Le franc buveur

Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

22 maggio 2015

Mille Miglia e Santa Margherita, la grande bellezza


Dopo qualche anno sono piacevolmente tornato alla Mille Miglia, in occasione del suo passaggio a Roma.
Avevo già parlato nel mio blog, ormai parecchio tempo fa, di questa gara di auto d’epoca che ha fatto la storia dell’automobilismo, così piena di fascino e di personaggi famosi e che ancora oggi richiama milioni di fans lungo tutto il suo percorso.


Un percorso ricco di passione, bellezza e batticuore che parte da Brescia, scende giù a Roma e ritorna a Brescia, toccando in quattro giornate alcune delle più belle città d’Italia.
Pensate che ogni anno, a fronte di poco più di 400 posti in gara, sono quasi 3 mila le domande di iscrizione di piloti e vetture provenienti da ogni parte del mondo: Usa, Giappone, Germania, Regno Unito e, negli anni più recenti, anche Cina. Il 76% dei concorrenti è infatti straniero e proviene da ben 35 Paesi.


Quest’anno ho avuto modo di ammirare le splendide auto della Mille Miglia dall’alto della terrazza di Castel Sant’Angelo. 



Un posto incantevole, con vista su San Pietro, sui ponti sul Tevere e su una Roma sfavillante di luci che continua a sorprendere anche chi ci abita da una vita.


Il tutto grazie all’invito ricevuto da Santa Margherita, main sponsor wine di Mille Miglia, che ha partecipato all’edizione 2015, nell’ottantesimo anniversario della sua Fondazione, con tre equipaggi, a consolidare un legame che fin dagli Anni Cinquanta associa la famiglia Marzotto a questa gara.


Per l’occasione, Santa Margherita ha presentato insieme ai suoi ottimi vini una “Special Edition Mille Miglia” del Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene 52 in versione magnum. Una confezione rosso fiammante, decisamente in tema con questo evento.


Santa Margherita, tra tradizione e passione, ribadisce così il proprio legame con la corsa più bella del mondo, che non è soltanto un momento sportivo, ma la celebrazione della passione italiana in tutte le sue forme.


E poi, come dichiara Stefano Marzotto, che ha partecipato alla gara con una bellissima Aurelia B20 del 1953, nella competizione vi è una fondamentale scuola d'impresa e occorre che la bellezza italiana, la tradizione e la competenza - siano esse legate alla meccanica o al mondo del vino e del gusto - siano sostenute, difese e valorizzate attraverso un grande impegno collettivo”.
Come non essere d’accordo?

13 maggio 2015

Magnammancill!


Sono stato qualche giorno fa a vedere a Napoli una partita di Europa League del Napoli.
Guardare allo stadio un partita di calcio è sempre un’emozione tutta particolare, soprattutto per me che non ci vado così frequentemente (più o meno una volta all’anno).
E’ bella l’atmosfera festosa fuori dallo stadio, ovviamente quando si tratta di partite non a rischio violenza e scontri tra tifosi, e condividere con gli altri le emozioni di ciò che avviene in campo e sugli spalti, quando si inneggia e si canta.


E poi sono stupendi i colori dello stadio, a cui ciascuno contribuisce con bandiere, magliette, striscioni, che danno quel “valore aggiunto” che non si può necessariamente avere davanti al televisore di casa.
L’atmosfera dello stadio di Napoli, il San Paolo, poi, “sà” di pizze fritte, di panini con salsicce e friarielli, di caffè Borghetti, di canzoni di Pino Daniele e di ricordi di Maradona che più di tutti ha reso grande il Napoli.
Giovedì scorso la partita ha avuto il suo inizio con uno striscione molto divertente ed eloquente di quello che doveva essere o si auspicava che fosse il risultato finale.
Magnammancill, recitava, parola che tradotta dal dialetto napoletano vuol dire “mangiamoceli”. Giusta affermazione, in senso sportivo ovviamente, visto che l’avversario in teoria non doveva essere per niente impegnativo per la mia squadra.
Il risultato finale, 1-1, dimostra che gli avversari non ce li siamo propriamente “mangiati”, ma rimane l’affermazione divertente e piacevole.
Orbene, un foodblogger come me, quando si sposta, abbina sempre al viaggio qualche ottima zingarata enogastronomica e anche questa volta ho voluto confermare questa tradizione. Quindi il magnammancill si poteva comunque benissimo adattare al consumo di qualche buon pasto di qualità nella mia città natale. E così è stato.
Il giorno dopo la partita ho cominciato la giornata con una buona colazione da La Caffettiera a Piazza dei Martiri (ottimo in particolare il latte macchiato freddo, che consumo spesso quando sono in queste zone e che a mio avviso solo a queste latitudini sanno ben fare).


Successivamente, una lunga passeggiata in centro mi ha consentito, in una giornata estremamente calda con un mare che era un incanto, 


di poter presto digerire la colazione e di poter apprezzare le mitiche sfogliate di Pintauro e il Vesuvio di babà di Scaturchio (in questo caso l’apprezzamento è stato solo visivo).


Una successiva e altrettanto lunga camminata per le strade della Pignasecca e per via dei Tribunali mi hanno fatto riscoprire una Napoli che da tempo non vedevo così bella. Le sue stradine un po’ “sgarrupate” e caratteristiche mi hanno d’incanto fatto immergere nello splendido film-documentario Passione o in quello sulla musica napoletana condotto da Joe Bastianich su Sky Arte.


Tra una viuzza e l’altra scorgo anche un posto dove, quando avrò più calma, andrò di corsa: Le Zendraglie (un giorno vi spiegherò l’interessante origine di questo nome) che è al tempo stesso tripperia e trattoria …Qui si mangia ‘o pere e ‘o musso, la zuppa di soffritto, la trippa cacio e uova. Ma è possibile trovare anche piatti tipici napoletani come quella che io chiamo PPP (pasta, patate e provola) e la mitica genovese.


All’ora di pranzo non potevo non mangiare una bella pizza…Beh, a Napoli, …. la città campione del mondo della pizza…
E poiché non avevo mai assaggiato la pizza da Gino Sorbillo sul lungomare di Via Partenope era ora di sperimentare…


Da rilevare per inciso che Gino Sorbillo vende in un paio di punti della città (vicino al suo locale storico ai Tribunali e anche nei prezzi di Piazza Plebiscito) dell’ottimo street food di qualità preparato con materie prime di pregio, offrendo pizze fritte e altre tipicità da pizzeria.


Il locale di Sorbillo sul bellissimo lungomare di Napoli si chiama Lievito Madre al mare ed è stupendo innanzitutto per la sua splendida location vista Castel dell’Ovo e per l’arredamento riposante e piacevole (pareti in maioliche bianche e blu).


Dal punto di vista del cibo, si trovano cose buone a cominciare dagli antipasti: taralli con birra o con bollicine, una grandiosa fresella della larghezza di una pizza con pomodori e il mitico “sizzone” di mozzarella di bufala (per 4 persone), crocchè (con provola) ottimi e grandi, frittatine comme il faut e verdure in pastella leggerissima e non unta. Poi è stata l’ora della pizza. Come non prendere la Margherita che è anche quella benedetta di recente da Papa Francesco (chiamata appunto “pizza Benedetta”) e che rappresenta un benchmark e un riferimento rispetto al quale effettuare confronti? E il confronto con altre pizze margherite la colloca al top…o almeno alla pari con quella di altri grandi pizzaioli campani.


Prima di riprendere il treno, una sosta al Gran Caffè Cimmino, per un ottimo caffè cremoso in tazza bollentissima con acqua minerale (frizzante ma non troppo, come piace a me) servita “in automatico”, cose tutte queste che ci sogniamo a Roma…

E a Napoli c'è chi ancora dona il caffè sospeso ;)
Alla prossima, Napoli, sei sempre bellissima! ;)

3 maggio 2015

Viaggio nel mondo della cipolla ramata


Vi ho raccontato nello scorso post le mie sensazioni ed emozioni riguardanti il mio piacevole weekend in Irpinia, dove sono stato recentemente.
Vi avevo anche promesso di parlarvi più approfonditamente di un’azienda la cui visita ha rappresentato per me davvero una bella esperienza ed una delle cose che ricordo con più piacere di questo blog-tour.
Detto fatto, ed eccomi a illustrarvi i “tesori” dell’azienda agricola Gaia, situata a Montoro in provincia di Avellino e specializzata in modo particolare nella produzione di una cipolla dalle caratteristiche davvero peculiari, definita cipolla ramata. E per me che sono un amante di tutti i tipi di cipolle e di tutti i piatti a base di cipolla visitare un’azienda di questo tipo non poteva che essere istruttivo e interessante.
La cipolla ramata, dicevo. Tale cipolla è chiamata in questo modo perché la parte esterna che la ricopre presenta dei riflessi ramati. A differenza delle normali cipolle, inoltre, non è forte ma delicata, dolce, profumata e dall’aroma intenso. Si presta inoltre ad essere utilizzata in preparazioni caratterizzate da lunghe cotture, essendo dotata di una fibra tenace e particolarmente resistente.


La Cipolla Ramata di Montoro viene commercializzata con un marchio collettivo geografico, la cui funzione è quella di assicurare la provenienza del prodotto da un territorio ben preciso ed è quindi uno strumento di valorizzazione per il produttore e di garanzia per il consumatore. A tutela di quest’ultimo, infatti, il marchio garantisce ed implica il rispetto di un disciplinare di produzione e rigorosi controlli.
Ma la produzione agricola dell’azienda non si limita solo alle cipolle e si estende anche ad altri prodotti, tra cui delle buonissime insalate bio, che vengono vendute come prodotti di IV gamma sul mercato tedesco, presso l’esigente catena REWE. Il prodotto viene commercializzato ancora da lavare - spiega Antonio Barbato, proprietario e responsabile commerciale dell’azienda - in modo da garantire una shelf-life più ampia, a differenza del prodotto già lavato.
Il fatto che l’azienda produca prodotti bio denota sensibilità e rispetto per l’ambiente. Non è un caso quindi che tutti i mobili, le sedie e gli espositori presenti all’interno dell’azienda siano realizzati con materiale riciclato, grazie ad imballaggi in cartone ondulato proveniente al 100% dalla raccolta differenziata dei comuni campani. E, anche per questi motivi, l’azienda ha ricevuto nel 2014 l’Irpinia Innovation Award come impresa innovativa.
Una delle cose più interessanti di Gaia è la sua predisposizione ed orientamento verso un nuovo concetto di agricoltura, che prevede una serie di attività collaterali alla mera attività produttiva. Con l'inaugurazione di Gaia Farm e Showroom, l’Agricola Gaia ha voluto creare un ambiente all'interno dell'azienda aperto tutti i giorni per offrire i prodotti di qualità sia suoi, sia dei suoi fornitori qualificati: prodotti tipici irpini e più in generale campani come pomodori, pasta, conserve, ovviamente anche a base di cipolle, confetture, vini, formaggi, salumi, ma anche prodotti per la cura del corpo ricavati da prodotti dell'agricoltura…


Gaia, inoltre, dedica ampio spazio alla ristorazione di qualità, proponendo e offrendo dalla sua cucina (a vista) piatti tradizionali o più innovativi, a base dei suoi prodotti (cipolla in primis) e di altre materie prime locali a Km zero.


Altre proposte interessanti sono la cucina didattica, i menù che vanno incontro alle esigenze e alle mode dei giovani e l’organizzazione di specifici eventi.
Nell’ottimo pranzo che ho avuto il piacere di degustare durante la mia visita, abbiamo consumato un intero pasto con piatti a base di cipolle, tutti buonissimi e ben abbinati anche ad un ottima birra locale, la Serro Croce.


Qualche esempio: anelli di cipolla in pastella (croccantissimi e leggerissimi!), la parmigiana di cipolle e… sua maestà la genovese.

Onion rings in frittura....

.... e....dopo la frittura
Sono un cultore della genovese e devo dire che qui ho mangiato una delle migliori genovesi di sempre. Anche in questo caso la ricetta adottata è quella tradizionale che richiede una lunghissima cottura, ma il risultato finale con le cipolle di Montoro è favoloso, vi assicuro. Il tutto impreziosito dagli ottimi ziti del locale Pastificio Vicidomini. 


Al di là di quello che mi è stato offerto, sbirciando sul sito dell’azienda o nei tweet di Antonio Barbato si scorgono sempre, nel menù che propone questo ristorante, piatti davvero sfiziosi, oltretutto a prezzi davvero contenuti.

Le preparazioni a base di cipolle sono anche dolci: crostata con composta di cipolle/1
Il Pan Ramato con cipolle candite/2

Vengono infatti offerte tante altre prelibatezze, come le pizze montanare con cipolle di Montoro e la zuppa di cipolle con caciocavallo irpino (una sorta di soupe à l’oignon gratinée alla francese ma più densa e con ingredienti locali).
Vi consiglio anche di consultare la sezione ricette del sito, dove troverete tante altre golosissime e interessanti preparazioni, anche a cura di grandi chef campani come Gennaro Esposito, Paolo Barrale o Antonio Pisaniello.
Durante il pranzo presso l’azienda Gaia, ho avuto il privilegio di aver di fronte la moglie del proprietario, potendo così raccogliere molte idee interessanti per ricette che preparerò utilizzando la cipolla di Montoro.
Ma per ora non posso svelarvi nulla. Posso solo dire che troverete prossimamente sul mio blog tante sorprese a tal proposito…
Intanto, tornando a Roma dopo il mio bel tour in terra di Irpinia, ho impiegato le tante cipolle che ho portato a casa per provare a replicare due ricette già assaggiate a Montoro: la parmigiana di cipolle e gli ziti alla genovese, e l’esame è più che riuscito.



Ho infine notato con piacere che anche altri colleghi foodblogger, pur non amanti delle cipolle in generale, sono poi rientrati a Roma con un carico indicibile di cipolle di Montoro e con il serio problema di come trasportarle a casa, anche tramite i mezzi pubblici. Sarà un caso? Penso proprio di no… ;)

29 aprile 2015

Irpinia, that's amore


Di recente ho visitato la splendida Irpinia. Prima del mio weekend trascorso in questa bella porzione di Campania, ne avevo sentito parlare dal punto di vista enogastronomico soltanto per i suoi ottimi vini, per alcuni importanti ristoranti presenti qua e là e…, sul fronte calcistico, per le gesta dell’Avellino degli anni ’80 (col brasiliano Juary, in particolare, che portò alla ribalta nazionale i cosiddetti “lupi irpini”).
Ma ero sicuro, e ne ho avuto conferma, che l’Irpinia era ed è molto di più.
Con un gruppo di bravi foodblogger, perlopiù romani, abbiamo infatti compiuto un bel tour per le strade di questa regione, che ci ha consentito di apprezzare pienamente sia le sue bellezze naturali, sia i numerosi casi di eccellenza produttiva e aziendale, sia gli ottimi piatti tipici che regala questa zona.
Un’area contornata da montagne, situata com’è nell’appennino meridionale, con un affascinante e direi quasi misterioso succedersi di valli ed alture, tra le quali si insinuano fiumi e torrenti, che rendono davvero spettacolare il paesaggio per il visitatore.


Il percorso del nostro blog tour ci ha fatto scoprire pian piano i tesori che nasconde questa terra, fino a poi farci completamente innamorare dei suoi giacimenti enogastronomici e dell’attraente paesaggio.
Il primo giorno, dopo un viaggio tutto sommato breve da Roma, abbiamo subito fatto tappa per il pranzo presso il ristorante Martella il più antico del centro storico d’Avellino, dove abbiamo avuto modo di assaggiare le prime tipicità locali.
In primis un’ottima ricotta, che da queste parti è davvero speciale e cremosa e che, insieme a prodotti come il caciocavallo podolico e la scamorza, rappresenta uno dei prodotti lattiero-caseari più rappresentativi dell’area.
Da Martella la ricotta è stata co-protagonista di vari piatti, tra cui quello dei ravioli di magro con tartufo di Bagnoli Irpino. Una splendida pietanza, che mi ha permesso di scoprire anche un altro grande protagonista di questa terra, il tartufo, che a differenza di altri tartufi neri è molto più aromatico, appena amaro e sempre molto profumato.


Intanto, sul fronte del bere, abbiamo subito avuto conferma della potenza e della bontà dell’Aglianico, che ben si abbinava con molti piatti offerti. La ricotta è tornata poi ancora in ballo nell’ottima crostata che ci è stata servita a fine pasto.
Nel corso del nostro tour, abbiamo apprezzato il territorio irpino anche grazie a due blogger avellinesi che durante il weekend ci hanno fornito elementi e chicche interessanti sia sul territorio irpino sia sulle sue specialità. Dal centro di Avellino, mi faceva notare Michela, si scorge la vetta inconfondibile, che nel momento in cui l’ho vista si stagliava in un cielo azzurrissimo, del Santuario di Montevergine, un posto molto suggestivo dove non potrò sicuramente mancare la prossima volta che sarò in questa zona.
Il pomeriggio del primo giorno abbiamo cominciato a prendere confidenza col paesaggio irpino andando a conoscere un’interessantissima azienda a Montella, regno della castagna Igp. L’azienda in questione si chiama Perrotta e la relativa visita è stata davvero interessante. Innanzitutto per i suoi bei castagneti e per la incantevole limitrofa cascata.



Ma anche per la visita ai locali veri propri dell’azienda e la ricostruzione del processo produttivo (abbiamo potuto ammirare i “gratali”, luoghi dove le castagne vengono fatte essiccare a fuoco di legna) che porta a realizzare molti prodotti a base di castagne. Una produzione di carattere artigianale che nasce dalla forte vocazione castanicola del territorio, ma che non disdegna di usare anche un pizzico di tecnologia. Tra gli ottimi prodotti degustati, le castagne al rhum, quelle definite “del prete”, essiccate e tostate, e le creme di castagne.
In serata poi abbiamo cenato nell’ottimo ristorante Megaron a Paternopoli, in cui “ho fatto la conoscenza” con uno speciale presidio Slow Food, il Broccolo Aprilatico. Un broccolo primaverile di colore verde scuro intenso e dalle cime croccanti se crude, ma succose e di sapore gradevole dopo la cottura.


Un prodotto che ci è stato splendidamente proposto con dei tipici fusilli fatti in casa, ma che può essere servito anche come semplice contorno, magari in abbinamento, secondo la tradizione locale, con la carne di maiale.


Il secondo giorno del nostro tour è cominciato con una visita a Lauro del bellissimo castello Lancellotti. La strada che ci ha portato al castello era ancora una volta spettacolare, ammantata di noccioleti, altro vanto dell’Irpinia.
La visita al castello è stata per motivi di tempo piuttosto breve, ma abbiamo potuto apprezzare le sue bellezze esterne e interne, con sontuose sale affrescate, splendidi corti e giardini molto piacevoli e curati.



Ci attendeva infatti la visita all’azienda agricola Gaia presso la quale ci siamo fermati a partire dal pranzo. Questa visita è stata, devo dire, una delle cose che ricordo con più piacere in questo mio tour e ritengo che meriti un post a parte che pubblicherò appena dopo di questo.
Qui basti dire che in quest’azienda siamo nel regno della cipolla di Montoro, una materia prima di cui avevo sentito parlare per la prima volta dal grande chef Gennaro Esposito. La cipolla ramata di Montoro, in particolare, è una cipolla dal gusto delicato, non forte, digeribile che ben si presta a mille preparazioni.


Ne abbiamo avuto la conferma consumando, nel bel ristorante dell’azienda, quasi un intero pranzo a base di questo fantastico prodotto: anelli di cipolla fritti in pastella, parmigiana di cipolle (con pecorino al posto del parmigiano), una ottima genovese, fino ad una fragrante crostata con composta di cipolle e ad un delizioso panettone con cipolla candita (definito Pan Ramato).

La mitica genovese è ancora più buona con la cipolla ramata di Montoro
Dopo una istruttiva e interessante visita a questa azienda, poco dopo presso gli stessi suoi locali abbiamo avuto modo di conoscere i prodotti di altre imprese di eccellenza del territorio irpino, come i tipici torroni dell’azienda Dolci Terre  o dei fratelli Nardone, i biscotti artigianali dell’azienda Lilià, i vini della Tenuta Cavalier Pepe e i prodotti che costituiscono un'altra punta di diamante del territorio irpino, e cioè quelli di salumeria. Sopressate, salsicce e culatelli, infatti, qui sono buonissimi come quelli del salumificio Montecalvese. Non ultimo, anche l’olio dell’azienda De Marco.
Il programma della giornata ci ha poi portato la sera a cenare ad Atripalda nella “Trattoria con alloggio” Valleverde, nota anche per le sue ricette a base di baccalà, dove abbiamo potuto continuare il nostro percorso di degustazione e di “approfondimento” della cucina irpina. Ottimi vini bianchi e rossi, pasta tipica fatta a mano e molto altro ancora. A proposito di vini, non dimentichiamo che l’Irpinia è la terra di tre importanti Docg, il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo e il Taurasi; non vi è in Italia un’area in cui tante Docg sono concentrate in una così ristretta zona!
L’ultimo giorno del nostro tour prevedeva una visita ad una nota azienda vitivinicola del territorio irpino e cioè i Feudi di San Gregorio in località Sorbo Serpico, non lontano da Avellino.



Un’azienda giovane (nata nel 1986) con dei vertici aziendali altrettanto giovani (il presidente Antonio Capaldo ha appena 37 anni), ma che si è affermata molto bene innanzitutto dal punto di vista qualitativo ma anche quantitativo (3,5 milioni di bottiglie all’anno).
Qui, a 500 metri di altitudine, vi sono le condizioni ideali per la coltivazione della vite, con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. La nostra passeggiata guidata nell’azienda ci ha fatto scoprire innanzitutto il giardino dei profumi, con tantissimi tipi di erbe aromatiche, di supporto alla splendida cucina del ristorante stellato dell’azienda, Marennà, che avremmo apprezzato di lì a poco.


Abbiamo poi avuto la conferma che i tanti vini prodotti dall’azienda, che valorizzano i vitigni locali (Greco, Fiano, Falanghina, Aglianico), sono coltivati su terreni dalla composizione anche profondamente diversa. Ad esempio, il Greco di Tufo proviene da uve che sono coltivate su terreni gessosi di tufo che conferiscono all’uva Greco, e quindi al vino, mineralità, freschezza e persistenza, caratteristiche che amo tanto in un bianco.


E’ stata poi la volta della visita all’ampia e splendida cantina, situata in un edificio dallo stile architettonico contemporaneo, essenziale ed elegante. In fondo alla cantina si può ammirare anche un presepe molto bello, che ricorda gli antichi mestieri agricoli dell’Irpinia. Nella bottaia, mentre acquisivamo interessanti notizie illustrateci da chi ci ha accompagnato, abbiamo degustato un ottimo spumante metodo classico insieme a dei notevoli salumi e formaggi irpini. Abbiamo ricevuto inoltre in regalo delle bottiglie personalizzate con le nostre iniziali. 


Il tutto rientra in un interessante progetto che prevede la possibilità di autorealizzare la propria etichetta. Chi volesse cominciare da subito, anche per un’idea regalo, può cliccare su questo link. E il tutto si può anche condividere con gli amici sui social network, utilizzando l’hashtag #latuaetichettafeudi .
Il nostro tour si è concluso degnamente con un ottimo pranzo al ristorante Marennà. Un ristorante stellato (1 stella Michelin) con un bravissimo chef, Paolo Barrale, la cui cucina avevo già avuto la fortuna di assaggiare.


La mia food experience presso questo ristorante è stata, come mi attendevo, notevole. Innanzitutto mi ha colpito la grande cura dei particolari, sia sulla tavola che nei piatti offerti. Inoltre la cucina di Barrale ci ha consentito di continuare la nostra “visita guidata” nella tradizione gastronomica irpina e campana, con qualche guizzo e sconfinamento nell’innovazione.
Alcuni piatti, infatti, sono risultati davvero geniali, conservando tra l’altro la nitidezza dei singoli sapori, che al tempo stesso erano ben integrati tra loro. Molto interessante ad esempio l’intuizione del “caviale vegetale” nel baccalà con crema di scarola e mandorle. Un effetto-caviale fornito addirittura dai semi di basilico essiccati, “gelatinizzati” e resi sapidi attraverso la loro infusione in colatura di alici. Veramente ottimi e cromaticamente perfetti anche i ravioli di borragine, asparagi, burro di manteca e stravecchio di bruna alpina.


Ma il piatto che più ha sorpreso tutti gli ospiti è stata l’interpretazione della pastiera da parte dello chef, servita sotto forma di spuma di ricotta, grano cotto, palline di frolla e sorbetto all’arancia. In bocca vi erano tutti gli aromi e i sapori di un’autentica pastiera napoletana, ma con consistenze molto diverse e piacevoli contrasti. In abbinamento, l’ottimo Privilegio 2013 Irpinia Fiano Passito Doc. Devo dire che una conclusione del nostro tour non poteva avvenire in un modo migliore.


Non c’è che dire, l’Irpinia mi ha davvero stregato e questo weekend non ha fatto che aumentare il mio desiderio di tornarci prestissimo.
Un doveroso ringraziamento deve andare alla Camera di Commercio di Avellino che mi ha permesso di scoprire questo splendido territorio e a Giulia Murdocca e Stefano Carboni, menti organizzative del tour e della società MG Logos. Vi segnalo infine che le aziende irpine che sono state citate in questo post saranno presenti la prossima settimana a Milano a TuttoFood e nel padiglione dedicato all’Irpinia durante l’Expo. Visitatele e vi assicuro che non ve ne pentirete!