Ho terminato lo scorso post promettendovi di parlarvi più
approfonditamente di Biot, un gioiellino della Costa Azzurra situato tra Cannes
e Nizza, a tre chilometri dal mare e a 15 minuti dall’aeroporto Nice-Côte
d’Azur.
Ci sono stato recentemente in occasione della settima
edizione della festa dei Templari e ne sono rimasto incantato, al di là del
bellissimo evento (qui il mio specifico articolo) a cui ho partecipato.
Prima che le stradine di questo borgo di charme indossassero
i panni di una fiorente cittadina medievale in occasione della riuscitissima
manifestazione “Biot et les Templiers”, ho potuto visitare Biot vedendola come
appare ai turisti tutto l’anno e vi assicuro che vale veramente la pena di visitarla
per svariati motivi, di cui vi parlerò oggi in questo post.
E’ bello perdersi nelle “ruelles” di Biot calpestando
il suo suolo ciottoloso e percorrendo ripide salite e discese, scorgendo piazzette, negozietti
e gallerie d’arte oltre che panorami mozzafiato e catturando con la vista o con
l’obiettivo fotografico deliziose casette dai balconi fioriti e dall’atmosfera
provenzale.
L’anima medievale di Biot si percepisce quando ci si imbatte in
volte, archi, antiche chiesette, che donano al paese un fascino incredibile. Ma
in questo splendido borgo si possono anche scorgere resti (monumenti o
iscrizioni murali) che testimoniano la presenza dei romani, che conquistarono
Biot più di 2000 anni fa con un soggiorno durato cinque secoli.
A Biot sono elencati nell’inventario nazionale dei
monumenti storici tre edifici: la bella chiesa di Sainte Marie-Madeleine, il
monumento romano della Chèvre d’Or e la cappella Saint Roch all’entrata del
villaggio.
Recarsi a Biot vuol dire quindi immergersi nella storia
ma anche apprezzare il suo lato culturale e soprattutto artistico, in quanto in
questo territorio si sono sviluppati nel tempo tanti mestieri in cui la
creatività degli artigiani si esprime al meglio.
L’anima artigiana di Biot
Leggendo la storia di Biot emerge proprio il graduale
affermarsi di tali attività.
Ad esempio nel Quattrocento e Cinquecento Biot era in
piena espansione grazie al commercio marittimo e la produzione delle giare o
vasi cominciò ad espandersi. Del resto il territorio di Biot era naturalmente
ricco di argilla, sabbia, manganese, legno e pietra da forno, materiali ideali
per la lavorazione della ceramica. Per molti secoli gli artigiani di Biot, che fabbricavano
giare sin dall’inizio del Medioevo, hanno prodotto vasi destinati a conservare
e trasportare liquidi (olio, vino) e altre merci deperibili (cereali, olive,
ecc.). Nel 1470 anche delle famiglie originarie della Val d’Oneglia in Liguria,
venute a stabilirsi per ripopolare il villaggio abbandonato, cominciarono a
fabbricare giare e vasellame.
Le giare di Biot costituivano la parte più importante
del commercio del porto di Antibes. Venivano generalmente spedite a Marsiglia,
e da lì ai porti del Mediterraneo, fino alle Antille, le Americhe e le Indie.Questa tradizione si affermò sempre più fino a
raggiungere il suo apice nel XVIII secolo, con una quarantina di fabbriche che erano
presenti a Biot.
Con la rivoluzione industriale e la comparsa di nuovi
materiali, vi fu un declino dell’artigianato relativo alla ceramica. Tuttavia,
il gusto per le decorazioni provenzali della terracotta permise la rinascita di
questo settore.
Nel dopoguerra si rivelò poi pienamente l’identità
artistica di Biot. L’industria della ceramica fu finalmente rilanciata dalla
famiglia Augé-Laribé e la relativa produzione continuò a svilupparsi grazie,
tra l’altro, all’arrivo di artisti di fama mondiale come Fernand Léger, che resero
il villaggio famoso in tutto il mondo.
Camminando per il centro di Biot si può visitare a tal
proposito l’interessante Museo della Storia e della Ceramica che espone numerosi vasi e tanti altri
oggetti in ceramica legati talvolta ad usi casalinghi.
Molto bella è anche la
ricostruzione di una cucina di Biot del XIX secolo, insieme alla esposizione di
costumi d’epoca e fotografie.
Uno spazio è riservato anche a mostre temporanee
di ceramisti contemporanei.Ma Biot è nota in tutto il mondo soprattutto per essere
la capitale del vetro e in particolare per la sua tradizione nel realizzare
oggetti in vetro a bolle. Le bolle sono ottenute volontariamente cospargendo di
bicarbonato di sodio uno strato, prima di ricoprirlo con una seconda levata. I
granelli rimangono quindi imprigionati tra due strati di vetro caldo e,
dissolvendosi, formano bollicine regolari di gas carbonico, che creano un
effetto "lente d’ingrandimento", attirando e rifrangendo la luce.
La prima fabbrica di vetro risale al 1956 ed ha fatto
da traino per far nascere altri laboratori, aperti grazie al know-how acquisito
dagli apprendisti che successivamente si sono messi in proprio. Ed oggi i
maestri vetrai continuano a farci conoscere l’affascinante lavorazione di
questo materiale nobile e puro che è il vetro, svelando i loro segreti di
fabbricazione mentre creano opere uniche.
Foto copyright Ville de Biot
Nel mio soggiorno a Biot ho avuto modo di visitare la
storica “Verrerie de Biot” che fu fondata nel 1956 da Eloi Monod, ingegnere
ceramico che inventò il vetro a bolle. E’ stata un’esperienza unica entrare nel magico mondo del
fuoco e del vetro. Nella Grande Halle des Verriers ho ammirato lo spettacolo
affascinante dei Maître-Verriers che con mani esperte e il loro soffio magico
modellano il vetro fuso, che esce incandescente da forni ad altissima
temperatura.
Nello show-room expo-vente è interessante poi
apprezzare i prodotti finali che ne vengono fuori. Si tratta di prodotti
utilizzati soprattutto per la casa e per la tavola: bicchieri, caraffe, brocche,
bottiglie, vasi, tutti pezzi unici, rari, diversi gli uni dagli altri,
realizzati con estrema precisione e maniacalità e firmati Biot. E a seconda
della stagione e dell’umore dei Maestri Vetrai, i prodotti sono disponibili in diversi
colori: rosa sabbia, lime, violetto, blu persiano...
Grazie alla elevata competenza dei suoi Maestri Vetrai,
questa azienda ha ottenuto il marchio Entreprise du Patrimoine Vivant (EPV),
che riconosce un know-how raro e rinomato.
Alla Verrerie de Biot si può visitare anche l’Ecomusée
du Verre che illustra la storia del vetro soffiato ed i segreti e i dettagli
della sua fabbricazione. Si possono ammirare inoltre attrezzi del mestiere,
vecchi forni, le materie prime usate e molto altro ancora.La Verrerie de Biot ospita anche la Galleria Internazionale
del Vetro, che riunisce in mostra le creazioni di artisti di fama
internazionale, così come la Galerie Jean-Claude Novaro, formato proprio alla Verrerie
de Biot, che presenta le creazioni di questo Maestro Verrier.
Biot è nota anche per l’arte della gioielleria, la cui
storia inizia nel 1958 grazie all’artista-orafo svedese Torun Bulow Hübe. Iniziando
a lavorare in una nota maison di Biot e poi nella dimora dell’architetto André Bloc,
si circondò di preziosi e validi collaboratori. Questi ultimi sono divenuti poi
affermati designer di gioielli. La maggior parte di essi continua a vivere e
lavorare a Biot e attualmente sta cominciando ad affermarsi una altrettanto
valida seconda generazione di artigiani.
L’eccellenza in tante e così diverse attività artistiche
e artigianali ha portato quindi Biot ad emergere nell’ambito di un turismo che viene
definito creativo. Con l’adesione al Creative Tourism Network, Biot scommette
su una forma di turismo più partecipativo, puntando su esperienze creative dei
visitatori nei diversi laboratori dei suoi artigiani.
Questo approccio
innovativo rafforza l’immagine culturale della cittadina e permette una reale
interattività tra turisti e residenti, con possibili soggiorni a tema nei
laboratori in tutti i periodi dell’anno. I visitatori in cerca di un’esperienza
creativa possono quindi iniziare ad avere i primi rudimenti del mestiere e,
perché no, rientrare a casa con un pezzo unico di loro creazione.Da rilevare che a breve distanza da Biot è presente un
importante polo tecnologico, denominato Sophia Antipolis.
Questo centro di ricerca, in pratica una Silicon Valley
della Costa Azzurra, si trova nel cuore di una magnifica pineta di 2.300 ettari.
Qui hanno sede numerose aziende internazionali che creano posti di lavoro nei settori
della ricerca scientifica avanzata, delle tecnologie, della medicina, dell’innovazione
e della biochimica.
Quindi lo sviluppo del parco tecnologico di Sophia
Antipolis sta delineando un ulteriore volto di una cittadina che è orientata anche
ad un futuro innovativo.
Altri motivi per recarsi a Biot?
Oltre a tutto ciò, vi elenco degli ulteriori motivi per
venire a trascorrere una vacanza a Biot.
Il calendario degli eventi nel corso dell’anno è molto
ricco: nel 2023, oltre all’evento sui Templari ad aprile, è in programma ad
esempio:
- a maggio il Festival des Heures Musicales che riunisce
artisti di fama internazionale.
- a giugno sono previsti i Feux de la Saint Jean, una
festa tradizionale con musica.
- a settembre da non perdere è il Festival internazionale
del vetro di Biot (BIG, “Biot International Glass” Festival).
- a novembre per il popolo gourmet c’è la festa della
castagna (Castagnade) con attività, stand, degustazioni, ecc.
- a dicembre si potranno ammirare le 24 persiane di
Natale, una esposizione di opere artistiche sulle persiane del borgo, da
scoprire ogni giorno dell’Avvento.
Inoltre tutto l’anno vi è:
- il mercato provenzale (cibo, tessuti, artigianato) ogni
martedì mattina.
- il mercato dei produttori agricoli ogni sabato mattina
nella Place des Arcades.
Per gli amanti della natura, poi, va sottolineato che è
possibile effettuare escursioni a piedi nel Parc Départemental de la Brague che
si estende in parte sul comune di Biot. Si possono percorrere tre sentieri, da
semplici passeggiate a escursioni più sportive.
Per chi ama lo sport all’aria aperta si può praticare
il golf al Golf Club de Biot uno dei più antichi della Costa Azzurra. O giocare a
tennis prendendo lezioni alla Mouratoglou Tennis Academy (chi segue il tennis sa che Mouratoglou è stato un professionista di alto
livello ed ora è considerato il coach di tennis più influente al mondo).
Chiudo il mio post segnalando due indirizzi da non
perdere se, come spero e vi consiglio, verrete a Biot.
Per quanto riguarda l’alloggio, vi segnalo lo sfizioso ed
eccentrico “hotel lifestyle” Moxy Sophia Antipolis.
Un albergo moderno dotato di mille comfort, in cui sarete accolti con un gradevole
cocktail.
Situato a pochi minuti di auto dalla città vecchia di Antibes e a
soli 18 km dall’aeroporto di Nizza, offre camere molto comode, una prima
colazione di livello e una hall molto piacevole e ridente (potrete passare il
tempo anche con giochi di società e un calcetto balilla!).
Si possono poi
noleggiare biciclette o scooter elettrici, usufruire di una piscina di 25 metri
circondata dal verde, consumare pasti al ristorante o ai bar. In più potrete mantenervi
in forma usufruendo gratuitamente della palestra. Insomma il Moxy Sophia
Antipolis ha tutto per soddisfarvi.Sul fronte food, infine, vi consiglio lo storico
ristorante Les Terraillers (una stella Michelin) emblema dei sapori provenzali.
Situato ai piedi del villaggio di Biot, si trova in un bell’edificio del XVI
secolo ed il suo nome evoca il lavoro dei vasai che fabbricavano stoviglie in «terraille»
(la terra raccolta nei campi) secondo la tradizione provenzale. Il forno di
ceramica, che è rimasto intatto, può ancora essere visitato. Qui il menu dello
chef Michaël Fulci esprime una cucina autentica, raffinata e delicata, con
qualche tocco orientale e spazia dalla terra al mare, rispettando le materie
prime e la loro stagionalità.
Per
ulteriori informazioni:
Biot tourisme
Cote d’Azur France
Turismo francese
Invitato da
Ufficio del Turismo Francese in Italia