Nel corso
dell’estate ormai (purtroppo) finita ho trascorso una piacevole settimana sulla
costa Atlantica della Francia.
Volo
diretto Roma- Nantes (città molto frizzante e sfiziosa di cui vi parlerò presto),
sosta di un paio di giorni un po' più a sud nella bellissima Les Sables
d’Olonne (sede di partenza ed arrivo del Vendée Globe)
e poi approdo a Ile de Ré un paio di ore di treno ancora più giù, di fronte a
La Rochelle.
Ile de Ré è
collegata alla terra ferma (appunto alla città di La Rochelle) da un ponte,
lungo tre km, percorribile in macchina o anche in bicicletta ed è ben servita
anche da un efficiente servizio di navette che partono nelle vicinanze della
stazione ferroviaria di La Rochelle e che percorrono in pratica tutta l’isola.
Il ponte visto dal bus navetta
Il nome
"Ile de Ré" deriva dal termine gallico ratis, che significa
"fougère" (felce), suggerendo che l’isola fosse un tempo ricoperta di
felci. Esistono anche leggende e ipotesi alternative, ma questa è la
spiegazione linguistica più accreditata.
L’Ile de Ré
è caratterizzata da un territorio pressoché piatto, adatto ad essere percorso
anche in bici, il cui noleggio (ci sono tantissimi negozietti che lo fanno) vi consiglio
vivamente per scoprirla lentamente e per bene.
Nel
territorio di questa bella isola ricadono una serie di comuni, tutti con delle
caratteristiche specifiche e ricchi di sorprendenti scoperte.
Saint Martin de Ré, la capitale
Nel mio
soggiorno ad Ile de Ré ho alloggiato presso un costoso hotel situato nel
villaggio di Saint Martin de Ré, che dista circa un’ora di navetta da La
Rochelle. Saint Martin è una località molto carina, soprattutto per il suo
caratteristico porticciolo, intorno al quale si sviluppano tanti locali e
ristorantini che di sera riversano le loro luci nel canale e sulle imbarcazioni,
conferendo al paesino un aspetto davvero suggestivo.
E’ bello inoltre
fare shopping nelle stradine che dal porticciolo si protendono verso l’alto, magari
acquistando dei souvenir di conserve ittiche o prodotti di bellezza a base di
latte di asina.
In questa
zona infatti pascolano asini molto particolari e pelosi che vengono vestiti in
“culotte” (in pratica gli si fanno indossare dei pantaloni) per proteggerli dagli insetti. Ciò ha fatto sì che gli asini così abbigliati siano diventati
una vera mascotte dell’isola. Si possono incontrare nel Parc de la Barbette,
dove tanti bambini e non solo possono ammirarli. I pantaloni, spesso a
quadretti, sono diventati un’icona turistica, presenti su souvenir, cartoline e
prodotti locali.
Saint-Martin-de-Ré
è la capitale dell'isola ed è famosa per le sue fortificazioni costruite da
Vauban, iscritte nel Patrimonio Unesco. Una terra testimone anche di scambi
commerciali, abitata da contadini e marinai e luogo di confino, essendo stata
anche colonia penale.
Scoprendo
le bellezze naturali dell’isola
Saint Martin
de Ré è il punto di partenza ideale per scoprire le bellezze naturali
dell'isola, uno dei suoi punti di forza.
Queste
ultime si situano soprattutto intorno alla zona nord, dove si possono ammirare vigneti,
pinete, saline, riserve naturali (ideali per il birdwatching), dune e sentieri
costieri.
Per goderne
appieno, come accennavo sopra, vale la pena di raggiungere questi luoghi in
bicicletta. L’isola è famosa per i suoi oltre 100 km di piste ciclabili, che
permettono di attraversare villaggi pittoreschi, spiagge e paesaggi naturali
incontaminati. C’è a tal proposito un utilissimo opuscolo dell’ufficio del
turismo che espone i tempi di percorrenza da un paesino all’altro in bicicletta
(la distanza massima è di circa 2 ore o poco più).
All’estremo
nord dell’isola è d’obbligo fare una gita al faro delle Balene nel villaggio di
Saint-Clément-des-Baleines.
Un imponente faro rosso e bianco (alto 59 metri), costruito
nel 1854, sul quale si può salire (dopo aver affrontato 257 gradini!) e
ammirare dall’alto l’intera isola. Da lì, la vista è mozzafiato: l’oceano
Atlantico, le saline, i campi, le pinete e i villaggi si dispiegano come un
mosaico verde e blu.
Ai piedi del
faro c’è una tranquilla spiaggia rocciosa dove rumorosi gabbiani si riposano e
ripartono per la loro pesca e dove qualche visitatore si diverte a impilare
sassi levigati dal mare. Con appositi binocoli si può ammirare anche il faro di
Baleineaux che è molto più al largo, è più piccolo ma ancora operativo, con una
portata di oltre 50 km.
Bella anche
la boutique del faro con tanti interessanti libri sul mare e gadget per grandi
e piccini. E’ visitabile anche una torretta risalente al 1669, voluta da
Colbert, che serviva da osservatorio marittimo strategico. Ai piedi del faro vi
è infine anche un parco paesaggistico all’inglese di due ettari, perfetto per
una passeggiata rilassante.

Ad Ile de
Ré nella parte nord est vi consiglio anche la visita all’Écomusée du marais salant nel
comune di Loix. Ci sono stato in un giorno in cui ero a piedi, con la
complicazione che la rete dei bus non è collegata molto bene con questo museo.
La passeggiata da un punto abbastanza vicino (una mezz’ora buona di camminata solo
per l’andata) però mi ha ripagato delle “fatiche”, potendo ammirare vigneti,
paludi, saline, in un ambiente del tutto naturale ed incontaminato.

Il museo
poi è un luogo affascinante dove natura, tradizione e cultura si intrecciano
per raccontare la storia della salicoltura rétaise. Fondato nel 1997,
l’Écomusée è dedicato alla conservazione e valorizzazione delle marais
salants (paludi salmastre) e del mestiere del saunier, il
raccoglitore di sale. È situato in un ambiente naturale protetto e offre
un’esperienza immersiva nella cultura del sale. Sono esposti gli strumenti
tradizionali, le tecniche di raccolta del sale e la storia economica della
regione, con pannelli esplicativi e oggetti d’epoca che guidano nel mondo della
salicoltura.
La cosa più
interessante è comunque il percorso esterno nelle marais, con visita guidata
tra i bacini e le saline dove si possono osservare i luoghi di raccolta del
sale e del pregiato fleur de sel (entrambi hanno ottenuto l’Igp nel
2023), secondo metodi secolari.
Qui cresce anche una splendida salicornia, pianta
affascinante e simbolica dell’Île de Ré. È una pianta capace di vivere in
ambienti salini, che presenta tessuti carnosi e segmentati, di colore verde
brillante che può virare al rosso. Assorbe e immagazzina il sale, il che le
conferisce un gusto iodato e leggermente acidulo, molto apprezzato in cucina. Oltre
al valore gastronomico, la salicornia ha anche un ruolo ecologico, contribuendo
alla biodiversità delle saline, offrendo rifugio e nutrimento a uccelli
migratori e insetti.
Visitare
l’Écomusée è insomma come fare un tuffo nel passato, respirando il ritmo lento
e sapiente della vita rurale rétaise.
Passeggiando
in bicicletta… si scopre magnificamente l’isola…
Vi ho più
volte accennato che la bicicletta è un mezzo di locomozione e scoperta
dell’isola formidabile. Con la bici si arriva dove non arrivano i bus e le
macchine, si ammira lentamente lo splendido paesaggio che offre l’isola, si fa
sport e si parcheggia facilmente.
Il mio
noleggio della bici mi ha consentito di scoprire a distanza di una mezz’ora da
dove risiedevo, attraversando tranquille stradine di campagna, il fascinoso paesino
di Bois-Plage-en-Ré col suo vivace e fornitissimo mercato dove tante
materie prime dell’isola sono vendute ed anche preparate in coloratissimi
piatti che davvero fanno venire l’acquolina in bocca, offerti a turisti e
persone del luogo.
I prodotti
da non perdere sono senza dubbio le splendide patate locali, piccole e dalla
buccia finissima, le ostriche, il sale marino e la salicornia, le specialità gastronomiche
dell’isola.

A poca
distanza, su questo versante dell’isola (lato sud ovest), vi sono delle belle e
capienti spiagge sabbiose, con delle fascinose dune alle spalle come ad esempio
la plage des Gollandières o de Gros Jonc.

In questa
zona vale la pena anche di visitare una grossa cooperativa di produttori di vini locali.
Segnalo in particolare l’ottimo Ilrhéa – Pineau des Charentes AOP, un vino ottenuto
dall’aggiunta di un cognac giovane al mosto d’uva che possiede una piacevole
freschezza aromatica, è ideale come aperitivo e va a nozze meravigliosamente
col foie gras.
La
bicicletta nel mio soggiorno ad Ile de Ré è stata preziosa per andare a
scoprire due ottime cabanes ostréicoles (capanni rustici molto
informali che consentono di degustare ottime ostriche) vicino Saint Martin de
Ré che altrimenti non avrei facilmente raggiunto.
Quella
delle ostriche ad Ile de Ré è una tradizione radicata nel territorio. Qui risiedono
oltre 60 aziende ostricole, spesso a conduzione familiare, che si tramandano il
mestiere da generazioni.
Le ostriche
vengono allevate su circa 550 ettari di concessioni marine, distribuiti tra
località come La Flotte, Loix, Sainte-Marie-de-Ré, Ars-en-Ré e Le Martray.
Il ciclo
produttivo inizia con la raccolta delle larve di ostrica, che vengono poi
cresciute nei parchi ostricoli e affinate nelle “claires”, bacini poco
profondi che conferiscono alle ostriche il loro sapore unico.
Le ostriche
dell’Île de Ré sono famose per il loro gusto fresco e iodato, frutto
dell’eccezionale terroir marittimo locale. Si gustano al meglio “nature”, con un po'
di limone o aceto di scalogno, accompagnate da burro, pane di segale e un
bicchiere di vino bianco secco dell'isola.
Visitare
una cabane è un’esperienza da vivere. Io con la mia bici lungo una stretta, splendida
pista ciclabile lungo oceano ho visitato una cabane denominata “Au QG de lamer” dove ho potuto degustare un fantastico plateau de fruits de mer (con
buonissime ostriche, gamberi e boulot, cioè lumache di mare) e un’altra cabane,
“Ré Ostréa”, dove ho degustato, insieme a un ottimo vino dell’isola, delle maxi ostriche, allevate alla perfezione da un
appassionato titolare, Didier Fournier.

Cosa c’è di
meglio di una degustazione vista oceano di ottime ostriche con un buon calice
di vino bianco?
Per restare
sul tema gastronomico, vi consiglio in questa splendida isola di degustare le
patate del luogo, dotate anche di un marchio Dop. Piccole e gustose, si
mangiano con la buccia in mille modi e arricchiscono i piatti perlopiù a base
di pesce della zona.
Segnalo inoltre che vale la pena di degustare una
preparazione tipica dell’isola ma anche della Charente Maritime, l’éclade de
moules. Le cozze (moules) si fanno aprire sulla brace disposte in un tegame su
un letto di aghi di pino (non mancano nell’isola con le tante pinete che la
punteggiano) che vengono contemporaneamente incendiati. Il fuoco brucia
rapidamente, affumicando e cuocendo le cozze in pochi minuti e conferendo loro
un aroma unico e resinoso.
Per il
resto in quest’isola si mangia molto buon pesce cucinato in modo tradizionale,
con sempre abbondanti contorni vegetali.
Finisce qui
il mio racconto di quest’affascinante isola nella quale vorrei tornare per
scoprire altri affascinanti villaggi, altre cabanes, altri piatti tipici, altri
fari, altre spiagge e apprezzare quindi ancora lo stesso mare, l’oceano
atlantico, profondamente diverso dal nostro mediterraneo ma molto intrigante e decisamente da me preferito!