Le franc buveur

Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha più ne metta.

18 novembre 2009

Profumi e sapori d’autunno

I profumi e i sapori dell’autunno (ma anche e, forse, soprattutto i suoi colori) sono quelli che più mi attraggono nell’arco di un anno.
Il piatto di oggi ne è un’autentica testimonianza (oltre alle bellezze che la natura ci regala in questo periodo).
E’ un piatto che coniuga due prodotti molto rappresentativi del bosco, i funghi e le castagne, che secondo me si integrano perfettamente e sono estremamente complementari fra loro.
Ecco come realizzare questo ottimo primo (che è anche molto veloce, se seguirete i consigli che vi dirò…) che chiamerei semplicemente “pasta funghi e castagne” (non amo i piatti dai nomi eccessivamente fantasiosi e lunghi):

Far dorare in una padella in olio extravergine uno-due spicchi d’aglio tagliati in piccoli pezzi. Aggiungere un rametto di rosmarino, del timo e una foglia di alloro.
Inserire successivamente 200 grammi di castagne già sgusciate, morbide e pronte all’uso (se ne trovano al super, anche di alcune note marche). Per facilitare la cottura, vi consiglio di sminuzzarle in pezzetti non eccessivamente grandi.
Far cuocere per una decina di minuti (in questa fase della cottura sentirete un profumo, ma un profumo… che vorrei in questo momento trasmettervi, se potessi farlo :-). Alla fine di questa fase, eliminare la foglia di alloro.
Aggiungere successivamente un buon quantitativo di funghi freschi misti ben lavati (porcini, chiodini, galletti, ecc.; vanno bene anche quelli surgelati se avete fretta) e portare a cottura dopo aver aggiunto mezzo bicchiere d’acqua. All’occorrenza aggiungerne dell’altra, durante la cottura.
Questo condimento secondo me si sposa bene con della pasta lunga fresca e non all’uovo (acqua e farina) che deve essere mantecata nella padella dove si trovano funghi e castagne, con aggiunta di poca acqua di cottura. Aggiungere alla fine in giusta dose un po’ di prezzemolo tritato e servire (non avendo in casa una pasta del genere, ho optato per dei rigatoni che hanno comunque fatto lo stesso la loro bella figura!).
A proposito di funghi e di altre delizie autunnali, per chi è della zona, segnalo che nella Val di Taro (famosa per i suoi buoni funghi porcini e situata tra la provincia di Parma e di Massa) per tutto il mese di novembre si celebra la cacciagione valtarese. Nei migliori ristoranti della zona verrà proposto un menù speciale, il menù “autunno gastronomico valtarese” per gustare al meglio lepri, cinghiali, caprioli, fagiani, pernici e molte altre eccellenze locali.
Per info date un’occhiata qui:
Buon autunno a tutti!

13 novembre 2009

Incontri mondani tra blogger

Foto tratta dal sito www.cavolettodibruxelles.it
La settimana in corso è stata caratterizzata, nella capitale, da molti eventi legati al cibo ed al mondo dei food-blogger. Io sono stato presente ad un paio di questi (il terzo si è tenuto ieri all’Open Colonna).
Ecco la descrizione dei due eventi a cui ho partecipato.

Domenica 8 novembre 2009 h 17.00: blogger tea-time.
Ho avuto l’idea di fare un mini blogger-raduno in un posto abbastanza atipico rispetto ai consueti luoghi di incontro e cioè in una sala da tè. Bere un tè in buona compagnia in una domenica uggiosa, umida e quasi fredda per me è il massimo!
L’organizzazione della cosa è avvenuta in collaborazione con Nadia del blog “Mammachebuono”. Abbiamo invitato molte persone e all’inizio il numero elevato di possibili partecipanti ci preoccupava un tantino, vista la non grande capienza media delle sale da té. Successivamente però una serie di defezioni a catena dovute ad impegni già precedentemente presi, hanno determinato un numero finale giusto, di sei partecipanti.
Eravamo presenti io, mio fratello, Max, Nadia e Fabrizio e Antonella, una blogger romana che non conoscevo e che è davvero simpatica e carina.
La scelta è ricaduta su una delle migliori sale da tè di Roma, il Babington’s che si trova a Piazza di Spagna ed è un locale caldo, elegante e accogliente.
In accompagnamento al tè, quasi tutti i maschi hanno ordinato delle torte, mentre le restanti persone/foodblogger dei pasticcini da tè, a dire il vero poco abbondanti, anche se molto buoni (almeno questo…).
Tra i dolci, le scelte sono ricadute sulla torta di mele (buona ma non ottima, mi dicono) e un cake all’arancia (foto più in basso) che ho ordinato io, molto buono, fragrante e morbido.

Sono stato contento di organizzare questo piccolo blogger-evento in quanto ho conosciuto persone nuove ed ho rivisto blogger che non vedevo da qualche tempo.
Prezzo finale decisamente salato, ma tutto sommato ne valeva la pena. Babington’s comunque vale almeno un’altra visita, anche per assaggiare le sue specialità salate (anch’esse dal prezzo altrettanto salato).

Martedì 10 novembre 2009 h 18.30: presentazione del libro del "Cavoletto di Bruxelles".
Qui si parla di un grande evento, la prima presentazione del libro di Sigrid all'Open Baladin in Via degli Specchi. Su questa serata vi sono ampi resoconti sul suo blog ma non mancano citazioni anche (nientemeno che) da parte del Corriere della Sera.
Quindi farò solo una breve sintesi dell'evento:
Folla notevole, con conseguenti disagi in termini di procacciamento cibo, incontro di persone, saluto della protagonista, ecc.
In questa occasione ho rivisto Nadia, Antonella, ed ho incontrato dopo molto tempo e con molto piacere Paola. Verso la fine della serata ho rivisto anche Elisa, “armata” di un paio di libri da far autografare.
Le fans di Sigrid erano quasi tutte belle fanciulle in pazientissima attesa di una dedica, come si fa con le pop-star
Che dire del libro? Molto bello, curato, non banale, con belle foto e stuzzicanti, come al solito, ricette.
Bello il locale, da tornarci con calma, senza ressa, per una buona birra di qualità.

Da assaggiare e degustare “con lentezza” anche l’olio di Pianogrillo e la cucina di Massimiliano Sepe che purtroppo questa volta ho potuto sperimentare soltanto in misura minima.

08 novembre 2009

Burro maître d’hotel

Questo prodottino è una delle cose sfiziose, divertenti e utili che ho in cucina, da tenere conservato e al momento opportuno da utilizzare in mille ricette.
E’ un burro aromatizzato, sui contenuti del quale ovviamente ci si può ampiamente sbizzarrire…
Si prepara in modo molto semplice. Si lascia del burro a temperatura ambiente per una mezz’oretta circa. Si lavora poi con un cucchiaio di legno fino a farlo diventare una crema. Si incorporano poi gli ingredienti che si preferiscono, sempre amalgamando e mescolando bene. Si pone poi il composto in un foglio di carta stagnola e si modella in modo da formare un cilindro. Si chiude poi bene, formando una sorta di “caramella” (come nella foto).
Il prodotto sarà in questo momento ancora morbido. Lasciare allora il prodotto in frigorifero per una giornata, in modo da fargli riacquistare consistenza.
Il burro aromatizzato così ottenuto è poi utilizzabile quando sarà il momento, tagliandolo a rondelle da porre sulle carni o pesci alla griglia, scaloppine, arrosti, pesci bolliti, ancora caldi.
Io il mio burro aromatizzato questa volta l’ho fatto in questo modo (è un quasi un classico): prezzemolo e basilico ed aglio tritati molto fini, qualche goccia di limone, sale e pepe, tutti amalgamati nel burro precedentemente lavorato a crema.
Altri suggerimenti su burri aromatizzati: alla senape, al peperoncino, all’aneto per preparazioni di pesce…
Preparare in questa stagione un burro maître d’hotel non è poi così politicamente scorretto, visto che ora comincia a fare freddo e qualcosa di meno leggero può essere quasi autorizzato :-)

01 novembre 2009

Le empanadas argentine

Il post di oggi è nato in qualche modo lo scorso weekend. Sono stato infatti alla Fiera internazionale del francobollo, dove erano presenti le amministrazioni postali di molti paesi europei ed extraeuropei. Allo stand dell’Argentina, ho acquistato dei francobolli a tema enogastronomico tra cui quello celebrativo delle empanadas.

Il giorno dopo sono invece stato ad una maratonina organizzata dalla Fao, la “Run for food” e nel villaggio di accoglienza gli organizzatori offrivano a prezzi modici specialità dolci e salate provenienti da tutto il mondo. Anche lì non mancavano, oltre a dolci molto buoni tra cui uno delizioso alla banana, delle gustosissime empanadas.
Ho così deciso di capire meglio la realizzazione delle empanadas argentine, proponendomi di cucinarle il più presto possibile.
Ho allora contattato la mia amica blogger argentina Marcela, per farmi dare la ricetta.
Lei è bravissima e la sua ricetta è senz’altro molto buona e collaudata. Per ora purtroppo non l’ho ancora realizzata, ma nel frattempo ve la lascio lo stesso, nel caso aveste il tempo di realizzarla prima di me.
Le empanadas possono essere fatte al forno o fritte, ma quelle cotte nel forno a legna sono proprio, secondo Marcela, un’altra cosa. Ogni regione dell’Argentina ha inoltre la sua varietà di empanada, ed ogni cuoco la sua ricetta.
Ecco quella di Marcela (qui quella in spagnolo):

Per la pasta:

1 kg di farina
200 grammi di strutto
1 cucchiaio e mezzo di sale
circa 350 ml di acqua.

Unire farina e strutto. Diluire il sale nell’acqua e aggiungerlo a poco a poco alla farina. Lasciar riposare a temperatura ambiente almeno 10-15 minuti.

Per la farcia:

1 kg di carne
2 cucchiai di sale grosso
200 gr. di cipolla bianca
1 peperone verde
150 ml di olio
1 cucchiaio di paprica
1/2 cucchiaio di cumino
1 cucchiaino di pepe, sale, peperoncino
cipollotti (la parte verde), uova sode
brodo q.b.

La tradizione vuole che il pezzo di carne venga bollito intero e poi tagliato col coltello, anche se ora difficilmente si ripete questa tradizione e si usa la carne macinata prima della cottura.
Soffriggere nell’olio la cipolla e il peperone, tagliati a cubetti. Togliere dal fuoco e aggiungere la paprica. Nuovamente sul fuoco versare due tazze di brodo, il cumino, il pepe, il sale e il peperoncino.
Aggiungere la carne e, se c’è bisogno, più brodo. La farcia non deve risultare asciutta. Far bollire poco e lasciar raffreddare; successivamente porre il tutto in frigo.
A parte, tagliare poi i cipollotti e le uova e mescolare.
Ora è tutto pronto per preparare le empanadas.
Stendere la pasta e tagliare dei dischi della grandezza desiderata.
Mettere al centro un pò di ripieno, di cipollotti e di uova; inumidire ai lati e chiudere, cercando di non far entrare troppa aria dentro.
Infornare ad alta temperatura per 10-15 minuti. Prima di infornare, spennellare ogni empanada con uovo appena sbattuto. Si può aggiungere anche un pò di latte o anche paprica.

Ps: questa ricetta è dedicata, oltre che ovviamente a Marcela, anche ai giocatori argentini della mia squadra del cuore, il Napoli, che hanno contribuito in modo determinante alla splendida vittoria in casa della Juventus ieri sera!

27 ottobre 2009

Cozze e pecorino

Questo è un abbinamento che mi piace molto e quindi ve lo propongo.
Però a questo piatto qualcuno potrebbe fare alcune obiezioni, del tipo:

a) E’ forse un piatto non più “di moda” e superato
b) Dovrebbe essere cucinato con del pomodoro e non in bianco (come ho fatto io)
c) Il pesce col formaggio non va bene

Ma a me tutto questo non interessa :-) perché per me questo primo è proprio buono, tra l'altro con un bel contrasto di colori!
Io farei un solo appunto: questi due ingredienti si sposano ottimamente con i bucatini (che in questa occasione non avevo in casa) e non con altri tipi di pasta.

Voi che ne pensate?

In ogni caso, eccovi la semplice ricetta:

Far aprire le cozze in un’ampia casseruola dopo averle ben pulite all’esterno (prima di porre le cozze nella casseruola, far soffriggere dell’aglio in non molto olio, aggiungere poi del prezzemolo). Far cuocere molto al dente delle linguine o dei bucatini, scolarli e finire la loro cottura in una padella dove sarà stato messo il liquido delle cozze e metà delle cozze sgusciate.
Impiattare e cospargere il piatto di una buona quantità di pecorino, prezzemolo e di cozze ancora nel guscio (tenute precedentemente in caldo).
Bon appetit!

22 ottobre 2009

"Mettetevela nella zucca" (questa ricetta)

In questo periodo il mondo dei foodblog è colorato quasi di arancione. In giro nel web, sia in Italia che all’estero, si vedono infatti frequenti post sulla zucca.
Anche io mi adeguo volentieri, perché è un ottimo prodotto di stagione, che amo particolarmente per la sua dolcezza che è ben bilanciata in molti piatti salati con altri gustosi ingredienti con cui fa piacevolmente contrasto; inoltre la zucca “fa bene” (su questo punto le amiche blogger sicuramente ne sapranno più di me) e poi quel bell’arancione carico mi mette allegria…

Le zucche, quando non commestibili, sono bellissime anche a livello ornamentale. Hanno forme bizzarre e curiose ma anche colori caldi che ricordano l’autunno. Ma veniamo, tornando al lato gastronomico della zucca, alla ricetta che vi propongo oggi per celebrare questo bell’ortaggio. E’ una ricetta che proviene dal mensile di cucina del Corriere della Sera che ritengo molto interessante e gradevole, anche se ho letto da qualche parte alcune critiche che sinceramente non condivido.
Si tratta in pratica una pizza rustica di zucca.

Ecco come si realizza:
Far cuocere in forno circa un 1 kg di zucca privata della buccia e dei semi e tagliata a pezzettini piuttosto piccoli. La temperatura del forno deve essere sui 180°C e il tempo di cottura è di circa mezz’ora o comunque fino a quando la zucca non è tenera.
Schiacciare il tutto con una forchetta in una terrina fino ad ottenere una purea. Aggiungere 60 grammi di parmigiano, poca noce moscata, un uovo, sale e pepe. Amalgamare bene. Inserire il composto in una teglia da forno ricoperta di carta da forno tra due dischi di pasta sfoglia (va bene anche quella surgelata, se non avete tempo per farla) e far cuocere a 180°C per 30 minuti.
Io ho invece optato per una sorta di crostata, come potete vedere nelle foto.

Sembra quasi una pastiera, ma di questo buon dolce napoletano parleremo in un’altra occasione.
Il gusto della crostata di zucca è invece equilibrato tra il dolce della zucca e il salato del formaggio ed è davvero un piatto ben riuscito, da provare e molto gustoso.
“Mettetevi nella zucca” la ricetta e provatela: aspetto i vostri commenti!

15 ottobre 2009

E con la scusa del Salone Nautico…

Il Salone Nautico di Genova è un appuntamento annuale a cui cerco di non mancare, anche se ormai erano parecchi anni che non ci andavo.
Come al solito, a Genova non abbiamo trovato posto e quindi abbiamo dormito (questa volta) a Chiavari.
Non conoscevo questo paesino (nemmeno troppo piccolo, però) che si trova a circa mezz’ora da Genova. A mio parere non è paragonabile alle altre graziose località balneari della Liguria, in quanto la parte che si affaccia sul mare è meno bella e più anonima, ma il centro storico è molto carino, con bei portici e carruggi che lo caratterizzano e lo rendono attraente.
Questi ultimi inoltre, il giorno in cui eravamo lì, erano teatro di un bel mercato di antiquariato che rendeva la cittadina ancora più carina.
Un oggetto al mercatino dell'antiquariato di Chiavari

Passeggiando per il centro, non si può fare a meno di visitare il caffè storico Defilla che venne dichiarato, secondo la guida dei locali storici d’Italia, “zona neutrale durante la guerra per la nazionalità elvetica dei proprietari e fu cenacolo di grandi uomini di cultura”.

Il caffé presenta delle antiche sale, ricche soprattutto di dolci, tra cui i Sorrisi di Chiavari che sono delle grosse pralines di cioccolato con all’interno crema di cioccolato fondente e maraschino a 70°C! Un’autentica sferzata di energia…
Nelle viuzze di Chiavari, oltre alle interessanti bancarelle che vendevano ogni tipo di oggetto di antiquariato tra cui bei modellini di velieri, antichi mortai per il pesto, tegami di rame di vari tipi, vecchi libri, ecc. c’erano anche dei bellissimi negozi di pasta fresca, ma anche un altrettanto bel mercatino ortofrutticolo che offriva prodotti ormai autunnali.
Nei negozi di pasta fresca si potevano trovare, come sanno tutti “i miei lettori” liguri, trofie, pansoti, gnocchi (anche di castagne), ma soprattutto le gustosissime torte di riso e di verdura (tra cui anche il “mio” polpettone di fagiolini), oltre che sughi pronti tradizionali e minestroni alla genovese.
Nel mercatino invece erano in bella mostra dei funghi porcini provenienti dai boschi di quella zona, di una freschezza e consistenza davvero notevoli. Ho per un attimo pensato di portarli a Roma, ma la conservazione non sarebbe stata ottimale nei vari spostamenti.

Dopo aver cenato abbastanza bene la sera in un’osteria del centro assaggiando alcune specialità della cucina ligure, il giorno dopo siamo andati al Salone Nautico nella bella Genova, che ci ha regalato una splendida giornata di sole.
Abbiamo visitato yacht e barche a vela dal costo assolutamente fuori portata, che sono a volte degli autentici alberghi a 5 stelle mobili. Bella gente (di mare) e cose da vedere, molta folla, tanti km macinati, un sacco di materiale ancora da leggere e quindi ancora una volta una bellissima esperienza.
Unico rammarico: non essere riuscito ad incontrare in questo weekend una simpatica blogger per il troppo poco tempo che io e lei avevamo a disposizione. Ma rimedieremo presto, vero Chiara?