Nel mio recente soggiorno parigino mi sono divertito anche ad andare a visitare alcuni luoghi in cui bazzicava il mio commissario preferito, il Commissario Maigret. Si è trattato quasi sempre di posti che non conoscevo e che ho avuto quindi modo di apprezzare a completamento delle mie conoscenze sulla città.
Al civico 36 vi era (ora non più) la sede della Polizia Giudiziaria e del Palazzo di Giustizia, tuttora presente. In una targa sotto l’attuale Palazzo di Giustizia, viene citata un po’ la storia di questa via e si dice che quest’ultima è stata resa nota proprio dai romanzi di Maigret. All’interno del suo ufficio, Maigret disponeva di una stufa in ghisa che non voleva abbandonare nemmeno con l’avvento del riscaldamento centralizzato e poteva vedere dalla sua finestra la Senna più o meno come la si vede dalla foto qui di seguito.

Durante i lunghi interrogatori che nel suo ufficio effettuava ad imputati vari, a volte non c’era nemmeno il tempo di mangiare ed allora i suoi fidi assistenti ordinavano per suo conto panini e birre alla limitrofa Brasserie Dauphine. Quest’ultima non esisteva realmente con questo nome, ma dovrebbe corrispondere ad un locale, “Aux Trois Marches”, che Simenon e quindi Maigret frequentava realmente e spesso e che ora è il ristorante interno dell’ordine degli avvocati.
Questa brasserie è situata nella bellissima Place Dauphine, proprio alle spalle del Quai des Orfèvres.
Place Dauphine è davvero molto elegante, con bei palazzi e con al centro dei curati giardini e belle panchine.
Questa piazza mi è piaciuta tantissimo: sembra di essere immersi in una foto ingiallita dal tempo, con della fascinosa terra battuta color giallo-senape per terra in corrispondenza dei giardini.
Ci sono stato in una giornata abbastanza fredda, con poca gente in giro e ciò conferiva un particolare fascino a questa piazza. Particolare è anche il fatto che quest’ultima si trova nella parte finale dell’Ile de la Cité e quindi la sua estremità ha una forma angolare, tipo angolo acuto.
Tornando al mio mini-itinerario maigrettiano, proprio alle spalle di Place Dauphine c’è anche un bistrot citato nel romanzo di Maigret “La Chiusa n.1” che si chiama “Henry IV”.
Maigret infatti amava andare nei bistrot sia per osservare nel modo migliore possibile i potenziali responsabili di un delitto che li frequentavano, sia soprattutto perché era un grande buongustaio ed amava (come me) la cucina familiare, semplice, schietta e tradizionale di questi locali.
Ed è proprio in un caratteristico bistrot parigino che Maigret, in uno dei romanzi che recentemente ho letto, ha consumato un ottimo ossobuco con lenticchie. Allora, poiché alcuni giorni fa c’è stato
l’ossobuco day e che io adoro l’ossobuco, era naturale collegare Maigret con l’ossobuco. Ed ecco il motivo per cui è nato questo post.
Per preparare l’ossobuco con lenticchie di Maigret occorre infarinare gli ossibuchi e farli rosolare in un tegame ampio in olio extravergine con sedano, carota e cipolla tritati. Dopo averli girati di tanto in tanto, sfumare con del vino (io stavolta ho utilizzato un ottimo rosso) ed aggiungere poi del brodo vegetale e poca salsa di pomodoro. Far cuocere una decina di minuti e poco dopo aggiungere le lenticchie lessate (io ho usato quelle in scatola, vanno benissimo!). Portare a cottura a fuoco bassissimo e servire ben caldi.
E’ un piatto gustosissimo, soprattutto per il fatto che le lenticchie prendono tutto il sapore della carne che è altrettanto saporita e morbida.
Viva Maigret e il suo creatore Simenon, ma soprattutto viva l’ossobuco!