Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

18 ottobre 2019

Architettura, cultura e gastronomia: that’s Bilbao


Bilbao è una città molto interessante, ma può capitare di non comprenderla subito appieno. Appena si arriva nel capoluogo della Biscaglia a tratti sembra di avere a che fare con un luogo “normale”, banale, se non bruttino. E magari si è accolti anche, come mi è capitato, da un cielo grigio che non giova ad un favorevole primo giudizio sulla città.
Ma poi, scoprendola meglio, non si può fare a meno di apprezzarla. Dalla Plaza Moyua, dove si approda dall'aereoporto, una non lunga passeggiata sulla commerciale Gran Vìa conduce all’esterno della stazione centrale. E qui si ha un primo, stupendo colpo d'occhio, con la facciata decorata in stile liberty che guarda il fiume Nervion e con una scritta vintage che ricorda un antico collegamento con Santander.


Poco più avanti si scopre il fascinoso teatro Arriaga e la parte vecchia della città, denominata Casco Viejo.


Qui siamo in una sorta di Trastevere bilbaina, con tante viuzze caratteristiche e una miriade di incantevoli localini che di sera si riempiono di gioventù festosa.


Sono questi i bar e le taverne dove si gusta l'autentica cucina basca e di Bilbao, con tanti pinxtos (o tapas, ma è meglio chiamarle nel primo modo...) e meravigliosi piatti tipici di carne e di pesce, accompagnati dal vino locale, il txakoli.



In questo quartiere è gradevole passeggiare sotto i portici dell’attraente Plaza Nueva e fermarsi in uno o più locali che si affacciano su di essa, osservando e apprezzando lentamente, oltre che lo sfizioso cibo, anche la vivacità della gente basca. Nella stessa zona sono anche da vedere delle belle chiese, tra cui quella di San Nicolás.


Per gli amanti della gastronomia altra tappa imperdibile, sempre nei pressi del quartiere del Casco Viejo, è una visita al mercato della Ribera.

Palazzi "colorati" nei pressi del mercato della Ribera
Si tratta di un mercato coperto, strutturato su più livelli, dove è possibile trovare di tutto, dai ristoranti ricchi di invitanti pinxtos, alla carne, all’ortofrutta, al pesce.


Il vicino mare in particolare regala tante ottime varietà ittiche, tra cui il Bonito del Norte un tonno molto caratteristico e gustoso. Oltre a molto altro pesce azzurro, tra cui le note acciughe della zona.


In Spagna mi colpisce sempre la cultura locale per le olive da mensa e quindi ho ancora una volta molto apprezzato in questo mercato i relativi banchi, ricchi di tantissime varietà di questo prodotto. Le olive sono offerte o al naturale o preparate in tanti sfiziosi modi (compresi i pintxos di olive, ripiene di numerosi e gustosissimi ingredienti).

Olive "da passeggio"
A Bilbao è molto piacevole anche fare una passeggiata lungo il fiume proprio dal quartiere del Casco Viejo fino al museo Guggenheim. E' una camminata lunga ma gradevole e ricca di interessanti spunti e cose da vedere. Come ad esempio il ponte con pavimento in vetro chiamato Zubizuri del famoso architetto Santiago Calatrava, che fa pensare alla vela di una barca. Sempre da quelle parti si può prendere una funicolare, quella di Artxanda, che consente di godere di una splendida vista sulla città.
La passeggiata ha la sua conclusione, perché lì è doveroso fermarsi parecchio, presso il museo Guggheneim, decisamente il simbolo di Bilbao. Un museo, inaugurato nel 1997 e progettato dal nordamericano Frank O. Gehry, che contiene al suo interno molte opere di arte moderna e contemporanea tra cui quelle di David Salle, Jeff Koons, Louis Bourgeois e Robert Rauschenberg. Ma vale la pena di vedere il Guggenheim anche solo da fuori, composto da tante curve di titanio e con la presenza esterna di altri capolavori oggetto di mille foto e “selfie”. Come quello del cane Puppy, una splendida scultura floreale di Jeff Koons situata appena fuori al museo. O del gigantesco ragno di Louise Bourgeois, anch'esso affiancato alla nota esposizione permanente.


E' poi da segnalare anche il limitrofo ponte La Salve, con il suo appariscente ed enorme arco rosso. E in lontananza si può ammirare l’altissimo grattacielo della società Iberdrola.


Da rilevare che presso il Guggenheim è possibile godere di esperienze indimenticabili, oltre che culturali, anche di tipo enogastronomico. Il suo bar, il suo bistrot e soprattutto il suo ristorante stellato Nerua (chef Josean Alija) offrono infatti cibo e bevande di elevata qualità. Al bar in particolare si possono gustare pintxos molto buoni come il famoso bilbaino con uovo sodo ripieno e gamberi o quelli con bisque di crostacei, accompagnati benissimo in estate da un gazpacho di pomodoro e anguria.


Da non perdere anche l’esperienza al bistrot del ristorante stellato, dove mi ha colpito l’impeccabile servizio e la qualità delle materie prime, servite in sfiziosi piatti di una cucina in stile mediterraneo, ricca anche di piacevoli effetti scenografici.


Camminare per Bilbao è la cosa migliore, come avrete intuito, per scoprire pian piano una città sempre più moderna (di tanto in tanto si scoprono strutture innovative progettate da architetti noti in tutto il mondo). L'efficiente metropolitana in ogni caso è sempre a disposizione per collegare il centro con le zone un po’ più lontane. E l’accesso a ciascuna fermata è del tutto particolare, attraverso una sorta di tubo di vetro disegnato da Norman Foster, tramite il quale si scende nelle “viscere della terra”.

Un atipico "salottino" in strada

Per gli amanti del calcio un'esperienza da non perdere è assistere ad una partita della squadra locale, l’Athletic Bilbao, nel “tempio” del calcio spagnolo ed internazionale, lo stadio San Mamés (su questo tema ho parlato approfonditamente in questo post), distante non tantissimo dal centro.
Vicino al San Mamés meritano una visita il Museo delle belle arti e il limitrofo Parco Casilda Iturrizar. Sempre nei pressi dello stadio, inoltre, partono degli autobus che collegano nel modo più veloce e confortevole Bilbao con vicini ed incantevoli posti di mare, oltre che con la bella San Sebastian e con la francese ma sempre autenticamente basca Biarritz. Ma di quest'ultima e del suo meraviglioso oceano vi parlerò nel prossimo post.

6 ottobre 2019

La mia estate ischitana, 2019 edition


Siamo giunti ad ottobre ma fa sostanzialmente ancora caldo e quindi posso ritenermi "autorizzato", almeno nei prossimi due-tre post :)), a raccontarvi della mia estate. Che ho trascorso, in parte e come di consueto, ad Ischia.
Vorrei allora mettervi al corrente delle cose più interessanti dal punto di vista enogastronomico che ho potuto scoprire o riscoprire nello scorso mese di agosto, durante il mio errare in lungo e in largo in questa bella isola.
Direi innanzitutto che la "novità" di quest’anno è che ho partecipato, cosa che in quest’isola di solito faccio poco (sbagliando), ad un paio di interessanti sagre.
Sono stato innanzitutto, nei pressi dell’incantevole chiesetta del Soccorso, alla sagra del coniglio all'ischitana a Forio. 


Quale miglior piatto è da celebrare in quest’isola se non questo? Insieme a una piacevole musica dal vivo e a tanta gente festante ho potuto assaggiare delle ottime penne col ragù di coniglio e una squisita carne dello stesso, servita in mega tegami ricchi di opulento sugo (da scarpetta) e di sapore.


Altra sagra dove sono stato è quella della melanzana nella bella località di Fiaiano, famosa per la sua incantevole pineta. Fiaiano è tra l'altro un posto dove è segnalata da un'autorevole guida dell'isola una pizzeria di cui sento parlare un gran bene, La Rosa dei Venti. In questa località, insieme ad un concerto di Franco Ricciardi (non lo conosco, ma probabilmente è una mia carenza) che ha attirato tantissime persone, si poteva mangiare una pasta alla siciliana (diversa da quella classica, al forno, rivestita con melanzane) e un valido panino con salsiccia alla griglia e melanzane a funghetto. Mi sarei aspettato anche la regina dell'estate, la parmigiana, ma di essa nessuna traccia. Peccato.
Di parmigiane buone ne ho comunque mangiate molte ad Ischia, come ad esempio in alcuni stabilimenti balneari a pranzo o nel sempre ottimo (anche sul fronte dei piatti salati) bar Calise.

Per quanto riguarda i ristoranti che ho frequentato, sono tornato in molti locali che sono per me una garanzia. Ho già parlato di recente del mitico Bracconiere, e posso aggiungere che tornare da Zì Nannina a mare è sempre una buona cosa da fare. Con una splendida vista mare, in "pausa bagno" e non solo, qui si può ad esempio mangiare un semplice ma splendido spaghetto aglio, olio e peperoncino con pomodorini freschi, insieme ad un buon calice di Forastera.



Altra food experience da raccontare è quella presso il ristorante Da Ciccio ad Ischia Ponte. Anche qui, come dal Bracconiere, mancavo da tantissimo tempo e mi ha fatto molto piacere tornare a mangiare piatti cucinati in modo impeccabile e con grande sapienza.


Ottima, solo per citarne alcuni, la zuppetta di cozze in rosso con golosissimi crostini e spettacolari le casarecce con totani e melanzane.



Ogni anno visito ad Ischia qualche buona cantina vinicola e la scorsa estate sono stato presso una delle mie preferite, Pietratorcia. Qui si mangia anche molto bene e tra uno scorcio e l'altro tra alberi di fichi e filari che guardano dall'alto il mare, si possono fare anche acquisti golosi di grande pregio.


Oltre ai vini, che apprezzerò in fredde giornate invernali pensando a questa splendida isola verde, ho potuto portare a casa un liquore ai quattro agrumi (limoni, arance, mandarini e lime) davvero sorprendente e una marmellata di mandarini gustosa e "casalinga".
Della mia vacanza ad Ischia ho ancora in mente le deliziose bruschette isolane. Il valore aggiunto, come ho più volte scritto, è la qualità dei pomodori locali, oltre che la presenza di un basilico che in quella terra dà il meglio di sé (ogni orto casalingo ne ha in abbondanza).


Di bruschette ottime ne ho mangiate praticamente ovunque e, quanto al basilico, non ho potuto fare a meno di portarmene una piantina a casa, che ora sta crescendo benino sul mio balcone (certo, all’aria e con il clima di Ischia avrebbe avuto ben altra resa...).


Infine non posso non citare ancora una volta la mia zona preferita di quest'isola, Ischia Ponte, spesso oggetto di piacevolissime passeggiate a tutte le ore del giorno (adoro curiosare nelle pescherie dove il pescato arriva freschissimo da pochi metri di distanza) e della notte.


Sono sempre bellissimi i venerdì sera in questo borgo, con tanta musica dal vivo in strada e ... le mitiche bruschette con caciocavallo fuso "impiccato" del panificio Boccia.


Inoltre la sera e non solo un piacevole negozietto di ortofrutta in una appartata viuzza offre aperitivi e centrifughe a base di ortaggi e frutta in una deliziosa location. Dove i tavoli sono rappresentati da botti e tutto intorno è un trionfo di colori per gentile concessione dei prodotti dell'orto :)


Evviva la mia isola verde!

24 settembre 2019

46.697 spettatori "en San Mamés"


Il calcio a Bilbao è una religione. L’attaccamento della città alla propria squadra, l’Athletic Club, è notevole e si percepisce già molte ore prima dell'orario di inizio delle partite in casa.
Nelle vie del centro almeno la metà delle persone è vestita con le maglie biancorosse della squadra bilbaina e gioiosamente occupa con questa "divisa" i tanti e vivaci locali e bar della città, soprattutto all'ora dell'aperitivo quando pintxos e bevande alcoliche impazzano in deliziose piazze e piazzette.


E' probabilmente l'orgoglio basco e il forte attaccamento alla terra di Biscaglia che spinge una città intera a sostenere la squadra.


Quando sono stato a Bilbao ho assistito ad un bel match in casa dell'Athletic, in occasione del recente derby basco contro la Real Sociedad di San Sebastian, vinto dai padroni di casa per 2-0.

La prima pagina di "Marca" il giorno dopo la partita
Ed ho voluto respirare lentamente l'atmosfera pre-partita, recandomi dal centro a piedi fino allo stadio, una bella passeggiata di circa 2 km.


Dalla splendida area intorno al museo Guggheneim fiumi di gente con addosso magliette del Bilbao più o meno recenti si incamminavano pian piano verso lo stadio. Man mano che ci si avvicinava a quest’ultimo, le strade e i viali erano sempre più piene e dense di tifosi, anche in corrispondenza di taverne e locali dove bere una buona birra o mangiare qualcosa prima della partita (c'era tempo, visto che iniziava alle 22). Le stradine strette erano addirittura gremite, in una sorta di fiume fluttuante di folla biancorossa che ogni tanto inneggiava alla squadra o ai suoi principali beniamini.


E poi cominciava a spuntare appunto lui, imponente e illuminatissimo, il San Mamés. Uno stadio che ha una lunga storia, collocato in un luogo dove un tempo sorgeva la chiesa omonima (Mamés era un cristiano che i romani diedero in pasto ai leoni, che però non vollero mangiarlo; e non a caso i giocatori del Bilbao vengono chiamati i “leones”).


Lo stadio, che un tempo veniva chiamato la Catedral, è stato completamente rinnovato sei anni fa ed ora è veramente bellissimo. Un gioiellino moderno, illuminato di sera con colori cangianti e con un grande schermo incastonato nella sua parte esterna.
All’interno, invece, figura un bel bar-ristorante (frequentabile anche nei giorni infrasettimanali) che si affaccia, tramite un'ampia vetrata, sugli spalti e sul campo di gioco. 


Nello stadio sono presenti inoltre anche un museo che racconta la storia della squadra (sono possibili anche visite guidate) e un negozio con merchandising ufficiale dello stesso team. Una squadra che per inciso è di per sè molto particolare, con una filosofia tutta sua: i suoi giocatori devono essere baschi o originari della regione o perlomeno devono avere una formazione calcistica nelle giovanili di una squadra basca. Sarà anche per questo che i suoi tifosi sono così attaccati ai suoi colori?
Vedere una partita dell’Athletic al San Mamés per un qualsiasi tifoso di calcio è un’esperienza da non perdere.


Lo stadio al suo interno è stupendo, con gli spalti attaccati al campo, un pubblico festante, rumoroso e numeroso (46.697 erano gli spettatori “en San Mamés”, come recitava il tabellone luminoso quando ci sono andato) che tifa, canta e intona cori praticamente per tutta la partita.


Il clima è quindi molto “caldo” e per ogni squadra avversaria è difficile spuntarla in questo catino infernale.Ad inizio di questo campionato, ad esempio, anche il Barcellona è caduto al San Mamés e l’unica squadra italiana che vi ha vinto alcuni anni fa è stata il Torino (anche la grande Juventus, nell’anno in cui vinse la coppa Uefa nel 1977-78, perse al San Mamés per 2-1).
Un video emblematico ed approfondito del clima del San Mamés può essere quello che potete vedere a questo link che spiega meglio di tante parole quello che è l’approccio alla partita dei tifosi e la loro infinita passione per la loro squadra.
E’ bello anche essere accolti all’interno dello stadio da hostess e steward con indosso un tipico cappello basco e mangiare al bar interno dello stadio, dove può capitare di assaggiare tipicità locali. Ad esempio, si può consumare, tra gli altri, un panino farcito con l’ottimo formaggio locale Dop Idiazabal.


Dopo la partita la vicina metro, fermata San Mamés appunto, si riempie come un uovo degli stessi fiumi di tifosi di cui sopra.


Ma non c’è fretta di tornare presto a casa, anche se è già ampiamente passata la mezzanotte. Alla mia domanda al punto informazioni sull’ora di chiusura della metro il giorno della partita la risposta è stata molto semplice: “Non c’è problema, la metropolitana resterà aperta tutta la notte”.


La fiesta cominciava allora…

Ps al momento l'Athletic Bilbao è al primo posto nel campionato spagnolo insieme al Real Madrid!

12 settembre 2019

Il mio ritorno al Bracconiere


Sono tornato al mitico ristorante il Bracconiere di Ischia dopo ben 10 anni (un mio vecchio post del 2009 me lo ha ricordato) e devo dire che questo locale ha mantenuto intatta, e se possibile migliorato, la sua già ottima cucina.
Per chi non lo conoscesse, il Bracconiere si trova alle pendici del Monte Epomeo a 500 metri di altezza, in una delle zone più interne dell’isola. Per arrivarci bisogna inerpicarsi per strade con pendenze proibitive, che nell’ultimo tratto diventano anche sterrate e scoscese.
Una volta giunti a destinazione, però, si è ripagati da un panorama mozzafiato (sul mare blu e su una buona porzione dell'isola) e da una cucina di terra davvero imperdibile.


Eh già, perché al Bracconiere dovete dimenticare l'elegante e spesso modaiola cucina di pesce dei ristoranti isolani sul mare e immergervi al contrario in un’autentica cucina di terra, di campagna, con l'esaltazione dei sapori dell'orto e la valorizzazione di alcuni prodotti zootecnici, cosa che in effetti coincide proprio con le più vere e radicate tradizioni culinarie ischitane.
Qui la fa da padrone il coniglio, servito in ampi tegami in terracotta e il cui sugo va a condire bucatini e pappardelle. Queste ultime accolgono comunque anche il ragù di cinghiale, altra specialità del locale.
Sono ottimi anche gli antipasti, con tante buone verdure dell’orto e di stagione combinate in modo sapiente. Splendida è stata ad esempio nella mia ultima visita una panzanella arricchita, oltre che con i classici pomodori, anche con pane croccante, fagiolini, cipolla rossa e patate. 


Le patate sono protagoniste anche nella mitica pasta e patate, servita nel "cuzzetiello" (nel pane scavato, senza mollica) e atipicamente presente tra gli antipasti.
Tra i primi questa volta ho ceduto al fascino della genovese, con il valore aggiunto di un tarallo al finocchietto sbriciolato sopra. Un piatto davvero interessante, perché alla dolcezza della cipolla cotta lungamente insieme alla carne si abbina di tanto in tanto il croccante del tarallo e il profumo del finocchietto, assolutamente non invasivo e discreto.


Altra specialità del locale è la carne alla brace, a volte offerta in incantevoli grigliate miste. In questa occasione ho invece optato per un pollo (sempre alla brace) divino, che sulla pelle esterna presentava delle leggere e piacevolissime bruciacchiature. Quello che mi ha colpito di questo piatto è che anche la parte più asciutta, quella del petto, riesce ad essere gustosissima, morbida e umida.


Buoni anche i contorni, tra cui quello con bieta e uvetta e una verza molto saporita, oltre ai classici broccoli con salsiccia (buonissima!).


Va anche sottolineato che in questo locale il personale è molto gentile e competente (cosa non sempre diffusa nella media dei ristoranti italiani) e piacevoli sono anche i non moltissimi tavoli esterni.
In ogni caso il locale è molto bello anche al suo interno. In questo caldo ambiente ci sosterei volentieri ad esempio quando fa freddo, quando si è quasi "autorizzati" a fare una ricca e opulenta mangiata e bevuta, a base rigorosamente di vini ischitani rossi.
Vale la pena di venire al Bracconiere anche per fare nelle vicinanze delle interessanti escursioni. Uno-due km dopo il ristorante, infatti, sempre percorrendo una strada molto pendente e sterrata, è possibile inoltrarsi e passeggiare in piacevoli sentieri ombreggiati nei boschi di Frassitelli e Falanga, antiche vie dei pastori, dove tra acacie e castagneti è possibile fare anche gradevoli pic-nic. Sempre con "a portata di mano" un panorama indimenticabile sul mare e su tutta l’isola.