Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

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26 giugno 2017

Sua maestà il Tourmalet (e il suo Gigante)


Da grande amante del ciclismo e del Tour de France non potevo esimermi dal raccontarvi la mia visita alla mitica vetta del Tourmalet, una delle più gloriose e famose montagne che questo sport coinvolge.
Siamo negli Alti Pirenei e dal paesino di Luz Saint Saveur (uno dei due versanti di ascesa) si comincia a percorrere questa salita lunga circa 20 km, dalla sede stradale ampia ma veramente durissima da affrontare in bicicletta, anche perché sembra non finire mai.
Io l’ho affrontata (per il momento) solo in macchina, ma vi assicuro che i ciclisti dilettanti, abbastanza numerosi sulle rampe del Tourmalet, facevano davvero tanta fatica a salire lungo le sue severe curve.


Un cartello posto in cima sintetizza i numeri di questo colle: 2.115 metri di altezza, 1.275 metri di dislivello, pendenza media del 7,5%...


Sulla vetta del Tourmalet era d’obbligo fare qualche foto alla statua che celebra il primo ciclista (Octave Lapize) che passò su questa salita la prima volta che il Tour de France passò di qui (nel 1910) e alla targa che certifica il raggiungimento dei 2.115 metri di altezza.


La statua di Octave Lapize (denominata “Le Géant du Tourmalet”) in particolare, che rappresenta il ciclista che si alza sulla sella della sua bici, è uno degli elementi della "scultura del Tour de France", sistemata in un’area di sosta dell’autostrada degli Alti Pirenei. Alla fine dell’autunno la statua viene portata a valle, mentre il primo weekend di giugno la sua nuova ascesa in cima è accompagnata da una pedalata celebrativa.
Sul Col du Tourmalet hanno scollinato per primi campioni del calibro di Bottecchia, Coppi, Bartali, Bahamontes, Poulidor, Merckx, Chiappucci, Rominger, Virenque, fino a Thibaut Pinot, primo qui nel 2016 (nel Tour de France di quest’anno, invece, il Tourmalet non sarà percorso).


Gli Alti Pirenei sono ogni anno teatro di grandi tappe del Tour de France e più località di questa zona sono coinvolte in spettacolari, avvincenti e incerte frazioni della “Grande Boucle”.
Oltre al Tourmalet sono presenti quindi anche altre vette rese mitiche dal Tour de France e dai suoi grandi campioni. Va citato, tra gli altri, l’Aubisque, il Peyresourde, l’Aspin, Luz Ardiden e l’Hautacam.
Anche quest’ultima vetta è durissima da scalare, con una sede stradale più stretta rispetto al Tourmalet. E’ una salita lunga 17 km circa che arriva fino a 1.635 metri di altezza, con una pendenza media di circa il 7%. Qualche kilometro prima dell’arrivo in vetta ci si può, volendo, rifocillare in qualche bella auberge immersa nel verde dove è possibile gustare l’ottima e tipica zuppa denominata Garbure (con verdure, cotenna di maiale e grasso di prosciutto) e ovviamente il buonissimo agnello dei Pirenei alla griglia.


A parte il ciclismo professionistico e il Tour de France, le strade degli Alti Pirenei offrono ai cicloamatori dilettanti anche ulteriori itinerari, ambientati in luoghi che spaziano dai versanti collinari agli altopiani, dalle valli alla media montagna con un ottimo gradimento anche paesaggistico da parte di chi pratica questo sport.
A tal proposito, al fine di migliorare continuamente il comfort dei ciclisti, il dipartimento degli Alti Pirenei ha realizzato vari allestimenti tra cui:

- paletti di segnalazione delle vette: ad ogni km di salita un cartello indica la distanza dalla cima, la percentuale di pendenza del kilometro successivo e l’altitudine;
- percorsi ciclo cronometrici: alcune famose vette sono dotate di sistemi di cronometraggio permanente;
- cartelli “condividiamo la strada”: sono presenti dei cartelli per migliorare la condivisione della strada tra ciclisti e gli utenti motorizzati (è da ricordare che queste zone sono sempre più frequentate anche da motociclisti, come ad esempio accade sulle strade del Tourmalet).

Detto ciò, ai fan e ai praticanti del ciclismo non resta che attendere l’imminente inizio del Tour de France 2017 (il 1 luglio prossimo) che sarà immancabilmente anche quest’anno nei Pirenei.
E sarà una festa perché, come sostiene lo scrittore Philippe Delerme, il Tour de France è l’estate e gli attacchi che effettuano i ciclisti, anche e soprattutto in queste montagne, aggiungo io, hanno “il sapore dell’acqua alla menta”…

Per ulteriori informazioni:

Ente Turismo Francese in Italia
Ufficio del turismo di Lourdes
Ufficio del turismo degli Alti Pirenei
Ufficio del turismo Regione Occitania
Aeroporto di Lourdes
Compagnia aerea Albastar

5 luglio 2019

Tour de France, un'importante vetrina per il territorio transalpino

Foto tratta dal sito it.france.fr
Domani comincia il Tour de France 2019, un evento che seguo sempre con molta passione essendo un grande fan del ciclismo e delle sue principali gare a livello internazionale.
In più il Tour si svolge nella mia amata Francia e quindi seguendolo ho modo di scoprire sempre posti nuovi dove potermi recare. O per andarlo a vedere dal vivo o per visitare da turista luoghi inediti del territorio d’oltralpe (dei miei viaggi legati al Tour ho parlato spesso sul mio blog, qui trovate alcuni resoconti).
In effetti il Tour, giunto quest’anno alla 106esima edizione, è un importante veicolo di promozione del territorio francese, poiché è seguito sia di persona sia in tv da tifosi e appassionati provenienti da tutto il mondo (il Tour è diffuso in 190 paesi, con un bacino di audience in Italia di un milione di telespettatori ogni anno durante le dirette).

Foto credit TDF2018-ABroadway-02
Non è un caso che Atout France si sia unita agli organizzatori del Tour de France (Amaury Sport Organisation, A.S.O.) per dare notorietà a livello internazionale alle destinazioni francesi attraversate dal Tour.
Dal 6 al 28 luglio prossimi, l’edizione di quest’anno del Tour de France porterà corridori e sostenitori su un percorso di 3.460 km attraverso i più bei paesaggi francesi. Ventuno giorni di gare che valorizzeranno agli occhi di un cospicuo numero di telespettatori lo spirito sportivo e la maestosità delle sette regioni francesi attraversate.
L’evento costituisce naturalmente un momento chiave nella promozione delle destinazioni francesi su cui Atout France desidera puntare, prevedendo in collaborazione con A.S.O. un piano di comunicazione a livello internazionale. Un partenariato che punta a ottimizzare le ricadute economiche dell’evento, incoraggiando i lunghi soggiorni, combinando incontri ciclistici e scoperte del territorio.

Foto credit 20180722TDF2037-ASO Alex BROADWAY
Il Tour sarà così protagonista su France.fr con una campagna promozionale disponibile in sei lingue. Ventuno pagine, rinnovate seguendo le tappe, presenteranno un sito turistico specifico per la tappa del giorno e una selezione di attività inedite nei dintorni. Proposta per tematiche – “A tavola”, “Cultura”, “Attività”, “Esperienza”, “Bici vintage” -, questa selezione offrirà agli internauti la possibilità di immergersi nelle destinazioni attraversate, con la possibilità di scoprire anche la storia, la tradizione e la cultura dei luoghi toccati nelle tappe.
Qualche esempio di tali attività? Cantine d’eccellenza e volo in mongolfiera in Champagne; visita del castello che ha ispirato alcuni scenari del Signore degli Anelli e iniziazione all’apicoltura in Alsazia e Lorena; splendide randonnées nel Massiccio dei Vosgi; architettura, premiers crus e il festival di musica Les Eurockéennes in Borgogna Franca-Contea; esperienze museali e gastronomiche innovative a Lione e nei dintorni; castelli catari, il cammino di Santiago di Compostela, attività nella natura in Occitania; estate 100% sport nelle Alpi; itinerari gastronomici, artistici e architettonici, a Parigi e naturalmente in bicicletta.
A questi fini, seguite questo link a partire dal 6 luglio.
A completamento di questo dispositivo digitale, un banner pop-up tv permetterà di diffondere a livello internazionale, durante le dirette del Tour, spot di un minuto e mezzo che valorizzano gli imperdibili siti turistici di alcune tappe (la Place Stanislas a Nancy, gli Hospices di Beaune e la loro proprietà viticola, il Museo della Romanité a Nîmes, ecc.), ogni volta con un invito a scoprire ulteriori esperienze su France.fr.
Il Tour de France partirà da Bruxelles per poi entrare in Francia dalla Champagne alle Alpi, passando per Alsazia e Borgogna e l’Occitania fino al tradizionale arrivo a Parigi. Chi vincerà porterà quindi nella “Ville Lumière” la maglia gialla, che nel 2019 compie cento anni.

Foto credit TDF2018-ABroadway-05
Buon Tour e buona Francia a tutti!

Contatto Stampa - Atout France: Barbara Lovato - Responsabile Ufficio Stampa e PR

8 dicembre 2010

Intervista a Gianni Mura


Gianni Mura è il giornalista sportivo che amo di più. I suoi articoli sul ciclismo e sul calcio sono dei veri capolavori e si leggono sempre con grande interesse e piacere. Ma Gianni Mura è anche un grandissimo esperto di enogastronomia e allora ho pensato che una persona che scrive con gran stile di cose che coincidono con le mie grandi passioni meritava di essere intervistata sul mio blog.
Ho allora scritto un’e-mail al suo indirizzo di posta elettronica, non avendo però grandi speranze di risposta, visti i notevoli impegni che i giornalisti hanno quotidianamente.
Con grande piacere dopo poco ho invece ricevuto la sua gradita risposta ed ora eccomi qui ad intervistare una persona che stimo molto.
I suoi articoli infatti non si limitano a descrivere i risultati dell’evento sportivo, ma raccontano storie, fanno scoprire aspetti inediti legati ai campioni dello sport, sono pagine di vita. E sul Venerdì di Repubblica apprezzo molto anche la sua rubrica settimanale sui ristoranti.
Secondo me non è un caso che sono sempre le grandi firme del giornalismo sportivo ad essere anche dei grandi esperti di enogastronomia. Penso ad esempio anche al grande Gianni Brera, di cui Gianni Mura è stato grande amico e sul quale ha scritto, dopo la morte di Brera, un bellissimo articolo intitolato “I senza Brera”.
Gianni Mura, qualche anno fa, ha inoltre scritto un libro, “Giallo su giallo” che mi è davvero piaciuto, perché mette insieme tante mie passioni come il Tour de France, la Francia, i gialli e il mangiare/bere bene.

Gianni Mura, dopo tanti anni come “suiveur” al Tour de France segue sempre questa corsa con lo stesso entusiasmo?

Dal punto di vista sportivo l’entusiasmo è minore. Il fenomeno del doping dà grandi delusioni e condiziona molto il lavoro. Rimane comunque sempre la speranza che il doping possa esser definitivamente sconfitto…
L’entusiasmo del viaggiatore invece c’è sempre. Girare la Francia, anche dopo venticinque Tour, è sempre bello. C’è sempre un paesaggio, uno scorcio, un qualcosa di bello dietro l’angolo che vale il viaggio.

Nel suo libro “Giallo su giallo” parla della Grande Notte del Cassoulet, un gran ritrovo di giornalisti ed amici per mangiare un gran piatto della cucina tradizionale del sud-ovest francese. Anche se quella era un’occasione particolare, in ogni caso al Tour organizzate davvero delle “rimpatriate” simili?

Non come nel libro. Ma quando si può, ci si ritrova con piacere. Magari non in quindici persone, ma in sei o sette sì. Il momento della cena è un momento importante dopo una giornata lavorativa intensa quando a pranzo non si ha l’opportunità di mangiare bene. Tutto però dipende da dove si è collocati logisticamente. I giornalisti al seguito del Tour de France sono tantissimi e c’è grande dispersione dei diversi colleghi tra i vari paesini limitrofi ai luoghi di tappa.

Cosa si aspetta dal prossimo Tour de France? Riusciranno i nostri Basso e Nibali a fare un salto di qualità in più e vincere qualcosa di importante?

Sono curioso di vedere Nibali che ha fatto un’ottima stagione 2010 vincendo alla grande anche la Vuelta. Basso invece credo sia in fase calante. Onestamente devo dire che non ha fatto l’anno scorso un grande Tour de France.

Foto tratta dal sito http://www.letour.fr/
E il Grand Départ del Tour de France dalla Vendée cosa offrirà ai tifosi e a voi giornalisti dal punto di vista enogastronomico e paesaggistico?

Dal punto di vista paesaggistico non molto. La Vandea è un po’ piatta e, anche se non è lontana dalla Bretagna, è tutt’altra cosa rispetto a quest’ultima. La Vandea è piatta, la Bretagna è mossa. E’ una sorta di Bretagna di serie B.
Comunque c’è il Puy du Fou e Noirmoutier, un’isola piatta famosa per le patate, le mimose ed una frase del pittore Renoir che giudicava le sue acque ben più suggestive di quelle del Mediterraneo. Ciclisticamente quest’isola è famosa per il Gois, una stradina stretta che si apre nel mare, percorribile solo con la bassa marea. Il terreno, reso scivoloso dalle alghe, fa sempre cadere qualcuno.

Ho letto dei suoi bellissimi articoli sul Commissario Maigret di Simenon. La cucina semplice e tradizionale che amava Maigret riuscirà a sopravvivere o sarà soppiantata da sushi, sashimi e quant’altro?

La gente prima o poi si stuferà di sushi e sashimi. Sono soltanto una moda. Si tornerà alla tradizione dove l’Italia è molto più attrezzata della Francia dal punto di vista del numero dei piatti. Da questo punto di vista Italia batte Francia 5-0!

Lei cura una rubrica di enogastronomia sul Venerdì di Repubblica. Quali sono le ultime tendenze della cucina italiana?

Si sta andando verso una cauta innovazione e verso una cucina tradizionale alleggerita. In questo modo si può coniugare il buono della cucina tradizionale con le esigenze salutistiche, sempre più sentite oggigiorno.

Quali sono le principali differenze tra la cucina italiana e quella francese? Stanno andando nella stessa direzione?

La cucina francese è meno innovativa e più codificata, penso ad esempio al Pot au feu o al Tournedos Rossini. Ma c’è anche meno passato nella cucina francese a meno che non si vada a mangiare in certi piccoli paesini. La cucina francese, inoltre, è più “internazionale” di quella italiana. Ovunque si trova il foie gras (che non mangio più per ragioni "etiche"), la coquille Saint Jacques, l’astice o il filetto…

Cosa ne pensa del fenomeno del foodblogging?

Non posso dare giudizi perché di solito non leggo i blog e quei pochi di sport che leggo presentano commenti poco pertinenti e fuori dal mondo. Non mi dedico ai blog perché già scrivo su un giornale e non ho tempo di farlo anche su un blog. Certamente sono una grossa opportunità per i grafomani. Ammetto anche che quelli di enogastronomia possono avere una certa funzione di “passaparola” per l’acquisto di determinati prodotti.

Sta arrivando la “flamme rouge” della mia intervista….A quando il prossimo libro del genere “Giallo su giallo”?

Ci sarà un secondo giallo, ma non proprio immediatamente; sarà il seguito di “Giallo su giallo” con protagonista ancora una volta Magrite.

Si chiude così l’intervista con questo grande giornalista di cui ho ammirato la schiettezza e la gentilezza. Grazie ancora!

18 luglio 2024

Una "gita" al Tour de France per il compleanno del mio blog



"Il Tour de France è l’estate, l’estate che non può finire, il caldo meridiano di luglio. Nelle case si chiudono le persiane, la vita rallenta, la polvere danza nei raggi di sole”. Philippe Délerm

Il mio blog ha compiuto recentemente ben 17 anni! Allora augurissimi a questo bel diario enogastronomico e di viaggio che tante soddisfazioni mi ha dato/mi sta dando in questi anni, parlando di scoperte culinarie, di locali golosi e di territori, preferibilmente transalpini.

E per festeggiare idealmente questo importante compleanno, mi sono concesso alcuni giorni in un paio di città in qualche modo legate alla Francia.

Il Tour de France, infatti, quest’anno è partito dall’Italia (ecco il legame) e allora quale miglior occasione di questa poteva esserci per poterlo vedere dal vivo a una relativamente breve distanza da casa?

Ho scelto la tappa di Bologna con un meraviglioso arrivo in centro città e il giorno dopo ho assistito anche alla partenza della tappa successiva, da Piacenza.

Il Tour è stato come al solito uno spettacolo di colori e di folla, oceanica direi.

Come sempre, non si riesce a seguire tanto bene gli aspetti tecnici della gara, ma in compenso le emozioni sono tantissime, a cominciare dal passaggio della carovana degli sponsor che elargiscono sfiziosi gadget, passando per la simpatica vivacità di tanti tifosi provenienti da tutto il mondo con le loro bandiere multicolori e finendo ovviamente col passaggio dei ciclisti professionisti che, pur poco durevole, regala sempre infiniti brividi.


In una manciata di minuti, se non meno, si riconoscono in un flash prima o dopo tanti campioni che gli appassionati riconoscono per averli visti tante volte in tv e che dal vivo sembrano un po' diversi.

La tappa di Bologna del Tour è stata uno spettacolo sia all’arrivo sia soprattutto sul San Luca, a pochi km dalla città, dove tanti protagonisti si sono dati battaglia lungo l’ascesa costeggiata dai famosi portici.

Bello anche il momento delle premiazioni, in particolare della maglia gialla del leader della corsa, che ottiene in premio ogni volta che la indossa anche un leoncino in peluche, “trofeo” che tanti tifosi come me vorrebbero da tempo avere.

Mi colpisce sempre, quando mi reco al Tour, l’imponenza e la perfezione della macchina organizzativa, sempre impeccabile e tempestiva a fine gara nel rimuovere transenne, striscioni e palchi per poi ricostruire e smontare di nuovo tutto il giorno dopo in nuove cittadine di partenza e arrivo.

A Bologna, grazie ad un albergo molto centrale, ho potuto fare nel dopo tappa le mie consuete e rilassanti passeggiate nelle vie principali della città. Una Bologna estiva che non avevo mai visto, che conserva il suo fascino anche in questa stagione con un piacevole cinema gratuito all’aperto in Piazza Maggiore e una bella atmosfera vacanziera nel corso del weekend.

E’ sempre bello inoltrarsi nelle viuzze vicino alla piazza principale, piene di localini dove affluisce tanta gente all’ora dell’aperitivo. Tra una visita in libreria e un ricordo di tanti locali storici (e non) dove sono stato tante volte, non poteva mancare anche in questa occasione qualche golosa sosta culinaria.


In barba all’abbastanza notevole caldo cittadino non ho rinunciato a dei golosi tortellini alla crema di parmigiano sotto i portici di via Indipendenza o alla mitica cotoletta alla bolognese, degustata questa volta nell’interessante e personalmente mai sperimentata “Trattoria da me”, ad un quarto d’ora a piedi da Piazza Maggiore.


L’indomani invece ho fatto tappa (è il caso di dirlo) a Piacenza per vedere ancora i corridori del Tour e per scoprire una città che non conoscevo.



I ciclisti li ho visti passare nella centralissima Piazza Duomo, in una città tinta di giallo in tutte le sue strade principali e nelle vetrine dei più importanti negozi.

Ho avuto poi il tempo di visitare questo capoluogo, molto attraente sia per le sue belle e ampie piazze (piazza Cavalli, piazza Duomo, piazza Sant'Antonino) sia per le chiese, le attrazioni artistiche e gli eleganti negozi.

Ho ovviamente avuto anche il tempo di assaggiare alcuni vini e piatti tipici piacentini, nonostante la cucina del luogo non sia esattamente estiva.

Ho scelto l’antica trattoria dell’Angelo in cui ho degustato tra l’altro dell'ottimo vino Gutturnio(secco) e i ben noti “Pisarei e fasò”, degli gnocchetti di pangrattato e farina con fagioli, cotiche e lardo.


Del resto anche il mitico giornalista Gianni Mura, grande cultore del Tour de France e della buona cucina, talvolta durante il Tour azzardava l'assaggio di piatti invernali come il Cassoulet...(only the brave!). E per un attimo mi sono identificato in lui nello scrivere questo resoconto sul Tour e sulle relative “avventure culinarie”, anche se non potrò mai raggiungere la sua profonda cultura enogastronomica e sportiva nonché, nemmeno lontanamente, il suo talento giornalistico...


Ps ho potuto scorgere alla stazione di Piacenza un treno regionale ispirato al Tour de France e ad alcuni suoi storici protagonisti: davvero bellissimo!

28 ottobre 2017

Il Tour 2018 presentato a modo mio


E’ stato svelato la scorsa settimana il nuovo percorso del prossimo Tour de France, che si terrà nel territorio transalpino a partire da luglio 2018.
Da grande appassionato di ciclismo mi piacerebbe descrivervelo tecnicamente, ma non lo farò in modo eccessivo al fine di non tediare chi di questo sport non ne sa molto o non vuole interessarsene. Al contrario, cercherò di parlarvi anche di alcuni aspetti paesaggistici ed enogastronomici di questo appuntamento annuale pieno di fascino.
Cominciamo col dire che il Tour 2018 partirà dalla bella regione della Vandea il prossimo 7 luglio. Una zona che si trova appena al di sotto della Bretagna e che è una incantevole lingua di terra sospesa tra terra e mare, "abituata" a grandi eventi sportivi come il Vendée Globe (gara velistica che attraversa impervi mari di tutto il mondo, date un’occhiata al bel video linkato qui).
In Vandea si svolgeranno ben quattro tappe e si potranno ammirare paesaggi molto diversi e attraenti. La prima tappa, ad esempio, partirà da Noirmoutier-en-l’Île con attraversamenti lungo il mare di splendidi luoghi vacanzieri come Les Sables d’Olonne, nei quali il vento può giocare brutti scherzi ai corridori.
Successivamente il Tour approderà nella mia Bretagna, toccando Quimper, Brest e anche il Mur de Bretagne, asperità di non poco conto per i corridori (per chi ne sa un po' di ciclismo, questa salita è denominata "l’Alpe d’Huez de Bretagne"). In queste giornate si respirerà aria di classiche delle Ardenne, con gli specialisti delle corse di un giorno che si daranno battaglia. Dal punto di vista turistico Quimper è da visitare anche per la sua bella cattedrale gotica, mentre Brest è una affascinantissima città di mare dell’estremo Ovest, una finis terrae, un posto oltre il quale finisce la terra ed inizia l'immenso del mare. Brest è anche famosa per una vecchia gara ciclistica, la Paris-Brest, da cui nacque anche un delizioso dolce che prende proprio questo nome.
Il percorso del Tour porta poi a Chartres (anche qui merita la visita la sua cattedrale) e via via verso le regioni del Nord, toccando Amiens in Picardia e Roubaix. Qui il Tour non poteva non percorrere i sassi del suo mitico pavé (sono previsti quasi 22 km su tale "terreno") che hanno reso "immortali" i ciclisti che sono usciti vincitori dal cosiddetto "Inferno del Nord" (denominato così per l’elevata difficoltà di queste strade).
Dopo un giorno di riposo, il Tour approda alle tappe alpine. Potenzialmente spettacolare sarà la Annecy-Le Grand Bornand con il Plateau de Glières su strada in parte non asfaltata (Annecy oltretutto è una splendida località della Savoia situata su un bellissimo lago) e la Albertville - La Rosière, con finale in salita. Ma soprattutto è da sottolineare l'arrivo della successiva tappa sull'Alpe d'Huez, dove tradizionalmente si definiscono nettamente le gerarchie di classifica (e le emozioni per gli appassionati sono sempre tante!).
Seguono poi alcune frazioni di avvicinamento ai Pirenei, non sempre facili, tra cui quella che arriva nella splendida Carcassonne non prima di aver affrontato il Pic de Nore, che offre un panorama eccezionale sui dipartimenti dell’Aude e del Tarn. A Carcassonne il Tour effettuerà anche il suo secondo giorno di riposo. L'occasione sarà ottima per visitare questa splendida città medievale che fa parte del Patrimonio mondiale dell’Unesco insieme al suo bel Canal du Midi (risalente al XVII secolo). E poi qui si bevono ottimi vini e nei dintorni castelli e abbazie sono incantevoli....
Da Carcassonne si approda poi ai Pirenei con una prima tappa che si conclude a Bagnères de Luchon e con l'attraversamento tra gli altri del Col de Portet-d'Aspet. Segue una tappa cortissima (la più corta da 30 anni a questa parte: 65 km!) ma durissima (gli ultimi 16 km sono a più dell'8% di pendenza media) con arrivo sul Col de Portet che ha le caratteristiche per essere definito "il nuovo Tourmalet" (il Tourmalet è una gloriosa e mitica montagna dei Pirenei di cui avevo già parlato qui).
La tappa successiva arriva a Pau, una cittadina bella da vedere e classicamente inserita nelle tappe pirenaiche (con il 2018 sarà la 70esima volta che il Tour la coinvolge, dopo che il suo primo approdo avvenne nel lontano 1930).
Il giorno successivo i corridori ripartiranno da Lourdes, luogo di alta religiosità e di fede (qui trovate al riguardo un mio articolo) che servirà a rinfrancare lo spirito dei ciclisti prima di affrontare montagne arcigne del calibro del Tourmalet, dell'Aspin e dell'Aubisque.
Chiuderà di fatto il Tour l'ultima (forse decisiva) tappa a cronometro che si svolgerà nei paesi baschi (dove da più di dieci anni il Tour non faceva tappa) fino ad Espelette. Questa cittadina è nota ai gourmet per il suo famoso piment, spezia non troppo piccante ed aromatica coltivata da oltre cinque secoli che profuma molti piatti baschi (axoa, biche rôtie, piperade) e che si è imposta nelle cucine dei più grandi chef di tutto il mondo.
La passerella finale sarà poi classicamente a Paris sugli Champs Elysées, dove la maglia gialla del vincitore sarà premiata sotto l'Arc de Triomphe.
Un Tour quindi che sin dalla prima settimana sarà pieno di insidie per i corridori e che si presta ad essere davvero spettacolare dal punto di vista tecnico, comprendendo una grande varietà di percorsi di diversa difficoltà.
Ma lo spettacolo, come sempre, ci sarà comunque con l’attraversamento degli innumerevoli bei paesaggi della mia amata Francia.
Mi recherò ancora ad assistere ad alcune tappe del Tour de France e, come ben sapete, ogni scusa è buona per abbinare alla piacevolezza dell'evento sportivo qualche bella visita dei luoghi circostanti. In questo modo ho scoperto tanti incredibili posti, magari un po' nascosti, di questa bellissima nazione che io amo tanto. Oltre a vivere, ça va sans dire, delle altrettanto eccitanti esperienze enogastronomiche!

28 gennaio 2014

A Parigi si può andare per…


Nella Ville Lumière si può andare per tante ragioni, tra cui evidentemente quelle legate allo charme della città e alla bellezza dei suoi monumenti.
Ma quando, come succede a me, capita di tornarci tante volte, c’è sempre qualche ottimo motivo o “scusa” per riandarci ancora in (tante, innumerevoli) altre occasioni.
Con questo pretesto, vi racconto quello che non vi ho ancora detto dell’ultimo mio viaggio a Parigi e che può rappresentare senza dubbio una ragione per tutti voi per andarci/tornarci.
Comincerei col dire quindi che a Parigi si può andare per:
  • vedere la bellissima rue Mouffettard
E’ una stupenda via, conosciuta anche grazie all’amico foodblogger Max. Piena di negozi che vendono le più svariate prelibatezze enogastronomiche, si trova non lontano da Montparnasse e dal quartiere Saint Germain. Percorrerla è un vero piacere: trovate pescherie ricche di ogni ottimo coquillage delle coste bretoni, della Normandia e atlantiche (huîtres e Saint Jacques in testa), oltre che delle freschissime sardine o invitanti escargot, anche già ripiene e pronte da infornare;


 

macellerie che vendono carni fresche (anche con marchio di garanzia Label Rouge) che sarebbe un piacere consumare se solo si possedesse una casetta dove cucinarle; negozi che vendono foie-gras proveniente dalle tipiche zone di produzione, oltre a rosticcerie che fanno venire l’acquolina in bocca (o l’eau à la bouche, come si dice da quelle parti); e poi piccoli e pittoreschi caffè, librerie, negozietti di dischi, di fumetti… Vi segnalo infine anche il vivace mercato di questa pittoresca rue. Insomma, andateci e vi divertirete, ve lo assicuro! 
  • gustare un Paris-Brest in qualche buona pasticceria o boulangerie

Il Paris Brest è un dolce che, ahimè, non si trova facilmente in Italia. E’ a forma di ruota di bicicletta e nacque a suo tempo per onorare una mitica e storica gara ciclistica che prendeva questo nome. E’ un dolce buonissimo che amo molto, a base di pasta choux, ripieno di crema e guarnito con mandorle a scaglie. Provatelo in qualche buon posto di Parigi, come la la Pâtisserie des rêves, con Philippe Conticini che è stato eletto inequivocabilmente re di questa specialità. 
  • andare a vedere una limitrofa tappa del Tour de France
Parigi val bene anche qualche piccola deviazione fuori porta. Mi ricordo anni fa di aver fatto una deliziosa gita a Chatou, dove passa la Senna, a vedere il luogo (fantastico in estate) dove è stato dipinto Le dejeuner des canotiers di Renoir; o di aver visitato la cittadina dove Van Gogh dipinse molti dei suoi capolavori (Auvers sur Oise). Ma voi sapete anche che io sono fou per il ciclismo e quindi nelle mie sortite estive a Parigi inserisco sempre una tappa limitrofa del Tour de France. L’anno scorso sono stato, con poco più di un’ora di TGV, a Tours all’inizio dei Pays de la Loire.
Tours non è una cittadina bellissima, ma ha comunque alcuni posti che meritano di essere visitati, come la Cattedrale o la zona che guarda la Loira.


A parte le belle emozioni del Tour de France, potete comprare del buon Muscadet e degustare alcune tipicità locali. Tra di esse, le Rillettes de Tours (della carne di maiale cotta a lungo nel suo grasso che diventa poi spalmabile) e delle stupende brioche in cui si inietta (avete capito bene!) un ripieno di formaggio fresco e salmone o alla crema di formaggio erborinato.


Degustatele (anche dolci, ovviamente) nella storica Briocherie de la Gare che delizia gli abitanti locali sin dal 1907.
  • andare a Paris Plage
 
Durante il periodo estivo viene creata artificialmente sul lungo Senna una bellissima e lunga spiaggia con tanto di sabbia, ombrelloni e sedie a sdraio. E’ un’iniziativa molto bella, a cui sono legati innumerevoli eventi in continua crescita di anno in anno. Per ogni informazione, date un’occhiata qui. 
  • andare a visitare le “maison” del caviale
Dietro Place de la Madeleine ci sono (oltre al mitico Fauchon) dei lussuosi negozi (quasi uno accanto all’altro) che vendono caviale pregiato. Si entra nel regno del luxury food, in cui non dispiace affatto immergersi per un po’. Qualche nome? Prunier e Caviar Kaspia che hanno anche, in loco o meno, i rispettivi ristoranti.


In quest’ultimo si può acquistare anche dell’ottimo salmone selvaggio al taglio, oltre che evidentemente della vodka di qualità da abbinare perlopiù al caviale, questo magico e lussurioso cibo, che era molto apprezzato dagli zar. Sta a voi (e al vostro portafoglio) poi valutare se effettuare qualche acquisto, non esattamente a buon mercato… 
  • visitare la bella chiesa di Sant’Eustachio a Les Halles…
…e ricordarsi che qui un tempo c’era un grande mercato generale agroalimentare. E chi ci lavorava, nel freddo della notte, si ristorava con una soupe à l’oignon gratinée che proprio qui è nata. Nella chiesa, molto bella, ci sono opere che ricordano la “forte” presenza di questo storico mercato, in un quartiere di cui parlò diffusamente anche Zola ne “Il ventre di Parigi”.


Beh, vi ho dato soltanto alcuni spunti. Sta a voi poi “costruirvi” altre innumerevoli tappe di una Parigi fuori dagli itinerari convenzionali. Raccontatemi la vostra Parigi segreta, perché non si finisce mai di imparare in questa stupenda città, ed io sono tutt’orecchi per annotarmi qualche posticino sfizioso dove poter fare tappa in qualche mio prossimo viaggio. Da soli, fuori dalle guide, come sapete, a volte si fanno scoperte eccezionali!

Ps: ah dimenticavo: può sembrarvi esagerato (sshh, non dite che ve l’ho detto, lo confido solo a voi) ma per me a Parigi si può andare anche per mangiare un Croque Monsieur come si deve ;-)


Ad esempio quello con la besciamella al sidro, buono al punto tale che non ho potuto resistere a dare un goloso morso prima di fare la (doverosa, per un foodblogger) foto che vedete …
Au revoir!

6 luglio 2012

Un bel tour grazie al Tour


Anche quest’anno sono andato a vedere una tappa del Tour de France ciclistico. Questa volta il Tour partiva da Liegi, ma io ho dormito a Bruxelles perché non ho trovato posto nella città che ha dato i natali a Simenon. In questo post sintetizzo molto velocemente quello che ho fatto e visto per poi postare specifici articoli sulle città e luoghi mangerecci dove sono stato e che vi consiglierò vivamente di visitare.
Di seguito vi riporto un sintetico indice per argomenti che poi si dipanerà successivamente in altri post.

Bruxelles: città dove sono già stato altre volte ma dove torno sempre volentieri. La zona intorno alla Grand Place è veramente carina e piena di ristorantini molto caratteristici. Ma attenzione a non incappare in quelli turistici… Tuttavia, anche in zone molto turistiche della città, si trovano degli egregi ristoranti e birrerie che mi hanno fatto scoprire tanti prodotti tipici belgi e piatti-monumento della gastronomia del “plat pays”. Ho visto di questa città ovviamente anche zone che non conoscevo (come il quartiere Marolles), ho visitato la storica Brasserie Cantillon ed il bellissimo parco vicino al Palazzo Reale dove spiccavano delle belle opere di artisti dedicate alla gastronomia belga (nel 2012 a Bruxelles si festeggia l’anno della gastronomia con tantissime iniziative interessanti in merito, di cui vi parlerò).


A Bruxelles poi in molte zone della città si è “accompagnati” dalla presenza del personaggio dei fumetti simbolo del Belgio: Tin Tin. Tutto parla di lui, dai muri delle strade, alla pubblicità sui palazzi e nelle stazioni, ai negozi fino ad arrivare al bellissimo museo della “Bande Dessinée”.

 Europei 2012: ero a Bruxelles nelle due sere in cui l’Italia ha giocato contro la Germania e la Spagna. Tutte e due le partite le ho viste in un bel pub del centro. Nella prima partita in questo locale prevalevano nettamente gli italiani sui tedeschi. I festeggiamenti ed i caroselli dopo la vittoria dell’Italia erano davvero paragonabili a quelli che ci sono stati nelle principali città italiane.


Diverso discorso con la Spagna: netta prevalenza spagnola nel pub e “casino” indescrivibile dopo il 90’ a Place de la Bourse al grido di “Campeones, campeones, alé, alé, alé”…


Le Tour: il Tour per me è sempre una festa come ho più volte detto. Philippe Delerm, scrittore francese di bei libri, dice che se anche escludiamo tutti i ciclisti dopati rimane comunque molto al Tour: la Francia.


Questo è il Tour de France. Un tripudio di emozioni, di colori, di gesti tecnici; la folla, l’entusiasmo, la fatica dei corridori (e degli spettatori), una metafora della vita.

Delle belle miss che premiano la maglia a pois al Tour

Quest’anno il Tour partiva da Liegi: bella città soprattutto nel cosiddetto Carré, un quadrilatero di fascinose viuzze, anche se il Tour ha assorbito quasi tutta la mia giornata passata lì. A Liegi, comunque, vale la pena di andare solo per vedere la sua futuristica e stupenda stazione, progettata se non erro da Calatrava.



Un pupazzo del Commissario Maigret a Liegi

Bruges e Gand: ho rivisto con grande piacere queste due belle cittadine non lontane da Bruxelles che avevo visitato nel mio secondo viaggio all’estero in un freddo settembre di tantissimi anni fa (a Gand, allora, i primi giorni di settembre il termometro non eccedeva i 9°C!).


Le ho riviste con un occhio diverso ed ho molto apprezzato soprattutto Bruges, davvero degna di essere considerata la Venezia del Nord. Bella la sua Grand Place, come pure tutte le piazze grandi delle principali città del Belgio: hanno qualcosa di sontuoso e sono quasi dei salotti, che solo in questa nazione riescono ad essere così eleganti. Ho imparato pure qualche parola di fiammingo perché nelle Fiandre i cartelli in francese potete scordarveli…

Il tempo: erano circa 10 gradi in meno rispetto a Roma. Il maglioncino la sera era d’obbligo. Ma sono riuscito ad abbronzarmi nonostante il tempo “fresco-caldo-freddino-piovoso-coperto-di nuovo caldo-ventoso”…



Cibo e birra: non voglio anticiparvi nulla, ho fatto tante scoperte e riscoperte, ma di un prodotto non posso esimermi dal parlarvene sin da ora: il mitico sciroppo di Liegi! Qui trovate notizie e ricette. Ma non voglio dirvi di più e di questo ed altro vi parlerò nei prossimi post…:-)