Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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31 luglio 2026

Auguri doppi a me!


 Trovo solo ora il tempo di scrivere su due miei compleanni: innanzitutto quello del mio blog, che nel mese di giugno ha compiuto ben 19 anni. Poi in questo mese c’è stato anche il mio compleanno, ma tralascerei di svelarvi quanti anni ho compiuto (troppi)😊.

Allora auguri doppi a me e a questo blog che tante soddisfazioni continua a darmi, grazie anche a voi lettori che avete la pazienza di seguirmi dopo tanti anni.

Un bacione quindi e un ennesimo ringraziamento a tutti i miei follower. Buona estate! 

Ps Quale miglior festeggiamento con una “torta speciale” rappresentata da una carbonara di mare (con pesce spada affumicato e cozze sgusciate)?😊

13 maggio 2026

Taste of Roma 2026, l’evoluzione della ristorazione tra rigenerazione urbana e nuove forme di socialità

Si è chiusa domenica scorsa la decima edizione di Taste of Roma. Un traguardo importante, in un decennio nel quale tale manifestazione ha contribuito a rendere l’alta cucina più accessibile al pubblico e sempre più conviviale. In questa edizione il festival ha scritto un nuovo capitolo, scegliendo come scenario il Gazometro, luogo simbolico della Roma contemporanea, che per l’occasione si è trasformato in un villaggio del gusto, animato dalle cucine di chef affermati, protagonisti storici della manifestazione, e da una nuova generazione di insegne della ristorazione cittadina.

La scelta di questa location (nel quartiere Ostiense, definito dal Guardian come uno dei più “cool d’Europa” e in un’ex area industriale che rappresenta uno dei luoghi più rappresentativi della trasformazione urbana di Roma) rafforza l’identità contemporanea della manifestazione e ne amplia la capacità di coinvolgere pubblici diversi: dagli appassionati gourmand alle generazioni più giovani di foodies. Inoltre in questo modo Taste of Roma ha dimostrato la sua sensibilità ai temi della sostenibilità e della valorizzazione degli spazi cittadini, attraverso nuove esperienze culturali e conviviali.

L’edizione 2026 ha segnato un’evoluzione del format, con l’esperienza proposta al pubblico che è divenuta più ricca di suggestioni. Accanto ai percorsi di assaggio alla scoperta delle nuove proposte e idee di cucina presenti in città, il calendario ideato dagli organizzatori Mauro e Silvia Dorigo di Be.it Events ha proposto anche masterclass esclusive con gli chef, talk con ospiti speciali, degustazioni e momenti di approfondimento tematico sul mondo del food&beverage e sulle nuove tendenze di settore. Il tutto animato dal sound dei dj set targati RDS, media partner della manifestazione.

In linea con la volontà di coinvolgere un pubblico gourmand ampio, variegato e giovane si sono inserite anche nuove formule di biglietteria (Open, valido in una qualsiasi data, Happy Taste, pensato per l’after-work con ingresso in fascia oraria dedicata, e abbonamento 2 giorni). Tali soluzioni sono state introdotte non solo per rendere l’esperienza ancora più flessibile, ma soprattutto per attirare un pubblico più ampio e giovane, con modalità di accesso diverse a seconda delle abitudini di ciascuno.

La decima edizione di Taste of Roma” - commenta Mauro Dorigo - conferma il desiderio di dare continuità a un progetto molto amato dal pubblico, aprendolo allo stesso tempo a nuove visioni, nuovi linguaggi e nuove esperienze”.

Per noi questa edizione rappresenta insieme una festa e una ripartenza”, aggiunge Silvia Dorigo. “Abbiamo immaginato un’esperienza capace di emozionare e coinvolgere pubblici diversi, tra l’altro con un’illuminazione pensata per creare un’atmosfera suggestiva e accogliente”.

I protagonisti

Dal 6 all’8 maggio sono entrati in scena Heinz Beck, affermato chef de La Pergola, Angelo Troiani chef e patron de Il Convivio Troiani, Daniele Usai de Il Tino di Fiumicino. A loro si sono affiancati Giulio Zoli del ristorante Nomos Ante, recente apertura nel pieno centro di Roma, Andrea Cavallaro, chef di Sbracio, locale incentrato sulla cucina alla brace a carboni, Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli di Trecca, osteria che ha fatto dell’autentica cucina romana il proprio cavallo di battaglia, e Davide Del Duca che da Osteria Fernanda valorizza l’artigianalità della cucina d’autore. E poi gli chef Roberto Bonifazi e Francesco Brandini di Tribuna Campitelli - Bottega 13, Danilo Mancini, che al ristorante Anavà propone una cucina fortemente identitaria e Natale Giunta, chef di Oro Bistrot, oltre a Leonardo Malgarini di Casa Malgarini. A portare alta la bandiera dell’artigianalità nell’alta cucina è stato anche Federico Salvucci, chef del ristorante Fase.

Dal 9 al 10 maggio, è stata la volta, oltre ad Heinz Beck, Andrea Cavallaro, Davide Del Duca e Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli, anche di Andrea Pasqualucci chef del ristorante Moma, Heros De Agostinis, fresco di stella alla guida del ristorante Ineo, e Koji Nakai del ristorante Nakai. E ancora di Alessandro Pietropaoli chef di The Green Restaurant presso l’Hilton Roma Eur La Lama, Ciro Cucciniello che da Carter Oblio con la sua cucina tocca tutte le sfumature del fuoco e Giacomo Zezza alla guida di Bistrot 64. Spazio ai sapori d’oriente anche con Yamamoto Ejii di Sushisen mentre, a portare alta la bandiera delle donne in cucina, è stata Anastasia Paris con il suo nuovo progetto Futura - Laboratorio di cucina.

I miei assaggi nella giornata di domenica scorsa hanno riguardato i seguenti piatti, tutti molto interessanti e originali. Ho cominciato con degli ottimi, cremosi e avvolgenti tortelli allo stracchino stagionato con mandorle e limone nero del ristorante stellato Moma. Dello stesso ristorante ho molto apprezzato anche le animelle alla diavola con ketchup di prugne (quest’ultimo davvero piacevole e di perfetto contrasto nel piatto) e basilico.


Un paio di piatti anche dell’Osteria Fernanda hanno attirato la mia attenzione, in primis il plin di rosa canina spuma di parmigiano e olio allo sciso.


Quest’ultimo conferisce al piatto un profumo unico: si tratta di un olio a base di questa erba aromatica che è chiamata anche basilico giapponese e che presenta un mix di profumi che ricordano la menta, il basilico, la cannella e gli agrumi. Molto buono anche, sempre a cura di questo ristorante, il “secreto di maiale nero marchigiano, cavolo cappuccio, mela verde e senape” con sapori e consistenze ben bilanciati e armonizzati.

Buonissimo è stato anche il primo piatto proposto da Bistrot 64 e cioè degli ottimi pici con burro di Normandia, colatura di alici e ‘nduja. Un piatto anche abbastanza brodoso al punto da meritare l’uso di un cucchiaio per accogliere il suo delizioso sughetto in cui il rosso della ‘nduja appare solo dopo, giacendo nascosto sul fondo.

L’ultimo dei miei assaggi ha riguardato un altro primo piatto, quello offerto dal ristorante The Green dell’Hilton Eur la Lama e denominato “Tagliolino alla brace, zabaione di mare e crema all’aglio dolce”. Un piatto molto interessante in quanto il tagliolino, dopo essere stato cotto, viene brevemente affumicato sulla brace e condito con uno zabaione a base di ricci di mare e una crema all’aglio dolce: davvero una preparazione ben riuscita!

Ottime anche le bevande in abbinamento a questi piatti tra cui, da non sottovalutare, un fresco “peroncino” che ben si abbinava a molte preparazioni proposte.

Attorno al grande cilindro di ferro, elemento caratteristico e amato dello skyline della città, si è svolta quindi un’edizione di successo, che ha espresso nuove idee ristorative restando tuttavia fedele al suo obiettivo principale: far incontrare persone, storie e sapori in un contesto di scoperta e condivisione.

Per ulteriori informazioni: www.tasteofroma.it

8 novembre 2025

La versatilità del Fagiolo Gentile di Labro

Sono ripresi gli show cooking per promuovere i prodotti e i piatti tipici dell’Alto Lazio, in questo caso del Reatino.

Come sottolineato in altri miei post, questi interessanti show cooking sono organizzati dalla Camera di Commercio di Rieti e Viterbo in collaborazione con la sua Azienda Speciale Centro Italia. Il tutto rientra in un progetto denominato "Turismo e Cultura", che ha l’obiettivo di promuovere le eccellenze enogastronomiche del territorio ed i luoghi in cui sono realizzati i prodotti tipici protagonisti delle tradizioni dell’Alto Lazio.

Da rilevare che recentemente questi prodotti, oltre ad essere valorizzati dal già affermato marchio collettivo relativo alla Tuscia (marchio Tuscia Viterbese), possono fregiarsi di un analogo bollino relativo alla provincia di Rieti, che prende il nome di REA – Qualità Reatina (più info qui).

Tornando agli show cooking, in questo mese gli appuntamenti sono quattro e potranno essere agevolmente seguiti in diretta Facebook sulle pagine dei due Enti ai link sopra indicati. Come di consueto, diversi giornalisti e blogger da tutta Italia (tra cui io) si metteranno alla prova per preparare, sotto la supervisione di uno/a chef, golosi piatti tipici siano essi tradizionali o con un tocco di creatività, a partire da eccellenti materie prime provenienti da questi territori.

Questi incontri on line sono cominciati il 4 novembre scorso con la realizzazione di una ricetta condotta dallo chef Marco Mattetti del ristorante Radici di Labro.

Abbiamo preparato in particolare degli 

GNOCCHETTI DI FAGIOLO GENTILE DI LABRO SU CREMA DI ZUCCA E PETALI DI GUANCIALE, CON OLIO AL ROSMARINO E ZEST D’ARANCIA

Ecco gli ingredienti della ricetta:

Fagioli Gentili secchi (ottimi quelli dell’azienda agricola Curini Michela) – 200 gr.; Patate (del Cicolano) – 150 gr.; Farina – circa 100 gr.; Zucca delica o mantovana – 400 gr.; Guanciale – 80 gr.; Rosmarino fresco (solo aghi teneri) – 1 cucchiaino; Zest d’arancia non trattata – la scorza grattugiata di ½ frutto; Olio extravergine d’oliva – 40 ml; Sale e pepe nero – q.b.; pecorino del reatino stagionato – q.b. da grattugiare al momento del servizio

Procedimento

IL GIORNO PRIMA

Metti in ammollo i fagioli Gentili per 12 ore, poi lessali in acqua leggermente salata finché morbidi. Lessa anche le patate.

IL GIORNO DOPO

Schiaccia i fagioli e mescolali con le patate lesse passate e la farina, impastando fino a ottenere una massa omogenea e non appiccicosa.

Forma dei rotolini e taglia gli gnocchetti, poi falli asciugare su un vassoio infarinato.

Cuoci la zucca a vapore o al forno con un filo d’olio e sale, poi frullala fino a ottenere una crema liscia e vellutata. Regola di sale e pepe.

Taglia il guanciale a petali sottili e rendilo croccante in padella a fuoco medio/basso. Trasferisci i petali croccanti su carta assorbente per eliminare l’eccesso di grasso.

Per il battuto aromatico: sbollenta il rosmarino per 5 secondi, raffreddalo in acqua e ghiaccio, asciugalo e frullalo con l’olio e lo zest d’arancia fino a ottenere un condimento verde e profumato.

Cuoci gli gnocchetti in acqua salata fino a quando salgono a galla, scolali e saltali nella padella con il grasso del guanciale per insaporirli e lucidarli leggermente.

Adagia infine nel piatto gli gnocchetti sulla crema di zucca calda, aggiungi i petali di guanciale croccante e qualche goccia del battuto aromatico al rosmarino e zest d’arancia. Completa con una grattugiata di pecorino, che aggiungerà sapidità e contrasto visivo.

Un piatto meraviglioso, equilibrato che abbina la dolcezza della zucca al carattere gentile del fagiolo, mentre il guanciale e il pecorino aggiungono una nota sapida e croccante. Il battuto di rosmarino e zest d’arancia, poi, completa il piatto con un profumo fresco, balsamico e aromatico, “sgrassando” e bilanciando l’eccesso di sapidità del piatto.

Un cenno finale ad un protagonista di questa ricetta, il fagiolo gentile di Labro. Ne ho parlato già in un altro mio post, ma mi preme sottolineare l’eccezionalità di questa materia prima che si distingue per la sua consistenza cremosa e vellutata. Presenta un gusto delicato e piacevole e non si percepisce la presenza della buccia che è sottile ed elastica. Tutti elementi che lo rendono particolarmente attrattivo per la ristorazione. Per assaporarlo al meglio, deve essere degustato semplicemente, condito con poco olio extravergine di oliva e sale, ma naturalmente è adatto anche a qualsiasi altra ricetta (con le cotiche, con aglio, pomodoro e salvia, ecc.).

Il prossimo appuntamento con gli show cooking on line è per lunedì 10 novembre alle ore 19 quando sarà realizzata la ricetta del crème caramel di marroni con lo chef Marco Bartolomei. Seguitemi!

2 ottobre 2025

Ischia Safari, un “parco giochi” enogastronomico da non perdere

Si è conclusa da poco una edizione ancora una volta bellissima di Ischia Safari. Per il terzo anno consecutivo sono stato alla festa del lunedì sera, quella se vogliamo più bella e con maggior partecipazione, tenutasi presso il parco termale del Negombo. Una location ideale (un parco di oltre nove ettari situato nella splendida baia di San Montano, con quattordici piscine e un giardino botanico) per accogliere i sempre tanti appassionati gourmet che accorrono numerosi a questo evento imperdibile.

Ebbene, come ogni anno, in un tale splendido contesto oltre 200 professionisti tra chef, pizzaioli, maestri pasticcieri e artigiani del gusto hanno espresso egregiamente la loro creatività, utilizzando ingredienti di grande qualità, vanto del nostro patrimonio enogastronomico.

L’esperienza degli anni passati mi ha insegnato che ad Ischia Safari è preferibile orientarsi su degustazioni mirate, senza farsi ingolosire da tanti assaggi casuali che non consentono poi di poter apprezzare al meglio le proposte migliori della serata.

Ho iniziato il mio Ischia Safari con una degustazione degli imperdibili latticini (uno meglio dell’altro) della Latteria Sorrentina, per poi passare alle tante interessanti proposte di primi piatti di molti chef stellati e non.

Ho molto apprezzato ad esempio il piatto di Giulio Terrinoni (“Per me”, Roma), che ha preparato dei buonissimi gnocchetti neri (al nero di seppia) con bagna cauda, pecorino e ‘nduja. Ottima anche la zuppa di crostacei con pasta mista e spuma di patate di Emmanuel di Liddo del ristorante interno (Al FuGà) al parco Negombo.


Molto golosi anche i ravioli di totano con patate e ‘nduja di Antonio Autiero del Deschevaliers Restaurant di Napoli.

Sempre ispirato ai sapori di mare è stato poi il piatto dello stellato Pasquale Palamaro (ristorante Indaco di Lacco Ameno, Ischia) uno degli ideatori dell’evento. La sua proposta, il “Safari hot fish”, era un goloso e soffice “bun” con wurstel a base di pesce e salse di pomodorino del piennolo e alla curcuma, a ricordare i meno nobili ketchup e maionese dei normali hot-dog.

Dell’altro stellato ischitano, Nino Di Costanzo (Danì Maison), ho assaggiato invece un piatto di terra, un raviolo di faraona, hummus di fagioli, piperna e parmigiano davvero gustoso. 

E mi ha sorpreso molto, a proposito di piatti di terra, il cappuccino di genovese, servito proprio come fosse un cappuccino, di Giuseppe Stanzione (ristorante Glicine dell'Hotel Santa Caterina di Amalfi). Un piatto cremoso con gli stessi ed identici sapori della genovese ma con piccole rivisitazioni tra cui l’aggiunta di polvere di caffè, che ha conferito sentori molto interessanti e ben armonizzati con il resto degli ingredienti.

Un altro piatto di terra direi autunnale e quindi in linea con questa stagione ormai arrivata è stato offerto da Agostino e Francesco D'Ambra della Trattoria Il Focolare di Barano d'Ischia. I loro gnocchi "zampognari" con zucca e salsiccia sono risultati veramente una gustosa proposta, senza innovazioni particolari, ma con tanto sapore.

Ottime anche le carni alla brace di Sabatino Cillo (Airola, Benevento) e Sabatino Palumbo (Umami Meat Restaurant, Giugliano in Campania, Napoli).

Per dessert, ho assaggiato invece una… pizza. Scherzi a parte, pur essendo pieno a sufficienza per degustare le ottime pizze offerte dal meglio dei pizzaioli d’Italia, non ho voluto rinunciare alla pizza di Ivano Veccia de L’Isola a Forio d’Ischia. Ho assaggiato una meravigliosa fetta di pizza denominata “La ripassata bruschetta” con doppia cottura prima nel forno a legna e poi in quello elettrico in modo da conferirle una maggiore croccantezza: una degustazione che valeva decisamente la pena di fare!


Il fine serata è stato all’insegna della frutta e soprattutto dei dolci a bordo piscina, con tante squisitezze e creazioni bellissime anche da vedere, come quelle di Nello Iervolino dell’Indaco di Lacco Ameno e del fruit designer Emanuele Frigenti




D’obbligo comunque concludere la serata con delle certezze ischitane: il cornetto di Calise e i liquori artigianali di Distillerie Aragonesi.


Infine musica e festa sulla spiaggia per chiudere, come al solito egregiamente, uno degli eventi più riusciti d’Italia.

Il giorno dopo, un copioso acquazzone non mi ha impedito, se non per qualche ora, di godermi ancora l’isola: una piacevole passeggiata a Citara, che fuori stagione ha un fascino del tutto particolare, ci stava proprio tutta!

In ogni caso, con la pioggia o senza, Ischia, sei sempre la più bella! (come scrissi anche alcuni anni fa qui).

2 maggio 2025

Un “montarozzo” di bontà

Un’altra gustosa ricetta che ho preparato recentemente in occasione degli show cooking on line organizzati dalla Camera di Commercio di Rieti e Viterbo e dalla sua Azienda Speciale Centro Italia nell’ambito del Progetto Turismo e Cultura è quella dei Fagioli in greppa.

Per questa preparazione a dirigere lo show cooking è stato lo chef Marco Ceccobelli che ci ha fornito anche interessanti informazioni riguardo a questo semplice ma buonissimo piatto che fa parte della tradizione gastronomica del viterbese.

Innanzitutto cosa vuol dire “in greppa”? Ebbene, con il termine in “greppa” un tempo venivano indicate tutte quelle preparazioni il cui ingrediente principale erano i fagioli, conditi nei più diversi modi, che poi venivano serviti su delle fette di pane in cui i fagioli andavano a formare una sorta di montagnetta, la “greppa” appunto.

Il termine “in greppa”, deriverebbe dal latino – medievale “grippus”, trasformatosi poi nel termine “greppa”.

Che tipo di fagioli usare per questa ricetta? L’ideale è utilizzare i fagioli gialli Secondo o della Stoppia di San Lorenzo (come quelli dell’azienda Il Cerqueto) che fanno parte del paniere dei prodotti tipici del territorio della Comunità Montana Alta Tuscia Laziale*. Si tratta di fagioli che venivano seminati tassativamente nella terza decade di giugno, successivamente alla mietitura del frumento, per permetterne la maturazione intorno alla fine di agosto. Da qui derivano le denominazioni di “fagiolo secondo”, in quanto prodotto di secondo raccolto, o “fagiolo della stoppia”, in quanto seminato sulle stoppie (gli steli residui di grano che restano nel campo dopo la mietitura) del frumento appena lavorate. 

Ecco gli ingredienti (per due persone) di questa ottima ricetta: 

300 gr di fagioli gialli della stoppia di S. Lorenzo; 1 cipolla; olio EVO; sale, pepe qb; 4 fette di pane raffermo. 

Procedimento

Mettere i fagioli a bagno per 12 ore con due foglie di alloro e un cucchiaio di bicarbonato, poi lessare fino alla cottura desiderata. Scolati i fagioli, conservare l’acqua di cottura.


In una padella far soffriggere la cipolla, unire i fagioli, e condire con sale e pepe. Porre nel piatto da portata le fette di pane, bagnandole con l’acqua di cottura dei fagioli; metterci sopra i fagioli creando la “greppa” cioè una piccola montagnella (o “montarozzo” come si dice in dialetto) di fagioli.

Questo piatto può essere condito anche con altri ingredienti: al posto della cipolla si può utilizzare un fondo con guanciale (senza utilizzare l’olio in questo caso) o si può unire l’aringa a completare il piatto conferendogli un gusto più complesso. Per arricchire i fagioli in greppa si può aggiungere anche della cipolla o delle cipolline crude che con i fagioli si abbinano molto bene, condendo questi ultimi, una volta lessati, con olio e sale.

Vi invito quindi ad assaggiare in tutti questi modi i fagioli di cui sopra (io ci ho preparato anche una mitica pasta e fagioli!). 



Ed a proposito di assaggi e di meravigliose materie prime dell’Alto Lazio e non solo vi segnalo che dal 17 al 19 maggio sempre nelle Tuscia ed in particolare a Viterbo si terrà l’evento “ASSAGGI” il Salone dell'enogastronomia laziale, una tre giorni tra sapori, odori e storie da gustare e ascoltare. Con 70 espositori, show-cooking, laboratori, talk, chef stellati, percorsi sensoriali e degustazioni, Assaggi 2025 celebra l’eccellenza delle produzioni agroalimentari del Lazio in un contesto unico, il duecentesco Complesso di Santa Maria in Gradi.

Andiamoci!


*La Tuscia è terra di grandi legumi di qualità, come ad esempio i ceci del solco dritto di Valentano (espressione di una tradizione contadina: la tiratura del solco dritto. A seconda che il solco tirato dai buoi o dal trattore riesca più o meno dritto vengono tratti gli auspici sul raccolto successivo: più il solco sarà dritto, più questo sarà abbondante), i fagioli del purgatorio di Gradoli (che per tradizione si mangiavano il mercoledì delle ceneri in occasione del cosiddetto pranzo del Purgatorio servito con riso in brodo e zuppe di pesce di lago), la lenticchia di Onano (nota anche come “lenticchia dei Papi”, speciale grazie ai terreni dove viene coltivata, vulcanici e sabbiosi), la cicerchia e la roveja (buone queste ultime cotte insieme, come propone lo chef Marco Ceccobelli).

20 aprile 2025

Una ricetta tipica della Tuscia: i ceciliani canepinesi al sugo bianco

 

I ceciliani canepinesi sono una pasta tipica della Tuscia originaria del borgo di Canepina, in provincia di Viterbo.

La sua particolarità sta nella forma: si tratta di un formato lungo (si presenta come uno gnocco allungato di circa 7/10 cm) e cavo, spesso e irregolare, lavorato a mano con una tecnica tradizionale. La sua lavorazione richiede abilità manuale per ottenere la giusta consistenza ed elasticità.

Il ceciliano affonda le radici nella tradizione contadina di Canepina. Le massaie lo preparavano soltanto con acqua e farina, senza uova, per ottenere una pasta sostanziosa ed economica. La lavorazione avviene arrotolando la sfoglia attorno a un ferretto (in origine era quello utilizzato dalle nonne per fare le calze), un attrezzo usato per modellare la pasta, rendendola cava e perfetta per trattenere i condimenti. In analogia quindi ai metodi utilizzati per altri formati regionali, come i maccheroni al ferretto calabresi.

Il ceciliano si abbina bene con sughi robusti e saporiti, come ad esempio:

• i sughi di carne (cinghiale o maiale), arricchiti con spezie e aromi locali

• i sughi a base di funghi porcini e tartufo nero della Tuscia, per una variante più raffinata

Ma possono essere conditi anche con salsa di pomodoro e aglio per una preparazione più semplice ma comunque gustosa. Per esaltarne il sapore si utilizzano poi pecorino romano grattugiato o formaggi locali.

Questa pasta è ancora oggi protagonista di sagre e feste popolari a Canepina, dove viene preparata seguendo la ricetta tradizionale e servita con i sughi tipici della zona.

In occasione dello show cooking on line organizzato dalla Camera di Commercio di Rieti e Viterbo e dalla sua Azienda Speciale Centro Italia nell’ambito del Progetto Turismo e Cultura abbiamo preparato i 

CECILIANI CANEPINESI AL SUGO BIANCO guidati dallo chef Felice Arletti. 

Ecco gli ingredienti (per 2 persone): 

400 gr di farina; 200 ml di acqua; 50 gr di granella di nocciole; 5 gr di finocchietto. 

PROCEDIMENTO

Per ottenere la pasta fresca, preparare l’impasto lavorando la farina e l’acqua. Avvolgere il panetto in una pellicola e lasciar riposare per mezz’ora.

Ricavare dei serpentelli, ed avvolgerli attorno ad un ferretto da maglia (per chi non ce l’avesse, basta anche uno steccone per spiedini), in modo da ottenere dei maccheroncini cavi, simili alle trofie. Dovrebbero essere lunghi circa 7-10 cm.

Portare a bollore dell’acqua in una pentola, aggiungere del sale e versarci i ceciliani. Far cuocere per circa 6/8 minuti.

Nel frattempo mettere un filo d’olio extravergine in padella a fiamma bassa ed aggiungere la salsiccia precedentemente sminuzzata in un piatto e privata della pelle. Cuocere a fiamma media, smuovendo frequentemente la salsiccia sbriciolata. Quando la pasta è pronta scolarla, versarla direttamente in padella e continuare la cottura per cinque minuti. Prima di impiattarla, aggiungere il finocchietto e le nocciole tagliate grossolanamente.

Un piatto rustico, robusto e davvero gustoso che ha come valore aggiunto a mio avviso proprio queste ultime aggiunte (finocchietto e granella di nocciole) che gli conferiscono profumo e croccantezza.

I ceciliani canepinesi si abbinano bene con un Greco di Vignanello.

Alla prossima e…Buona Pasqua!

17 gennaio 2025

Un (mini) timballo di maccheroni per iniziare bene il 2025

Questo è per me il primo post dell’anno. Allora vi auguro (e mi auguro) uno splendido e goloso 2025 che possa portare a tutti noi le cose che più desideriamo.

Il post risente inevitabilmente delle appena trascorse feste natalizie e quindi non posso che proporvi uno dei tanti ottimi piatti che ho gustato recentemente durante le vacanze di Natale.

Il maggior tempo a disposizione mi ha consentito di “rispolverare”, sia pur in versione “mignon”, un piatto che non preparavo da una vita: il timballo di maccheroni.

In pratica, per chi non lo sapesse, si tratta di una pasta al forno rivestita di una fragrante pasta sfoglia: un primo davvero opulento e goloso che ben si adatta a un periodo di grasse e illimitate mangiate, come quello appena trascorso e purtroppo, per quest’anno, finito.

Ma come si prepara il timballo di maccheroni?

Beh, si parte dal ragù per condire la pasta (stavolta l’ho preparato molto velocemente, con della carne macinata), poi si predispone l’abbondante ripieno che può essere molto vario e su cui ci si può sbizzarrire in quanto a ingredienti.

Io ho farcito la pasta nel seguente modo: 

-   piselli in scatola saltati in padella con poca pancetta, cipolla e un filo di aceto balsamico di Modena Igp

-  uova sode

-       fiordilatte a cubetti

-       abbondante parmigiano

Precedentemente ho cotto delle penne al dente e le ho condite con il ragù (abbondante).

Quindi ho rivestito di pasta sfoglia un tegame da forno (per questa volta non troppo grande) ed ho inserito un primo strato di penne, sulle quali ho aggiunto il suddetto ripieno ben distribuito e, qua e là, qualche cucchiaiata di ragù.

Ho coperto con le restanti penne condite e chiuso con un altro strato di pasta sfoglia, a sigillare lo “scrigno”.

Ho cotto infine in forno a 180 °C per circa 30 minuti (anche meno, se avete il forno ventilato) e comunque fino a doratura della pasta esterna.

Questo timballo va gustato tiepido, in modo che i sapori si sedimentino e si amalgamino al meglio.

E chest’è. Bon appétit e ancora buon anno!

16 novembre 2024

Il raviolo all’amatriciana liquida: un’esplosione di sapori!

 

L’ultimo show cooking on-line organizzato quest’anno, sempre egregiamente, dalla Cameradi Commercio di Rieti e Viterbo e dalla sua Azienda Speciale, ha riguardato un piatto molto interessante: i ravioli all’Amatriciana liquida.

Maestro di questa ed altre varianti sull’amatriciana è uno chef che stimo molto e che ho avuto modo di apprezzare già negli scorsi anni: Marco Bartolomei.

Alla fine del 2023, ad esempio, Bartolomei preparò insieme a noi uno strepitoso piatto la cui esecuzione volentieri vi linko qui di seguito, delle lasagnette croccanti appunto all’amatriciana che hanno riscosso un notevole successo, anche nelle tavole natalizie di molti giornalisti/blogger.

Questa volta la notissima ricetta dell’Amatriciana ed i suoi ingredienti sono stati declinati in un modo altrettanto geniale e piacevole. In dei ravioli ripieni di sugo all’amatriciana condensato (guanciale compreso) irrorati di una golosa fonduta di pecorino, con l’aggiunta ancora di guanciale croccante.

Una ricetta che vi invito ad eseguire seguendo le istruzioni che qui vi riporto:

RAVIOLO ALL’AMATRICIANA LIQUIDA

INGREDIENTI

(per 4 persone o più)

4 uova; 500 gr. di farina 00; 50/100 gr. di agar agar; 300/400 gr. di guanciale; 500 gr. di pomodori pelati; 200 gr. di pecorino stagionato; 50 gr. di burro; 100 ml di latte, vino bianco, sale

PROCEDIMENTO

Sono tre le parti di questa ricetta: la sfoglia, il ripieno, la fonduta di pecorino, oltre al crumble di guanciale.

Per la sfoglia

Disponete 400 gr. di farina in una ciotola, aggiungete le uova e un pizzico di sale; iniziate a mescolare.

Quando l’impasto inizia a staccarsi dai bordi della ciotola, mettetelo sul piano di lavoro e continuate ad impastare con le mani, aggiungendo altra farina se serve per dare consistenza all’impasto, fino a quando non diventa liscio. Poi rimettetelo nella ciotola, ricopritelo con un panno o con della pellicola, e lasciatelo riposare per mezz’ora. Dopo circa 30 minuti, stendete la sfoglia in strisce rettangolari.

Per la salsa all’amatriciana

Preparate i pelati schiacciandoli in un piatto; tagliate il guanciale a strisce (massimo mezzo centimetro di spessore) e poi le fette a julienne (molto sottili). Cuocerlo in una padella a fuoco lento finché non diventa croccante. Mettetene da parte un po', per poi utilizzarlo per la guarnizione. Sfumate il restante guanciale con del vino bianco, facendolo evaporare e successivamente aggiungete i pelati precedentemente schiacciati, mantenendo una consistenza molto densa. Portate a cottura la salsa per almeno 15 minuti.

Quando la salsa è pronta, frullate con un minipimer, riportatela a bollore ed aggiungete 4 grammi di agar agar; mescolate e cuocete per 60 secondi.

Mettete a raffreddare in frigo, poi componete delle sfere con un pallinatore da gelato, che si utilizzeranno per il ripieno dei ravioli.

Disponete la sfoglia sul piano di lavoro, inserite il ripieno, sovrapponete un'altra sfoglia, poi coppate e chiudete i bordi dei ravioli esercitando una pressione con le dita.

Per la fonduta di pecorino

Sciogliete il burro in un pentolino, versate il latte e fatelo scaldare, unite il pecorino grattugiato, amalgamate per creare una crema, aggiungendo eventualmente altro pecorino fino a raggiungere la consistenza voluta.

Preparate l’impiattamento: cuocete i ravioli in acqua bollente, scaldate in una padella un pò di cremoso di pecorino, poi aggiungete i ravioli nella padella e mantecate.

Infine nel piatto di portata mettete a specchio sul fondo del piatto la fonduta di pecorino, adagiatevi sopra i ravioli e terminate con il crumble di guanciale.


Un piatto ancora una volta sorprendente ed estremamente goloso: in bocca il raviolo esplode con i gusti dell’amatriciana e il ripieno diventa liquido, come il vero sugo all’amatriciana.

La fonduta di pecorino, poi, è davvero avvolgente, sapida al punto giusto e sempre tremendamente golosa. Il guanciale, inoltre, immancabile nella amatriciana, lo si ritrova in diverse consistenze. Che bontà!


Con quest’ultima ricetta, cucinata on line insieme a tanti bravi giornalisti e blogger, con un autorevole chef e bravissimi conduttori, si sono chiusi per quest’anno gli show-cooking organizzati dalla sopracitata Camera di Commercio e dalla sua Azienda Speciale.

Colgo l’occasione, pertanto, per ringraziare infinitamente gli organizzatori per questa interessante iniziativa (durata più di un mese, con cinque incontri) che ogni anno ci permette di scoprire materie prime di eccellenza e piatti tipici di un territorio che merita di essere scoperto.

Spero, con i post che ho pubblicato al riguardo, di aver contribuito in qualche modo a stimolare la vostra curiosità inducendovi a realizzare meravigliose ricette tipiche di questi territori e stimolandovi anche a visitarli, perché questi luoghi, credetemi, nascondono tesori inaspettati!