Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

9 marzo 2016

Non vorrete mica togliermi le caramelle Rossana?


Molti di voi avranno senz'altro letto la notizia che le mitiche Caramelle Rossana della Perugina potrebbero esser presto fuori dal mercato per scelte di investimento della Nestlè, ora proprietaria del marchio.

Sarebbe davvero un peccato perché rappresentano un prodotto buono e sfizioso, con la parte esterna dura e il suo cuore morbido e cremoso a base di mandorle, nocciole e latte.
Ricordo che da piccolo non chiedevo molto ai miei genitori o addirittura a Babbo Natale: bastava che mi accontentassero con delle "fiammanti" Caramelle Rossana...
Queste caramelle hanno quindi per me un valore anche affettivo e mi dispiacerebbe moltissimo vederle scomparire.
Comunque la discussione è ancora aperta sulla loro eventuale "estinzione", visti i segnali di smentita che la Nestlè di recente ha voluto dare.
Nel dubbio, in ogni caso, ne ho fatto di recente una scorta. Non si sa mai... ;))

1 marzo 2016

Le buone pizze della capitale mondiale della pizza


Oggi vi parlerò di alcune pizze e pizzerie di Napoli. Non vi aspettate indirizzi segreti o posti ottimi non tanto conosciuti. Vado, al contrario, su dei classicissimi, di cui mi piace scrivere sia perché questi locali non sono mai stati recensiti sul mio blog, sia forse perché (sarà una mia illusione?) c’è ancora qualcuno che non li conosce e potrei dare quindi qualche suggerimento utile.
Comincio pertanto col parlarvi di una particolare pizza di Ciro Salvo, sfornata dal suo mitico locale a Mergellina, 50 Kalò, frequentato anche da tanti vip, tra cui il capitano del Napoli Marek Hamsik che dopo le partite serali viene a rifocillarsi meritatamente e degnamente qui.


Ebbene, da Ciro Salvo di recente ho mangiato una golosissima pizza bianca definita “dell’Alleanza” con fiordilatte di Agerola, lardo di colonnata, cipolla ramata di Montoro e conciato romano, un formaggio quest’ultimo dal gusto deciso e stagionato in anfore di terracotta.


Senz’altro una pizza non leggera ma veramente gustosa, con ingredienti dolci come la cipolla e molto aromatici e sapidi come il lardo e il conciato romano che si bilanciano molto bene tra loro. Con una gran birra come quelle artigianali offerte dal locale, poi, questa pizza è perfetta!
Da Ciro Salvo a mio avviso è strepitosa, prima della pizza, anche la frittatina di maccheroni, preparata con ingredienti di qualità e ben croccante e dorata.


A proposito di cose fritte, non si può rinunciare a Napoli, quando si è nei pressi della stazione centrale, alle meravigliose pizze fritte della storica friggitoria La Masardona. Qui si possono mangiare versioni mini e maxi di queste pizze così goduriose e gustose (lasciamo per un momento da parte gli aspetti salutistici…). 


La caratteristica di questo posto sempre affollato è il fatto che la pizza viene portata al tavolo incartata (il solo guardare, toccare il tipo di carta, quella che assorbe l’olio dei fritti, ha un che di affascinante) e si mangia rigorosamente con le mani (“per riproporre a pieno l’essenza della vera tradizione centenaria,… per coinvolgere tutti e cinque i sensi…” secondo quanto si legge nel menù del locale).


L’ultima volta che sono stato in questo locale ho assaggiato una mini pizza fritta (detta battilocchio) cosiddetta completa, con ricotta, cicoli, pepe, provola e pomodoro. Anche se a saperlo l’avrei preferita senza pomodoro, che in questo caso (a mio avviso) “annacqua” troppo la preparazione.


Ci spostiamo sullo splendido lungomare a Via Partenope, dove ho potuto scoprire una pizzeria nuova per me, proprio accanto a quella di Gino Sorbillo di cui vi avevo già parlato qui qualche tempo fa.
Sono andato infatti da Eccellenze Campane mare (la sede più grande è invece in Via Brin) e devo dire che la mia esperienza è stata molto positiva. Ho mangiato innanzitutto un arancino ripieno di scarola davvero intrigante.


Ho poi degustato una buonissima e profumatissima pizza marinara (la marinara è quasi come il tartufo: il profumo riesce quasi a vincere sul sapore!) divisa in quattro parti con diversi tipi di pomodoro, presenti anche in diverse consistenze e cotture.
Un posto davvero interessante dove ritornerò per assaggiare anche primi piatti potenzialmente molto allettanti come la pasta e patate con provola. Nel periodo di carnevale, quando ci sono andato, inoltre veniva proposta anche la mitica lasagna napoletana, appunto di carnevale, ripiena di golose polpettine…


Prima di un ideale arrivederci a Napoli e per restare un attimo fuori dal tema delle pizze, era d’obbligo gustare delle ottime sfogliatelle calde (ricce) dallo storico Pintauro dove pare siano proprio nate tanto tempo fa (nel 1785, per la precisione). Detto fatto.
A bientôt!

24 febbraio 2016

‘Nzogn e pepe


Sto andando a Napoli abbastanza frequentemente negli ultimi tempi, ma era davvero da una vita che non mangiavo nella mia città d’origine i taralli.
I taralli sono, direi, un altro simbolo della cucina tradizionale napoletana e si declinano in varie e differenti tipologie, tra cui quella più ricorrente è la versione “ ‘Nzogn e pepe”. Cioè a dire sugna e pepe, anche se un altro ingrediente fondamentale e irrinunciabile è rappresentato dalle mandorle, introdotte in un momento successivo rispetto alla data di nascita (pare che risalga al 1600) di questo ottimo prodotto tipico.
Sono fantastici caldi, con la loro friabilità e sabbiosità che si esalta col calore, con quel loro piccantino non esagerato e con le mandorle a bilanciare il gusto degli altri ingredienti. E sono ottimi abbinati con una bella birrona ghiacciata!
Li ho mangiati di recente da Leopoldo (qui è anche descritta la relativa ricetta) lo storico tarallificio (ma non solo: anche i dolci sono buonissimi!) che a Napoli ha tanti punti vendita sparsi in diverse parti della città.


Da Leopoldo vengono anche fornite da un competente personale le istruzioni per mangiarli caldi a casa, una volta comprati: tenerli in forno circa 10 minuti a fuoco spento, dopo aver ben preriscaldato il forno stesso.
Un mio ricordo piuttosto singolare della mia fanciullezza legato ai taralli? Beh, io li associo alle mie vacanze ad Ischia quando, molto più di oggi, sulle spiagge c'era un fitto via vai di venditori ambulanti, ognuno dei quali offriva qualcosa di specifico: graffe, gelsi, cocco e taralli, appunto.
Questi ultimi venivano definiti dal suo venditore "i cavr" (“i caldi”) e venduti in apposite ceste. Certo, mangiarli sulla spiaggia al caldo di agosto non era proprio il massimo, ma caldi comunque bisogna mangiarli ;)
Cosa che ho fatto di recente, con ben altro clima ma con la stessa dose di romanticismo e poesia, oltre che di calorie, che può derivare (inaspettatamente?) da qualche semplice tarallo…

17 febbraio 2016

Flammekueche!


Di recente, nell’ambito di un evento organizzato a Roma dall’Ufficio del turismo francese, ho avuto modo di fare una interessante chiacchierata con la brava e professionale direttrice del locale Ufficio di Mulhouse, cittadina della regione dell’Alsazia.
Parlando ovviamente anche di food e dei piatti tipici alsaziani non si poteva non citare la caratteristica Flammekueche; ed ovviamente è scattata subito in me una irrefrenabile voglia di prepararla.
La Flammekueche (o tarte flambée in lingua francese) è un piatto tipico dell’Alsazia (regione francese al confine con la Germania, da cui prende il nome tedesco) con cui ho fatto per la prima volta “conoscenza” in una brasserie di rue de Canettes a Parigi tanti anni fa.
Si tratta di una sorta di focaccia (non chiamiamola pizza, però!) che prende questo nome per il fatto che viene cotta al forno a legna a fiamma viva.
Si dice che questa focaccia si preparasse nelle panetterie prima di cuocere il pane, per mettere così a punto il forno alla giusta temperatura per la successiva cottura del pane stesso.
In passato, nei villaggi alsaziani, ci si riuniva inoltre le domeniche per cuocere il pane della settimana nel grande forno a legna comune. Attendendo che la legna infuocata formasse la brace, si facevano cuocere queste torte, che erano lambite dalle fiamme all'interno del forno.
Vi avverto subito che si tratta di una preparazione un po’ pesante, non tanto adatta ad un clima mite come quello che stiamo avendo qui a Roma in questi giorni. Negli ingredienti infatti non vi è nulla di leggero: crème fraiche, formaggio, cipolla, pancetta. Ma è buona e golosa e quindi per una volta uno strappo alla regola direi che ce lo possiamo concedere!
Detto questo, vediamo nel dettaglio questa bella e buona ricetta che ha la caratteristica di avere la pasta con cui si prepara molto sottile e di essere cotta ad alta temperatura per breve tempo, in modo che le fiamme possano cuocere, senza bruciare la preparazione.
Ovviamente a casa si può preparare anche nel normale forno elettrico, purché tenuto ad alta temperatura.
Ecco la ricetta che ho avuto l’onore di ricevere, tramite l’ufficio del turismo di Mulhouse, dal ristorante Le Cellier (Chef Jacky Clemencin) della stessa cittadina alsaziana.


Ingredienti:

pasta di pane 200 gr.
formaggio bianco (tipo Quark) 150 gr.
panna da cucina 150 gr.
pancetta affumicata a cubetti 80 gr.
1 cipolla bianca
olio extravergine
burro
sale e pepe
un pizzico di noce moscata

Mescolare il formaggio bianco con la panna e aggiustare di sapore con sale, pepe e noce moscata (lo chef alsaziano aggiungerebbe anche un giallo d’uovo, ma ho evitato di metterlo per non appesantire ulteriormente la ricetta).
Nel frattempo affettare sottilmente la cipolla e farla appassire in padella con una noce di burro, unendo poco dopo i cubetti di pancetta. Stendere poi la pasta di pane con il mattarello nel modo più sottile che potete.
Spalmarci sopra il composto di formaggio e panna, aggiungere le cipolle e la pancetta, semicotti come sopra, un filo di olio e infornare per 10-15 minuti alla massima temperatura del forno.
Spegnere comunque quando le cipolle saranno leggermente bruciacchiate e il formaggio sarà quasi liquefatto.
Servire tiepida, rigorosamente insieme a una buona birra alsaziana. E vi immergerete per più di un istante nei profumi e nei sapori di questa splendida terra situata nella Francia orientale.
Una regione che vorrei scoprire presto. Dalla chiacchierata cui accennavo prima, ho potuto ad esempio fermamente convincermi che Mulhouse deve essere stupenda.
Vi dò qualche flash sulle cose da vedere in questa città, che è un importante centro di stampa su stoffa, tanto da meritare il soprannome di “Manchester francese”. Con un apposito museo da poter visitare.
Altri musei da non perdere durante una visita a Mulhouse sono:

il museo dell’automobile
il museo del treno
l’ecomuseo di Alsazia
e (sfiziosissimo) il parco del Piccolo Principe.

Per i foodies, infine, è da rilevare che a Mulhouse c’è l’unico ristorante italiano stellato (2 stelle Michelin) in Francia (Chef Stefano D'Onghia).
E come rinunciare all’incanto e alla magia del mercato di Natale di Mulhouse?
Insomma di motivi per recarsi a Mulhouse ce ne sono tanti e occorre quindi proprio andarci di corsa. Io lo farò presto e voi?

8 febbraio 2016

Un Paris-Brest al Carré Français


Da amante della Francia cerco sempre nella mia città qualche morceau della nazione transalpina sparso qua e là e ogni tanto trovo cose interessanti, a volte anche un po’ nascoste.
Nascosto non è però di certo un interessante locale, molto spazioso, che ho scoperto da poco, che si trova nei pressi di Piazza Cavour.
Sto parlando del Carré Français, un esercizio commerciale che è al tempo stesso bistrot, ristorante, pasticceria, formaggeria, enoteca e panetteria.
Un posto moderno, accogliente, elegante che presenta tanti ambienti dedicati alla vendita e al consumo in loco di tipicità e piatti francesi.
Si può andare al Carré Français anche solo per prendere un dolce al bancone, per un aperitivo o un brunch della domenica.


Per ora ci sono stato soltanto di passaggio una domenica pomeriggio, assaggiando una quiche Lorraine molto buona e interessante, con una golosa crosticina lievemente croccante sulla parte superiore, cosa che non sempre si riesce a trovare, anche in Francia. E, sul fronte dolci, ho mangiato con gusto un ottimo Paris-Brest.


Devo comunque tornarci anche a cena, per assaggiare in particolare le carni e le tartare provenienti dalla nota boucherie Polmard e tante altre mille ghiottonerie tipiche della mia Francia che ho potuto scorgere dal menù.
Un altro po’ di Francia, questa volta più nascosta e meno nota, si trova dalle parti di Via del Gazometro nella zona di Roma Ostiense, nel negozietto di pasticceria di Noel Crochon (Via del Gazometro, 11 – tel. 06 5741326).


Qui si trovano dei buoni dolci di tradizione nazionale (realizzati in certi casi con originalità) ed alcuni capisaldi della pasticceria francese, anche se questi ultimi non rappresentano la maggioranza dei prodotti offerti.
Ecco allora la Galette des Rois, che viene venduta durante le feste natalizie, nel mese di gennaio e forse anche dopo. All’interno di questa torta, di pasta sfoglia e crema di mandorle, vi è una piccola sorpresa detta fève. Chi la trova, secondo la tradizione, diventa il re della festa o delle feste.


Le golosità francesi di Noel Crochon continuano con gli ottimi “marsigliesi”, con uvetta, cioccolato e crema, morbidi, umidi, golosi, oltre che con una buona Tarte Tatin (senza tuttavia dimenticare che da Noel sono buonissime anche le italianissime pizzette!).
Per oggi è tutto, ma proseguirò prossimamente con altri post che riguardano locali o eventi collegati alla Francia a Roma. Stay tuned ;-)