Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

Visualizzazione post con etichetta Portogallo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Portogallo. Mostra tutti i post

6 gennaio 2016

Buon Vento!


E’ iniziato il 2016 e quindi non posso che augurare a me stesso e ai miei affezionati lettori Buon Vento, per dirla col linguaggio dei veri uomini di mare.
Un vento che mi auguro possa spingermi e spingervi a raggiungere in questo anno appena cominciato i più cercati e voluti desideri e obiettivi, in tutti i campi.
E visto che parliamo di vento, vi allego una foto di un’opera di street art che mi piace molto e che proprio ad un vento, il Ponentino, deve il suo titolo.


L’opera è dell’autore portoghese Pantonio (potete vederla a Roma in Via di Tor Marancia) e raffigura le balene e i diversi pesci del mare delle Azzorre (Pantonio viene dall’isola di Terceira).
A differenza di quanto si rappresenta, questo “quadro” a cielo aperto prende il nome di Ponentino perché per completarlo l’autore è dovuto stare per giorni sospeso a 14 metri d’altezza ondeggiando in balìa del ponentino, tipico vento romano.
Auguri!

Ps presto vi parlerò in uno specifico post della Street Art di Tor Marancia. Sono opere bellissime, se vi capita andate a vederle!

13 marzo 2015

Come al Café Orquídea…


Il mio recente (relativamente ormai…) viaggio a Lisbona mi ha fatto venire un gran desiderio di leggere qualche bel libro ambientato in questa stupenda città.
Se non altro per comprendere maggiormente la capitale portoghese, che ora conosco abbastanza, attraverso l’osservatorio privilegiato di qualche bravo scrittore, oltre che per stimolare piacevoli ricordi di posti visitati o scoperti.
In questo senso, un libro molto interessante è “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi, più volte citato nel mio blog. Un libro che ho letto tanto tempo fa, ma che ho riletto con grandissimo piacere, perché è molto gradevole, fine, discreto e impregnato della magica atmosfera che caratterizza la principale città lusitana.
Il libro è ambientato nel periodo della dittatura di Salazar ed ha come protagonista Pereira, un anziano giornalista sovrappeso e con problemi di cuore, responsabile della pagina culturale di un giornale del pomeriggio. La vita di Pereira subisce una svolta quando conosce il giovane Monteiro Rossi (e la sua fidanzata Marta) che decide di aiutare economicamente chiedendogli di scrivere sul suo giornale dei necrologi di grandi autori. I due ragazzi sono però anche dei ribelli che combattono contro il regime di Salazar e ciò avrà indubbiamente un impatto anche sulla vita di Pereira.
Pereira è un personaggio a cui il lettore si affeziona molto, per la sua grande umanità e bontà, il suo intatto amore per la moglie morta e la sua passione per la buona cucina, anche se frenata dai problemi di salute.
Pereira amava prendersi una pausa o fare incontri di lavoro in un locale frequentato da intellettuali che si chiamava Cafè Orquìdea, in cui era solito consumare della limonata molto zuccherosa e fresca (era estate e faceva molto caldo) e delle omelette alle erbe aromatiche.
A tal proposito, rileggendo questo libro, ho avuto anche la fortuna di trovare nelle sue pagine la semplice ricetta di questa omelette, che vi riporto testualmente:

“…Alle otto Monteiro Rossi dormiva ancora. Pereira si recò in cucina, sbatté quattro uova, vi mise un cucchiaio di mostarda di Digione e un pizzico di origano e di maggiorana. Voleva preparare una buona omelette alle erbe aromatiche, e forse Monteiro Rossi aveva una fame del diavolo, pensò”.

Ho voluto allora replicare questa ricetta perché, pur nella sua semplicità, mi intrigava molto l’aggiunta della senape di Dijon che effettivamente dà una marcia in più al prodotto finale, che è risultato buonissimo e profumatissimo.


Come senape ho utilizzato un prodotto più delicato, meno forte e pungente del solito, biologico, e devo dire delizioso, dell’azienda Cereal Terra.
Inoltre ho sostituito l’origano con del timo, che mi piace di più, ma sulle erbe aromatiche da utilizzare ci si può davvero sbizzarrire con la fantasia, a seconda dei vostri gusti.
Ho poi preparato l’omelette come piace a me e cioè baveuse, quindi senza far troppo cuocere l’interno della preparazione che rimane semi-liquido…
Un sentito grazie ad Antonio Tabucchi per averci regalato questo splendido romanzo e… anche per questa deliziosa omelette!

11 febbraio 2015

Cataplana de porco com amêijoas


Eccomi a presentarvi un piatto che vi avevo preannunciato avrei preparato. E’ un piatto tipico portoghese della zona dell’Alentejo, una regione a sud di Lisbona.
Innanzitutto brevemente mi piace mettervi al corrente dell’origine della parola Alentejo. Tejo, come ho specificato qualche post fa, vuol dire Tago (il fiume che bagna Lisbona) in portoghese e Alentejo vuol dire al di là del Tago.
Fatto questo piccolo inciso, la particolarità di questo piatto è mettere insieme, in una combinazione estremamente interessante sia teoricamente che dopo l’assaggio, la carne col pesce, cosa che accade non di rado nella cucina portoghese.
Con la mia ormai collaudata cataplana ho preparato questa ricetta, sulla cui esecuzione mi sono documentato abbastanza, anche se ho finito per farla, come spesso accade, a modo mio.
Non vi ho ancora detto di quale piatto si tratta ma forse, avendolo preannunciato qualche tempo fa, avete già capito di cosa sto parlando: una cataplana di maiale e vongole (porco com amêijoas in portoghese).
Un piatto che mette insieme la terra e il mare. E sostanzialmente niente altro che materie prime di cui è ricca quella regione.


Ecco come l’ho preparato:

Ingredienti:
(per due/tre persone)

300 gr. di spezzatino di maiale
½ kg di vongole
olio extravergine di oliva
½ cipolla
1 spicchio di aglio
farina qb
vino bianco
acqua
prezzemolo

Procedimento:

Infarinare i bocconcini di maiale dopo averli asciugati. Nella cataplana aperta far soffriggere in olio extravergine l’aglio e la cipolla sminuzzati finemente. Far rosolare da tutti i lati a fuoco medio i bocconcini di maiale e successivamente sfumare con un bicchiere di vino bianco secco (vi dirò: secondo me ci può star bene anche del brandy o un vino passito, guardate un po’…) e far evaporare l’alcool.
Salare, pepare, aggiungere dell’acqua fino a coprire la carne e ancora poco vino bianco. Chiudere ermeticamente la cataplana e far cuocere a fuoco medio-basso per circa mezz’ora (dopo questo tempo di cottura, il mio spezzatino era morbido, ma se ritenete fate cuocere anche un po’ di più).
Aprire quindi con cautela la cataplana (io spengo prima il fuoco, attendo qualche minuto, poi apro prima uno spiraglio facendo uscire un po’ di vapore, poi apro un varco più ampio e faccio uscire ancora del vapore e dopo poco apro definitivamente: è un accorgimento secondo me necessario, altrimenti potrebbe essere pericoloso aprire la cataplana senza gradualità!) e inserire le vongole precedentemente ben lavate e pulite. Richiudere ermeticamente e far cuocere per altri 7-8 minuti in modo che le vongole si aprano bene e che il loro liquido si mescoli bene con gli umori della carne.
Aprire di nuovo la cataplana (sempre con le cautele di cui sopra) e cospargere il suo contenuto di ciuffi di prezzemolo tritati grossolanamente.

 
Vedrete che si sarà formato un sughetto delizioso, rustico, sapido, ma al tempo stesso “alleggerito” dal liquido rilasciato dalle vongole. Che aspettate a gustarlo?

29 gennaio 2015

Signore e Signori, vi presento la Cataplana


Avevo da tempo sentito parlare di questa pentola in rame a forma di grande conchiglia che, come ho accennato nel precedente post, si chiude ermeticamente e in cui i cibi si cuociono sostanzialmente a vapore.
E quando sono andato a Lisbona, non mi sono fatto sfuggire né la possibilità di assaggiare i relativi piatti nei vari ristoranti, né il suo acquisto (ricordo che comunque è acquistabile anche on-line).
Più nello specifico, la Cataplana è una pentola originaria dell’Algarve, nel Sud del Portogallo, che risale al 1200, epoca dell’invasione degli arabi (gli stessi che comunque usano spesso anche la tajine, il cui “concetto” è del tutto simile) che la introdussero in questo paese.
I vantaggi di utilizzare questa particolare pentola sono legati alle cotture più brevi, con i sapori che si concentrano e non si disperdono e con la possibilità di evitare l’utilizzo di troppi grassi. Infatti oggigiorno si producono cataplane in acciaio che sono anche internamente antiaderenti (come la mia) e che conducono molto bene il calore, rendendo superfluo l’utilizzo di un’eccessiva quantità di grassi.
Bisogna solo fare attenzione durante la cottura a non alzare troppo la temperatura ed aprire con cautela la pentola, che al suo interno contiene parecchio vapore caldo.
Ma l’apertura della cataplana, sulla tavola davanti agli ospiti, è sempre un grande spettacolo, con una ricchezza di profumi e la conservazione degli autentici sapori dei cibi utilizzati. E vedrete che la relativa salsa che si formerà nella pentola sarà sicuramente speciale!


Di solito gli ingredienti si inseriscono tutti insieme a crudo e poi si lasciano cuocere per il tempo necessario (che comunque è inferiore a una normale cottura) o si fanno preventivamente rosolare prima di chiudere la cataplana, come avviene nel caso delle carni.
Capite bene che di cataplane (il piatto prende il nome proprio dalla pentola in cui è cotto) ne esistono un’infinità. Un utilizzo classico è con la materia prima simbolo del Portogallo, il baccalà, ma è frequente anche il suo utilizzo con i frutti di mare, come nel caso della cataplana de amejoas, cioè di vongole. Poi ci sono quelle di carne, soprattutto di pollo o maiale, e le miste con carne e pesce insieme.
Per cominciare, ho fatto alcuni esperimenti con la mia cataplana. Molto ben riusciti, ma relativi a piatti meno etnici e più italiani. Una prima regola che deriva dalla mia breve esperienza in materia è che bisogna ben dosare il livello di liquidi (che comunque ci devono essere) in modo da ottenere un risultato ottimale, nè troppo liquido, nè troppo asciutto.


Finora ho preparato un’ottima cataplana di baccalà con cipolle, spezie e concentrato di pomodoro, dei fantastici moscardini in umido e un classicissimo spezzatino con piselli (i tempi di cottura sono brevi e la consistenza delle materie prime usate è sempre risultata morbidissima a fine cottura).
Ma ora i prossimi due piatti che preparerò saranno molto più interessanti: voglio provare un piatto tipico dell’Alentejo, una regione a Sud del Portogallo, la cataplana de porco com amêijoas, cioè quella di maiale e vongole cotti insieme. Deve essere da applausi!
Ed anche una cataplana in cui vorrei cuocerci, insieme agli altri ingredienti, anche del riso. Una buona ricetta a tal proposito può essere la seafood rice cataplana con riso, pesce e frutti di mare: pure questa mi intriga parecchio.
Vi assicuro che presto cucinerò questi piatti e pubblicherò le relative ricette, così mi direte che ne pensate. A presto!

22 gennaio 2015

La mia Lisboa golosa


 “…e Lisbona scintillava nell’azzurro di un brezza atlantica,
sostiene Pereira”
Antonio Tabucchi da “Sostiene Pereira”
 
Eccomi a parlarvi, come promesso, del mio viaggetto di inizio anno nella splendida capitale del Portogallo, Lisbona.
Ve ne parlerò come di solito amo parlare dei miei viaggi, senza entrare in approfondimenti “pesanti” ed eccessivamente culturali e sbilanciandomi e concentrandomi di più, guarda un po’, sull’offerta enogastronomica che propongono i luoghi.


Beh, innanzitutto devo dire che, come a volte capita con le persone, un giudizio, che spesso rimane confermato anche dopo, si può dare già dalla prima impressione che si è avuta della città. Ebbene, Lisbona mi ha colpito e sedotto subito per la sua luce. Sarà che durante il mio soggiorno le giornate sono state splendidamente soleggiate, sarà che è una città che si affaccia sul Tago (Tejo in portoghese) con appena dietro l’oceano, che consentono una diffusione “a specchio” della luce, sarà che questo tipo di città, come quelle del mediterraneo, la luce ce l’hanno dentro….E poi di Lisbona mi ha intrigato molto questo suo aspetto a tratti retrò, decadente, che può ricordare tante grandi città del nostro Sud.


La città si sviluppa in tanti piccoli quartierini, tutti molto caratteristici e pittoreschi. Come il Bairro Alto (dove c’è da sostare innanzitutto al cafè A Brasileira, al cui esterno campeggia la statua di Pessoa) che la sera diventa una vivacissima zona dove poter prendere un drink ascoltando della buona musica. A tal proposito ho visitato locali davvero carini, a volte simili a vere e proprie case, dove poter bere una ginjinha, un tipico liquore alla ciliegia, un buon porto invecchiato o un Madeira, facendo piacevoli chiacchiere.

 
Di Lisbona è d’obbligo citare anche la stupenda, ampia, piena di vita e di luce Praça do Comércio, l’enorme piazza centrale, che si affaccia sul Tago dove alla mezzanotte tra il 2014 e il 2015 dei fuochi spettacolari coloravano il cielo.
 

Bellissime poi sono le viuzze, i vicoli, le piazzette intorno al castello di Sao Jorge, nel tipico quartiere dell’Alfama, dove ho potuto mangiare uno street food tipico di Lisbona, le sardine alla griglia. Lì vicino non perdete la bella cattedrale, la più antica della città, e nemmeno un giretto nel mitico 28, il tram giallo che attraversa i posti più belli di Lisbona e che nel suo percorso inevitabilmente non può escludere ripide discese e salite o strade strettissime.


I quartieri più tipici regalano sempre al visitatore degli stupendi azulejos, piastrelle e ceramiche tipiche, dal colore generalmente bianco e azzurro (di qui il nome). Sul tema degli azulejos, inoltre, c’è da visitare anche uno splendido museo.


Dal lato del cibo, non si può non assaggiare il baccalà, preparato in mille modi. E visto che a me piace tanto, l’ho mangiato spessissimo. Anche in ricette inconsuete (come mi aspettavo), ma pure alla griglia o servito sotto un ampio letto di cipolle stufate o ancora con tante verdure e patate, cotto nella cataplana.



Della cataplana parlerò in un post a parte, ma per ora vi basti sapere che è una pentola, di solito in rame, a forma di conchiglia che si chiude ermeticamente e in cui i cibi si cuociono sostanzialmente a vapore. I vantaggi sono quindi: cotture più brevi, sapori che si concentrano e non si disperdono e si evita l’utilizzo di troppi grassi che effettivamente non sono necessari.
Di cataplane di baccalà ne ho assaggiate a Lisbona, ma in essa si può cuocere di tutto. Un utilizzo classico è cucinarci i frutti di mare. In un ottimo ristorante (quello del museo della Cerveja; a proposito: la birra a Lisbona è proprio buona!) in Praça do Comércio ho mangiato ad esempio una splendida cataplana di cozze super grandi e super buone.
 

Ed anche un fantastico ed enorme polpo con verdura e patate (a Lisbona lo sanno proprio ben cucinare: anche se di frequente è enorme, è morbidissimo!).


E già che mi trovo a parlare di questo ristorante, non posso non citare delle mitiche e a mio avviso imperdibili crocchette di baccalà, con all’interno un cuore di formaggio fuso di capra: una vera delizia!
Del resto i formaggi portoghesi sono molto buoni e saporiti: ho assaggiato qua e là dei notevoli formaggi di capra ed uno di latte misto capra-pecora, il Queijo Picante da Beira Baixa, una fantastica Dop che ben si accompagna con marmellate e confetture.
Tra gli altri locali da visitare, può essere carino andare a mangiare del pesce fresco in qualche buon ristorantino nei docks sotto il Ponte 25 aprile, con vista sul Cristo (simile a quello di Rio) o cenare ascoltando il fado in qualche locale tipico (cercando di evitare, se possibile, quelli troppo turistici). Il fado è come un monumento che deve essere visitato. Non si può non sentirlo e non è poi così triste, come si dice o si può pensare.
Sempre in tema di cose golose, vale la pena di fare anche una piccola deviazione fuori porta, non lontano da Lisbona. Oltre a vedere la bella Cascais, villaggio di pescatori che ha anche un bel faro, Estoril (da quel poco che ho visto dal bus mi sembra molto carina, con anche un bel casinò), Cabo da Roca, Sintra, occorre recarsi anche a Belem. Qui merita di esser vista la sua torre e il suo monastero, ma per noi foodies vi è un’imperdibile tappa: l’antica pasteleria di Belem.
 

Dovete sapere che ovunque a Lisbona si preparano delle tartellette ripiene di crema (pasteis) che sono sempre discretamente buone. Ma questi stessi pasteis sono n-mila volte più buoni in questo locale. Friabili, sfogliosi, con una crema mai mangiata così buona, tiepidi, con una crosticina appena bruciacchiata, sono un vero spettacolo! Se sono entusiuasta io che non amo troppo i dolci… Si possono mangiare “nature” o con aggiunta di cannella o zucchero a velo. La ricetta è segretamente custodita da questo storico locale, che risale ben al 1837. Andateci e non ve ne pentirete!


Per ora è tutto e ci sentiamo presto per altri post sull’interessantissima cucina portoghese.

16 gennaio 2015

Aquì…onde a terra se acaba e o mar começa...


La frase di cui al titolo di questo post è stata scritta dal poeta portoghese Luís Vaz de Camões ed è riferita al punto più occidentale d’Europa, lo splendido Cabo da Roca, non lontano da Lisbona, nei dintorni di Sintra.
Tradotta in italiano, significa “Qui... dove la terra finisce e il mare comincia…” ed è una frase di notevole fascino, devo dire, che ho imparato prima ancora di arrivarci, a Cabo da Roca.
Ci sono arrivato nel primo pomeriggio di una giornata bellissima, col mare molto calmo e il sole che si specchiava sull’immensità dell’oceano.
 

E’ un posto splendido, romantico, con una scogliera a picco sul mare alta 140 metri, ripida, a tratti anche paurosa, dove si possono passare ore ad osservare la vastità del mare che sotto la scogliera si fa schiumoso e la magia del faro che domina il promontorio. Quest’ultimo, che ricorda un po’ quello di Saint Mathieu in Bretagna, risale al diciottesimo secolo ed è stato abitato fino al 1970.
 

In questo splendido posto si staglia anche una stele in pietra, con in cima una croce che celebra la particolarità del luogo. Su di essa è impressa la frase di cui sopra e la segnalazione che in quel punto si è nella parte più ad ovest d’Europa.
 

Dal locale ufficio del turismo è possibile anche ottenere una certificazione ufficiale (a pagamento) che si è stati in questo posto.
 

Chissà che ulteriore fascino deve avere questo posto, che ricorda anche le alte scogliere (Cliffs of Moher) della parte occidentale dell’Irlanda, con il mare agitato…
Da grande amante del mare, dei fari, e delle ripide rocce a picco sull’oceano, non potevo non pubblicare un post del genere…
A presto per altre storie e storielle portoghesi, prima di parlarvi più approfonditamente della mia “Lisbon Story”. Stay tuned!