Le franc buveur

Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha più ne metta.

18 febbraio 2012

Cartoline da Norimberga

Neve sul ristorante sul fiume
Sono appena tornato da una missione lavorativa a Norimberga. Nelle serate del dopo fiera (Biofach) ho scattato qualche foto.

Ancora fiocchi questa volta su questa bella torre
Eccole, in attesa di un reportage più approfondito sui ristoranti ed i locali di Norimberga dove vado da tanti anni per lavoro.

Sulle inferriate di questo "cancello" c'è un anello portafortuna che va girato tre volte
Sono quindi in grado di farvi avere un quadro abbastanza completo e fornirvi qualche utile indicazione se doveste andarci.
A presto!

09 febbraio 2012

Nevicano polpette di tonno


In questi giorni sul web molti foodblogger romani hanno postato qualcosa sul grande ed eccezionale evento della neve a Roma. Abbinando a tante foto imbiancate un bel piatto caldo che si è avuto il tempo di preparare per combattere il forte freddo che c’è stato e che c’è tuttora.

La chiesa dei SS. Pietro e Paolo all'Eur circondata di neve ed il laghetto dell'Eur "versione snow"

In questi casi talvolta inizia una corsa a pubblicare il più presto possibile le foto più originali possibile, scrivendo il più possibile. E abitualmente questi fenomeni mi portano a seguire il percorso opposto o non pubblicando niente o pubblicando in forte ritardo (con i miei tempi) quello che mi sento di pubblicare :-))
Ed è proprio quello che pressappoco è successo questa volta.


Bimbo che cerca di spostare "un masso di neve"

Essendo rimasto a casa più tempo del solito rispetto a quello che spendo nelle mura domestiche durante un normale weekend, ho avuto modo di cucinare varie prelibatezze che via via pubblicherò sul blog.
Una di queste è quella che vi propongo oggi: le polpette di tonno e pomodorini ciliegini sott’olio.
Ho voluto provare a fare queste polpette perché le avevo assaggiate in una panetteria piuttosto fornita e trovo davvero che l’abbinamento tonno pomodori secchi sott’olio sia perfetto: voi che ne pensate?
Ecco la ricetta: mescolare il contenuto di quattro scatolette di tonno con del pane raffermo inzuppato nel latte, due uova, del pecorino grattugiato qb, del prezzemolo, dei pomodorini secchi sott’olio sminuzzati (io ho trovato al Carrefour degli ottimi pachino secchi sott’olio davvero notevoli). Facoltativamente ci starebbe bene anche dell’uva passa e un goccino di colatura di alici. Dopo aver ben amalgamato il tutto, formare delle polpette e passarle nel pangrattato. Friggere in olio di semi e servire ben calde, magari accompagnate da una buona salsina ai peperoni. Really good!

La mia povera pianta di rosmarino sommersa dalla neve

Il mio povero albero di limone sommerso dalla neve
 Ed ora lungo tutto il post vi lascio con qualche foto inedita di Roma innevata con relative didascalie. E preparatevi perché da domani Roma probabilmente si imbiancherà ancora…..

02 febbraio 2012

Il n’y a que Maille qui m’aille


Questo contorto scioglilingua non è altro che lo slogan pubblicitario della società Maille, storica azienda francese produttrice di senape. Lo slogan in pratica dice: “C’è soltanto Maille che possa andarmi bene”.
Come ho scritto in un post che racconta il mio recente viaggio a Parigi, sono stato a visitare la boutique Maille a Place de la Madeleine (l’altra sede è a Dijon, “capitale” della senape).
E’ un negozio davvero bello, oltre che per tutti i prodotti a base di mostarda, anche per le suppellettili ad essa collegate, come delle porcellane con tanto di paletta di legno per servire in tavola la senape.
In questo bel negozio ho acquistato due vasetti particolari: la senape al formaggio “bleu” (quindi tipo Gorgonzola) e quella alle pruneaux d’Armagnac e cioè alle prugne e all’Armagnac. Ho iniziato ad usare quest’ultimo prodotto e quindi di questo vi parlo oggi.
Questa alleanza “nobile” di frutti maturi con questo distillato ben invecchiato, come si legge nella descrizione del prodotto fatta da Maille “conferisce un blasone goloso a tutte le carni bianche e al pollame. Con il foie-gras, poi, è una rivelazione”.
Ho cercato allora di rispettare pienamente i dettami di Maille cercando una ricetta al tempo stesso semplice e che potesse ben valorizzare questo tipo di senape.
Ecco allora la ricetta, che ho scelto e che ho tratto dall’interessante sito Marmiton.
Si tratta dei bocconcini di pollo alla mostarda di prugne ed Armagnac.


La ricetta è molto facile: si prendono un paio di petti di pollo e si tagliano a cubetti non troppo piccoli. Si fanno poi rosolare in dell’olio extravergine e burro, insieme a della cipolla o scalogno.
A parte, nel frattempo, si mescola la senape con un po’ di panna da cucina amalgamando bene.
Si pone infine quest’ultimo composto nella padella insieme ai bocconcini e si fa insaporire per circa 15 minuti a fuoco dolce.
Il gusto (non troppo forte) della mostarda viene comunque attenuato dalla panna e ne viene fuori una cremina gradevole e non troppo pungente (a rassicurazione di chi non è troppo amante delle senapi che tolgono il respiro, tanto che sono forti….).
Il piatto è veramente gustoso, provatelo. E tutto il merito va a questa senape particolare che conferisce davvero nobiltà al piatto. Bon appétit!

26 gennaio 2012

A zonzo con Maigret ed il suo ossobuco con lenticchie


Nel mio recente soggiorno parigino mi sono divertito anche ad andare a visitare alcuni luoghi in cui bazzicava il mio commissario preferito, il Commissario Maigret. Si è trattato quasi sempre di posti che non conoscevo e che ho avuto quindi modo di apprezzare a completamento delle mie conoscenze sulla città.
Chi legge i romanzi di Simenon dedicati a Maigret (sul quale tra l’altro è appena iniziata una collana molto interessante distribuita con il Sole 24 Ore) sa bene che Maigret aveva il suo ufficio al 36 del Quai des Orfèvres, a poca distanza da Notre Dame.


Al civico 36 vi era (ora non più) la sede della Polizia Giudiziaria e del Palazzo di Giustizia, tuttora presente. In una targa sotto l’attuale Palazzo di Giustizia, viene citata un po’ la storia di questa via e si dice che quest’ultima è stata resa nota proprio dai romanzi di Maigret. All’interno del suo ufficio, Maigret disponeva di una stufa in ghisa che non voleva abbandonare nemmeno con l’avvento del riscaldamento centralizzato e poteva vedere dalla sua finestra la Senna più o meno come la si vede dalla foto qui di seguito.


Durante i lunghi interrogatori che nel suo ufficio effettuava ad imputati vari, a volte non c’era nemmeno il tempo di mangiare ed allora i suoi fidi assistenti ordinavano per suo conto panini e birre alla limitrofa Brasserie Dauphine. Quest’ultima non esisteva realmente con questo nome, ma dovrebbe corrispondere ad un locale, “Aux Trois Marches”, che Simenon e quindi Maigret frequentava realmente e spesso e che ora è il ristorante interno dell’ordine degli avvocati.
Questa brasserie è situata nella bellissima Place Dauphine, proprio alle spalle del Quai des Orfèvres.
Place Dauphine è davvero molto elegante, con bei palazzi e con al centro dei curati giardini e belle panchine.



Questa piazza mi è piaciuta tantissimo: sembra di essere immersi in una foto ingiallita dal tempo, con della fascinosa terra battuta color giallo-senape per terra in corrispondenza dei giardini.


Ci sono stato in una giornata abbastanza fredda, con poca gente in giro e ciò conferiva un particolare fascino a questa piazza. Particolare è anche il fatto che quest’ultima si trova nella parte finale dell’Ile de la Cité e quindi la sua estremità ha una forma angolare, tipo angolo acuto.
Tornando al mio mini-itinerario maigrettiano, proprio alle spalle di Place Dauphine c’è anche un bistrot citato nel romanzo di Maigret “La Chiusa n.1” che si chiama “Henry IV”.


Maigret infatti amava andare nei bistrot sia per osservare nel modo migliore possibile i potenziali responsabili di un delitto che li frequentavano, sia soprattutto perché era un grande buongustaio ed amava (come me) la cucina familiare, semplice, schietta e tradizionale di questi locali.
Ed è proprio in un caratteristico bistrot parigino che Maigret, in uno dei romanzi che recentemente ho letto, ha consumato un ottimo ossobuco con lenticchie. Allora, poiché alcuni giorni fa c’è stato l’ossobuco day e che io adoro l’ossobuco, era naturale collegare Maigret con l’ossobuco. Ed ecco il motivo per cui è nato questo post.


Per preparare l’ossobuco con lenticchie di Maigret occorre infarinare gli ossibuchi e farli rosolare in un tegame ampio in olio extravergine con sedano, carota e cipolla tritati. Dopo averli girati di tanto in tanto, sfumare con del vino (io stavolta ho utilizzato un ottimo rosso) ed aggiungere poi del brodo vegetale e poca salsa di pomodoro. Far cuocere una decina di minuti e poco dopo aggiungere le lenticchie lessate (io ho usato quelle in scatola, vanno benissimo!). Portare a cottura a fuoco bassissimo e servire ben caldi.
E’ un piatto gustosissimo, soprattutto per il fatto che le lenticchie prendono tutto il sapore della carne che è altrettanto saporita e morbida.
Viva Maigret e il suo creatore Simenon, ma soprattutto viva l’ossobuco!

20 gennaio 2012

La pasta al gratin o alla “baciamella”


Tra un post parigino e l’altro vorrei condividere con voi una bella ricetta di cui non ho ancora parlato sul mio blog in tanti anni: la pasta al gratin.
E’ una ricetta tradizionale e di famiglia, che non a caso ho preparato durante le feste natalizie, anche se non è propriamente tipica del Natale.
Non conosco l’origine del piatto, so solo che si tratta di un primo che nella cucina napoletana (e non solo?) si fa abbastanza spesso e che trovo in terra campana nelle mie tavole calde preferite, come ad esempio da Calise ad Ischia che la propone anche in estate.
Ricordo che da piccolo avevo particolarmente apprezzato una pasta alla “baciamella” (così viene chiamata a Napoli e nella mia famiglia) preparata da mia zia Rachele, alta, ricca di besciamella che fuoriusciva da ogni foro della pasta (i sedanini sono il tipo di pasta ideale per prepararla) e soprattutto dorata, croccante, con una crosticina che si faceva mangiare con gli occhi prima che con la bocca…
Anche questo piatto ha una serie di varianti, ma fondamentalmente è una pasta al forno condita con salsa alla besciamella e ripiena di ingredienti vari. Tutto sommato è anche abbastanza semplice da preparare.
Secondo il mio punto di vista non va bene nel ripieno la mozzarella e ci sta invece alla grande il formaggio emmenthal, anche perché mi piace riallacciarmi alla tradizione francese in cui l’accostamento besciamella-emmenthal è un must (vedi Croque Monsieur). Poi c’è chi ci aggiunge anche l’uovo sodo e su questo posso dare il mio assenso.


Per ottenere questo piatto occorre preparare una salsa besciamella (vi ricordate come si fa? In una pentola scaldare del burro e scioglierci dentro della farina; aggiungere poi del latte caldo poco a poco evitando la formazione di grumi e girare, girare, girare finché non si addensa e raggiunge la consistenza desiderata).
Con parte di questa besciamella, che deve essere abbondante, condire della pasta cotta al dente (sedanini o maccheroncelli, come dicevo prima, sono l’ideale, ma stavolta ho usata delle casarecce: quelle avevo in casa…). In un tegame da forno mettere successivamente qualche mestolo di besciamella ed un primo strato di pasta condita. Sopra di esso aggiungere del prosciutto cotto o della mortadella tagliata a dadini, poi altri dadini ma di emmenthal, parmigiano grattugiato, ed altra besciamella.
Coprire con la restante pasta e con abbondante besciamella, parmigiano, dell’emmenthal grattugiato (questa volta invece io l’ho messo a pezzetti) ed un velo di pangrattato. Infornare per una ventina-trentina di minuti o comunque finché non si forma una bella crosticina dorata.
Bon appétit!