Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

29 aprile 2015

Irpinia, that's amore


Di recente ho visitato la splendida Irpinia. Prima del mio weekend trascorso in questa bella porzione di Campania, ne avevo sentito parlare dal punto di vista enogastronomico soltanto per i suoi ottimi vini, per alcuni importanti ristoranti presenti qua e là e…, sul fronte calcistico, per le gesta dell’Avellino degli anni ’80 (col brasiliano Juary, in particolare, che portò alla ribalta nazionale i cosiddetti “lupi irpini”).
Ma ero sicuro, e ne ho avuto conferma, che l’Irpinia era ed è molto di più.
Con un gruppo di bravi foodblogger, perlopiù romani, abbiamo infatti compiuto un bel tour per le strade di questa regione, che ci ha consentito di apprezzare pienamente sia le sue bellezze naturali, sia i numerosi casi di eccellenza produttiva e aziendale, sia gli ottimi piatti tipici che regala questa zona.
Un’area contornata da montagne, situata com’è nell’appennino meridionale, con un affascinante e direi quasi misterioso succedersi di valli ed alture, tra le quali si insinuano fiumi e torrenti, che rendono davvero spettacolare il paesaggio per il visitatore.


Il percorso del nostro blog tour ci ha fatto scoprire pian piano i tesori che nasconde questa terra, fino a poi farci completamente innamorare dei suoi giacimenti enogastronomici e dell’attraente paesaggio.
Il primo giorno, dopo un viaggio tutto sommato breve da Roma, abbiamo subito fatto tappa per il pranzo presso il ristorante Martella il più antico del centro storico d’Avellino, dove abbiamo avuto modo di assaggiare le prime tipicità locali.
In primis un’ottima ricotta, che da queste parti è davvero speciale e cremosa e che, insieme a prodotti come il caciocavallo podolico e la scamorza, rappresenta uno dei prodotti lattiero-caseari più rappresentativi dell’area.
Da Martella la ricotta è stata co-protagonista di vari piatti, tra cui quello dei ravioli di magro con tartufo di Bagnoli Irpino. Una splendida pietanza, che mi ha permesso di scoprire anche un altro grande protagonista di questa terra, il tartufo, che a differenza di altri tartufi neri è molto più aromatico, appena amaro e sempre molto profumato.


Intanto, sul fronte del bere, abbiamo subito avuto conferma della potenza e della bontà dell’Aglianico, che ben si abbinava con molti piatti offerti. La ricotta è tornata poi ancora in ballo nell’ottima crostata che ci è stata servita a fine pasto.
Nel corso del nostro tour, abbiamo apprezzato il territorio irpino anche grazie a due blogger avellinesi che durante il weekend ci hanno fornito elementi e chicche interessanti sia sul territorio irpino sia sulle sue specialità. Dal centro di Avellino, mi faceva notare Michela, si scorge la vetta inconfondibile, che nel momento in cui l’ho vista si stagliava in un cielo azzurrissimo, del Santuario di Montevergine, un posto molto suggestivo dove non potrò sicuramente mancare la prossima volta che sarò in questa zona.
Il pomeriggio del primo giorno abbiamo cominciato a prendere confidenza col paesaggio irpino andando a conoscere un’interessantissima azienda a Montella, regno della castagna Igp. L’azienda in questione si chiama Perrotta e la relativa visita è stata davvero interessante. Innanzitutto per i suoi bei castagneti e per la incantevole limitrofa cascata.



Ma anche per la visita ai locali veri propri dell’azienda e la ricostruzione del processo produttivo (abbiamo potuto ammirare i “gratali”, luoghi dove le castagne vengono fatte essiccare a fuoco di legna) che porta a realizzare molti prodotti a base di castagne. Una produzione di carattere artigianale che nasce dalla forte vocazione castanicola del territorio, ma che non disdegna di usare anche un pizzico di tecnologia. Tra gli ottimi prodotti degustati, le castagne al rhum, quelle definite “del prete”, essiccate e tostate, e le creme di castagne.
In serata poi abbiamo cenato nell’ottimo ristorante Megaron a Paternopoli, in cui “ho fatto la conoscenza” con uno speciale presidio Slow Food, il Broccolo Aprilatico. Un broccolo primaverile di colore verde scuro intenso e dalle cime croccanti se crude, ma succose e di sapore gradevole dopo la cottura.


Un prodotto che ci è stato splendidamente proposto con dei tipici fusilli fatti in casa, ma che può essere servito anche come semplice contorno, magari in abbinamento, secondo la tradizione locale, con la carne di maiale.


Il secondo giorno del nostro tour è cominciato con una visita a Lauro del bellissimo castello Lancellotti. La strada che ci ha portato al castello era ancora una volta spettacolare, ammantata di noccioleti, altro vanto dell’Irpinia.
La visita al castello è stata per motivi di tempo piuttosto breve, ma abbiamo potuto apprezzare le sue bellezze esterne e interne, con sontuose sale affrescate, splendidi corti e giardini molto piacevoli e curati.



Ci attendeva infatti la visita all’azienda agricola Gaia presso la quale ci siamo fermati a partire dal pranzo. Questa visita è stata, devo dire, una delle cose che ricordo con più piacere in questo mio tour e ritengo che meriti un post a parte che pubblicherò appena dopo di questo.
Qui basti dire che in quest’azienda siamo nel regno della cipolla di Montoro, una materia prima di cui avevo sentito parlare per la prima volta dal grande chef Gennaro Esposito. La cipolla ramata di Montoro, in particolare, è una cipolla dal gusto delicato, non forte, digeribile che ben si presta a mille preparazioni.


Ne abbiamo avuto la conferma consumando, nel bel ristorante dell’azienda, quasi un intero pranzo a base di questo fantastico prodotto: anelli di cipolla fritti in pastella, parmigiana di cipolle (con pecorino al posto del parmigiano), una ottima genovese, fino ad una fragrante crostata con composta di cipolle e ad un delizioso panettone con cipolla candita (definito Pan Ramato).

La mitica genovese è ancora più buona con la cipolla ramata di Montoro
Dopo una istruttiva e interessante visita a questa azienda, poco dopo presso gli stessi suoi locali abbiamo avuto modo di conoscere i prodotti di altre imprese di eccellenza del territorio irpino, come i tipici torroni dell’azienda Dolci Terre  o dei fratelli Nardone, i biscotti artigianali dell’azienda Lilià, i vini della Tenuta Cavalier Pepe e i prodotti che costituiscono un'altra punta di diamante del territorio irpino, e cioè quelli di salumeria. Sopressate, salsicce e culatelli, infatti, qui sono buonissimi come quelli del salumificio Montecalvese. Non ultimo, anche l’olio dell’azienda De Marco.
Il programma della giornata ci ha poi portato la sera a cenare ad Atripalda nella “Trattoria con alloggio” Valleverde, nota anche per le sue ricette a base di baccalà, dove abbiamo potuto continuare il nostro percorso di degustazione e di “approfondimento” della cucina irpina. Ottimi vini bianchi e rossi, pasta tipica fatta a mano e molto altro ancora. A proposito di vini, non dimentichiamo che l’Irpinia è la terra di tre importanti Docg, il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo e il Taurasi; non vi è in Italia un’area in cui tante Docg sono concentrate in una così ristretta zona!
L’ultimo giorno del nostro tour prevedeva una visita ad una nota azienda vitivinicola del territorio irpino e cioè i Feudi di San Gregorio in località Sorbo Serpico, non lontano da Avellino.



Un’azienda giovane (nata nel 1986) con dei vertici aziendali altrettanto giovani (il presidente Antonio Capaldo ha appena 37 anni), ma che si è affermata molto bene innanzitutto dal punto di vista qualitativo ma anche quantitativo (3,5 milioni di bottiglie all’anno).
Qui, a 500 metri di altitudine, vi sono le condizioni ideali per la coltivazione della vite, con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. La nostra passeggiata guidata nell’azienda ci ha fatto scoprire innanzitutto il giardino dei profumi, con tantissimi tipi di erbe aromatiche, di supporto alla splendida cucina del ristorante stellato dell’azienda, Marennà, che avremmo apprezzato di lì a poco.


Abbiamo poi avuto la conferma che i tanti vini prodotti dall’azienda, che valorizzano i vitigni locali (Greco, Fiano, Falanghina, Aglianico), sono coltivati su terreni dalla composizione anche profondamente diversa. Ad esempio, il Greco di Tufo proviene da uve che sono coltivate su terreni gessosi di tufo che conferiscono all’uva Greco, e quindi al vino, mineralità, freschezza e persistenza, caratteristiche che amo tanto in un bianco.


E’ stata poi la volta della visita all’ampia e splendida cantina, situata in un edificio dallo stile architettonico contemporaneo, essenziale ed elegante. In fondo alla cantina si può ammirare anche un presepe molto bello, che ricorda gli antichi mestieri agricoli dell’Irpinia. Nella bottaia, mentre acquisivamo interessanti notizie illustrateci da chi ci ha accompagnato, abbiamo degustato un ottimo spumante metodo classico insieme a dei notevoli salumi e formaggi irpini. Abbiamo ricevuto inoltre in regalo delle bottiglie personalizzate con le nostre iniziali. 


Il tutto rientra in un interessante progetto che prevede la possibilità di autorealizzare la propria etichetta. Chi volesse cominciare da subito, anche per un’idea regalo, può cliccare su questo link. E il tutto si può anche condividere con gli amici sui social network, utilizzando l’hashtag #latuaetichettafeudi .
Il nostro tour si è concluso degnamente con un ottimo pranzo al ristorante Marennà. Un ristorante stellato (1 stella Michelin) con un bravissimo chef, Paolo Barrale, la cui cucina avevo già avuto la fortuna di assaggiare.


La mia food experience presso questo ristorante è stata, come mi attendevo, notevole. Innanzitutto mi ha colpito la grande cura dei particolari, sia sulla tavola che nei piatti offerti. Inoltre la cucina di Barrale ci ha consentito di continuare la nostra “visita guidata” nella tradizione gastronomica irpina e campana, con qualche guizzo e sconfinamento nell’innovazione.
Alcuni piatti, infatti, sono risultati davvero geniali, conservando tra l’altro la nitidezza dei singoli sapori, che al tempo stesso erano ben integrati tra loro. Molto interessante ad esempio l’intuizione del “caviale vegetale” nel baccalà con crema di scarola e mandorle. Un effetto-caviale fornito addirittura dai semi di basilico essiccati, “gelatinizzati” e resi sapidi attraverso la loro infusione in colatura di alici. Veramente ottimi e cromaticamente perfetti anche i ravioli di borragine, asparagi, burro di manteca e stravecchio di bruna alpina.


Ma il piatto che più ha sorpreso tutti gli ospiti è stata l’interpretazione della pastiera da parte dello chef, servita sotto forma di spuma di ricotta, grano cotto, palline di frolla e sorbetto all’arancia. In bocca vi erano tutti gli aromi e i sapori di un’autentica pastiera napoletana, ma con consistenze molto diverse e piacevoli contrasti. In abbinamento, l’ottimo Privilegio 2013 Irpinia Fiano Passito Doc. Devo dire che una conclusione del nostro tour non poteva avvenire in un modo migliore.


Non c’è che dire, l’Irpinia mi ha davvero stregato e questo weekend non ha fatto che aumentare il mio desiderio di tornarci prestissimo.
Un doveroso ringraziamento deve andare alla Camera di Commercio di Avellino che mi ha permesso di scoprire questo splendido territorio e a Giulia Murdocca e Stefano Carboni, menti organizzative del tour e della società MG Logos. Vi segnalo infine che le aziende irpine che sono state citate in questo post saranno presenti la prossima settimana a Milano a TuttoFood e nel padiglione dedicato all’Irpinia durante l’Expo. Visitatele e vi assicuro che non ve ne pentirete!

2 commenti:

Alem ha detto...

aspettavo questo post. Vi ho seguito sui social ed ero curiosissima! :D

Lefrancbuveur ha detto...

Grazie Alessia ;)