Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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20 marzo 2015

Ma qual è la migliore pastiera di Roma?

Immagine tratta dal sito http://www.pasticceriabellavia.it uno dei migliori locali a Napoli, a mio avviso, che produce pastiere di qualità

Si avvicina la Pasqua e questa festa è sinonimo di pastiera.
Quando vado a Napoli so dove mangiarla, ma quando rimango a Roma non è banale trovarne una buona.
Potrei anche prepararla in casa, ma mi stuzzica di più l’idea di lanciare un sondaggio sulle migliori pasticcerie di Roma che preparano una buona/ottima pastiera.
Io una mia idea me la sono già fatta, ma passo il testimone a voi foodies. Che ne pensate? Quale pasticceria segnalate?
Non siate timidi e decretiamo insieme il/i miglior/i locale/i di Roma.
E buona pastiera a tutti!

18 marzo 2008

Pasqua: casatiello e pastiera


Siamo entrati nella Settimana Santa e quindi siamo “autorizzati” a preparare qualcosa di molto pesante ma anche mooolto buono.
A Napoli due classiche ricette si preparano durante il periodo di Pasqua: il casatiello e la pastiera. La prima è una pizza rustica fatta con farina, lievito, strutto, formaggi salumi e molto pepe (con uova sode incastonate).
La seconda è un dolce fatto con grano, ricotta, uova, canditi, spezie ed essenze varie aromatizzanti.
Sono entrambi dei “miti” della cucina napoletana che si trovano spesso in “brutta copia” anche in altri luoghi fuori della Campania.
Io invece quando ho avuto un attimo di tempo durante lo scorso weekend, li ho preparati in casa per la prima volta e devo dire che mi sono riusciti bene.

E’ bello preparare queste ricette perché uno di solito sa solo mangiare la pastiera e il casatiello, ma perderci del tempo a prepararli fa a capire bene come vengono utilizzati gli ingredienti e apprezzare di più quello che dopo si mangia.
Ho cercato di eseguire alla lettera le rispettive ricette provenienti da autorevoli libri sulla cucina napoletana, senza farmi condizionare da varianti meno attendibili o volutamente “creative”.
Io sono dell’opinione che la tradizione è tradizione e in certi casi (come accade in occasione delle feste) non la si può sostituire o integrare con l’innovazione! Ben vengano le idee nuove e le creazioni innovative anche dei grandi chef, ma in certe circostanze viva la sana tradizione, rispettata pienamente e seguendo e tramandando ciò che i nostri nonni ci hanno sapientemente trasmesso nel tempo.
Viva la tradizione e Buona Settimana Santa a tutti!

29 aprile 2015

Irpinia, that's amore


Di recente ho visitato la splendida Irpinia. Prima del mio weekend trascorso in questa bella porzione di Campania, ne avevo sentito parlare dal punto di vista enogastronomico soltanto per i suoi ottimi vini, per alcuni importanti ristoranti presenti qua e là e…, sul fronte calcistico, per le gesta dell’Avellino degli anni ’80 (col brasiliano Juary, in particolare, che portò alla ribalta nazionale i cosiddetti “lupi irpini”).
Ma ero sicuro, e ne ho avuto conferma, che l’Irpinia era ed è molto di più.
Con un gruppo di bravi foodblogger, perlopiù romani, abbiamo infatti compiuto un bel tour per le strade di questa regione, che ci ha consentito di apprezzare pienamente sia le sue bellezze naturali, sia i numerosi casi di eccellenza produttiva e aziendale, sia gli ottimi piatti tipici che regala questa zona.
Un’area contornata da montagne, situata com’è nell’appennino meridionale, con un affascinante e direi quasi misterioso succedersi di valli ed alture, tra le quali si insinuano fiumi e torrenti, che rendono davvero spettacolare il paesaggio per il visitatore.


Il percorso del nostro blog tour ci ha fatto scoprire pian piano i tesori che nasconde questa terra, fino a poi farci completamente innamorare dei suoi giacimenti enogastronomici e dell’attraente paesaggio.
Il primo giorno, dopo un viaggio tutto sommato breve da Roma, abbiamo subito fatto tappa per il pranzo presso il ristorante Martella il più antico del centro storico d’Avellino, dove abbiamo avuto modo di assaggiare le prime tipicità locali.
In primis un’ottima ricotta, che da queste parti è davvero speciale e cremosa e che, insieme a prodotti come il caciocavallo podolico e la scamorza, rappresenta uno dei prodotti lattiero-caseari più rappresentativi dell’area.
Da Martella la ricotta è stata co-protagonista di vari piatti, tra cui quello dei ravioli di magro con tartufo di Bagnoli Irpino. Una splendida pietanza, che mi ha permesso di scoprire anche un altro grande protagonista di questa terra, il tartufo, che a differenza di altri tartufi neri è molto più aromatico, appena amaro e sempre molto profumato.


Intanto, sul fronte del bere, abbiamo subito avuto conferma della potenza e della bontà dell’Aglianico, che ben si abbinava con molti piatti offerti. La ricotta è tornata poi ancora in ballo nell’ottima crostata che ci è stata servita a fine pasto.
Nel corso del nostro tour, abbiamo apprezzato il territorio irpino anche grazie a due blogger avellinesi che durante il weekend ci hanno fornito elementi e chicche interessanti sia sul territorio irpino sia sulle sue specialità. Dal centro di Avellino, mi faceva notare Michela, si scorge la vetta inconfondibile, che nel momento in cui l’ho vista si stagliava in un cielo azzurrissimo, del Santuario di Montevergine, un posto molto suggestivo dove non potrò sicuramente mancare la prossima volta che sarò in questa zona.
Il pomeriggio del primo giorno abbiamo cominciato a prendere confidenza col paesaggio irpino andando a conoscere un’interessantissima azienda a Montella, regno della castagna Igp. L’azienda in questione si chiama Perrotta e la relativa visita è stata davvero interessante. Innanzitutto per i suoi bei castagneti e per la incantevole limitrofa cascata.



Ma anche per la visita ai locali veri propri dell’azienda e la ricostruzione del processo produttivo (abbiamo potuto ammirare i “gratali”, luoghi dove le castagne vengono fatte essiccare a fuoco di legna) che porta a realizzare molti prodotti a base di castagne. Una produzione di carattere artigianale che nasce dalla forte vocazione castanicola del territorio, ma che non disdegna di usare anche un pizzico di tecnologia. Tra gli ottimi prodotti degustati, le castagne al rhum, quelle definite “del prete”, essiccate e tostate, e le creme di castagne.
In serata poi abbiamo cenato nell’ottimo ristorante Megaron a Paternopoli, in cui “ho fatto la conoscenza” con uno speciale presidio Slow Food, il Broccolo Aprilatico. Un broccolo primaverile di colore verde scuro intenso e dalle cime croccanti se crude, ma succose e di sapore gradevole dopo la cottura.


Un prodotto che ci è stato splendidamente proposto con dei tipici fusilli fatti in casa, ma che può essere servito anche come semplice contorno, magari in abbinamento, secondo la tradizione locale, con la carne di maiale.


Il secondo giorno del nostro tour è cominciato con una visita a Lauro del bellissimo castello Lancellotti. La strada che ci ha portato al castello era ancora una volta spettacolare, ammantata di noccioleti, altro vanto dell’Irpinia.
La visita al castello è stata per motivi di tempo piuttosto breve, ma abbiamo potuto apprezzare le sue bellezze esterne e interne, con sontuose sale affrescate, splendidi corti e giardini molto piacevoli e curati.



Ci attendeva infatti la visita all’azienda agricola Gaia presso la quale ci siamo fermati a partire dal pranzo. Questa visita è stata, devo dire, una delle cose che ricordo con più piacere in questo mio tour e ritengo che meriti un post a parte che pubblicherò appena dopo di questo.
Qui basti dire che in quest’azienda siamo nel regno della cipolla di Montoro, una materia prima di cui avevo sentito parlare per la prima volta dal grande chef Gennaro Esposito. La cipolla ramata di Montoro, in particolare, è una cipolla dal gusto delicato, non forte, digeribile che ben si presta a mille preparazioni.


Ne abbiamo avuto la conferma consumando, nel bel ristorante dell’azienda, quasi un intero pranzo a base di questo fantastico prodotto: anelli di cipolla fritti in pastella, parmigiana di cipolle (con pecorino al posto del parmigiano), una ottima genovese, fino ad una fragrante crostata con composta di cipolle e ad un delizioso panettone con cipolla candita (definito Pan Ramato).

La mitica genovese è ancora più buona con la cipolla ramata di Montoro
Dopo una istruttiva e interessante visita a questa azienda, poco dopo presso gli stessi suoi locali abbiamo avuto modo di conoscere i prodotti di altre imprese di eccellenza del territorio irpino, come i tipici torroni dell’azienda Dolci Terre  o dei fratelli Nardone, i biscotti artigianali dell’azienda Lilià, i vini della Tenuta Cavalier Pepe e i prodotti che costituiscono un'altra punta di diamante del territorio irpino, e cioè quelli di salumeria. Sopressate, salsicce e culatelli, infatti, qui sono buonissimi come quelli del salumificio Montecalvese. Non ultimo, anche l’olio dell’azienda De Marco.
Il programma della giornata ci ha poi portato la sera a cenare ad Atripalda nella “Trattoria con alloggio” Valleverde, nota anche per le sue ricette a base di baccalà, dove abbiamo potuto continuare il nostro percorso di degustazione e di “approfondimento” della cucina irpina. Ottimi vini bianchi e rossi, pasta tipica fatta a mano e molto altro ancora. A proposito di vini, non dimentichiamo che l’Irpinia è la terra di tre importanti Docg, il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo e il Taurasi; non vi è in Italia un’area in cui tante Docg sono concentrate in una così ristretta zona!
L’ultimo giorno del nostro tour prevedeva una visita ad una nota azienda vitivinicola del territorio irpino e cioè i Feudi di San Gregorio in località Sorbo Serpico, non lontano da Avellino.



Un’azienda giovane (nata nel 1986) con dei vertici aziendali altrettanto giovani (il presidente Antonio Capaldo ha appena 37 anni), ma che si è affermata molto bene innanzitutto dal punto di vista qualitativo ma anche quantitativo (3,5 milioni di bottiglie all’anno).
Qui, a 500 metri di altitudine, vi sono le condizioni ideali per la coltivazione della vite, con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. La nostra passeggiata guidata nell’azienda ci ha fatto scoprire innanzitutto il giardino dei profumi, con tantissimi tipi di erbe aromatiche, di supporto alla splendida cucina del ristorante stellato dell’azienda, Marennà, che avremmo apprezzato di lì a poco.


Abbiamo poi avuto la conferma che i tanti vini prodotti dall’azienda, che valorizzano i vitigni locali (Greco, Fiano, Falanghina, Aglianico), sono coltivati su terreni dalla composizione anche profondamente diversa. Ad esempio, il Greco di Tufo proviene da uve che sono coltivate su terreni gessosi di tufo che conferiscono all’uva Greco, e quindi al vino, mineralità, freschezza e persistenza, caratteristiche che amo tanto in un bianco.


E’ stata poi la volta della visita all’ampia e splendida cantina, situata in un edificio dallo stile architettonico contemporaneo, essenziale ed elegante. In fondo alla cantina si può ammirare anche un presepe molto bello, che ricorda gli antichi mestieri agricoli dell’Irpinia. Nella bottaia, mentre acquisivamo interessanti notizie illustrateci da chi ci ha accompagnato, abbiamo degustato un ottimo spumante metodo classico insieme a dei notevoli salumi e formaggi irpini. Abbiamo ricevuto inoltre in regalo delle bottiglie personalizzate con le nostre iniziali. 


Il tutto rientra in un interessante progetto che prevede la possibilità di autorealizzare la propria etichetta. Chi volesse cominciare da subito, anche per un’idea regalo, può cliccare su questo link. E il tutto si può anche condividere con gli amici sui social network, utilizzando l’hashtag #latuaetichettafeudi .
Il nostro tour si è concluso degnamente con un ottimo pranzo al ristorante Marennà. Un ristorante stellato (1 stella Michelin) con un bravissimo chef, Paolo Barrale, la cui cucina avevo già avuto la fortuna di assaggiare.


La mia food experience presso questo ristorante è stata, come mi attendevo, notevole. Innanzitutto mi ha colpito la grande cura dei particolari, sia sulla tavola che nei piatti offerti. Inoltre la cucina di Barrale ci ha consentito di continuare la nostra “visita guidata” nella tradizione gastronomica irpina e campana, con qualche guizzo e sconfinamento nell’innovazione.
Alcuni piatti, infatti, sono risultati davvero geniali, conservando tra l’altro la nitidezza dei singoli sapori, che al tempo stesso erano ben integrati tra loro. Molto interessante ad esempio l’intuizione del “caviale vegetale” nel baccalà con crema di scarola e mandorle. Un effetto-caviale fornito addirittura dai semi di basilico essiccati, “gelatinizzati” e resi sapidi attraverso la loro infusione in colatura di alici. Veramente ottimi e cromaticamente perfetti anche i ravioli di borragine, asparagi, burro di manteca e stravecchio di bruna alpina.


Ma il piatto che più ha sorpreso tutti gli ospiti è stata l’interpretazione della pastiera da parte dello chef, servita sotto forma di spuma di ricotta, grano cotto, palline di frolla e sorbetto all’arancia. In bocca vi erano tutti gli aromi e i sapori di un’autentica pastiera napoletana, ma con consistenze molto diverse e piacevoli contrasti. In abbinamento, l’ottimo Privilegio 2013 Irpinia Fiano Passito Doc. Devo dire che una conclusione del nostro tour non poteva avvenire in un modo migliore.


Non c’è che dire, l’Irpinia mi ha davvero stregato e questo weekend non ha fatto che aumentare il mio desiderio di tornarci prestissimo.
Un doveroso ringraziamento deve andare alla Camera di Commercio di Avellino che mi ha permesso di scoprire questo splendido territorio e a Giulia Murdocca e Stefano Carboni, menti organizzative del tour e della società MG Logos. Vi segnalo infine che le aziende irpine che sono state citate in questo post saranno presenti la prossima settimana a Milano a TuttoFood e nel padiglione dedicato all’Irpinia durante l’Expo. Visitatele e vi assicuro che non ve ne pentirete!

22 ottobre 2015

In punta di… Tre Forchette


La scorsa settimana è stata presentata a Roma la 26esima edizione della Guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso, uno strumento sempre più aggiornato e versatile, a misura di appassionato e intenditore.
La Guida contiene ben 2.268 indirizzi fra ristoranti, trattorie, wine-bar, birrerie e locali etnici, per consentire a qualunque tipo di portafoglio di trovare il posto giusto per mangiare “di qualità”, soddisfacendo ogni genere di preferenza (cucina tradizionale, innovativa o esotica).


Il massimo riconoscimento qualitativo appartiene, in questa Guida, come sempre alle Tre Forchette, un ristretto gruppo di locali che quest’anno conta ben 26 esercizi commerciali.
Tra questi, si confermano l’Osteria Francescana di Modena e La Pergola del Cavalieri di Roma, mentre i due nuovi ingressi, Berton e Seta del Mandarin Oriental, appartengono entrambi ad una città, Milano, che quest’anno ha convogliato una straordinaria concentrazione di energie sull'onda lunga del fenomeno Expo.
Da rilevare che Gennaro Esposito, della Torre del Saracino di Vico Equense (NA), con un punteggio di 57 sale tra i quattro migliori voti di cucina assegnati dalla Guida, accanto a Massimo Bottura dell'Osteria Francescana di Modena, Massimiliano Alajmo de Le Calandre di Rubano (PD) e Pino Cuttaia de La Madia di Licata (AG). In crescita anche Mauro Uliassi, dell’omonimo locale di Senigallia (AN).
Oltre agli altri consueti riconoscimenti (Tre Gamberi, Tre bottiglie, Tre mappamondi, Tre boccali, ecc.) la Guida offre quest’anno delle interessanti novità che confermano la sua vocazione di “servizio” affidabile e facile da consultare, con grande sensibilità alle più recenti tendenze di consumo fuori casa. Ecco quindi categorie inedite, come i bistrot, le griglierie e i locali vegetariani, per aumentare sempre di più la sua esaustività ed ecco nuovi premi speciali, per evidenziare le realtà più virtuose e valorizzare ogni aspetto della complessa “macchina” che è il ristorante.
Tra questi riconoscimenti speciali, ne segnalo due che ho particolarmente a cuore: per il miglior pane in tavola è stato premiato il Reale di Castel di Sangro (AQ), per l'attenzione impiegata nella fattura di un alimento basilare e spesso sottovalutato; per la migliore proposta di piatti di pasta è stato invece meritatissimamente premiato Peppe Guida della Antica Osteria Nonna Rosa a Vico Equense, uno chef che adoro.


La cena che ha concluso la giornata di presentazione della Guida è stata veramente all’altezza delle (elevate) aspettative.
Tra i piatti che ho più gradito, metto senz’altro ai primissimi posti il riso in cagnone con crema di erbe, barbabietola marinata al Campari e polvere di lampone di Antonio Guida del Seta Mandarin Oriental Milano, con un piacevole contrasto tra le caratteristiche del lampone e quelle delle erbe.


Un altro Guida, Peppe, ha presentato uno dei suoi tanti favolosi cavalli di battaglia, gli spaghettini all’acqua di limone, olio e Provolone del Monaco, un delicato e cremoso piatto che con successo avevo preparato anche a casa.


Molto interessante e sfizioso l’Hot dog di gambero con maionese di chips di Moreno Cedroni, mentre tra i secondi ho particolarmente apprezzato il piatto di Heinz Beck (sfoglia di manzo su amaranto, con caviale Calvisius ed erbe) che mi ha fatto comprendere quanto si abbini bene il caviale con la carne cruda.



Altro piatto di carne molto interessante era la tartare di cervo con crema di pistacchio (altro abbinamento davvero azzeccato!), miele al wasabi, limone e puccia dell’emergente Matteo Metullio (La Siriola dell’hotel Ciasa Salares).


Buonissima, infine, tra i dolci, la rivisitazione della pastiera napoletana di Ilario Vinciguerra: in un sol boccone si gustava “l’Oro di Napoli” con tutti i suoi sapori autentici e l’esplosione dei suoi profumi.


Tutti questi piatti sono stati degnamente accompagnati da ottimi vini ed etichette di gran pregio, tra cui non si possono non menzionare le ottime bollicine Trento Doc, ideali per l’aperitivo pre-cena, e gli Amaroni della Valpolicella 2007 Cav. G. B. Bertani e Vign. di Ravazzol 011 Ca' La Bionda, premiati con i Tre Bicchieri.

Info: ufficio.stampa@gamberorosso.it

Ristoranti d'Italia 2016 del Gambero Rosso
Gambero Rosso®
in edicola e in libreria
pp  640 -  euro 22

31 maggio 2018

Ma solo a me piacciono le prussiane?


Un altro cibo cult che amo molto e che merita di essere citato in questo blog sono le cosiddette prussiane o ventagli, chiamati cosi perché la loro forma li ricorda.
Chi mi conosce sa che non amo troppo i dolci, ma i ventagli e pochi altri (la pastiera, i babà, alcuni dessert siciliani) sono per me irresistibili.
I ventagli sono dei goduriosi dolci a base di pasta sfoglia, burro e zucchero che si trovano in bella mostra nei bar e pasticcerie di Napoli, Roma e un po’ in tutta Italia.
Credo si tratti di un dolce originario della Francia (oltralpe si chiama palmier) che in Italia si è poi diffuso ampiamente. E' un prodotto friabile, fragrante, delicato, caramellato, che dà l'illusione di essere leggero proprio per avere queste caratteristiche.
In giro ve ne sono di pessimi esempi e trovarne uno buono non è cosa semplice. Ma io so dove comprarlo per fortuna…
E voi amate questo dolce? Dove lo gustate? Sono tutt'orecchi J

27 maggio 2010

La pasta melanzane e provola di "Gorizia"

“Gorizia” è per me una trattoria “di vicinato”. La casa di mia nonna a Napoli non è lontana e quando si decide di mangiar fuori ci andiamo spesso, per una pizza o per degustare degli ottimi piatti.
E’ un locale storico (risale al 1916) dove si è sicuri di mangiar bene e dove la clientela del quartiere Vomero torna frequentemente, in quanto sembra di essere quasi ospiti di un parente o di una persona di famiglia…


Il locale non è grandissimo ed è quasi sempre pieno. Nelle ore di punta c’è anche una discreta coda di gente per portare via le pizze; le persone, nell’attesa, ammirano tutte le fasi di preparazione messe in atto dal “pizzaiuolo”, con il forno a legna a vista.
La pizza è buona, ma non la migliore di Napoli. Resta comunque su standard molto elevati.
Quello che a me piace di questo locale sono i piatti della tradizione napoletana: scarole al forno con uvetta, alici, pinoli e pangrattato, “sfizzziosissimi fritti”, mozzarella in carrozza. La parmigiana di melanzane, poi, è deliziosa (più buona è soltanto quella di mia mamma!). Tra i primi, consiglio vivamente soprattutto la pasta con melanzane e provola che è un piatto che spesso ho mangiato in questo ristorante e che è semplice, ma buonissimo. La provola affumicata, poi, si abbina benissimo con le melanzane e non è un caso che sia un ingrediente utilizzato anche nella parmigiana di melanzane (oltre che in mille altri piatti della tradizione napoletana).
L’ultima volta per secondo piatto ho mangiato un …antipasto. Indovinate cosa ho preso? Provola alla brace…Insomma quasi una cena a base di provola….
Anche questo piatto era davvero fantastico!
Per finire, il locale offre ottimi dolci tra cui ovviamente pastiera e babà.
Molti di voi, infine, si chiederanno il perché del nome Gorizia in una città come Napoli. Ebbene, il primo proprietario aprì questo locale in un momento di contentezza patriottica per la liberazione della città giuliana…e così nacque il nome Gorizia.

Gorizia
Via Bernini 29/31 (Piazza Vanvitelli) - Napoli
Tel. 081 5782248

13 aprile 2011

Dolci romani e non


Chi mi segue assiduamente sa che non amo i dolci allo stesso modo delle preparazioni salate. Ma questo non vuol dire che non mi piacciano per niente, anzi, tutt’altro!
Quindi ogni tanto su questo blog, anche per una parvenza di equità e par condicio, è opportuno che io parli di dolci e di qualche mia esperienza in materia.
Vi vorrei allora oggi raccontare di alcuni miei recenti assaggi di ottimi dolci avvenuti in locali vari, ma anche dentro le mura domestiche e preparati da me.
Cominciamo proprio da quest’ultimo caso. L’idea era di provare (e ribadisco provare…) a replicare una fantastica torta con cioccolato e pere (un abbinamento che adoro) mangiata un paio di estati fa a Sant’Angelo d’Ischia dal mitico bar in piazzetta (Il Pescatore, Tel. 081 999206).


E’ un bar-pasticceria che prepara delle torte veramente spettacolari, a cui non si può rinunciare quando si va a fare una passeggiata in quello splendido angolo dell’isola.
Ho pensato allora di eseguire la ricetta del mitico “moelleux au chocolat” aggiungendovi dei dadini di pere. Qui trovate la ricetta che ho eseguito in tempi tutto sommato brevi. L’unica differenza rispetto a quella del link è che alla fine nell’impasto e prima della cottura ho aggiunto tre pere di media grandezza tagliate a dadini.
Ne è venuta fuori una torta golosa con l’interno molto soffice (da cui il nome “moelleux”) ma che può essere resa più consistente, a chi piace meno morbida, mettendola alcune ore in frigorifero.


Le pere rinfrescano la torta che altrimenti sarebbe a mio avviso troppo “carica” e la rendono davvero buona...
Continuiamo con il mio cake crawling (tour dei dolci)…, questa volta con assaggi deliziosi fatti in vari locali negli ultimi tempi.
Iniziamo con Sal De Riso. Ho scoperto Salvatore De Riso alcuni anni fa nella pasticceria del suo luogo di origine e cioè l’incantevole Costiera Amalfitana, località Minori. Lì ho mangiato per la prima volta tra le altre cose un dolce buonissimo, a base di melanzane e cioccolata. Qui a Roma però c’è un punto vendita delle sue dolci creazioni (Via Gallia, 12 Tel. 06 68135738) e ogni tanto, quando ho voglia di dolci buoni, ci vado. Lì vicino c’è anche il mio dentista e senz’altro andare al negozio di De Riso allevia di molto il dolore (fisico ed economico) che provoca ogni seduta…
L’ultima volta che sono stato alla “Dolce Costa” (questo il nome del punto vendita) ho assaggiato delle splendide e profumate delizie al limone (uno dei suoi dolci migliori secondo me), una torta pere e ricotta dalla freschezza impagabile e, visto che si avvicina la Pasqua, una buona e classica fetta di pastiera. Insomma andate da Sal, secondo me è uno dei punti di riferimento per i dolci a Roma!
Continuando nell’ideale giro di dolci assaggiati di recente, vi ho già parlato proprio un post fa dei buoni profiteroles al caramello ripieni di crema di arancia di Arcangelo Dandini, che meritano senz’altro almeno una menzione.
Infine, a conferma della mia quasi dipendenza dalle pere nei dolci ho degustato recentemente, in una serata carina organizzata da bloggers e twitters alla Brasserie 4:20 (Via Portuense, 82 Roma. Tel. 06 58310737), un flan di pere.


Devo dire però che mi aspettavo di più da questo dolce, in cui le pere si sentivano poco e prevaleva molto di più quella che io chiamo la “panosità” del dolce.
Il locale però ci ha offerto ottime birre e altri buoni piatti (con porzioni non enormi, a dire il vero) oltre a una splendida compagnia che hanno contribuito a rendere la serata ampiamente piacevole…

27 marzo 2016

Ma qual è il miglior casatiello di Roma?


Oggi è Pasqua. Quindi innanzitutto faccio a tutti tanti auguri di una serena giornata e di un altrettanto piacevole Pasquetta.
In questi giorni è il festival dei dolci e delle prelibatezze pasquali che, a mio avviso, sono molto più golose di quelle del Natale.
Pastiere e casatielli in modo particolare impazzano, anche sul web. Giustamente, perché sono due grandi e profumate preparazioni che ognuno di noi non smetterebbe mai di mangiare, ad ogni ora della giornata.
A proposito di pastiera, l’anno scorso avevo lanciato un sondaggio su quale fosse la migliore di Roma (a parte quelle preparate in famiglia, che spesso sono più buone di quelle delle pasticcerie).
Quest’anno voglio fare la stessa cosa con il casatiello. Qual è il miglior casatiello venduto a Roma? (eccetto quelli fatti in casa, of course).


Non se ne trovano sempre di buoni nella mia città. So (ma non l’ho ancora provato) che è molto buono quello di Bonci e posso dire invece che, per esperienza personale, mi hanno deluso altri casatielli di pasticcerie/panetterie/forni anche noti (impasti ottimi, a volte, ma non era “il vero casatiello”).
Voi che ne pensate? Che suggerimenti mi date sui migliori casatielli di Roma?
Ancora auguri di buona Pasqua e confido nei vostri preziosi consigli!

5 aprile 2015

Buona Pasqua!


Oggi è Pasqua e quindi innanzitutto vi faccio tanti auguri di una serena giornata e, per chi può, di buone vacanze.
A Pasqua non amo mangiare, come abitualmente si fa, la colomba e le uova di cioccolata, pur ammettendo che esistono a tal proposito dei prodotti veramente di qualità.
Per me la Pasqua è identificata solo da pastiera e casatiello che non possono mancare sulla mia tavola durante questi giorni.
E devo dire anche che ammiro e apprezzo molto la tradizione, non diffusa nella mia famiglia, della colazione di Pasqua con salumi, pizze al formaggio e tante altre ricche e golose proposte.
Auguri ancora! ;-)

22 ottobre 2009

"Mettetevela nella zucca" (questa ricetta)

In questo periodo il mondo dei foodblog è colorato quasi di arancione. In giro nel web, sia in Italia che all’estero, si vedono infatti frequenti post sulla zucca.
Anche io mi adeguo volentieri, perché è un ottimo prodotto di stagione, che amo particolarmente per la sua dolcezza che è ben bilanciata in molti piatti salati con altri gustosi ingredienti con cui fa piacevolmente contrasto; inoltre la zucca “fa bene” (su questo punto le amiche blogger sicuramente ne sapranno più di me) e poi quel bell’arancione carico mi mette allegria…

Le zucche, quando non commestibili, sono bellissime anche a livello ornamentale. Hanno forme bizzarre e curiose ma anche colori caldi che ricordano l’autunno. Ma veniamo, tornando al lato gastronomico della zucca, alla ricetta che vi propongo oggi per celebrare questo bell’ortaggio. E’ una ricetta che proviene dal mensile di cucina del Corriere della Sera che ritengo molto interessante e gradevole, anche se ho letto da qualche parte alcune critiche che sinceramente non condivido.
Si tratta in pratica una pizza rustica di zucca.

Ecco come si realizza:
Far cuocere in forno circa un 1 kg di zucca privata della buccia e dei semi e tagliata a pezzettini piuttosto piccoli. La temperatura del forno deve essere sui 180°C e il tempo di cottura è di circa mezz’ora o comunque fino a quando la zucca non è tenera.
Schiacciare il tutto con una forchetta in una terrina fino ad ottenere una purea. Aggiungere 60 grammi di parmigiano, poca noce moscata, un uovo, sale e pepe. Amalgamare bene. Inserire il composto in una teglia da forno ricoperta di carta da forno tra due dischi di pasta sfoglia (va bene anche quella surgelata, se non avete tempo per farla) e far cuocere a 180°C per 30 minuti.
Io ho invece optato per una sorta di crostata, come potete vedere nelle foto.

Sembra quasi una pastiera, ma di questo buon dolce napoletano parleremo in un’altra occasione.
Il gusto della crostata di zucca è invece equilibrato tra il dolce della zucca e il salato del formaggio ed è davvero un piatto ben riuscito, da provare e molto gustoso.
“Mettetevi nella zucca” la ricetta e provatela: aspetto i vostri commenti!

20 maggio 2017

Cronaca del mio “dopo Strade della Mozzarella” 2017


Come promesso, vi descrivo oggi, anche se un po’ in ritardo, il mio “dopo Strade della Mozzarelladi quest’anno. Il dopo Strade della Mozzarella è sempre divertente, fuori da ogni programma prestabilito e variabile a seconda delle circostanze.
Beh, cominciamo col dire che un dopo Congresso di Paestum che si rispetti inizia sempre con un’ottima colazione nei begli alberghi della zona.
Nel mio caso mi trovavo nello stesso hotel nel quale si era tenuta la splendida cena conclusiva dell’evento, l’ottimo Oleandri Resort.
Qui, oltre ad uno splendido parco con piscina e a delle confortevoli camere, si può godere di una meravigliosa prima colazione, molto curata e da fare con la massima lentezza, dopo i “bagordi” delle giornate precedenti.


Nell’ambito del ricco breakfast dell’albergo, sono ottimi in particolare gli scauratielli cilentani, (una specie di zeppoline fritte, agrumate, dalla forma allungata e intrecciata, da servire con miele), sono buoni tutti i lievitati e i dolci preparati artigianalmente. Vi sono poi delle chicche interessanti, come ad esempio (ovviamente) una deliziosa ricotta di bufala (ottima a prima mattina con lo stesso miele) e delle piccole porzioni di burro di arachidi, che sinceramente non ho visto in molti alberghi in Italia.


Piccolo inciso: in occasione anche di questa prima colazione ho avuto la conferma di quanto soprattutto le donne, osservandone alcune attentamente, apprezzino questo momento della giornata, interpretandolo in modo direi quasi “mistico”. Le donne sono infatti, a mio avviso, le migliori cultrici di questo tipo di pasto, gustandolo con la giusta lentezza e assaporandone e godendone appieno ogni singolo istante.
Tornando alla mia cronaca di viaggio, quest’anno non sono andato, come da tradizione, ad approvvigionarmi presso qualche caseificio locale di chili di mozzarella (ero in treno) ed ho allora optato per una visita ai famosi templi di Paestum che non conoscevo.
Prima però ho fatto una puntatina alla bella spiaggia dell’albergo, situata proprio di fronte, attraversando brevemente una fitta pineta. La spiaggia era deserta, con un bel sole e un po’ di vento. Ma che bello respirare l’aria di mare sdraiato su uno dei pochi lettini disponibili, ammirando a 360 gradi tutto il bel panorama che si presentava davanti…


La visita ai templi e al relativo museo è stata poi davvero mozzafiato e interessante, con tante festose scolaresche a fare da contorno.


Prima di ripartire, ho avuto il tempo di fermarmi ad un bar ristorante nelle vicinanze che, pur non offrendo piatti “stellati”, aveva nel menù piatti di discreta qualità, come gli abbondanti scialatielli che vedete nella foto.


Un’ora circa di treno ed eccomi a Napoli. Nella mia città natale mi sono innanzitutto recato a Mergellina per provare a sperimentare il nuovo locale 50 Panino di Ciro Salvo. Tentativo non riuscito perché nell’orario in cui sono arrivato (primo pomeriggio) il locale era chiuso. Non mi sfuggirà una prossima volta!
Se non altro, trovarmi in quella zona è stata comunque una buona occasione per fare una bellissima passeggiata sul lungomare fino ad arrivare in pieno centro. Costeggiando il mare, una splendida giornata consentiva di apprezzare al meglio i colori della città. Lo stesso mare, dal canto suo, mostrava vanitoso Capri, dei canottieri intenti ad allenarsi, il profilo appuntito di Posillipo, delle placide barchette solo lievemente ondeggianti…


Nel percorso di avvicinamento al centro, sempre sul lungomare, si scorgevano pian piano i primi venditori di taralli, mentre una targa su un marciapiede ricordava Pino Daniele.
Giunto finalmente a Piazza Plebiscito, ho scoperto che mezza città dedica giustamente delle mostre al grande Totò, per la celebrazione dei 50 anni dalla sua morte e ovviamente lo fa anche il Palazzo Reale. Qui c’è quindi una mostra da non perdere, che si può visitare fino a luglio prossimo.


In centro a Napoli è iniziato il mio shopping culinario, con acquisto doveroso di taralli (i venditori descritti in precedenza me ne hanno fatto venire una voglia incredibile!) ‘nzogn e pepe e di una buona pastiera dallo storico Leopoldo.
Poi una merenda pomeridiana con crocché e frittatina di maccheroni era d’obbligo e per finire non poteva mancare un buon caffè dallo storico Gambrinus (bollente comme il faut anche la bella tazzina dove è stato servito).



E’ infine, purtroppo, arrivata l’ora del ritorno alla stazione centrale per rientrare a Roma, ma prima ho avuto modo di apprezzare ancora la bella metropolitana partenopea. Alla fermata Toledo, in particolare, ho potuto ammirare il Crater de luz, un grande cono che attraversa in profondità tutti i livelli di questa stazione del metrò.


Mi hanno colpito le profondissime scale mobili e l’interno del cono, che presenta uno splendido cielo stellato dal blu intenso.


Dopo tante stelle Michelin ammirate a Paestum, il fine vacanza (studio) non poteva essere che questo….