog, merita davvero di essere visitata per motivi naturalistici, letterari, gastronomici, storici (oltre che, naturalmente, per Procida 2022, con tantissimi eventi da non perdere).
L’ultima volta che ho visitato Procida risale all’estate scorsa, quando sono stato colto, sia pur soltanto per poco tempo, da un classico acquazzone estivo.
In quei momenti non si può non ripararsi in qualche bar o negozio e allora è stato un piacere riassaggiare la famosa “lingua al limone” (a base di pasta sfoglia friabile farcita di crema al limone, frutto tipico dell’isola, ndr) buonissima a mio avviso soprattutto nella pasticceria Bar Dal Cavaliere dove lunghe file di persone attendono di comprarla appena sfornata.


 E’ bello a Procida passeggiare lungo il porto, curiosando nelle tante pescherie che offrono in abbondanza prodotti locali provenienti da pittoreschi pescherecci. O ammirando belle librerie dove tutto parla di Graziella e Alphonse De Lamartine, dell’isola di Arturo ed Elsa Morante, del Postino di Troisi o della storia di quest’isola.
Una bella passeggiata dal porto (partendo dal suddetto bar dal Cavaliere) in ripida salita conduce poi fino al centro fortificato di Terra Murata, posto sul punto più alto dell’isola. 


 Qui sono da ammirare le roccaforti medievali e il Palazzo d’Avalos, fino al 1988 trasformato in un carcere, ma soprattutto lo stupendo panorama sulla Marina della Corricella, un pittoresco borgo di pescatori reso ancor più noto dal sopracitato film “Il Postino” di Troisi.


 Alla Corricella si può scendere anche a piedi, percorrendo dal punto più alto dell’isola, in discesa, una infinità di ripide, strette e scoscese scalette.


 Il borgo della Corricella visto da vicino è ancora una volta bellissimo e colorato, con ammassi di variopinte reti di pescatori, barchette, bottegucce e ristorantini. Purtroppo però qui, in occasione della mia ultima visita in questa bell’isola, tutti i locali erano stracolmi e non ho trovato posto per mangiare.
 Allora ho optato per un bel bagno con pranzo al sacco di nuovo in zona porto, avendo a disposizione non troppo tempo prima di riprendere il traghetto.
 Ma non pensate ad una spiaggia bruttina e sporca come spesso accade in quelle vicine al porto: ho scoperto infatti un posto davvero bello, il Lido La Lingua, dall’acqua turchese (resa tale dalla spiaggia ciottolosa) in cui goduriosamente tuffarsi, a maggior ragione in una giornata divenuta ormai torrida.


 Dopo uno stupendo bagno, ho gustato un panino (chiamato “lingua” come il nome della spiaggia e del dolce più famoso dell’isola) acquistato nello stabilimento balneare soprastante, farcito con mazzancolle, datterini confit, provola di Agerola e melanzane affumicate. Inutile dire che era davvero squisito, con i gusti fumé e dolci che si alternavano bilanciandosi perfettamente tra loro.
E poi vi assicuro, quel panino mangiato davanti a quel mare, aveva un sapore ancora più delizioso. Per capirci, come uno spaghetto a vongole vista mare… 
Buona Procida 2022 a tutti!

2 ottobre 2021

Indirizzi gourmet inediti ad Ischia


Quando si va da una vita in un posto, come accade con me ad Ischia, è inevitabile scoprire tanti locali e luoghi inediti, lontani da quelli delle più gettonate zone turistiche.
Può essere sufficiente allontanarsi un po’ dal mare e dalle zone costiere addentrandosi all’interno per conoscere un altro volto di quest’isola, molto più rurale, contadino, con una clientela prettamente locale e prezzi generalmente più abbordabili, mediamente associati ad una qualità dell’offerta più elevata.
Nella zona dei Pilastri, non lontana in macchina da Ischia Porto, ad esempio, ho potuto nel tempo identificare tanti punti di riferimento golosi, costruendomi una piccola mappa di luoghi gourmet di cui vi parlerò in questo post.
Nei pressi dell’acquedotto che apre la zona dei Pilastri, trovate ad esempio un discreto panificio, Masaniello, dove è possibile anche acquistare una merenda da portare al mare (pizzette, rustici, panini napoletani, ecc.) o addirittura dei piatti pronti come la sempre eccellente (in tutta l’isola) parmigiana di melanzane.
Vi ho già parlato poi un paio di post fa della pasticceria Luisa, poco distante dal panificio di cui sopra, dove poter assaggiare un cornetto crema e amarena di buon livello, un discreto caffè e tanti golosi dolci.


Percorrendo da qui in macchina la strada verso Barano, dopo pochi minuti sulla sinistra troverete inoltre una rosticceria da non perdere, chiamata
Carusino: vi colpirà l’area esterna dove non si può non rimanere attratti da uno scoppiettante e luminoso girarrosto, preceduto da una vetrinetta piena di cose buone: fritti (particolare menzione per la frittatina di pasta al coniglio alla cacciatora, qui sotto nella foto), piatti pronti, l’immancabile parmigiana…


Ma qui sono ottimi tanti altri piatti, da gustare anche in servizio da asporto: fantastici primi, golosi secondi (pollo allo spiedo, spiedini, salsicce alla brace, sua maestà il coniglio all’ischitana), panini, squisiti contorni della cucina campana e pizze cotte nel forno a legna.Proprio un indirizzo da non perdere!
 
Locali golosi a parte, va segnalato che nei pressi dell’acquedotto di cui vi accennavo prima c’è anche un bel vivaio dove tra l’altro potete acquistare e portare in città la mitica pipernia. Ossia un timo selvatico da utilizzare classicamente nel coniglio all’ischitana (quasi ogni famiglia nell’isola ha la sua ricetta segreta, ma questa erba aromatica non può mai mancare) ma anche in tanti altri intingoli per lo più a base di carne.


Io ho acquistato la pipernia nell’estate 2020 ed è ancora ben sviluppata nel mio balcone. E con orgoglio la esibisco come uno dei tanti (profumati) souvenir della mia amata isola…

15 febbraio 2021

Consigli flash di viaggio: Procida


Come tutti saprete, di recente Procida è stata nominata capitale della cultura italiana per il 2022.
E’ un riconoscimento importante per un’isola che è meno nota delle due sue “sorelle maggiori” (Ischia e Capri) nel Golfo di Napoli, ma che merita davvero questo riconoscimento.
Procida è forse rimasta ancora un po’ indietro rispetto a più noti e limitrofi luoghi di villeggiatura e non è ancora approdo del turismo di massa, ma questa è una fortuna per chi ci va e può godersela appieno.
Ci sono pittoresche baiette e villaggi di pescatori, belle e ampie spiagge con mare pulito e blu e un’enogastronomia di tutto rispetto.
Ho passato a Procida un’estate tanto tempo fa quando in questa bell’isola feci un “campo” del WWF. Ho potuto così scoprire un’isola affascinante che vale la pena di essere visitata per tanti motivi:
 
-   È l’isola a cui sono legati i bellissimi romanzi “L’isola di Arturo” di Elsa Morante e “Graziella” di Alphonse de Lamartine
-   E’ l’isola dove è stato girato parte del film “Il Postino” con Massimo Troisi, in particolare nel porticciolo della Corricella dove è suggestivo cenare o prendere un caffè nel contesto di un fascinoso borgo e villaggio di pescatori
-   Si possono fare bagni bellissimi in ampie baie, ideali anche per giocare a pallavolo in mare, con l’acqua bassa al punto giusto, come facevo io con i miei amici tanti anni fa
-   Sono davvero bellissime le casette dai mille colori pastello che caratterizzano alcune zone dell’isola, come alla Corricella
-   È famosa per i suoi splendidi limoni, che devono essere mangiati possibilmente nella cornice di splendidi limoneti. Quando dico mangiati non sbaglio: si mangiano proprio, conditi con olio, sale, prezzemolo, peperoncino e menta (qui il post in cui ne ho parlato)


-   Nei buoni bar e pasticcerie si possono degustare delle magnifiche “lingue” alla crema di limone, davvero da non perdere quando si è a Procida
-   Restando in tema culinario, in quest’isola si mangia davvero bene: una cucina di mare con i sapori autentici mediterranei e del Sud combinati in modo sapiente, ma che è espressione e sintesi, come del resto accade a Ischia, anche dei prodotti della campagna che si trova nell’entroterra. Ricordo con piacere a tal proposito che una signora del posto cucinava per l’albergo dove soggiornavo e per il pranzo da portare in spiaggia preparava dei panini buonissimi con il meglio dei prodotti dell’orto, cucinati benissimo!
 
Unico neo di Procida a mio avviso, e spero vivamente abbia registrato miglioramenti nel tempo in questo senso, è la circolazione eccessivamente caotica di tantissimi motorini: senza di essi sarebbe la mia isola preferita. 
In ogni caso vi consiglio, appena sarà possibile, di visitare quest’isola (anche prima del 2022, si spera) che dai mesi primaverili in avanti esprime il meglio di sé, con i suoi fantastici colori, profumi e sapori.

16 dicembre 2018

Una splendida serata per l’Hassler e Roberto Wirth, aspettando i golosi menù delle feste


Si è tenuta recentemente una bellissima serata di festeggiamento in occasione dei 125 anni dell’Hotel Hassler e dei 40 anni di attività di Roberto E. Wirth, proprietario e General Manager dell'albergo.



Come molti di voi sapranno, l'Hassler è un lussuoso hotel fondato nel 1893 da Alberto Hassler, ma che appartiene dagli anni venti alla famiglia Wirth. Questo hotel è divenuto negli anni punto di riferimento d’eccellenza per il turismo d’élite a livello internazionale, grazie anche alla significativa guida di Roberto E. Wirth.


Recentemente ristrutturato, l’Hassler è riuscito a mantenere il suo stile, in perfetto equilibrio tra passato, presente e futuro. Iconico, leggendario, incomparabile, sulla sommità della scalinata di Piazza di Spagna e accanto alla chiesa di Trinità dei Monti, rappresenta una delle più importanti realtà alberghiere nel mondo.
Il Presidente Roberto E. Wirth, accoglie personalmente gli ospiti con l’eleganza e lo stile che da sempre hanno contraddistinto la storia dell’albergo. Naturale punto d’incontro dell’élite politica, economica e culturale italiana e straniera, l’Hassler ha avuto il privilegio di accogliere centinaia di personalità internazionali di spicco: la famiglia Kennedy, il Principe Ranieri di Monaco e Grace Kelly, Gabriel Garcia Marquez, Pablo Picasso, Steve Jobs, Bill Gates, George Clooney sono solo alcuni dei nomi che compaiono sul Libro d’Oro dell’hotel.
Con le sue 91 camere e suite, tutte arredate e decorate con stili diversi, l’Hassler si propone oggi con un ambiente classico ed elegante dove però spiccano anche elementi contemporanei. Dalle sue camere e terrazze l’Hassler offre panorami unici sulle cupole, i cortili e i tetti dell’intera città.
Al sesto piano vi è poi il ristorante panoramico stellato Imàgo, condotto egregiamente dal pluripremiato chef Francesco Apreda, che allieta i palati proponendo l’eccellenza gastronomica italiana e del Sud rivisitata con il suo stile, che strizza l’occhio anche alle migliori cucine d’oriente.


Ed è proprio Francesco Apreda che ha curato il menù della serata dei festeggiamenti, conducendo gli invitati lungo un piacevole percorso di gusto, ricercatezza e creatività.
Un menù che è risultato un mix tra i classici della cucina, rivisitati in chiave moderna e le creazioni che hanno reso il ristorante stellato Imàgo un punto di riferimento indiscusso dell’alta gastronomia, come il risotto cacio, pepi e sesami e le capesante impanate e tartufo nero. Sublimi poi i tortelli di parmigiano in brodo di tonno.
Grande successo hanno riscosso anche le specialità svizzere, dalla tipica raclette alla torta grigionese, che sono state create da chef giunti a Roma per l’occasione.


Per concludere il ricco menù, prelibatezze dolci create dalla pastry chef Simona Piga e una mega torta finale.
E anche per Natale e le feste i menù sono altrettanto allettanti, esclusivi e di classe (date un'occhiata qui e qui) e saranno proposti sempre nel rispetto dell’alta qualità dei servizi dedicati agli ospiti.

Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa - Ilenia Santarelli
Communications Manager HasslerRoma
Tel.+39 06 69934 642

IMAGINE Communication
Lucilla De Luca
Tel. 06.39750290 mob. +39.335.5839843

19 agosto 2018

Parmigiana di melanzane = estate


Per me la parmigiana si identifica con l’estate. Salsa di pomodoro fresco ben saporito e pieno di sole, melanzane di stagione, profumato basilico, abbondante parmigiano, provola o mozzarella.
Il tutto assemblato in una magica alchimia che la rende unica. E’ bello onorarla periodicamente, magari al mare, nel sud Italia dove la si mangia, favolosa, al ristorante o in qualche trattoria casalinga. Ma anche e soprattutto a casa, quando il rito della frittura delle melanzane e del loro “montaggio” è già un piacere che anticipa quello reale e godurioso dell’effettivo assaggio, che vorremmo non finisse mai.
Buona estate parmigianosa a tutti!

10 giugno 2018

(L’ennesimo) Elogio delle Strade della Mozzarella


Anche quest'anno non potevo mancare alle Strade della Mozzarella. Un'edizione sempre bellissima, giunta oramai a quota 11, a cui cerco sempre di essere presente per svariati motivi.
Innanzitutto per l'accoglienza, sempre calorosa e tipica della gente del Sud, supportata da una perfetta organizzazione.
Tra le altre motivazioni citerei poi gli splendidi contesti in cui il Congresso e il dopo Congresso è ambientato, molto eleganti, mediterranei, solari, confortevoli.
Ovviamente anche il buon cibo ha un posto di rilevo nella scelta di tornare spesso a Paestum. Si ha l'opportunità di avere sempre il polso delle più recenti tendenze dell'alta cucina, della direzione in cui sta andando, di capire la filosofia di chef importanti sia a livello nazionale che internazionale.


Le loro interpretazioni dei piatti con l'utilizzo della mozzarella di bufala spesso forniscono anche spunti interessanti per sperimentazioni personali in cucina, che un bravo foodblogger non può non avere la curiosità di effettuare. E poi si ha l’opportunità di assaggiare la cucina di chef meno noti (a me), soprattutto stranieri, con una voglia matta di recarsi quanto prima presso i loro ristoranti per maggiori “approfondimenti” culinari.
Sempre in ambito culinario, sono sempre memorabili le cene finali di questo evento, con golosità e piatti tematici spesso espresse dal meglio della ristorazione del Sud (quest'anno il tema era quello delle paste miste, ma negli anni passati erano quelle al forno ad essere protagoniste o i mezzanelli o tanti altri prodotti/piatti).
Un altro motivo per andare a Paestum è anche il "dopo" Strade della Mozzarella che di solito personalizzo molto, ma che quasi sempre ha come comun denominatore delle splendide visite ai tanti buoni caseifici della zona.
Anche quest'anno sono stato a Paestum soltanto in uno dei due giorni previsti ed ho come al solito apprezzato la cucina di tanti bravi chef. Ho ad esempio molto gradito le creazioni a base di mozzarella dello chef russo Andrei Shmakov del Metropol di Mosca, della chef slovena più volte presente a Paestum Ana Roš e di Tim Butler che definirei “un americano a Bangkok”.



Sempre sorprendenti e “emozionanti” sono state poi le preparazioni di Pino Cuttaia della Madia di Licata. Nelle sue interpretazioni può ricadere qualche ricordo d'infanzia, che si riflette in piatti semplici ma straordinari. Come la fettina battuta di tonno alalunga che ricorda appunto l’immancabile fettina che le nostre mamme ci facevano mangiare quando eravamo piccoli.



Ecco cosa ha scritto a tal proposito lo chef (testo nella foto che segue):


Un altro grande momento di questo evento sono i cosiddetti Atelier tematici, che si tengono nella bella terrazza dell'hotel Savoy.



Quello sulla Cucina delle Acidità ha visto come protagonisti Sakai Fumiko de Il Bikini di Vico Equense e Salvatore La Ragione del Mammà Restaurant di Capri, con piatti davvero memorabili, cromaticamente bellissimi e davvero magistralmente bilanciati nei sapori.




Gli atelier hanno coinvolto anche il tema dei fritti, con le creazioni da applausi di Pasquale e Gaetano Torrente del Ristorante Al Convento di Cetara. Tra queste, delle splendide frittatine di spaghetti alla Nerano con crema di bufala.


Altri protagonisti della giornata sono stati tra gli altri Alfonso Caputo della Taverna del Capitano di Nerano e Marco Stabile dell'Ora D’Aria di Firenze.


Il Congresso si è poi chiuso alla grande con tre super chef che stimo molto: Peppe Guida (Antica Osteria Nonna Rosa, Vico Equense), Faby Scarica (Villa Chiara - orto&cucina, sempre a Vico Equense) e Alba Esteve Ruiz (Marzapane, Roma).
Ottima, comme d'habitude, la cena del giorno conclusivo con, come accennato, tanti golosissimi piatti a base di pasta mista.


Quelli che ho più preferito sono state le zuppe a base di bisque di crostacei o di pesce, inclusa un’originale pasta al nero di seppia con pomodoro, mozzarella e julienne delle stesse seppie.



Non sono mancate le sempre splendide carni grigliate della Braceria Bifulco di Ottaviano, altro posto dove non ci si può non recare dopo averlo conosciuto.



Nel prossimo post vi parlerò infine del mio “dopo Strade della Mozzarella” che come sempre è stato intenso, bellissimo e originale. Stay tuned!

22 maggio 2018

L’arte del riciclo: tegamino di conchiglioni al forno ripieni di crema di peperoni


Nella mia cucina una cosa che mi piace molto fare è creare piatti con gli avanzi del giorno prima o utilizzando residui di pacchi di pasta che giacciono nel dimenticatoio nella dispensa di casa.
Credo che solo chi si sia cimentato in tale “arte” mi possa capire, perché realizzare un buon piatto partendo da poco o nulla, utilizzando e valorizzando preparazioni avanzate e applicando una discreta dose di inventiva dà indubbiamente grandi soddisfazioni.
Non sto parlando ovviamente di qualcosa di particolarmente innovativo, visto che da sempre la cucina del riciclo e dell’avanzo è praticata nelle famiglie. Anche se forse oggigiorno ciò avviene un po’ meno, visto il maggior benessere rispetto al passato, il più forte consumismo e la più elevata propensione all’ ”usa e getta”.
Detto questo, vi descrivo le fasi di preparazione di un piatto che ho preparato di recente e che rappresenta se vogliamo un elogio all'arte del riciclo.
In questa occasione la mia ricetta nasce a partire dai seguenti ingredienti, avanzati dal giorno precedente:

dei peperoni cucinati in agrodolce
della ricotta di pecora
della salsa di pomodoro

e poi un un pacco di grossi conchiglioni (già aperto qualche mese fa).

Partendo da questa base, ho pensato al piatto che poteva venirne fuori, che ben presto si è concretizzato in dei conchiglioni al forno ripieni di crema di ricotta e peperoni, irrorati da una salsa di pomodoro. Tale salsa doveva però meglio accordarsi col resto degli ingredienti ed ho voluto allora arricchirla con altre materie prime sempre presenti in casa, come dei capperi e della pasta di acciughe che ben si sposano col gusto dolce dei peperoni.
Naturalmente, poiché gli avanzi non erano abbondanti, ho potuto realizzare solo un piccolo tegamino di conchiglioni al forno, ma sufficiente per due-tre persone.
Ne è venuto fuori un grande e soprattutto goloso piatto, la cui esecuzione vado ad esporvi nel dettaglio:

Frullare la ricotta e i peperoni in agrodolce aggiungendo poco latte e qualche fogliolina di basilico. Deve venir fuori una crema di consistenza né troppo liquida, né troppo densa.
Nel frattempo mettere a bollire in acqua salata i conchiglioni fino ad ottenere una cottura al dente.
Parallelamente, al sugo di pomodoro già disponibile aggiungere dei capperi sminuzzati, della pasta di acciughe e delle foglie di basilico e farlo insaporire per una decina di minuti a fuoco medio.
A questo punto farcire, con l'aiuto di una sac à poche, i conchiglioni con la crema di peperoni e metterli da parte.
In un tegamino porre sul fondo una dose abbondante di salsa di pomodoro e al di sopra di essa disporre i conchiglioni ripieni.
Cospargere poi abbondantemente gli stessi conchiglioni con altra salsa di pomodoro.
Distribuire uniformemente sulla superficie del tortino poco pangrattato e infornare a 180-200 °C per circa mezz’ora, finché non si formi una bella crosticina dorata/appena bruciacchiata.
Far intiepidire e servire, ma voi mi insegnate che un piatto come questo è buono (o forse migliore) anche il giorno dopo.
Riuscirete però a resistere per mangiarlo soltanto nelle ventiquattro ore seguenti? Io non credo…

24 marzo 2018

Rascasse, passion rouge


Amo scrivere i post con ricette semplici in cui alla elementarità della preparazione si abbinano tante o comunque diverse notizie più o meno sfiziose sugli ingredienti o sul piatto. E la ricetta che vi presento oggi costituisce proprio uno di questi casi.
Vi parlo infatti di un semplice spaghetto al sugo (qualcuno direbbe ragù) di scorfano. Punto. Ma quante cose ci sono da raccontare sullo scorfano? Moltissime.
Innanzitutto su di esso non avevo mai pubblicato nulla nel mio blog (perlomeno non mi sembra), poi si tratta di un pesce a mio avviso molto simpatico, tutto rosso, sebbene sia coriaceo, scorbutico, nonché un pò bruttino, spinoso e ostico.
Quando, ormai più di dieci anni fa, aprii il mio blog nella rosa dei nomi papabili da attribuirgli ve n’era proprio uno legato allo scorfano. Non avrei però utilizzato il nome italiano, ma piuttosto la sua traduzione francese, molto più di appeal e legata alla mia passione per la Francia.
I nostri cugini d'oltralpe chiamano questo pesce "rascasse", nome che evoca anche Gran Premi di Formula 1 e relativi ristoranti (la Rascasse è un noto ristorante di Montecarlo, situato su una curva del Gran Premio monegasco che prende il nome del locale).
Questo mitico pesce presenta una carne bianca molto gustosa e delicata e il brodo preparato con le sue carcasse ha un gusto da non perdere (non vi azzardate a buttare lisca e testa quando lo comprate!), ben delineato e saporito che ricorda quello dei crostacei.
Nelle pescherie lo scorfano spicca sempre sugli altri prodotti col suo rosso acceso e si presta per essere utilizzato in ottime zuppe di pesce, inclusa la mitica bouillabasse marsigliese.
Ma non vorrete certo credere che l'utilizzo dello scorfano è riservato esclusivamente alle zuppe di pesce. Si può realizzare, ad esempio, uno strepitoso spaghetto condito col suo sugo e "aggiustato" con il suo ottimo fumetto.
La ricetta, a cura dello chef Franco Bloisi di Assunta Madre, l'ho reperita mesi fa sul Messaggero nella bella rubrica del venerdì sui ristoranti di Roma e l'ho religiosamente conservata. Poi, appena si è presentata l'opportunità, ho avuto modo di "rispolverarla".
Eccola:
Mettere in una padella con olio extravergine e peperoncino uno scorfano di circa 1 kg sfilettato, ponendo la parte con la pelle verso il basso. Aggiungere dei pomodorini datterini tagliati a cubetti e far cuocere per un po’. Nel frattempo utilizzare le carcasse dello scorfano per preparare un fondo nel modo che segue: tostare con poco olio extravergine le teste e le lische, sfumare con del vino bianco e aggiungere poi sedano, carota, cipolla tagliate grossolanamente e poca acqua. Far cuocere per massimo mezz’ora e il risultato sarà un brodo ristretto di gran gusto. Cuocete poi dei buoni spaghetti al dente, che concluderanno la loro cottura in padella, dopo aver incorporato anche il fondo precedentemente preparato.
Le varianti rispetto alla ricetta di base che ho apportato riguardano l'utilizzo dell'aglio che non deve mai mancare nei miei piatti a base di pesce, il "forzoso" impiego di un pomodoro in scatola al posto di quello fresco (sigh!) e il recupero della polpa dello scorfano rimasta attaccata alla lisca e alla testa che ha contribuito ad insaporire ancor di più la salsa.


Il piatto che ne viene fuori ha il sapore del mare e sono sicuro che sarà ancora più buono in stagione col pomodoro fresco (provate ad attendere l'estate per prepararlo, se potete pazientare; lo farò anch’io).
Un "rosso su rosso" (rosso del pomodoro + rosso dello scorfano) da urlo quindi e già che ci avviciniamo al Gran Premio di Montecarlo (si terrà verso la fine di maggio) aggiungiamo idealmente anche il rosso delle Ferrari. Con l’auspicio che possano passare per prime all’ultimo giro anche davanti alla curva della Rascasse...

9 novembre 2017

Palazzo Montemartini, un’esperienza di gusto e non solo


La scorsa settimana ho avuto il piacere di conoscere più da vicino gli ambienti confortevoli e rilassanti di Palazzo Montemartini, appartenente al Gruppo Ragosta Hotels Collection che vanta anche altri alberghi di lusso tra la Costiera amalfitana e Taormina. Si tratta in questo caso di una struttura di charme nel centro di Roma, dotata di 82 tra camere e suite e situata a due passi dalle Terme di Diocleziano e dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Meta ideale per vacanza o lavoro, ma anche per chi vive in città, questo grande albergo è stato progettato e sviluppato per accogliere ogni tipologia di ospite, in particolare coloro che cercano l’intimità di un hotel di lusso, in equilibrio tra storia e modernità. Sono presenti infatti da un lato gradevoli elementi hi-tech e di design e dall'altro marmi e stucchi originali, caratteristiche che si fondono in una cornice unica, moderna e ricercata.
La mia permanenza a Palazzo Montemartini è cominciata con una splendida visita alle sue principali suite, dagli ambienti molto eleganti e raffinati.



Ve ne sono di vario tipo: da quelle del noble floor con soffitti antichi a quelle de luxe e grand deluxe, fino ad arrivare alle suite fitness e spa e alla skylight.




Bellissima e confortevole è poi la vera e propria spa, un moderno centro benessere di 600 metri quadrati con sale massaggi, trattamenti estetici, piscine riscaldate, zone relax, sauna, bagno turco ed una esclusiva cabina del sale che favorisce la buona ossigenazione.




Se possibile, ancora più straordinaria è la "food experience" che si può vivere nell’hotel. Il Ristorante e Lounge Bar "Senses" presenta un’atmosfera di gran classe e un ambiente magico: una grande fontana al centro sala, grandi capitelli e diversi tavoli dal design elegante, in una combinazione ancora una volta di elementi classici e moderni.






Qui lo chef siciliano Simone Strano, che vanta esperienze importanti in Italia e all'estero, porta in modo inedito e davvero piacevole la cucina della sua regione nei piatti che vengono serviti. 



Dagli antipasti al dolce, si effettua un percorso di gusto che utilizza abilmente e in maniera creativa i prodotti di quel territorio, rivisitando le ricette tipiche per esaltare i sapori tradizionali.




Ricca e sfiziosa è la scelta nell'ambito degli antipasti, con piatti quali il carpaccio di gambero rosso di Mazara, ricotta di bufala, bottarga di muggine e mandarino candito, il baccalà in tempura nera, puntarelle e maionese ai lamponi e l'ottimo arancino d’alici, caponata siciliana e cipolla in agrodolce. 





E ancora il delizioso uovo a 65°, crema di blu del Moncenisio e funghi porcini o il gradevole gioco di consistenze e  sapori della patata gomitolo con crema di mandorle, foie-gras e fichi.






Tra i primi è da citare l’originale “carbonara” di tonno con lo spaghettone Monograno Felicetti “Il cappelli”, ma sono degne di nota anche le tagliatelle 30 tuorli ai funghi porcini su crema di mozzarella di bufala e guanciale croccante, gli sfiziosi ravioli cacio e pepe, cime di rapa e crumble alle alici o le chicche di patate alla zucca con fonduta di Piacentinu ennese e nocciole piemontesi.






Il tonno si ritrova anche nei secondi piatti in trancio con panura, funghi cantarelli, radicchio trevigiano e soia, insieme ad altri piatti di pesce come la coda di rospo, lenticchie Beluga e composta di pomodorini gialli canditi; per gli amanti della carne vale la pena di assaggiare il carré di agnello con ortaggi di stagione aromatizzati al timo e tartufo nero o la pluma di maialino con crema di cicerchia e cicoria ripassata.




Si conclude in dolcezza con altre creazioni golose ed originali: ottimo “L'arancino prende forma” (ripieno di ricotta) mantecato al pistacchio di Bronte e marmellata di arancia, “Il mediterraneo” con fragole, spezie e yogurt, “La pera Pecan” con noci e caramello o “Le origini” con miele, corbezzolo, castagne e cioccolato fondente.




Insomma davvero un gran bel menù che è in linea con la filosofia dell'hotel, “Define your Lifestyle”, in quanto regala agli ospiti-gourmet una bellissima esperienza enogastronomica che riflette il loro stile di vita.


Per informazioni:

Palazzo Montemartini
Largo Giovanni Montemartini 20, 00185 Roma
tel.06.45661, e-mail: info@palazzomontemartini.com
Facebook: https://www.facebook.com/PalazzoMontemartiniRome/
Instagram: https://www.instagram.com/palazzomontemartini_roma/