Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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17 marzo 2025

Nordés gin: la “maxia” pura della Galizia

 

Recentemente si è tenuto presso il Centro Multimediale Interattivo dell’Ufficio spagnolo del turismo di Roma un evento che ha avuto come protagonista il Nordés Gin, appartenente al rinomato Grupo Osborne.

Ad aprire l’evento è stato Gonzalo Ceballos, direttore dell’Ufficio Spagnolo del Turismo a Roma, che ha sottolineato l’importanza del legame dei brand con il territorio spagnolo come accade proprio con Nordés Gin e il Grupo Osborne, che appartiene tra l’altro al Foro de Marcas Renombradas, un Consorzio che mette insieme molti brand leader spagnoli.

Sono seguite poi le presentazioni di Mirko Cagnazzo, Brand Development Manager del Grupo Osborne in Italia, e Lourdes Bustamante, direttrice delle Comunicazioni Globali di Nordés, che ci hanno fatto scoprire l’origine di Nordés gin e fornito molte altre interessanti informazioni su questo speciale prodotto.



Nordés gin è infatti un gin premium di origine galiziana che nasce nel 2012 grazie a tre amici che decisero di rivoluzionare il settore del gin creando un prodotto con una formula unica, fresco, aromatico ed equilibrato.

Nordés in effetti sorprende per l'equilibrio dei sapori, frutto delle sue undici erbe botaniche, di cui sei della tradizione galiziana con cinque essenze provenienti da oltreoceano, che sono unite al tocco unico dell’ottima uva Albariño. Grazie alla sua freschezza Nordés può essere consumato in qualsiasi momento della giornata, come l’aperitivo o il dopo cena o in occasioni speciali.

Nordés è commercializzato in una bottiglia molto intrigante, che si ispira alla ceramica di Sargadelos, tipica della Galizia e che ricorda anche i colori della sua bandiera: bianco e azzurro.



Nordés nasce a Vedra, una cittadina vicino a Santiago de Compostela, dove si trova Casa Nordés, un luogo progettato per consentire di scoprire le radici di Nordés e il suo processo di distillazione e macerazione. Un imperdibile appuntamento per i visitatori che qui possono vivere un'esperienza immersiva, sensoriale e formativa.



Durante la presentazione è emerso anche che questo prodotto, presente in 50 Paesi al mondo, detiene una importante quota di mercato nella categoria premium gin e che “l’Italia è un Paese molto importante per il brand, rappresentando infatti il secondo mercato dopo la Spagna”.

Nel 2024 Nordés è cresciuto del 33% rispetto al 2023 nel nostro paese e si prevede di raggiungere quest’anno l’ambizioso obiettivo di un ulteriore aumento di 15 punti percentuali di vendite in volume.

La presentazione si è conclusa con una piacevole degustazione di Nordés gin tonic accompagnato anche da sfiziose conserve di mare (cozze, cannolicchi, sardine), ovviamente "made in Galicia".



 Viva il Nordés gin (che vi invito a provare) e la Galizia!

Per saperne di più: www.nordesgin.com

1 giugno 2024

Il favoloso mondo del brandy di Jerez

                                             
Foto tratta dal sito https://www.brandydejerez.es/

In seguito alle stimolanti iniziative che sta mettendo in atto il Centro Multimediale dell’Ufficio del turismo spagnolo di Roma (centromultimediale@tourspain.es) ho seguito un interessante seminario on-line sul brandy di Jerez, un prodotto di cui ho sempre sentito parlare ma che non ho mai avuto modo di conoscere a fondo.

In questo post ve ne parlo più approfonditamente, per scoprire insieme l’affascinante mondo di questo meraviglioso prodotto.

Più nello specifico ed innanzitutto che cos’è il brandy e cosa caratterizza quello di Jerez? Il brandy è il nome generico dell'acquavite ricavata dalla distillazione del vino, dopo un periodo di invecchiamento in botte. Il brandy di Jerez è invece una bevanda spiritosa a base di distillati di acquavite e vino, invecchiati nelle località andaluse di Jerez de la Frontera, El Puerto de Santa María e Sanlúcar de Barrameda in botti di rovere precedentemente riempite con vini sherry. Ha una gradazione alcolica compresa tra i 36 e i 45 gradi.

Anche se la distillazione nella zona di Jerez veniva effettuata sin dall'epoca moresca, a Jerez la produzione di vino e distillati ha assunto un ruolo molto importante a partire dal settecento, diventando un'attività importante e generando un fiorente commercio di liquori con il resto d'Europa nei secoli successivi.

L’apparizione del primo brandy di Jerez avvenne “per caso” nel 1867 nella cantina di Pedro Domecq. Alcune botti con alcol di vino, destinate al mercato olandese, sono rimaste in cantina per alcuni anni e quando vennero aperte, ci si accorse che l’alcol al loro interno era mutato, trasformandosi in un distillato simile al Cognac, che fu chiamato brandy.

Quasi tutte le aziende vinicole della zona di Jerez non solo producono il famoso sherry della zona, ma sono anche coinvolte nel commercio di brandy. Il brandy viene prodotto negli stessi locali dello sherry, con lo stesso personale e gli stessi materiali, utilizzando in parte gli stessi sistemi e metodi di produzione.

Per ottenere le acquaviti di vino e i distillati utilizzati nella produzione del Brandy di Jerez si utilizzano uve in gran parte della varietà Airen, ma anche di quella Palomino, tradizionale della zona.

Per produrre un litro di brandy è necessario distillare circa tre litri di vino, prelevando la loro parte più buona e nobile e scartando il resto. Tale processo, una vera e propria arte, viene effettuato tramite alambicchi di rame – detti alquitars – separando le cosiddette teste e code e selezionando solo la parte centrale dell’acquavite.

Le botti di invecchiamento sono uno degli elementi chiave per la qualità del Brandy di Jerez. Non solo perché si tratta di botti di rovere americano – la cui porosità e capacità di trasferire elementi al distillato è la più appropriata - ma, soprattutto, perché queste botti hanno precedentemente contenuto, per almeno tre anni, alcuni degli straordinari vini di Jerez: Fino, Manzanillas, Olorosos, Amontillados, Pedro Ximénez, ecc. È proprio il tipo di affinamento scelto dall'enologo a determinare le differenze tra le diverse tipologie di brandy. Così, le botti di Fino permettono di ottenere brandy più chiari di quelli provenienti da botti che hanno contenuto Amontillados o Olorosos. E il brandy ottenuto dall'invecchiamento in botti che hanno accolto il Pedro Ximénez sarà più scuro.

Anche il sistema di invecchiamento utilizzato conferisce qualità al prodotto finale: un sistema dinamico, basato sulla creazione di diverse scale di invecchiamento (criaderas) attraverso le quali i brandy devono passare progressivamente, fino a raggiungere il livello di invecchiamento desiderato. Il sistema consiste in estrazioni periodiche (sacas) di una parte del brandy contenuto in ciascuno delle botti che compongono una criadera e nella corrispondente sostituzione (rocíos) della stessa quantità estratta con brandy proveniente da un'altra criadera più giovane. La solera è la scala di invecchiamento finale, dalla quale si effettua la estrazione (o saca) finale.

Il sistema delle criaderas e della solera è un elemento autentico dell'enologia di Jerez fin dal XVIII secolo, originariamente associato alla necessità di soddisfare costantemente la domanda del mercato e la cui pratica ininterrotta nella zona determina in seguito la nascita di vini, aceti e acquaviti con caratteristiche specifiche.

Ovviamente anche il fattore tempo è fondamentale. Solo il lento trascorrere del tempo permette alle acquaviti di acquisire le loro caratteristiche autentiche: complessità, morbidezza e finezza.

A seconda del tempo di invecchiamento del brandy, si distinguono diversi tipi di prodotto: 

Brandy di Jerez Solera

È il più giovane e fruttato, con un periodo di invecchiamento medio minimo di sei mesi e un contenuto di componenti volatili superiore a 150 grammi per ettolitro di alcol puro.

Brandy di Jerez Solera Reserva

Con un periodo di invecchiamento medio di almeno un anno e un contenuto totale di componenti volatili di 200 grammi per ettolitro di alcol puro.

Brandy di Jerez Solera Gran Reserva

È quello con il periodo di invecchiamento più lungo. Sebbene la normativa preveda un minimo di tre anni e un contenuto totale di componenti volatili di 250 grammi per ettolitro di alcol puro, questi valori vengono normalmente superati.

Non bisogna infine dimenticare che sulle magnifiche specificità di questo brandy incidono non poco i fattori naturali. Le condizioni climatiche prevalenti nella zona di produzione sono uno dei fattori chiave che gli conferiscono le sue caratteristiche speciali e uniche. Si tratta di un microclima influenzato dalle acque che delimitano l'area — l'Oceano Atlantico e i fiumi Guadalete e Guadalquivir — e dai due venti dominanti e complementari: il vento di levante e il vento di ponente. L'aria mite e umida portata dal vento di ponente è bilanciata dall'aria calda e secca trasportata dal vento di levante, regalando inverni miti, autunni e primavere piacevoli ed estati calde, mitigate dalla vicinanza del mare. Questo microclima gioca un ruolo importante nella produzione e nell'invecchiamento delle acquaviti della zona di Jerez, dove le cantine sono state costruite e orientate in modo tale da creare le condizioni di temperatura e umidità richieste (soffitti molto alti per far salire la massa d'aria calda, muri spessi ad alta inerzia termica, ecc.).

 Foto tratta dal sito https://www.brandydejerez.es/

Ultima nota più pratica e golosa: il brandy di Jerez si accorda benissimo con i formaggi erborinati e con della buona cioccolata, è spesso utilizzato anche in cucina (non solo per il tradizionale flambé ma anche come ingrediente di ricette di ogni tipo, donando ai piatti un autentico "tocco di magia") ed è magnifico in abbinamento ai sigari pregiati. E naufragar m’è dolce in questo mar…

Per ulteriori informazioni:

centromultimediale@tourspain.es

https://www.brandydejerez.es/

26 giugno 2022

Catalogna, dove mangiare è cultura


 Di recente, nella piacevole frescura dell'Orto Botanico di Roma
, si sono svolte una serie di attività di promozione della cultura e dell'enogastronomia catalana, riservate a istituzioni, stampa e Horeca ed organizzate e promosse dalla Delegazione del Governo della Catalogna in Italia, in collaborazione con l'Institut Ramon Llull e Prodeca.


 L’obiettivo di questo evento unico, il primo di così grande livello dedicato a questa realtà, era quello di presentare l'identità di questa importante regione della penisola iberica con l’intento di creare una buona risonanza ed attirare l’attenzione di un pubblico di appassionati ed operatori di settore.
Del resto la cultura enogastronomica catalana, considerata nella propria identità specifica, ben distinta da quella spagnola, non era mai stata presentata a Roma con un evento del genere. 


 Inoltre i prodotti enogastronomici della Catalogna non sono abbastanza conosciuti e valorizzati in Italia ma, al contempo, destano molta curiosità ed attrazione, vista l'alta qualità degli stessi e la garanzia di un ottimo rapporto qualità/prezzo.


 Un evento di grande interesse, quindi. Anche per me, che conoscevo poco di questa regione ed è stato davvero molto formativo scoprire storie, luoghi, profumi e sapori di questa zona della Spagna.


 Ho partecipato in particolare ad uno specifico workshop in cui sono stati raccontati e degustati sei vini catalani, prodotti in purezza da vitigni autoctoni del territorio, in abbinamento ad alcuni prodotti tipici di questa regione.
La degustazione dei sei vini catalani proposti è stata condotta dall’esperto Marco Cum, titolare dell’agenzia Riserva Grande e della sede romana della Scuola di Sommellerie Europea. Il racconto della gastronomia tipica catalana, insieme a tanti interessanti aneddoti di tipo culturale, religioso, territoriale e turistico, è stato invece condotto dalla bravissima docente di cucina e chef Giovanna Peracchia, che vive e lavora a Barcellona.


 Tra i vini in degustazione ho molto apprezzato in particolare il bianco BERNAT 2020 di Oller del Mas (vitigno Picapoll) della Denominazione di Origine Pla de Bages e
il rosso VD'O 1.15 di Vinyes d'Olivardots (vitigno Carinyena) della Denominazione di Origine Empordà.


 Il primo, biologico e vegano, presenta un colore giallo verdolino spento, opaco, con sentori netti di fruit passion e con note fruttate di pera, limone e crema inglese sul finale. Un vino di grande piacevolezza, fragrante, che si abbina in modo perfetto con l’arroz caldos, un riso servito brodoso con pesce, crostacei, gamberi e frutti di mare.
Il rosso di cui sopra, il più strutturato di quelli assaggiati, del 2015, dalla gradazione di 14 gradi, proveniente da uva Carinyena (simile alla nostra Carignano) presenta un affinamento importante, con note di cacao, pomodoro secco, cuoio. E’ un vino che è stato definito anche carnoso e terragno, ma che si apre molto ossigenando il calice e si dota di una freschezza quasi inaspettata, che lo rende estremamente piacevole. Si abbina bene al tipico piatto catalano denominato fricandò, una pietanza a base di carne, composta da fettine infarinate e cotte a lungo in un soffritto insieme alle spugnole, dei funghi molto utilizzati nella cucina catalana.


 Tra i prodotti tipici della Catalogna ho inoltre particolarmente gradito alcuni formaggi, tra cui il compatto
Serrat (di pecora), il morbido Garrotxa (di capra) e il Tupí uno strepitoso prodotto dal gusto forte che è frutto di un riciclo, in quanto viene posto in botti insieme ad altro latte, siero e liquore, per poi subire una seconda fermentazione.



 Ottimi anche i s
alumi, le acciughe sotto sale (Anxoves de L'Escala, servite tipicamente con pane olio e pomodoro), le meravigliose marmellate del Museu de la confitura (piccola fabbrica artigianale) e le nocciole Igp L'Avellanera.



 Sono già pronto a fare ulteriori approfondimenti sui prodotti che più ho gradito e possibilmente trovare il modo più agevole per acquistarli.


 Ultima nota finale: l’organizzazione, visto anche il luogo di bellezza e ricchezza naturale che la ospita, ha voluto proporre una manifestazione nel
massimo rispetto dell’ambiente in cui si trova: gli arredi, banchi d’assaggio compresi, e le stoviglie usati per la degustazione sono stati per la maggior parte ecologici, compostabili e a zero impatto ambientale.
Il rispetto dell’ambiente ha fatto quindi da cornice alla realizzazione di un vero incontro di culture: quella catalana, che si è presentata in grande stile, e quella italiana, che l’ha accolta. Siano sempre le benvenute iniziative come queste!
 
Per ulteriori informazioni:
Saula Giusto
Romawinexperience
Ufficio Stampa, Comunicazioni e Relazioni Pubbliche
email:info@romawinexperience.com; saulagiusto@gmail.com

15 luglio 2020

Un rinfrescante gazpacho con crostini e sgombro grigliato


Di estate amo rinfrescarmi con dei buoni gazpachos. Fonti di vitamine e verdure fresche, sono dissetanti e soprattutto gustosi.
Sul mio blog ho già proposto diverse volte in mille varianti questo buonissimo piatto estivo, ma avevo voglia di prepararlo ancora. Anche perché lo scorso anno a Tolosa, città non lontana dalla Spagna, patria dei gazpachos, ho acquistato un bel libro sul tema e volevo sperimentare nuove stuzzicanti proposte.
Stavolta ho scelto un gazpacho a base di sole verdure, senza l’aggiunta di frutta e pane, tanto più che quest’ultimo ingrediente doveva comunque essere presente in questa ricetta sotto forma di crostini. Ho utilizzato ingredienti classici (pomodoro, peperone, cetriolo, aglio, cipolla), arricchiti appunto, a guarnizione, da crostini di pane ma anche con del pesce.
La ricetta originale prevedeva a tale ultimo proposito l’utilizzo di gamberetti spadellati, mentre io ho preferito optare per un ottimo sgombro grigliato, che ha un sapore speciale e che ben si accorda con gli altri ingredienti del piatto.
Ecco come l’ho preparato:

Ingredienti
(per 4 persone)

8-10 pomodorini freschi
Un peperone
Mezzo cetriolo
Mezza cipolla
Uno spicchio d’aglio
2 cucchiai di aceto di Jerez
5 cucchiai di olio extravergine
Sale e pepe
Prezzemolo
2 fette di pane
Sgombro grigliato q.b.

Lavare i pomodori e tagliarli a cubetti. Lavare il peperone, togliere i semini e la parte bianca e ridurre anch’esso in tocchetti. Sbucciare il cetriolo, lavarlo e tagliarlo nel senso della lunghezza; eliminare i semini e, anche in questo caso, cubettarlo.
Mixare le tre verdure in un bicchiere del frullatore, con l’aglio, la cipolla, l’olio extravergine, l’aceto di Jerez, del sale e del pepe.
Far raffreddare il tutto in frigorifero per almeno un paio d’ore.
Mettere in una ciotola/ciotolina il gazpacho e arricchirlo con cubetti di pane passati al forno e “agliati” (vi conviene mettere al forno delle fette di pane intero, che una volta pronte strofinerete con dell’aglio e taglierete poi a cubetti).
Aggiungere infine lo sgombro grigliato tagliato in modo irregolare e finire con del prezzemolo tritato grossolanamente.
Un piatto da provare (anche ghiacciato a chi piace), di grande piacevolezza, che si adatta davvero bene a questo periodo di afoso caldo.
Bon appétit!


Ps: Una piccola precisazione sullo sgombro grigliato: potete utilizzarlo fresco e farlo cuocere sulla griglia, ma il piatto risulterà fantastico anche se userete l’ottimo (devo dire) Sgombro RioMare grigliato all’olio extravergine. Una scottatura delicata e un sughetto davvero non male (senza nessun conservante) daranno un tocco importante e di qualità anche a questa ricetta. Provare per credere!

18 ottobre 2019

Architettura, cultura e gastronomia: that’s Bilbao


Bilbao è una città molto interessante, ma può capitare di non comprenderla subito appieno. Appena si arriva nel capoluogo della Biscaglia a tratti sembra di avere a che fare con un luogo “normale”, banale, se non bruttino. E magari si è accolti anche, come mi è capitato, da un cielo grigio che non giova ad un favorevole primo giudizio sulla città.
Ma poi, scoprendola meglio, non si può fare a meno di apprezzarla. Dalla Plaza Moyua, dove si approda dall'aereoporto, una non lunga passeggiata sulla commerciale Gran Vìa conduce all’esterno della stazione centrale. E qui si ha un primo, stupendo colpo d'occhio, con la facciata decorata in stile liberty che guarda il fiume Nervion e con una scritta vintage che ricorda un antico collegamento con Santander.


Poco più avanti si scopre il fascinoso teatro Arriaga e la parte vecchia della città, denominata Casco Viejo.


Qui siamo in una sorta di Trastevere bilbaina, con tante viuzze caratteristiche e una miriade di incantevoli localini che di sera si riempiono di gioventù festosa.


Sono questi i bar e le taverne dove si gusta l'autentica cucina basca e di Bilbao, con tanti pinxtos (o tapas, ma è meglio chiamarle nel primo modo...) e meravigliosi piatti tipici di carne e di pesce, accompagnati dal vino locale, il txakoli.



In questo quartiere è gradevole passeggiare sotto i portici dell’attraente Plaza Nueva e fermarsi in uno o più locali che si affacciano su di essa, osservando e apprezzando lentamente, oltre che lo sfizioso cibo, anche la vivacità della gente basca. Nella stessa zona sono anche da vedere delle belle chiese, tra cui quella di San Nicolás.


Per gli amanti della gastronomia altra tappa imperdibile, sempre nei pressi del quartiere del Casco Viejo, è una visita al mercato della Ribera.

Palazzi "colorati" nei pressi del mercato della Ribera
Si tratta di un mercato coperto, strutturato su più livelli, dove è possibile trovare di tutto, dai ristoranti ricchi di invitanti pinxtos, alla carne, all’ortofrutta, al pesce.


Il vicino mare in particolare regala tante ottime varietà ittiche, tra cui il Bonito del Norte un tonno molto caratteristico e gustoso. Oltre a molto altro pesce azzurro, tra cui le note acciughe della zona.


In Spagna mi colpisce sempre la cultura locale per le olive da mensa e quindi ho ancora una volta molto apprezzato in questo mercato i relativi banchi, ricchi di tantissime varietà di questo prodotto. Le olive sono offerte o al naturale o preparate in tanti sfiziosi modi (compresi i pintxos di olive, ripiene di numerosi e gustosissimi ingredienti).

Olive "da passeggio"
A Bilbao è molto piacevole anche fare una passeggiata lungo il fiume proprio dal quartiere del Casco Viejo fino al museo Guggenheim. E' una camminata lunga ma gradevole e ricca di interessanti spunti e cose da vedere. Come ad esempio il ponte con pavimento in vetro chiamato Zubizuri del famoso architetto Santiago Calatrava, che fa pensare alla vela di una barca. Sempre da quelle parti si può prendere una funicolare, quella di Artxanda, che consente di godere di una splendida vista sulla città.
La passeggiata ha la sua conclusione, perché lì è doveroso fermarsi parecchio, presso il museo Guggheneim, decisamente il simbolo di Bilbao. Un museo, inaugurato nel 1997 e progettato dal nordamericano Frank O. Gehry, che contiene al suo interno molte opere di arte moderna e contemporanea tra cui quelle di David Salle, Jeff Koons, Louis Bourgeois e Robert Rauschenberg. Ma vale la pena di vedere il Guggenheim anche solo da fuori, composto da tante curve di titanio e con la presenza esterna di altri capolavori oggetto di mille foto e “selfie”. Come quello del cane Puppy, una splendida scultura floreale di Jeff Koons situata appena fuori al museo. O del gigantesco ragno di Louise Bourgeois, anch'esso affiancato alla nota esposizione permanente.


E' poi da segnalare anche il limitrofo ponte La Salve, con il suo appariscente ed enorme arco rosso. E in lontananza si può ammirare l’altissimo grattacielo della società Iberdrola.


Da rilevare che presso il Guggenheim è possibile godere di esperienze indimenticabili, oltre che culturali, anche di tipo enogastronomico. Il suo bar, il suo bistrot e soprattutto il suo ristorante stellato Nerua (chef Josean Alija) offrono infatti cibo e bevande di elevata qualità. Al bar in particolare si possono gustare pintxos molto buoni come il famoso bilbaino con uovo sodo ripieno e gamberi o quelli con bisque di crostacei, accompagnati benissimo in estate da un gazpacho di pomodoro e anguria.


Da non perdere anche l’esperienza al bistrot del ristorante stellato, dove mi ha colpito l’impeccabile servizio e la qualità delle materie prime, servite in sfiziosi piatti di una cucina in stile mediterraneo, ricca anche di piacevoli effetti scenografici.


Camminare per Bilbao è la cosa migliore, come avrete intuito, per scoprire pian piano una città sempre più moderna (di tanto in tanto si scoprono strutture innovative progettate da architetti noti in tutto il mondo). L'efficiente metropolitana in ogni caso è sempre a disposizione per collegare il centro con le zone un po’ più lontane. E l’accesso a ciascuna fermata è del tutto particolare, attraverso una sorta di tubo di vetro disegnato da Norman Foster, tramite il quale si scende nelle “viscere della terra”.

Un atipico "salottino" in strada

Per gli amanti del calcio un'esperienza da non perdere è assistere ad una partita della squadra locale, l’Athletic Bilbao, nel “tempio” del calcio spagnolo ed internazionale, lo stadio San Mamés (su questo tema ho parlato approfonditamente in questo post), distante non tantissimo dal centro.
Vicino al San Mamés meritano una visita il Museo delle belle arti e il limitrofo Parco Casilda Iturrizar. Sempre nei pressi dello stadio, inoltre, partono degli autobus che collegano nel modo più veloce e confortevole Bilbao con vicini ed incantevoli posti di mare, oltre che con la bella San Sebastian e con la francese ma sempre autenticamente basca Biarritz. Ma di quest'ultima e del suo meraviglioso oceano vi parlerò nel prossimo post.

4 gennaio 2019

Consigli flash di viaggio: il museo del Ferrocarril a Madrid


A Madrid oltre ai consueti musei da non perdere come il Prado, il Reina Sofia e il Thyssen-Bornemizsa (bellissimo!) vi consiglio anche di visitare quello del Ferrocarril, dedicato all’affascinante mondo del trasporto ferroviario.


Ambientato nell’antica stazione di Delicias, offre ai visitatori una collezione completa di materiale storico sulle ferrovie, con un variegato insieme di locomotive e treni (visitabili in parte anche a bordo), attraverso cui si può comprendere l'evoluzione del trasporto via treno (a vapore, elettrico, ecc.) in oltre un secolo e mezzo di sua esistenza in Spagna.




Lungo due binari si possono quindi visitare carrozze, locomotive e apposite aree tematiche, dedicate ad esempio agli antichi orologi presenti nelle stazioni o a modellini di treno elettrici che si muovono lungo affascinanti percorsi.


Non manca una descrizione di bellissime carrozze ristorante, tra cui quelle del mitico Orient Express, che si possono però ammirare purtroppo solo da fuori.



In compenso vi è un ristorante all’interno di una normale carrozza, sempre storica, dove ci si può fermare per mangiare.
Interessante anche il negozio all’uscita del museo, con modellini di treno e libri, anche per bambini, sul tema.