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13 maggio 2026

Taste of Roma 2026, l’evoluzione della ristorazione tra rigenerazione urbana e nuove forme di socialità

Si è chiusa domenica scorsa la decima edizione di Taste of Roma. Un traguardo importante, in un decennio nel quale tale manifestazione ha contribuito a rendere l’alta cucina più accessibile al pubblico e sempre più conviviale. In questa edizione il festival ha scritto un nuovo capitolo, scegliendo come scenario il Gazometro, luogo simbolico della Roma contemporanea, che per l’occasione si è trasformato in un villaggio del gusto, animato dalle cucine di chef affermati, protagonisti storici della manifestazione, e da una nuova generazione di insegne della ristorazione cittadina.

La scelta di questa location (nel quartiere Ostiense, definito dal Guardian come uno dei più “cool d’Europa” e in un’ex area industriale che rappresenta uno dei luoghi più rappresentativi della trasformazione urbana di Roma) rafforza l’identità contemporanea della manifestazione e ne amplia la capacità di coinvolgere pubblici diversi: dagli appassionati gourmand alle generazioni più giovani di foodies. Inoltre in questo modo Taste of Roma ha dimostrato la sua sensibilità ai temi della sostenibilità e della valorizzazione degli spazi cittadini, attraverso nuove esperienze culturali e conviviali.

L’edizione 2026 ha segnato un’evoluzione del format, con l’esperienza proposta al pubblico che è divenuta più ricca di suggestioni. Accanto ai percorsi di assaggio alla scoperta delle nuove proposte e idee di cucina presenti in città, il calendario ideato dagli organizzatori Mauro e Silvia Dorigo di Be.it Events ha proposto anche masterclass esclusive con gli chef, talk con ospiti speciali, degustazioni e momenti di approfondimento tematico sul mondo del food&beverage e sulle nuove tendenze di settore. Il tutto animato dal sound dei dj set targati RDS, media partner della manifestazione.

In linea con la volontà di coinvolgere un pubblico gourmand ampio, variegato e giovane si sono inserite anche nuove formule di biglietteria (Open, valido in una qualsiasi data, Happy Taste, pensato per l’after-work con ingresso in fascia oraria dedicata, e abbonamento 2 giorni). Tali soluzioni sono state introdotte non solo per rendere l’esperienza ancora più flessibile, ma soprattutto per attirare un pubblico più ampio e giovane, con modalità di accesso diverse a seconda delle abitudini di ciascuno.

La decima edizione di Taste of Roma” - commenta Mauro Dorigo - conferma il desiderio di dare continuità a un progetto molto amato dal pubblico, aprendolo allo stesso tempo a nuove visioni, nuovi linguaggi e nuove esperienze”.

Per noi questa edizione rappresenta insieme una festa e una ripartenza”, aggiunge Silvia Dorigo. “Abbiamo immaginato un’esperienza capace di emozionare e coinvolgere pubblici diversi, tra l’altro con un’illuminazione pensata per creare un’atmosfera suggestiva e accogliente”.

I protagonisti

Dal 6 all’8 maggio sono entrati in scena Heinz Beck, affermato chef de La Pergola, Angelo Troiani chef e patron de Il Convivio Troiani, Daniele Usai de Il Tino di Fiumicino. A loro si sono affiancati Giulio Zoli del ristorante Nomos Ante, recente apertura nel pieno centro di Roma, Andrea Cavallaro, chef di Sbracio, locale incentrato sulla cucina alla brace a carboni, Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli di Trecca, osteria che ha fatto dell’autentica cucina romana il proprio cavallo di battaglia, e Davide Del Duca che da Osteria Fernanda valorizza l’artigianalità della cucina d’autore. E poi gli chef Roberto Bonifazi e Francesco Brandini di Tribuna Campitelli - Bottega 13, Danilo Mancini, che al ristorante Anavà propone una cucina fortemente identitaria e Natale Giunta, chef di Oro Bistrot, oltre a Leonardo Malgarini di Casa Malgarini. A portare alta la bandiera dell’artigianalità nell’alta cucina è stato anche Federico Salvucci, chef del ristorante Fase.

Dal 9 al 10 maggio, è stata la volta, oltre ad Heinz Beck, Andrea Cavallaro, Davide Del Duca e Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli, anche di Andrea Pasqualucci chef del ristorante Moma, Heros De Agostinis, fresco di stella alla guida del ristorante Ineo, e Koji Nakai del ristorante Nakai. E ancora di Alessandro Pietropaoli chef di The Green Restaurant presso l’Hilton Roma Eur La Lama, Ciro Cucciniello che da Carter Oblio con la sua cucina tocca tutte le sfumature del fuoco e Giacomo Zezza alla guida di Bistrot 64. Spazio ai sapori d’oriente anche con Yamamoto Ejii di Sushisen mentre, a portare alta la bandiera delle donne in cucina, è stata Anastasia Paris con il suo nuovo progetto Futura - Laboratorio di cucina.

I miei assaggi nella giornata di domenica scorsa hanno riguardato i seguenti piatti, tutti molto interessanti e originali. Ho cominciato con degli ottimi, cremosi e avvolgenti tortelli allo stracchino stagionato con mandorle e limone nero del ristorante stellato Moma. Dello stesso ristorante ho molto apprezzato anche le animelle alla diavola con ketchup di prugne (quest’ultimo davvero piacevole e di perfetto contrasto nel piatto) e basilico.


Un paio di piatti anche dell’Osteria Fernanda hanno attirato la mia attenzione, in primis il plin di rosa canina spuma di parmigiano e olio allo sciso.


Quest’ultimo conferisce al piatto un profumo unico: si tratta di un olio a base di questa erba aromatica che è chiamata anche basilico giapponese e che presenta un mix di profumi che ricordano la menta, il basilico, la cannella e gli agrumi. Molto buono anche, sempre a cura di questo ristorante, il “secreto di maiale nero marchigiano, cavolo cappuccio, mela verde e senape” con sapori e consistenze ben bilanciati e armonizzati.

Buonissimo è stato anche il primo piatto proposto da Bistrot 64 e cioè degli ottimi pici con burro di Normandia, colatura di alici e ‘nduja. Un piatto anche abbastanza brodoso al punto da meritare l’uso di un cucchiaio per accogliere il suo delizioso sughetto in cui il rosso della ‘nduja appare solo dopo, giacendo nascosto sul fondo.

L’ultimo dei miei assaggi ha riguardato un altro primo piatto, quello offerto dal ristorante The Green dell’Hilton Eur la Lama e denominato “Tagliolino alla brace, zabaione di mare e crema all’aglio dolce”. Un piatto molto interessante in quanto il tagliolino, dopo essere stato cotto, viene brevemente affumicato sulla brace e condito con uno zabaione a base di ricci di mare e una crema all’aglio dolce: davvero una preparazione ben riuscita!

Ottime anche le bevande in abbinamento a questi piatti tra cui, da non sottovalutare, un fresco “peroncino” che ben si abbinava a molte preparazioni proposte.

Attorno al grande cilindro di ferro, elemento caratteristico e amato dello skyline della città, si è svolta quindi un’edizione di successo, che ha espresso nuove idee ristorative restando tuttavia fedele al suo obiettivo principale: far incontrare persone, storie e sapori in un contesto di scoperta e condivisione.

Per ulteriori informazioni: www.tasteofroma.it

2 ottobre 2025

Ischia Safari, un “parco giochi” enogastronomico da non perdere

Si è conclusa da poco una edizione ancora una volta bellissima di Ischia Safari. Per il terzo anno consecutivo sono stato alla festa del lunedì sera, quella se vogliamo più bella e con maggior partecipazione, tenutasi presso il parco termale del Negombo. Una location ideale (un parco di oltre nove ettari situato nella splendida baia di San Montano, con quattordici piscine e un giardino botanico) per accogliere i sempre tanti appassionati gourmet che accorrono numerosi a questo evento imperdibile.

Ebbene, come ogni anno, in un tale splendido contesto oltre 200 professionisti tra chef, pizzaioli, maestri pasticcieri e artigiani del gusto hanno espresso egregiamente la loro creatività, utilizzando ingredienti di grande qualità, vanto del nostro patrimonio enogastronomico.

L’esperienza degli anni passati mi ha insegnato che ad Ischia Safari è preferibile orientarsi su degustazioni mirate, senza farsi ingolosire da tanti assaggi casuali che non consentono poi di poter apprezzare al meglio le proposte migliori della serata.

Ho iniziato il mio Ischia Safari con una degustazione degli imperdibili latticini (uno meglio dell’altro) della Latteria Sorrentina, per poi passare alle tante interessanti proposte di primi piatti di molti chef stellati e non.

Ho molto apprezzato ad esempio il piatto di Giulio Terrinoni (“Per me”, Roma), che ha preparato dei buonissimi gnocchetti neri (al nero di seppia) con bagna cauda, pecorino e ‘nduja. Ottima anche la zuppa di crostacei con pasta mista e spuma di patate di Emmanuel di Liddo del ristorante interno (Al FuGà) al parco Negombo.


Molto golosi anche i ravioli di totano con patate e ‘nduja di Antonio Autiero del Deschevaliers Restaurant di Napoli.

Sempre ispirato ai sapori di mare è stato poi il piatto dello stellato Pasquale Palamaro (ristorante Indaco di Lacco Ameno, Ischia) uno degli ideatori dell’evento. La sua proposta, il “Safari hot fish”, era un goloso e soffice “bun” con wurstel a base di pesce e salse di pomodorino del piennolo e alla curcuma, a ricordare i meno nobili ketchup e maionese dei normali hot-dog.

Dell’altro stellato ischitano, Nino Di Costanzo (Danì Maison), ho assaggiato invece un piatto di terra, un raviolo di faraona, hummus di fagioli, piperna e parmigiano davvero gustoso. 

E mi ha sorpreso molto, a proposito di piatti di terra, il cappuccino di genovese, servito proprio come fosse un cappuccino, di Giuseppe Stanzione (ristorante Glicine dell'Hotel Santa Caterina di Amalfi). Un piatto cremoso con gli stessi ed identici sapori della genovese ma con piccole rivisitazioni tra cui l’aggiunta di polvere di caffè, che ha conferito sentori molto interessanti e ben armonizzati con il resto degli ingredienti.

Un altro piatto di terra direi autunnale e quindi in linea con questa stagione ormai arrivata è stato offerto da Agostino e Francesco D'Ambra della Trattoria Il Focolare di Barano d'Ischia. I loro gnocchi "zampognari" con zucca e salsiccia sono risultati veramente una gustosa proposta, senza innovazioni particolari, ma con tanto sapore.

Ottime anche le carni alla brace di Sabatino Cillo (Airola, Benevento) e Sabatino Palumbo (Umami Meat Restaurant, Giugliano in Campania, Napoli).

Per dessert, ho assaggiato invece una… pizza. Scherzi a parte, pur essendo pieno a sufficienza per degustare le ottime pizze offerte dal meglio dei pizzaioli d’Italia, non ho voluto rinunciare alla pizza di Ivano Veccia de L’Isola a Forio d’Ischia. Ho assaggiato una meravigliosa fetta di pizza denominata “La ripassata bruschetta” con doppia cottura prima nel forno a legna e poi in quello elettrico in modo da conferirle una maggiore croccantezza: una degustazione che valeva decisamente la pena di fare!


Il fine serata è stato all’insegna della frutta e soprattutto dei dolci a bordo piscina, con tante squisitezze e creazioni bellissime anche da vedere, come quelle di Nello Iervolino dell’Indaco di Lacco Ameno e del fruit designer Emanuele Frigenti




D’obbligo comunque concludere la serata con delle certezze ischitane: il cornetto di Calise e i liquori artigianali di Distillerie Aragonesi.


Infine musica e festa sulla spiaggia per chiudere, come al solito egregiamente, uno degli eventi più riusciti d’Italia.

Il giorno dopo, un copioso acquazzone non mi ha impedito, se non per qualche ora, di godermi ancora l’isola: una piacevole passeggiata a Citara, che fuori stagione ha un fascino del tutto particolare, ci stava proprio tutta!

In ogni caso, con la pioggia o senza, Ischia, sei sempre la più bella! (come scrissi anche alcuni anni fa qui).

17 marzo 2025

Nordés gin: la “maxia” pura della Galizia

 

Recentemente si è tenuto presso il Centro Multimediale Interattivo dell’Ufficio spagnolo del turismo di Roma un evento che ha avuto come protagonista il Nordés Gin, appartenente al rinomato Grupo Osborne.

Ad aprire l’evento è stato Gonzalo Ceballos, direttore dell’Ufficio Spagnolo del Turismo a Roma, che ha sottolineato l’importanza del legame dei brand con il territorio spagnolo come accade proprio con Nordés Gin e il Grupo Osborne, che appartiene tra l’altro al Foro de Marcas Renombradas, un Consorzio che mette insieme molti brand leader spagnoli.

Sono seguite poi le presentazioni di Mirko Cagnazzo, Brand Development Manager del Grupo Osborne in Italia, e Lourdes Bustamante, direttrice delle Comunicazioni Globali di Nordés, che ci hanno fatto scoprire l’origine di Nordés gin e fornito molte altre interessanti informazioni su questo speciale prodotto.



Nordés gin è infatti un gin premium di origine galiziana che nasce nel 2012 grazie a tre amici che decisero di rivoluzionare il settore del gin creando un prodotto con una formula unica, fresco, aromatico ed equilibrato.

Nordés in effetti sorprende per l'equilibrio dei sapori, frutto delle sue undici erbe botaniche, di cui sei della tradizione galiziana con cinque essenze provenienti da oltreoceano, che sono unite al tocco unico dell’ottima uva Albariño. Grazie alla sua freschezza Nordés può essere consumato in qualsiasi momento della giornata, come l’aperitivo o il dopo cena o in occasioni speciali.

Nordés è commercializzato in una bottiglia molto intrigante, che si ispira alla ceramica di Sargadelos, tipica della Galizia e che ricorda anche i colori della sua bandiera: bianco e azzurro.



Nordés nasce a Vedra, una cittadina vicino a Santiago de Compostela, dove si trova Casa Nordés, un luogo progettato per consentire di scoprire le radici di Nordés e il suo processo di distillazione e macerazione. Un imperdibile appuntamento per i visitatori che qui possono vivere un'esperienza immersiva, sensoriale e formativa.



Durante la presentazione è emerso anche che questo prodotto, presente in 50 Paesi al mondo, detiene una importante quota di mercato nella categoria premium gin e che “l’Italia è un Paese molto importante per il brand, rappresentando infatti il secondo mercato dopo la Spagna”.

Nel 2024 Nordés è cresciuto del 33% rispetto al 2023 nel nostro paese e si prevede di raggiungere quest’anno l’ambizioso obiettivo di un ulteriore aumento di 15 punti percentuali di vendite in volume.

La presentazione si è conclusa con una piacevole degustazione di Nordés gin tonic accompagnato anche da sfiziose conserve di mare (cozze, cannolicchi, sardine), ovviamente "made in Galicia".



 Viva il Nordés gin (che vi invito a provare) e la Galizia!

Per saperne di più: www.nordesgin.com

31 luglio 2022

Nelle Terre del Grechetto, 2022 edition


Finalmente ho potuto prender parte nuovamente all’interessante manifestazione, organizzata nel comune di Civitella d’Agliano in provincia di Viterbo, denominata “Nelle Terre del Grechetto”.
Dopo tre anni di digiuno causa pandemia, questo evento è quindi tornato più in forma che mai per la felicità di operatori del settore, wine lovers e gourmet, che hanno potuto di nuovo apprezzare la versatilità e la longevità di questo vitigno tipico del Centro Italia e della Tuscia viterbese.


Il mio soggiorno a Civitella non poteva che iniziare con una completa degustazione dei meravigliosi vini della storica azienda
Sergio Mottura, che porta in alto il vessillo del Grechetto e del territorio in cui ricade. Una famiglia che ha voluto far conoscere la bellezza e le possibilità inespresse di una terra dalle molte risorse ancora da scoprire.
Tra i vini degustati, tutti biologici, ho potuto apprezzare diverse annate, tutte superlative, delle tipologie “Poggio della Costa” e “Latour a Civitella”.


Mi piace sempre ricordare la storia di quest’ultimo vino: nel 1993 durante una cena a Berlino al tavolo di
Louis Fabrice Latour, grande produttore francese, capitò una bottiglia di Grechetto Poggio della Costa 1992. Il giorno dopo lo stesso Latour, complimentandosi con Sergio Mottura per la qualità del vino, gli chiese il motivo per cui non avesse provato un affinamento in legno; la risposta fu che le prove fatte non avevano dato risultati apprezzabili. Allora Latour gentilmente si offrì di fornirgli qualche barrique della sua produzione già selezionata per vini bianchi e soprattutto il know how per utilizzarli. Nel 1994 è nata così la prima annata di “Latour a Civitella”, che ha ottenuto da allora in poi prestigiosi riconoscimenti.


Molto interessante è stata anche la visita della cantina di Mottura nelle profonde e fresche grotte scavate nel tufo sotto la piazza principale di Civitella, dove riposa l’ottimo spumante che dopo una lunga maturazione (ho assaggiato ad esempio uno strepitoso 2011) acquisisce note interessanti, che lo pongono almeno allo stesso livello di altri importanti metodi classici italiani.



Di Mottura è d’obbligo citare (e assaggiare) anche un altro ottimo vino, questa volta un dolce da meditazione, il Muffo 2016. E’ bello coccolarsi col suo profumo intenso, colore ambrato e sapore armonioso con sentori di miele. Un vino che si abbina molto bene con del formaggio pecorino maremmano o con del foie gras.


Il giorno successivo la mia wine experience nelle Terre del Grechetto è proseguita con una lunga degustazione tecnica di circa 60 vini. Quelli che più mi hanno colpito sono stati numerosi. Ne cito qui alcuni: il Pignoletto Terre di Montebudello La Mancina, il Grechetto Igp Lazio 109 Tenuta La Pazzaglia 2020, l’Igp Umbria 2021 di Moretti Omero, il Grechetto Igp Lazio 3S Trebotti 2021 e i vini di Goretti Colli Perugini Doc 2021 e Grechetto Igt Umbria Il Moggio 2019.


Nel corso nel mio soggiorno a Civitella ho anche potuto visitare l’interessante
Tenuta Casciani, la cui storia inizia nel 1974 partendo da una piccola cantina che nel tempo si è trasformata in un’azienda che oggi conta circa 70 ettari, immersi nella splendida Tuscia viterbese.


Di questi, 37 vengono coltivati a vigneto e il resto impiegato nella coltivazione di olivi, noci, ciliegi e agrumi. L’azienda mantiene un equilibrio tra tradizione e innovazione, impiegando in quest’ultimo caso software e tecnologia per monitorare il benessere delle piante e migliorare pertanto la qualità dei prodotti.


Della Tenuta Casciani ho apprezzato l’olio extravergine, leggermente piccante, profumato e intenso da olive Canino e Leccino e i due vini Igt Lazio “Tentazione” e “Tilium”.



Altri ottimi vini li ho degustati durante la manifestazione anche passeggiando nelle viuzze di Civitella, con tanti banchi di assaggio disseminati nelle sue stradine. Un borgo che vi consiglio assolutamente di visitare: stretti vicoletti in pendenza sfociano in diversi belvedere da cui si possono apprezzare scorci bellissimi, tra una pulita pavimentazione ciottolosa, graziose e infiorate casette, gattini, bottegucce e case vacanze ristrutturate. 



E prima di arrivare nella piazza centrale dominata da una fascinosa torre, si può scorgere in una di queste viuzze un museo molto particolare, denominato
“Il mulino dei mestieri”.


Situato in un vecchio frantoio, racconta tutti gli antichi mestieri che si svolgevano in bicicletta (persino quello del calzolaio). Anche questo è “Nelle Terre del Grechetto”!

10 dicembre 2019

Un magnifico ed elegante brunch al Plaza


Verso la fine di novembre scorso è stato inaugurato il brunch dello splendido, sontuoso e storico Grand Hotel Plaza.
Il brunch si tiene dalle 13.00 alle 16.00 tutte le domeniche nel bellissimo ed affrescato Salone Mascagni dell'hotel, ed è aperto agli ospiti e al pubblico fino alla fine di marzo.


Qui il noto chef Umberto Vezzoli propone un’esperienza originale, con piatti golosi ma al tempo stesso in linea con uno stile di vita sano. Ciò è possibile anche attraverso i sapori, i colori e i profumi delle radici, ricche di proprietà benefiche e provenienti da varie parti del mondo.


L’ampio menù del brunch prevede tantissime sfiziosità. Per cominciare, si possono gustare formaggi e salumi di qualità (abbinati a confetture di zenzero e mostarde a base di ortaggi), torte salate con verdure e il buonissimo salmone affumicato con insalata di rucola e uova strapazzate.



Le uova sono servite egregiamente anche sotto forma di omelette con verdure ripassate e, restando sul tema vegetale, si può optare anche per del farro saltato con funghi, broccoli e zucca.


Il tema delle “radici del mondo” è curato in una sezione a sé del menù: l'insalata di scorzonera con cavolo viola all’aceto di mele, le melanzane farcite di carote e daikon e la quinoa con cipolla rossa, germogli di soia e ancora carote sono solo alcuni esempi di piatti offerti, che soddisfano la gioia del palato ma anche della vista. Spicca, a tale ultimo proposito, lo splendido e roseo hummus di rapa rossa e burrata al sesamo nero.
Nel brunch è possibile ordinare anche un piatto a scelta dalla cucina, come la pappa al pomodoro con riso venere agli aromi o il goloso arrosto di vitello con cavolo viola e castagne.
Non può mancare l’angolo del pasticciere, con tante torte (ad esempio l’ottima pere e cioccolato) e altri dolci come i muffin alle carote e rapa viola, la mousse all’arancia e la tarte tatin al caramello. Per chi vuole dosare meglio le calorie a fine pasto, il brunch offre, in alternativa ai dessert, anche una bellissima tagliata di frutta fresca.


In accompagnamento al tutto, la selezione della cantina (Bottega Bellavista, Chardonnay e Cabernet Sauvignon Le Contesse) e le centrifughe detox.
In riferimento a quest’ultime, l'offerta prevede una confortevole scelta che contempla ad esempio la centrifuga di ananas, kiwi e curcuma e di mela verde, sedano e zenzero. Senza dimenticare una piacevole acqua aromatizzata agli agrumi.
Vale davvero la pena quindi di vivere l’esperienza del brunch (e non solo) in questo elegante hotel in pieno centro a Roma, dove sarete accolti con tutti i crismi tra stucchi, vetrate liberty, cornicioni dorati e giganteschi lampadari in cristallo, all’interno di un palazzo con quasi un secolo e mezzo di storia.