Mi
ritrovo ancora una volta, con piacere, a parlare della Bretagna su questo blog.
E’
la regione che amo di più tra quelle francesi, perché coniuga tante mie
passioni come il mare che qui è profondamente diverso dal Mediterraneo, la
natura che si esprime a quelle latitudini alla sua massima potenza, la
gastronomia, i frutti di mare, la forte vocazione velistica.
Nel
video introduttivo a questo post avrete avuto modo di capire, sia pur in pochi
minuti, quanto attraente possa essere questo spazio di terra collocato a nord
ovest della Francia: c’è appunto il mare e l’oceano che imprimono la loro forza
positiva e benefica, ci sono incantevoli borghi, impervie rocce a picco sul mare,
fari, alghe, ostriche, verde, leggende, cultura. C'è insomma davvero tutto per
una vacanza indimenticabile.
Ho
scritto molto in questi anni di Bretagna, dicevo. E allora nel post di oggi mi
vorrei concentrare su alcuni aspetti specifici legati alla Bretagna. In particolare quelli connessi
ai suoi tanti fari, che hanno uno charme impareggiabile, e ai pittoreschi villaggi
di pescatori, che punteggiano alcune zone costiere (tutti i luoghi consigliati sono localizzati nella cartina che segue).
Per
quanto riguarda i fari, per i quali esiste una specifica “strada” in Bretagna, ne
ho visitati di bellissimi e vi invito a vederne il più possibile in un vostro
prossimo viaggio in questa regione. Quello che più mi attrae è il faro di Saint Mathieu, di colore
bianco-rosso, situato in una delle punte più occidentali della regione (si veda
cartina) e precisamente a Plougonvelin. Qui il faro, costruito nel 1835, si
innalza dalle rovine di un’antica abbazia e, per arrivare fino alla sua cima da
cui si gode di un superbo panorama, occorre salire 163 gradini.
Consiglio di
visitarlo quando il tempo non è bellissimo, perché ha un fascino incredibile
(la Bretagna è bella anche e soprattutto quando il tempo è piovoso!) tra venti
forti, acque color pece e alte onde che avvolgono impetuosamente le scogliere e
il faro stesso. In ogni caso con il bel tempo, il panorama, dalla Pointe du Raz
all’isola di Ouessant, è altrettanto spettacolare.
Proprio
ad Ouessant, isola posta
alla confluenza tra Oceano Atlantico e Mar del Nord che consiglio vivamente di
visitare, è possibile ammirare tantissimi altri fari, presenti in gran numero e
fondamentali perché il tempo ed il mare non sempre sono clementi in questa
zona. Qui è da menzionare l’antico (in funzione dal 1700) faro dello Stiff composto da due torri, una con la sua lanterna,
l’altra con le scale. Lo Stiff si affaccia sulle onde e sul mare di Iroise a 90
metri di altezza ed è stato recentemente ristrutturato. Ad Ouessant, inoltre,
merita una visita il Museo dei Fari e segnali marittimi.
E’
bellissimo anche il faro, stavolta collocato
lato Mar del Nord, posto alla fine dell'itinerario che collega l’elegante Perros Guirec e Ploumanac’h, antico villaggio di pescatori, a Trégastel,
percorrendo a piedi un affascinante sentiero chiamato “sentier des douaniers”. E' il faro della Cote de Granit Rose, dallo speciale colore marrone/rosa che ben si accorda con quello delle scogliere.
Sono
da menzionare anche altri due fari che non conosco ancora. Uno è il faro dell'Ile Vièrge, un gigante di
granito alla cui sommità si giunge dopo aver salito ben 365 gradini. Ci
troviamo a Plouguerneau sul Mar del Nord, ed il faro in questione, da cui godrete
di una magnifica vista, è il più alto d’Europa.
Ultima
segnalazione riguarda il faro di Trézien,
che si affaccia sull’Atlantico e si erge a 500 metri dalla riva, non lontano
dalla Punta del Corsen, ai piedi della quale si incontrano le acque della Manica
e dell’Atlantico. Centoottantadue gradini portano il visitatore nel punto più
alto del faro, ad un’altezza di 37,2 metri dai quali in lontananza si possono
scorgere i contorni dell’arcipelago di Molène e Ouessant.
Alcuni pittoreschi villaggi di pescatori
della Bretagna
Con
i loro colori pastello, le loro stradine e pontili i piccoli porti bretoni
hanno oggettivamente uno charme senza pari. Ve ne descrivo brevemente alcuni,
tra i più pittoreschi della regione, quasi tutti situati nella costa atlantica.
Saint-Goustan - Il porto
di Saint-Goustan,
a Auray nel golfo del
Morbihan ha conservato il suo carattere medievale, con il suo ponte
di pietra, le sue banchine in pavé e le sue case a graticcio. Situato in fondo
al fiume Loc’h, questo antico porto di pesca e di commercio si presta a lente
passeggiate percorrendo le sue pendenti stradine, ritrovo di artisti, con caffè
e crêperie che lo animano allegramente.
Doëlan è un altro
luogo da consigliare. Ben custodito dai suoi due fari, uno rosso e uno verde,
il porto di Doëlan si colloca in un profondo estuario della costa sud, tra verdi
colline, su cui risaltano le casette bianche, e il mare. Qui si pratica una
consolidata attività di pesca su piccola scala. Non perdetevi allora, a fine
pomeriggio, il rientro dei pescherecci, con la possibilità di acquisto di pesce
e crostacei.
Sauzon è poi
l’emblema di un porticciolo bretone. Situato a nord-ovest della splendida isola
di Belle-Île-en-Mer,
Sauzon colpisce immediatamente il visitatore per le sue banchine punteggiate di
gabbie e reti da pesca, che si abbinano a case color pastello, dipinte con la
stessa vernice utilizzata per le barche. Non mancano dei bei velieri, da ammirare
preferibilmente con la calma che qui regna fuori stagione.
A
Camaret, situato alla punta di una
penisola protesa nell’Atlantico è da visitare il cimitero delle barche, testimoni
di un passato legato alla pesca all’aragosta. Lungo le banchine, caffè e
ristoranti dalle facciate colorate vi attendono per una pausa, di fronte a
graziose imbarcazioni e alla danza dei gabbiani.
Da
Dahouët, porticciolo non lontano da
Saint Brieuc sul Mar del Nord, si partiva un tempo per raggiungere Terranova e
l’Islanda, per la pesca dei merluzzi. Oggi questo porto non ha perso nulla del
suo fascino: godetevi ad esempio una passeggiata lungo la banchina di
Terras-Neuvas, costeggiata dalle ricche case degli armatori. E per tornare
indietro nel tempo, imbarcatevi sulla Pauline, scialuppa dalle vele rosse e
simbolo del porto.
Potrei
parlare ancora molto della Bretagna, ma per oggi mi fermo qui. Chiudo solo
dicendo che ora che pian piano vi sono speranze più concrete di tornare a
viaggiare, non vedo l'ora di ricominciare a farlo proprio in questa splendida
terra. Chissà che ciò non accada proprio quando dalla Bretagna alla fine di
questo mese partirà il mio amato Tour de France...
E’
un periodo che amo tanto la lavanda. Sarà per il forte desiderio di viaggiare,
sognando quei bei paesaggi del Sud della Francia tinti di viola (in particolare
il Dipartimento del Vaucluse in Provenza, ideale per un turismo slow) che tra
poco vivranno il loro massimo splendore.
Sarà
per la riscoperta del suo profumo inebriante che conferisce un senso di pulito
ai nostri armadi e biancheria.
Sarà
per l’olio essenziale che se ne ricava, che ha utilizzi prodigiosi in cosmesi e
farmacia.
Sarà
per il suo inedito apporto alla cucina mediterranea, che la utilizza splendidamente
in abbinamento alle carni di agnello, come ingrediente per profumare
marmellate, composte e gelati o per realizzare deliziosi muffin o biscotti;
senza dimenticare il riuscito connubio con i formaggi caprini… Ricordo addirittura
di aver molto apprezzato tempo fa ad una presentazione al Gambero Rosso una magnifica focaccia con burrata, lardo di Colonnata, cipolle e lavanda.
Amo
la lavanda anche per il suo meraviglioso miele, originario soprattutto della
Provenza, che devo procurarmi di nuovo assolutamente. Un miele che si abbina
alla perfezione ancora con i formaggi caprini (di media stagionatura).
Intanto
per soddisfare il mio desiderio di lavanda ho comprato al mercatino di Campagna
Amica di Roma Eur una bella e profumata sua piantina, che non avevo mai avuto
l’onore di possedere nel mio balcone.
E voi
usate la lavanda? Anche in cucina? Sono curioso di ricevere dal mio competente "parterre" di lettori ulteriori
suggerimenti di utilizzo.
A
presto!
Ps:
dimenticavo di raccontarvi un altro mio bel ricordo legato al post di oggi: i bellissimi
campi di lavanda della splendida isoletta di Saint Honorat, situata proprio di fronte a
Cannes.
La
primavera non è condizionata dalla pandemia ancora in corso. Lei va avanti per
la sua strada e, pur con un tempo nei giorni passati non certo all’altezza
delle sue caratteristiche, comincia a produrre in agricoltura i suoi buonissimi
frutti, soprattutto orticoli.
In
questa stagione si affacciano sul mercato prodotti che amo tanto, come gli
asparagi, i piselli e le fave, mentre sul fronte della frutta come non citare
le meravigliose fragole? (a proposito, qualcuno ieri mi ha consigliato di
provarle con del buon olio extravergine: farò questo test!).
E’
bello inaugurare la nuova stagione con una classicissima pasta e piselli, che
apprezziamo sin dalla fase dello sbaccellamento di questi legumi, come afferma
anche Philippe Delerm che annovera questo atto tra i piccoli piaceri della
vita.
Questa
volta ho voluto preparare una variante della pasta e piselli, inserendo al suo interno
anche una crema di fave, che dona maggiore densità e gusto erbaceo al piatto.
Ecco
come l’ho preparata:
Sbaccellare
le fave e farle andare in una pentola in cui avrete fatto soffriggere della
cipolla sminuzzata in olio extravergine. Per ammorbidirle, aggiungere del brodo
vegetale oltre ad una-due patate lesse tagliate a cubetti; aggiustare di sale e pepe e portare a
cottura. Frullare il tutto e tenere da parte.
Nel
frattempo fare un analogo soffritto a quello delle fave anche per la cottura
dei piselli, aggiungendo della pancetta. Inserire i piselli sgranati e far
tostare. Aggiungere poi dell’acqua e degli odori, come prezzemolo, basilico (se
lo trovate con un minimo di profumo) e menta. Salare, pepare e portare a
cottura.
Buttare giù quindi in acqua bollente salata della pasta mista e, poco prima
della sua completa cottura, unirla ai piselli, accendendo di nuovo il fuoco su
livelli medi. Far ben insaporire e aggiungere poi la crema di fave, facendo
cuocere ancora brevemente. Far riposare cinque minuti e servire, finendo con un
giro di olio buono.
Questa
volta ho preferito preparare una pasta e piselli meno densa e un tantino più brodosa.
Ovviamente potete renderla più asciutta e cremosa, facendo assorbire di più la
parte liquida del piatto con una maggiore permanenza sul fuoco nelle ultime
fasi di cottura.
W
la primavera e la sua “ricetta totem”, la pasta e piselli!
Faccio
spesso la mia spesa nei supermercati Conad che trovo molto buoni sia dal punto
di vista della qualità media dell’offerta che dei prezzi praticati a noi
consumatori.
Quando
mi reco in questi punti vendita prendo sempre una copia del loro magazine
mensile “Bene Insieme”, che leggo con interesse perché al suo interno si
possono trovare ricette molto intriganti ed in linea con una visione moderna
della cucina. Gli
spunti sono tanti e in certi casi mi capita di cimentarmi in qualche ricetta
che viene proposta. Come nel caso del piatto di oggi che, come spesso accade, ho
personalizzato poi con qualche variante. Si
tratta di un primo che si basa sull’idea di creare un aglio, olio e peperoncino
in una versione un po’ modificata, una versione 2.0 come direbbe qualcuno. Cioè
a dire: al posto dell’aglio, comunque presente anche in altra consistenza e
potenza, si utilizza una crema di aglio molto più neutra e dal gusto meno
deciso; l’olio appare in modo indiretto in più parti della ricetta, mentre il
peperoncino è certamente protagonista, ma con un’intrusione anche di una crema
di peperone. Sono
quindi presenti aglio, olio e peperoncino che conferiscono forza e sapore al
piatto, ma concorrono all’equilibrio dello stesso anche una crema di aglio e di
peperone, che smussano leggermente l’incisività dei primi ingredienti citati. La
preparazione di questo piatto può risultare all’inizio un po’ noiosa perché
occorre sbollentare per ben tre volte in acqua bollente per alcuni minuti 4
spicchi d’aglio sbucciati e circa mezzo peperone tagliato a listarelle. L’acqua
va quindi cambiata tre volte. Fatta
quest’operazione, occorre frullare l’aglio con dell’olio extravergine e del
latte tiepido (non molto) ottenendo una crema abbastanza densa che dovrà essere
leggermente salata. Con i peperoni sbollentati si creerà un’altra crema,
frullando gli stessi sempre con dell’olio extravergine, poco sale e un pizzico
di peperoncino. Tenere da parte le due salse. Successivamente
in una padella con poco olio far appassire mezzo spicchio d’aglio tagliato in
piccoli pezzi. Aggiungere la crema d’aglio precedentemente ottenuta e far ben
amalgamare il tutto a fuoco lento. Nel frattempo cuocere al dente i bucatini e
saltarli nella padella con la crema all’aglio, aggiungendo poca acqua di
cottura. Impiattare versando qua e là, sopra i bucatini insaporiti di crema
all’aglio, la crema di peperone che avrete riscaldato. Cospargere tutto il
piatto di una generosa dose di polvere di peperoncino. Guarnire con qualche
ciuffetto di prezzemolo e servire subito. Un
piatto davvero equilibrato, sorprendente e goloso che rivisita in maniera
originale uno dei miei piatti preferiti, l’aglio, olio e peperoncino. Buona
Pasqua a tutti!
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Il "matrimonio" del mese
Brocciu e miele di Corsica AOP
L'angolo dell'arte
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